La trama (con parole mie): John Bennett, un ragazzino escluso dagli altri suoi coetanei - anche dagli sfigati presi di mira dai bulli del quartiere - nel 1985, la notte di Natale, esprime il desiderio che il suo orsacchiotto prenda vita e sia il suo migliore amico. Come per magia, il miracolo accade, e Ted - questo il nome del peluche - diviene il compagno di una vita di John, passando momenti da celebrità ed altri da perdigiorno.
I due sono inseparabili, amici per la pelle, casinisti nati.
Quando, però, la relazione di John con Lori prevede che il primo cresca e cerchi di comportarsi da adulto, Ted diviene una minaccia al solidità del rapporto e si trova dunque costretto, per la prima volta, a separarsi dall'amico per affittare un appartamento dove vivere da solo.
Sarà l'inizio di una serie di complicazioni che vedranno sconvolte le esistenze di John, Ted, Lori, il suo capo e dello psicopatico Donny, dai tempi della sua infanzia ossessionato dall'unico peluche al mondo dotato di vita propria.
Dalle parti di casa Ford il buddy movie è sempre stato un genere amatissimo, che ha regalato al sottoscritto alcune delle visioni più divertenti e reiterate degli ultimi anni: da Kevin Smith a Judd Apatow, senza dimenticare le escursioni letterarie nei territori lansdaliani di Hap e Leonard o i botta e risposta di Walt e il suo barbiere in Gran Torino, l'amicizia virile nella sua accezione più casinara e sboccata è sempre stata ospite fissa e molto gradita al mio bancone.
Seth MacFarlane, creatore di serie come Family guy - I Griffin qui da noi -, probabilmente si ritrova in una condizione simile, e sfruttando il background di tutti i ragazzini cresciuti nel corso degli anni ottanta consegna al grande schermo una pellicola nella migliore tradizione del genere, che non brillerà come SuXbad o i due Clerks ma che diverte ed empatizza con il pubblico di un certo livello - basso, ovviamente - come poche, valorizzando Marc Wahlberg - notoriamente un paracarro - affidandogli il ruolo del cazzone - ruolo in cui si trova in perfetto agio -, sfruttando al meglio la vena ironica di Mila Kunis - tra le più pane e salame delle belle di Hollywood - già vista in Amici di letto ed introducendo un charachter - quello del protagonista Ted - in grado di colmare la distanza che ormai separa quella stessa generazione di ex bambini dai Muppets dei tempi d'oro o da colpi di genio come Alf al nulla di peluche di oggi.
Certo, l'eccesso è dietro l'angolo ad ogni sequenza e i colpi bassi di casa, eppure la sensazione di assistere ad una pellicola giustamente cazzara ma assolutamente lontana dalla volgarità è praticamente una certezza, i momenti già cult non mancano - splendida la sequenza della festa con l'incontro tra i due amiconi ed il vecchio protagonista di Flash Gordon, Sam Jones, nel ruolo di se stesso, loro idolo d'infanzia - e lo spirito che avvolge l'intera produzione è quanto di meglio si possa sperare di combinare in quest'ambito, senza contare che, se avete la fortuna di condividere il letto con una fanciulla abbastanza yeah troverete una perfetta commistione tra la sguaiatezza delle avventure tra amici ed il romanticismo - o presunto tale - di una proposta non totalmente allergica ad un crescendo sentimentale - John e Ted compresi nel prezzo, ovviamente -.
In tutto questo, trovano spazio anche un Giovanni Ribisi ormai perfettamente calato nel ruolo dello psicopatico e, a sorpresa, Norah Jones, che abbandona le soffuse atmosfere jazz per concedersi un pò di sano panesalamismo rivelando i suoi trascorsi sessuali con il più irriverente tra i pupazzi nati nel post-eighties: nel frattempo Ted, tra un bong ed un'ascesa professionale sorprendente - mitici i siparietti con il direttore del supermercato in cui lavora - diviene il simbolo di quello che ogni uomo sogna - sesso e divertimento a parte - ma non tutti trovano, e i pochi che ce la fanno finiscono per sudare quasi più che con e per un grande amore.
Stiamo parlando di un'amicizia che possa essere forte quanto un legame di sangue, fonte di rimproveri delle proprie donne e consapevolezza che si avrà sempre qualcuno pronto a guardarci le spalle, a portarci fuori per una sbronza anche quando il giorno dopo dovremmo lavorare e a desiderare che noi si sia proprio lì dove ci troviamo, neanche fossimo in una fiaba targata Disney in cui è proprio vero che le stelle cadenti possono significare un desiderio avverato.
Ci sarà tempo ogni giorno della propria vita, in tutta calma, di rimpiangere quel colpo di testa.
Quasi come un hangover.
Ma sarà il pentimento più fottutamente divertente che si potrebbe immaginare.
Meglio di questo non si potrebbe chiedere ad un "tuonamico".
MrFord
"My words are lazy, my thoughts are hazy
but this is one thing I’m sure of.
Everybody needs a best friend!
I’m happy I’m yours!
You got a double,
who brings you trouble,
and though you’re better without me.
Everybody needs a best friend!
I’m happy I’m yours!"
La trama (con parole mie): Andy ha ormai raggiunto il traguardo dei quaranta, vive solo dedicandosi completamente ad una lista infinita di hobbies da nerd e a serate passate con i vecchi coniugi del piano di sopra senza essersi mai concesso una sana, goduriosa, piacevole scopata.
Quando un gruppo di suoi colleghi scopre questa scomoda verità, tutti si prodigheranno per far compiere ad Andy il grande passo: Jay, dedito ad una lunga serie di tradimenti alla sua gelosissima fidanzata, gli consiglierà di dedicarsi alla cura del proprio corpo per fare conquiste, David, distrutto dalla fine di un rapporto, lo asseconderà rispetto alla mancanza di sesso invitandolo a sfogarsi con vagonate di porno, mentre Cal gli caldeggerà l'approccio dell'ascoltatore un pò stronzo che finisce sempre per andare a segno.
Ma le cose per Andy continueranno a non migliorare, ed il suo rapporto con Trish, l'unica che pare interessare davvero all'uomo, rischierà di essere messo in crisi proprio per la reticenza del protagonista nel rivelare il suo passato non passato sessuale.
Negli ultimi anni l'Apatow style ha di fatto reinventato lo stantìo standard della commedia romantica made in Usa o pseudo tale, conciliando le pellicole fino a qualche stagione or sono spesso e volentieri suggerite da mogli e fidanzate e sempre in grado di suscitare l'orticaria al pensiero nelle loro metà maschili allo stile sguaiato e sboccato reso celebre nel pieno degli anni novanta da Kevin Smith.
