giovedì 24 gennaio 2013

Thursday's child

La trama (con parole mie): se speravate che anche questa settimana ci saremmo trovati di fronte ad un caso più unico che raro come la scorsa, vi sbagliate di grosso.
Archiviati, infatti, l'ottimo Burton ed il meraviglioso Tarantino poco resta a noi poveri amanti del Cinema per il weekend che incombe: certo, il nuovo Spielberg potrebbe sorprendere in positivo, così come il Flight di Zemeckis, ma chi può dirlo davvero?
Semplice: i due antagonisti più agguerriti della blogosfera, il vecchio Father Ford ed il giovane Bimbominkia Kid.

"Torre di controllo, mayday: abbiamo il Cannibale tra i passeggeri!"
Lincoln di Steven Spielberg


Il consiglio di Cannibal: barman, il solito
Cosa dirò di Lincoln, il nuovo film di Spielberg, dopo aver delicatamente macellato il suo precedente War Horse (vedi qui http://pensiericannibali.blogspot.it/2012/02/war-horse-non-aprite-quel-cavallo.html)?
Non ve lo anticipo.
Voi intanto andate a vederlo, che un film di Steven Spielberg, possa piacere o meno, è sempre una visione in grado di generare spunti di interesse. Così come di grande interesse è il protagonista, il presidente Lincoln. Vi invito solo a fare attenzione ai suoi monologhi: quando inizia a parlare Lincoln, con i suoi aneddotti che suonavano vecchi già nella sua epoca figuriamoci adesso, è davvero la fine. Al confronto, i monologhi di Mr. Ford appaiono quasi moderni!
Recensione cannibale a breve…
Il consiglio di Ford: un regno per un cavallo!
Dopo il disastro di War horse, Spielberg è entrato nel novero di quegli ex grandi registi che ora mi fanno tendenzialmente solo paura, nonostante l'indubbia tecnica ed il talento. Non ho ancora visto Lincoln nonostante ce l'abbia pronto da un bel po’ principalmente perchè preso dalle vicende che hanno portato alla nascita del Fordino, ma penso lo recupererò a breve, non fosse altro per la presenza di un Daniel Day Lewis che tutti dicono essere assolutamente gigantesco. Staremo a vedere.

"Ragazzi, se anche Ford è passato allo smartphone, dobbiamo rassegnarci anche noi e cominciare ad usare un pc!"
Flight di Robert Zemeckis


  Il consiglio di Cannibal: allacciate le cazzo di cinture, che non fate male!
Pure questo film l’ho gia visto e pure su questo non voglio sbilanciarmi troppo, ché bisogna generare attesa e curiosità per la recensione.
Quello che posso dire è che mi ha sorpreso. Se in positivo o in negativo lo vedremo nei prossimi giorni…
Secondo me comunque è un film che può piacere parecchio a Ford, sempre che ormai non abbia abbandonato il suo tanto decantato panesalamesimo e si sia trasformato davvero in Padre Ford. Padre non solo nel senso di genitore, ma in quello spirituale.
La recensione di questo film atterrerà nei prossimi giorni. In tutti i peggiori aeroporti.
Il consiglio di Ford: un volo con il Cannibale? Meglio precipitare sull'isola di Lost!
Di questo film ho sentito un gran parlare in giro per la rete e non solo, con pareri anche fortemente contrastanti. Zemeckis è un ottimo mestierante e c'è il Denzello di noi tutti a reggere tutta la baracca, quindi proprio schifo non dovrà fare, eppure c'è qualcosa che non mi convince, come il sospetto che possa essere tutto fumo e niente arrosto.
Quale sarà il verdetto del Saloon?
Attendete i prossimi giorni e lo saprete!

