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giovedì 3 gennaio 2013

Ford Awards 2012: i film (N° 20-11)

La trama (con parole mie): se fossimo in un film degli anni ottanta a questo punto si potrebbe dire "ora cominciano gli incontri seri". A ridosso della top ten, infatti, la temperatura si alza, e si cominciano ad incontrare quelli che sono stati i quasi grossi calibri per il sottoscritto nel corso dell'ultima annata del Saloon.
Qui troverete la conferma della grande annata dei nostri cugini transalpini nonchè la seconda presenza italiana dei Ford Awards, ovviamente accompagnate da una nutrita e sempre valida selezione made in USA.


N° 20: Young adult di Jason Reitman


Il regista di Juno, dopo la parziale delusione che fu per il sottoscritto Tra le nuvole, torna alla ribalta con una commedia poco dolce e molto amara scritta per una superlativa Charlize Theron e legata a doppio filo ai concetti di famiglia, solitudine, crescita ed accettazione di se stessi.
Storie di provincia che diventano solitudini di città, amori idealizzati ed alcool a fiumi a soffocare i silenzi per uno dei personaggi più interessanti della scena quasi indipendente americana degli ultimi anni.


N° 19: Millennium - Uomini che odiano le donne di David Fincher


La saga di Stieg Larrson che ha conquistato gli appassionati di thriller di tutto il mondo, dopo essere stata portata sullo schermo “in casa” torna alla ribalta con una versione made in USA glaciale e tecnicamente stupefacente, decisamente più fedele al romanzo rispetto a quella nordeuropea ed assolutamente più credibile nella narrazione.
Fotografia pazzesca, montaggio da urlo ed una protagonista che è una meraviglia per gli occhi ed il cuore.



N° 18: J. Edgar di Clint Eastwood


Non può esistere classifica fordiana senza la presenza dell’inossidabile Clint, che dopo il meraviglioso Hereafter torna sullo schermo con un film inizialmente sottovalutato dal sottoscritto rivelatosi al contrario una fotografia del logorio del potere da brividi.
J. Edgar Hoover, eminenza grigia della Storia recente americana, rappresentato in tutti i suoi squilibri pubblici e privati – quelli più incisivi -: straordinario DiCaprio – ancora una volta ignorato dall’Academy -, dritta al cuore la parte finale. Eastwood è sempre Eastwood.


N° 17: Polisse di Maiwenn

 
Che il Cinema francese stesse trascorrendo una delle sue annate migliori si era capito fin dai Globes, e per il resto dell’anno non abbiamo fatto altro che assistere a proposte di altissima qualità e ben pochi scivoloni – al contrario di quanto accade di norma qui nella Terra dei cachi -.
Il lavoro i Maiwenn cucito attorno ai membri di una squadra della polizia parigina al lavoro sui crimini subiti dai minori riesce a mantenersi in perfetto equilibrio senza mai uscire dal seminato scivolando nella retorica o nel finto alternativismo, e a momenti leggeri alterna altri che colpiscono come un pugno in faccia. Chapeau.


N° 16: Cesare deve morire di Paolo e Vittorio Taviani


Trionfatrice al Festival di Berlino, l’ultima pellicola dei fratelli Taviani è un omaggio allo sceneggiatore più grande della Storia del Cinema – il buon, vecchio Bill “Il bardo” Shakespeare – portato in scena dai detenuti di Rebibbia, che rileggono nelle storie del Giulio Cesare i loro drammi personali ed i guai con la legge.
Realismo estremo e poesia pura per la migliore pellicola italiana non soltanto dell’anno appena trascorso.


N° 15: Moonrise kingdom di Wes Anderson


Curioso destino, quello dell’ultima fatica del regista di Rushmore e I Tenenbaum: odiato moltissimo nel corso della visione, è diventato con il post a lei dedicato una delle scoperte più belle della seconda parte del 2012, fiaba magica in grado di raccontare l’incomunicabilità tra il mondo degli adulti e quello dei bambini nonchè l’amore che sopraggiunge e ti cambia la vita.
Messa in scena come al solito impeccabile, fotografia splendida, ottima la colonna sonora.
Forse un po’ troppo radical chic, ma per una volta va bene così.


