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giovedì 8 ottobre 2015

Thursday's child

La trama (con parole mie): l'autunno è ormai iniziato, e la stagione cinematografica, in vista delle classificone che fioccheranno nella parte finale dell'anno, cerca di sparare le ultime cartucce che potrebbero sorprendere pubblico e critica.
Non è detto che saranno tutti tentativi destinati ad andare a buon fine, ma è sempre meglio provare, che rimanere seduti ad attendere il film dell'anno come se fosse Godot.
Quello che, purtroppo, invece è sempre puntuale, è il mio bislacco socio, Cannibal Kid, che continua ad infestare il Saloon e la blogosfera tutta con la sua pusillanime presenza.


"Certo che ne scrive, di stronzate, quel Cannibal Kid!"

Hotel Transylvania 2


"E così questo è Peppa Kid!? Me lo mangio in un boccone, parola di Ford!"
Cannibal dice: I miei nipotini saranno in prima fila per vedere questo atteso (?) sequel di Hotel Transylvania, filmetto che era anche quasi carino, ma io sinceramente non sentivo un gran bisogno di un secondo episodio. Al contrario del piccolo James Ford, che starà tra i bimbi in prima fila.
Ford dice: il primo Hotel Transylvania, nonostante le aspettative basse, mi sorprese in positivo. Di questo sequel non sentivo gran bisogno, un po' come del mio scomodo rivale, e l'impressione è quella di uno di quei titoli d'animazione che si esauriscono con il trailer.
Speriamo di venire contraddetti per la seconda volta.


Speriamo di venire contraddetti per la seconda volta.

Black Mass - L'ultimo gangster


"Ti prego, Cannibal, ritirati ufficialmente come critico cinematografico."
Cannibal dice: Pare che con questo film Johnny Depp sia tornato a essere un attore. Un attore vero, intendo. Dopo gli ultimi mortificanti e sconcertanti ruoli da lui interpretati, qualche dubbio io continuo ad averlo ma, ripensando al suo glorioso passato, sono certo che abbia se non altro saputo fare di meglio rispetto a Mortdecai o Transcendence o Into the Woods. Al di là della relativa curiosità che posso avere di vedere Depp in versione pelata, il film comunque non mi ispira un granché. Mi sembra una roba gangster vecchio stile trita e ritrita, dunque una visione fordiana perfetta.
Ford dice: la fiducia del sottoscritto in Johnny Depp è ormai ai minimi storici, neanche si trattasse di Cannibal Kid. Questo film, però, pare essere stato accolto piuttosto bene, e dunque, considerata la materia molto fordiana, penso proprio avrà una chance da queste parti, nella speranza che non si riveli l'ennesimo buco nell'acqua di un attore che ormai pare la copia non troppo bella di De Niro.



Poli opposti

"Ahahahah! Piuttosto che uscire con Cannibal o Ford, mi affogo!"
Cannibal dice: Romcom all'italiana con protagonisti il prezzemolino del nostro cinema Luca Argentero, lanciato dal Grande Fratello - ma chi glielo rinfaccia più? - e Sarah Felberbaum, che è una tipa famosa per... boh, non so sinceramente per cosa. Negli ultimi mesi i film tricolore ai botteghini non è che stiano facendo sfracelli e questo potrebbe essere uno dei pochi successi commerciali italiani dell'anno. Qui nella blogosfera è però meglio concentrarsi su due altri poli opposti: me e Ford.
Ford dice: da mesi - se non da anni - il mio rapporto con il Cinema italiano è perfino peggiore di quello con Peppa Kid. Le proposte tricolori che continuano ad affacciarsi in sala sono tendenzialmente roba evitabile come questa commediola che non lascia presagire nulla di buono, e che salterò senza ritegno o rimorso alcuni.