Personalmente, e pur avendolo scoperto in ritardo rispetto alla sua esplosione, ho apprezzato molto la spinta che il regista e produttore di Molto incinta e Funny people è stato in grado di dare al genere, e tendenzialmente ho quasi la certezza, quando si tratta di passare una serata in relax e scioltezza, che mi basterà scegliere un titolo tra quelli della sua scuderia per andare a colpo sicuro.
40 anni vergine era uno dei pochi film usciti dalla fucina di idee del clan del buon Judd che ancora mancava all'appello in casa Ford, e devo dire che il risultato rientra perfettamente in quello che ho appena scritto a proposito di questo tipo di proposta: leggero, divertente, piacevole come una serata tra amici che si ha profondamente voglia di passare senza troppi patemi o sforzi cerebrali, uno stacco dal lavoro e dalla vita quotidiana conciliante quanto la sensazione che sta tra l'essere brilli e ritrovarsi a vomitare sandwich ai gamberi in faccia alla gente.
Sicuramente al lavoro scritto a quattro mani dal regista e dal protagonista Steve Carell - già amatissimo dalle parti del Saloon per i suoi ruoli in Little Miss Sunshine e Crazy stupid love- mancano la verve e la volgarità di cose come SuXbado Strafumati, così come le tematiche più profonde affrontate nel già citato Funny people, l'atmosfera è un pò troppo easy, forse circola in eccesso aria da "buoni" e la durata è decisamente importante - due ore piene - per una proposta di questo tipo, eppure 40 anni vergine si lascia guardare e scorre via che è un vero piacere, rivelandosi perfetto per un periodo di scarso impegno autoriale come questo e decisamente in grado di soddisfare sia il pubblico maschile che femminile, dosando al meglio sguaiatezza e romanticismo.
Gran parte del merito è sicuramente del cast, che raccoglie alcuni dei volti più noti ed amati dai fan di Apatow come Paul Rudd e Seth Rogen - curioso che il suo personaggio finisca per mettersi con quello interpretato da Elizabeth Banks, quasi un anticipo per quello che accadrà anche nel bellissimo Zack&Miri - ed un quasi esordiente Jonah Hill, tutti in grande spolvero e sempre pronti a mettersi in gioco con (auto)ironia descrivendo il clima da amicizia virile tra colleghi di lavoro - anche nell'eccesso di zelo, come accade con Andy "vessato" dai consigli dei suoi nuovi coach pronti a portarlo al successo nel rimorchio della sua prima donna - decisamente alla perfezione.
Non mancano le scene esilaranti - dall'uscita nel locale con tanto di vomito ai gamberi, già citata, al colloquio nel consultorio -, eppure l'impressione che ho avuto da questa visione è che Apatow riesca a dare il suo meglio nelle vesti di produttore prima ancora che di regista: probabilmente la sua influenza, specie se rivolta a sceneggiatori e cineasti giovani e cazzoni quanto i protagonisti delle sue opere, ha il potere di scatenare il "peggio" rendendo i risultati finali ancora più divertenti e coinvolgenti.
Ma poco male: il risultato c'è e si sente, e non si potrà dire che la serata possa considerarsi un buco nell'acqua.
Un pò come quando ci si incontra con i propri buddies più fidati: potranno saltare tutti i programmi, giungere sbronze devastanti e blackout a sopresa, piovere guai e situazioni al limite dell'assurdo, eppure il giorno dopo non si potrà negare di aver vissuto una "notte da leoni".
MrFord
"Cause it's the heat of the moment
the heat of the moment
the heat of the moment
the heat of the moment showed in your eyes."
La trama (con parole mie): John McClane, tornato definitivamente a New York dopo la separazione dalla moglie, alterna gli incarichi in polizia con il controllo della figlia adolescente appena sbarcata al college. Quando gli viene ordinato di rintracciare un giovane hacker coinvolto a sua insaputa in un intrigo orchestrato da un ex dipendente del Governo deciso a vendicarsi il poliziotto per eccellenza degli action movies si trova al centro di una lotta per la sopravvivenza - sua e del ragazzo - che lo porterà a scontrarsi ancora una volta con un apparente terrorista deciso, invece, a cercare la sua rivalsa colpendo gli Usa dove fa più male: nel portafoglio.
Il tutto cercando di portare a casa la pelle ed evitare che la figlia finisca coinvolta nella lotta, o peggio, in una storia con il suo involontario protetto Matt Farrell.
Quando, non troppo tempo fa, ho affrontato la saga dedicata a Rambo, tornando ad apprezzare uno degli action heroes più importanti della storia del genere e sdoganando, di fatto, il suo valore soprattutto a livello di intrattenimento, non pensavo che mi sarei trovato così presto nella stessa situazione: e invece, il buon vecchio John McClane - e Bruce Willis, che presta al poliziotto volto, cuore ed una robusta dose di palle - e la quadrilogia di Die hard sono riusciti in un'impresa che, francamente, non pensavo sarebbe stata possibile.
Così come per l'icona - o almeno una delle icone - della filmografia di Sly, anche in questo caso occorre da subito affermare il valore assoluto del primo episodio rispetto ai successivi, eppure, osservando il complesso dei quattro film, va riconosciuto alle avventure di McClane un livello qualitativo che mediamente risulta molto alto anche negli episodi meno riusciti, complici effetti sempre all'altezza, un ritmo invidiabile ed una mai doma autoironia che si propaga dal protagonista a tutti gli aspetti delle pellicole stesse.
Anche quest'ultimo - almeno per il momento - episodio della serie, decisamente troppo sottovalutato dalla critica e da una parte dei fan hardcore dei precedenti, mostra una brillantezza non comune nelle produzioni action made in Usa, e senza far apparire ridicolo un non più di primo pelo Bruce Willis mette in campo situazioni al limite della fantascienza con lo stesso spirito di alcuni supercult come True lies, regalando momenti magici agli appassionati ma riservandosi di sorprendere qualunque spettatore non mostri pregiudizi rispetto a qualche sana esplosione come si deve.
In questo senso, si potrebbe azzardare addirittura una sorta di metafora associando all'audience il personaggio di Matt Farrell, giovane hacker d'improvviso proiettato nel mondo tutto machismo, battute a raffica e proiettili di McClane, neanche fosse stato costretto ad imbarcarsi in una corsa all'ultimo respiro su una montagna russa costruita su misura sulla mascella d'acciaio del suo durissimo eroe, senza dubbio uno dei simboli più importanti del panorama delle tamarrate degli ultimi vent'anni - e più -.
Len Wiseman certo non sarà John McTiernan, eppure mostra muscoli inaspettati per il regista di schifezze come Underworld, e lascia ben sperare per il remake di Atto di forza, ormai in fase di post produzione, senza contare un valore aggiunto per ogni fordiano che si rispetti: la presenza di Kevin Smith nel ruolo di nerdissimo hacker pronto a "correre" in aiuto di McClane e Farrell.