N° 14: Lawless di John Hillcoat


Sulla scia del Nemico pubblico di Michael Mann, una pellicola che pare costruita per la goduria del vecchio Ford: fuorilegge, whisky, sparatorie ed un ritratto di tre fratelli che fa venire i brividi soprattutto a chi vive in prima persona un legame di sangue di questo genere.
Intenso ed emozionante, impreziosito da un Tom Hardy roccioso e da un cast tutto in parte, è un viaggio ruvido e tosto nella vita che passa dall’essere selvaggia al godersi le cose semplici del quotidiano.


N° 13: Quasi amici di Eric Toledano e Olivier Nakache


Uno dei successi più clamorosi dell’anno ed ennesima zampata piazzata dai nostri cugini d’oltralpe: una commedia mai scontata, divertente ed assolutamente lontana dalla retorica nonostante i temi trattati che ha conquistato pubblico e critica ed è stata, almeno a mia memoria, forse l’unica in grado di mettere d’accordo tutti – ma proprio tutti, anche me e il Cannibale – i recensori della blogosfera.
Un film in grado di parlare sia al pubblico d’essai che agli spettatori occasionali, che tocca nel profondo, diverte ed avvince con una storia di straordinaria ordinarietà. Imperdibile.


N° 11: I colori della passione di Lech Majevski


Nonostante il Saloon sia un luogo da vecchi lupi di mare e cowboys allo sbando, trova spazio al limitare dei piani più alti della classifica una proposta assolutamente autoriale: il lavoro di Majewski, splendido visivamente ed ingegnoso nella narrazione, parte dalla rappresentazione di un quadro di Pieter Bruegel per fotografare i drammi di un’epoca – ma non solo – legati a società, religione, politica e miseria umana.
Un film dal ritmo russo – per non dire sovietico -, faticoso e poco accessibile, eppure in grado di schiudersi in una vera gioia non solo per gli occhi con un finale semplicemente perfetto.


N° 11: Quella casa nel bosco di Drew Goddard


Chiudo la serie di titoli che precede la top ten dei Ford Awards con il più sorprendente horror dell’anno e non solo: scritto dal regista e da quel geniaccio di Josh Whedon, è il titolo che più rappresenta l’omaggio e la decostruzione dello slasher che tra gli anni settanta ed ottanta impazzava dando un senso a tutte le estati degli adolescenti a qualsiasi latitudine.
Partenza da versione nuovo millennio di Scream, crescendo quasi metafisico che è un tripudio di effetti, mostri stupefacenti, chiusura “divina” da pelle d’oca.
Un gioiellino.


MrFord

giovedì 16 agosto 2012

Cesare deve morire

Regia: Paolo e Vittorio Taviani
Origine: Italia
Anno: 2012
Durata: 76'





La trama (con parole mie): all'interno dell'area di massima sicurezza del carcere di Rebibbia il progetto che vede i detenuti portare in scena spettacoli teatrali prevede che si lavori alla realizzazione del Giulio Cesare di Shakespeare, una delle tragedie più note del Bardo.
Partendo dal giorno della prima e andando a ritroso, i fratelli Taviani scoprono le vite dei protagonisti della piéce, i reati che li hanno portati dietro le sbarre e le riflessioni che i ruoli inducono in ognuno di loro: dal traffico di droga all'omicidio, gli occhi profondi ed i dialetti di questi insoliti interpreti divengono lo specchio di una vicenda senza tempo in grado di comporre un affresco drammatico e potente sull'essere Uomini, e le prove di quello che sarà un successo il giorno del debutto diverranno un percorso più importante dell'applauso del pubblico.





