Visualizzazione post con etichetta Drew Goddard. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Drew Goddard. Mostra tutti i post

lunedì 26 novembre 2018

White Russian's Bulletin

 


Nuova settimana di visioni ed una leggera ripresa in termini di interesse e tempo dedicato al grande e piccolo schermo da parte dei Ford, nonostante gli impegni lavorativi, di gioco - Red Dead Redemption II imperversa - e via discorrendo: è partita la cavalcata con Making a murderer - della quale penso parlerò settimana prossima a prima stagione conclusa - e sono passati dal Saloon due titoli interessanti pur se non riusciti come speravo.
Considerati gli ultimi mesi, dunque, segnali positivi.

MrFord


APOSTOLO (Gareth Evans, UK/USA, 2018, 130')

 Apostolo Poster

Da queste parti, Gareth Evans avrà sempre un debito di riconoscenza per i due straordinari The Raid, girati in Oriente con lo spirito delle grandi pellicole action di botte ed una profondità dei bei tempi del primo John Woo: Apostolo, dunque, arrivava su questi schermi con tutte le premesse migliori del caso. Peccato che, dopo una partenza ottima ed atmosfere che parevano mescolare The Village ai film anni settanta, la carne al fuoco risulti troppa ed alcuni passaggi forzati.
Dan Stevens, inoltre, dopo aver convinto con l'ottimo The Guest, alle spalle il terribile Legion ora appare davvero troppo sopra le righe per un charachter che avrebbe richiesto, forse, un tono più sommesso essendo, di fatto, in "missione segreta", anche se in questo caso forse non è completamente colpa sua, ma di una sceneggiatura che pare voler spingere su tutto per ritrovarsi, alla fine, con il solito thriller legato alle sette e compagnia danzante.
Peccato, poteva essere molto, molto di più.

 

 7 SCONOSCIUTI A EL ROYALE (Drew Goddard, USA, 2018, 141')

 7 sconosciuti a El Royale Poster
 
Mescolando un'atmosfera che ricorda i tarantiniani Four Rooms e The Hateful Eight, Drew Goddard, sceneggiatore di cose grosse come Lost e regista dell'ottimo Quella casa nel bosco torna sul grande schermo con un thriller teatrale e corale che, come Apostolo qui sopra, parte alla grande e finisce per rivelarsi, nel finale, un mezzo fuoco di paglia nonostante un cast ottimo - da Jeff Bridges a John Hamm passando per un'insolitamente brava Dakota Johnson ed un Chris Hemsworth nel ruolo forse più interessante della sua carriera - ed un setting affascinante: a giocare contro il lavoro di Goddard, probabilmente, il fatto che il tutto risulti decisamente derivativo e non troppo originale così come la volontà dell'uomo dietro la macchina da presa di mettere, come il collega Gareth Evans, fin troppa carne al fuoco nel tentativo di trasformare in un cult una pellicola che dai cult pesca a piene mani.
Peccato che i cult nascano da soli, e davvero molto difficilmente a tavolino.
Resta comunque un film godibile e perfetto per le serate con la pioggia fuori ed il desiderio di mettersi sul divano con i rifornimenti necessari ed una bella coperta in attesa di scoprire come andrà a finire neanche si stesse giocando a Cluedo, ma, ed è un rammarico affermarlo, anche qui avrebbe potuto essere molto di più.


venerdì 26 ottobre 2018

Friday I'm in late






Nuova settimana di uscite e nuovo ritardo "lavorativo" per questa rubrica, che oltre al vecchio cowboy ed il suo socio nonchè nemesi Cannibal Kid vede come ospite Tiziana Lusardi, che non si sa per quale motivo pare essere fan dell'operato di Peppa Kid.
Cosa ci riserverà questo inedito terzetto rispetto alle uscite che ci attendono in sala?


"Ora sono pronta per affrontare il Cucciolo Eroico."


Disobedience

"Alla fine tutto il tempo passato accanto a Ford è stato troppo per Cannibal. Poveretto."

