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lunedì 8 agosto 2016

Saloon's Bullettin #4



Se qualcuno mi avesse detto che un giorno sarei riuscito a non trovare un film firmato Checco Zalone non vomitevole avrebbe rischiato le più prepotenti bottigliate immaginabili, e invece è successo: certo, venivo da otto giorni consecutivi di lavoro ed agognavo al riposo ed al coma irreversibile da pre-ferie, eppure Quo Vado?, titolo che alla sua uscita in sala ha sbriciolato ogni record d'incasso per quanto riguarda la Terra dei cachi, non mi ha fatto cacare quanto avrei previsto.
Principalmente, credo che il "merito" di questo "successo" sia legato al fatto che Zalone, per una volta, è riuscito a toccare un tema d'attualità - l'inferno dantesco della situazione lavorativa e l'importanza del famigerato "posto fisso" - senza finire a raccontarlo attraverso la volgarità di grana grossa tipica dei prodotti televisivi e non cinematografici.
Certo, la settima arte sta da tutt'altra parte, ma tutto sommato qualche risata ed un sottile senso d'appartenenza allo Stivale portano a casa la pagnotta (un bicchiere e mezzo).
Incredibilmente - considerati i miei standard esterofili - si resta dalle nostrane parti con La felicità è un sistema complesso, tentativo quasi indie che pare un ibrido tra Il capitale umano ed il Cinema sociale anni settanta, non completamente riuscito ed un pò troppo nebuloso a tratti, eppure capace di farsi voler bene con il passare dei minuti, quasi fosse un appuntamento che si crede non abbia speranza o partito in modo disastroso finito poi con una delle migliori scopate della propria vita.
Ora, sono ben lontano dall'esaltare il lavoro di Zanasi - che soffre di molti dei limiti offerti dal "troppo italiano", a partire da un livello recitativo molto basso -, ma una visione, a mio parere - considerato il rapporto non proprio idilliaco che ho avuto nel corso delle ultime stagioni con i prodotti made in Italy - ci potrebbe stare tutta, fosse anche solo per il moonwalk tra un lato e l'altro della banchina del treno alla stazione di Trento (due bicchieri e mezzo).
Non potevo poi, a seguito della sua scomparsa - che mi è costata un dolore profondo ed inaspettato legato ai tantissimi ricordi legati alla mitica figura -, non concedermi una serata in memoria di Bud Spencer, consacrata alla visione di uno dei miei titoli favoriti nella carriera dell'attore: uscito nel pieno degli anni ottanta e pronto a cavalcare l'onda del successo del brand di Rocky, Bomber, per quanto artigianale sotto tutti i punti di vista, risulta ancora oggi magico e divertentissimo - non avrei mai pensato di poter ridere ancora così tanto di fronte alle battute da Drive In di Jerry Calà -, con almeno un paio di sequenze cult legate al mito di Bud - il ballo alla tirolese condito dai ceffoni su tutte - e tutta quella pancia che manca al trash attuale.
Ne ho già parlato in occasione della giornata dedicata al leggendario attore, ma sono felice di aver lasciato un riferimento della visione anche qui.
Un cult intramontabile per i fan del fu Carlo Pedersoli, ma anche uno di quei prodotti di nicchia che andrebbero riscoperti e rivalutati dalle nuove generazioni. Mitico (un bicchiere e mezzo obiettivo, tre per il cuore e per Bud).
Sul fronte del piccolo schermo, invece, come ogni estate casa Ford si trasforma in una sorta di succursale del Grey-Sloane Memorial, considerata l'affezione che qui al Saloon si continua a nutrire - Julez in primis - per la creatura numero uno di Shonda Rhimes: Grey's Anatomy potrà essere ormai praticamente una soap mascherata da medical drama, il mio favorito Karev non più un bad guy, si patisce ad ogni secondo l'assenza di personaggi come Dottor Stranamore e Dottor Bollore, eppure ammetto che ogni ciclo scorre con grandissima scioltezza a colpi anche di tre o quattro episodi al giorno, e ad ogni anno, tra morti, abbandoni e storie d'amore, si finisce sempre per attendere il successivo giro di giostra: per quanto riguarda questo numero dodici, sono contento di non aver assistito a drammi particolarmente catastrofici o abbandoni da lacrime facili, nonostante non si sia, di fatto, concluso troppo.
Ormai il nucleo principale degli ex specializzandi - o almeno, quello che ne resta - è costituito da strutturati, e la seconda generazione non è ancora giunta a compiere il grande salto: quindi, direi quasi che si è trattato di una piacevole, comprensibile transizione (due bicchieri).
Il punto forte della settimana - anche se sicuramente, con la nuova struttura del blog, giungerò in ritardo clamoroso - è stato dato dalla conclusione della sesta stagione di Game of thrones, uno dei serial più chiacchierati, amati e discussi della blogosfera e non, divenuto il fenomeno di costume più importante in termini di numero di personaggi ed affezione agli stessi dai tempi di Lost.
Con quest'annata, finalmente, i tempi per i protagonisti della lotta per Westeros - in tutti i sensi - si stringono, abbandonando la noia diffusa della stagione precedente - forse la peggiore della serie - per pigiare sull'acceleratore bruciando, a volte, fin troppo le tappe: a fare la parte del leone, senza ombra di dubbio, l'episodio dedicato al gigante buono Hodor - uno dei più belli dei sei anni di programmazione -, il ritorno - SPOILER - del Mastino, ed una doppietta conclusiva giocata sullo scontro tra l'esercito del redivivo Jon Snow affiancato dalla sorellastra Sansa Stark ed il perfido Ramsay Bolton, per molti versi il charachter più odiato dai tempi di Joffrey, la partenza di Daeneris e delle sue armate alla volta di Westeros e la conquista del trono di Cersei, che guadagna qualche punto liberando gli schermi - SPOILER - dalla spiacevole presenza dell'Alto Passero.
Senza dubbio non perfetta ed assolutamente criticabile, la creatura nata dai romanzi di George Martin sta assumendo connotati sempre più epici, finendo per diventare una sorta di versione da piccolo schermo de Il signore degli anelli.
Speriamo che la qualità, per le prossime due stagioni - che dovrebbero essere le conclusive -, possa solo che migliorare.
Considerato che "Winter has came", non sarebbe male avere qualcosa per scaldarsi (tre bicchieri).