Da tempo - e, lo ammetto, non ricordo neppure esattamente da quanto - non mi capitava di giungere al termine della visione di una produzione nostrana così convinto della sua potenza: in qualche modo, devo essermi sentito come i fratelli Taviani, premiati con l'Orso d'oro a distanza siderale dall'ultimo trofeo della Berlinale finito in Italia - era il 1991, La casa del sorriso di Marco Ferreri -, orgoglioso di aver assistito, di fatto, ad un piccolo miracolo.
Perchè i due fratelli, ormai non più di primo pelo - Vittorio classe 1929, Paolo 1931 -, noti da una parte e dall'altra dei confini nazionali per titoli quali Padre padrone - vincitore della Palma d'oro a Cannes -, ormai dati sul viale del tramonto da molti, riescono a mettersi in gioco trovando un ponte ideale tra la fiction e il documentario, appoggiandosi a quello che è e resta il più grande sceneggiatore sul quale il Cinema possa contare - il buon, vecchio Bill Shakespeare - e sfruttando al meglio il realismo ed il fascino della mitologia carceraria, da sempre fonte di ispirazione per scrittori e registi dietro le sbarre e non.
Decostruendo, di fatto, lo spettacolo messo in scena dai detenuti del carcere romano di Rebibbia in modo da mostrarlo nella sua interezza al pubblico attraverso i provini ed il percorso che ha condotto alla prima, i registi pongono l'accento sugli interpreti dei suoi protagonisti e sul legame progressivamente costruito dagli stessi nel corso dello studio delle battute e delle prove con Giulio Cesare, Cassio, Bruto, Antonio ed il resto del cast of charachters.
L'occhio della macchina, presente ed elegante - le inquadrature, anche quelle apparentemente più realistiche, danno l'impressione di essere studiatissime - riesce nonostante queste caratteristiche a non risultare mai davvero sopra le righe, regalando all'audience momenti che paiono istantanee di vite figlie di una cattiva strada che ha il sapore dei pezzi di De Andrè ed altri che esplodono dallo schermo come pagine di grandissimo Cinema - le voci dei detenuti, come fantasmi, che aleggiano sul carcere nella notte, in attesa del confronto finale tra i congiurati responsabili della morte di Cesare ed il suo braccio destro Antonio nella piana di Filippi, in Grecia.
Un lirismo realista che ricorda il tocco di Pasolini e la tecnica di Bresson, emoziona e scuote senza colpi bassi o ruffianerie e mostra quanto soprattutto l'opera di Shakespeare possa essere geniale ed interpretata a molteplici livelli di lettura - i congiurati in attesa di portare a termine la loro missione intenti a parlare della posizione del sole, i dilemmi di Bruto ed il paragone tra Cesare ed un amico infame liquidato in quanto tale anni prima, le osservazioni sul De bello gallico, lo straordinario monologo di Antonio nel cortile del penitenziario -, a prescindere dalle epoche e dai contesti storici e sociali.
Il tutto senza mai dimenticare l'occhio da Maestri, che sfodera alcuni passaggi coreografici perfetti nel corso delle riprese della prima dello spettacolo - che mi hanno riportato alla mente il Mahabharata di Peter Brook - e della già citata battaglia di Filippi così come sequenze in bilico tra l'ironia, la tristezza e l'indagine sociale come quella dei provini per assegnare le parti nello spettacolo.
Ma non ci sono scelte di regia, fotografia o montaggio che possano compensare il vuoto profondo che attanaglia le vite consumate in una prigione, non-luogo per eccellenza al centro delle città reali eppure profondamente lontano da tutto e da tutti, vissuto nella nostalgia di una donna - Antonio che accarezza le poltroncine del teatro ancora in allestimento pensando a chi le occuperà - o nella presa di coscienza dell'arte e del suo valore a dare significati nuovi all'esistenza.
E la sua vicinanza, che stimola, riscatta e in alcuni casi addirittura redime - Edward Bunker docet -, è anche la sofferenza più grande di chi tra quelle mura spenderà il resto dei suoi giorni.
Non si fa questione di giustizia, o si lamenta la propria condizione: al contrario, come il condannato del Folsom prison blues di Johnny Cash, si sogna di andarsene lontani, in un posto in cui una cella non divenga la misura tale da far sembrare Shakespeare così ingombrante da non avere più spazio per respirare.


