venerdì 14 ottobre 2016

31 (Rob Zombie, USA/UK, 2016, 102')




Ormai una decina d'anni fa, proprio a ridosso del mio compleanno - quindi sono anche quasi giusto, in termini di ricorrenze, considerato che i miei festeggiamenti precedono di un paio di giorni Halloween -, nel pieno di quello che fu il periodo più wild e senza controllo della mia vita, incrociai il cammino del Rob Zombie regista grazie a La casa dei mille corpi e - soprattutto - La casa del diavolo, due vere e proprie perle che mi lasciarono senza fiato e pronto ad acclamare un nuovo fenomeno del "grindhouse" sul grande schermo.
Neanche il tempo di godermi la scoperta, ed ecco che la fama e i due reboot del cult carpenteriano Halloween - per l'appunto - cominciarono a minare - e non poco - la fiducia del sottoscritto nel musicista convertitosi alla settima arte, prima di arrivare a Le streghe di Salem, una delle schifezze più atomiche passate da queste parti negli ultimi anni, in grado di porre la parola fine all'idillio di questo vecchio cowboy per l'autore qui presente tanto da ignorare che, a qualche anno di distanza, fosse in procinto di uscire un nuovo lavoro che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto riportare il buon Zombie proprio sulle orme dei due film che avevano illuminato e caratterizzato i suoi esordi.
Avrebbe dovuto, per l'appunto.
E dopo aver letto la recensione della Bolla, ci ho quasi creduto, per una buona metà.
Ci ho quasi creduto nonostante la presentazione assurda del gruppo dei protagonisti, uscita da un film anni settanta fuori tempo massimo, la confezione che pareva contare più del contenuto, la solita - per quanto attraente per una donna della sua età - Sheri Moon Zombie messa da battaglia a fare la figa di turno neanche avesse vent'anni, la sensazione che tutto risultasse come un calderone derivativo e sopra le righe proprio come era stato il già citato Salem.
Poi, uno "stage" dopo l'altro, come in un videogioco a livelli anni ottanta, ho tenuto duro confidando nel fatto che la parte finale potesse davvero rendere giustizia allo sforzo prodotto nel pensare che ci potesse essere qualche speranza: e invece, in barba ai Malcolm McDowell ed alla logica, ecco piovere dal cielo un epilogo non solo privo di alcuna spiegazione rispetto al macabro e mortale gioco che funge da ossatura a tutta la pellicola, ma anche e soprattutto in grado di sprecare anche la cosa migliore della stessa, il confronto tra il personaggio sopravvissuto e Doomhead, simbolo del desiderio degli autori del gioco stesso di scrivere la parola fine prima che il tempo concesso dalle regole potesse scadere.
Rob Zombie, invece, che probabilmente si crede una sorta di re del cazzo e della merda venuto tra noi mortali per salvare il Cinema, pretende di essere figo e cazzuto e sbattersene delle regole stesse, senza rendersi conto che quello che porta in scena altro non è che una versione in stile Alex De La Iglesia del supercult - quello sì, indiscutibile - Non aprite quella porta, che la sua robetta finto malata se la mangia a colazione senza sforzo, e pretende anche il bis.
Dunque, lascia che te lo dica io, caro Rob.
Lascia che sia quello che se ne sbatte delle tue regole.
Il tuo Devil's Reject.
Il tuo Doomhead.
Il Diavolo venuto a fare il lavoro del Diavolo.
Con La casa dei mille corpi e La casa del diavolo hai avuto solo due gran colpi di culo.
Un pò come quando un attaccante mediocre finisce non si sa come per vincere la classifica dei cannonieri, e passato in una grande squadra si rivela per quello che è: un panchinaro.
E forse neppure quello.
Sei una pippa, Rob.
Che, tra le altre cose, se la mena neanche dovesse fare le scarpe a Tarantino.
E lasciatelo dire: quelle scarpe, al massimo, puoi sperare di lucidarle per bene.
E dopo certe sofferenze che hai finito per infliggermi, dovresti farlo con la lingua.




MrFord




12 commenti:

  1. Dopo Salem mai avrei pensato di dire qualcosa di positivo su Zombie ma 31 a me è piaciuto assai.visto tutte le porcherie horror degli ultimi tempi, "Blair Witch"su tutti,almeno Zombie ha fatto un film inquietante e "sporco". Certo non è degno nemmeno di nominarlo Tarantino ma questa volta per me il gran cialtrone ha fatto un lavoro più che discreto

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    1. A me non è parso ne inquietante ne sporco, solo troppo derivativo e finto cattivo.
      Peccato, perchè per un pò ci ho sperato.

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  2. Non mi è dispiaciuto, ma è veramente diretto malissimo. Non si capisce chi faccia cosa a chi: gran confusione. Quelle riprese tremolanti mi hanno disgustato, mica il resto, tra sangue e frattaglie. Eppure nei film passati, che comunque non mi hanno mai entusiasmato, fatta eccezione per la chiusa di La casa del diavolo, la regia era l'unica costante positiva.

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    1. A me ha infastidito lo spirito da finto cattivo alternativo che nasconde pesanti limiti creativi.
      E più ci ripenso, meno mi pare mi sia piaciuto.

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  3. Dai, addirittura? Per me invece è quasi una bombetta: veloce, con un gran ritmo e senza pretese. Un onesto b-movie, mi ci sono divertito alla grande e Doomhead è già cult. Se proprio devo trovare dei difetti dico anche io una regia troppo confusionaria -ma probabilmente è voluto- e una Sheri Moon fastidiosa e fuori parte.

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    1. Fratello, se voglio una bombetta così mi rivedo Non aprite quella porta o L'implacabile.
      Questo per me è davvero poca roba.
      E non mi ha colpito neppure Doomhead.

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  4. A me avevano già fatto pena La casa dei mille corpi e La casa del diavolo, quindi posso solo immaginare le bottigliate che potrei tirare a questo...

    Sono contento per la stroncatura, quasi quasi mi hai fatto venire voglia di vederlo. :)

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    1. Considerati i tuoi pessimi gusti, potrebbe addirittura piacerti. ;)

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  5. Non saprei, sarà che speravo di essere sorpreso in positivo, ma mi è parso davvero un film di bassa lega, e non perchè fosse una cosa voluta.

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  6. Il mio commento a fine film è stato solo uno: "E' una roba alla Rob Zombie". Non è niente di speciale, ma ammetto che l'horror non è il mio genere...

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    1. Una roba alla Rob Zombie.
      Ma non una delle migliori, purtroppo. ;)

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  7. Siamo sulla stessa lunghezza d'onda.
    In un paio di passaggi addirittura abbiamo tirato fuori cose identiche, e non era scontato.
    Esatto, il confrotno finale tra la Moon e Doom Head poteva portare a grandissime cose.
    L'uomo fuori dal lavoro e dal gioco che incontra quella che fino a 3 minuti prima era la sua vittima.
    Io pensavo la curasse, la portasse con sè.
    O mille altre cose.
    E invece la più scontata, una bambinata che distrugge anche quel poco di sceneggiatura che c'era

    in questo epilogo si vede l'incapacità di saper scrivere o avere qualcosa dentro

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