MrFord

venerdì 22 luglio 2016

Bomber (Michele Lupo, Italia, 1982, 101')

 


E' davvero curioso che il mio primo post "lungo" dopo l'interruzione di programmazione estiva sia legato ad uno dei film che ho più amato da bambino e cui sono legato maggiormente rispetto alla mitica figura di Bud Spencer, protagonista di decine e decine di visioni sul divano di casa di mio nonno: la scomparsa dell'atleta ed attore che ha rappresentato l'immagine perfetta del "gigante buono" per il Cinema popolare italiano è stata un'occasione speciale anche per tanti di noi nella blogosfera, legati indissolubilmente alla sua figura ed alla portata dei cazzotti che sferrava tra una mangiata epocale e l'altra.
Bomber, nato nel periodo d'oro della saga di Rocky e, di fatto, versione di serie molto b della stessa, in bilico tra l'umorismo da scuola media - che ancora oggi mi fa sbellicare - di Jerry Calà, sequenze mitiche come quella del ballo tirolese ed una malinconia di fondo legata al passato del protagonista interpretato dal vecchio Bud - ricordo il magone delle prime visioni al pensiero delle mani fatte spezzare per garantire la sconfitta a chiunque si ponesse sul cammino del poco sopportabile Rosco Dunn -, è uno di quei film cui non potrò mai non voler bene a prescindere dal suo valore tecnico - bassino, occorre ammetterlo -, di quelli che sei i voti si misurassero con il cuore rischierebbe i quattro bicchieri e tutti a casa, andando fiero di ogni suo aspetto, dalla colonna sonora ai piatti preparati dalla Gegia, dalla parabola del giovane Giorgio, protetto di Bud, al finalone in trionfo con vendetta menata a suon di pugni.
 
 
In un certo senso, cullarsi in visioni di questo tipo è un pò come azionare una macchina del tempo in grado di riportarci ad un'epoca in cui non c'erano troppe domande o sfumature, e le cose apparivano - forse anche per l'età che avevo allora - infinitamente più semplici.
Peccato che, così come per Bud Spencer, anche di Bomber, purtroppo, non se ne fanno più, e per quanto naif ed ingenuo possa apparire agli occhi smaliziati dei figli del Nuovo Millennio, sarò fiero di mostrarlo, un giorno, ai Fordini, sperando che l'esempio del fu Carlo Pedersoli possa essere per loro quello che è stato anche per il loro vecchio.
Un esempio di genuina semplicità, burbera bontà, tanto cuore ed una forza sovrumana data non tanto dalla stazza - comunque notevole -, quanto dalla capacità di raccontare storie d'altri tempi, in cui a vincere erano i buoni e tutti i torti potevano essere raddrizzati a tavola o, al massimo, con una bella scazzottata digestiva.
Altri tempi, altri eroi.
Ma eterno Bud.




MrFord
 
 
 
 
Partecipano alla scazzottata con il vecchio cowboy ed il vecchio Bud anche:
 
Combinazione Casuale - Lo chiamavano Buldozer
Non c'è paragone - Pari e dispari + Altrimenti ci arrabbiamo
Cuore di celluloide - Lo chiamavano Trinità
Director's Cult - Io sto con gli ippopotami
GiocoMagazzino - Il soldato di ventura
In Central Perk - Cantando dietro i paraventi
Solaris - I due superpiedi quasi piatti
Il Bollalmanacco - Non c'è due senza quattro

martedì 28 giugno 2016

Bud Spencer (1929 - 2016)


