lunedì 4 luglio 2011

Le non recensioni di MrBertFord

La trama (con parole mie): l'estate ed il fortunato esperimento delle Blog Wars che intrattengo spesso e volentieri con Cannibale continuano a ricordarmi quanto il mescolare gli ingredienti possa essere fondamentale per un cocktail da ricordare, così, dopo i consueti, secretati, scombinati scambi di mail, eccomi qui a presentare un post a quattro mani fresco e sconvolgente come un mojito fatto con tutti i crismi - per quanto mi riguarda, niente soda e rigorosamente zucchero di canna - realizzato con l'imprevedibile Bert, uno dei miei giovani padawan prediletti.

Vi starete chiedendo cosa c'entrerà mai Kingpin...
... o quale orribile mutazione genetica abbia colpito i pollici di Megan Fox, ma non temete: avrete tutte le risposte!
Se i dannati in ingresso all'Inferno dantesco dovevano lasciare ogni speranza, ai nostri spettatori occorrerà - un impegno certo meno gravoso - parcheggiare comodamente fuori dal saloon - e dalla sala - un pò di buon senso, e godersi questo tuffo nel Cinema attraverso le parole di due critici d'eccezione per la prima volta all'opera "in stereo": MrFord e Bert uniscono le forze per portare sui vostri schermi le non recensioni di due pellicole pronte a fare la Storia della settima arte, e chissà che non ne seguano altre.
Per festeggiare questo nuovo inizio, abbiamo scelto Il grande Lebowski e Transformers 3, che ci siamo prodigati a raccontare al nostro meglio in modo che tutto - ma proprio tutto - venisse sviscerato al servizio dello spettatore.
Anche perchè i rispettivi film assegnati non ci siamo neppure degnati di vederli.
 
La scelta di Bert è doverosamente caduta su una delle pellicole simbolo di casa Ford
13 ottobre 1932 – ore 06:13 a.m.
Oceano, l’inquadratura si restringe passando da un campo lunghissimo fino al primissimo piano del volto di un giovane ragazzo che alza lo sguardo e, pieno di commozione, grida:

America!*
La camera ruota bruscamente nella direzione dello sguardo del ragazzo mostrando una statua della libertà appena visibile, poi, sempre velocemente, si concentra su Gottfried Lebowski, un giovane ebreo tedesco di origini polacche, che, udendo quella parola, alza gli occhi e vede per la prima volta quella che da quel giorno sarebbe stata la sua nuova patria.
Dissolvenza verso il bianco.

