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domenica 3 marzo 2019

Sunday's child



Nuova settimana di uscite in sala e ritardo sempre più incredibile nella pubblicazione della rubrica, per l'occasione condotta da me e dal sempre sgradito Cannibal Kid, affiancati da Carlo Cerofolini, pronto ancora una volta a cimentarsi in questo scomodo ruolo al nostro fianco.
Per l'occasione, il ritorno di Lars Von Trier promette una nuova battaglia tra i due nemici per eccellenza della blogosfera. E speriamo sia così.

"Meno male che ci sei tu, altrimenti mi toccherebbe avere il Cucciolo Eroico come animale di compagnia."

La casa di Jack

"Si avvicina Ford: speriamo non mi chieda di farlo guidare."
Carlo: Dopo le malaugurate dichiarazioni al festival di Cannes Lars von Trier si è scavato la fossa, nel senso che la riabilitazione nell’olimpo del cinema voluta a furor di popolo da artisti e colleghi non lo ha riportato agli antichi consensi. Così se prima era un genio, oggi è solo un regista bollito e depresso, Per me resta comunque il film della settimana e che Dio ce la mandi buona…
Cannibal Kid: Lars von Trier regista bollito e depresso? Portatemi dei sali, che mi sento male.
Depresso sicuramente sì, e non fa nulla per nasconderlo, ma bollito proprio no. Forse solo Ford potrebbe pronunciare una bestemmia cinematografica del genere. In ogni caso, dopo lavori clamorosi come Melancholia e Nymphomaniac, il danese avrà realizzato l'ennesimo capolavoro della sua stratosferica carriera?
A breve il mio verdetto, che sarà quasi certamente opposto a quello di Ford. E a questo punto, credo anche a quello di Carlo.
Ford: una volta Von Trier mi piaceva. E parecchio. Poi ha finito per montarsi la testa come un Cannibal qualsiasi e ha cominciato a girare e sparare cose a caso e provocatorie solo per far parlare di sé. Che sia anche questo film una di queste? Spero di sì, perchè mi piacerebbe proprio bottigliarlo ancora una volta alla facciazza di Peppa Kid.



Domani è un altro giorno

"Ordiniamo un White Russian?" "Scherzi!? Guarda come si riduce Ford tutte le sere!"
Carlo: Al suo secondo film Simone Spada gira già un remake: mancanza di idee o film su commissione che sia, il film ha due attori che sembrano recitare nella parte di se stessi. Senza dimenticare che la coppia Giallini/Mastandrea era quella de L’odore della notte, film culto diretto dal compianto Claudio Caligari…
Cannibal Kid: Io un film, o anche una serie TV, brutti con Valerio Mastandrea non li ho mai visti. Non sarà il migliore attore del mondo, ma tutti i progetti che lo vedono coinvolto mi piacciono sempre tra l'abbastanza e il moltissimo. In questo Domani è un altro giorno c'è pure il pure lui sempre valido Marco Giallini, quindi direi che è un'accoppiata vincente quanto quella formata da me e da Ford. Anzi, spero anche meglio.
Ford: il trailer non mi ispira, ma la coppia Mastandrea/Giallini sì, neanche fosse una rivisitazione di quella ben più esplosiva Cannibal Kid/MrFord. Spero solo che non mi deluda troppo, perchè considerato il recente riavvicinamento ad una certa commedia italiana, potrei anche recuperarlo.

Ancora auguri per la tua morte

Comune reazione ad una nuova settimana di commenti sulle uscite di Ford e Cannibal.
Carlo: Seguito di Auguri per la tua morte, prevedo un film fotocopia dell’originale: se date un’occhiata al primo capitolo il vero orrore è il pensiero che la sua trama si presti a infinite reiterazioni.
Cannibal Kid: Ho adorato il primo Auguri per la tua morte. Uno degli horror più divertenti degli ultimi tempi. Certo, l'idea del loop temporale in stile Ricomincio da capo ormai è stata sfruttata in qualunque modo, ma la recente serie TV Russian Doll è la dimostrazione che si può utilizzare ancora in un modo un pochino originale. Spero riesca a farlo anche questo Ancora auguri per la tua morte. Mentre a Ford auguro tanto di trovarsi bloccato all'interno di infinite visioni di teen horror come questi.
Ford: ho evitato come la peste il primo, eviterò ancora come la peste il secondo. Roba da Cannibal Teen.

The Vanishing - Il mistero del faro

"La vita da fordiani è davvero una pacchia." "Già, su un'isola come questa uno come Cannibal non approderà mai."
Carlo: Qui invece c’è proprio odore di sola. Mi domando perché un attore bravo come Peter Mullan continui a sprecare il proprio talento in film del genere.
Cannibal Kid: Oltre a Peter Mullan, c'è un altro attore fordianissimo, Gerard Butler, autentico sinonimo di ciofeca. Non ne faccio quindi mistero: io da 'sto faro girerò al largo.
Ford: non mi ispira per nulla, ma per Mullan e Butler posso fare tranquillamente un sacrificio. Anche perchè il faro, come concetto, mi da l'idea di tranquillità e grandi sbronze in solitaria.