Se penso a mio nonno, quello che mi ha cresciuto ed insegnato ad amare il Western, il ricordo corre subito a te, vecchio Bud.
Ricordo le serate nel suo salotto, pronto a fare molto più tardi di quanto non facessi quando dormivo a casa mia, solo due piani sopra, guardando un film dopo l'altro, appoggiato sulle sue gambe con un cuscino, pronto a tornare a chiamarlo una volta messo a letto proprio come fa il Fordino oggi con me e Julez.
Ricordo Trinità, le gag a ripetizione con Terence Hill, il ruolo del gigante invincibile e burbero, lo sceriffo poco extra e molto terrestre, e soprattutto Bomber: a quei tempi, per il piccolo Ford alle scuole elementari, Rocky era già diventato un mito, e quella versione all'italiana della favola dell'outsider e dell'allenatore saggio e spaccaculi fece breccia dalla prima visione.
Imparai solo anni più tardi, ben dopo la morte di mio nonno, delle esperienze con Olmi e della vita decisamente da film che hai vissuto, vecchio Bud.
Come Bud Spencer e come Carlo Pedersoli.
Hai vissuto, mi pare il modo migliore per descriverti.
Hai vissuto il Mondo, lo Sport, la Famiglia, il Cinema, la fama e la fame.
Hai vissuto e portato sullo schermo molti dei valori in cui credo, e molti dei modi in cui mi piacerebbe difenderli e rappresentarli.
Sei stato uno di quei personaggi che pensavo immuni al destino beffardo che accomuna tutti gli uomini.
Sei un pezzo della mia infanzia che se ne va.
Un pezzo di mio nonno che se ne va.
Un altro.
E mi pare di cominciare a vivere di ricordi, e di prendere coscienza del fatto che, per quanto anch'io ami la vita e voglia vivere fino a centrotre anni almeno, un giorno o l'altro dovrò deporre le armi.
E di quanta poca voglia abbia di farlo.
Voglio approfittare di questo momento per raccontarti un aneddoto che per tanti anni, nella mia famiglia, è rimasto sotto silenzio: il nonno Gianni cui ti associo, al quale devo una parte del mio nome, che ha avuto senza dubbio una vita cinematografica e che ancora oggi è tanto di quello che sono, non aveva legami di sangue con me.
Il padre di mia madre, infatti, morì in un incidente d'auto quando ancora lei era ancora più piccola del Fordino adesso: fu soltanto dopo qualche anno che mio nonno entrò nella vita di mia nonna, e di fatto nella mia.
Non aveva un carattere facile, lo ricordo agguerrito contro la gente per strada, quasi dispotico con mia madre - in alcuni casi -, pronto a far uscire dal seminato perfino mio padre, una delle persone più calme che conosca: soltanto un anno dopo la sua morte, quando finii il liceo, mia madre mi raccontò tutta la storia.
Ed è curioso come la reazione fu quella di farci quasi una risata: in fondo, per me non sarebbe cambiato - e non cambia ora - nulla.
Mio nonno è stato, è e resterà sempre lui. Il vecchio Gianni, come il vecchio Bud.
Anche lui era burbero, e anche lui era buono.
Almeno con me.
Io non sono un credente, quindi in questo momento mi sento più privato di qualcuno, che confortato dal fatto che possa essere da qualche altra parte.
Ma tutti quei ricordi, quelle emozioni, quella magia resteranno con me.
Fino a quando arriverà anche il mio ultimo round, Bomber.
E per allora, più che di una vita da film, spero di aver avuto la possibilità di lasciare quello che tu e il nonno Gianni avete lasciato dentro di me.
Grazie, Bud.
So long.




MrFord






sabato 30 maggio 2015

Lo chiamavano Trinità

Regia: E. B. Clutcher (Enzo Barboni)
Origine: Italia
Anno: 1970
Durata: 113'





La trama (con parole mie): Trinità, un vagabondo dall'indole pigra nonchè pistolero infallibile soprannominato "La mano destra del Diavolo", dopo aver sistemato un paio di cacciatori di taglie senza scrupoli e preso con sè il loro prigioniero, finisce nella città di frontiera in cui suo fratello, Bambino, burbero e forzuto, altrettanto abile con la sei colpi e detto "La mano sinistra del Diavolo", esercita la professione di Sceriffo.
In realtà proprio Bambino ha usurpato il ruolo dell'ufficiale nominato in modo da poter organizzare un colpo ai danni di un signorotto del posto, padrone di una mandria di cavalli smisurata momentaneamente ferma oltre il confine messicano e non marchiata.
Con l'arrivo di Trinità e le vessazioni che gli uomini del suddetto Maggiore operano ai danni di una comunità di mormoni stabilitasi in una valle ricca di risorse naturali appena fuori dalla città, tutti i piani saltano: i due fratelli, loro malgrado, dovranno dunque fare fronte comune per raddrizzare i torti e ripristinare l'ordine.