"E' un uccello? E' un aereo? No, è solo quel Pi del Cannibale!"
Pazze di me di Fausto Brizzi


Il consiglio di Cannibal: pazze (e pazzi) a vederlo
Ford, lo sai che sei proprio un pazzo di me?
Pazzo di me, ho detto. Non voglio essere volgare. Almeno in questa settimana che sei diventato padre preferisco non insultarti, non troppo almeno, e lasciarti alle gioie della paternità. Non solo alle gioie, ma pure ai pianti, alle grida, alle notti insonni, ai pannolini sporchi… Insomma, credo che avrai già il tuo bel da fare senza un cannibale che sta a romperti le palle. Ti do’ giusto una settimana di tempo per abituarti, comunque, poi doppia razione di cattiveria in arrivo!
Lo stesso vale per il Nongio Francesco Mandelli. Non ho voglia di insultarlo. Lo so che fa figo sparare addosso a lui e ai Soliti idioti e a come siano la degenerazione di una generazione, però a me è sempre stato simpatico. Il che non vuol dire che non abbia dubbi su di lui come attore.
Per quanto riguarda Fausto Brizzi aveva esordito con Notte prima degli esami, film carino, ma già dal sequel aveva rotto le palle. Tutti i suoi altri film corali tipo Ex, Maschi contro femmine, Femmine contro maschi, Maschi e femmine contro Ford… quelli non li ho visti. A questo vista la presenza del Nongio potrei prima o poi dare una possibilità. O anche no.
Il consiglio di Ford: siete più pazzi del Cannibale se vi sparate questa roba!
Ora che il Fordino è arrivato, la mia selezione rispetto ai titoli che passeranno al Saloon sarà ancora più feroce, dunque non credo proprio che merdine come questa, dirette da un regista inutile ed interpretate
da attori (!?!?) inutili, possano essere inserite in una qualsiasi mia lista. Piuttosto preferisco concentrarmi sul mio antagonista e sfruttare le energie a bottigliarlo per bene, un'attività che reca sempre sollievo al mio umore.

"Se vieni qui a broccolare con me, caro Nongio, devi essere messo anche peggio di Coniglione Kid!"
In Darkness di Agnieszka Holland


Il consiglio di Cannibal: che la darkness scenda su questo film
Ennesimo film sulla Seconda Guerra Mondiale, che a quanto mi dicono non è stata una Blog War come quelle tra me e Ford, e non mi sembra possedere l’originalità dei Bastardi senza gloria o appunto delle nostre Blog War.
Film polacco, storico, probabilmente una pizza clamorosa. Insomma, il classico film fordiano. Uno dei due tipi di classici film fordiani: uno è l’action trash con qualche reduce dagli anni ’80 in stato di decomposizione, l’altro è una lagna pseudo impegnata tipo questa…
Il consiglio di Ford: con un po’ di darkness qui ci si fa una dormita niente male!
La Holland è una regista che conosco da parecchio, per l'esattezza da quando, ancora in piena crisi da adolescente tutto scrittura e supponenza, scoprii il suo Poeti dall'Inferno - peraltro neppure un granchè - spacciandomelo per un grande film. Non lo era. Un po’ come il resto della produzione della signora qui presente, che mi pare buona giusto per qualche salottino finto radical chic che non ha neppure bisogno dello sforzo delle bottigliate per essere spazzato via.

"Ma allora è vero che Ford è passato allo smartphone?" "Pare proprio di sì!" "Allora possiamo farcela anche noi!"
Quartet di Dustin Hoffman


 Il consiglio di Cannibal: Quartet potrebbe essere il voto che gli do’ se mai lo vedrò, ma non credo…
Dustin Hoffman già non è uno dei miei attori preferiti, ma questo esordio dietro la macchina da presa sa tanto di film: “Facciamoglielo fare, perché si chiama Dustin Hoffman e pare che a Hollywood sia un pezzo grosso.” Dal trailer però sembra una commediola come direbbe Ford da “matineee fra carampane”.
Sono finito a citare Ford?
Potrò mai cadere più in basso? Ahahah!
Il consiglio di Ford: quartet? Molto meglio un bel duet tra Ford e Cannibale!
Onestamente sono molto combattuto, a proposito dell'esordio di Dustin Hoffman dietro la macchina da presa: da un lato ho ricevuto pareri lusinghieri da parte di chi ha potuto vederlo all'ultimo Festival di Torino, dall'altro il trailer ha il potere di farmi presagire una tempesta di bottigliate.
La questione è ardua, sempre per via della nuova direzione del Saloon affidata al Fordino e alla conseguente riduzione del tempo da dedicare alle visioni. Potrebbe comunque venire buono se mi venisse voglia di muovere un po’ le mani ed il Cannibale non fosse nei pressi!