Croce e delizia

"Avete invitato a cena Ford e Cannibal? Facciamo ancora in tempo ad andarcene?"
Carlo: Nei film di Godano l’identità sessuale è sempre fonte di problemi. Moglie e Marito, suo film d’esordio, me lo ricordo come una delle commedie italiane più interessanti e riuscite. Sapete della maledizione dell’opera seconda vero? Se non siete superstiziosi andate a vederlo, altrimenti andate a vedere von Trier.
Cannibal Kid: La mia croce è Mr. Ford. Questo film sarà invece la mia delizia?
Difficile, ma non impossibile, visto che le commedie italiane negli ultimi tempi ogni tanto sanno regalare delle sorprese in positivo. Anche se io Alessandro Gassmann, almeno per ora, lo considero un sopravvalutato figlio di papà.
Ford: le commedie italiane di questo tipo ultimamente sanno regalare qualcosa di positivo, ma questa mi lascia perplesso. Sarà che manca Giallini accanto a Gassman. Comunque, una possibilità potrei anche darla. Mentre alla mia croce, Cannibal, continuerò a non dare neppure il beneficio del dubbio.

giovedì 29 novembre 2018

Thursday's child






Nuova settimana di uscite e nuovo ospite d'eccezione per questa rubrica: Alessandro, autore dell'ottimo Zucchero sintattico, che fortunatamente interviene per raddrizzare i torti musicali che Cannibal cerca di perpetrare dando contro ai Queen, storica band nota in tutto il mondo, neanche fossero gli esponenti di un film action fordiano.
Come se tutto questo non fosse abbastanza, il buon Alessandro ha anche avuto l'ottima iniziativa di scrivere un'introduzione. Meglio di così!


MrFord


Alessandro: Ehi ciao! Ho appena scoperto, spulciando altri articoli di questa rubrica, che questa premessa non serve. Peccato, ero proprio convinto che gli ospiti che hanno scritto prima di me avessero fatto un’introduzione, un cappello, una prefazione per spiegare chi sono. Avrei detto che ho un blog da una decina d’anni, e che di solito parlo di altro, tipo tematiche LGBT+, biscotti e Beyoncé, ma che anche il cinema non mi dispiace. E avrei detto che è un onore essere qua, sulle pagine virtuali di Pensieri Cannibali, che seguo da tempo immemore e che mi ha fatto scoprire serie tv che mai avrei scovato altrimenti. Un caloroso saluto anche a Mr James Ford, avrei aggiunto infine, prima di passare al commento dei film in uscita. E invece niente: la premessa di questo articolo è tutta di Cannibal Kid. Che diva.


 
"Hey Katniss Kid, ma quel mostro là in fondo è proprio Ford!?"
Bohemian Rhapsody

"We are the champions, e Cannibal neanche per sbaglio."

Alessandro: Se non avete molto tempo per vedere questo film, potreste prendere in considerazione l’idea di recarvi in Malesia. Lì la pellicola è stata tagliata in tutti e ventiquattro i minuti in cui la storia fa riferimento alla sessualità di Freddy Mercury. Un’operazione simpaticissima che avrà l’unica conseguenza di rendere incomprensibile la trama a tutti gli spettatori malesi, i quali avranno tuttavia risparmiato una mezzoretta scarsa da utilizzare per scaricarsi online la versione integrale. Quella della censura malese è solo l’ultima delle polemiche che ruotano attorno a questo film, che viene annunciato da Brian May nel 2010. Otto anni (e cinque cambi di regia) dopo, abbiamo una data di uscita (il 29 novembre), un protagonista (il bravissimo Rami Malek di Mr. Robot) e, finalmente, un regista: Bryan Singer, quello dei Soliti Sospetti e X-Men. Sono abbastanza sicuro che, affrontando tematiche come l’omosessualità, la musica, l’HIV e la vita vera di Freddie Mercury, questo film farà molto discutere. Il mio consiglio: prima di criticarlo, andiamo a vederlo.
Cannibal Kid: Non sono mai stato un fan della musica dei Queen, quindi avrei preferito che in Italia arrivasse la versione della pellicola tagliata da tutte le loro canzoni, ahahah!
Ok, questa battuta non ha fatto ridere nessuno, perché a parte me tutto il mondo Ford compreso ama la musica dei Queen e la prende pure terribilmente sul serio. Pure troppo. A parte il piccolo dettaglio di non essere un loro fan, c'è però da dire che sono un grande appassionato di film biopic musicali, quindi darò un'occhiata e pure un ascolto (magari a volume ridotto) a questa pellicola. L'interpretazione di Rami Malek in particolare dovrebbe valere la pena.
Ford: i Queen sono stati uno dei miei primi amori musicali, e ricordo ancora piuttosto bene quando Freddy Mercury morì ed io approfittai per consolare quella che era la mia cotta dei tempi della seconda media, anche se purtroppo ai tempi ero ancora troppo timido per poter approfittare davvero dello sconforto della signorina in questione. Ad ogni modo, nonostante non abbia grandi aspettative, già so che non mi perderò il biopic di una delle icone più importanti del rock di tutti i tempi, per quanto possa dire Cannibal, che sta alla Musica quasi meno che al Cinema.


Il Grinch

"Buono questo White Russian, bravo Ford!"

Alessandro: Torna il personaggio che vuole rubare il Natale a noi che vogliamo soltanto andare in ferie. Diciotto anni dopo l’ultimo adattamento, il Grinch è di nuovo nelle sale, con Yarrow Cheney e Scott Mosier alla regia al posto di Ron Howard, e Benedict Cumberbatch al posto di Jim Carrey (Alessandro Gassmann nella versione italiana). Per chi dice di odiare il Natale (è una fase, ma passa, tranquilli) c’è un’ottima scusa per andare al cinema e farsi un selfie accanto alla locandina.
Cannibal Kid: Piacere Alessandro, io sono il Grinch della blogosfera e odio il Natale. E no, non mi è ancora passata. C'è poi da dire che odio pure i film sul Natale, persino quelli con personaggi che fanno finta di odiare il Natale ma che poi finiscono per diventare vittime del fascino di regali, decorazioni, buoni sentimenti e volemose bene tipicamente fordiani. A parte Nightmare Before Christmas, io giro al largo da tutto ciò aspettando che questo spaventoso clima, sia invernale che natalizio, venga spazzato via. Possibilmente da un ciclone tropicale.
Ford: io a Natale mi diverto sempre, tra mangiate e bevute e tutti insieme appassionatamente, ma il Grinch non mi ha mai fatto impazzire, a prescindere dalla sua incarnazione. Per me la pellicola delle Feste resta Una poltrona per due, e anche quest'anno resterò fedele alla tradizione.