Frugando tra i miei primi ricordi di spettatore di film, una delle immagini ricorrenti che tornano a galla è quella di Bud Spencer e Terence Hill, mitici interpreti del filone grottesco che rese noto in tutto il mondo il Cinema "basso" all'italiana a partire dagli anni settanta e li vide protagonisti di pellicole che ancora oggi non solo guardo con affetto, ma mi godo senza pietà ad ogni passaggio in televisione o desiderio di rispolverare qualche dvd da troppo tempo a riposo nella libreria.
Certo, dovessi scegliere tra i due continuerò sempre a parteggiare per il burbero e mitico nelle scazzottate Bud, anche se l'atteggiamento del sottoscritto è certamente più simile a quello dello strafottente e più easy Terence: Lo chiamavano Trinità, in questo senso, non solo è la sintesi perfetta di quella che è stata la loro formula vincente, ma anche uno dei più grandi capisaldi della filosofia Spaghetti-Western, a metà tra il trash e l'artigianale, il Mito e le risate sopra le righe.
Ancora oggi, a distanza di poco meno di trent'anni dalla prima visione, in più di una sequenza mi sono ritrovato incapace di resistere di fronte alle gesta dei due curiosi eroi - una sorta di antesignani degli Hap e Leonard targati Lansdale -, ed anche nel pieno di una impegnativa sessione di gioco con il Fordino mi sono sentito trasportato di nuovo sul divano a casa di mio nonno, ridendo allo stesso modo di allora della strafottenza di Trinità e dei colpi alla base del collo di Bambino.
Se, a questo, si aggiungono l'ambientazione Western - anche se di stelle e strisce c'è davvero ben poco -, una colonna sonora assolutamente mitica ed una serie di confronti più che cult - il primo faccia a faccia con i banditi di Mezcal, nome geniale, è leggenda - il gioco è fatto: non sarà per tutti, molti radical storceranno il naso, altri si accorgeranno che, di fatto, il tempo per questo tipo di prodotti è inesorabilmente, indubbiamente e purtroppo passato, e se fossero riproposti ai giorni nostri risulterebbero quantomeno ridicoli, eppure il lavoro di Clutcher/Barboni funziona alla grande, e nei quasi cinquant'anni trascorsi dalla sua uscita in sala ha finito per influenzare decine e decine di titoli, Western e non, concepiti qui nella Terra dei cachi o ai quattro angoli del globo.
In casi come questo, in effetti, non dovrebbero essere post da normali recensioni a parlare, bensì ogni cazzotto rifilato dai due eroi di questa come di altre decine di avventure, pronti a raddrizzare i torti con il sorriso sulle labbra ed un appetito smodato - proprio da qui nacquero le celebri mangiate e scorpacciate di fagioli della premiata ditta Spencer&Hill -, ad apprezzare una bevuta, belle donne e sprezzo del pericolo almeno quanto il punzecchiarsi tipico del buddy movies: in effetti, se fosse possibile mettere in parole il suono di quei colpi, o la tranquillità quasi lebowskiana trasmessa dalla lettiga trascinata dal cavallo di Trinità, tutte queste parole, benchè omaggio ad un'epoca d'oro alla quale vorrò sempre bene, non servirebbero.
Resterebbe soltanto una dimensione d'amore per il Cinema, ed il piacere di ricordare i momenti in cui questo viaggio di Frontiera che continuo ad avere la fortuna, il piacere e l'onore di intraprendere ogni giorno è iniziato.
E sarà pure un piatto di fagioli da poco, ma esiste poco altro di così godurioso e nutriente.




MrFord




"He's the guy who's the talk of the town
with the restless gun.
Don't shoot broad out to fool him around
keeps the varmints on the run, boy-
keeps the varmints on the run.
You may think he's a sleepy tired guy
always takes his time."
Franco Micalizzi - "Lo chiamavano Trinità" -





venerdì 10 ottobre 2014

Io sto con gli ippopotami

Regia: Italo Zingarelli
Origine: Italia
Anno: 1979
Durata:
108'




La trama (con parole mie): il burbero e corpulento Tom vive nel cuore dell'Africa cercando di sbarcare il lunario accompagnando i turisti in safari organizzati decisamente alla buona, e vive in compagnia della sua vecchia balia Mama. Quando il fratellastro Slim fa il suo ritorno e gli propone di mettersi in affari insieme, i due si troveranno in men che non si dica nel mirino dello spietato imprenditore Ormond, ex campione di boxe divenuto bracconiere e trafficante di animali deciso a costruire un parco a suo nome ed esportare esemplari catturati in quelle terre.
Tom e Slim, dal canto loro, sapranno riportare le cose alla normalità sistemando Ormond e i suoi come si conviene a suon di grandi botte, concedendosi nel mentre le consuete mangiate e le schermaglie da grandi amici e rivali.






Ero in terza elementare quando nell'allora casa Ford entrò per la prima volta un videoregistratore, prodigio della tecnica destinato a cambiare per sempre l'esistenza del sottoscritto, sancendo, di fatto, l'inizio della passione per il Cinema che continua ad esistere ancora oggi.
Ai tempi non avevo ancora avuto l'incredibile e rivoluzionario incontro con Paolo e la sua videoteca, dunque le prime esperienze di noleggio non diventarono mitiche per chi le veicolava quanto per i titoli recuperati: oltre al Robin Hood della Disney, infatti, ricordo che approfittai per rivedere praticamente l'intera filmografia di Bud Spencer e Terence Hill, che avevo imparato ad amare grazie a mio nonno e che tornavo a rivedere con grandissimo piacere, una botta dopo l'altra, quasi fosse una sorta di antipasto per quelli che sarebbero stati gli anni degli action heroes e della pre-adolescenza.
Come per questi ultimi, il periodo che mi vide in pieno fervore radical chic ed orientato al solo Cinema d'autore portò nel dimenticatoio tutte le perle della mitica coppia, riscoperte solo di recente e già prenotate per una serie di maratone in compagnia del Fordino appena sarà un pò più cresciuto: Io sto con gli ippopotami sarà dunque il primo di un discreto numero di recuperi che dedicherò a Carlo Perdersoli e Mario Girotti, che fecero fortuna rappresentando, di fatto, gli stessi personaggi - uno il burbero invincibile, l'altro lo scaltro belloccio - rendendoli immortali a suon di cazzotti.
Per quanto, parafrasando Maude Lebowski, "la trama sia quantomeno risibile", dunque, mi sono goduto oltremodo questo tuffo nel passato, dai giochi di prestigio, di parola e di mano di Terence Hill ai pesantissimi pugni sulla nuca di Bud Spencer - indubbiamente il mio preferito del duo -, condito come al solito da una colonna sonora memorabile in pieno stile seventies, risse a profusione e perfino un sottotesto "ecologico" che potrebbe addirittura classificarlo come film impegnato, pur restando collocato all'interno di un genere assolutamente ludico e senza pretese.
In questo senso, sono ancora irresistibili le gag come il braccio di ferro con lo sgherro di Ormond vissuto prima nello stile Hill e dunque in quello Spencer, entrambi comunque destinati a finire allo stesso modo, così come l'approccio da spacconi dei due protagonisti, perfetti nel ritagliarsi ognuno il suo spazio sullo schermo definendo il proprio charachter senza troppi giri di tecnica o parole: del resto erano i tempi di un Cinema italiano che sapeva divertire e prendersi in giro senza la spocchia e la volgarità attuali, e che tornare ad assaporare ora, a più di trent'anni di distanza, finisce per non essere solo amarcord, ma un'operazione di rivalutazione di quella che era considerata settima arte "bassa", che se confrontata con i cinepanettoni e le schifezze del nuovo millennio rischia perfino di assumere i connotati di grindhouse d'alta scuola.
Ma una polemica di questo tipo non renderebbe giustizia a prodotti come Io sto con gli ippopotami, che semplicemente vanno goduti così come sono, un pranzo senza posate gustato dall'antipasto al dolce, con tanto di ammazzacaffè.
E fischiettando il motivetto che è alla base della soundtrack, ritmare le botte che Bud Spencer e Terence Hill puntualmente finiranno per rifilare con una serie di rutti da competizione.