"L'hai visto?" "Eccome se l'ho visto! Ford è il più figo della casa di riposo!"
 Una domenica notte di Giuseppe Marco Albano 


Il consiglio di Cannibal: Albano, Romina dove l’hai lasciata?
Per la serie: film italiani distribuiti in 4 sale in croce di cui nessuno sentiva il bisogno, ecco a voi Una domenica notte. Un film che sarò felice di non vedere domenica notte, così come qualunque altra notte (e giorno) della settimana.
L’idea della pellicola non è nemmeno tanto male, visto che ironizza sul tentativo di realizzare un film in Italia, peccato che il trailer non promette niente di buono.
A chi volesse avventurarsi a vederlo, dico allora: “Auguri e figli maschi!”.
Ford, il figlio maschio l’hai appena avuto? E allora, già che ci sei, non ti resta altro che sucarti ‘sto film!
Il consiglio di Ford: sorry Albano, la domenica notte - e non solo - avrò da cambiare parecchi pannolini!
Dopo una settimana passata senza alcun film italiano inutile ecco tornare alla ribalta un titolo di cui tutti noi - e parlo anche del Cannibale, pensate quanto sono diventato buono con la paternità - potevamo tranquillamente fare a meno, e che probabilmente è destinato ad un oblio che mi pare buono e giusto.
L'idea di una Blog War molto war e poco blog che io ed il mio antagonista potremmo intraprendere contro il Cinema nostrano mi pare ormai quasi una necessità, più che un piacevole divertissement.

"Certo che Cannibal e Ford sono proprio stronzi, a scrivere sempre male del Cinema italiano!"

Misfits - Stagione 4

 Produzione: E4
Origine: UK
Anno: 2012
Episodi: 8



La trama (con parole mie): al buon, vecchio Community Center le cose non sono più quelle di una volta. C'è un nuovo sorvegliante, un tipo tosto e ruvido che pare non avere alcuna intenzione di morire come tutti quelli che l'hanno preceduto, e accanto a Rudy ormai non c'è più nessuno dei ragazzi che assistettero alla tempesta che diede i poteri a loro e a molti altri in città: ora troviamo Alex il barista con il suo segreto inconfessabile, la riservata Jess ed il timido ed impacciato Finn, in attesa che una suora e la disinibita e priva di memoria Abbey non giungano a sconvolgere una realtà già di norma molto fuori dalla norma.
Per il resto avremo modo di incrociare il cammino di padri naturali e non, conigli assassini, acidi, psicopatiche dalla sete di vendetta ed un pò di rimembranze zombie legate a quello che è il nuovo, vecchio potere di Curtis.
Riusciranno i sempre più casinisti Misfits a reggere all'urto?