Life

"Robert, mettiti alla guida e partiamo prima che torni Ford e si metta al volante lui!"
Cannibal dice: Film incognita della settimana e forse dell'anno. Il regista Anton Corbijn ha saputo passare dallo splendido Control all'orripilante The American, per arrivare al noiosetto La spia - A Most Wanted Man, quindi è parecchio imprevedibile. Nel cast c'è il promettente Dane DeHane accanto agli spromettenti (passatemi il termine) Robert Pattinson e Alessandra Mastronardi (ma che davero?). Nel film si parla di James Dean e quando si affronta il tema personaggi mitici si rischia sempre di fare qualche scivolone. Life potrebbe quindi essere un filmone, così come una notevole vaccata. Unica garanzia: non fidatevi della recensione di WhiteRussian, se mai la farà.
Ford dice: James Dean è stato senza dubbio una Leggenda del Cinema, anche se per quanto mi riguarda e come sempre nei casi di morte prematura il dubbio rispetto a quello che sarebbe diventato resta. Chissà, se non ci fosse stato quello schianto in macchina, magari ora saremmo qui a criticarlo come un Johnny Depp o un Cannibale qualsiasi.
Ad ogni modo, questo film mi sa di sòla a un miglio di distanza.



The Program

"Cannibal, se vai da quella parte, arrivi dritto a quel paese."
Cannibal dice: Altra grandissima incognita della settimana. Il film sul dopat... ehm, controverso ciclista Lance Armstrong potrebbe essere non solo e non tanto un biopic, ma anche un thriller piuttosto avvincente. Nella parte del protagonista c'è Ben Foster, attore finora sottovalutato e che qui potrebbe avere il ruolo della svolta. Un consiglio: prima di leggere la recensione che farà Ford, dopatevi pure. Per una volta è concesso.
Ford dice: probabilmente, il mio film della settimana. Sono molto curioso di vedere all'opera non solo Ben Foster, attore fin troppo sottovalutato, ma anche di veder raccontata la storia di Lance Armstrong, uno dei corridori più vincenti della Storia del Ciclismo privato di tutto nonostante, di fatto, abbia fatto quello che tanti hanno fatto prima e dopo di lui. Il tanto celebrato - almeno in Italia - Pantani compreso.
Confido che possa regalarmi materia interessante per un post magari legato al documentario ispirato proprio alle "gesta" di Armstrong.



Reversal - La fuga è solo l'inizio

"Certo che casa Ford è proprio inquietante!"
Cannibal dice: Nella miriade di horror che arrivano nelle nostre sale, e che in genere non sono i film più interessanti di questo genere, Reversal potrebbe meritare una possibilità. Sarà che il tema della fuga mi piace. Soprattutto la fuga da Ford.
Ford dice: proprio in questi giorni mi è capitato di incrociare il trailer in tv con Julez, che ha dichiarato: "Questo lo voglio vedere, pare una di quelle stronzate che piacciono tanto a me". Per una volta, non sono io la pecora nera della famiglia.



Janis

"Qualcuno accompagni per favore Peppa Kid fuori dall'arena."
Cannibal dice: E dopo James Dean, un altro mito dei tempi in cui Mr. James Ford era un giovanotto. La voce di Janis Joplin devo dire che non mi ha mai entusiasmato molto, però sapere che nella versione italiana sarà doppiata da Gianna Nannini rende d'obbligo una cosa: la visione in lingua originale.
Ford dice: tralasciando ogni commento rispetto alla scandalosa decisione del doppiaggio, resto dubbioso a proposito del biopic legato alla figura della mitica Janis Joplin, così come lo fui - a torto o a ragione, ancora devo scoprirlo - rispetto a quello dedicato a Jimi Hendrix.
Staremo a vedere.



La vita è facile ad occhi chiusi

"Ho deciso, partiamo senza aspettare quei due blogger: anche perchè Ford alla guida proprio non ce lo voglio!"
Cannibal dice: Settimana dedicata ai miti. No, non sto parlando di me. Oltre a James Dean e a Janis Joplin, arriva nei cinema italiani anche questo film spagnolo su un tizio che vuole incontrare John Lennon. Un on the road movie ambientato negli anni '60 che non promette di essere affatto male. Oltre a consigliarvi di dargli una possibilità, ho un altro prezioso consiglio per voi: non andate su WhiteRussian ma, se proprio vi capita di finirci, visitatelo a occhi chiusi.
Ford dice: non una visione da affrontare ad occhi chiusi, ma neppure qualcosa da buttare, almeno potenzialmente.
Quello che, invece, potete tranquillamente destinare alla raccolta del secco, è la miriade di pareri improbabili che fornisce il mio rivale Cannibal Kid ogni giorno su Pensieri Cannibali.