MrFord



"Some people aren't nice to lions
some people aren't nice to hippos
we better think twice let's try it be nice
grau grau grau."
Oliver Onions - "Grau grau grau" - 




domenica 17 agosto 2014

Più forte ragazzi

Regia: Giuseppe Colizzi
Origine: Italia
Anno: 1972
Durata: 120'




La trama (con parole mie): Plata e Salud, due piloti che si occupano di voli "truccati", scoprono dopo un atterraggio di fortuna nella foresta attorno al Rio delle Amazzoni che esiste un servizio di consegna di alcool e generi alimentari ai minatori della zona, interamente coordinato da un boss locale.
Colta l'occasione e procuratisi un velivolo, i due cominciano a fare concorrenza al suddetto boss sfruttando come base la capanna di un vecchio matto che dice di conoscere l'esatta ubicazione di un giacimento milionario: inutile dire che, con l'accrescersi del giro d'affari dei due avventurieri, si giungerà inevitabilmente allo scontro, ed altrettanto inutile sottolineare come verrà risolto dalla coppia di soci.








Per quanto possano risultare, ad una visione più adulta e "critica", praticamente tutte uguali tra loro - se si escludono i due Trinità, a breve su questi schermi -, le pellicole con protagonisti Bud Spencer e Terence Hill che fecero la fortuna del duo nel corso degli anni settanta hanno il potere di riportare il sottoscritto ad una dimensione fanciullesca innocente, divertita e divertente come poche altre, lasciando che le botte da orbi e gli scambi provocatori tra i protagonisti - ossatura di qualsiasi loro collaborazione - facciano la parte del leone concedendo ai neuroni fordiani pause molto ben accette.
Se, a questo, si aggiunge la capacità dei due partners di scena di intrattenere anche "a distanza" ed il fatto che il sottoscritto le conosca praticamente a memoria, ecco trovata una delle soluzioni migliori per quanto riguarda le visioni da sessione di gioco con il Fordino, che può tranquillamente distrarre il più possibile il suo vecchio senza che si perdano passaggi fondamentali nella trama, divertendosi a sua volta improvvisando un balletto sui temi musicali delle colonne sonore o al suono intramontabile dei cazzotti che i nostri due beniamini non tardano mai a destinare ai loro avversari.
In particolare, Più forte ragazzi - girato sull'onda del successo dei già citati due capitoli di Trinità - si inserisce alla perfezione nel filone che, negli anni successivi, porterà ad altre chicche come Io sto con gli ippopotami e Banana Joe, giocato sull'unione di località esotiche e scazzottate all'italiana: i buoni, vecchi Bud e Terence sfoderano i loro consueti personaggi - il primo burbero e sempre pronto a negare l'aiuto al compare, salvo poi, ovviamente, intervenire per aggiustare da par suo la situazione, ed il secondo, sbruffone e dallo schiaffo facile - regalando momenti già cult - come la rissa con gli sgherri del loro avversario con tanto di rinuncia alla pistola, tipica mossa legata a doppio filo alla "poetica" dei film della coppia - ed intrattenendo da par loro anche grazie ai continui battibecchi pronti ad alimentare l'amicizia dei protagonisti.
In Più forte ragazzi si sente forse la mancanza dei momenti dedicati alle poderose e mitiche abbuffate cui questi due interpreti d'eccezione del trash italiano ci hanno abituati - in particolare Spencer -, ma il risultato non cambia, come in una di quelle care e vecchie espressioni risalenti al periodo in cui consumavo le testine del primo videoregistratore dell'allora casa Ford grazie a questi titoli, assolutamente senza pretese allora come ora ed ugualmente in grado di reggere la prova del tempo molto meglio di tanti altri con ambizioni e pretese indiscutibilmente più alte.
Potere del panesalamismo espresso da uno dei sodalizi più fortunati del Cinema nostrano, da avventure dal sapore di fumettone ambientate in località ai tempi non così facilmente raggiungibili - i viaggi intercontinentali non erano certo una realtà quotidiana e globale come ora, nei primi anni settanta - e da sequele di botte d'altri tempi che trovano il loro capostipite nel famoso colpo tra la nuca ed il collo di Bud Spencer, un must che vorrei un giorno o l'altro sperimentare, magari a scapito di qualche spocchioso radical chic in pieno stile Cannibal.



