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lunedì 8 agosto 2016
Saloon's Bullettin #4
Se qualcuno mi avesse detto che un giorno sarei riuscito a non trovare un film firmato Checco Zalone non vomitevole avrebbe rischiato le più prepotenti bottigliate immaginabili, e invece è successo: certo, venivo da otto giorni consecutivi di lavoro ed agognavo al riposo ed al coma irreversibile da pre-ferie, eppure Quo Vado?, titolo che alla sua uscita in sala ha sbriciolato ogni record d'incasso per quanto riguarda la Terra dei cachi, non mi ha fatto cacare quanto avrei previsto.
Principalmente, credo che il "merito" di questo "successo" sia legato al fatto che Zalone, per una volta, è riuscito a toccare un tema d'attualità - l'inferno dantesco della situazione lavorativa e l'importanza del famigerato "posto fisso" - senza finire a raccontarlo attraverso la volgarità di grana grossa tipica dei prodotti televisivi e non cinematografici.
Certo, la settima arte sta da tutt'altra parte, ma tutto sommato qualche risata ed un sottile senso d'appartenenza allo Stivale portano a casa la pagnotta (un bicchiere e mezzo).
Incredibilmente - considerati i miei standard esterofili - si resta dalle nostrane parti con La felicità è un sistema complesso, tentativo quasi indie che pare un ibrido tra Il capitale umano ed il Cinema sociale anni settanta, non completamente riuscito ed un pò troppo nebuloso a tratti, eppure capace di farsi voler bene con il passare dei minuti, quasi fosse un appuntamento che si crede non abbia speranza o partito in modo disastroso finito poi con una delle migliori scopate della propria vita.
Ora, sono ben lontano dall'esaltare il lavoro di Zanasi - che soffre di molti dei limiti offerti dal "troppo italiano", a partire da un livello recitativo molto basso -, ma una visione, a mio parere - considerato il rapporto non proprio idilliaco che ho avuto nel corso delle ultime stagioni con i prodotti made in Italy - ci potrebbe stare tutta, fosse anche solo per il moonwalk tra un lato e l'altro della banchina del treno alla stazione di Trento (due bicchieri e mezzo).
Non potevo poi, a seguito della sua scomparsa - che mi è costata un dolore profondo ed inaspettato legato ai tantissimi ricordi legati alla mitica figura -, non concedermi una serata in memoria di Bud Spencer, consacrata alla visione di uno dei miei titoli favoriti nella carriera dell'attore: uscito nel pieno degli anni ottanta e pronto a cavalcare l'onda del successo del brand di Rocky, Bomber, per quanto artigianale sotto tutti i punti di vista, risulta ancora oggi magico e divertentissimo - non avrei mai pensato di poter ridere ancora così tanto di fronte alle battute da Drive In di Jerry Calà -, con almeno un paio di sequenze cult legate al mito di Bud - il ballo alla tirolese condito dai ceffoni su tutte - e tutta quella pancia che manca al trash attuale.
Ne ho già parlato in occasione della giornata dedicata al leggendario attore, ma sono felice di aver lasciato un riferimento della visione anche qui.
Un cult intramontabile per i fan del fu Carlo Pedersoli, ma anche uno di quei prodotti di nicchia che andrebbero riscoperti e rivalutati dalle nuove generazioni. Mitico (un bicchiere e mezzo obiettivo, tre per il cuore e per Bud).
Sul fronte del piccolo schermo, invece, come ogni estate casa Ford si trasforma in una sorta di succursale del Grey-Sloane Memorial, considerata l'affezione che qui al Saloon si continua a nutrire - Julez in primis - per la creatura numero uno di Shonda Rhimes: Grey's Anatomy potrà essere ormai praticamente una soap mascherata da medical drama, il mio favorito Karev non più un bad guy, si patisce ad ogni secondo l'assenza di personaggi come Dottor Stranamore e Dottor Bollore, eppure ammetto che ogni ciclo scorre con grandissima scioltezza a colpi anche di tre o quattro episodi al giorno, e ad ogni anno, tra morti, abbandoni e storie d'amore, si finisce sempre per attendere il successivo giro di giostra: per quanto riguarda questo numero dodici, sono contento di non aver assistito a drammi particolarmente catastrofici o abbandoni da lacrime facili, nonostante non si sia, di fatto, concluso troppo.
Ormai il nucleo principale degli ex specializzandi - o almeno, quello che ne resta - è costituito da strutturati, e la seconda generazione non è ancora giunta a compiere il grande salto: quindi, direi quasi che si è trattato di una piacevole, comprensibile transizione (due bicchieri).