Tiziana: Conturbante come lo sguardo di Rachel Weisz e dolce come il sorriso di Rachel McAdams, mia beniamina dai tempi di Mean girls, questo film è un connubio di repressione, ribellione e sensualità. La comunità ebraica ortodossa di Londra altro non è che un’allegoria, l’allegoria dell’ipocrisia e del puritanesimo che ancora oggi possiamo trovare nel nostro vicino di casa, quando prendiamo un treno o quando facciamo la spesa. Un capolavoro assicurato.
Cannibal Kid: Un film in cui Rachel Weisz e Rachel McAdams si fanno?
Ovviamente l'ho già visto e ovviamente l'ho già adorato. Qui c'è la mia recensione. http://www.pensiericannibali.com/2018/08/disobedience-rachel-doppia-rachel.html
Correte a leggerla, ma soprattutto correte a vedere il film. E non osate disobbedirmi. Altrimenti fate la fine di Mr. Ford. Ovvero una brutta fine.
Ford: questo film ha già fatto il giro del web per una scena in particolare che potrebbe essere una delle sequenze dell'anno. Non l'ho ancora visto, ma per quella vale tutto.

Halloween

Ford attende Cannibal nascosto nella cameretta di quest'ultimo.

Tiziana: Da vera fanatica del genere horror ho già acquistato i biglietti per una maratona che trasmetteranno in un cinemino vicino casa, dove proietteranno all’inizio il primo film della saga, ovvero “Halloween-La notte delle streghe” (1978) e successivamente questo (brutta mossa). La realtà è che quasi quasi ci andrò più per riguardare il capolavoro di John Carpenter che per la curiosità di vedere l’opera di David Gordon Green e anzi, con molta probabilità uscirò dalla sala pensando: “ne avevamo davvero bisogno?”
Cannibal Kid: Dell'Halloween originale ho un ricordo piuttosto lontano e vago. Se non ricordo male, cosa possibile visto che la mia memoria funziona bene tanto quanto i gusti cinematografici del mio blogger rivale di cui in questo momento non ricordo il nome, mi era piaciuto decisamente, anche se non lo considero tra i miei horror preferiti in assoluto. Dopo i vari sequel, remake e anche i reboot a opera di Rob Zombie, che non ricordo con troppo piacere, questo nuovo capitolo del franchise, che dovrebbe essere un sequel diretto del primo, non mi ispira un granché, ma un'occhiata è probabile che gliela butti comunque.
Ford: il primo Halloween è un capostipite dell'horror, una chicca dello slasher movie che ancora oggi impartisce lezioni a raffica al genere. Non penso ci fosse bisogno di questo sequel, ma la curiosità c'è, e la possibilità di una possibilità anche. Nonostante il periodo da poco avvezzo alla sala.


Euforia

"Ammazza ma quanto fanno ridere quei due bloggers con le loro stronzate!?"

Tiziana: Per carità, lungi da me il voler essere cinica, ma in tutta onestà mi sembra una storia un attimo trita e ritrita, con quel velo di politicamente corretto e perbenismo che ultimamente dilaga nelle produzioni italiane. Però c’è Riccardo Scamarcio, quindi a posto così.



Cannibal Kid: Poco fa ho visto un film intitolato Euphoria e, nonostante la presenza di Eva Green e Alicia Vikander, non è che mi avesse fatto diventare proprio euforico. Figuriamoci questo dove non ci sono manco Eva Green e Alicia Vikander, ma Scamarcio e la Golino (qui in versione regista). Va beh, se non altro c'è pure il sempre valido Mastandrea. Che però non è la Green né tantomeno la Vikander.
Ford: in questo periodo fatico a vedere qualsiasi film tenendo la visione senza penniche. Figuriamoci una roba italiana di questo genere. Neanche fosse un titolo pseudo indie autoriale consigliato dal mio rivale.

Uno di famiglia

"E così siamo riusciti ad incarcerare quei due finti nemici. Ora la blogosfera è finalmente libera."

Tiziana: Non mi ritengo certamente una fan delle commedie italiane, ma questa non promette affatto male. Dopo i primi sei secondi di trailer avevo già accennato un sorriso, che si è trasformato in un sorriso vero e proprio man mano che continuavo la visione. La trama mi sembra più originale e “intelligente” del solito (stiamo pur sempre parlando di una commediola italiana) e Lucia Ocone appare davvero perfetta nel ruolo.
Cannibal Kid: Non ero un grande fan delle commedie italiane e, per carità, non lo sono nemmeno tutt'ora. Eppure negli ultimi tempi diversi titoli appartenenti a questo filone hanno saputo intrattenermi con piacere. Chissà se ce la farà pure questo Uno di famiglia? Probabile che pure Ford se lo recuperi visto che negli ultimi tempi è diventato il più insospettabile promotore delle commedie italiane.
Ford: negli ultimi tempi, più che delle commedie italiane, sono diventato promotore del sonno da divano. Quindi la domanda è: riuscirà questo film a tenermi sveglio? Più di Cannibal è sicuro.



