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giovedì 27 aprile 2017

Thursday's child



Settimana di uscite che, a meno di clamorose sorprese e delusioni, potrebbe confermarsi parecchio fordiana: in alto i calici, dunque, per il Cinema e l'approccio pane e salame del sottoscritto ed escluso dalla festa il mio ormai putroppo sempre più ex avversario Cannibal Kid, che forse, sotto sotto, sta cominciando ad essere contento anche lui in questi casi.


"Ancora Cannibal Kid!? Ma io lo denuncio, quello è uno stalker!"


Guardiani della Galassia Vol. 2

"Ford e Cannibal vogliono unirsi al gruppo? Ma se quelli non sanno neanche fare i guardiani di loro stessi!?"

Cannibal dice: Il primo Guardiani della Galassia a sorpresa mi aveva divertito e gasato parecchio (o diciamo abbastanza), cosa assai rara per un film Marvel, capitata poi solo con l'ancor più spettacolare Deadpool. Di un secondo episodio a così breve distanza non è però che avessi tutta questa necessità, quindi mi sa che rimanderò la visione in attesa che l'esaltazione fanciullesca di Ford si esaurisca.
Ford dice: il primo Guardiani della Galassia, nonostante non portasse sullo schermo supereroi tra i più famosi della Marvel - o forse proprio per questo - era risultato davvero una discreta ficata.
Nonostante questo secondo giunga forse un po' troppo presto in sala, sono davvero molto curioso e molto gasato. Speriamo che non deluda le aspettative.

 

The Circle

"Cannibal mi stalkerizza, Ford non vuole saperne di guidare: questo è un disastro!"

Cannibal dice: Un film con Emma Watson lo si vede e basta, anche se non è certo sempre sinonimo di qualità, ma solo di fregnaggine. Questo film sembra inoltre un thrillerino sui pericoli di Internet di quelli che, pur nella loro banalità, sanno come conquistare l'attenzione, quindi io The Circle lo cerco e lo cerchio. Mentre Ford prevedibilmente ci tirerà una riga sopra.
Ford dice: Emma Watson non è mai stata tra le mie preferite, così come i thrillerini con risvolti pseudo sociali. Dunque direi che il cerchio, questa settimana, lo farò su altri titoli più interessanti.

 

L'amore criminale

"Ti ho detto che è molto meglio Pensieri Cannibali!" "Te lo puoi scordare, troietta: White Russian è il numero uno!"

Cannibal dice: La fordiana Rosario Dawson contro la cannibalesca Katherine Heigl. Si tratta per caso della rilettura al femminile di una Blog War tra Ford e me?
Ford dice: secondo thrillerino della settimana, che potrebbe risultare più interessante del precedente per due ragioni: la prima è che sia Rosario Dawson che Katherine Heigl sono molto più interessanti di Emma Watson, e la seconda è che potrebbe avere qualche risvolto vagamente erotico. Almeno spero.

 

La tenerezza

"Bere un white russian a quest'ora del mattino? Non siamo mica Ford!"

Cannibal dice: Non sono un grande conoscitore del cinema di Gianni Amelio. A dirla tutta, veramente, non credo di aver mai visto un film di questo regista che mi sa di molto fordiano. Il suo nuovo teneroso lavoro riuscirà per la prima volta a sverginare il mio cuoricino, complice anche un buon cast capitanato da Elio Germano, Giovanna Mezzogiorno e Micaela Ramazzotti?
Ford dice: Gianni Amelio è un signor regista, che soprattutto negli anni novanta produsse titoli davvero pazzeschi - Lamerica o Come eravamo, giusto per citarne due - e che negli ultimi anni ha più che altro vivacchiato.
Questo nuovo film dal cast decisamente interessante, però, potrebbe rilanciarlo: anche in questo caso, speriamo bene.

 

La ragazza dei miei sogni

"Vorrei tatuarmi, ma ho paura di incontrare Ford: a quanto dice Cannibal, è un vero rissaiolo!"

Cannibal dice: Ci mancava solo il ritorno di Nicolas Vaporidis...
Ford dice: Ci mancava solo il ritorno di Nicolas Vaporidis..


La guerra dei cafoni

"Ragazzi, dovete metterci più canotta, se volete essere cafoni come Ford!"

Cannibal dice: Commedia italiana ambientata negli anni '70, si rivelerà cafona abbastanza da piacermi e da inorridire lo snob e anti-italico Ford?
Ford dice: operazione nostalgia che non mi ispira granchè, e che pare più un'hipsterata di quelle che piacciono a Cannibal. Per il momento, rimando. Poi si vedrà.