Ricordo quando, un paio d'anni fa in questo periodo, in casa Ford ci si divorò praticamente in un sol boccone le prime due incredibili, geniali, incontenibili stagioni di questa serie: fu una vera e propria rivelazione, un fulmine a ciel sereno portato a segno dal folle ed indimenticato Nathan e supportato da una colonna sonora pazzesca, personaggi perfetti, ironia, dramma, splatter, sesso e profonda intelligenza.
Poi, l'irreparabile - o quasi -: Robert Sheehan, il mitico ed appena citato Nathan, molla la serie confidando in un futuro attoriale che ancora pare non essersi concretizzato.
L'arrivo del Rudy di Joseph Gilgun nel cast parve poter almeno parzialmente distrarre gli spettatori dal fatto che la serie avesse ormai preso una brutta, bruttissima china, ma neanche il tempo di poter sperare comunque ed una manciata di episodi decisamente inferiori a quelli che avevano reso Misfits la rivelazione degli ultimi anni - e che finirono per portare alla dipartita di altri due tra i protagonisti, Simon e Alisha - diede al pubblico - e al sottoscritto - la certezza che le cose non sarebbero mai più state le stesse.
Ora come ora questa è una serie che si può guardare senza alcuna aspettativa, ma che resta confinata nello standard adolescenziale senza acuti che può offrire MTV, andando a rimpolpare le fila delle serie "sgonfiate" facendo compagnia ai vari Glee, True blood, Dexter: nomi che un tempo parevano intoccabili e che ora galleggiano malamente sull'onda di vecchi successi instillando il dubbio che forse sarebbe stato meglio chiudere baracca e burattini all'apice del successo piuttosto che continuare tirando i remi in barca.
Tanto per rendere bene l'idea, ero partito deciso per affibbiare anche alla creatura di Howard Overman le sonore bottigliate che ho destinato di recente anche al mio affezionatissimo Dex, ma ho trovato questa stagione così anonima per la maggior parte del tempo da risultare inadatta perfino rispetto all'idea di destinarle i miei colpi più duri: il vecchio Rudy - ormai l'unica colonna della serie - tenta disperatamente di tappare i buchi, ma nonostante l'utilizzo del promettente Finn come spalla poco resta dell'originalità che fu l'asso nella manica di questo titolo al suo esordio.
Gli autori non osano più - esempio lampante l'episodio dedicato al coniglio assassino, partito fortissimo e spentosi in una bolla di sapone -, si ride poco e male, sono ormai un ricordo lontano la componente horror così come quella davvero sconcia, i poteri dei protagonisti non vengono quasi mai sfruttati, le sottotrame sono a tratti imbarazzanti - la questione di Alex e del suo cazzo è davvero poca, poca roba - ed i nuovi Misfits non hanno neppure lontanamente il carisma degli originals.
Certo, il rapporto di Finn con il ritrovato padre e la sorellastra e la new entry Abbey risollevano almeno parzialmente il risultato complessivo, ma è evidente anche dal season finale con i quattro cavalieri dell'Apocalisse in BMX - copiatura spudorata del look del Simon del futuro che imperversò nel corso delle prime due stagioni - che ormai non si sappia più dove sbattere la testa, e che una chiusura repentina in questo momento suonerebbe come una ritirata cancellando, di fatto, anche il successo delle annate uno e due, assolutamente meravigliose.
Misfits si ritrova, dunque, prigioniera così come Simon ed Alisha di un paradosso temporale dal quale è pressochè impossibile fuggire, a meno di un miracolo giunto a salvare capra e cavoli e a ridare lustro ad un titolo che non avrei definito in altro modo se non imperdibile ridotto a mero riempitivo in attesa di altri decisamente più convincenti - qualcuno ha detto Spartacus!? -.
C'è una sola soluzione, per questo.
Un solo nome.
Nathan.
Senza di lui al timone - olandese, magari - di questa nave, siamo destinati ad un triste naufragio.


MrFord


"You were working as a waitress in a cocktail bar
when I met you
I picked you out, I shook you up
and turned you around
turned you into someone new
now five years later on you've got the world at your feet
success has been so easy for you
but don't forget it's me who put you where you are now
and I can put you back down too."
The Human League - "Don't you want me" -


mercoledì 23 gennaio 2013

Frankenweenie

Regia: Tim Burton
Origine: USA
Anno: 2012
Durata: 87'




La trama (con parole mie): il giovane Victor Frankenstein è un prodigio della scienza, ma nonostante i genitori ed in particolare il padre lo spingano verso lo sport, l'esterno e le amicizie tutto quello che pare distrarlo dai suoi esperimenti è l'amato ed inseparabile cane Sparky.
Quando, a seguito di un accordo con lo stesso genitore che gli permetterà di partecipare al concorso di scienze della scuola, Victor accetta di giocare una partita di baseball, accade l'impensabile: all'inseguimento della palla, Sparky muore investito da un auto.
Per il ragazzo è un dramma che soltanto il professore di scienza, Rzykruski, involontariamente riesce a risolvere: sfruttando la potenza dei fulmini ed un impianto di sua costruzione, l'adolescente trova infatti il modo di riportare alla vita il suo adorato compagno a quattro zampe.
I problemi, però, sono soltanto al principio: quando Edgar, inquietante compagno di Victor, scopre il suo segreto, tutto pare prendere una piega decisamente più pericolosa.