Viva la sposa

"Ammazza, ormai bevo quasi quanto Ford. Se continuo così, finirò ridotto come Cannibal."
Cannibal dice: Ecco il nuovo film di e con Ascanio Celestini...
Confesso di non aver mai visto nessun suo lavoro e di non sapere nulla su di lui e sul suo stile. Potrebbe anche piacermi, eh, però così a pelle mi ispira tanta simpatia quanta Mr. Ford. Quindi proprio tanta.
Ford dice: Celestini è sempre stato molto stimato e celebrato. Eppure ho sempre avuto l'impressione che fosse un radical chic mascherato da proletario. Dunque, per il momento, salto.



Much Loved

"Hey, non è niente male questo White Russian consigliato da quel Ford!"
Cannibal dice: Dal Marocco arriva questo film sulla prostituzione che, a meno che non scada nel facile moralismo fordiano, potrebbe anche essere interessante. Potrebbe. Così come Ford potrebbe essere un grande eroe, se solo ci facesse il favore di chiudere WhiteRussian.
Ford dice: film potenzialmente interessante, che, comunque, non credo potrà essere much loved di tanti altri prodotti "etnici" alternativi o pseudo tali. E con pseudo tali mi riferisco, ovviamente, al mio antagonista.



Film bonus

Nausicaä della valle del vento

Un'immagine esclusiva del mostro Ford e Katniss Kid.

Cannibal dice: Con appena quei 21 anni di ritardo, è arrivato nelle sale italiane questo film del maestro Hayao Miyazaki del 1984. E, giusto per restare sulla stessa lunghezza d'onda della distribuzione nostrana, anche io e Ford ve lo proponiamo nella nostra rubrica in ritardo, visto che è stato programmato nei cinema solo il 5, 6 e 7 ottobre e quindi ormai ciao, se ve lo siete persi mi sa che dovrete aspettare altri 21 anni.
Altrimenti c'è la rete...


Ford dice: la distribuzione italiana continua la sua sfida all'insanità mentale del Cannibale, proponendo uno dei titoli più significativi dello Studio Ghibli a più di vent'anni dalla sua uscita. Niente male, bravi, bis.


lunedì 12 gennaio 2015

La spia - A most wanted man

Regia: Anton Corbijn
Origine: UK, USA, Germania
Anno: 2014
Durata:
122'




La trama (con parole mie): Issa Karpov, giovane esule ceceno musulmano giunto ad Amburgo clandestinamente, si trova al centro di un complicato intrigo spionistico legato a doppio filo alla sua ingombrante figura paterna, un ex signore della guerra, ed alla lotta al Terrore operata dalle principali agenzie americane. Quando la questione riguardante la fortuna nascosta del genitore di Issa porta quest'ultimo ad essere conteso tra i servizi segreti tedeschi e statunitensi ed una giovane avvocatessa diviene, di fatto, la sua unica speranza in termini non solo di asilo politico, ma anche umani, l'affare si complica.
Toccherà a Gunther Bachmann cercare di concludere l'operazione senza compromettere nessuno dei partecipanti alla stessa.