7 sconosciuti al El Royale

"Quei tre che tengono la rubrica sono più strambi di noi."

Tiziana: Premettendo che fatico a trovare un senso alla carriera da attrice della Johnson dato che credo non abbia mai cambiato espressione dal suo primo provino, l’impressione che mi ha dato questo film è stata che alla base c’è del potenziale: quel tocco di Agatha Christie, una location interessante, citazioni tarantiniane, una buona colonna sonora e, non meno importante, Chris Hemsworth. Resta solo da sperare che il regista Drew Goddard sia riuscito a giocarsi bene questi elementi, perché è risaputo che per gli americani il confine tra filmone e trashata è molto molto labile.
Cannibal Kid: Drew Goddard dopo l'ottimo esordio con il sorprendente Quella casa nel bosco potrebbe sorprendere di nuovo?
Spero proprio che questo suo nuovo lavoro non sia il solito thriller-noir che cerca di copiare Tarantino e i Coen, ma qualcosa di originale e personale. Se c'è riuscito ribaltando i cliché degli horror, non vedo perché non ci possa riuscire pure ora. E in più realizzare una missione da brividi: riuscire a convincere per la seconda volta di fila sia me che Ford. Brrr.
Ford: Goddard, ai tempi di Quella casa nel bosco, era riuscito nell'impresa certo non semplice di portare dallo stesso lato della barricata i due rivali più ex rivali della blogosfera. Che questo film possa significare doppietta? Nonostante mi lasci molto perplesso l'idea, non mi dispiacerebbe. Segno di tempi che cambiano?


Up & Down - Un film normale

"Festeggiamo! Ford e Cannibal mi vogliono soltanto evitare!"

Tiziana: Sicuramente una bellissima iniziativa, andrebbe certamente guardato per avvicinarsi ad un mondo che troppo spesso ignoriamo. Anche se Paolo Ruffini, mamma mia che fastidioso...
Cannibal Kid: Tiziana è stata troppo buona nel definire Paolo Ruffini soltanto come fastidioso. Per persone come lui, o come Ford, giusto per fare un esempio a caso, ci sarebbe da usare ben altri termini. Ma non lo farò, se no Google mette il mio sito nella lista nera e lo fa sparire dal motore di ricerca.
Ford: un film normale? Più che altro, un film da evitare. Tiziana, forse è il caso di rivalutare questo buonismo da Cucciolo Eroico!



Angel Face

"Ford non mi risponde. Katniss Kid è una rivale più tosta di quanto non potessi pensare."

Tiziana: Qui so già che piangerò copiosamente. I rapporti madre-figlia, il momento in cui ci si rende conto per la prima volta che i genitori non sempre sono eroi, la disillusione di un figlio che per natura ha sempre idealizzato la famiglia, sono argomenti ancora troppo poco trattati, ma sempre di grande impatto psicologico. Basti pensare a “Mommy” di Xavier Dolan, un capolavoro assoluto difficile da eguagliare. Nonostante ciò, il trailer ha suscitato in me altissime aspettative. Vedremo.
P.S. Marion ti amo follemente.
Cannibal Kid: Pure io amo follemente Marion, pure io ho altissime aspettative e pure io so già piangerò copiosamente... ok, quest'ultima cosa forse era meglio se non la dicevo per non sminuire la mia mascolinità. Dite che ormai è troppo tardi?
P.S. Sono quasi sicuro che pure Ford saprà apprezzarlo, visto che lui nel rapporto tra madre-figlia ci sguazza anche nella vita privata... ehm, volevo dire nel rapporto padre-figli. :)
Ford: Marion e rapporti genitoriali, le premesse ci sono tutte. Il fatto che sia atteso da Tiziana e Cannibal, però, gioca contro. Chi vincerà? Spero il Cinema, perchè in questo periodo ne ho davvero bisogno.

lunedì 19 ottobre 2015

Sopravvissuto - The martian

Regia: Ridley Scott
Origine: USA
Anno: 2015
Durata: 141'





La trama (con parole mie): Mark Watney, astronauta membro del gruppo di scienziati della Missione Ares, destinati a rimanere su Marte per un mese circa, durante un'evacuazione del rifugio a causa di una violenta tempesta viene colpito da un detrito che lo lascia privo di sensi e distrugge il sensore biometrico della tuta. Creduto morto dai compagni che abbandonano la postazione e ripartono alla volta della Terra, Mark si risveglia ancora vivo e solo, costretto a razionare il cibo ed ingegnarsi in modo da approntare una coltivazione di fortuna e ripristinare le comunicazioni con la NASA.
Individuato dai suoi colleghi e capi sulla Terra, ha inizio un lungo percorso che prevede un piano di recupero che possa garantire la sopravvivenza dell'esule e, dunque, lo veda raggiunto da scorte sufficienti a coprire il tempo che lo separa da una nuova spedizione su Marte.
Questo, ovviamente, a meno di imprevisti.








