martedì 26 gennaio 2016

Beasts of no nation

Regia: Cary Joji Fukunaga
Origine: USA
Anno: 2015
Durata: 137'






La trama (con parole mie): nel cuore di una innominata nazione africana, il piccolo Agu e la sua famiglia vengono colti di sorpresa dal sopraggiungere di una guerra civile che ne sconvolge la vita. Separato dai suoi cari, in parte fuggiti ed in parte uccisi durante il tentativo di fuga, Agu è reclutato forzatamente da un gruppo di miliziani per la maggior parte composto da bambini come lui o ragazzi poco più grandi agli ordini di un Comandante pronto a seguire l'onda sanguinaria della nuova rivoluzione in atto.
Quando, dopo mesi di lotta, morte e massacri, droga e situazioni traumatiche, Agu ed i suoi compagni vengono richiamati nella capitale dal nuovo leader, le cose cambiano ancora, e per il piccolo esercito giunge il momento di confrontarsi con la possibilità di non riuscire più a smettere di combattere.










La realtà del mondo in cui viviamo, inutile negarlo, è spesso e volentieri tosta e dura da digerire: che si tratti di condizioni sociali invivibili, lavori al limite della follia, guerre, malattie e chi più ne ha, più ne metta, sono molti i luoghi della Terra che non prospettano ai loro abitanti una vita non tanto lontanamente decente, quanto lunga abbastanza per poter quantomeno pensare di aver vissuto.
La realtà dei bambini soldato in alcuni paesi dell'Africa - ma non solo, ovviamente - è una delle più amare da mandare giù non soltanto per chi, come il sottoscritto, ha dei figli, ma penso in generale per qualsiasi adulto sano di mente: senza, però, scadere in pistolotti retorici in proposito, ricordo in questo senso l'analisi splendida di Rebelle, pellicola che qualche anno fa non solo fotografò alla grande il fenomeno, ma lo fece per la prima volta sfruttando lo sguardo di una protagonista femminile.
Si inserisce nello stesso filone questo Beasts of no nation, più che buon prodotto targato Netflix - che sta diventando una delle realtà più felici del piccolo schermo e non solo - firmato dallo stesso Cary Joji Fukunaga divenuto noto prima per la sua trasposizione di Jane Eyre e dunque per True Detective -: l'odissea terrificante del piccolo Agu, divenuto un miliziano e forzatamente "educato" da un comandante che assume una doppia connotazione di padre e padrone - un ottimo Idris Elba, al centro delle recenti discussioni originate dal "solito" Spike Lee a proposito delle candidature agli Oscar "troppo bianche" -, diretta con occhio come al solito efficace dal regista californiano, fotografata splendidamente - la sequenza lisergica della battaglia con Agu sotto effetto di droga o la camminata tra le trincee nel finale sono visivamente indimenticabili - e ben in equilibrio tra racconto pronto a sensibilizzare il grande pubblico e lavoro autoriale è una delle visioni più interessanti uscite sul finire dello scorso anno, che ho recuperato e vissuto con grande partecipazione, ma che, rispetto al già citato Rebelle, ha finito per convincermi in misura minore.
Probabilmente, e paradossalmente a causa dei pregi appena elencati, ho trovato il lavoro di Fukunaga fin troppo patinato ed in equilibrio per essere davvero sentito dal suo autore, che, indubbiamente, risparmia al pubblico l'americanata finto sconvolgente in stile Blood Diamond ma non ha il coraggio di andare fino in fondo, pur non risparmiando certo passaggi di grande impatto emotivo.
I punti di forza più efficaci restano la riflessione rispetto a questi bambini combattenti, bestie senza paese costrette a combattere fino alla morte - come recita il titolo del film stesso - e la figura del Comandante cui presta volto e fisicità il succitato Elba, in grado di guidare i suoi "uomini" come fossero una sorta di ibrido tra figli, reclute, fratelli di sangue e di lotta ed animali: in questo senso, il suo ruolo di eterno combattente alla ricerca del confronto di forza e dell'affermazione del proprio valore risulta affascinante se messo in relazione con la parte più politica anche di questi sanguinosi conflitti - come si evince dal confronto con il leader della rivoluzione, pronto a relegare il Comandante ad un ruolo di controllo anche a dispetto della volontà di quest'ultimo di continuare a battersi accanto ai suoi "ragazzi" -, che finisce sempre e comunque non solo per essere la causa primaria dei conflitti stessi, ma anche per svilire la lotta di chi li vive in prima linea.
Una prima linea che fagocita anche una volta riusciti ad allontanarsi tutti interi - o quasi - dalla stessa, e rende ancora più selvaggi delle bestie che, in guerra, si è costretti a diventare: bestie che il resto del mondo - quello più vicino alla normalità - dovrà faticare non poco per addomesticare una volta ancora, in cerca di un futuro migliore per entrambe le parti in campo.




MrFord




"I was born into a scene of angriness and greed, and dominance and persecution.
my mother was a queen, my dad I've never seen, I was never meant to be.
and now I spend my time looking all around,
for a man that's nowhere to be found.
until I find him I'm never gonna stop searching,
I'm gonna find my man, gonna travel around."
Iron Maiden - "Wrathchild" - 






15 commenti:

  1. Ricollegandomi a Cassidy, trovo ridicola la posizione di Spike Lee - la "minoranza" americana ha bisogno di un contentino? - però scommetto che Elba è bravissimo. Anche se non sono certo recupererò Beast of No Nation. Temo lo patirei, però mi fido sulla parola.

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    1. Lee ormai è bollito, non sa più come farsi pubblicità.
      Il film, però, una visione la vale.

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  2. Molto bravo davvero. Avrebbe meritato la nomination. ;)

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  3. Pure su questo film siamo d'accordo, ahimé. Bello, ma meno di Rebelle, con cui il confronto è inevitabile.

    In ogni caso un Idris Elba da Oscar, altroché Stallone! ;)

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    1. Un vero disagio, questo quasi continuo essere d'accordo. ;)

      E Stallone sopra tutti.

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  4. Non conosco il film e nemmeno ne ho mai sentito parlare, molto interessante...

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    1. Molto interessante, anche se, in caso non l'avessi visto, ti consiglio prima di recuperare Rebelle.

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  5. Mi piace quella canzone dei Maiden.
    Ll film mi incuriosisce, lo recupererò senz'altro, sembrerebbe quantomeno discreto.

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    1. E' più che discreto: ma anche a te dico che se non hai visto Rebelle, va recuperato prima quello.

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  6. Rebelle mi manca, ma questo film è stato per me un pugno allo stomaco, che la bravura dell'occhio di Fukunaga ha reso ancora più forte, non più patinato.
    Il regista sa il fatto suo, e spiace che Beasts of No Nation non abbia avuto più visibilità agli Oscar come a Venezia...

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    1. Sicuramente un ottimo prodotto, ma se avessi visto Rebelle, capiresti cosa intendiamo io e il Cannibale.
      Ed è un pugno nello stomaco essere d'accordo con lui. ;)

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  7. Sono anche io d'accordo, Elba si sarebbe meritato una nomination. Ma avrebbe vinto Stallone lo stesso :D

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  8. Questo è un titolo davvero interessante che devo decidermi a recuperare.

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    1. Se non l'hai fatto, mettici insieme anche Rebelle, che tratta anche meglio gli stessi temi.

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