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sabato 6 febbraio 2016

Sherlock - Stagione 3

Produzione: BBC
Origine:
UK, USA
Anno: 2013
Episodi:
3






La trama (con parole mie): dopo aver inscenato la propria morte ed essere sparito dalle scene per due anni, Sherlock torna alla ribalta sorprendendo compagni ed avversari, correndo in aiuto del fratello Mycroft e tornando accanto all'amico e compagno d'avventura John Watson, in procinto di sposarsi con la fidanzata Mary.
Proprio il matrimonio del suo partner d'azione sarà il palcoscenico perfetto per le capacità dell'investigatore più intuitivo e pieno di risorse del Regno Unito, pronto ad affrontare una minaccia che potrebbe addirittura tenergli testa, rivelazioni improvvise, un possibile esilio, rischi continui di morte e, soprattutto, l'apparente ritorno sulle scene di una nemesi che credeva definitivamente passata a miglior vita.







Devo ammettere di essere rimasto a bocca aperta.
Quando, non troppo tempo fa, con Julez approcciammo la prima stagione dell'osannatissimo Sherlock targato BBC interpretato - alla grandissima - da Benedict Cumberbatch e Martin Freeman, rimasi almeno in parte deluso, per quanto la qualità del prodotto risultasse indubbiamente alta: "solo" più che discrete, quelle prime tre puntate, per farmi pensare di essere di fronte ad una proposta che vanta critiche concesse solo ai grandi nomi del piccolo schermo e paragoni illustri.
Già al secondo giro di giostra, però, con la marcia ingranata ed i meccanismi oliati, le cose erano cambiate ed abbiamo finito per trovarci di fronte non solo ad un titolo in netta progressione, ma anche ad una grande opera ispirata dai romanzi del mitico Arthur Conan Doyle resa attualissima ed avvincente: con la terza e qui presente stagione, la svolta - e la consacrazione - definitivi.
Sherlock passa, grazie ad episodi come Il segno dei tre, definitivamente di categoria, confermandosi un titolo di qualità altissima a livello tecnico, teso ed oscuro così come ironico e divertente, equilibrato perfettamente dai suoi due protagonisti ed arricchito non solo da comprimari d'eccezione, ma avversari e minacce sfaccettati ed affascinanti: percorrendo a memoria gli ultimi anni di piccolo schermo, oltre a faticare a trovare prodotti in grado di mantenere alto il proprio livello qualitativo, trovo quasi impossibile individuarne anche solo un paio - Breaking bad, nello specifico, e Spartacus - che nel corso della loro storia hanno vissuto un crescendo che li ha portati da partenze discrete o buone ad epiloghi esaltanti.
In particolare, dopo il rodaggio scanzonato e quasi da commedia nera del primo episodio, con il già citato Il segno dei tre l'asticella della qualità ha una vera e propria impennata, ed approfittando del matrimonio tra John Watson e la fidanzata Mary gli autori confezionano un episodio perfetto per scrittura e realizzazione, che mescola il giallo classico all'azione, corre avanti e indietro nel tempo di narrazione e non solo decostruisce la vicenda attraverso le indagini di Sherlock, ma come in un gioco di scatole cinesi incastra più sottotrame per poi risolverle come se fossero una soltanto: come se non bastasse, con l'ultimo episodio della stagione assistiamo ad un nuovo confronto tra Sherlock ed un rivale apparentemente senza punti deboli - quantomeno a livello mentale - ed al ritorno - attesissimo - di un altro grande personaggio che è parte integrante della mitologia legata al buon Holmes.
In tutto questo resta il tempo per osservare più da vicino l'idea - magnifica - avuta dagli autori per rendere anche visivamente il "palazzo mentale" di Sherlock, analizzare - da un punto di vista completamente diverso - la dipendenza del grande investigatore dalle droghe e mostrare lo stesso anche da un'angolazione decisamente più umana di quanto non si sia abituati quando si ha a che fare con la sua arguzia, spesso pronta a sconfinare in (giustificata) supponenza.
Sherlock, dunque, si presenta come una delle serie crime più innovative ed interessanti dell'attuale panorama televisivo, ed uno dei racconti più intensi, divertenti e profondi di amicizia: per questo, per la sagacia di Holmes ed il coraggio pane e salame di Watson, per i lati nascosti di Mary e le follie di Moriarty, qui in casa Ford attenderemo trepidanti anche la stagione numero quattro.





