lunedì 31 maggio 2010

Kick ass

Esistono dei fenomeni che si creano ancora prima di arrivare nelle sale: tam tam della rete, trailer accattivanti, recensioni entusiastiche, fan in visibilio.
Così, quando ce li si ritrova di fronte, inevitabilmente si finisce per fare i conti con le aspettative che il loro essere fenomeni ha generato.
A questo punto, come per i pilota di cui parla Jules in Pulp Fiction, "alcuni vengono scelti e diventano serie, e altri no, e diventano niente."
Sicuramente Kick ass, tratto dalla mini a fumetti firmata da Mark Millar e John Romita Jr. - mica gli ultimi arrivati, insomma - ha tutto il potenziale per non tradire le attese e confermarsi come uno dei prodotti migliori del panorama figlio dei comics uscito in sala negli ultimi anni.
Certo, i Batman di Nolan sono anni luce lontani, ma mi piace pensare che questa colorata eppure nerissima sarabanda firmata Matthew Vaughn possa essere paragonata ai primi due Spiderman e a Watchmen, con una buona dose di confidenza da effetti in meno e tanta ironica violenza in più.
Occorre anche riconoscere, però, per non rischiare di alimentare ulteriormente il fenomeno Kick ass, che rimaniamo nell'ambito delle pellicole "carine", di quelle che ti strappano qualche risata sincera, ti appassionano e colpiscono, ma giusto per il tempo della loro durata.
E senza la stupefacente, incredibile, fantastica Hit girl interpretata da un'altrettanto grande Chloe Moretz - una sorta di Olive di Little miss sunshine incrociata a Lady vendetta di Park Chan Wook -, bisogna ammettere che Kick ass avrebbe perso gran parte del suo fascino, forse a causa - o per merito - del protagonista, che pare sempre troppo rivolto a un pubblico "geek" o che fa della solo apparente nerditudine uno dei jolly cool della propria immagine.
Spezzando ugualmente una lancia in favore dell'eroe, bisogna allo stesso modo ammettere che lo stesso riesce a regalare momenti unici, soprattutto nella prima parte della pellicola, maggiormente legata alla sua "genesi", che forse sarebbe valsa qualche minuto in più: al contrario dei due eroi positivi, invece, Red Mist e padre - un ormai onnipresente Mark Strong - assumono fin troppo i connotati dei cattivi dei film di Guy Ritchie, dal cui bacino culturale - cinematograficamente parlando - Vaughn proviene.
Personalmente, nonostante da ciò che ho scritto possa sembrare il contrario, ammetto di essermi divertito e di aver trovato più di un tema interessante i cui semi sono stati piantati - più o meno visibilmente - nel pubblico, e di aver trovato un prodotto ottimamente confezionato, dalla colonna sonora travolgente, fotografia azzeccatissima e un montaggio serrato alla Hot fuzz, per citare un altro grande esempio dell'intrattenimento intelligente.
Eppure, mi sentirei di rimandare la definizione di "cult" per Kick ass fino all'uscita del secondo capitolo, previsto per il 2011 e già in corso di lavorazione con il cast pressochè invariato.
Vedremo se i sassi lanciati da Vaughn e soci provocheranno onde abbastanza grandi da valere la pena di essere cavalcate.
Nell'attesa  di quelle stesse onde e di un'uscita italiana, confidiamo in un adattamento non pietoso di titolo e dialoghi - le volgarità di Hit girl sono un vero spasso - e godiamoci Kick ass per quello che è: un teen movie divertente, attualissimo - comincio a sentirmi vecchio rispetto alla generazione myspace e iphone - e profondo che a tratti - e solo a tratti - spacca davvero i culi.

"I don't give a damn 'bout my reputation
you're living the past, it's a new generation."
MrFord

4 commenti:

  1. Come dici tu, una pellicola carina. Non capisco manco io tutto l'entusiasmo che ci sta dietro, specie per come hanno rovinato il finale del fumetto.

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    1. Non ho letto il fumetto, quindi da questo punto di vista mi sono salvato! ;)

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  2. A me è piaciuto molto,come anche il secondo che però forse a tratti peccava un pò di "già visto".

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    1. Concordo. Sia sul primo che sul secondo.

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