Tutto il resto è pane per i denti di ogni fan del genere e della serie, dal complicato piano che prevede la consueta rapina mascherata da attacco terroristico ai siparietti che il vecchio John regala a prescindere da chi si trovi di fronte, dai criminali pronti a fargli la pelle alla figlia mossa dal desiderio d'indipendenza - eppure clamorosamente simile al padre -, contando sull'ottima spalla fornita da Justin Long/Matt Farrell.
Ma è inutile girarci intorno: Die hard è una serie con i controcazzi, e guai a voi se non mettete da parte ambizioni autoriali e puzza sotto il naso rispetto all'action per spararvela tutta d'un fiato accompagnandola a patatine, birrone gelato e rigoroso ed obbligatorio rutto libero.
Non ve ne pentirete.
MrFord
"Some folks are born made to wave the flag
ooh, they're red, white and blue
and when the band plays "Hail to the chief"
ooh, they point the cannon at you, Lord
it ain't me, it ain't me, I ain't no senator's son, son
it ain't me, it ain't me; I ain't no fortunate one, no."
La trama (con parole mie): Dante Hicks ha ventidue anni, ha mollato l'università e lavora come commesso al Quick Stop. Al suo fianco Randal, migliore amico, inseparabile compare e casinista, dirimpettaio lavorativo nella videoteca giusto accanto al negozio in cui lavora.
Oggi è un giorno particolare, il più agognato da ogni commesso: quello di riposo.
Eppure Dante, convinto dal capo, finisce per accettare di sostituire un collega malato: dal ritardo di Randal ad una partita di hockey su asfalto riorganizzata per l'occasione, senza contare i clienti, i controlli e le vicende sentimentali che lo vedono in bilico tra la fidanzata Veronica e l'ex Caitlin, sarà un turno di lavoro assolutamente irripetibile.
E' davvero difficile scrivere di Clerks senza esserne coinvolto emotivamente.
Credo infatti che, insieme a Il grande Lebowski e Little miss sunshine, i due film dedicati alle vicende dei commessi Dante e Randal firmati Kevin Smith siano tra le commedie più importanti - a livello di cuore - di tutta la mia storia di spettatore: un pò perchè conosco molto bene il ruolo, e negli anni trascorsi in uno o nell'altro negozio ho assistito a scene ben più clamorose di quelle mostrate in questo gioiellino simbolo degli anni novanta, un pò perchè vedere e rivedere Clerks - e Clerks 2 - è come ritrovare il vostro migliore amico, quello che ci sarà sempre, che vi conosce addirittura meglio delle vostre fidanzate, compagne o mogli, e che anche quando non ne avrete bisogno, sarà sempre lì, pronto a darvi una pacca sulla spalla per farvi andare avanti ancora una volta.
Questa sensazione - in grado di andare ben oltre l'uso del bianco e nero, l'autorialità trasformata in buddy movie, la sceneggiatura calibratissima eppure tutta cuore - travolge ad ogni visione, e seppur consapevole che non si tratti - ne si tratterà mai - di un Capolavoro, trovo che Clerks sia uno dei film di formazione più importanti che mi sia capitato di vivere, più che semplicemente guardare, e anche se ora mi trovo - per età e percezione - più vicino al secondo capitolo delle avventure di Dante e Randal tanto da preferirlo addirittura a questo indimenticabile primo, godermi questa chicca in una serata speciale - il Capodanno a due organizzato per l'occasione in casa Ford, con tanto di stracolmo White Russian in mano - è stata una vera meraviglia in grado di suscitare anche una leggera e piacevole sensazione di malinconia quasi guardassi una vecchia fotografia - in bianco e nero, perchè no - di me stesso quando, a nemmeno vent'anni, con i capelli lunghissimi e ancora neanche un tatuaggio, iniziavo per la prima volta la mia esperienza al Virgin Megastore, e tra gli scaffali del rock e dell'heavy metal cominciavo a scoprire il magico mondo dei commessi e tutte le stranezze che ne conseguivano.
E' passato un sacco di tempo, sono passati i clienti e le fidanzate - o pseudo tali -, i colleghi, le vicende più o meno toste, i viaggi ed i compagni di percorso: eppure il ricordo di quel periodo e di Clerks - lo vidi per la prima volta in vhs, quasi in contemporanea all'inizio della mia esperienza in negozio - sono ancora vivi ed unici, un pò come il suddetto amico sempre pronto ad essere al nostro fianco, che sia per fare una montagna di cazzate o per farci sapere, senza parlare, che lui è sempre lì.
E lo sarà davvero, perchè a distanza di dodici anni, nel secondo capitolo delle avventure di Dante e Randal, nulla sarà cambiato.
Giusto il colore, perchè c'è sempre qualcosa - e soprattutto qualcuno - nella vita in grado di mettere tinte accese dove noi, prima, vedevamo solo, per l'appunto, in bianco e nero.
E giusto per non lasciarvi in preda alla malinconia o a quel sottile stato di quasi ebbrezza estatica che l'umorismo fracassone di Kevin Smith non permette affatto, do fuoco alle polveri liberando tutta la potenza di questa perla che invito assolutamente tutti quanti a recuperare, perchè si tratta senza dubbio di uno di quei film che è necessario vedere ALMENO una volta nella vita.
Guerre stellari tornerà anche nel secondo capitolo delle avventure dei miei commessi preferiti, e intanto approfitto per dirmi d'accordo con Dante: L'impero colpisce ancora è il meglio della trilogia.
Chi, poi, non ha mai sentito parlare di Palla di neve!?
Non è un delfino, o una foca, tranquilli.
Ma se ancora non sapete di cosa sto parlando, è giunto il momento di mettervi in pari.
Non potevo non inserire anche un momento dedicato a Jay e Silent Bob, celebri personaggi dell'universo kevinsmithiano, nonchè spalle perfette di ogni protagonista - o quasi - delle pellicole di questo autore totalmente di culto.
So bene che questo post risulterà un pò anomalo, rispetto alle mie consuete recensioni.
Ma che ci volete fare!?
Quando il cuore prende il sopravvento, le regole non valgono più.
Ad ogni modo: guardatelo, riguardatelo, scopritelo.
Così come Clerks 2.
Altrimenti non mi resterà altro che darvi così tante bottigliate "che quando vi sveglierete i vestiti che avrete addosso saranno passati di moda".
E chi becca la citazione vince una giornata intera dietro il bancone del Quick Stop.
La trama (con parole mie): prosegue la marcia d'avvicinamento al vertice della classifica che decreterà il miglior film uscito in sala nel 2011 secondo i canoni fordiani. In questa sorta di "terra di mezzo" a ridosso della top ten troverete grandi nomi del panorama cinematografico mondiale così come talenti emergenti - o appena consolidati - in grado di lasciare il segno rispetto alle visioni passate negli ultimi dodici mesi dalle parti del saloon.