Il grande Lebowski

È passata una generazione e mezza da quel 13 ottobre e ormai la famiglia Lebowski è una tipica famiglia americana.
Dal giorno del suo arrivo erano cambiate molte cose per Gottfried: adesso era il proprietario di una catena di macellerie kosher, si era sposato, aveva avuto un figlio ed era nato suo nipote Jeff.
Tutto andava per il meglio fino al giorno in cui suo figlio e la moglie persero la vita in un tragico incidente causato da uno scontro tra Rhino e l’Uomo Ragno.
È così che ci vengono presentati due grandi Lebowski: Gottfried e Jeff. Il primo è grande per età, esperienza e posizione sociale, il secondo è grande fisicamente, infatti, dal giorno della loro somparsa, Jeff cerca di rimpiazzare i suoi genitori con il cibo, per la precisione con carne di animali macellati secondo la tradizione kosher. Gottfried, sentendosi in colpa per non aver mai pronunciato una frase di quelle alla zio Ben** prima che il figlio morisse, non riesce ad arginare la carenza di affetto di Jeff, ma anzi, cerca in ogni modo di colmare quel vuoto assecondandone l'inestinguibile voracità del nipote.
Quella che sta per iniziare è una storia di confronti generazionali, di rimorso, di mancanza di affetto, ma anche la storia della caduta di una famiglia.
Non passerà molto tempo che Gottfried sarà costretto a indebitarsi con la temibile associazione mafiosa vichingo-americane nota come IKEA. In un turbine di violenza, corruzione, ricatti, violenza, carne macellata, violenza, sangue e violenza, il grande Gottfried riesce a recuperare, pagando con la vita, il cibo per Jeff, che nel frattempo diventa l'uomo con il peso specifico più alto del mondo.
Jeff, raggiunto il guinnes world record, entra casualmente in contatto con Barbara d'Urso; questo malaugurato incontro segnerà, casualmente, la sua fragile psiche per sempre, tanto che scoprendo, casualmente, il corpo del nonno ucciso, casualmente, dalla mafia vichinga, casualmente, cerca, casualmente, una via di riscatto aprendo, casualmente, una propria società*** per azioni, ovviamente azioni losche, casualmente.
Nel giro di tre giorni si ritrova ad essere il più importante boss mafioso di New York (e forse del mondo); ora i suoi amici lo chiamano Big Lebowski, mentre i suoi nemici tremano udendo il suo nome d'arte: Kingpin!
Che dire? Un'opera controvers e violenta che scava a fondo nelle personalità di nonno e nipote: due big Lebowski che hanno amato, sofferto, fallito, combattuto, ricattato, ucciso, morto (hanno?) senza mai dimenticare la macellazione kosher.
È ormai impressa indelebilmente nella mia mente la scena in cui il Gottfried, macellando (sempre seguendo il metodo kosher) il vicino di casa per sfamare il piccolo Jeff, recita con un perfetto accento sardo alcuni versetti sardonici, concludendo il tutto con una riflessione sull'incertezza che caratterizza da sempre la vita dell'uomo: e con quello che avanza che ci faccio... lo surgelo o si rovinerà?
Un film da vedere, che potrebbe insegnare molto a macellai, recordman, nonni, nipoti, vicini di macellai kosher, barbaredurso, mafiosi, poeti, artisti, eroi, santi, pensatori, scienziati, navigatori e trasmigratori.
 
Bert
 
*Questa scena potrebbe ricordarvi qualcosa.
**Da grandi poteri derivano grandi responsabilità.
***Bruce Wayne, al suo posto, avrebbe fatto proprio il contrario: fregarsene delle società e iniziare a menare la gente vestito da pipistrello.

Ford ha optato per una più commerciale scelta pescando il blockbusterone dell'estate
Transformers 3

Premessa:

Megan Fox, bizzosa e piena di sè, nel corso di un'intervista critica aspramente il clamorosissimo regista Michael Bay, ma non per il suo assolutamente assente talento, bensì per una presunta associazione comportamentale a un certo signor Adolf inviso a Spielberg e al suo staff, praticamente giocandosi il posto nell'irrinunciabile e già annunciato blockbusterone dell'estate Transformers 3.

Incipit:

Gli Autobots, belli freschi e tranquilli a spararsi mojitos di gasolio sul loro pianeta, vengono raggiunti dalla notizia bomba dell'allontanamento della Fox dal cast.
Dovete sapere che il pollice deforme ed orripilante della Megan più famosa del mondo è divenuto, nel corso degli anni, un oggetto di culto per i robottoni trasformabili, attratti dallo stesso come noi umani dagli scarafaggi ribaltati.
Sconvolti per l'accaduto, decidono di ubriacarsi fino al livello "molesto" proibito dal loro computer centrale e viaggiare il più velocemente possibile verso Los Angeles.

Primo tempo:

Il Signor Spielberg ed il Signor Bay sono belli spalmati sulla terrazza di un lussuoso hotel di L.A. sorseggiando due mojitos - con il rum, non il gasolio - a bordo piscina e a discutere di quanto potrà rendere la vendita del merchandise dei robottoni, a quanti tordi andranno a vedersi la schifezza con la sostituta di Megan Fox in 3D e a quanto Shia LaBeouf sia stato il salvatore di entrambi loro, quando Optimum prime fa la sua comparsa, completamente ubriaco, centrando in pieno la vasca con il piede sinistro provocando quattro morti, due esplosioni di protesi al silicone e un'ingente fuoriuscita d'acqua. Prime non vuole sentire ragioni. Senza il pollice della Fox gli Autobots non girano proprio un cazzo.

