Regia: Francois Simard, Anouk Whissell, Yoann-Karl Whissell
Origine: Canada, USA, Nuova Zelanda
Anno: 2015
Durata: 93'
Anno: 2015
Durata: 93'
La trama (con parole mie): in un futuro prossimo in cui il mondo è
devastato dall'olocausto post-atomico e vige la legge della giungla, un
orfano cresciuto nel mito di un eroe dei fumetti che ha visto i genitori
trucidati davanti ai suoi occhi per mano degli sgherri dello spietato
Zeus, dispotico leader che controlla l'acqua nel territorio in cui il
ragazzo vive, conosce nel corso di una delle sue peregrinazioni nelle
wasteland Apple, una giovane stralunata che si rivela da subito
interessata a lui.
Quando viene rapita dagli uomini di Zeus ed il
giovane viene casualmente in possesso dell'equipaggiamento dell'eroe che
pensava esistesse soltanto tra le pagine degli albi e nella sua
immaginazione, le cose cambiano: divenuto Turbo Kid, l'improvvisato paladino del bene si
metterà in cammino in modo da soccorrere la sua amica, dando inizio ad
una vera e propria lotta all'ultimo sangue contro il despota ed i suoi sgherri.
Riuscirà dunque a portare a termine un'impresa così epica?
Quando,
qualche anno fa, grazie al tam tam della blogosfera, recuperai Bellflower,
opera alternativa, giovane e decisamente affascinante nata dall'impatto
che Mad Max aveva avuto sull'immaginario dei suoi autori, pensai che
non mi sarei più ritrovato in una condizione simile da spettatore: fortunatamente,
invece, ogni tanto il Cinema mi smentisce ancora in positivo.
Giunto
sugli schermi del Saloon sempre grazie al passaparola, Turbo Kid
raccoglie di fatto il testimone del lavoro di Glodell sopracitato regalando al
pubblico una storia scombinata, splatter, romantica e divertentissima
che pare shakerare in un cocktail dal gusto davvero niente male i
videogiochi e la cultura pop anni ottanta, Ken il guerriero, il già
citato Mad Max, il primo Raimi ed i carpenteriani Fuga da New York e
Fuga da Los Angeles - che prima o poi dovrò davvero decidere di
riproporre qui al Saloon - sfruttando un protagonista fresco e molto
"goonie", quasi una versione ancora più nerd dei vari Scott Pilgrim e soci,
affiancato per l'occasione da una compagna tanto stramba da sembrare
uscita dalla più stramba opera firmata da Charlie Kaufman e da una
spalla spaccaculi che se non mi fossi ritrovato davanti guardando questo
film, avrei giurato di aver inventato e scritto io stesso.
Se,
a tutto questo, aggiungiamo un villain d'eccezione intepretato dal
mitico Michael Ironside ed una serie di sgherri esteticamente perfetti -
a cominciare dal muto e spietato braccio destro di Zeus -, uno spirito
citazionista per nulla fastidioso ed una storia in grado di prendersi i
suoi tempi per esplodere letteralmente in flash improvvisi di sangue e
violenza da violento incubo
tarantiniano, il gioco è fatto: Turbo Kid rappresenta, in questo senso,
una delle ventate d'aria fresca più interessanti della scorsa, scialbissima
- almeno in sala - primavera, quasi avesse raccolto il testimone dei
cult dello scorso anno Kung Fury e The final girls, pellicole
che hanno pescato a piene mani dal fortunatamente rivalutato decennio
eighties presentando comunque e nonostante le ispirazioni marcate
un'originalità ed una voglia di raccontare invidiabili in un'epoca
cinematografica in cui pare latitare proprio l'ispirazione "buona".
Probabilmente,
così come le pellicole citate poco sopra, anche Turbo Kid non è
considerabile come "per tutti", e l'ideale, se non siete avvezzi al
genere, sarebbe affrontare la visione accanto a qualcuno che, al
contrario, in questo tipo di prodotti sguazza come uno squalo in una
piscina di surfisti, pronto a mostrare tutte le potenzialità di produzioni di tal fatta figlie di questa nuova "corrente", purtroppo per ora colpevolmente
ignorata dalla distribuzione italiana, che preferisce intasare le sale
con film che si dimenticano già dai titoli di coda piuttosto che
rischiare puntando su lavori come questo.
Poco importa,
comunque: da queste parti crediamo forte in eroi come Turbo Kid, che riescono a raccontare e trasformare in immagini
il grande amore per il Cinema che la mia generazione di appassionati
prova, dagli outsiders in cerca di riscatto ed amore ai cowboys solitari
e cazzuti.
In fondo, la strada verso il sogno è la stessa.
Cambia solo il modo di percorrerla.
MrFord
"Evviva il cross, evviva il motocross
rischiavo la mia pelle, evviva il motocross.
Lei lo metteva in moto e mentre uno aspettava accanto a un paracarro,
quell'altro mi picchiava
e non guardava dove
e se ne sono andati in tre sul mio motore,
lasciandomi soltanto la rabbia da ingoiare, la rabbia da ingoiare..."
Ivan Graziani - "Motocross" -
"Evviva il cross, evviva il motocross
rischiavo la mia pelle, evviva il motocross.
Lei lo metteva in moto e mentre uno aspettava accanto a un paracarro,
quell'altro mi picchiava
e non guardava dove
e se ne sono andati in tre sul mio motore,
lasciandomi soltanto la rabbia da ingoiare, la rabbia da ingoiare..."
Ivan Graziani - "Motocross" -