In attesa dunque delle posizioni più calde della classifica, godetevi il passaggio di questi cinque titoli, diversi tra loro eppure tutti meritevoli di almeno una visione.
Sorretto da una titanica interpretazione di Christian Bale, mai così bravo, questo solidissimo prodotto legato a doppio filo al dramma sportivo e al rapporto tra fratelli è stato senza dubbio il film "da combattimento" dell'anno: senza raggiungere le vette diThe wrestler il lavoro di Russell è convincente ed onesto, un giusto mezzo tra il film autoriale indipendente ed il grande dramma in famiglia popolare.
Kevin Smith, ormai è noto a tutti, è uno degli idoli fordiani fin dai tempi del primo Clerks, e con la vicenda di Zack e Miri non solo ha trafitto il mio cuore ancora una volta - praticamente omaggiando la storia con Julez dai tempi dell'amicizia da buddy movie fino al matrimonio -, ma ha confezionato la sua opera più fresce, divertente ed appassionata da anni a questa parte. Nonostante l'orrido adattamento italiano - guardatevelo in originale, senza se e senza ma - e l'avversione di una certa critica radical chic, questo film paneesalamissimo non poteva non entrare nella classifica dei più amati del sottoscritto.
Refn è stato senza ombra di dubbio uno dei dominatori di questo 2011 cinematografico, un pò come Tom Hardy, che in attesa del nuovo Batman targato Nolan conferma il suo enorme talento stupendo le platee con interpretazioni come quella fornita in Warrior - visto ieri - e, per l'appunto, Bronson.
Un biopica anomalo e frammentato cucito addosso ad uno dei protagonisti più fuori dagli schemi dai tempi di Chopper: non sarà Arancia meccanica o il vertice creativo di Refn - per questo dovrete aspettare i prossimi giorni -, ma di sicuro è un bel cazzotto sparato in faccia a tutta forza.
L'ultima creatura dello Studio Ghibli, nata dalla penna del Maestro Miyazaki e portata sullo schermo da uno dei suoi allievi più promettenti, è poesia allo stato puro, magia come ora pare proprio sia impossibile crearne, una favola delicata e leggera in grado di riportare alla mente quella meraviglia di Totoro.
Scoperto grazie al mio antagonista Cannibale, si è rivelato senza dubbio - in una stagione non proprio memorabile per il genere - il miglior film d'animazione dell'anno.
Uscito puntuale come un orologio l'ultimo Allen si è anche rivelato il migliore dai tempi di Match Point tra i film firmati dal regista newyorkese: ironico, leggero, pieno zeppo di omaggi al mondo dell'arte e traboccante voglia di vivere ed innamorarsi - chissà, forse proprio della vita -, dipinto attorno ad una città magnifica e ad un protagonista che ricorda i personaggi storici interpretati dallo stesso cineasta.
Una visione romantica ed intrisa di dolce malinconia che saprà conquistare anche i detrattori del mitico Woody.
MrFord
"On the Champs-Elysees
whether the sun is shining, it's raining,
it's midday or midnight
everything can happen to you
La trama (con parole mie): dopo la pazienza portata ieri con la ben poco sopportabile ironia - e lista - del mio acerrimo nemico Cannibale, è giusto che tutti voi possiate godere di una selezione di pellicole davvero divertenti e fatte per durare nel tempo.
Ecco qui, dunque, la clamorosa lista fordiana legata alla commedia.
E quando sarete al culmine delle risate più sguaiate, non fate caso al tizio in lacrime in fondo alla sala: è soltanto il buon Cannibal che smaltisce gli effetti dell'ennesima batosta.
"Finalmente è il giorno della lista di Ford!"
Dopo la parentesi dedicata ai film animati in cui la lista fordiana non mi aveva fatto del tutto schifo, per la prima e credo unica volta, ero preoccupato. Ho immaginato che Ford potesse avere avuto una conversione in seguito a qualche visione mistica di tipo fantozziano. E invece questa sua lista che dovrebbe essere comica mi scaraventa giù dritto nel girone infernale più spaventoso: quello delle commedie che si sforzano in tutti i modi di risultare divertenti, ma in me provocano l’esatto effetto contrario. Il pianto. A dirotto.
Come una ragazzina
come una Miss Fordina
occhio che ti sanguina la vagina
bimba beccati sta rima
le tue freddure BRRR fan venir giù solo brina
ritirati Fordina PRRR che fai prima!
Far ridere non è facile. Far piangere invece lo è. A me basta dare un’occhiata a questa lista compilata dal mio rivale.
It’s Ford party and I’ll cry if I want to, cry if I want to, cry if I want to.
You would cry to if it happened to you.
Cannibal Kid
L'umorismo del Cannibale - e ne è prova evidente la sua lista di ieri - è basso quanto le sue rime: dunque, rimembrando i tempi delle nostre disfide rappistiche dei tempi delle Blog Wars musicali, lascio che ad introdurre la mia decisamente più interessante decina sia un bel componimento.
Questa Cannibal pie
è avariata, lo sai
la pancia fa male, hey,
dovrò chiamare gli amici miei,
e tutti insieme andremo a pestare
questo Kid che crede di primeggiare.
Cannibal bello, sei di fronte a John Wayne
non ti salvi neppure con Frankenstein
ma che lo dico a fare, tu stai sempre a criticare
o ti perdi come Lars in tipe che puoi solo sognare!
Fidati di noi, che siam pane e salame:
non sei affatto il più genio del reame!
Mr. James Ford
"Ford, come faccio a diventare un supereroe della risata come te?" "Hai ancora tanta strada da fare, giovane Cannibale!"
Frankenstein Junior di Mel Brooks (1974)
Mr. James Ford Esistono alcuni film che non hanno bisogno di presentazioni.
Quelli che hanno il "cult" nel dna, e, guarda caso, a volte - come in questo caso - sono anche grandissime prove tecniche.
So già che Cannibale troverà qualcosa che non va anche in questa pietra miliare, o al massimo, privo di altri argomenti, mi accuserà di andare troppo sul sicuro sfruttando i Classici che odia tanto.
Ma tant'è. Perchè questo film è talmente bello e talmente divertente da non avere bisogno neppure che io lo citi.
Battuta memorabile: "Gobba!? Quale gobba!?"
Personaggio cult: Igor
CK Se c’è un film in assoluto in tutta la storia del cinema che proprio non mi fa ridere è… Frankenstein Junior.
E quindi c’avrei scommesso le balle (spaziali) che Ford l’avrebbe inserito nella sua lista.