Il punto forte della settimana - anche se sicuramente, con la nuova struttura del blog, giungerò in ritardo clamoroso - è stato dato dalla conclusione della sesta stagione di Game of thrones, uno dei serial più chiacchierati, amati e discussi della blogosfera e non, divenuto il fenomeno di costume più importante in termini di numero di personaggi ed affezione agli stessi dai tempi di Lost.
Con quest'annata, finalmente, i tempi per i protagonisti della lotta per Westeros - in tutti i sensi - si stringono, abbandonando la noia diffusa della stagione precedente - forse la peggiore della serie - per pigiare sull'acceleratore bruciando, a volte, fin troppo le tappe: a fare la parte del leone, senza ombra di dubbio, l'episodio dedicato al gigante buono Hodor - uno dei più belli dei sei anni di programmazione -, il ritorno - SPOILER - del Mastino, ed una doppietta conclusiva giocata sullo scontro tra l'esercito del redivivo Jon Snow affiancato dalla sorellastra Sansa Stark ed il perfido Ramsay Bolton, per molti versi il charachter più odiato dai tempi di Joffrey, la partenza di Daeneris e delle sue armate alla volta di Westeros e la conquista del trono di Cersei, che guadagna qualche punto liberando gli schermi - SPOILER - dalla spiacevole presenza dell'Alto Passero.
Senza dubbio non perfetta ed assolutamente criticabile, la creatura nata dai romanzi di George Martin sta assumendo connotati sempre più epici, finendo per diventare una sorta di versione da piccolo schermo de Il signore degli anelli.
Speriamo che la qualità, per le prossime due stagioni - che dovrebbero essere le conclusive -, possa solo che migliorare.
Considerato che "Winter has came", non sarebbe male avere qualcosa per scaldarsi (tre bicchieri).
MrFord
giovedì 22 dicembre 2011
Ford Awards 2011: serie tv
La trama (con parole mie): ed eccoci giunti ad uno dei momenti più attesi delle classifiche fordiane, dedicato alle serie televisive.
Quest'anno, a differenza del 2010, ho deciso, per via della grande quantità di materiale disponibile, di applicare lo stesso metro di giudizio tenuto per i libri, sbattendomene bellamente se una serie fosse o no uscita nel corso degli ultimi dodici mesi, affidandomi al contrario a quello che è passato in casa Ford da gennaio ad oggi, indipendentemente dagli anni di produzione.
Ecco dunque la top ten del piccolo schermo, che vi piaccia o no.
N° 10 - True blood
Sicuramente reduce dalla sua stagione meno incisiva, il titolo southern dedicato a vampiri, sesso, morte e passione resta comunque uno dei più affascinanti proposti dalla mitica Hbo, e a mio parere resiste ai colpi inevitabili che riceve ogni serie tv almeno una volta nel corso della sua esistenza.
Sookie non sarà la mia protagonista ideale, ma i personaggi che popolano il suo mondo continuano inesorabilmente a conquistarmi: spero solo, con l'avvento dell'estate, di assistere ad un ritorno della crudeltà terrificante del buon Russell Edgington.
Ovviamente contrastato da Eric Northman.
Poi, certo, ci sarà sempre Jason. Un mito.
N° 9 - Boris
Se c'è una cosa che in Italia sappiamo fare bene sono i prodotti alla cazzo di cane.
Fortunatamente, non tutti lavorano smarmellando, e così si finisce per assistere a qualcosa che potrebbe addirittura essere un piccolo miracolo.
Questo piccolo miracolo si chiama Boris.
Divertente, (auto)ironico, pane e salamissimo.
Come parlare della Terra dei cachi senza far finta di esserne parte.
E 'sti cazzi!
N° 8 - Breaking bad
Questa è una vera e propria scommessa.
Breaking bad è osannata ovunque e da chiunque con fervore quasi religioso.
La prima stagione, conclusa da poco, è stata ottima, eppure ancora priva di quello "shining" che trasforma una buona serie in una indimenticabile.
Ma, come mi è già capitato di ripetere, le premesse ci sono tutte.
Di certo, Walter White è un tipo da grandi sorprese.
Vedremo cosa accadrà il prossimo anno.
N° 7 - Californication
Sento già Julez che mi chiederà come è possibile che Californication stia avanti a Boris, e tutti gli altri che abbia superato Breaking bad.
Eppure proprio non ce la faccio.
Non riesco proprio a non voler bene a quel vecchio figlio di puttana di Hank Moody.