Se son rose

"Ma sei sicura di voler uscire con Cannibal? Quello è uno stalker di prima categoria!"

Alessandro: Faccio coming out: sono toscano e non sopporto Leonardo Pieraccioni. Ebbene sì. So che fuori dalla mia regione gira la voce secondo cui tutti i toscani amino alla follia Benigni, Pieraccioni e Renzi, ma non è così. Vi dirò di più: siamo in molti a trasgredire a questo luogo comune. In particolare, io sono Pieraccionofobo: credo non mi piaccia niente di quello che ha fatto, forse solo il Ciclone, ma solo perché l’ho visto da piccolo e non me lo ricordo.
Cannibal Kid: Faccio coming out: sono un blogger di cinema e non sopporto Mr. James Ford. So che c'è questo luogo comune che tutti noi blogger cinematografici ci amiamo e ci supportiamo a vicenda, invece no. Io boicotto White Russian fin dal maledetto giorno in cui ci sono finito sopra per sbaglio. Quel bischero di Pieraccioni invece non lo boicotto perché il suo film d'esordio, il brillante I laureati, mi era piaciuto e poi da allora in poi i suoi lavori si sono fatti talmente inconsistenti che si boicottano da soli.
Ford: faccio coming out: non ho mai sopportato Pieraccioni, ancora meno il suo amichetto Ceccherini e ancora meno Cannibal Kid. Ovviamente boicotterò questo film molto felicemente.




Ride

"Ma che succede?" "Ho scoperto di essere più vecchio di Ford. E non pensavo fosse possibile."

Alessandro: Ho letto molto sul primo lungometraggio da regista di Mastandrea, che adoro come attore e adoro come personaggio televisivo, quindi spero di amarlo anche da regista. Ho letto che parla di una donna a cui muore il marito sul lavoro, e non riesce a piangere, come vorrebbero tutti. Ho letto che hanno allagato una stanza per creare una tempesta all’interno di una casa. Ho letto che la signora del piano di sotto si è risentita, e non poco. Il pallino di Mastandrea per le morti sul lavoro non è nuovo: già qualche anno fa aveva girato un corto, Trevirgolaottantasette, con Elio Germano, sempre sullo stesso tema. Stavolta pare però che ci sia un’inversione del punto di vista: la storia che viene raccontata non è quella della vittima, ma quella della sua compagna (interpretata da Chiara Martegiani), quella, cioè, di chi resta in vita. Ed è proprio “a chi resta” che il film è dedicato.
Cannibal Kid: Pure io adoro Mastandrea come attore. Non che lo consideri un fenomeno della recitazione, però quasi tutti i film (e pure le serie TV, si veda l'ottima e sottovalutata La linea verticale) in cui compare sono ben al di sopra del resto delle produzioni italiane. E pure internazionali, diciamolo. Nonostante il tema affrontato rischi di essere più pesante di un post qualunque di James Ford che annega nei ricordi del suo passato, sono sicuro che la corsa su questo Ride varrà la pena di essere affrontata. Anche solo per scoprire un valido nuovo regista, o per realizzare che è meglio se Vastandrea faccia unicamente l'attore e basta.
Ford: Mastandrea mi piace, è un tipo tra l'outsider e la sorpresa. E questo film, che tratta una tematica importante, potrebbe essere uno dei più interessanti della settimana. Senza considerare che il trailer mi ha alquanto sfiziato.


Un giorno all'improvviso

"Ma questa applicazione è una bomba! E' roba da giovani come Alessandro o Cannibal Kid." "Ma Cannibal Kid non è giovane per niente!"

Alessandro: A me Anna Foglietta piace proprio e trovo che sia un’attrice bravissima. Diciamo che questo suo Un giorno all’improvviso non è esattamente il mio genere (una madre single, dolce e problematica si prende cura e si fa prendere cura dal figlio diciassettenne che sogna di diventare un calciatore professionista) ma piuttosto che andare a vedere il film di Pieraccioni sono disposto a fare un’eccezione. Il regista si chiama Ciro D’Emilio che qui dirige il suo primo lungometraggio, in maniera sicuramente migliore di come avrebbe fatto Pieraccioni.
Cannibal Kid: Applausi ad Alessandro e al suo odio viscerale nei confronti di Pieraccioni. Ricorda me i primi tempi in cui mi sono imbattuto in Ford e non facevo altro che criticarlo. A pensarci bene, non ho ancora smesso di farlo. Quindi tranquillo Alessandro, è una fase che non passa.
Anche a me inoltre Anna Foglietta piace, ma non abbastanza da vedermi un film sull'amore genitoriale che pare perfetto per quell'eterno candidato al titolo di “father of the year” di Ford.

Ford: il Cinema italiano, e Cannibal in questi anni l'ha imparato bene soprattutto in questa rubrica, dai tempi d'oro di Fellini e soci non rientra nelle mie priorità a meno di casi eccezionali. Nonostante la trama piuttosto fordiana, questo film non mi pare appartenga a quei casi. Cannibal, invece, resta un caso umano.

Tre volti

"E così il White Russian è arrivato anche in Iran: tra non molto arriverà anche a Casale Monferrato!"