 

Altin in città

"Dai retta al vecchio Ford, ragazzo, e stai lontano da Casale: non ci sono segni di civiltà, da quelle parti."

Cannibal dice: La storia di un ragazzo albanese sbarcato in Italia. Troverà l'America, o finirà a Lodi insieme a Ford?
Ford dice: la storia di un ragazzo albanese sbarcato in Italia. Realizzerà i suoi sogni, o finirà a Casale insieme a Cannibal?

 

Le verità

"Un white russian? E chi ti credi di essere, il Fordino?"

Cannibal dice: Altro film italiano della settimana. Volete la mia verità? Mi sembra meno intrigante di un nuovo post di White Russian.
Ford dice: di recente ho recuperato ed in alcuni casi parlato anche bene di alcune produzioni italiane. Ora, però, non vorrei esagerare.

 

Tanna

"E pensare che, rispetto a Ford, noi viviamo all'avanguardia!"

Cannibal dice: Pellicola australiana nominata agli ultimi Oscar ambientata tra le tribù degli indigeni. Potrebbe essere un sorprendente gioiellino, così come una noiosa fordianata pseudo autoriale. Chissà?
Ford dice: potenziale sorpresa fordiana della settimana, tra Australia e wilderness. Sarà come promette, o si rivelerà una pippa d'autore in pieno stile cannibalesco?


Le donne e il desiderio

"Ragazze, ma secondo voi così conciate siamo più radical di Cannibal?"

Cannibal dice: Un mattonazzo polacco firmato da Tomasz Wasilewski che persino Ford nel suo periodo più radical-chic avrebbe evitato come la peste.
Ford dice: questo film una quindicina d'anni fa avrebbe rappresentato il titolo radical da recuperare della settimana. Fortunatamente, ora mi sono scrollato di dosso certe usanze e con la primavera che esplode non ho davvero voglia di imbarcarmi in visioni troppo pesanti.

 

A casa nostra

"Abbiamo aspettato tanto, e finalmente oggi possiamo farci fare l'autografo da Ford."

Cannibal dice: Una produzione franco-belga che potrebbe suonare come una cosa cannibale e invece no, pare essere una lagna neorealista bella (ma magari nemmeno bella) e buona. Cos'è questa, la settimana dell'orgoglio fordiano?
Ford dice: seconda potenziale sorpresa della settimana, malgrado la provenienza transalpina solitamente più cannibalesca. Posso solo sperare in un ritorno non solo delle fordianate al cento per cento, ma anche della rivalità dei bei tempi con Cannibal.

 

sabato 30 agosto 2014

Trappola sulle Montagne Rocciose

Regia: Geoff Murphy
Origine: USA
Anno: 1995
Durata: 100'




La trama (con parole mie): Casey Ryback, ex membro dei corpi speciali nonchè superspaccaculi spesso e volentieri celato dietro la sua passione per la cucina, è a bordo di un treno per un viaggio che dovrebbe ricongiungerlo con la nipote Sarah, figlia del fratello morto, che non vede da anni. Il loro momento di ritrovata serenità parentale viene però sconvolto dall'arrivo di un commando di terroristi a bordo del mezzo guidati dall'ex membro della CIA Travis Dane, licenziato per i suoi squilibri dopo aver progettato un satellite dal potenziale distruttivo ed intenzionato a riprendere il controllo dello stesso estorcendo i codici di sicurezza ad una coppia di ex colleghi presenti proprio sul treno prima di rivendere il tutto a potenze straniere.
Ovviamente, proprio quando la situazione parrà precipitare senza possibilità di scampo, Ryback rimetterà da par suo le cose a posto.