MrFord



"Come on and hit me 
with your majesty 
come on and hit me 
with all your mystery."
Suede - "Hit me" - 




domenica 13 ottobre 2013

Bud&Terence Unchained - I mitici Bud Spencer e Terence Hill Gold Edition

La trama (con parole mie): ne avrete già sentito parlare, dal tam tam della blogosfera alle edicole della Penisola. Una delle coppie d'oro del Cinema italiano torna, per l'appunto, con una Gold edition che raccoglie le tappe più significative del suo percorso artistico, nata in collaborazione con La Gazzetta dello Sport, storico quotidiano "in rosa" da sempre un simbolo per ogni appassionato.
Il Saloon è dunque fiero di partecipare alla promozione di quest'iniziativa che ha il grande merito di riportare sulla cresta dell'onda due interpreti ed una serie di titoli indiscutibilmente cult.




Sarebbe stato davvero strano, per il Saloon, non pensare di prendere parte alle celebrazioni per il ritorno in edicola e nelle case degli italiani di una coppia come quella formata da Bud Spencer e Terence Hill, interpreti di una serie di titoli che hanno contribuito a costruire una vera e propria mitologia nonchè a formare, negli ormai lontani primi anni ottanta, l'allora molto giovane Ford, fornendo una sorta di alternativa nostrana alla Frontiera di John Wayne conosciuta ed ancora amata grazie al nonno materno.
Pellicole come Lo chiamavano Trinità - che ha inaugurato, il 7 ottobre scorso, la collana I mitici Bud Spencer e Terence Hill Gold Edition - e Continuavano a chiamarlo Trinità - in uscita domani, lunedì 14 ottobre - sono state vere e proprie pietre miliari per ben più di una generazione: ora, grazie ad un'operazione nata sotto il segno de La gazzetta dello sport, sarà possibile acquistare, per soli nove euro e novantanove oltre al prezzo del quotidiano, il dvd in edizione speciale di questo gioiellino firmato nel 1971 da Enzo Barboni.
L'iniziativa, che conterà ventidue titoli, è ottimamente riportata nel minisito a lei dedicato, che potete visitare qui.
Se poi non dovessero bastarvi i soli film, e foste più tecnologici del sottoscritto - del resto, questo non è certo difficile - allora vi basterà fare un salto su Twitter per scoprire aneddoti, racconti e curiosità a proposito di questo leggendario duo a questo indirizzo.
Considerata l'importanza che, nell'ambito dello Spaghetti Western e non solo, hanno avuto Bud Spencer e Terence Hill, ormai vere e proprie icone della nostra cultura popolare, una collezione come questa non può che impreziosire la videoteca di qualsiasi cinefilo.
Se, poi, siete pane e salame come piace al sottoscritto, veder volare qualche schiaffo - lungo la Frontiera e non - dispensato dai nostri due beniamini, non potrà che far bene anche al cuore, e non solo agli occhi.


MrFord



giovedì 18 aprile 2013

Thursday's child

La trama (con parole mie): altra settimana di uscite ed altra settimana di profonda desolazione. Poco altro - o quasi - da dire, purtroppo per tutti noi cinefili e spettatori.
Fortunatamente ci sono sempre le Blog Wars a tirarci su il morale. E i continui battibecchi tra il sottoscritto e Peppa Kid.

"Quello è il Cannibale!? Lo centro al primo colpo!"
Scary Movie 5 di Malcolm Lee


Il consiglio di Cannibal: Ford sì che è Scary
Io sono un patito dei film parodia. I primi due episodi della serie di Scary Movie sono fantastici e con gli altri due ho riso progressivamente sempre meno, ma ho comunque riso. Però adesso mi sa che stanno raschiando il fordo. Già in giro c’è il penoso Ghost Movie, ora pure qui si prende di mira la serie di Paranormal Activity, iniziata nel 2007…
Non è che sono arrivati un pochino in ritardo con ritmi che ricordano le lumache fordiane?
Il consiglio di Ford: Scary Cinema.
Ho sempre guardato con sospetto a robetta come questa, e normalmente quando voglio farmi quattro risate preferisco buttarmi su Kevin Smith, Edgar Wright o qualche tamarrata anni ottanta, piuttosto che sciropparmi cose di questo genere.
Lascio dunque felicemente tutto il pacchetto teen a Peppa Kid, che di certo ne sarà più felice.

Il volto dello spettatore medio al cospetto della recente programmazione italiana.
Attacco al potere - Olympus Has Fallen di Antoine Fuqua


Il consiglio di Cannibal: Ford has fallen, ma lo sapevamo già
Ucci ucci, sento odore di fordianucci. Questo Olympus Has Fallen mi sa tanto di roba un po’ action, un po’ politica, un po’ tanto fordianata. In una settimana tragica come questa può anche apparire come una cosa quasi decente, ma si può evitare comunque tranquillamente. Anche perché un attacco a Ford è molto più divertente di un Attacco al potere.
Il consiglio di Ford: Cannibal has fallen at the end of the Blog War.
Fuqua è un tamarro patinato di quelli da manuale, dunque già parte con un discreto vantaggio, qui al Saloon.
Come se non bastasse, quest'ammmereganata mi pare una versione ipertrofica e cinematografica di un episodio di 24, in bilico tra attacchi al Presidente, Nord coreani impazziti - questa cosa clamorosamente vicina al vero - e sparatorie come se piovesse.
In un periodo di magra come quello che stiamo attraversando, potrebbe quantomeno divertire e lasciare libero il rutto in una serata senza pretese.