Alessandro: Abbandonata la gialla autovettura del precedente Taxi Teheran, Jafar Panahi si mette al volante di un fuoristrada 4x4 e continua a macinare chilometri e pellicola. Anche se non potrebbe, perché una sentenza gli impedisce di viaggiare, rilasciare interviste, scrivere, produrre e dirigere film. Questo Tre volti è probabilmente il titolo più interessante della settimana cinematografica, sia per tutto il contorno di cui abbiamo appena dato qualche accenno, sia per la trama che si intreccia profondamente con gli elementi culturali della società iraniana.
Cannibal Kid: Di Jafar Panahi non ho ancora guardato alcun lavoro e sono curioso di farlo. Per vedere se di lui si parla solo per via del boicottaggio subito, o perché il suo cinema merita per davvero. Quando sono in vena di farmi una sana serata da radical-chic in stile fordiano, dai che vado di bel film impegnato iraniano.
Ford: Panahi è un grandissimo, e i suoi film sempre interessanti e profondi. Questo Tre volti potrebbe essere la sorpresa cinematografica della settimana, e forse una di quelle del mese. Alla facciazza dei finti radical come il Cucciolo Eroico.


giovedì 7 giugno 2018

Thursday's child







Nuova settimana per la rubrica dedicata alle uscite con più ospiti della blogosfera che torna finalmente ad avere ospiti, per la precisione Andrea, che avrà l'arduo compito non tanto di far dimenticare l'ospite della settimana precedente, quanto di trovare il punto d'equilibrio - o di squilibrio - tra il vecchio cowboy ed il finto giovane Radical Kid.



"Questo è un cucciolo di Ford, bisogna stare davvero molto attenti."



JURASSIC WORLD – IL REGNO DISTRUTTO

"E questo è un esemplare di Ford adulto: occorre stare ancora più attenti."
 
Andrea: Un film sui dinosauri? Un altro? Ma non si erano estinti? Non amo il genere. Il mio unico contatto coi dinosauri è stato Terra Noia… ehm, Nova e non è andato oltre la puntata pilota. Cos’altro c’è da dire sui dinosauri? Niente più di quanto si sia già visto: i soliti ‘argh’, le solite zanne, le solite rincorse. Ma sicuramente qualcosa di interessante può offrirla Chris Pratt, l’attore protagonista. E no, non la sua interpretazione. Ma che pensate, maiali? Mi riferisco ai pettorali scolpiti.
Cannibal Kid: Non è che fossi molto appassionato di Jurassic World, negli anni '90. Sarà che non ho mai avuto la passione per i dinosauri e le cose jurassiche in generale, Ford compreso. Il primo recente Jurassic World però a sorpresa non mi era spiaciuto affatto, o se non altro non mi aveva distrutto le palle dalla noia. Questo sequel non troppo richiesto riuscirà a bissare? Non ci giurerei troppo, ma credo potrei fare uno sforzo. Più per Bryce Dallas Howard che per Chris Pratt, a dirla tutta.
Ford: nel corso degli anni novanta, a sorpresa come Cannibal, non ero un grande fan del brand "Jurassico" inaugurato da Spielberg, eppure il recente Jurassic World mi aveva divertito parecchio. Questo nuovo capitolo, oltre ad apparire una tamarrata degna del Saloon, potrebbe divertire molto anche il Fordino, dunque ben venga, Pratt o Dallas Howard che sia, seppur per diversi motivi.

MALATI DI SESSO

"E quest'acqua naturale cosa mi rappresenta? Mi avete preso per Cannibal?"

Andrea: Stavo pensando di esordire con “Oh, interessante.” Poi mi sono accorto che il film è di provenienza italica e munito di tutte le protezioni del caso – non voglio mica beccarmi la malattia dell’italianità vuota e stantia che appesta tanto cinema e serialità nostrani – sono andato a letto col trailer. Nel senso che l’ho visto sul pc accovacciato fra le lenzuola spiegazzate perché i resti di un’antica cena hanno monopolizzato il tavolo della stanza e minacciavano di prendere vita. Mi ha eccitato? Mi ha reso malato di sesso come un simile titolo sembra promettere? No. È più sexy l’alluce scarnificato della vecchietta in ciabatte che incontro sotto casa di tutto il cast, di tutta la confezione registica e di tutto il comparto autoriale (ma perché qualcuno ha scritto questa zozzeria che zozza non è?). Immancabile la canzone americana, di cui, sebbene famosissima, mi sfugge il titolo: un modo tutto italiano per spruzzarsi addosso un po’ di figaggine. Dal momento che i nostri film e le nostre serie perlopiù ne sono privi in senso drammaturgico, allora basta sbatterci sopra un brano degli U2 o dei R.E.M. e sei in pace col lato cool e profondo di te.
Cannibal Kid: I poster scopiazzati da quelli di Nymphomaniac del solo e unico Lars von Trier non sono certo il massimo dell'originalità, considerando che la stessa idea era già venuta qualche annetto fa a quelli di Smetto quando voglio. La canzone usata nel trailer, per sciogliere il dubbio di Andrea, è la più che piacevole “Spirits” degli Strumbellas, che mi pare piaccia anche a Ford. Pure questa però non è un'idea di primo pelo, visto che ad esempio l'aveva già sentita suonare nel trailer de Il sole a mezzanotte, se non ricordo male. Il tema trattato è interessante, ma lo svolgimento rischia di essere tutt'altro che fenomenale o anche solo un minimo imprevedibile. L'unico dubbio che ho è: nella clinica per malati di sesso, i protagonisti incontreranno anche Harvey Weinstein?
Ford: il sesso ci sta sempre, e quando è sfruttato bene in un film per quanto mi riguarda si va alla grande. Peccato che in questo caso si tratti dell'ennesima poracciata italiana dalla quale girerò alla larga neanche fosse un alluce scarnificato di vecchietta. O, per dire, un Cannibal Kid.