Mi sono divertito di più a vedere Elephant, Million Dollar Baby, Philadelphia, Dancer in the dark, Schindler’s List, i finali di Titanic e Ghost e persino la drammatica conclusione dei Mondiali USA ‘94.
Un (non) umorismo logorroico tutto giocato sulle ripetizioni e su giochi di parole agghiaccianti: dovrebbe farmi ridere il fatto che il protagonista voglia farsi chiamare Frankenstin anziché Frankenstein? È una cosa davvero così spassosa da doverla per forza ripetere tipo un migliaio di volte lungo tutto l’estenuante film?
A te la parola Fordenstein, anzi Fordenstin.
Ah, che risate. Ah, che risate. Ah, che risate.
Vi prego uccidetemi.
E poi non resuscitatemi.
"Ford, ti ho portato il cervello di Cannibale per il tuo esperimento!"
JF Questa critica è così prevedibile che quasi quasi non la sento nemmeno.
È evidente che ormai il mio antagonista può solo rifugiarsi nella ripetizione delle sue provocazioni nel tentativo - inutile - di fare fronte alle mie liste clamorosamente belle.
CK L’unica cosa prevedibile è che per l’ennesima volta sei rimasto senza parole e senza argomenti con cui poter replicare…
Amici miei di Mario Monicelli (1975)
JF Terapia tapioca. Prematurata alla supercazzola, o scherziamo!?
Mascetti con il vigile è una di quelle scene che continuerei a vedere e rivedere fino alla fine dei tempi.
Ma Amici miei non è soltanto la geniale trovata di Tognazzi: è un inno all'amicizia, alla leggerezza di spirito, ad una ribellione unica e giocosa che non conosce età, dogmi, convenzioni e che neppure la morte è in grado di vincere.
Un film commovente e clamorosamente divertente come pochi altri in Italia e non solo, che potrebbe essere uno dei riferimenti "di rottura" che piacciono tanto al mio antagonista ma che lo stesso bollerà come l'ultimo canto di un gruppo di dinosauri fordiani.
E invece, noi paladini della zingarata, a quelli come il Cannibale riserviamo soltanto uno schiaffo dietro l'altro.
Battuta memorabile: "Che cos'è il genio? È fantasia, intuizione, colpo d'occhio e velocità d'esecuzione."
Personaggio cult: Mascetti.
CK La supercazzola è un supercult anche per me e gli amici miei. Quindi questa è già una gran nota di merito insieme a una buona regia di Monicelli e all’idolo Ugo Tognazzi.
Per il resto però il film soffre per quanto mi riguarda dello stesso problema di molte altre commedie italiane: c’è qualche scena esilarente, c’è un personaggio spassoso, però nel complesso la pellicola ha anche diverse scenette poco divertenti e qualche momento noioso, soprattutto nella seconda parte. Comunque un film più che valido e di certo tra i pochi passabili proposti dalla mia nemesi.
A breve poi è in arrivo un nuovo sequel, non il Come tutto ebbe inizio uscito di recente, ma il reboot con me e Mr. Ford che si chiamerà Nemici miei.
Antani Ford tu e tuoi capolavori prematurati con doppio scappellamento a destra?
JF Nemico mio, come al solito quando c'è da mettere in gioco la roba forte ti tiri indietro, tanto da snobbare la splendida e malinconica - ma neppure troppo - seconda parte di questo supercult della Storia del nostro Cinema.
Ma come se fosse antani, e se dico una cosa come vicesindaco, che ne vuoi capire tu di Cinema!?!?
Il secondo tragico Fantozzi di Luciano Salce (1976)
JF I film che riescono a mettere d'accordo due rivali come me e il Cannibale si contano davvero sulle dita di una mano: il fatto che le prime disavventure del ragioniere per antonomasia Ugo Fantozzi siano ancora oggi terribilmente attuali e potenti è indice di quanto il personaggio creato ed interpretato da Paolo Villaggio sia una delle grandi icone cinematografiche del nostro Cinema, pur avendo perso spessore e mordente nel corso degli anni.
Tra i due film che hanno reso grande questo personaggio ai suoi esordi sul grande schermo ho scelto il secondo, memore di passaggi indimenticabili quali il viaggio con il Semenzara, uno dei miei primi ricordi da spettatore post-periodo da cartoni animati.
E questa volta, spero proprio che il Cannibale se ne stia ben chiuso nell'ufficio sinistri senza alzare neppure la testa dalla scrivania.
Battuta memorabile: "Colori di Fantozzi: rosso, rosso pompeiano, arancio aragosta, viola, viola addobbo funebre, blu tenebra. Sul blu tenebra Fantozzi andò in coma cardiorespiratorio."
Personaggio cult: Duca Conte Semenzara.
CK Presente anche nella mia lista, un personaggio che ha tanti estimatori quanta gente che non lo sopporta ed è quindi incredibile che metta d’accordo proprio noi due, così agli antipodi soprattutto a livello comico. Agli antipodi fondamentalmente perché io sono divertente e lui per niente. Ahahaaahaaah.
Sul fronte delle commedie italiane quindi tra Amici miei e Fantocci non posso lamentarmi troppo, visto che Ford avrebbe potuto tirare fuori di molto peggio. E ho il sospetto che sul fronte commedia all’italiana, il blogger Frank Manila (http://frank-manila.blogspot.com/) potrebbe essere ancor più la mia nemesi personale.
Il problema della lista di Ford è che tra i suoi film internazionali è riuscito a inserire tutti ma dico proprio TUTTI quelli che a me non fanno ridere nemmeno con qualcuno che mi fa il solletico ai piedi per l’intera durata della visione.
JF Dev'essere successa un pò la stessa cosa che capita a me quando guardo un film che tu giudichi terrificante e spaventoso: per tutta la durata della visione continuo a chiedermi "ma questo polpettone sonnacchioso dovrebbe spaventarmi davvero!?"
Detto questo, grande Frank. Uniamo le nostre tamarraggini per soverchiare definitivamente il Cannibale!
Una poltrona per due di John Landis (1983)
JF Altro supercultissimo della mia infanzia, Una poltrona per due è ancora oggi uno dei film che ho visto più volte nel corso della mia vita.
Battute a memoria ed amarcord a parte, la commedia degli equivoci messa in piedi da John Landis è una vera goduria, frutto del mix perfetto tra leggerezza, riflessioni sociali e riscatto dei protagonisti: e tra le tette di Jamie Lee Curtis e la risata di Eddie Murphy, James Belushi travestito da gorilla - suo fratello John era destinato ad avere la parte che fu, per l'appunto, di Eddie Murphy - e i terribili Dukes questo resta un Classico senza tempo - con buona pace del Cannibale -, nonchè uno dei miei personali film di natale per antonomasia.