Ammetto di avere per troppi anni sottovalutato - e snobbato colpevolmente - il lavoro firmato da uno degli action heroes più sopra le righe di sempre, Steven Seagal, da sempre considerato come il portabandiera del trash anche all'interno di un genere che trash è, di fatto, per definizione.
Il recente recupero di Trappola in alto mare - seguito a ruota dal qui presente sequel Trappola sulle Montagne Rocciose - hanno invece aperto una breccia nel cuore del sottoscritto rispetto al corpulento parruccone esperto di arti marziali, tornando ad illuminarmi come solo i filmacci usciti tra la fine degli anni ottanta e l'inizio dei novanta riuscivano - e riescono tuttora -, con tutto il loro bagaglio di ironia, botte da orbi, trame improbabili e dialoghi al limite del ridicolo: senza dubbio inferiore al precedente capitolo, questo Under siege 2 riesce comunque ad intrattenere come il pubblico pane e salame necessita, sfoderando un cast che tutti gli appassionati di serie televisive riconosceranno - si toccano Twin Peaks e Breaking bad, fino all'allora giovanissima Katherine Heigl di Grey's anatomy -, al pari di volti noti sul grande schermo come Peter Greene  - visto in The mask, I soliti sospetti e Pulp fiction, tra gli altri -, Eric Bogosian - Talk radio - e Patrick Kilpatrick - Minority report, Classe 1999 -.
Forse meno divertente del predecessore, ma ugualmente in grado di regalare chicche a profusione - specialmente quando l'attenzione si sposta sui siparietti tra Seagal/Ryback e la sua spalla Morris Chestnut, in pieno spirito Arma letale -, il lavoro di Geoff Murphy non appartiene e probabilmente mai ha sognato di farlo al Cinema nel vero senso della parola, eppure alza l'indice della malinconia per un'epoca in cui titoli di questo stampo erano all'ordine del giorno, fracassoni e senza pensieri come è giusto che fossero, lontani dalle proposte fighette e troppo pompose - oltre che dai minutaggi assurdi - di oggi.
Il successo fu clamoroso al botteghino, eppure non venne mai realizzato un terzo capitolo di quello che, di fatto, può essere considerato la versione di serie molto b del brand di Die Hard: e nonostante regia e montaggio decisamente artigianali, ed un plot quantomeno prevedibile, resta interessante osservare le evoluzioni di Seagal soprattutto con il coltello, esempio interessante dell'applicazione degli studi di Aikido del per così dire attore, che conferma di divertirsi parecchio a rendere la parte dell'invincibile eroe positivo che nessuno può e potrà mai contrastare - forse una manifestazione dell'ego messo in dubbio dalla cofana sulla testa -.
Dunque, se avete bisogno della classica pellicola sguaiata e priva di ogni umana logica, corredata da qualche sana e goduriosa scazzottata ed esplosione da gustare tra amici accompagnata da rigorosi alcool e rutto libero, allora avete trovato pane per i vostri denti, e senza dubbio uscirete più che soddisfatti dall'esperienza: per tutti i radical chic ed affini, invece, ci addentriamo in "dark territories" - tanto per citare sempre il titolo originale - che si adattano poco o niente a palati fini e più o meno intenditori della settima arte.
Anche se, con buona pace di tutti loro, il Cinema - con o senza maiuscola - è anche questo.



MrFord



"Let me take you on a funky ride
all around the world
and ahh, if you let me get inside your mind
feel your spirits fly."

Outkast - "Funky ride" - 





martedì 20 maggio 2014

Operazione noccioline - The Nut Job

Regia: Peter Lepeniotis
Origine: USA, Canada, Corea del Sud
Anno: 2014
Durata: 85'





La trama (con parole mie): Surly, scoiattolo dalla forte indipendenza sempre pronto a pensare a se stesso ed alla sua sopravvivenza, vive di espedienti insieme ad un topo compagno di mille avventure incurante delle regole imposte dal Procione a capo della comunità che alberga all'ombra del grande albero. Quando un incidente di "caccia" che coinvolge Surly ed il suo compare ed una squadra inviata proprio da Procione - composta dall'intraprendente Andie e dal sempre pronto a mettersi in mostra Greyson - per recuperare una scorta di noci per l'inverno dal carretto di un venditore ambulante provoca un incendio che distrugge proprio il grande albero e le scorte alimentari di tutti gli abitanti del parco, Surly decide di riguadagnare la stima degli animali elaborando un piano per rapinare un negozio in via di ristrutturazione specializzato nella vendita di frutta secca.
L'impresa richiederà tutto il coraggio e la voglia di mettersi in gioco dello scoiattolo, e porterà a ribaltare l'intero mondo degli animali della zona.