TITO E GLI ALIENI

"Più che alieni, quei tre bloggers mi paiono alienati."

Andrea: A proposito di italianità… questa di Tito e gli Alieni però è un’italianità che non mi spiace, è un’italianità che almeno a parer mio sembra fresca e genuina e vada coltivata. C’è un’ironia buona, che gioca coi vizi e gli stereotipi, ribaltandoli, facendoli fare il can can e la doppia giravolta, non il sarcasmo spicciolo rubato dai discorsi della nonna su come si fa il brodino e guarda ti sei fatto sulla maglia una macchia a forma di pisello, attento a non scivolare sulle bucce di banana e guarda che zoccola. Ovviamente potrei sbagliarmi, eh. Spero che l’ora e mezza di film non mi sbugiardi. Pena, rapimento da parte degli alieni.
Cannibal Kid: C'è Valerio Mastandrea, e quindi per me è sì. Non che sia l'attore migliore del mondo o anche solo d'Italia, però (quasi) sempre sceglie dei progetti interessanti, o se non altro che a me piacciono parecchio, dai film di Virzì a Perfetti sconosciuti, passando per La felicità è un sistema complesso, Fiore e la serie La linea verticale. Questo Tito e gli alieni inoltre dal trailer si candida a potenziale gioiellino. Basta solo che non si riveli la solita robetta buonista buona per Ford.
Ford: robe italiane giuste ne escono davvero poche, e questo Tito e gli alieni, nonostante il tito(lo) agghiacciante, pare rientrare nella categoria. Lo spero davvero, perchè Mastandrea mi è sempre piaciuto ed i progetti alternativi made in Terra dei cachi, se ben gestiti, non hanno nulla da invidiare a quelli oltreoceano che, come dice a sproposito Cannibal, incenso per partito preso.

L’ATELIER

"Quello è Cannibal Kid." "Davvero? Quel blogger che pensa di essere giovane come noi e invece è soltanto un vecchio? Com'è ridotto male!"

Andrea: E veniamo ai francesi. I francesi non è che filmicamente li frequenti tanto – ma un bel francesino occhi azzurri e boccuccia sottile attendo con ansia di incrociarlo. Da quel poco che la mia percezione cinefila, ma più telefila, ha annusato qui e lì penso che i francesi abbiano buon gusto per l’estetica, siano molto raffinati e spesso questa raffinatezza tracimi in arte. A volte, però, come è accaduto con Les Revenants si chiudono così a riccio nelle loro confezioni filmiche algide e altezzose che non sanno toccare le corde dello spettatore che in sala si predispone a farsi stuzzicare. Un po’ come farsi bello per il proprio maschietto e non venire filati ‘manco di striscio. Va bè, spero che la relazione con L’atelier almeno sia più… proficua.
Cannibal Kid: Io invece del cinema francese, da buon radical-chic terminale quale sono, penso il meglio. Non sempre, eh, però spesso. L'atelier è il nuovo lavoro diretto da Laurent Cantet, il regista del notevole La classe, quindi clamorosamente potrebbe mettere d'accordo in positivo sia me che Ford. E non è mica roba da tutti. Certo non da tutti i francesi, considerando che il mio blogger rivale in genere li detesta.
Ford: in genere detesto i francesi almeno quanto Cannibal Kid, ma Cantet è una piacevolissima eccezione, autore di uno dei miei film d'oltralpe preferiti degli ultimi dieci anni, La classe. Questo L'atelier forse non si adatta altrettanto bene agli argomenti fordiani classici, eppure mi sento di dare fiducia ad uno dei pochi nomi del panorama cinematografico mondiale che, e Andrea sarà testimone, riesce a mettere d'accordo i due rivali numero uno della blogosfera.

DIVA!

"Di quello che hanno da dire quei tre non voglio più sentire neppure una parola!"

Andrea: Mi sembra un’operazione interessante. Un film a metà fra fiction e documentario con una manciata di attrici moderne che provano a ripercorrere i vissuti di Valentina Cortese, che – faccio mea culpa – non sapevo ‘manco chi fosse prima di sentir parlare del film. Il film sembra fatto con le migliori intenzioni… ma riusciranno le attrici di oggi a reinterpretare un volto che, apprendo solo ora – sì, sono vissuto in un pianeta fatto di sole serie televisive U.ES.EI e bei ragazzi –, è scolpito nel cinema italiano. Qua c’è il rischio cagna maledetta… Sarà forse un caso che nel cast ci sia anche Carolina Crescentini?
Cannibal Kid: Avevo sentito parlare di questo Diva! perché era stato premiato con un Nastro d'Argento al miglior docufilm, però non è che mi ispiri troppo. Come operazione sulla carta sembra anche interessante, ma nella pratica a vedere il trailer mi sembra un lavoro ad alto rischio sbadiglioso. Insomma, io ho intenzione di fare la diva di turno che se la tira e questo film lo guarderà soltanto se qualcuno mi pagherà profumatamente per farlo.
Ford: io non credo di avere le movenze, lo stile e la classe di una diva, ma purtroppo ancora una volta questa settimana mi tocca concordare con Peppa Kid rispetto al rischio noia di un'operazione che potrebbe anche rivelarsi interessante. A questo punto manderei in avanscoperta Andrea, in modo che possa sdebitarsi con noi dell'ospitata!

RESPIRI

"Andrea è ancora chiuso a piangere in camera sua?" "Sì, non si è più ripreso dall'incontro con Ford e Cannibal."