Battuta memorabile: "Quando ero piccolo, per fare l'idromassaggio sparavo certe bombe dentro la vasca!"
Personaggi cult: Randolph e Mortimer Duke.
CK Un filmetto insulso buono giusto per il Natale di Italia 1. E a me le parole Natale e Italia 1 provocano l’orticaria già da sole, figuriamoci combinate insieme. Un po’ come l’accoppiata formata da Dan Aykroyd (un attore né bravo né terribile, non simpatico né troppo odioso, insomma il perfetto simbolo della mediocrità fordiana) più Eddie Murphy, uno che nemmeno mi sta troppo sul culo ma certo che lui e i film decenti sono due cose diverse e il suo unico che reggo è Il principe cerca moglie. Certo non un capolavorone.
Oltre al fatto che Una poltrona per due ha una trametta prevedibile e insopportabilmente moraleggiante, ma in questa commedia quand’è che si riderebbe? Quando Eddie Murphy si fa il bagno nella vasca idromassaggio? Durante la tristissima pantomima sul treno? Con l’agghiacciante scenetta del gorilla? Chiedo sul serio: ma quali sarebbero i momenti divertenti dentro ‘sta robaccia?
"Avete sbagliato persona! E' il Cannibale che cercate, con quei suoi discutibili gusti cinematografici!"
JF In tutti i lunghi anni della mia millenaria esistenza è la prima volta che sento qualcuno parlare male di uno dei film di Nachele simbolo di tutti i tempi. Evidentemente la tua distorta percezione del mondo non ti permette di farti grasse risatone di fronte a momenti divertentissimi come quello della pantomima in treno o di Eddy Murphy che si fa il bagno della vasca idromassaggio.
Ma non preoccuparti, caro antagonista: farò di tutto per aiutarti ad uscire da questo tuo stato di isolamento sociale.
CK Certo che il lavaggio del cervello Mediaset con te ha davvero fatto un bel lavoro, se è riuscito a inculcarti (o incularti? ahahah) l’idea che questo film sia uno spasso, impedendoti di vedere che in realtà fa tutto (pena, schifo, cagare) fuorché ridere.
Monty Python: il senso della vita di Terry Jones (1983)
JF Il genio dei Monty Python e l'apice del surrealismo all'inglese in un film che condensa, nei suoi diversi episodi, tutto il meglio della satira made in Uk dell'indimenticato gruppo di interpreti e registi: dal confronto tra cattolici e protestanti alla gag della mentina, ci si trova di fronte al film che più rappresenta l'idea dello humour inglese.
Il tutto senza neppure provare a pensare all'incredibile, straordinaria, esilarante sequenza dedicata alla Morte: pur sapendola praticamente a memoria, sto ancora male dal ridere ogni volta che la vedo.
Un viaggio che, tra le tante cose, mostra anche tutto il talento di Terry Gilliam, autore della straordinaria sequenza dell'arrembaggio del grattacielo: a distanza di trent'anni, paiono ancora passaggi da nuova frontiera: chissà se il buon Cannibale sarà riuscito a coglierne tutte le sottili - ma non troppo - sfumature!?
Battuta memorabile: "Io sono il Tristo Mietitore!" "Chi?" "Il Tristo Mietitore! Io sono la Morte!" "Chi è alla porta, caro!?" "Pare che sia il signor La Morte, venuto per la mietitura!"
Personaggio cult: La Morte.
CK Ford, ti avrei fantozzianamente “stimato moltissimo” di più se mi avessi inserito in lista un Pierino, un Lino Banfi o un Abatantuono, tanto per dirne tre che non mi piacciono per nulla, ma che almeno avrebbero rivelato un tuo sano gusto per la risata “ignorante”. Invece no. Invece hai fatto la tua solita lista Classica, piena di commedie uscite dal manuale del perfetto intellettuale, quelle che fa figo citare ai cineclub.
Io adoro la Gran Bretagna e Terry Gilliam in futuro lo apprezzerò come regista, però questo film non mi ridere. Ma zero. Niente. Nada. Nothing. E poi più che un film vero e proprio è una collezione di sketch e a questo punto mi diverto molto ma molto di più guardandomi una collezione di scene dai vecchi Mai dire gol. Quelle per me sì che sono un vero Classico della comicità.
Nessuno si aspetta l’inquisizione spagnola.
Così come nessuno si aspetta di ridere CON Mr. Ford. Al massimo ridere DI Mr. Ford. Uahahahah!
"Sto Von Trier ce fa ride più der Cannibale!"
JF "Caro, c'è qualcuno alla porta che ti cerca."
"Devo venire a fargli saltare le cervella?"
"No, dice che potrebbe piacergli perchè l'ha già fatto un suo amico e pare si sia trovato bene."
"Dove andrà a finire, il mondo."
"Dice anche che Tideland lo fa ridere più dei Monty Phyton!"
"Beh, su questo ha proprio ragione: è davvero un film di merda. Chiedigli se si è divertito anche con Melancholia."
"Dice che è un Capolavoro."
"Allora ha solo sbagliato indirizzo: l'istituto di igiene mentale è al prossimo isolato."
CK Bravo Ford, questa volta sei persino riuscito a farmi ridere.
Solo che continuo a ridere DI te e non CON te!
JF Cannibale, guarda che hai scambiato le preposizioni: dirò al tuo sorvegliante di farti fare qualche lezioncina di grammatica extra! Ahahahahahahh!
Un pesce di nome Wanda di Charles Crichton (1988)
JF Se Il senso della vita è il meglio che possa offrire la cara, vecchia Inghilterra, Un pesce di nome Wanda è il frutto dell'incontro tra l'approccio compassato made in Uk e la tamarraggine da statunitensi beceri e coatti: un pò come avere a cena il piccolo lord Cannibal e il cowboy Ford.
Ancora una volta Jamie Lee Curtis la fa da padrona, mostrando quanto e quando una donna può giostrare a suon di allusioni noi poveri stronzi dalla mente limitata, e ad una vicenda che potrebbe sulla carta quasi apparire thriller viene aggiunta una componente completamente demenziale che vede i suoi protagonisti lanciarsi in una serie di clamorosi siparietti irresistibili e divertentissimi, e per una volta azzeccati anche nell'adattamento nostrano - Otto, nella versione originale, per eccitare Wanda parla in italiano, cambiato prontamente in spagnolo -.
Un film probabilmente troppo destabilizzante per il mio antagonista, che ovviamente lo bollerà come l'ennesimo Classico fordiano fuori tempo massimo.
Ma qui abbiamo solo una risposta per lui: "Stronzoooooooooooo!"
Battuta memorabile: "STRONZOOOOOOOOOOOOOOO!"
Personaggio cult: Ken Pile.