Finalmente.
Finalmente Tim Burton è tornato.
Certo, per farlo ha dovuto piegarsi ai voleri di Mamma Disney ed applicare al suo lato dark tutte le restrizioni che un finale consolatorio possono dare, ripescando un vecchio corto precedente al successo, quando ancora lavorava proprio per la grande D.
Ma sapete cosa vi dico? Che importa.
Era dai tempi di Big fish - indiscutibilmente un filmone, forse il migliore del regista - che di lui si erano perse le tracce: ebbene sì, l'autore che aveva influenzato una generazione con Edward mani di forbice e Beetlejuice, stregato con Ed Wood, strabiliato con due Batman gotici e magici, si era perduto dietro la sola apparenza de La fabbrica di cioccolato, le canzoni piatte di Sweeney Todd - comunque il suo film migliore del periodo -, l'agghiacciante scivolone di Alice in wonderland, il mediocre Dark shadows.
Ed ora, come se non fossero passati trent'anni, eccolo tornare al pubblico. Dritto al cuore.
Perchè Frankenweenie è un fulmine piazzato proprio proprio lì. Senza passare dal via.
E ci arriva con tutta la semplicità che soltanto la meraviglia dell'essere ragazzini e coltivare ancora tutti i sogni del mondo permette di custodire dentro.
Frankenweenie è un film che chiede di aprire noi stessi al passato, al periodo della vita in cui tutto era ancora possibile, ai desideri in grado di conquistare e dare un senso anche alla ragione, all'equilibrio tra l'impulsività di pensare solo a noi stessi e alla maturità di costruire solo a quello che si dovrebbe fare, sempre di noi stessi.
Frankenweenie è un film generazionale, che passa dalle citazioni - tutte splendide - dei lavori di Ed Wood e de La moglie di Frankenstein per ricordare quello che sono stati gli anni ottanta dello stupore, da Victor ed i suoi molto eterogenei compagni di scuola ai genitori ormai privi dello stesso spirito di iniziativa dei figli, dalla freschezza e dalla voglia di comunicare alla sapienza di una messa in scena e di una fotografia pressochè perfette - la parte dedicata alla reanimazione di Sparky è una vera e propria chicca, e New Holland un gioiellino a metà tra la stop motion e l'espressionismo -: questo è il potere del Cinema, signori miei, quello in grado di ripescare un autore in crisi e rilanciarlo neanche fossimo tornati indietro nel tempo al suo periodo d'oro.
Prendete l'ironia e la spigliatezza decadente di ParaNorman, la maturità e la tecnica di Brave, shakerateli con vigore ed otterrete quello che, senza dubbio ed al contrario di ogni mia previsione della vigilia è il miglior film d'animazione degli ultimi mesi, in grado di superare una certa staticità di fondo - la sua ora e venti è sicuramente percepita come due abbondanti - per consegnare all'audience e alla settima arte una chicca che mancava al genere da troppo tempo, sentita e magica, coinvolgente e tecnicamente splendida.
Questo 2013 è iniziato nel segno delle piacevoli sorprese, e senza dubbio il lavoro di Burton si iscrive a pieno titolo in questa lista: che possiate pensare di entrare in una macchina del tempo e tornare all'epoca in cui si poteva ancora immaginare senza doverne pagare un prezzo, o in cui un animale domestico, compagno di giochi e di vita, non avrebbe mai conosciuto il momento della sua fine costringendovi a doverne elaborare il lutto e "portarlo nel vostro cuore", in questi neppure novanta minuti c'è tutto quello di cui avrete bisogno.
Perchè, cresciuti oppure no, a volte il segreto sta tutto nel saper trovare la chiave giusta per aprire le porte di una percezione che spesso e volentieri sottovalutiamo, da grandi Uomini d'esperienza che reputiamo di essere: fortunatamente in nostro soccorso giungono creature come Victor e Sparky, cui basta sbavare rincorrendo una palla per definire la magia della vita.
E del Cinema.
Bentornato, Tim.
Ci sei mancato davvero.