Intervallo:

Spielberg e Bay, di nascosto, chiamano proprio LaBeouf chiedendogli aiuto ancora una volta. La sua missione è di recuperare i Decepticons e farli precipitare a L.A. prima che gli Autobots distruggano tutto quello che si trovano a tiro. Il buon Shia, che è un ragazzo sveglio, chiede ai suoi datori di lavoro per quale motivo il suo vecchio amico Prime, compagno di mille avventure, dovrebbe comportarsi in quella maniera indecorosa.
Spielberg risponde stizzito che il suo amico è fatto come un cavallo, mentre Bay, privo di talento ma più razionale, afferma: "E' colpa del pollice di Megan Fox!"
LaBeouf rabbrividisce e sussurra: "Effettivamente anche a me ha sempre fatto schifo! Quasi non riuscivo a baciarla, per colpa dei pollici!"
E Bay incalza: "No, loro vogliono il pollice, o non girano!"
Secondo tempo:

Shia, chiamato in aiuto Bumblebee, l'unico Autobot straight edge, corre come un matto seminando pattuglie della stradale a profusione, fino ad arrivare alla base segreta dei Decepticons, dove è costretto a contrattare per altri due spin off con protagonisti i soli Decepticons nel ruolo di buoni e cattivi contemporaneamente in cambio del favore che è costretto a chiedere loro a nome della produzione.
I Decepticons, soddisfatti, volano così alla ricerca del loro obiettivo, con la promessa di tornare a Los Angeles a cose fatte.

Risoluzione:

Nel pieno della crisi, con Spielberg e Bay asserragliati nella villa di Schwarzy e costretti a farsi difendere a suon di lanciagranate dall'ex Governatore della California mentre una selva di Autobots sempre più ubriachi dopo essersi passati tutte le stazioni di servizio della costa cerca di entrare nella proprietà di Conan il barbaro, Shia torna a capo dei Decepticons che nel frattempo hanno rintracciato la Fox asportandole i pollici per sostituirli con due protesi metalliche trasformabili in ammennicoli d'intrattenimento vario.
Gli Autobots cessano immediatamente le ostilità, ammirati.
LaBeouf è acclamato ancora una volta come l'eroe protagonista da Spielberg e Bay, che scoprono di essere innamorati, vengono cacciati da Schwarzy e corrono a Las Vegas per essere sposati da Elvis non prima di aver siglato un contratto milionario con i Decepticons.

Appendice:

Megan Fox, libera dalla sua deformità, diviene il sex symbol globale che avrebbe sempre voluto e ottiene il potere di spedire sulla strada l'odiato Michael Bay.
 
MrFord

Note di produzione:
l'Uomo Ragno e Rhino hanno devoluto in beneficenza i proventi della loro fugace apparizione;
per non incorrere in giustificabili suicidi di massa, il volto di Barbara d'Urso sarà oscurato;
nessun pollice di Megan Fox è stato maltrattato durante le riprese del film;
Michael Bay è pregato di restituire al legittimo proprietario la spada di Conan entro le prossime 16 ore.

domenica 3 luglio 2011

If you want blood... You got it!

La trama (con parole mie): ieri è andata in onda, sugli schermi di casa Ford, la prima, attesissima puntata della nuova stagione di True blood. 
Un inizio che promette scintille per una delle produzioni migliori che il piccolo schermo abbia fornito nel dopo Lost.

Viaggi nel tempo, possessioni, fate, giochi di potere ed una scena da manuale di montaggio alternato.
Pochi cazzi, signore e signori.
State pronti a sudore, lacrime e sangue. Tanto sangue.
Perchè è tornato il serial southern più caldo della tv.