Un pò perchè ha qualcosa di me - o io di lui, chissà -, un pò perchè assistere alle sue disavventure nell'assolata California è un vero spasso.
E ad ogni stagione migliora.
Che non è mica una cosa da poco.
Vic Mackie e la Squadra d'assalto sono stati al mio fianco per anni, e di sicuro mi mancheranno.
Una delle mie serie preferite di sempre, che resta al sesto posto semplicemente perchè ormai ho metabolizzato la sua conclusione, vissuta ormai quasi un anno fa.
Di sicuro, considerato il livello altissimo di scrittura, cura dei personaggi, intensità e realismo, si può tranquillamente parlare di uno dei titoli più importanti che il piccolo schermo abbia mai portato nelle nostre case.
L'epilogo, amaro e all'insegna della solitudine, fa calare inoltre il sipario su uno dei personaggi più tosti che ricordi.
Senza se e senza ma, se non l'avete mai visto, recuperatelo.
N°5 - Sons of anarchy
L'erede dell'appena citato The Shield.
Sicuramente la strada per i Samcro prima di arrivare ai livelli di Mackie e soci è ancora lunga, eppure l'energia di questa serie totalmente fordiana - come direbbe il Cannibale - è clamorosa, il crescendo evidente, e l'attesa per la quarta stagione fremente.
Inoltre, considerato il numero di personaggi e la cura messa dagli autori nel portarli avanti, direi che si tratta della serie corale meglio riuscita dai tempi di Lost.
Date gas, compagni: qui si corre verso la libertà.
N° 4 - Misfits
Qui si comincia a fare sul serio.
Misfits è stata, senza dubbio, la rivelazione più straordinaria non solo di quest'anno, ma degli ultimi quattro o cinque nell'ambito del piccolo schermo.
Dai tempi degli esordi dell'appena citato Lost non mi capitava una folgorazione di questo tipo.
La terza - ne parlerò prossimamente - solo discreta.
Sarà che è mancato Nathan.
Sarà che il rischio di ubriacarsi del proprio successo è sempre dietro l'angolo.
Fatto sta che, di certo, parliamo di grossi calibri.
N° 3 - Friday night lights
Se Misfits è stata una rivelazione nel senso più ampio ed artistico del termine, Friday night lights lo è stata per il cuore e la partecipazione: le vicissitudini dei Dillon Panthers guidati dal solido coach Taylor sono state vero e proprio tripudio di emozioni in casa Ford dalla prima all'ultima puntata, tanto da costringerci a resistere per evitare di bruciare troppo in fretta tutte e cinque le stagioni.
Come nel pieno di una partita giocata all'ultimo secondo, o alla guida di una DeLorean in grado di farci tornare ai tempi del liceo per poi catapultarci al ritorno di fronte a scelte assolutamente adulte, Friday night lights rappresenta, emotivamente, la mia serie di culto assoluto del 2011.
"Chi ha cuore e coraggio, non perde!", gridano i Panthers.
E continuerò a gridarlo con loro.
N° 2 - Game of thrones
Dovessi pensare alle sole proposte del 2011, questa sarebbe senza ombra di dubbio la serie dell'anno.
Produzione perfetta, ottima regia, personaggi da paura inseriti in un'ambientazione da fare invidia al Signore degli anelli condita da amore, morte e sangue.
Inutile dire che l'attesa per la seconda annata e quel "Winter is coming" è a livelli incredibili.
E che se la potenza sarà la stessa, ci ritroveremo qui, il prossimo dicembre, a festeggiare il suo passaggio al gradino più alto del podio.
Senza dubbio, si tratta del prodotto con il maggior numero di protagonisti - attenzione, non ho detto personaggi, ma protagonisti, badate bene - mai realizzato.
Un quasi Capolavoro.
N° 1 - Romanzo criminale
Ebbene sì.
Ho scelto con il cuore.
Perchè nessuna serie, quest'anno, è riuscita a provocarmi più emozioni di quello che è il miglior prodotto italiano per il piccolo schermo di tutti i tempi.
Da un romanzo strepitoso due stagioni in grado di competere a tutti gli effetti con le grandi produzioni estere, che parlano della nostra Storia e raccontano le vite - e le morti - di un gruppo di ragazzi partiti dal niente ed arrivati in cima con le proprie forze soltanto per cadere, come nella migliore tradizione shakespeariana.
Dal mio favorito Bufalo al Libanese che grida sotto casa di sua madre, dagli intrighi del Potere a quelli del Dandi, una corsa da brividi verso un Liberi liberi da pelle d'oca.