CK L’ho visto tipo 15 anni fa con mio padre e al termine della visione ho pensato che fosse il film più palloso che avessi mai visto. Altroché destabilizzante. E a distanza di 15 anni la penso uguale. Già quello delle commedie “criminali” è un genere che non sopporto, ma questa è davvero la pellicola meno coinvolgente mai vista di sempre.
Ci sono ancora John Cleese dei Monty Python, qui in versione attore e pure sceneggiatore, che continua a non farmi ridere nemmeno lontanamente, e dopo Una poltrona per due ancora Jamie Lee Curtis, per me una delle donne meno sexy nella storia del cinema (e non solo del cinema) insieme ad altre probabili favourites fordiane come Sigourney Weaver e Linda Hamilton. D’altra parte sono donne con l’aspetto da uomini (o al limite da trans), mentre le donne con l’aspetto da donne come Megan Fox o Scarlett Johansson a Ford fanno schifo, quindi perché sorprendersi?
Ecco l'ennesima dimostrazione dell'orrore dei pollici di Megan Fox.
JF La differenza sta nel fatto che a me piacciono le donne di carattere, a te quelle rifatte e con una scopa in culo. E credo che tutto quel botox possa influire negativamente sulla resa del sacro esercizio del pompino.
Senza neppure contare che i pollici di Megan Fox fanno DAVVERO vomitare.
CK Prova ad autoconvincerti finché vuoi, ma smettila di nasconderti dietro scuse patetiche, segui l’esempio di Lapo e Marrazzo e fai coming out: ammetti che ti piacciono i trans. I Transformers, intendo uah ah ah ah!
JF I Transformers sono, come ben sai dopo aver letto le mie esilaranti non recensioni realizzate in compagnia di Bert, gli adoratori di Megan Fox: ci sarà un motivo, se è lei ad essere considerata la loro divinità!
E chissà che a parte i pollici non nasconda qualche altra sorpresona! :)
Clerks (1994) e Clerks II (2006) di Kevin Smith
JF Una doppietta che non ha bisogno di presentazioni, cult totale non soltanto di una generazione ma anche di un mestiere che conosco benissimo e che, potrei giurarlo, è teatro di assurdità come quelle mostrate da Kevinone Smith praticamente ogni giorno.
Come se non bastasse, le vicende di Dante e Randall, anche più di dieci anni dopo il loro esordio cinematografico, non perdono freschezza e al secondo passaggio raggiungono clamorosamente - e a tratti superano - i livelli del primo.
Sequenze da antologia a ripetizione, risate sguaiatissime, personaggi veri e sentiti.
Meglio di così, a una commedia non si potrebbe chiedere.
Battute memorabili: Tutta la vicenda di Palla di neve per il primo, la parodia de Il signore degli anelli e la storia di Pio Bernardo per il secondo.
Personaggio cult: Randall nel primo, Elias nel secondo.
CK Kevin Smith è l’esempio sommo di regista senza un briciolo di talento che sguazza nella mediocrità più totale. Un vorrei essere Tarantino ma una sua sola scena vale tutta la mia ridicola intera filmografia. Se le sue capacità registiche sono limitatissime, i suoi dialoghi logorroici sono la botta fatale. Certo che preferire il b/n sgranato di una robetta come Clerks che il mio falegname cieco con un videofonino la gira meglio a splendori per il cuore e per gli occhi come The Tree of Life e Melancholia la dice lunga, anzi dice tutto sull’idea fordiana di cinema, di estetica, di bellezza, di mondo.
E poi cult di quale generazione? Sono film che han visto 4 gatti in croce, contando me, Ford e Kevin Smith. La domanda è: chi è il quarto?
Se Clerks uno non mi è mai piaciuto, il 2 invece è il film di Mr. Smith che apprezzo di più, cosa che comunque significa che è una commediola limitatissima cui come voto non darei più di una sufficienza risicata.
Per Ford e la sua lista comica (ma dove???) invece il voto non può essere che zero.
JF Uno dei grandi misteri delle nostre Blog Wars è tutto l'astio che provi rispetto a Kevin Smith: non è un bullo, non è bello, non ti ha mai picchiato a scuola - compito che mi sarei piacevolmente preso a carico -, che ti ha fatto!?!?
Certo uno con il culto del "bello" come te, tra i pollici della Fox e gli orrori di Von Trier, forse potrebbe giudicarlo troppo grasso.
Oltretutto, devi davvero vivere su Melancholia per pensare che Clerks l'abbiano visto in quattro - e volendo usare il tuo metodo, potrei dire che se tu sei tra questi, sei uno dei più grandi fan del Kevinone nostro -: il primo, in particolare, è stato uno dei titoli simbolo dei tuoi cari anni novanta, e credo che tra i trentenni di oggi sia noto almeno quanto L'odio.
Ma che te lo dico a fare!?!?
CK Secondo me sei tu che vivi sul pianeta Melanfordia dove tutti la pensano come te e tutti hanno visto tutti i film che hai visto te (e dove John Wayne fa rima con Frankenstein). Pulp Fiction, Trainspotting, American Pie… questi sono i film simbolo degli anni ’90. Se scendi in strada a chiedere a qualcuno se sa cos’è Clerks (un film fatto da un regista del tutto privo di talento, ecco cosa non mi piace di Coso Smith) invece, 99 persone su 100 mi sa che lo prendono come un insulto e ti rifilano una meritata mano di botte! Così come dubito che all’infuori della Francia L’odio sia tutto ‘sto conosciuto…
JF Forse il mascara che ti ho prestato ieri era troppo forte per te, che sei deboluccio di costituzione, perchè non solo la rima tra "stein" e "uein" è una licenza poetica migliore di tutte le tue rimette forzate, ma L'odio e Clerks sono clamorosamente più noti di American pie, che non solo non è affatto un simbolo degli anni novanta, ma resta un film di culto per la gente che di Cinema capisce poco e niente. Un pò come te, del resto. :)
E dovessi raccontare in giro che American pie è meglio di Clerks, stai attento di non trovare me o Frank Manila nei paraggi.
CK Clerks e L’odio più noti di American Pie??? Seee vabbè, sarebbe come se io dicessi che il mio blog è più popolare di quello di Beppe Grillo. Anche se mi piacerebbe, la realtà è diversa…
Little Miss Sunshine di Jonathan Dayton & Valerie Faris (2006)
JF Forse la pellicola del cuore di casa Ford e della storia tra me e Julez.
Perfetta sintesi di spontaneità e dello stile Sundance cui tanto sono affezionato, divenne un cult dalla prima visione dell'allora allo stato brado Ford con desideri di paternità rispetto ad una futura, piccola, irresistibile Olive.
Ancora oggi, e ad ogni nuova visione, non mancano risate e lacrime, senza contare che il balletto conclusivo della protagonista e lo straordinario nonno dal vizio facile - un ritratto simile a quello che sarà il vecchio Ford - valgono da soli un paio di migliaia di visioni.