Esistono pochi registi al mondo in grado di vantare un inizio di carriera fulminante come quello di Ridley Scott: I duellanti, Alien e Blade runner, infatti, non solo si imposero da subito come cult imprescindibili, ma ancora oggi - soprattutto i due sci-fi - vengono guardati e rispettati da appassionati ed addetti ai lavori come pietre miliari.
Peccato che, nonostante i successi ed i premi raccolti, il cineasta inglese non si sia più ripetuto a quei livelli, finendo per essere considerato - a tratti a ragione - come un tecnico impareggiabile che ormai, però, aveva fatto il suo tempo e detto tutto quello che aveva da dire: nonostante tutto, scivoloni compresi, non sono comunque mai riuscito a non volergli bene, e da robette come Un'ottima annata a troppo bistrattati colpi di testa trash come The counselor ho continuato a sostenerlo apprezzando opere artigianali ma efficaci come American gangster o Robin Hood.
Questo Sopravvissuto - The martian, trainato dalla fama di un romanzo - che non ho ancora letto, occorre sottolinearlo - considerato un must e sceneggiato da un giovane rampante come Drew Goddard - il genietto dietro lo splendido Quella casa nel bosco - è giunto in sala accolto dunque dal dubbio: avrebbe sancito una rinascita del vecchio leone Scott, o la sua definitiva cancellazione dalle liste dei nomi da seguire?
La risposta, visione alle spalle, pende senza dubbio più dalla parte della prima e più rosea ipotesi, e pur non avendo avuto lo stesso sconvolgimento dalla visione come fu per i già citati Alien e Blade Runner, The martian è risultato un solido, avvincente, ben equilibrato film di fantascienza old school, emozionante quanto basta per piacere al pubblico mainstream, curato nel minimo dettaglio con tanto di strizzate d'occhio agli appassionati ed introspettivo abbastanza da stimolare anche il pubblico più radical filosofeggiante: e dagli effetti speciali - splendida la ricostruzione della superficie di Marte - al cast - efficace Matt Damon, azzeccato ed all star il resto degli interpreti, seppur pesi un pò il sacrificio in termini di minutaggio di Jessica Chastain -, passando per lo script e l'equilibrio tra la versione marziana di Cast away e la missione di salvataggio, il risultato è quello di una sorta di fratello più pane e salame di Interstellar, all'interno del quale, più che perdersi per ritrovarsi, si finisce per specchiarsi nella volontà di portare a casa la pelle e nel desiderio estremo di vivere e resistere del protagonista, dalle scoperte ai fallimenti, fino alla preparazione per il tentativo di recupero che potrebbe anche costargli la vita - realizzato con un ottimo montaggio, firmato nientemeno che da Pietro Scalia, altro veterano del Cinema, che vede gli studi prodotti nei laboratori della NASA ed applicati da Mark su Marte -.
Uno sci-fi old school che funziona dunque in toto, e per quanto poco probabile risulti la fase finale dell'operazione di recupero importa relativamente: in fondo, la fantascienza esiste - come il Cinema stesso - anche e soprattutto per farci sognare, e guardare a quei momenti magici guidati dai sospiri quasi malinconici di chi ha provato sulla pelle l'adrenalina che nessun altro potrà mai provare e torna alla normalità per poterlo "solo" raccontare: un pò come se un supereroe appendesse il costume al chiodo e dovesse vivere a misura del mondo per tutto il resto della sua esistenza.
Eppure, anche così - ed è bellissima la panoramica sui membri della missione alla vigilia della Ares successiva alla loro, con le esistenze e le scelte che le hanno condizionate a fare da cornice -, nessun brivido e nessuna missione disperata o spazio siderale finisce per eguagliare la meraviglia della vita che avanza nel più semplice e naturale dei modi.




