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lunedì 27 novembre 2017

Nemesi (Walter Hill, Francia/Canada/USA, 2016, 95')





Se si potesse legittimare una petizione a favore dell'old school, sarei senza dubbio il primo firmatario.
Le lezioni che giungono dal passato - soprattutto se con due palle considerevoli - non andrebbero mai dimenticate nel momento in cui si decide di costruire il futuro, a prescindere dal fatto che non si saprà mai, quando lo stesso diverrà passato, se sarà stato abbastanza forte da fare la differenza.
Walter Hill è da sempre uno dei registi più importanti per quanto riguarda il Cinema americano del sottoscritto: I guerrieri della notte, I guerrieri della palude silenziosa, Danko sono solo alcuni dei cult che questo spigoloso Maestro ha regalato agli appassionati ai tempi della sua consacrazione, prima che la stessa spigolosità e l'essere parte di un'epoca in cui non si facevano sconti finissero per relegarlo in un angolo del mondo dorato della settima arte.
L'ultima volta che il vecchio Walt aveva dato sue notizie la ricordo piuttosto bene, grazie a quel Jimmy Bobo che vedeva tra i protagonisti Stallone e l'allora non così conosciuto Jason Momoa, una tamarrata vecchio stile che non sfigurava affatto - anzi - rispetto ai tentativi maldestri dei registi attuali di lanciarsi in esperimenti dello stesso tipo, che mi fece gridare il bentornato ad un vecchio leone del Cinema a stelle e strisce: questo Nemesi - terribile adattamento italiano dell'originale The Assignement - non raggiunge, purtroppo, il livello del lavoro precedente del regista, ma senza ombra di dubbio conserva alcuni dei tratti distintivi di un Autore che non ha mai fatto sconti a nessuno e che ancora oggi paga per il carattere che l'ha sempre contraddistinto.
Il plot di Nemesi, del resto, sarebbe stato più che bene sia negli anni ottanta che - oso - nei novanta, regala buoni twist e quasi strizza l'occhio all'ondata di tentativi pseudo pulp - ovviamente di caratura minore - nati all'inizio degli Anni Zero - da Sin City a 300, sono molti gli esempi in questo senso -, un finale decisamente interessante ed un'idea di base fuori dagli schemi del genere: peccato, di contro, che un limitato budget ed un approccio forse troppo artigianale finiscano per minare un prodotto implausibile e sopra le righe ma potenzialmente molto divertente, finendo per giungere ad una via di mezzo che con ogni probabilità schiferà l'audience radical lontana da un certo tipo di pellicole e lascerà perplessi i fan della prima ora, abituati al meglio che questo grande regista ha regalato in passato.
Non una produzione, comunque, da sottovalutare, ma da seguire con attenzione non tenendo troppo conto della trasformazione decisamente imbarazzante della protagonista Michelle Rodriguez - che pare più mascolina in veste femminile che truccata decisamente male da uomo nella prima parte - quanto più del racconto a posteriori della "nemesi" Sigourney Weaver, pronto a regalare spunti di riflessione sia in termini di intrattenimento che etici, senza contare il suo strano rapporto con l'antagonista, personaggio comunque negativo e costruito sulle ombre almeno quanto il suo.
Un duello, dunque, tra villains - pentiti o no che siano - inedito in termini di trama e svolgimento, non perfetto nella messa in scena o nello stile ma ugualmente efficace, segno che, seppur invecchiato e limitato da fattori più legati a scrittura e produzione che non regia, Hill abbia comunque ancora qualcosa da dire, un dettaglio assolutamente non trascurabile che alcuni registi che potrebbero essere suoi figli o nipoti possono anche tranquillamente scordarsi di immaginare.
Potrà senza dubbio considerarsi ben lontano dall'essere in prima linea, ma Walter Hill conferma, almeno idealmente, di essere ancora ed indiscutibilmente un "guerriero".




MrFord



 

giovedì 2 novembre 2017

Annabelle: Creation (David F. Sandberg, USA, 2017, 109')





Credo piuttosto fermamente che, se non si fosse intromesso il progetto di rendere la settimana di Halloween - e forse qualcosa in più - del blog tutta horrorcentrica, non mi sarei mai neppure sognato di recuperare il prequel del terribile Annabelle, uscito qualche anno fa in sala ed inutilmente riesumato grazie al regista dell'altrettanto inutile Lights out - e non parlo del corto -: eppure, per dovere di cronaca, ho deciso di affrontare la visione privo di qualsiasi aspettativa e pronto a distruggere nel più breve tempo possibile il prodotto.
La realtà dei fatti, a film terminato, si è però rivelata differente: questo secondo Annabelle, infatti, non è inguardabile quanto il primo, e quantomeno nella sua parte iniziale riesce a costruire una base discreta partendo da archetipi tipici del genere, in attesa dell'escalation e di quello che dovrebbe essere il climax per afflosciarsi e, in maniera assolutamente innocua, finire ad ingrassare le fila del già nutrito esercito degli horror inutili, incapaci di far paura o di segnare in qualche modo il pubblico.
L'idea di una possessione sfruttata da un'entità maligna a seguito di una tragedia è interessante, ma sfruttata nel peggiore dei modi dagli autori - per quale motivo rivelare la storia di Annabelle, peraltro telefonatissima, a tre quarti di pellicola? -, l'evoluzione ovvia, i jump scare assolutamente innocui e perfino le sequenze oltre i titoli di coda quantomeno ipotizzabili, a fronte al contrario di una costruzione senza dubbio sensata nella prima metà, legata alla storia della famiglia Mullins ed alla scoperta progressiva della casa di questi ultimi delle orfane ospitate dai coniugi "per penitenza" - anche questa, a dire il vero, una scelta logica davvero assurda considerato il loro segreto -.
Un film, dunque, ben lontano dal poter essere considerato un horror con le palle, colpevole tra le altre cose anche di avermi costretto ad un post più lungo e discorsivo legato al suo essere piuttosto anonimo quando avrei preferito - e di gran lunga - una merda colossale pronta ad essere liquidata in due righe: Sanders si ascrive - come se ce ne fosse bisogno - alla lunga lista dei registi sopravvalutati che questo tipo di pellicole offre, nonostante il successo al botteghino che questo prequel di Annabelle ha di fatto raggiunto aprendo la strada non solo ad un eventuale terzo capitolo ma anche allo spin off The Nun, che dovrebbe essere ambientato nel convento in Romania citato dalla suora accompagnatrice delle ragazze protagoniste.
Se, dunque, vi trovaste nella stessa situazione in cui mi sono trovato io avendo deciso di regalare al blog un periodo dedicato esclusivamente ai film cosiddetti "di paura", ricordate di mantenere Annabelle: Creation come riempitivo e poco più, senza aspettarvi nulla di troppo negativo o positivo, e anzi, conservandolo se potete per una serata in cui vi ritrovate sulle spalle un pò di stanchezza.
Del resto, penso che pur visto con un occhio chiuso ed uno aperto non abbia davvero nulla che possa sfuggire ad una mente almeno in minima parte attenta.
Dal canto mio, penso che abbandonerò senza eccessive remore il brand, e se proprio dovessi provare nostalgia per una bambola spaventosa, dedicherò le mie attenzioni a Chucky.
In quel caso avrei almeno qualche soddisfazione dal punto di vista dell'ironia e delle parolacce.




MrFord




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