Personalmente, e considerati i miei gusti quasi per Natura "datati" - come giustamente converrà anche il mio antagonista Cannibal Kid -, ho sempre adorato il film di spionaggio nell'accezione "anni settanta" del termine, con quel gusto per l'attesa a fungere da motore più ancora di quanto possa fare l'azione stessa: dai mitici Il giorno dello sciacallo e Tutti gli uomini del Presidente fino ai più recenti Munich e Homeland, fatta eccezione per l'abulico La talpa - diretto dal del resto da queste parti considerato sopravvalutatissimo Tomas Alfredson - si può dire che, quando si nuota in questo burrascoso ma apparentemente quieto mare, al Saloon si ha una più che discreta garanzia di successo.
Questo La spia - A most wanted man, uscito ormai da qualche mese in sala spinto principalmente dalla presenza - l'ultima, in termini di realizzazione della pellicola - del compianto Philip Seymour Hoffman, e diretto da Anton Corbijn, già apprezzato quantomeno per la tecnica con il discreto Control ed in seguito massacrato per il terribile The american - che, almeno sulla carta, finiva per esplorare territori associabili a quelli portati sullo schermo da questo film, salvo naufragare clamorosamente nel trash involontario - può considerarsi una delle missioni portate a termine con successo dal genere spionistico.
Fotografato - e narrato - con un piglio apparentemente algido e distaccato ed al contempo poggiato sulle spalle di una sceneggiatura che, dietro i fiumi di parole e gli intrighi, finisce per essere al contrario molto appassionata - così come l'interpretazione del già citato Seymour Hoffman, che seppure non in mostra come fu con The Master regala un'altra grande perla agli amanti della settima arte -, A most wanted man - nuova conferma dell'incapacità dei responsabili agli adattamenti italiani - accompagna l'audience sfruttando la curiosità e la tensione rendendo le due ore piene di visione assolutamente godibili e per nulla rese indigeste da quella che, di fatto, è una battaglia combattuta tutta lontana dal campo - fatta eccezione per la splendida sequenza conclusiva -, senza risparmiare critiche alle dinamiche legate alla politica ed alle lotte di potere, trovando un setting interessante e fondamentalmente sconosciuto al grande pubblico - Amburgo, città portuale e pulsante, nonostante la maggior parte delle riprese siano state realizzate a Berlino - e ricordando a chi ne ha amato i momenti di sospensione le prime due stagioni dell'anche in questo caso già citata Homeland.
Ed è proprio la sospensione, il cardine di un lavoro come questo: l'incertezza pronta a regnare sempre e comunque, un filo che può spezzarsi da un momento all'altro, cambiando gli equilibri di una partita in corso da ore in assoluta parità: il charachter di Gunther Bachmann, malinconico e dipinto a mezze tinte, è il simbolo perfetto di una storia che non ha e non può pensare di avere lieti fini, la cronaca di amori solo sognati e legami tra padri e figli che esplodono nel momento in cui la politica non ha la possibilità di fare lo stesso rispetto ai conflitti tra Paesi, etnie, leader più o meno ambiziosi.
Issa Karpov, simbolo di ogni speranza destinata a spegnersi, è anche, in una certa misura, un'ammissione di colpa ed un tentativo di mostrare quantomeno alcuni degli scheletri nell'armadio della Vecchia Europa di fronte agli altrettanto sporchi ma decisamente più capaci di ignorarli States: ed il ricatto, la manipolazione, la menzogna tipici di questo tipo di prodotti diventano una cornice che, più che confondere il pubblico, o spingere in direzione di domande che possano fornire una qualche risposta, quasi affascina e stimola interrogativi che possano far indagare rispetto a quanto a fondo, come esseri umani, siamo disposti ad addentrarci nel lato oscuro, per poter mettere le mani su quello che ci interessa stringere.
Il problema principale si presenta, poi, quando alla fine della lotta finiamo per ritrovarle vuote.



MrFord



"Wanted man in California,
wanted man in Buffalo
wanted man in Kansas City,
wanted man in Ohio
wanted man in Mississippi,
wanted man in ol' Cheyenne."
Johnny Cash - "Wanted man" -




domenica 14 agosto 2011

Control

Regia: Anton Corbijn
Origine: UK
Anno: 2007
Durata: 122'


La trama (con parole mie): la tormentata esistenza di Ian Curtis, leader dei Joy Division, uno dei musicisti più rivoluzionari ed amati del panorama inglese del passaggio dai settanta agli ottanta, nato in un sobborgo di Manchester, giunto alla ribalta giovanissimo ed altrettanto giovane, provato dalla malattia, la depressione, le responsabilità come padre e marito e dal successo giunto al suicidio.
Una ritratto elegante per una personalità complessa simbolo del cambiamento che portò la scena anglosassone dagli anni degli eccessi di Bowie ai tormenti degli anni ottanta vissuti sull'orlo del baratro.