MrFord




"Hanno detto c'è un guasto banale , ma Mc Kenzie può ancora arrivare , ed intanto si è perso il contatto , c'è chi dice "C'è stato un impatto".
Son passati 2 anni a settembre, di Mc Kenzie non resta più niente, solo un nastro che ha registrato una voce di un uomo impaurito.
"Hel me, help me, help me !" . Poi silenzio non si sente niente più. Solo "Help me,help me, help me! Soccorso! Help me!". Poi silenzio e niente più."
Elio e Le Storie Tese - "Help me" - 





sabato 18 luglio 2015

Marvel's Daredevil - Stagione 1

Produzione: Netflix
Origine: USA
Anno: 2015
Episodi: 13




La trama (con parole mie): Matt Murdock è un avvocato di belle speranze fresco di apertura di un proprio studio in compagnia del compagno di studi, socio e migliore amico Foggy Nelson. Matt è figlio del problematico quartiere newyorkese di Hell's Kitchen e di Battlin' Jack Murdock - un pugile indomito ma perdente che chiuse nel dramma la sua carriera dopo aver rifiutato di vendere un incontro - divenuto cieco a seguito di un incidente che lo vide acquisire, a causa del contatto con agenti chimici, sensi ipersviluppati.
Forte di questo vantaggio e dell'addestramento fornito dal ninja Stick, Matt combatte il crimine di giorno in tribunale e di notte per le strade, cercando disperatamente di fermare l'ascesa di Wilson Fisk, che pare controllare in egual misura il quartiere, il crimine, la politica e la polizia.
Quando la vicenda di Karen Page apre una falla nel sistema perfetto di Fisk, Matt ed il suo alter ego si troveranno all'inizio non di una battaglia, ma di una guerra.








Da appassionato di fumetti, fin dai tempi dell'uscita del primo Spider Man firmato Sam Raimi non posso negare di essermi goduto l'ascesa della Marvel in termini di qualità nella resa cinematografica dei suoi prodotti, e nonostante la parziale delusione del secondo Avengers ed il progressivo inflazionarsi delle proposte legate ai supereroi sul grande schermo, continuo ad essere fiducioso rispetto ad un vero e proprio genere divenuto una certezza in termini di mezzi, guadagni ed impatto: non avrei mai pensato, però, che al primo colpo - soprattutto rispetto alla rivale DC Comics, che si contenta di prodotti di qualità decisamente bassa e da sabato sera su Italia Uno come Arrow e Flash - la grande M avrebbe potuto calare non propriamente un asso, ma certamente un calibro non da poco sul tavolo dei serial televisivi, puntando, come se non bastasse, su uno dei suoi personaggi "minori", quel Daredevil che è sempre stato considerato la risposta Marvel a Batman, nonostante, di fatto, Matt Murdock non abbia la fortuna sociale e "per destino" di Bruce Wayne.
E proprio a Batman - specialmente a quello nolaniano -, a mio parere, si ispira questa prima, sorprendente stagione dedicata alle gesta del vigilante ed avvocato, impreziosita dalla gigantesca presenza - in termini fisici e di carisma - di Vincent D'Onofrio nel ruolo della nemesi per eccellenza del Diavolo Rosso, Wilson Fisk alias Kingpin, protagonista dell'episodio migliore tra i tredici - quello dedicato alla sua infanzia - e perfetto esempio di villain quasi più affascinante del protagonista positivo, combattuto tra il desiderio di essere un vero e proprio salvatore per il suo quartiere e la sua città e, di fatto, la realtà di esserne una sorta di despota.
In un certo senso, così come nel fumetto - che in molti aspetti si discosta, per lo svolgimento delle vicende, dal prodotto di Drew Goddard, che qui al Saloon ricordiamo per l'ottimo Quella casa nel bosco - la duplice natura di Devil/Matt e Wilson/Kingpin è al centro di qualcosa in grado di andare oltre ogni maschera o identità, e che trova nella fragilità tutta umana del primo sia nella lotta per affermarsi nella professione sia in campo aperto, esposto alle ferite ed ai colpi dei nemici - bellissima la progressione che porta al costume definitivo -, sia nella placida, terrificante sicurezza del secondo alternata a scoppi d'ira praticamente incontrollabili fondamenta solide per costruire charachters credibili ed umani, in grado di mostrare il fianco affinchè ci si possa, in una certa misura, confrontare sempre con loro.
Dalla storia con Vanessa di Wilson Fisk al passato di Matt e Stick, passando per i complicati rapporti di entrambi con i loro padri, probabilmente responsabili delle scelte che, adulti, i due hanno finito per compiere, si assiste ad un'escalation notevole, resa ancora più efficace dalle spalle perfette che risultano essere Foggy, Karen, Ben Urich e Wesley.
Senza dubbio, il prodotto finale non è esente da difetti, e l'eccessivo entusiasmo che è sorto attorno a questo titolo pare più frutto della sorpresa che un prodotto legato ai fumetti ed ai supereroi possa assestarsi su livelli decisamente buoni che non il riconoscimento ad una bomba pronta a sconvolgere le fondamenta dell'universo delle serie tv, ma qui al Saloon siamo molto ottimisti: i margini di miglioramento ulteriore per la seconda stagione già annunciata ci sono tutti, ed è un bene, a mio parere, pensare che Matt Murdock, il suo alter ego ed i personaggi di questa serie siano soltanto all'inizio del loro percorso, e che abbiano ancora molto da dire, raccontare, trasmettere al pubblico.
In fondo, Devil è un outsider, un Goonie, uno che ha costruito la sua forza e la sua fortuna sulle ossa rotte e le ferite profonde.
E di nuovo torna in gioco Batman Begins: "Sai perchè cadiamo? Per imparare a rialzarci."
Per questo non servono sensi sviluppati, addestramenti ninja o corazze speciali.
Solo una grande anima, un grande cuore, la voglia di lottare.
E Daredevil è l'emblema di tutto questo.




