Non troppo tempo fa, quando ho scoperto che l'improbabile coppia Uli Edel - regista del cult generazionale Christiane F. - e Nicholas Cage si era unita per generare un'apparentemente agghiacciante e trash ghost story halloweeniana distribuita in Italia proprio in vista della festività autunnale, ammetto di aver esultato, pur se solo dentro di me.
L'idea di potermi confrontare con un involontario equivalente di uno Sharknado versione tutta zucche e fantasmi esaltava non poco, e le prime recensioni agghiacciate avevano lasciato sperare per il meglio: peccato che, pronti via con la visione, non solo ho finito per scoprire che, almeno per tutta la prima metà, a parte la ricostruzione da studio e gli effetti speciali da discount il prodotto non risultava poi così male, quantomeno rispetto alla media delle produzioni horror scarse degli ultimi anni, ma che i suoi punti a (s)favore più grandi risiedevano nella totale mancanza di originalità della trama e nelle corse dello stesso Cage, che probabilmente appesantito dal casco che porta in testa per ricordarsi di quando ancora aveva i capelli riesce a mostrare una mobilità che pare un ibrido del Dolph Lundgren di Battle of the damned e del Liam Neeson di Taken, non proprio due Usain Bolt per velocità ed eleganza.
La visione, in questo senso, è risultata talmente standard e tranquilla che, se non fosse stato per un paio di jump scare che hanno fatto saltare Julez sul divano mi sarei fatto travolgere dalla stanchezza di una giornata con entrambi i Fordini a casa - essendo un sabato diviso tra piscina, pranzo dalla nonna e pomeriggio di giochi le cui fondamenta si sono basate su una sveglia alle sei e mezza del Fordino che non ha più voluto saperne di tornare a letto - e avrei liberato una bella e vigorosa pennica pre-nanna.
Fortunatamente per me e le mie aspettative l'ultimo terzo della pellicola - come spesso accade con le proposte del genere, del resto - è risultato davvero brutto, pur se lontano dalle vette che speravo il buon Nicola Gabbia mi aiutasse ad esplorare una volta ancora grazie a quella sua espressione spiritata da cocaina secca ed il tono sempre un paio di livelli oltre quello di guardia del sopra le righe: a conti fatti, comunque, Pay the ghost altro non risulta se non l'ennesima ghost - per l'appunto - story senza infamia e senza lode in cui lo spirito cattivo reso tale da un "hybris" per nulla morta e sepolta se la prende come di consueto con i bambini rendendoli ad un tempo vittime e strumenti inquietanti della sua vendetta fino a quando lo stesso spirito non finisce per incrociare il cammino di una famiglia in cui il padre, la madre o se ha sfortuna entrambi finiscono per essere spaccaculi di professione o pronti a scoprirsi tali, e finiscono per suonargliele e cantargliele di santa ragione.
Una quasi delusione, dunque, che sfata il possibile mito di una proposta "di paura" resa mitica dal buon Cage e dal suo parrucchino selvaggio alle prese con uno spirito maligno e trasforma il tutto in una visione assonnata e tranquilla come se si trattasse di un horror qualsiasi: fortunatamente, se ripenso a quei geniali, incredibili momenti in cui il protagonista corre disperato alla ricerca del figlio scomparso - va detto, la sequenza della sparizione del bimbo è riuscita addirittura a ricordarmi quella della ben più drammatica The Missing - con la mobilità di un trattore con le gomme sgonfie, tutto sembra d'improvviso migliore.
E non c'è fantasma che possa risultare più agghiacciante.
MrFord