Se questa è una famiglia disfunzionale, allora non c'è posto migliore in cui crescere!
Battuta memorabile: "Vado a prendere qualcosa da bere, vuoi niente?"
"Sì, qualche rivista porno."
"D'accordo."
"Prendi qualcosa di veramente osceno, non voglio quella robetta patinata."
"Va bene."
"Questi sono venti, fattici scappare qualcosa per te, una cosa per voi froci."
"Va bene, senz'altro."
Personaggio cult: Olive Hoover.
CK Il film migliore della lista fordiana è una commedia dolceamara di ottimo livello, però a livello di risate non è che sia poi così esilarante. Una scelta più che rispettabile quindi, ma se questo è il massimo della risata che ci può concedere il vecchissimo Ford (il nonno del film mi sa che l’hai già superato!), chissà cosa tirerà fuori quando sarà il momento di commuoverci?
"Non siate depressi! La lista del Cannibale è passata, ormai!"
JF Certamente anche il nonno meno in forma è in grado di strappare più risate degli sguaiati di American pie o dei malinconici Compagni di scuola, quindi sto bello tranquillo sul mio dondolo, e mi godo il riconoscimento di questa scelta ottima.
CK E così disse il vecchio sul giaciglio di morte prima di esalare il suo ultimo respiro.
SuXbad di Greg Mottola (2007)
JF McLovin.
Non devo aggiungere altro.
Battuta memorabile: "Cosa? Niente nome? Niente nome?... Ma chi sei? Prince?"
Personaggio cult: McLovin.
CK Filmetto carino e con qualche scena divertente, ma che certo paga il confronto impietoso con il simile (per non dire scopiazzato) ma ben più divertente e memorabile American Pie, quello sì un vero cult generazionale. Se io non ho problemi a riconoscere l’influenza di un film come Animal House su American Pie, è altrettanto innegabile quanto Suxbad sia derivativo nei confronti di AP, ma tu Ford queste cose non le ammetterai mai. McLovin è un personaggio valido, ma non entrerà certo nella storia del cinema, quindi Ford: sì che devi aggiungere altro!
La cosa migliore è il giovane cast, con Michael Cera ed Emma Stone che però subito dopo faranno di molto meglio (Juno e Scott Pilgrim l’uno, Easy Girl e Zombieland l’altra), così come lo stesso McLovin (Kick-Ass) e il regista Mottola con il suo film successivo, Adventureland.
Com’è comunque Ford che hai inserito un film teen in una tua lista? Ti stai cannibalizzando, vero?
McLovin. L'ho già detto!?
JF American pie un cult generazionale e Clerks un filmetto visto da quattro gatti!?!?
Ahahahahahahahahahahahahahahahaahhahaha!
Questa è la tua battuta migliore, senza dubbio.
Forse la migliore delle Blog Wars.
Ah, dimenticavo.
McLovin.
Giusto così, tanto per dire.
CK I 3 American Pie hanno incassato oltre 100 milioni di dollari l’uno. Clerks ne ha incassati tre e dico 3 e basta, per non dire dell’Italia dove sia l’1 che il 2 sono passati del tutto inosservati. E lo so che il box-office non significa un cazzo, però era giusto per specifare che Clerks non l’hanno visto in 4, ma in 3 gatti ahahah. Nessuno mette in dubbio che sia un tuo cult personale, però è altrettanto indubbio che sia una pellicola mooolto di nicchia, così come ad esempio e purtroppo anche quelli di Von Trier.
Ma al di là del successo di pubblico, che American Pie sia un cult imitatissimo e preso ad esempio dal cinema comico dell’ultimo decennio lo dimostra lo stesso parecchio derivativo Suxbad…
JF Torniamo al discorso dei derivativi? Come dovrebbe sapere un presunto distruttore di Classici come te, il fatto che un film pur derivativo sia NETTAMENTE superiore alla sua fonte d'ispirazione non accresce la qualità della stessa. Sarebbe un pò come dire che un record di Bolt rende più importante quello di Powell. E, così a occhio e croce, giusto per provocarti un pò, al box office credo che il tuo caro American pie abbia incassato più di Pulp fiction, significa che è più importante del cult di Tarantino?
Hot Fuzz di Edgar Wright (2007)
JF Era davvero un'impresa ardua replicare la geniale carica d'irriverenza di Shaun of the dead, eppure Edgar Wright e la sua allegra brigata centrano in pieno il bersaglio con questa rivisitazione degli action movies d'annata, una vera e propria raccolta di perle dal ritmo frenetico e dal montaggio da manuale: citazioni a raffica, sequenze irresistibili, protagonisti incontenibili per la conferma di un talento - quello, per l'appunto, di Wright - ormai completamente consolidato.
Cannibale, facciamo così: se fai il bravo, ti faccio replicare la scena di Point break come hai sempre sognato di farla.
Battuta memorabile: "Megera!"
"Fascista!"
Personaggio cult: Nicholas Angel.
CK Ed ecco uno degli sport preferiti di Ford. No, non mi riferisco alla lotta nel fango con uomini nudi, ma a quell’altro: tirare fuori i film minori di registi interessanti. Come Edgar Wright, autore del divertente Shaun of the dead e soprattutto del suo capolavoro personale Scott Pilgrim vs. The Ford The World. Hot Fuzz invece è stato una delusione tremenda: una storiella scialba e priva di alcun interesse ravvivata giusto da qualche raro sketch divertente, ma nemmeno tanto. Comunque, per quanto non mi sia piaciuto, rientra ancora nella metà dei film (quasi) decenti della tua lista, Ford. Nell’altra metà sei riuscito a tirare fuori delle robe micidiali. Anche se sforzandoti ulteriormente avresti potuto recuperare qualche altro nome che non sopporto. Come quello che da molti è considerato il più grande comico italiano…
Silvio Berlusconi?
Tranquilli, ragazzi. Ci pensa Ford a ripulire la città dai Cannibali.
JF Lascio Colui che non deve essere nominato - e non intendo Voldemort - a te, dato che ne sembri stranamente affascinato, e mi tengo tutto il divertimento godurioso di Hot fuzz, decisamente più divertente e piacevole del discreto ma troppo costruito Scott Pilgrim, ad oggi, per me, il fim meno riuscito del talentuoso Wright.
Si conferma, dunque, il consueto bilancio delle nostre schermaglie: da una parte la tua costruita bellezza, dall'altro la dirompente potenza del mio pane e salame.
Potremmo risolverla con un pò di lotta nel fango, che dici!?
CK In altre parole: da una parte l’oro, dall’altra la merda. Mmm… cosa preferire? Una scelta davvero ardua!