"Non preoccuparti, ci penso io a portarti in salvo dal Coniglione!"
Nella casa di Francois Ozon


Il consiglio di Cannibal: (non entrate) nella casa di Ford
Ozon è un regista discontinuo ma comunque interessante e il cinema francese recente è spesso interessante, a parte alcune pellicolette importate in queste settimane dai nostri distributori soltanto per convincerci del contrario.
Questo misterioso Nella casa si preannuncia quindi con una gran facilità come il film della settimana. E attenzione perché potrebbe essere una delle poche piacevoli sorprese dell’ultimo periodo. Per trovarne invece qualcuna di spiacevole, il consiglio è quello di avventurarsi nella casa cinematografica (?) di Ford: WhiteRussian. Ma attenti a quello che potrete trovare al suo interno!
Il consiglio di Ford: attacco alla casa (o al Casale) del Cannibale
Ozon, che nel corso degli anni a volte mi sono ritrovato ad amare ed altre a trovare fastidiosamente radical chic, nel deserto penoso di questi ultimi mesi di uscite potrebbe rappresentare una vera boccata d'acqua fresca in attesa di tempi migliori.
Film della settimana con ogni probabilità, in grado di mettere d'accordo perfino i due antagonisti più antagonisti della blogosfera reduci del primo round di una selvaggia Blog War.

Il vecchio Ford e Peppa Kid nel pieno di una delle loro pause di riflessione.
Passione sinistra di Marco Ponti


Il consiglio di Cannibal: passione sinistra, e non si parla di quella di Ford per il wrestling o per il brutto cinema e nemmeno di quella per il brutto cinema con attori wrestler
Questo Passione sinistra sembra piazzarsi nel filone innocuo della commedia italiana a tematica vagamente politica. Solito scontro tra stereotipi sulla destra e sulla sinistra che potrebbe regalare anche qualche risata (1 o 2, non di più), però il regista e sceneggiatore è Marco Ponti, quello del caruccio Santa Maradona, e quindi potrebbe anche essere uno dei pochi film italiani degni di una (mezza) visione degli ultimi tempi. Niente di imperdibile, comunque, al contrario della doppia Blog War su attori/attrici attualmente in corso tra me e Ford. Molto più intrigante di qualunque sfida tra sinistra e destra.
Il consiglio di Ford: passione sinistra, ovvero quella che Peppa Kid condivide con Lars Von Trier per le fighe di legno.
Ricordo i tempi dell'uscita in sala di Santa Maradona, ormai più di una decina d'anni fa, quando si pensava che Marco Ponti sarebbe stato un volto nuovo e convincente del Cinema italiano. Poi sono arrivate cose trascurabili come A/R - Andata e ritorno e l'inevitabile declino, culminato con questo Passione sinistra, che mi attira più o meno quanto un consiglio in fatto di donne del Cannibale.
Lascerò, dunque, che sia lui a sciropparselo in attesa di tempi migliori - che comincio a dubitare arriveranno mai -.

"Ora chiamo er Bufalo e je faccio sistemare Katniss Kid!"
Sono un pirata, sono un signore di Eduardo Tartaglia


Il consiglio di Cannibal: Ford è un pirata, ma non un signore
Giorgia Suina, ehm Surina e Francesco Pannofino in una commediola che si direbbe una sorta di anti-cinepanettone. Anche se poi magari naufraga dalle parti del vero cinepanettone…
Io che sono un signore, lascio a quel pirata di Ford il piacere di scoprirlo!
Il consiglio di Ford: Ford è un pirata, Cannibal Kid una signorina
Non contenti di proporci Passione sinistra, i distributori italiani confezionano un bel regalo per noi spettatori proponendo l'ennesima inutile commedia con il sempre più presente Pannofino, che da idolo in Boris sta cominciando a diventare troppo presente ed indigesto.
Rimbalzo dunque ogni tentativo di Peppa Kid di lasciare che sia io a sciropparmelo e rigiro a lui la patata bollente. Ammesso che così si possa chiamare questa roba bollita già in partenza.

"Dici che Ford e Cannibale ci bottiglieranno?" "Secondo me di sicuro!"
Sheer di Ruben Mazzoleni


Il consiglio di Cannibal: sheer potrebbe non essere una shiit
Sul sito MYmovies sotto il titolo Sheer si specifica: “Il nuovo film di Ruben Mazzoleni.”
Al che mi sono chiesto: “Sti cazzi, esce un nuovo film di Ruben Mazzoleni e nessuno mi dice niente?”
Poi dopo qualche secondo ho realizzato: “Ma chi cazzo è, Ruben Mazzoleni???”.
Girato a New York con stile Sundance, devo dire che guardando il trailer non sembra manco un film italiano. Infatti è una produzione americana e di italiano c’è solo il regista, un caso di cervello in fuga dal nostro paese.
Il caso di Ford invece è diverso: quello è solo un cervello fuggito dalla sua testa, non dall’Italia…
Il consiglio di Ford: New York, sola andata.
Per quanto il trailer della nuova, "attesissima" pellicola di Ruben Mazzoleni - ma chi sarà mai, poi!? - non sia da buttare come ci si aspetterebbe, non credo proprio che i pochi che tenteranno la visione si troveranno di fronte la rivelazione del momento.
Anzi, ci sono buone probabilità che tutto finirà in una tempesta di bottigliate.
Considerato l'andazzo delle uscite, preferisco fare finta di nulla e recuperare qualcosa di vecchio e decisamente più valido - almeno sulla carta -.