MrFord


"Come up to meet ya, tell you I'm sorry
you don't know how lovely you are
I had to find you, tell you I need you
and tell you I set you apart
tell me your secrets, and ask me your questions
oh lets go back to the start
running in circles, coming up tails
heads on a science apart."
Coldplay - "The scientist" -


martedì 22 gennaio 2013

Django unchained

Regia: Quentin Tarantino
Origine: USA
Anno:
2012
Durata: 165'




La trama (con parole mie): Django è uno schiavo separato dalla moglie Broomhilda a causa dei fratelli Brittle, liberato proprio per identificare i suoi ex padroni dal dentista e cacciatore di taglie King Schultz.
Tra i due uomini nasce un'amicizia che li porta a lavorare insieme non soltanto per catturare i suddetti fratelli ma per guadagnare abbastanza da considerare l'elaborazione di un piano che preveda di liberare la stessa Broomhilda, nel frattempo divenuta proprietà dello spietato Calvin Candie, appassionato di lotta tra schiavi nonchè psicotico esempio di ricco ragazzo bianco abituato al dominio.
La strada per la libertà e per la conquista della sua Broomhilda sarà per il sigfriedesco Django molto più complessa e lastricata di sangue di quanto non si potrebbe credere.






Quando in sala esce un film di Quentin Tarantino, l'attesa e l'hype che si creano sono sempre decisamente alti.
Se poi lo stesso è un western, finisce che il sottoscritto si ritrova a dover misurare quelle stesse aspettative con il genere con la g maiuscola del Saloon, la base sulla quale si poggia molta della mia personale mitologia cinematografica radicata nell'infanzia passata a casa di mio nonno materno a guardare i film con John Wayne.
Potenziale enorme, dunque, ma rischi dannatamente alti: perchè una delusione lungo la Frontiera è decisamente più cocente che in qualsiasi altro luogo cinematografico della Terra.
Fortunatamente il buon, vecchio Quentin è tornato a fare quello che sa fare meglio, ovvero il grande regista ed il grande sceneggiatore, oltre ad un amante a tutto tondo della settima arte con un talento spiccato nello stare dietro la macchina da presa, e dopo la perla che fu Bastardi senza gloria confeziona un'altra magia da restare a bocca aperta, mescolando il gusto un pò kitsch dell'epoca degli spaghetti western - ed omaggiandolo al contempo - all'approccio di rottura che è stato proprio il western degli ultimi vent'anni, da Dead man a Gli spietati: e lo fa applicando ad una storia di vendetta, follia, sangue e violenza nella migliore tradizione del "suo" pulp una tematica che pare uscita da un cocktail di Ghost dog e Spike Lee all'ennesima potenza, la questione della libertà legata al razzismo.
Ma la storia non è soltanto trovare un tema profondo e ad effetto e sposarlo ad una messa in scena clamorosa, una colonna sonora come sempre perfetta ed un cast in spolvero incredibile - grandissimo Christoph Waltz con il suo accento tedesco e la mossa dei baffi arricciati, strabiliante DiCaprio, un vero e proprio talento cristallino -, bensì fare di esso un proprio tema profondo, consegnandolo a passaggi che sono veri e propri pugni in faccia celati dietro all'ironia al vetriolo dell'autore nativo del Tennessee - su tutti la divertentissima sequenza dedicata al Ku Klux Klan e ai suoi cappucci e a quello che, a mio parere, è il passaggio fondamentale della pellicola, lo scambio che avviene tra Schultz, Candie e Django a proposito dell'acquisto dello schiavo che ha tentato la fuga: quel "è europeo, non è abituato a vedere un uomo fatto a pezzi dai cani" è un ritratto disincantato e feroce degli USA della segregazione razziale e della legge del più forte che proprio il western moderno ha di fatto contribuito a mostrare impietosamente -.