MrFord

"So give them blood, blood, gallons of the stuff!
Give them all that they can drink and it will never be enough.
So give them blood, blood, blood.
Grab a glass because there's going to be a flood!"
My chemical romance - "Blood" -

The Barbarians

La trama (con parole mie): Kutchek e Gore, gemelli adottati da una pacifica tribù di musicanti e saltimanchi guidata dalla giusta regina Canary, vengono costretti ai lavori forzati quando gli uomini del crudele Kadar decidono di mettere le mani sul rubino incantato che da sempre guida i sovrani di questo popolo girovago. Ma la sorte è dalla loro parte, e quando, una volta divenuti uomini, fortissimi e pronti a combattere, decideranno di fuggire e ribaltare le sorti del loro popolo, niente riuscirà a fermarli.
Ma è inutile girarci intorno: questo film non ha bisogno di alcuna trama.
E' un cult totale e senza tempo del trash anni ottanta.

Saranno stati vent'anni, più o meno, che non mi capitava di rivedere questo film.
La memoria ne aveva cancellato ampie parti, ma alcune scene cult le avevo impresse a fuoco, memore di quando, con mio fratello, passavamo i pomeriggi - o, in questa stagione, tutto il giorno - a guardare un film dopo l'altro quando non eravamo al parco a sfiancarci giocando a pallone.
Grazie al provvidenziale intervento di Dembo - muchas gracias, fratello! - che ha recuperato l'edizione in dvd di questa perla, ho avuto modo di tornare ad assaporare le sensazioni che avevano reso Peter e David Paul due veri e propri miti della mia infanzia, tanto da farmi preferire di gran lunga questo fantasy agghiacciante che Deodato pare recuperare dagli scarti di Conan - il secondo, quello scarso - al doppio Van Damme di Double Impact.
E questo è dire tutto.
Ovviamente, anche ora questa risibile pellicola va gustata con uno spirito legato ai miti passati, quasi come se ci trovassimo di colpo di fronte un vecchio scatolone con i giocattoli più significativi del nostro passato, quelli che, in genere, le madri vogliono sempre buttare o dare a qualche asilo e si lotta fino all'ultimo per tenere, fosse anche per tenerli chiusi in soffitta o in cantina.
Ad aggiungere valore al già enorme spessore affettivo che le gesta dei due pompatissimi gemelli avevano per il sottoscritto la riscoperta della totale idiozia degli stessi protagonisti, che, seppur inseriti in un contesto fantasy, paiono comportarsi come gli ultimi dei tamarri della periferia di Harford, Connecticut, loro città d'origine.
Vederli compiaciuti e sorridenti mostrare i muscoli ad ogni piè sospinto o stuzzicarsi a vicenda è ancora oggi un tuffo al cuore che, probabilmente, per chi non ha potuto gustarsi questo film ai tempi, risulterà una cosa completamente folle, anche perchè The Barbarians rivaleggia praticamente ad armi pari con I dominatori dell'universo, uno dei film più terrificanti della Storia delle tamarrate figlie della settima arte.
Un ritorno al passato che è stato una vera e propria goduria e che ha avuto come apice l'indimenticabile scena dell'impiccagione dei gemelli con tanto di rottura della corda grazie allo sforzo del collo taurino di uno dei due - non chiedetemi quale, l'affezione non arriva fino a questo punto - con tanto di urlo di trionfo gutturale che tanto ricorda il grugnito di qualche curioso animale.
Ma potrei andare avanti ore, e non renderei abbastanza la sensazione che è stata viverlo allora, e ritrovarlo oggi. M-I-T-I-C-O.

MrFord

"Back to the primitive
fuck all your bullshit
we're back to set it free
confronting the negative."
Soulfly - "Back to the primitive" -

sabato 2 luglio 2011

Apocalypto

La trama (con parole mie): Zampa di giaguaro, giovane maya cacciatore membro di una tribù che vive nella foresta, è costretto a lottare per la sopravvivenza quando un misterioso gruppo di spietati guerrieri fa irruzione nel suo villaggio per fare razzia e procacciarsi agnelli sacrificali in nome di un sovrano a capo di una città imponente e maestosa. Nascosti in un pozzo profondo la moglie incinta ed il figlio ed assistito all'uccisione del padre, il nostro attende il momento propizio per fuggire al controllo dei suoi carcerieri: scampato al sacrificio grazie ad una provvidenziale eclissi, Zampa dovrà fare ritorno alla sua foresta cercando di contenere gli assalti di Cazzo duro, Dente cariato, Strani capelli, Ferri di cavallo sulla schiena ed il resto dei guerrieri sulle sue tracce.
Un ritorno al Cinema d'avventura tutto sommato guardabile rispetto allo scempio precedente firmato Mel Gibson.