Questi "spari sopra" sono tutti per noi.
I PREMI
Preferito fordiano: Il Bufalo - Romanzo criminale -
Miglior personaggio: Nathan - Misfits -
Miglior sigla: Friday night lights
Uomo dell'anno: Peter Dinklage - Game of thrones -
Donna dell'anno: Emilia Clarke - Game of thrones -
Scena cult: Il Bufalo ruba la bara del Libanese - Romanzo criminale - e la nascita dei draghi - Game of thrones -
Migliore episodio: Season finale - Sons of anarchy - e L'appartamento - Californication -
Miglior tormentone: "A cazzo di cane!" - Boris -
Serie che mi mancherà: The Shield
Cazzone dell'anno: Hank Moody - Californication -
MrFord
"Liberi liberi siamo noi
però liberi da che cosa
chissà cos'è?"
però liberi da che cosa
chissà cos'è?"
Vasco Rossi - "Liberi, liberi" -
lunedì 19 settembre 2011
Emmy Awards 2011
La trama (con parole mie): questa notte sono andati in scena i cosiddetti "Oscar televisivi", quegli Emmy Awards che nelle passate stagioni avevano consacrato le realtà più consolidate del mondo delle serie tv affermandole come prodotti di prima fascia di un intrattenimento ormai non più limitato dalle differenze tra grande e piccolo schermo.
Anche quest'anno, tra nuove proposte e riconferme, le nominations offrivano un vasto ed interessante panorama per ogni tipo di spettatore: andiamo a scoprire quali tra i titoli, gli attori e i registi hanno finito per mettere le mani sull'ormai ambitissimo riconoscimento.
• Miglior Drama:
Mad Men (Amc)
• Miglior comedy:
Modern Family (Abc)
• Miglior attore per una serie drama:
Kyle Chandler per il ruolo di Eric Taylor in “Friday Night Lights” (Direct Tv)
• Miglior attore per una serie comedy:
Jim Parsons per il ruolo di Sheldon Cooper in “The Big Bang Theory” (Cbs)
• Miglior attrice per una serie drama:
Julianna Margulies per il ruolo di Alicia Florrick in “The Good Wife” (Cbs)
• Miglior attrice per una serie comedy:
Melissa McCharty per il ruolo di Molly in “Mike & Molly” (Cbs)
• Miglior attore non protagonista per una serie drama:
Peter Dinklage per il ruolo di Tyrion Lannister in “Game of Thrones” (Hbo)
• Miglior attore non protagonista per una serie comedy:
Ty Burrell per il ruolo di Phil Dunphy in “Modern Family” (Abc)
• Miglior attrice non protagonista per una serie drama:
Margo Martindale per il ruolo di Mags Bennett in “Justified” (Fx)
• Miglior attrice non protagonista per una serie comedy:
Julie Bowen per il ruolo di Claire Dunphy in “Modern Family” (Abc)
• Miglior show animato (della durata inferiore ad un’ora):
Futurama (Comedy Central)
• Miglior doppiatore/voice over:
Maurice LaMarche per il ruolo di Lrrr ed Orson Welles nell’episodio “Lrrreconcilable Ndndifferences” in “Futurama” (Comedy Central)
• Miglior miniserie/film per la tv:
Downton Abbey (Pbs)
• Miglior regia per una serie comedy:
Michael Alan Spiller per “Dolcetto o scherzetto” in “Modern Family” (Abc)
• Miglior regia per una serie drama:
Martin Scorsese per “Episodio 1″ in “Boardwalk Empire” (Hbo)
• Miglior regia per una miniserie o film-tv:
Brian Percival per “Downton Abbey” (Pbs)
• Miglior attore per una miniserie o film-tv:
Barry Pepper per il ruolo di Bobby Kennedy in “The Kennedys” (ReelzChannel)
• Miglior attrice per una miniserie o film-tv:
Kate Winslet per il ruolo di Mildred Pierce in “Mildred Pierce” (Hbo)
• Miglior sceneggiatura per una serie comedy:
Steve Levitan e Jeffrey Richman per “Sopreesaaa!!!” in “Modern Family” (Abc)
• Miglior sceneggiatura per una serie drama:
Jason Katims per “Always” in “Friday Night Lights” (Direct Tv)
• Miglior sceneggiatura per una miniserie o film-tv:
Julian Fellowes per “Downton Abbey” (Pbs)
• Miglior reality/competition show:
The amazing race (Cbs)
Anche quest'anno, tra nuove proposte e riconferme, le nominations offrivano un vasto ed interessante panorama per ogni tipo di spettatore: andiamo a scoprire quali tra i titoli, gli attori e i registi hanno finito per mettere le mani sull'ormai ambitissimo riconoscimento.