E così, da divertito e sopra le righe omaggio ad un filone che fece la fortuna anche del Cinema italiano ormai quarant'anni fa, alla Trilogia del dollaro e all'originale Django - spassosissimo il piccolo ruolo ritagliato per Franco Nero, protagonista di quella pellicola ed originale "portatore" di quel nome -, Django unchained diviene un manifesto della lotta per i diritti razziali condotta con la favella di Schultz - personaggio indimenticabile - e portata a compimento dal braccio vendicatore di Django, che balza senza pensarci due volte nell'Olimpo dei charachters votati al riscatto del regista accanto alla Sposa: i due protagonisti si avvicinano l'uno all'altro un passo alla volta a suon di proiettili e risate quasi ci si trovasse in un buddy movie condito da ettolitri di sangue nella prima parte per poi concedersi una virata insolitamente drammatica dall'entrata in scena di Candie/DiCaprio, una tecnica che il vecchio Clint aveva sfruttato alla grande nel suo Capolavoro Gran Torino, e che Tarantino rispolvera alla sua maniera cogliendo davvero tutto il meglio che poteva essere pescato dalla materia.
Il crescendo del confronto tra Candie ed il suo schiavo "venduto" Stephen e i due cacciatori di taglie è un magnifico climax da opera, o dramma teatrale pronto a culminare nel festival di cadaveri e corpi spappolati che ci si aspetterebbe quando a gestire una faccenda ci sono il bad boy Quentin ed i suoi singolari antieroi.
Ma Django unchained è davvero molto, molto più sfaccettato di questo: in nessun altro film si riuscirebbero a trovare mitologia nordica - la storia di Sigfrido -, lotte razziali da rap di strada ed iperviolenza mischiati tutti in un contesto western.
E scoprire che funzionano come fossero una cosa sola.
Django unchained è la definitiva conferma e consacrazione di un regista superlativo, una dichiarazione di guerra esplosiva e "cocky" all'indirizzo di un'elite a stelle e strisce che passa dalle armi da fuoco ai semi disturbati delle pretese da razza superiore.
Ma prima di tutto e di ogni altra cosa, recensione o lettura a più livelli, perizia tecnica o classe recitativa, Django unchained è un fottuto, grande film.
E questo dovrebbe bastare per tutto quanto.


MrFord


"Pain of all the lies
pain in all them lives
pain of losin homes
pain of the unknown
pain of what you spent
pain of government
no matter what you say
you don't pay
here they come to take it away
don't give up
don't give up the fight."
Public Enemy - "Don't give up the fight" -


lunedì 21 gennaio 2013

Fringe - Stagione 2

Produzione: Fox
Origine: USA
Anno: 2009
Episodi: 23



La trama (con parole mie): la divisione Fringe continua nel suo lavoro rispetto ai casi legati al sovrannaturale, con attenzione particolare alle invasioni del nostro universo ad opera dei misteriosi Osservatori e di alcuni soldati solo parzialmente umani con il potere di cambiare forma mescolandosi ai terrestri come li conosciamo. 
E mentre i rapporti tra Peter e Walter Bishop migliorano di giorno in giorno, Olivia Dunham scopre di essere il fulcro di un'operazione chiave tra quelle effettuate decenni prima dallo stesso Walter in compagnia del vecchio socio William Bell, ormai stabilitosi nella dimensione gemella da cui provengono gli "invasori".
Quello che ancora nessuno sa è che questa guerra tra i due mondi è stata causata proprio dall'intervento di Walter, che una volta visto morire il figlio Peter decise, per guarire il suo "altro" corrispettivo, di rapirlo per condurlo sulla nostra Terra e finire a crescerlo come se fosse suo.