MrFord




"And I know how it should be
there is nothing more for you and I
some are young and some are free
but I think I'm goin' blind."
Kiss - "Goin' blind" - 




giovedì 3 gennaio 2013

Ford Awards 2012: i film (N° 20-11)

La trama (con parole mie): se fossimo in un film degli anni ottanta a questo punto si potrebbe dire "ora cominciano gli incontri seri". A ridosso della top ten, infatti, la temperatura si alza, e si cominciano ad incontrare quelli che sono stati i quasi grossi calibri per il sottoscritto nel corso dell'ultima annata del Saloon.
Qui troverete la conferma della grande annata dei nostri cugini transalpini nonchè la seconda presenza italiana dei Ford Awards, ovviamente accompagnate da una nutrita e sempre valida selezione made in USA.


N° 20: Young adult di Jason Reitman


Il regista di Juno, dopo la parziale delusione che fu per il sottoscritto Tra le nuvole, torna alla ribalta con una commedia poco dolce e molto amara scritta per una superlativa Charlize Theron e legata a doppio filo ai concetti di famiglia, solitudine, crescita ed accettazione di se stessi.
Storie di provincia che diventano solitudini di città, amori idealizzati ed alcool a fiumi a soffocare i silenzi per uno dei personaggi più interessanti della scena quasi indipendente americana degli ultimi anni.


N° 19: Millennium - Uomini che odiano le donne di David Fincher


La saga di Stieg Larrson che ha conquistato gli appassionati di thriller di tutto il mondo, dopo essere stata portata sullo schermo “in casa” torna alla ribalta con una versione made in USA glaciale e tecnicamente stupefacente, decisamente più fedele al romanzo rispetto a quella nordeuropea ed assolutamente più credibile nella narrazione.
Fotografia pazzesca, montaggio da urlo ed una protagonista che è una meraviglia per gli occhi ed il cuore.



N° 18: J. Edgar di Clint Eastwood


Non può esistere classifica fordiana senza la presenza dell’inossidabile Clint, che dopo il meraviglioso Hereafter torna sullo schermo con un film inizialmente sottovalutato dal sottoscritto rivelatosi al contrario una fotografia del logorio del potere da brividi.
J. Edgar Hoover, eminenza grigia della Storia recente americana, rappresentato in tutti i suoi squilibri pubblici e privati – quelli più incisivi -: straordinario DiCaprio – ancora una volta ignorato dall’Academy -, dritta al cuore la parte finale. Eastwood è sempre Eastwood.


N° 17: Polisse di Maiwenn

 
Che il Cinema francese stesse trascorrendo una delle sue annate migliori si era capito fin dai Globes, e per il resto dell’anno non abbiamo fatto altro che assistere a proposte di altissima qualità e ben pochi scivoloni – al contrario di quanto accade di norma qui nella Terra dei cachi -.
Il lavoro i Maiwenn cucito attorno ai membri di una squadra della polizia parigina al lavoro sui crimini subiti dai minori riesce a mantenersi in perfetto equilibrio senza mai uscire dal seminato scivolando nella retorica o nel finto alternativismo, e a momenti leggeri alterna altri che colpiscono come un pugno in faccia. Chapeau.