MrFord





"Three's my lucky number
and fortune comes in threes
but I wish I knew that number
that even little children seem to see
oh, I'm missing everything I knew
it's just so hard to be a child
oh, i'm missing all the things i knew
yet whinge i knew nothing at all
I whinge i knew nothing at all."
Massive Attack - "Three"-  






venerdì 22 gennaio 2016

Sherlock - Stagione 2

Produzione: BBC
Origine: USA, UK
Anno: 2011
Episodi:
3






La trama (con parole mie): archiviata - almeno per il momento - la minaccia di Moriarty, Sherlock Holmes ed il suo sempre più inseparabile socio John Watson si concentrano su nuovi casi che non solo li porteranno alla ribalta mediatica, soprattutto in rete, ma anche a confrontarsi con segreti militari mal gestiti dall'intelligence britannica ed un ritorno della nemesi per eccellenza del detective più geniale che abbia mai calpestato suolo inglese.
Riusciranno i due ad uscire indenni dal confronto con i nemici e loro stessi?
O dovranno cedere il passo alle differenze che li contraddistinguono o, ancor peggio, alle trappole che chi li vorrebbe annientati ha orchestrato per loro?
Solo il futuro, la ragione e, forse, da qualche parte sepolta nel profondo, la passione, potranno dare la risposta a questo quesito più importante delle risoluzioni degli stessi casi affrontati.











Nel panorama televisivo degli ultimi anni, che ha visto colmarsi il divario che da sempre correva tra produzioni per il grande e piccolo schermo, di fatto sdoganando nuovi fenomeni e portando registi ed attori abituati ad Oscar e grandi ribalte a reinventarsi proprio in questa rinnovata e fortunatissima realtà, si è purtroppo ormai quasi abituati a notare un progressivo impoverimento di idee ed efficacia con il passare delle stagioni delle produzioni seriali, con eccezioni sempre più rare.
E' più facile, dunque, incontrare titoli partiti a razzo ed andati in calando che non escalation vere e proprie in termini di qualità e resa - su tutte, si veda Breaking Bad -: Sherlock, figlia della BBC affidata alle interpretazioni perfette per i ruoli di Holmes e Watson rispettivamente di Benedict Cumberbatch e Martin Freeman, condotta ottimamente dall'artigiano della regia Paul McGuigan, con questa sua seconda stagione può considerarsi parte del ristretto club delle proposte in grado di stupire il proprio pubblico non solo confermando la qualità della stagione d'esordio, ma migliorandola.
I tre episodi che compongono questa season two, di fatto, mantengono lo spirito manifestato nei precedenti inserendo elementi di tensione più efficaci ispirandosi ed adattando alla grande sia le opere di Conan Doyle - come per la splendida puntata centrale, incentrata su una "riedizione" de Il mastino dei Baskerville - che i moderni thriller ad effetto in stile nolaniano - il season finale, incentrato sulla rivalità tra Holmes e la sua nemesi Moriarty, culminato con una chiusura che lascia l'acquolina in bocca per l'annata numero tre -: un vero successo per quella che, di fatto, resta una proposta di nicchia e per appassionati che si conferma, nonostante i numeri certo non da capogiro, come uno dei titoli più interessanti non solo del panorama televisivo, ma anche rispetto alla figura - mitica - dell'investigatore forse più famoso della Letteratura.
Impresa non semplice, considerato il quantitativo enorme di adattamenti ed incarnazioni di Holmes, dalla versione per ragazzi di Piramide di paura a quella di dipendente dalle droghe di Wilder, fino alla più recente, action e scanzonata di Guy Ritchie: lo Sherlock di Cumberbatch è molto rispettoso della "mitologia" del charachter, eppure l'ottimo interprete inglese - spalleggiato alla grande da Martin Freeman - riesce nell'impresa di svecchiarlo ed adattarlo all'epoca della Rete e delle armi biologiche - ottimo, rispetto all'utilizzo di internet, lo sfruttamento delle specialità di Moriarty, protagonista assoluto di episodio pressochè perfetto sotto tutti i punti di vista - senza perdere la solida e quasi piacevole antipatia che Holmes deve necessariamente portare in dote.
Un prodotto, dunque, consigliato non solo ai nerd filo-britannici o aspiranti romantici, che si inserisce alla grande nel filone crime e garantisce una qualità sempre alta anche per il pubblico non avvezzo ai deerhunter, alle pipe ed ai salotti da the.





MrFord





"We are enemy
opponent of the system
crushing hypocrisy
slaying the philistine."