"Basta bere leggero. Ora ti offro un White Russian come si deve!"
Il ministro - L’esercizio dello Stato di Pierre Schoeller


Il consiglio di Cannibal: se fossi un ministro eviterei di fare uscire film del genere
Se Nella casa sembra un film francese di quelli da non perdere, questo figura invece tra quelli che se uno si perde non succede niente. Come i post di Ford che ormai sono uno la replica dell’altro. Eh cambia un po’ reportorio, Jimmy Bobo Ford!
Il consiglio di Ford: L'esercizio del Saloon consiste nel prendere spesso e volentieri a bottigliate il Cannibale.
Sono davvero sconvolto del fatto che, ultimamente, oltre ad una qualità infima delle uscite, ci ritroviamo a dover fare il conto con un numero di proposte esageratamente alto, tanto da farmi rimpiangere i tempi in cui si poteva far parlare di bei film perfino al mio antagonista, mentre al momento ci siamo ridotti a stuzzicarci tra noi per evitare di pensare alle alternative dei distributori.
Se continua così, dovremo inventarci una Blog War a settimana per mantenere alto l'umore.

"Ford, tieniti pronto: entro qualche secondo oscureremo Pensieri Cannibali!"

Treno di notte per Lisbona di Bille August
 
 
Il consiglio di Cannibal: no no no (tre-no)
Film svizzero-portoghese dal cast di alto livello: Jeremy Irons, Melanie Laurent, Charlotte Rampling, Christopher Lee, Bruno Ganz, l’ottimo Jack Huston di Boardwalk Empire. Si preannuncia piuttosto interessante…
Poi ho visto il trailer e mi ha messo addosso una tristezza infinita e mi sono chiesto: “Dove sono capitato? A Lisbona o su WhiteRussian?”.
Il consiglio di Ford: invece di andare al Cinema, prendete un low-cost e andate a Lisbona, che merita!
Saltando a piè pari un titolo che pare noioso perfino per un esperto di film noiosi come il sottoscritto, prendo questo spazio per darvi un consiglio turistico: se potete, fatevi un bel weekend a Lisbona, una città fantastica, decadente e torbida come solo i grandi porti sanno essere. Sarà un'esperienza che vi ricorderete tutta la vita.

Katniss Kid ed il vecchio Ford al momento di impaginare la rubrica.
 Nina di Elisa Fuskas


Il consiglio di Cannibal: nein
Non tutti i film italiani vengono per nuocere. O forse sì?
Nina dal trailer non pare nemmeno una ciofeca assoluta e poi c’è Diane Fleri che con quel neo sulla faccia e con il suo accento franscese a me fa impassire!
Non credo sarà ‘na roba imperdibile, però il cinema italiano recente ci ha proposto ben di peggio…
Il consiglio di Ford: Ni-No.
Affrontare questa rubrica ormai divenuta interminabile sta diventando un'impresa per la quale neppure le forze congiunte del sottoscritto e del Coniglione potrebbero bastare: e sempre più spesso, anche quando i film proposti non sembrano poi completamente da buttare, non ci sono altre energie se non quelle che permettano di passare oltre e sperare per il meglio in occasione del weekend successivo.

"Quante volte devo ripetertelo, Cannibal!? Con te non ci esco!"
Razzabastarda di Alessandro Gassman


Il consiglio di Cannibal: si parla per caso della razza fordiana?
Esordio alla regia del raccomandato Alessandro Gassman, che già non mi è mai piaciuto come attore, mi sa tanto di porcheria finto autoriale o, per dirla con snobistiche parole fordiane: radical-chic.
Gassman avrà girato il suo personale L’odio e riuscirà a smentirmi?
Faccio il bastardo e dico che ne dubito…
Il consiglio di Ford: razzadiscellerati, questi distributori.
Alessandro Gassman, che si può tranquillamente sognare di poter essere all'altezza del padre, fa il suo esordio dietro la macchina da presa con un film che mi pare più radical chic perfino dei consigli del mio antagonista.
Secondo voi preferirò cimentarmi con questa visione o passarmi una serata con il Fordino?

"Peppa, tu e Ford dovete stare molto attenti, quando sparate i vostri giudizi senza capo ne cosa a proposito di Cinema italiano!"
Bomber di Paul Cotter


Il consiglio di Cannibal: bombardiamo tutti Ford!
Ma Bomber non è il film con l’idolo fordiano Bud Spencer e l’idolo cannibale Jerry Calà?
No, si tratta di un film britannico addirittura del 2009 che racconta di un ottantenne (interpretato dalla rivelazione Mr. James Ford al suo esordio come attore) che vuole tornare in Germania.
Non si sa bene perché abbiano deciso di distribuirlo solo ora, comunque mi sa che di libide in questo film e più in generale in questa settimana ce ne sarà ben poca.
Il consiglio di Ford: andatevi a recuperare Bomber, quello vero.
L'unico merito di questo recupero inspiegabile dei distributori è stato quello di stimolare la voglia di recuperare quello che è stato uno dei cult assoluti della mia infanzia, nonchè, forse, il più bello tra i film con il mitico Bud Spencer.
Dunque fingerò che sia stato quello ad uscire, ed approfitterò per un post-amarcord in proposito.

Bud Ford e Jerry Kid.

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