N° 16: Cesare deve morire di Paolo e Vittorio Taviani


Trionfatrice al Festival di Berlino, l’ultima pellicola dei fratelli Taviani è un omaggio allo sceneggiatore più grande della Storia del Cinema – il buon, vecchio Bill “Il bardo” Shakespeare – portato in scena dai detenuti di Rebibbia, che rileggono nelle storie del Giulio Cesare i loro drammi personali ed i guai con la legge.
Realismo estremo e poesia pura per la migliore pellicola italiana non soltanto dell’anno appena trascorso.


N° 15: Moonrise kingdom di Wes Anderson


Curioso destino, quello dell’ultima fatica del regista di Rushmore e I Tenenbaum: odiato moltissimo nel corso della visione, è diventato con il post a lei dedicato una delle scoperte più belle della seconda parte del 2012, fiaba magica in grado di raccontare l’incomunicabilità tra il mondo degli adulti e quello dei bambini nonchè l’amore che sopraggiunge e ti cambia la vita.
Messa in scena come al solito impeccabile, fotografia splendida, ottima la colonna sonora.
Forse un po’ troppo radical chic, ma per una volta va bene così.


N° 14: Lawless di John Hillcoat


Sulla scia del Nemico pubblico di Michael Mann, una pellicola che pare costruita per la goduria del vecchio Ford: fuorilegge, whisky, sparatorie ed un ritratto di tre fratelli che fa venire i brividi soprattutto a chi vive in prima persona un legame di sangue di questo genere.
Intenso ed emozionante, impreziosito da un Tom Hardy roccioso e da un cast tutto in parte, è un viaggio ruvido e tosto nella vita che passa dall’essere selvaggia al godersi le cose semplici del quotidiano.


N° 13: Quasi amici di Eric Toledano e Olivier Nakache


Uno dei successi più clamorosi dell’anno ed ennesima zampata piazzata dai nostri cugini d’oltralpe: una commedia mai scontata, divertente ed assolutamente lontana dalla retorica nonostante i temi trattati che ha conquistato pubblico e critica ed è stata, almeno a mia memoria, forse l’unica in grado di mettere d’accordo tutti – ma proprio tutti, anche me e il Cannibale – i recensori della blogosfera.
Un film in grado di parlare sia al pubblico d’essai che agli spettatori occasionali, che tocca nel profondo, diverte ed avvince con una storia di straordinaria ordinarietà. Imperdibile.


N° 11: I colori della passione di Lech Majevski


Nonostante il Saloon sia un luogo da vecchi lupi di mare e cowboys allo sbando, trova spazio al limitare dei piani più alti della classifica una proposta assolutamente autoriale: il lavoro di Majewski, splendido visivamente ed ingegnoso nella narrazione, parte dalla rappresentazione di un quadro di Pieter Bruegel per fotografare i drammi di un’epoca – ma non solo – legati a società, religione, politica e miseria umana.
Un film dal ritmo russo – per non dire sovietico -, faticoso e poco accessibile, eppure in grado di schiudersi in una vera gioia non solo per gli occhi con un finale semplicemente perfetto.


N° 11: Quella casa nel bosco di Drew Goddard


Chiudo la serie di titoli che precede la top ten dei Ford Awards con il più sorprendente horror dell’anno e non solo: scritto dal regista e da quel geniaccio di Josh Whedon, è il titolo che più rappresenta l’omaggio e la decostruzione dello slasher che tra gli anni settanta ed ottanta impazzava dando un senso a tutte le estati degli adolescenti a qualsiasi latitudine.
Partenza da versione nuovo millennio di Scream, crescendo quasi metafisico che è un tripudio di effetti, mostri stupefacenti, chiusura “divina” da pelle d’oca.
Un gioiellino.


MrFord

lunedì 21 maggio 2012

Quella casa nel bosco

Regia: Drew Goddard
Origine: Usa
Anno: 2011
Durata:
95'



La trama (con parole mie): cinque amici - coppia, coppia pronta a diventarlo e compare matto al seguito - partono per un weekend rilassante da passare nella casa del cugino di uno dei ragazzi, ovviamente sperduta nei boschi ed ovviamente in stato così trascurato da far apparire La casa di Raimi una sorta di resort di lusso.
Neanche il tempo di sistemarsi e cominciare una sessione che promette scintille di obbligo o verità ed una misteriosa botola attrae l'attenzione del gruppo.
Dal momento in cui decideranno di scendere per scoprire cosa possa celare, le loro vite saranno destinate a cambiare.
Pare proprio la trama del più classico degli slasher horror in salsa teen, ed in effetti, è proprio così.
Ma dietro la casa nei boschi c'è molto, molto, molto di più.