Il recupero di Fringe in casa Ford ha più o meno lo stesso sapore di quello di 24: una serie per anni incensata da amici, conoscenti e parte della critica rimandata a data da destinarsi e dal poco appeal - almeno sulla carta - divenuta, episodio dopo episodio, una piacevole certezza per le visioni da piccolo schermo made in Saloon.
Trascorsa una decisamente più che discreta prima stagione, questa creatura dell'incontenibile J. J. Abrams a metà tra X-Files ed Alias è riuscita a spazzare via ogni residuo di dubbio grazie ad una grande intelligenza nella gestione delle sue risorse, da quelle drammatiche - il rapporto tra Walter e Peter, la questione morale sulle scelte che guidarono il primo nel corso della sua incursione nell'universo parallelo al nostro - a quelle prettamente votate all'intrattenimento, dagli episodi fini a se stessi a quelli "a tema" - splendidi i cambi di grafica della sigla, piacevolissima la versione noir tratta dalla fiaba che Walter racconta alla nipote di Olivia -: Fringe non sarà il nuovo Lost, o uno di quei titoli cui pare di non poter rinunciare, eppure il suo incedere è solido, la logica - per quanto si tratti di argomenti che spesso e volentieri la trascendono - non mostra il fianco e la tensione regge e coinvolge dall'inizio alla fine, un pò come i protagonisti.
Perchè se è pur vero che un prodotto di questo genere, per poter sperare nel successo e soprattutto nella garanzia di qualità, deve poter contare su script all'altezza e regie convincenti, è altrettanto vero che l'empatia che i personaggi principali susciteranno nell'audience finirà per giocare un ruolo chiave almeno quanto il successo in termini di ascolti: in questo senso, la squadra formata dalla divisione Fringe funziona che è una meraviglia.
Olivia Dunham, ferita come la più fragile delle eroine toste e solitarie, destinata a vivere sempre in perdita - fondamentali i due episodi legati al destino di Charlie Francis e alla rivelazione dei suoi sentimenti per Peter - e ad allargare le spalle per reggere un peso che pare comunque troppo grande; Peter Bishop, genio in perenne confronto con il padre ed in bilico tra la scelta di vivere istintivamente la propria vita e quella di approcciarla razionalmente, con la spada di Damocle rappresentata dal genitore a pendergli sul collo; Astrid Farnsworth, fedele ed insostituibile spalla ed assistente, apparentemente "invisibile" eppure sempre presente, come una sorella che sostiene senza che i fratelli minori e casinisti possano accorgersene anche soltanto da lontano; Philip Broyles, comandante dai modi spicci da duro sempre pronto a giocarsi il tutto e per tutto per la sua squadra; ed infine, il vero asso nella manica di Fringe: Walter Bishop.
Fragile ed indifeso, geniale ed assolutamente pericoloso, spontaneo ed a suo modo letale, un predatore dormiente come pochi se ne sono visti nella storia dei serial televisivi: in questo senso, ottimo davvero John Noble a donare uno spessore clamoroso ad un personaggio di quelli che ogni attore sognerebbe di interpretare e sceneggiatore di scrivere, considerate tutte le sfumature che è in grado di regalare.
Al cocktail già vincente di una squadra di questo genere si unisce un crescendo davvero incisivo che lascia aperti sbocchi interessantissimi per l'evoluzione della serie, che con l'avvicinamento dei due universi finirà per regalare allo spettatore quasi una doppia razione di se stessa, grazie ai personaggi presenti nelle loro differenti - a volte addirittura opposte - versioni.
Un plauso dunque agli autori, oltre che agli interpreti, che hanno saputo rivitalizzare un genere tendenzialmente di nicchia e ad uso e consumo dei nerd più nerd conferendogli quell'approccio cool che una serie del nuovo millennio deve sperare di possedere nel tentativo di fare breccia e diventare, costi quel che costi, un classico del genere.


MrFord


"I'm starting with the man in the mirror
I'm asking him to change his ways
and no message could have been any clearer
if you wanna make the world a better place
take a look at yourself, and then make a change."
Michael Jackson - "Man in the mirror" -




Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...