Andrea: Apparentemente sembra un thriller ben fatto, almeno a stando a quel pochetto che ho visto nel trailer, un pochetto però senza dialoghi… e questo mi dà da pensare. Ho il timore che se gli attori aprissero bocca le atmosfere cupe da thriller si riconvertirebbero in una chiassosa sagra della porchetta con tanto di banda e ‘annunciaziò’ del sindaco. Forse è questa la paura su cui vuole fare leva il film…
Cannibal Kid: Il timore sollevato dall'attento Andrea mi ha fatto mancare il respiro, molto più di quanto non sia riuscito a fare il trailer di questo poco invitante thriller. E mi ha toto il respiro quasi quanto una recensione strampalata uscita dalla mente malata di Mr. Ford.
Ford: non trattenete il respiro nell'attesa che decida di guardare questo film. Tranne Cannibal.

LA TERRA DELL’ABBASTANZA

"Ammazza, questo posto è peggio di Casale e di Lodi messe insieme!"

Andrea: Per la serie ‘spenna il Saviano dalla cacca d’oro’, ecco un altro film legato a Napoli e agli ambienti della mafia. Sì, la prospettiva è diversa. Stavolta è il boss a venire ucciso dagli innocenti e bla bla bla. Però io ho come l’impressione che sia tutta un’enorme operazione commerciale, chiaramente di pregio, che accontenta le tasche dei produttori e le penne dei critichi, che così possono vergare elogi di caratura letteraria sentendosi un po’ Dante e un po’ Manzoni, come piace fare a me coi miei telefilms. Per me, è nì.
Cannibal Kid: Per me, è un no sonoro. La stessa risposta che do di default a qualunque domanda o richiesta di Ford. E per questa settimana, con i poco promettenti filmetti della settimana, direi che è abbastanza.
Ford: io mi dico abbastanza sicuro che eviterò anche questo film come la peste. O come Cannibal.

sabato 13 maggio 2017

L'odore della notte (Claudio Caligari, Italia, 1998, 101')





Quando, lo scorso anno, il mio cammino incrociò per la prima volta quello di Claudio Caligari grazie a Non essere cattivo - purtroppo, ultimo film del regista prima della scomparsa -, rimasi colpito al cuore: da tempo, nonostante discrete ma patinatissime produzioni come Suburra o ACAB, infatti, non mi capitava di finire catapultato nel cuore della Roma criminale neanche fossi tornato ai tempi della serie Romanzo Criminale, delle borgate raccontate da Pasolini o degli esempi di cinema noir rozzo e cattivo come quello di Cani arrabbiati di Bava.
L'odore della notte, lavoro precedente del regista - datato novantotto, giusto per dare un'idea delle difficoltà produttive cui Caligari andò incontro nel corso di tutta la carriera -, traccia in un certo senso il percorso proprio di Non essere cattivo, forse in modo meno incisivo e dirompente ma non per questo poco ispirato o funzionale.
Le vicende del piccolo gruppo di criminali "di quartiere" - all'interno del quale trova spazio un allora quasi mio coetaneo Marco Giallini, lontano dai fasti e dal successo attuali - guidati dall'ex poliziotto in cerca di adrenalina interpretato da Valerio Mastandrea definiscono ed alla grande lo status di outsiders - o losers, verrebbe da scrivere - della bassa manovalanza della strada, che vive rapine ed esistenze al di fuori della Legge quasi come una rivincita verso il Destino o tutta quella classe sociale e politica protetta da Potere e Denaro che complotta, organizza e progetta in modo che lo status quo del mondo possa non cambiare mai.
L'odore della notte è la storia della parabola discendente - che pare a tratti voluta, quasi autodistruttiva, a tratti inevitabile, quasi non ci fosse alternativa alla sconfitta - delle piccole realtà di quartiere, del crimine "operaio" e di tutti i disadattati che sguazzano in uno stagno neanche si trovassero nel più grande e ricco - in termini di prede - degli oceani.
Da questo punto di vista il lavoro del regista è ottimo soprattutto nell'umanizzazione dei main charachters, che perfino a fronte delle loro azioni peggiori paiono vulnerabili e figli di un disagio profondo ed intimo, di una società che li ha voluti lì dove si trovano quasi fin dalla nascita.
Non mancano una percentuale di grottesco - l'ultima rapina nella villa, l'incontro con Little Tony - ed un tocco artigianale che rendono il tutto quasi "grindhouse" - come la metterebbe Tarantino -, così come una partecipazione sentita da parte di tutti i protagonisti, che paiono usciti dritti dritti da quei luoghi popolari - nel senso buono del termine - ma degradati e lontani dalla città "vera" o dal sottobosco urbano descritto, tra gli altri e alla grande, dal già citato Pasolini.
E la riflessione sul moto che porta qualcuno sulla "cattiva strada" - e qui entra in campo un altro mostro sacro, De Andrè - oltre alla ricerca di un brivido che nient'altro, probabilmente, nel corso di una vita "normale", può dare, ovvero la volontà segreta - come pare sia per la maggior parte dei serial killers - di correre incontro al fallimento, sfiorarlo ogni volta con più decisione fino a finire mangiati dallo stesso per stanchezza, età, desiderio di andare davvero oltre.
Ma sarà davvero così?
Sarà paura di vincere, o di essere come quelli che additiamo come "cattivi"?
Non essere cattivo, avrebbe recitato il film segnalato in apertura di post.
E già, non dovremmo.
Ma a volte il richiamo della foresta è più forte di qualsiasi altro.