Arch Enemy - "Nemesis" - 






sabato 16 gennaio 2016

Sherlock - Stagione 1

Produzione: BBC
Origine: USA, UK
Anno: 2010
Episodi:
3






La trama (con parole mie): nella Londra del ventunesimo secolo si incontrano quasi casualmente il veterano con problemi di adattamento al ritorno alla vita civile John Watson ed il detective Sherlock Holmes, inviso alla maggior parte dei poliziotti accanto ai quali lavora dando supporto a Scotland Yard. Tra i due, pur se in modo inconsueto, scatta una scintilla, e da una semplice condivisione di appartamento ha inizio una collaborazione legata al mestiere di detectives destinata a fruttare successo sul campo e agli occhi dei media.
L'incredibile intelligenza di Holmes e l'istinto di Watson, però, non avranno previsto che, oltre ai casi "di tutti i giorni", alle loro spalle tramerà un nemico ben più pericoloso dei comuni assassini che quotidianamente, volenti o nolenti, si trovano ad affrontare, e che prima o poi verrà il momento del faccia a faccia con quest'ultimo.












Il personaggio di Sherlock Holmes, per quanto assolutamente lontano dal sottoscritto sotto ogni punto di vista - razionale, preciso, geniale, poco incline alla socializzazione - ha sempre esercitato un notevole fascino in ogni sua incarnazione quando finivo per incrociarne il cammino, dalla prima lettura alle medie de Il mastino dei Baskerville alle reiterate visioni del cult dell'infanzia Piramide di paura, al quale si aggiunse, nel corso dei miei anni da radical cinefilo, anche La vita segreta di Sherlock Holmes firmato da Wilder - una delle chicche più nascoste della carriera del Maestro, tra le altre cose -: eppure, nonostante queste premesse e nonostante avessi ricevuto in regalo il bluray di questa prima stagione dedicata al rilancio in chiave moderna del personaggio firmata dalla BBC, ho finito per rimandarne la visione per anni, forse spinto dal mio spirito assolutamente più americano che inglese.
Approfittando delle recenti a quasi inaspettate, considerato il lavoro, vacanze post-natalizie, con Julez abbiamo invece dato fondo ad una parte del tempo guadagnato per buttare finalmente nel lettore il famigerato disco, scoprendo la validità di un prodotto che, seppur da ridimensionare rispetto all'esagerata valutazione su IMDB - dove lo troviamo posizionato poco dietro il Capolavoro Breaking bad, nientemeno -, si è rivelato efficace, ben interpretato e diretto e molto piacevole da seguire - Fordino permettendo, che ormai in pieno sviluppo a livello di espressione orale, è diventato una specie di fiume in piena di domande, escamazioni, interventi e chi più ne ha, più ne metta -: del resto, con al timone veterani del calibro di Paul McGuigan - che ricordo molto piacevolmente per il suo Gangster N°1 ormai di quasi vent'anni fa - e protagonisti come Benedict Cumberbatch - perfetto nel ruolo di Holmes - e Martin Freeman - che continuo a trovare davvero un capace interprete, in grado di dare spessore ai suoi personaggi nonostante una fisicità certamente limitante -, pare quasi fin troppo semplice mettere a segno un colpo che possa permettere di conquistare pubblico e critica, eppure non è stato da sottovalutare nessuno degli aspetti tecnici del prodotto, curato dalla sceneggiatura alla fotografia.
Certo, resto dubbioso rispetto a stagioni così brevi - tre episodi sono effettivamente pochini per gestire soprattutto le sottotrame, da Moriarty al fratello di Holmes - così come, paradossalmente, ad episodi di fatto lunghi quanto film veri e propri - la media è quella dell'ora e mezza di visione, decisamente importante, per un prodotto televisivo -, ma nel complesso l'esperimento può dirsi perfettamente riuscito, in bilico tra classico stile british ed un'impronta ironica e grottesca in pieno stile Guy Ritchie, pronto a non annoiare e mantenere alta la tensione anche tra un'annata e l'altra - si veda il finale aperto di questa season one, ad esempio -.
La collocazione attuale, inoltre, pare giovare non poco ai personaggi di Holmes e Watson, che paiono sguazzare alla grande anche in un mondo che vede internet e la comunicazione globale farla da padroni, sfruttando anzi la rete stessa come appoggio per il lavoro di detectives: accanto a questo, la classica rappresentazione dello Sherlock difficilmente sopportabile da parte della quasi totalità delle persone comuni e del Watson sfruttato come un interprete che collega il mondo del suo geniale compare a quello dei comuni mortali rendono al meglio senza aver perso nulla del fascino originale, mostrandosi anzi molto rispettose del lavoro che rese noto - ed amato - Conan Doyle.
Un inizio, dunque, che promette più che bene, e che dissipa ogni dubbio rispetto alla volontà di continuare a seguire le gesta dell'investigatore più famoso della Letteratura - e ormai, non solo -.
E questa era una cosa per nulla "elementare".




MrFord





"And what have you got at the end of the day?
what have you got to take away?
a bottle of whisky and a new set of lies
blinds on the windows and a pain behind the eyes."

Dire Straits - "Private investigations" - 





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