Ormai più di dieci anni fa, nel pieno di uno dei periodi più wild della mia vita, mi ritrovai a dover fare i conti con le cicatrici di una storia lunga che era finita e di un'altra, molto più breve, che aveva avuto il merito di farmi scrollare dalle spalle i pesi che avevo accumulato ma, allo stesso tempo, ferito in più di un'occasione.
Ricordo quanto, nel corso di tutto quell'inverno, sognai la primavera, la cercai, la inseguii, perchè in quell'arrivo vedevo la rinascita con tutto quello che si portava dietro e dentro: iniziai proprio in quei giorni a fare palestra, e lasciai gli ultimi resti del giovane Ford al passato.
Fu curioso che, mesi dopo, quando iniziò la storia con Julez, le dissi che avevo passato tanto tempo ad inseguire la primavera e non mi ero reso conto che con lei era arrivata l'estate: perchè l'estate è il sole, l'energia, la voglia di sentirsi liberi, di sognare, guardare l'orizzonte e scoprire di volerlo valicare, è quella canzone tanto semplice quanto bellissima di Jovanotti di un paio d'anni fa, le prime cotte, il sesso selvaggio e sudato, momenti mitici che, con il tempo, fanno fare quei lunghi sospiri ed assaggiare sulla lingua la malinconia.
E' quella l'estate in cui sono stato trasportato da Luca Guadagnino, dai suoi bravissimi protagonisti e da un film che, sulla carta, era così lontano dai miei gusti da farmi venire il dubbio di aver preso qualche botta in testa per aver deciso, pur con un robusto white russian alla mano, di affrontare quasi due ore e un quarto di atmosfere eleganti e soffuse in pieno stile francese: eppure, nonostante e grazie a questo, ho visto un elegante e magico Noi siamo infinito in versione italiana, un film che non avrebbe sfigurato nella grande stagione del Cinema nostrano, quando nessuno al mondo poteva vantare la schiera di grandi registi che stupivano il mondo dalla Terra dei cachi che allora dovevano essere belli maturi, un racconto di formazione e d'amore delicato eppure estremamente sensuale, che forse non arriverà a coinvolgermi come le mie pellicole a tematica gay favorite - Happy together di Wong Kar Wai, Big Bang Love Juvenile A di Takashi Miike, I segreti di Brokeback Mountain di Ang Lee, per citarne tre - ma che è una delle sorprese più intense e forse banalmente "belle" di questo inizio duemiladiciotto, riconosciuta anche e soprattutto negli States, dove questo stile ed approccio non è propriamente di casa.
La storia di Elio e Oliver, il primo adolescente irrequieto, colto e in cerca di qualcuno che ribalti la sua vita, il secondo universitario larger than life, pronto a piacere a tutti e tutte, a seguire una rotta ben precisa e delineata rompendo, nel percorso, tutti gli schemi, è la storia che ognuno di noi avrebbe voluto avere, prima da una parte e poi dall'altra, e della quale ognuno, nel pieno spirito dell'estate, vuole godere, succhiandola come un frutto maturo cosciente del fatto che, purtroppo, un giorno arriverà l'autunno. O peggio, l'inverno.
La cosa buona, per Elio, sarà che a quell'inverno di lacrime seguiranno comunque una nuova primavera, ed una nuova estate. E per Oliver, che il ricordo di quell'estate provocherà sempre quel lungo sospiro di una magia che nessuno potrà mai sottrargli, perchè figlia dell'esperienza e del proprio bagaglio personale.
Ed è proprio sulle loro movenze, gli sguardi, i baci, i tocchi, le risate e le piccole follie da innamorati che ho cavalcato l'onda di questo film senza avvertire neppure un momento di stanca, una sequenza sbagliata, o un briciolo di noia: e giunto al confronto tra Elio e suo padre in chiusura di pellicola, ho avuto i brividi e invidiato - proprio come il genitore del protagonista - quello che stavo osservando, perchè se un giorno il Fordino dovesse raccontarmi di un amore così, vorrei essere in grado di comunicargli quanto è importante vivere quell'amore, che sia per una donna, un uomo o qualsiasi essere passione possa scatenare sentimenti così dirompenti.
Perchè sono gli stessi sentimenti che rendono ricca, colorata, luminosa la vita.
Sono l'estate.
Per chiamarla con il suo nome.
MrFord