Come avrete avuto modo di scoprire seguendo le Blog wars musicali scoppiate negli ultimi mesi tra il sottoscritto ed il mio antagonista Cannibale, non sono mai stato un grande fan degli idoli del rock giunti al suicidio, così come non ho mai fatto mistero della mia allergia - e parlo assolutamente a livello personale, nel senso che mi ci sento davvero distante anni luce - al suicidio stesso.
Approcciare, dunque, una pellicola di questo tipo, soprattutto se legata alla musica - incredibile, questo indubbio - di Curtis e dei Joy Division, che non passa proprio per essere la più allegra e spensierata del mondo, mi ha sempre lasciato perplesso, tanto che per anni questo film è rimasto ad attendere il momento propizio nelle profondità del mio hard disk esterno.
Cosa posso dire, dunque, ora che finalmente gli argini sono stati rotti?
Sicuramente Control è un buonissimo prodotto, ben girato e fotografato - tanto da farmi sorgere più di un dubbio a proposito della seguente opera dello stesso Corbijn, quella spazzatura di The american -, interpretato alla grande da Sam Riley - davvero identico a Ian Curtis - e ritmato - ovviamente - dai pezzi più importanti di una band che ha fatto la storia della musica britannica, eppure, rispetto alla consuetudine del biopic, che prevede una sorta di quasi immediata empatia tra il protagonista e lo spettatore, ho percepito una freddezza piuttosto pronunciata, cui si aggiunge, a mio parere, una sceneggiatura non sempre limpidissima che tende a mostrare senza troppi approfondimenti aspetti che sarebbero potuti divenire punti di forza della pellicola - come la malattia e la conseguente depressione di Curtis, lasciate in secondo piano rispetto ai suoi struggimenti legati al rapporto con la moglie e la giornalista di cui il musicista si innamorò negli ultimi mesi della sua vita - e che finiscono per essere semplicemente episodi.
Dopo un ottima partenza, dunque, mi sono ritrovato a prepararmi alla conseguente schermaglia con il suddetto mio antagonista a seguito di una parte centrale non sempre brillantissima, salvata, al contrario, da un crescendo finale girato come meglio non si poteva evitando sensazionalismi, ovvietà ed immagini volutamente sconvolgenti: l'approccio, dunque, "a sottrazione" operato da Corbijn di fronte alla parte dedicata al suicidio dell'artista è riuscito nell'intento di non appesantire la situazione anche e soprattutto rispetto ad un pubblico sulla mia stessa lunghezza d'onda, senza mitizzare esageratamente il personaggio e lasciando libero spazio all'uomo, che poi, a ben guardare, era più un ragazzo ancora spaventato dalle vicissitudini della vita.
Nonostante l'arroganza che lo contraddistingue nel corso di quasi tutta la durata del film, infatti, Ian Curtis non appare mai come un'entità lontana e stellare - come sarebbe piaciuto al Bowie che spesso e volentieri il nostro ascolta nella sua camera -, quanto più come un disadattato figlio delle strade in cui è cresciuto, è vissuto ed è morto.
E se il coinvolgimento da parte mia non è stato quello delle grandi occasioni, occorre comunque dire che, pur non essendo il meglio del suo genere, Control mantiere tutte le promesse della miglior tradizione dei ritratti cinematografici dei miti della musica.

MrFord

"In fear every day,m every evening,
he calls her aloud from above,
carefully watched for a reason,
painstaking devotion and love,
surrendered to self preservation,
from others who care for themselves.
A blindness that touches perfection,
But hurts just like anything else."
Joy Division - "Isolation" -
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