Diciamolo pure chiaro: se non fosse stato Dembo a propormelo, non so se avrei mai preso la decisione di guardare un altro film diretto da Mel Gibson dopo il disastro cosmico che fu quella montagna di immondizia di La passione di Cristo.
Certo, nel corso degli ultimi anni mi era capitato di leggere più di una recensione che rassicurava il pubblico affermando che quel vecchio pazzo di Mel aveva contenuto il suo fervore religioso e si era limitato ad infarcire un classico film d'avventura con un pò di quella truce violenza che tanto pare dargli soddisfazione, ma non ero mai riuscito a superare la barriera che ancora costituiva il secondo film più brutto che abbia mai visto al Cinema nel corso della mia vita di spettatore.
La serata in amicizia con il suddetto Dembo, però, ha permesso che i miei pregiudizi rispetto al regista/attore australiano si quietassero liberando più che altro una robusta dose d'ironia, che ha accompagnato la visione - sicuramente scorrevole e ritmata, come deve essere per un film di questo tipo - ribattezzando praticamente tutti i protagonisti e bersagliando ad ogni occasione il William Wallace dei NeoCon.
Occorre riconoscere, comunque, che le poco più di due ore trascorse in compagnia di Zampa di giaguaro sarebbero passate senza troppi problemi anche se non ci fossimo fatti quattro risate alle spalle del controverso cineasta, nonostante le numerosissime citazioni di capisaldi del genere sicuramente di altra caratura - L'ultimo dei mohicani, Predator - e la suddetta violenza come al solito molto compiaciuta tipica dei lavori del protagonista di Mad Max.
Il tentativo di riportare lo spettatore ad un mondo lontano e crudele, affascinante e barbaro, può quasi definirsi riuscito, e le ingenuità e le inesattezze storiche escono quasi subito di scena per lasciare spazio alla sola adrenalina dell'impresa del giovane protagonista, che più che in fuga, appare nel pieno di una sorta di viaggio iniziatico che lo porterà dalla giovinezza all'età adulta.
La stessa aura quasi sciamanica di Zampa ed il suo progressivo avvicinarsi alla foresta e ai suoi abitanti, una sorta di appartenenza sancita dal sangue e dalla terra si pongono a difesa del protagonista contro gli inseguitori, guerrieri dal distruttivo fascino che riportano alla mente le epopee di Mongol e Avatar, ancora una volta con la coscienza che entrambe queste pellicole siano, e di gran lunga, migliori del lavoro della nostra mascotte Gibson.
Dunque cosa resta, del mio incontro di riconciliazione con Mel? 
Un'ottima serata con il già citato Dembo e Julez, un film d'avventura che si lascia guardare, con tutti i limiti del caso, un sacco di risate e, chissà, la possibilità, al prossimo film, di tentare la visione nonostante i miei trascorsi non proprio pacifici con il più fervente tra i credenti della settima arte.
Se non altro, per dispensare un pò di sane, divertite bottigliate.


MrFord


"And I can tell you why
people die alone
I can tell you I'm
a shadow on the sun."
Audioslave - "Shadow on the sun" -


 

venerdì 1 luglio 2011

I guardiani del destino

La trama (con parole mie): David Norris, giovane uomo politico venuto dalla strada, incontra per caso il giorno della sua sconfitta alle elezioni per il senato la giovane ballerina Elise, ed è amore a prima vista. Peccato che, sulla strada della loro storia, ci sia un'organizzazione di agenti "ultraterreni" che si occupa di ripristinare le linee principali delle vicende di ognuno di noi secondo i dettami di un fantomatico Presidente: i due, infatti, destinati a stare insieme in una versione precedente delle loro vite, per sviluppare al meglio le loro carriere non devono poter consumare il sogno d'amore.
Ha così origine la battaglia di David per riuscire ad ottenere l'unica cosa che davvero riesca a smuovere il suo cuore. Dovesse anche, per questo, sfidare il Destino ed i suoi emissari.

