martedì 12 dicembre 2017

Il libro di Henry (Colin Trevorrow, USA, 2017, 105')





Così come accade per piatti e cocktails esistono alcuni film che, pur portando in dote ingredienti perfetti per il nostro palato, finiscono per risultare fuori posto, poco armonici e pronti ad andare di traverso: ma cominciamo dall'inizio.
Colin Trevorrow è entrato nella mia vita di cinefilo qualche anno fa, grazie allo splendido Safety not guaranteed, che con ogni probabilità gli conserverà un giro gratis al Saloon per diverso tempo, e ci è rientrato anni dopo con il divertentissimo Jurassic World, segno che nonostante la profondità indie si trattasse di un regista assolutamente pane e salame: con la direzione dell'Episodio Nove di Star Wars - poi revocata - ad incombere, aveva tutte le carte in regola per sorprendermi di nuovo.
Il libro di Henry, del resto, è una vicenda di formazione che richiama I Goonies, Stand by me e tutte quelle belle cose anni ottanta con le quali sono cresciuto, praticamente una porta spalancata nei gusti del sottoscritto, anche considerato il casting che dalla sua poteva contare la ballerina Maddie Ziggler e gli ottimi Jaeden Lieberher e Jacob Tremblay, senza contare l'elemento dato dall'elaborazione del lutto e dell'analisi del rapporto genitori/figli - può confermare Julez la forza di quella che resta senza dubbio la sequenza più forte della pellicola -.
Eppure, c'è un eppure.
Perchè Il libro di Henry, dopo aver spacciato premesse ed aspettative, minuto dopo minuto si involve senza alcun ritegno e ritorno, e ad una prima parte interessante e coinvolgente unisce un crescendo tra i più retorici ed inutili che ricordi sull'orizzonte indie o quantomeno idealmente alternativo: un vero peccato, perchè la vicenda avrebbe potuto portare a qualcosa con un carattere ed un coraggio maggiori, puntando a diventare un potenziale cult piuttosto che un film da tentata lacrima facile buono per la serata in famiglia su Italia Uno, per quanto ormai possa suonare superato un discorso di questo genere.
Posso soltanto sperare che Trevorrow abbia incontrato ostacoli e subito pressioni in termini di produzione, perchè un lavoro di questo genere per un regista con le sue potenzialità non solo significa un'involuzione, ma anche la prospettiva di un futuro lavoro da mestierante di Hollywood più che da protagonista, più o meno lo stesso discorso applicabile a questo suo ultimo lavoro, che in un primo momento ho pensato fosse stato troppo bacchettato dal Cannibale e dai critici oltreoceano e che per primo, in corso di visione, mi sono ritrovato a maledire.
Nel corso dell'adolescenza - a prescindere da quando inizi o finisca - si pensa fin troppo spesso di essere un gradino sopra tutto il resto e tutti gli altri, finendo per puntare al cielo prima ancora di aver imparato davvero a stare sulle proprie gambe: in questo senso, Il libro di Henry è un film che si adatta perfettamente a quell'età, ma che non per questo debba essere necessariamente giustificato.
Probabilmente io stesso, avessi avuto migliori maestri, sarei maturato prima finendo per faticare meno di quanto non abbia faticato, effettivamente, poi: da questo punto di vista mi sento quasi in dovere di scatenare la più furiosa tempesta di bottigliate su questo film immaturo e sottilmente pretenzioso, che fa del ricatto emotivo la sua arma migliore in barba alla bellezza di spontaneità e semplicità.
E questo non va affatto bene.
Se vorrai entrare da protagonista nel libro di Ford, caro Trevorrow, dovrai impegnarti decisamente di più.



MrFord



 

7 commenti:

  1. A differenza tua, Safety not guaranteed mi aveva irritato parecchio, qui invece le lacrime- facilissime, lo so- sono scese.
    E so anche che il film è imperfetto, ruffiano, e piuttosto disequilibrato nell'evoluzione della storia, ma mi ha fregato, e i cleenex consumati non mentono.

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    1. In realtà anche Julez è rimasta fregata. Ma con il passare dei minuti si è resa conto del risultato molto al di sotto delle aspettative.

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  2. Safety not guaranteed non mi aveva conquistato purtroppo. Questo non ha fatto eccezione ma, sarà per il gran parlarne male, l'ho trovato carino. Niente di più, niente di meno.

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    1. A me è parso partisse bene per poi sgonfiarsi. E sgonfiarsi di brutto.

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  3. Mai maledire un Cannibale, la cosa ti si può rivoltare contro...
    e infatti alla fine il film l'hai bacchettato ancora più te di me. :)

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    1. Più che altro sono preoccupato per il fatto di averti dato ragione! ;)

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  4. A me invece Trevorrow aveva sempre convinto. Finora. ;)

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