Finalmente.
Posso dirlo con soddisfazione ed una punta di goduria.
Finalmente un film horror che non confonde l'omaggio con il citazionismo spocchioso e sfrenato.
Recentemente, una delusione cocente in quest'ambito fu il tanto celebrato Innkeepers, incensato praticamente ovunque e bottigliato senza ritegno qui in casa Ford, schiacciato dall'aspettativa che lo stesso aveva generato prima della visione a seguito delle recensioni entusiastiche lette praticamente in ogni dove nella blogosfera.
Quella casa nel bosco, al contrario della pellicola firmata Ti West, recupera un approccio che potrebbe essere ricondotto a Wes Craven e Joe Dante - da sempre esploratori della parte più ironica del genere -, e grazie ad una sceneggiatura decisamente ispirata firmata dal regista Drew Goddard e da uno scatenato Joss Whedon - in spolvero anche grazie al suo recente e fantasmagorico The Avengers - fissa uno standard che nel genere non si lasciava apprezzare da fin troppo tempo, intrattenendo e divertendo con efficacia dal primo all'ultimo minuto.
Mantenendo due linee di narrazione ben distinte - una che strizza l'occhio alla sci-fi in pieno Orwell style neanche fossimo ancora nei gloriosi seventies e l'altra che pesca a piene mani dall'immaginario dello slasher movie in salsa teen che fece furore negli anni ottanta a partire da cult come Non aprite quella porta e Halloween, che furono il traino per i vari Nightmare e Venerdì 13 - nel corso della prima parte, il lavoro di Goddard pare avere inizio quasi fosse una sorta di operazione vintage di recupero di un'iconografia classica di questi generi, un divertissement fatto e finito per lo sfizio anche tendenzialmente vuoto di autori e pubblico.
Eppure nulla è come potrebbe sembrare, all'interno di quella casa apparentemente specchio di uno standard che tutti noi residuati del decennio di Notte horror conosciamo a menadito.
E Joss Whedon e Drew Goddard lo sanno bene, tanto da giocare con quello stesso humus mettendoci a fondo le mani, rovistandolo, scoperchiandolo da cima a fondo fino a renderlo l'ossatura di un gioco che si mangia anche prima di colazione i recenti e sciapissimi Hunger Games fenomeno del momento: i nostri protagonisti, figli dei ricordi di più di una generazione e stereotipi viventi, non sono altro che vittime sacrificali venute buone per placare la potenziale furia di qualcosa di ben più grande e potente, pronta a ricordare al mondo come lo conosciamo - e come lo conoscono gli uomini dall'altra parte dello schermo - che senza quei sacrifici non resterebbe nulla, ma proprio nulla, da salvare.
E in questo senso lo spessore della pellicola aumenta nello strepitoso crescendo della seconda parte, che scardina le regole e gli omaggi all'horror per ritrovare atmosfere che mi hanno ricordato The Cube e dare inizio a quella che potrebbe essere vista come una rivoluzione di mostri ingabbiati come animali in uno zoo, o una popolazione per troppo tempo controllata da incontrollabili controllori.
In un tripudio di effetti - riuscitissimi, tra l'altro -, il viaggio di Dana e Marty da una parte all'altra del mondo - stupefacente se si pensa ad una sequenza simile vista nell'appena citato Hunger Games - che si trasforma in una battaglia all'ultimo sangue tra creature che paiono uscite dall'immaginario collettivo di tutti i bambini cresciuti a pane e horror ed i registi di quella che è da troppo tempo la realtà per loro già scritta ed ineluttabile assume la dimensione quasi magica di un tributo ad un genere da sempre considerato di serie b - se non peggio - eppure in grado di emozionare e segnare l'esistenza di un numero incalcolabile di spettatori andando a toccare corde legate a paure ed istinti profondamente potenti ed ancestrali.
Come gli dei cui occorre guardare con timore.
Talmente tanto da immolare in loro nome giovani vittime all'oscuro del loro destino.
Anno, dopo anno, dopo anno.
Fino a quando verrà il momento della rivoluzione.
E allora sarà quella stessa mano immensa e terribile a scrivere la parola fine ad una tirannia silenziosa.
Che sia quella della premiata ditta Goddard&Whedon?


MrFord


"Children of tomorrow live in the tears that fall today
will the sunrise of tomorrow bring in peace in any way
must the world live in the shadow of atomic fear
can they win the fight for peace or will they disappear?"
Black Sabbath - "Children of the grave" -


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...