MrFord




 

lunedì 8 agosto 2016

Saloon's Bullettin #4



Se qualcuno mi avesse detto che un giorno sarei riuscito a non trovare un film firmato Checco Zalone non vomitevole avrebbe rischiato le più prepotenti bottigliate immaginabili, e invece è successo: certo, venivo da otto giorni consecutivi di lavoro ed agognavo al riposo ed al coma irreversibile da pre-ferie, eppure Quo Vado?, titolo che alla sua uscita in sala ha sbriciolato ogni record d'incasso per quanto riguarda la Terra dei cachi, non mi ha fatto cacare quanto avrei previsto.
Principalmente, credo che il "merito" di questo "successo" sia legato al fatto che Zalone, per una volta, è riuscito a toccare un tema d'attualità - l'inferno dantesco della situazione lavorativa e l'importanza del famigerato "posto fisso" - senza finire a raccontarlo attraverso la volgarità di grana grossa tipica dei prodotti televisivi e non cinematografici.
Certo, la settima arte sta da tutt'altra parte, ma tutto sommato qualche risata ed un sottile senso d'appartenenza allo Stivale portano a casa la pagnotta (un bicchiere e mezzo).
Incredibilmente - considerati i miei standard esterofili - si resta dalle nostrane parti con La felicità è un sistema complesso, tentativo quasi indie che pare un ibrido tra Il capitale umano ed il Cinema sociale anni settanta, non completamente riuscito ed un pò troppo nebuloso a tratti, eppure capace di farsi voler bene con il passare dei minuti, quasi fosse un appuntamento che si crede non abbia speranza o partito in modo disastroso finito poi con una delle migliori scopate della propria vita.
Ora, sono ben lontano dall'esaltare il lavoro di Zanasi - che soffre di molti dei limiti offerti dal "troppo italiano", a partire da un livello recitativo molto basso -, ma una visione, a mio parere - considerato il rapporto non proprio idilliaco che ho avuto nel corso delle ultime stagioni con i prodotti made in Italy - ci potrebbe stare tutta, fosse anche solo per il moonwalk tra un lato e l'altro della banchina del treno alla stazione di Trento (due bicchieri e mezzo).
Non potevo poi, a seguito della sua scomparsa - che mi è costata un dolore profondo ed inaspettato legato ai tantissimi ricordi legati alla mitica figura -, non concedermi una serata in memoria di Bud Spencer, consacrata alla visione di uno dei miei titoli favoriti nella carriera dell'attore: uscito nel pieno degli anni ottanta e pronto a cavalcare l'onda del successo del brand di Rocky, Bomber, per quanto artigianale sotto tutti i punti di vista, risulta ancora oggi magico e divertentissimo - non avrei mai pensato di poter ridere ancora così tanto di fronte alle battute da Drive In di Jerry Calà -, con almeno un paio di sequenze cult legate al mito di Bud - il ballo alla tirolese condito dai ceffoni su tutte - e tutta quella pancia che manca al trash attuale.
Ne ho già parlato in occasione della giornata dedicata al leggendario attore, ma sono felice di aver lasciato un riferimento della visione anche qui.
Un cult intramontabile per i fan del fu Carlo Pedersoli, ma anche uno di quei prodotti di nicchia che andrebbero riscoperti e rivalutati dalle nuove generazioni. Mitico (un bicchiere e mezzo obiettivo, tre per il cuore e per Bud).
Sul fronte del piccolo schermo, invece, come ogni estate casa Ford si trasforma in una sorta di succursale del Grey-Sloane Memorial, considerata l'affezione che qui al Saloon si continua a nutrire - Julez in primis - per la creatura numero uno di Shonda Rhimes: Grey's Anatomy potrà essere ormai praticamente una soap mascherata da medical drama, il mio favorito Karev non più un bad guy, si patisce ad ogni secondo l'assenza di personaggi come Dottor Stranamore e Dottor Bollore, eppure ammetto che ogni ciclo scorre con grandissima scioltezza a colpi anche di tre o quattro episodi al giorno, e ad ogni anno, tra morti, abbandoni e storie d'amore, si finisce sempre per attendere il successivo giro di giostra: per quanto riguarda questo numero dodici, sono contento di non aver assistito a drammi particolarmente catastrofici o abbandoni da lacrime facili, nonostante non si sia, di fatto, concluso troppo.
Ormai il nucleo principale degli ex specializzandi - o almeno, quello che ne resta - è costituito da strutturati, e la seconda generazione non è ancora giunta a compiere il grande salto: quindi, direi quasi che si è trattato di una piacevole, comprensibile transizione (due bicchieri).
Il punto forte della settimana - anche se sicuramente, con la nuova struttura del blog, giungerò in ritardo clamoroso - è stato dato dalla conclusione della sesta stagione di Game of thrones, uno dei serial più chiacchierati, amati e discussi della blogosfera e non, divenuto il fenomeno di costume più importante in termini di numero di personaggi ed affezione agli stessi dai tempi di Lost.
Con quest'annata, finalmente, i tempi per i protagonisti della lotta per Westeros - in tutti i sensi - si stringono, abbandonando la noia diffusa della stagione precedente - forse la peggiore della serie - per pigiare sull'acceleratore bruciando, a volte, fin troppo le tappe: a fare la parte del leone, senza ombra di dubbio, l'episodio dedicato al gigante buono Hodor - uno dei più belli dei sei anni di programmazione -, il ritorno - SPOILER - del Mastino, ed una doppietta conclusiva giocata sullo scontro tra l'esercito del redivivo Jon Snow affiancato dalla sorellastra Sansa Stark ed il perfido Ramsay Bolton, per molti versi il charachter più odiato dai tempi di Joffrey, la partenza di Daeneris e delle sue armate alla volta di Westeros e la conquista del trono di Cersei, che guadagna qualche punto liberando gli schermi - SPOILER - dalla spiacevole presenza dell'Alto Passero.
Senza dubbio non perfetta ed assolutamente criticabile, la creatura nata dai romanzi di George Martin sta assumendo connotati sempre più epici, finendo per diventare una sorta di versione da piccolo schermo de Il signore degli anelli.
Speriamo che la qualità, per le prossime due stagioni - che dovrebbero essere le conclusive -, possa solo che migliorare.
Considerato che "Winter has came", non sarebbe male avere qualcosa per scaldarsi (tre bicchieri).