Evidentemente questo non dev'essere l'anno giusto per l'animazione.
Alle spalle la parziale delusione che fu il duemilatredici, per i buoni, vecchi cartoni questa prima parte di 'quattordici ha portato quasi esclusivamente conferme in negativo, fatta eccezione per alcuni episodi che potrei a questo punto definire miracolosi - The Lego movie, per esempio -: con Mr. Peabody&Sherman, ad ogni modo, pensavo di avere toccato il fondo e che non restasse altro che risalire, sperando in qualche sorpresa inaspettata.
Niente di più sbagliato.
The nut job - Operazione noccioline, infatti, si inserisce alla perfezione in questo terrificante trend negativo, portando sullo schermo una storia che, nonostante sia animata discretamente, appare come totalmente sviluppata ad uso e consumo del 3D, terribilmente prevedibile, buonista - altro che i tanto bistrattati Classici Disney! - e poco appassionante perfino per chi, come me e come sottoscriverebbe il Cannibale, cerca di godersi la piacevole sensazione di ritorno al passato di un film d'animazione ad ogni buona occasione.
La vicenda dello scoiattolo "ribelle" - spacciarlo per una sorta di antieroe suona davvero come un colpo basso perfino e soprattutto per l'intelligenza dei più piccoli - Surly alle prese con un piano che vorrebbe portare la struttura degli heist movies old school all'interno di una cornice da Boing di serie b - soltanto portato in scena con più soldi di quelli sborsati per il piccolo schermo - risulta infatti un clamoroso fallimento su tutta la linea, a partire dai personaggi - stereotipati e banali, ben doppiati dal ricco cast originale eppure assolutamente incapaci di creare l'empatia necessaria a fare presa non solo nella parte del pubblico più piccola e sveglia, ma anche in quella più stagionata ed incline alla siesta da noia. Ammetto infatti di avere avuto io stesso enormi difficoltà a tenere gli occhi aperti nonostante il minutaggio decisamente scarso ed il ritmo sostenuto scandito dagli inseguimenti - altro particolare che di norma provoca spasmi incontrollati di "gioia" nel mio rivale Peppa Kid -, tanto poco significativi risultano essere personaggi - principali e non -, script, siparietti almeno sulla carta divertenti e spalle comico/grottesche - la componente umana della pellicola -.
Non che mi aspettassi chissà quale filmone, ma dal trailer - ed in questo senso mi sono lasciato ingannare come se anni di Dreamworks non mi avessero insegnato niente - visto tra l'altro nel pieno di uno degli stacchi tra un episodio e l'altro di Kung Fu Panda su Rai Gulp - ormai uno dei preferiti del Fordino - speravo quantomeno in qualcosa che, entro un annetto, avrei potuto anche mostrare al centro di gravità permanente di casa Ford senza che potesse pensare di essere stato preso per il culo dal suo vecchio: al contrario, invece, Operazione noccioline si inserisce senza neppure fare troppa fatica nel novero dei purtroppo numerosi titoli d'animazione massacrati dal sottoscritto di recente neanche ci trovassimo di fronte ad un qualche inutile film radical chic e pomposo firmato da un regista in cerca di affermazione in un Festival importante.
L'amarcord dei cartoni animati, in questi casi, si concentra tutto sul valore di quelli trasmessi in tv e portati in sala nei favolosi anni ottanta, quando tra Disney e Giappone si potevano trovare vagonate di magia coloratissima e coinvolgente, piuttosto che sequenze ben oltre il trash come quella dei titoli di coda ritmati dalla hit "Gangnam style" di Psy - davvero, davvero imbarazzante -.
Se poi dovessi voler gettare benzina sul fuoco direi che, per un appassionato di noci come il sottoscritto, trovarsi di fronte ad un filmetto di così poco conto è quasi come un guanto di sfida lanciato in faccia alle bottigliate.
Peccato che il valore effettivo di The Nut Job, di fatto, non meriti neppure quelle.



MrFord



"Oppan gangnamseutail 
gangnamseutail
najeneun ttasaroun inganjeogin yeoja 
keopi hanjanui yeoyureul aneun pumgyeok inneun yeoja
bami omyeon simjangi tteugeowojineun yeoja
geureon banjeon inneun yeoja."
Psy - "Gangnam style" - 






sabato 1 febbraio 2014

La sposa di Chucky - La bambola assassina 4

Regia: Ronnie Yu
Origine: USA, Canada, Hong Kong
Anno:
1998
Durata:
89'
 




La trama (con parole mie): sono passati dieci anni dall'ultimo confronto tra Chucky ed il suo antagonista per eccellenza, Andy, e l'ex fidanzata del serial killer reincarnatosi nella bambola Tipo bello, Tiffany, finisce per mettere le mani sulle spoglie "di plastica" dell'amato, riportandolo di nuovo alla vita grazie ad un rituale voodoo. Il rapporto di coppia, però, non è idilliaco come lei vorrebbe, tanto che Chucky finisce per toglierle la vita costringendola ad incarnarsi a sua volta in una bambola.
Per l'improvvisata coppia di giocattoli animati si profila dunque l'idea di una sorta di "viaggio di nozze" che possa condurli al luogo di sepoltura delle spoglie mortali di Chucky, nella speranza che un medaglione dai grandi poteri possa aiutare entrambi a tornare tra gli umani a tutti gli effetti.