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Ancora non approdata sugli schermi di casa Ford, Modern family è stata la vera trionfatrice di questa edizione degli Emmy. |
• Miglior Drama:
Mad Men (Amc)
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Mad Men conferma l'egemonia del suo stile impeccabile. |
• Miglior comedy:
Modern Family (Abc)
• Miglior attore per una serie drama:
Kyle Chandler per il ruolo di Eric Taylor in “Friday Night Lights” (Direct Tv)
• Miglior attore per una serie comedy:
Jim Parsons per il ruolo di Sheldon Cooper in “The Big Bang Theory” (Cbs)
• Miglior attrice per una serie drama:
Julianna Margulies per il ruolo di Alicia Florrick in “The Good Wife” (Cbs)
• Miglior attrice per una serie comedy:
Melissa McCharty per il ruolo di Molly in “Mike & Molly” (Cbs)
• Miglior attore non protagonista per una serie drama:
Peter Dinklage per il ruolo di Tyrion Lannister in “Game of Thrones” (Hbo)
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Tyrion Lannister, uno dei miei preferiti della folgorante prima stagione di Game of thrones, ha portato all'ottimo Peter Dinklage un meritatissimo riconoscimento. |
Ty Burrell per il ruolo di Phil Dunphy in “Modern Family” (Abc)
• Miglior attrice non protagonista per una serie drama:
Margo Martindale per il ruolo di Mags Bennett in “Justified” (Fx)
• Miglior attrice non protagonista per una serie comedy:
Julie Bowen per il ruolo di Claire Dunphy in “Modern Family” (Abc)
• Miglior show animato (della durata inferiore ad un’ora):
Futurama (Comedy Central)
• Miglior doppiatore/voice over:
Maurice LaMarche per il ruolo di Lrrr ed Orson Welles nell’episodio “Lrrreconcilable Ndndifferences” in “Futurama” (Comedy Central)
• Miglior miniserie/film per la tv:
Downton Abbey (Pbs)
• Miglior regia per una serie comedy:
Michael Alan Spiller per “Dolcetto o scherzetto” in “Modern Family” (Abc)
• Miglior regia per una serie drama:
Martin Scorsese per “Episodio 1″ in “Boardwalk Empire” (Hbo)
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Non sarà più quello dei tempi di Taxy Driver, ma il vecchio Marty sa sempre il fatto suo. |
Brian Percival per “Downton Abbey” (Pbs)
• Miglior attore per una miniserie o film-tv:
Barry Pepper per il ruolo di Bobby Kennedy in “The Kennedys” (ReelzChannel)
• Miglior attrice per una miniserie o film-tv:
Kate Winslet per il ruolo di Mildred Pierce in “Mildred Pierce” (Hbo)
• Miglior sceneggiatura per una serie comedy:
Steve Levitan e Jeffrey Richman per “Sopreesaaa!!!” in “Modern Family” (Abc)
• Miglior sceneggiatura per una serie drama:
Jason Katims per “Always” in “Friday Night Lights” (Direct Tv)
• Miglior sceneggiatura per una miniserie o film-tv:
Julian Fellowes per “Downton Abbey” (Pbs)
• Miglior reality/competition show:
The amazing race (Cbs)
Quest'anno, occorre ammetterlo, non mi sono trovato preparatissimo sul fronte dei nominati, dato che alcuni titoli di punta come Modern family e Broadwalk empire ancora non sono entrati nell'orbita degli schermi fordiani, eppure mi pare che, tutto sommato, si possa essere soddisfatti della lista dei premiati: molto contento per Scorsese - tutto sommato, stiamo parlando di un mostro sacro -, per la Winslet e Barry Pepper - due dei migliori interpreti della loro generazione - e per il riconoscimento a Peter Dinklage, che compensa almeno in parte la delusione per non aver visto uscire vittoriosa dalla competizione Game of thrones al posto dell'ottimo ma ormai quasi telefonato alla ricorrenza annuale degli Emmy Mad men.
Ma non mi preoccupo troppo: Winter is coming, ed il prossimo anno sono sicuro che il sangue e le spade di una delle mie due personali serie del momento poseranno l'alloro sulla testa dei veri vincitori morali di questa stagione.
MrFord
"Memories made in the coldest winter
goodbye, my friend, will I ever love again?
memories made in the coldest winter."
Kanye West - "Coldest winter" -
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