Due cose hanno preceduto l'arrivo di questo film sugli schermi di casa Ford: la sua già consolidata fama - se ne legge un gran bene praticamente dappertutto - ed il fatto che sia ispirato da un lavoro di Philip Dick, geniale autore di fantascienza responsabile, tra le altre cose, di opere quali Blade runner e A scanner darkly.
Nolfi, il furbetto regista di quest'ottima confezione, questo deve averlo saputo bene, e deve anche aver giudicato che tra partire con una sceneggiatura quasi pronta firmata Dick o scriverne una nuova - con tutti i rischi del caso - da zero non c'era proprio paragone.
Così, in un atmosfera vintage che tanto richiama Mad men - con tanto di presenza nel cast di John Slattery, che non interpreta nient'altro che lo stesso personaggio, con la sola rinuncia all'alcool e alle sigarette cui ci ha abituato nel corso dell'elegante serie appena citata - il regista trasforma la critica sociale tipica di Dick in una storia d'amore accattivante e dall'ottimo ritmo, che rende I guardiani del destino un film piacevolissimo e scorrevole, di quelli che danno una certa sicurezza del fatto di non essere stati derubati di quel paio d'ore di meritato riposo serale dopo il lavoro, capace di richiamare, nel suo lato più romantico, alcuni aspetti di cult del genere come Eternal sunshine of the spotless mind e (500) giorni insieme.
Ma basta, questo, a trasformare un film discreto in un piccolo cult?
Personalmente, no.
Certo, il lavoro di Nolfi è preciso, serrato, intrigante, porta a riflessioni che potrebbero essere importanti - il libero arbitrio, il controllo, la forza di una storia d'amore contro le regole di una società avviata ed apparentemente perfetta -, ma quanto del buono di questo film viene dalle riflessioni dell'autore del romanzo, e quanto dallo stesso regista?
In fondo, la parte davvero debole della pellicola - l'affrettata e tendenzialmente smielata e pacificatoria parte finale - mi ha riportato alla mente un altro film potenzialmente grande caduto rovinosamente proprio con la sua conclusione e sempre legato a Philip Dick: Minority report.
Nolfi non è certo Spielberg, eppure anche nel caso della pellicola interpretata da Tom Cruise la riflessione sul libero arbitrio e la lotta del protagonista per sfuggire al controllo, tesissime e dirette con mano esperta, crollarono inesorabilmente nel corso del climax finale, tanto scontato e buonista da distruggere quasi completamente l'ottimo lavoro svolto nell'evoluzione della vicenda.
Ora, trovo che I guardiani del destino funzioni decisamente meglio di Minority report, ma questo non significa che non soffra, pur se in misura minore, degli stessi difetti, che passano tutti da una sostanziale mancanza di coraggio del regista: e tutto si riduce come per il misterioso Presidente, che per anni segue la vicenda di David ed Elise impiegando agenti e risorse in modo che la loro storia d'amore possa non sbocciare e poi, all'apice della ribellione del primo - nella sequenza più affascinante della pellicola, l'inseguimento tra le porte, che tanto mi ha ricordato quel Capolavoro di Monsters and Co. -, decide che sì, se qualcuno lotta così duramente per ciò che desidera allora uno strappo si può fare, perchè in fondo è quello lo scopo di tutto questo suo serrato controllo.
Il senso è chiaro, ma forse esistevano modi migliori per raccontarlo perchè non sembrasse il classico finale da "benvenuti in America".

MrFord

"Another turning point, a fork stuck in the road 
time grabs you by the wrist, directs you where to go
so make the best of this test, and don't ask why
it's not a question, but a lesson learned in time."
Green Day - "Good riddance (time of your life)" -



 
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