Devo ammettere che il ritorno in grande stile di Chucky e della sua saga sugli schermi del Saloon sta avendo il merito di risvegliare nel sottoscritto la voglia di riscoprire le grandi epopee dell'horror anni ottanta e novanta, da Venerdì 13 a Nightmare: prodotti spesso e volentieri sopra le righe, eppure in grado, anche a distanza di anni, di divertire ed intrattenere come la maggior parte delle proposte odierne può soltanto immaginare di fare.
Giunto al quarto dei titoli a lui dedicati, il bambolotto più malvagio della settima arte sperimenta per la prima volta un'avventura senza quella che è stata la sua nemesi storica, l'ormai non più piccolo Andy, divenendo dunque il protagonista indiscusso della vicenda e, almeno nella sua prima parte, la "vittima", neanche fosse una sorta di eroe positivo della stessa: fin dalle prime battute questo trashissimo titolo firmato Ronnie Yu - autore anche del divertentissimo Freddy vs Jason, per tornare al discorso di cui sopra - pare definirsi all'insegna dell'ironia - nera e non -, con tanto di citazioni dedicate ad alcuni "mostri sacri" - in tutti i sensi - del genere come Jason Voorhies, Michael Myers e Leatherface, proseguendo con omaggi a Classici come La moglie di Frankenstein - una vera e propria pietra miliare - presentati attraverso il consueto turpiloquio di Chucky, per la prima volta alle prese con le gioie ed i dolori - soprattutto questi ultimi - della vita di coppia.
In questo senso, l'idea vincente ed interessante di questo quarto film basato sui personaggi creati da Don Mancini è proprio quella di affiancare a Chucky una lei che possa in qualche modo tenergli testa arrivando a seminare - in tutti i sensi - quelli che saranno i fiori del quinto film dedicato alla sempre più instabile ed iraconda bambola: Tiffany - intepretata da una perfetta per la parte cagna maledetta Jennifer Tilly, che molti, soprattutto maschietti, ricorderanno per il ruolo in Bound - risulta dunque, di fatto, il fulmine a ciel sereno nell'esistenza fino a quel momento "tranquilla" di Chucky, lo squilibrio - anche positivo - introdotto da una storia sentimentale nel grande disegno di ogni scapestrato scapolo dedito agli eccessi da single senza freni. 
Una metafora della vita di coppia pronta a specchiarsi nella vicenda dei due giovani protagonisti "in carne ed ossa" vittime ed ostaggi delle due bambole, in fuga come novelli Romeo e Giulietta e ad un tempo pronti ad accusarsi a vicenda di follia nonchè degli omicidi commessi da Chucky e signora: curioso scoprire, nel ruolo della lei, una giovanissima Katherine Heigl sulla quale pesa la pressione del dispotico zio interpretato dal compianto John Ritter, ai tempi decisamente lontana dai fasti cui la destinò - almeno in parte - Grey's anatomy.
Un film divertente e di grana grossa come piace a noi del Saloon quando si considera di lasciare i neuroni a riposo, ironico quanto basta per non risultare spocchioso e sempre pronto ad omaggiare una delle epoche più importanti dell'horror - geniale la battuta che rimanda a Hellraiser a seguito del primo tentativo di omicidio dello sceriffo - che in cuor mio spero sempre di vedere in una nuova e, chissà, ancor più interessante veste: in questo senso, la conclusione di La sposa di Chucky potrebbe essere colta come un segno premonitore di un futuro - speriamo prossimo - ritorno dell'horror "come si faceva una volta".