MrFord

lunedì 14 marzo 2016

Perfetti sconosciuti

Regia: Paolo Genovese
Origine: Italia
Anno: 2016
Durata: 97'







La trama (con parole mie): un gruppo di amici che fin dall'adolescenza continuano a vivere quasi in simbiosi le proprie vite si riunisce per una cena di quelle da serata in relax per aggiornarsi sulle diverse quotidianità, e spinti da una sorta di curiosità o di voglia di uscire dal seminato, decidono per tutta la durata dell'appuntamento di condividere ogni informazione, chiamata, messaggio o mail giunta sui loro telefoni.
La scelta di rendere pubblico tutto anche solo per qualche ora darà inizio, ovviamente, ad un valzer di equivoci, momenti divertenti, scambi di persone e rivelazioni drammatiche che potrebbero mettere in gioco non solo le relazioni delle coppie presenti, ma anche quella che lega l'intero gruppo.
Quali saranno, dunque, le decisioni che muoveranno i singoli?
Bugie e silenzi in grado di proteggere l'ordine costituito o rivelazioni devastanti?







Quanti di noi, in assoluta sincerità e certezza, possono affermare, soprattutto di fronte alle persone più care, di non avere segreti, di alcuna natura?
A prescindere dal fatto di vivere in un contesto sociale che ormai prevede network, collegamenti, mail, chiamate, smartphones e via discorrendo, quanti possono davvero guardare in faccia qualcuno che non sia l'immagine riflessa la mattina nello specchio ed affermare che chi si ha di fronte conosce tutto, ma proprio tutto, di noi?
Spesso si dice che la verità rende liberi, e si canta che fa male, e mi sento di poter affermare che entrambe le cose sono spesso e volentieri assolutamente vere.
Eppure, c'è qualcosa che lascia il dubbio, almeno in me: sarà che nel corso della mia vita ho tradito, rubato, mi sono mosso alle spalle delle persone almeno quanto in faccia, sarà che la timidezza della gioventù finiva per farmi sentire in imbarazzo, nel rivelare una verità scomoda, sarà che il senso di colpa in cui cresciamo in quanto società cattolica mina la nostra formazione fin dalla tenera età, sarà che probabilmente c'è chi ha un senso etico più alto di altri, e via discorrendo, ma ho sempre trovato clamorosamente rischiosa anche la verità a tutti i costi, in una misura uguale, se non addirittura peggiore, della bugia a tutti i costi.
Perfetti sconosciuti, esperimento quasi teatrale che a tutti gli effetti pare la versione italiana - e più riuscita, per quanto mi riguarda - del Carnage polanskiano, porta lo spettatore - o ancora meglio, gli spettatori, se parliamo di coppie o gruppi - a confrontarsi e riflettere sul tema della reciproca conoscenza dalle risate alle lacrime, toccando non solo tematiche classiche legate a questo tipo di situazioni - come il tradimento - ma anche la convivenza con gli altri, l'approccio alla vita, la capacità di superare, affrontare di petto o arginare problemi che, se gestiti in modo diverso, potrebbero far prendere una direzione anche opposta non solo ad un rapporto, ma anche e soprattutto alle esistenze di chi lavora per costuirlo giorno dopo giorno, che si parli di marito e moglie, fidanzati, o "semplicemente" amici.
Perchè non è semplice, per l'appunto, costruire un rapporto: certo, ci sono i primi periodi di "innamoramento", il sesso per le coppie e le uscite da risate dall'inizio alla fine per le amicizie, la voglia di scoprire l'altra persona, e di farsi scoprire da lei, ma esistono anche la fatica del quotidiano, la normalità che si cela, come è giusto che sia, dietro ognuno di noi, e che, paradossalmente, ci rende speciali almeno quanto i difetti prima ancora dei pregi e dei "misteri".
Ed è proprio nella normalità che si rifugiano le soluzioni di comodo, le piccole bugie a fin di bene, quel quieto vivere che rischia di insidiarsi come una tentazione sotto la pelle, pronta ad uscire fuori non appena si presenta un'occasione.
Ma non c'è soltanto questo, nella normalità: esiste anche la verità detta senza filtri, perchè se l'altro ci può capire allora è più facile dire tutto, ma proprio tutto, anche a costo di apparire brutali.
Tanto brutali da scatenare risentimenti, silenzi pesanti, rabbia, vendetta.
Dunque, cosa scegliereste e cosa scegliete tutti i giorni di fare, rispetto ai rapporti più importanti della vostra vita?
Quando decidete di mentire - a fin di bene, o a fin di male -, e quando, al contrario, puntate alla verità nuda e cruda?
Chiedetevi questo, allo specchio, una volta terminata la visione di Perfetti sconosciuti - mi sono risparmiato di parlare specificamente del film, per evitare ogni spoiler o falsa traccia, un pò come il trailer che lo fa apparire come una sorta di innocua commedia, quando non lo è neppure lontanamente -: cosa è meglio per me? E cosa per chi mi sta accanto?
Personalmente, preferirei non sapere quali sono le vostre risposte.





MrFord





"Vorrei poterti credere 
sarebbe molto più facile 
rincontrarci nei pensieri 
distesi come se fossimo 
sospesi ancora nell'attimo in cui poteva succedere 
e poi cos'è successo 
aspettami oppure dimenticami 
ci rivediamo presto 
fra almeno altri cinque anni 
e come sempre sei la descrizione di un attimo per me."
Tiromancino - "La descrizione di un attimo" - 





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