MrFord



"I’d love it if you’d spin your head for me
or vomit a beautiful pea soup green,
so beautifully
across your stomach it said “HELP ME”
I gotta know will you marry me."
Murderdolls - "Love at first fright" -



martedì 14 febbraio 2012

La dura verità

Regia: Robert Luketic
Origine: Usa
Anno: 2009
Durata: 96'



La trama (con parole mie): Abby è una produttrice televisiva giovane e in gamba, impegnata nella realizzazione di una striscia quotidiana per un'emittente di Sacramento. E' in carriera, intelligente e bella, ma la sua mania di controllo e certe insicurezze poco celate la rendono una sorta di single per scelta degli altri.
Una sera scopre dell'esistenza della trasmissione tenuta da Mike, un tamarro di prima categoria apparentemente stronzo ma dal cuore d'oro sempre pronto a dispensare consigli in materia di rapporti di coppia, il cui funzionamento può essere gestito facilmente a partire dai palesi limiti maschili.
Quando, con grande disappunto di Abby, Mike è assunto dalla sua emittente in modo da alzare gli ascolti, tra i due si innescherà da subito il conflitto generato dall'attrazione, e prima che lo stesso Mike possa aiutare la nuova collega a rimorchiare il suo affascinante vicino di casa i due scopriranno di provare qualcosa l'uno per l'altra.




Fin dai tempi del muto, il Cinema è sempre stato particolarmente legato, specialmente nell'ambito della commedia, ai rapporti tra le due metà del cielo, alle loro incomprensioni, alle lotte, al sesso e ai grandi amori.
Da A qualcuno piace caldo fino a Harry ti presento Sally, generazioni di spettatori hanno riso e pianto accanto ai protagonisti di pellicole in cui, in realtà, si sono specchiati tutti almeno una volta nella vita.
In questo senso, senza dubbio, La dura verità non aggiunge assolutamente nulla al panorama della commedia romantica, e tendenzialmente - soprattutto nella seconda parte -, perde di mordente finendo per incanalarsi nel percorso sicuro e confortante del finale tutto rose e fiori che lo spettatore medio quasi pretende in questi casi.
Siamo lontani, dunque, da cose decisamente più interessanti come Crazy stupid love o Zack&Miri.
Eppure, sarà che i racconti di amicizia tra uomo e donna che finiscono per diventare storie mi toccano più da vicino, sarà che Gerard Butler nella sua veste tamarra non può che starmi simpatico, sarà che quello che viene detto è clamorosamente vero, ma questo film mi ha fatto davvero divertire - almeno nella sua prima metà, per l'appunto - senza pretendere chissà cosa, e nonostante la prevedibilità della trama e della sua risoluzione mi sono goduto in assoluto relax la visione e tutti i confronti tra i due protagonisti.
Forse, avendo aspettative piuttosto basse, mi sono ritrovato piacevolmente sorpreso, e ammetto di essermi ben predisposto riuscendo addirittura a superare la mia antipatia per la Heigl, che ritengo una delle attrici di genere più scarse che il panorama americano - televisivo e non - abbia da offrire, e che più volte in passato mi aveva lasciato interdetto con pellicole inguardabili come 27 volte in bianco.
Fortunatamente, con Butlerone nostro a tenere in piedi la baracca, la musica cambia, e tutto il campionario di apparenti clichè sui rapporti uomo/donna sfoderato dall'ex Leonida è quanto di più vero possa essere portato sullo schermo: nonostante, dunque, La dura verità possa apparire come un film da coppia o addirittura da serata cazzara tra amici, dovrebbe essere visto più spesso e volentieri ai pigiama party delle donzelle, che avrebbero così - se già non l'hanno - un ritratto di quello che noi maschietti siamo, ovvero dei primati con bisogni molto, molto basilari che cerchiamo più o meno bene di mascherare per una questione di quieto vivere e convenzioni sociali.
Dunque, per quanto l'amore possa esistere e legare anche per tutta la vita due persone che imparano a conoscersi, perdonarsi, crescere l'una accanto all'altra, sappiate che il panorama dei pensieri maschili, anche quando mossi dal suddetto potentissimo sentimento, sarà sempre guidato da quell'essere per nulla pensante che tira le fila di noi burattini "imperatori del regno di mille fighe di legno", per parafrasare una canzone fondamentale sul tema.
Pensateci sempre quando il vostro compagno vi ascolta mentre parlate di ansie, preoccupazioni, sogni, idee e quant'altro vi passi tra mente e cuore: nel preciso istante in cui voi sarete impegnate a cercare sostegno e comprensione, lui starà gondolando dentro nella speranza che il supporto psicologico sia ripagato da un sano, godurioso e sempre ben accetto pompino.
Perchè questa, signore, è la dura verità.


MrFord


"You change your mind like a girl changes clothes
yeah, you change your mind like a girl I would know
and you always think, always speak cryptically
I should know that you're no good for me."
Katy Perry - "Hot N cold" -
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