MrFord


"Tutto il giorno con quattro infamoni
briganti, papponi, cornuti e lacchè
tutte l'ore cò 'sta fetenzia
che sputa minaccia e s'à piglia cò me
ma alla fine m'assetto papale
mi sbottono e mi leggo 'o giornale
mi consiglio con don Raffaè 
mi spiega che penso e bevimm'ò cafè."
Fabrizio De Andrè - "Don Raffaè" -


venerdì 2 marzo 2012

Last friday night

La trama (con parole mie): ennesima settimana non particolarmente esaltante per le uscite in sala, come al solito radiografata con perizia dal sottoscritto e leggerezza dovuta ad età e lacune cinematografiche da parte del mio antagonista Cannibale.
Certo, tra proposte italiane quasi mai all'altezza e rischi di cadute di registi potenzialmente interessanti, le prospettive non sono affatto buone, ma cosa volete farci? Dobbiamo fare buon viso a cattivo gioco ed accontentarci di quello che arriva.
Un pò come me, quando mi ritrovo a dover scambiare mail su mail con il suddetto rivale per la programmazione di questa rubrica.

"Forza, Cannibale! Diamo fuoco alle pellicole italiane di scarsa qualità!"
 
Henry di Alessandro Piva


Il consiglio di Ford: torniamo alla pioggia di sangue.
Onestamente, la trama di questo ennesimo sottoprodotto italiano non mi pare neppure male. Eppure c'è sempre il fatto che i sottoprodotti italiani, soprattutto se spinti e presentati come sorte di Capolavori, finiscono per insospettirmi più delle usualmente scombinate scelte cinematografiche del mio antagonista.
A meno di particolari sconvolgimenti, passo.
Il consiglio di Cannibal: meglio Henry Potter?
Io con i sottoprodotti italiani c’ho già sempre a che fare, mi riferisco a quel sottoblogger di Ford. Quindi con questo filmetto non mi ritrovo di fronte a qualcosa di nuovo.
Il trailer non lascia sperare niente di buono, un po’ come quando siete in giro su Google e per sbaglio finite su un sitarello di nome WhiteRussian e non vi sembra un granché, poi cominciate a leggere i post e le cose vanno ancora peggio ahahah… Però c’è quella cagna di Corinna di Boris, ovvero Carolina Crescentini, e come al solito mostra pure le zinne (intendo nel film, non nel sito WhiteRussian). Quindi decidete voi se questo può essere un motivo sufficiente per vederlo (intendo ancora il film, non WhiteRussian che è sconsigliatissimo sempre e comunque!).

"Tieni, Cannibale! Questo è da parte di Ford!"
The woman in black di James Watkins


Il consiglio di Ford: Eden Lake dove sei?
L'autore del tesissimo e tostissimo Eden Lake (http://whiterussiancinema.blogspot.com/2011/06/eden-lake.html) torna con una ghost story da grande produzione che non sta raccogliendo i frutti che avevo sperato per questo talentuoso autore.
Sarà colpa del buon Harry Potter!?!?
Forse, ma la mia curiosità in proposito è parecchio scemata.
Che si tratti dell'ennesimo caso di un regista promettente soggiogato dalle major?
Sinceramente spero di no, ma sento odore di bottigliate. Un pò come quando mi trovo a conversare con il Cannibale.
Il consiglio di Cannibal: The Potter in black? Brrrrr, che paura!
Uh, questo film non vedo l’ora di vederlo, giusto per massacrare ancora un po’ quell’odioso di un Harry Potter che da quando è finita la saga un po’ mi manca.
Non è vero.
Grazie a Ford, una volta tanto fonte di una news interessante e non dei suoi soliti aneddoti da pensionato, scopro però che il regista è quello di Eden Lake e quindi potrebbe non essere la solita cazzatona. Però al giorno d’oggi il nome del regista non è una garanzia sufficiente, vedi le ultime fatiche (per noi spettatori) di Spielberg, Cronenberg, Almodovar e Scorsese… E poi la cosa che potrebbe spaventarmi di più in questo film mi sa che non saranno le atmosfere gotiche, bensì l’interpretazione di Radcliffe Potter!

"Ti ho riconosciuto! Tu sei Cannibal Potter!"
50 e 50 di Jonathan Levine


Il consiglio di Ford: può essere che sia anche 100.
Questo film, già cult per numerosissimi bloggers - tra i quali spicca anche il mio antagonista - ha tutta l'aria di poter diventare il titolo della settimana e non solo.
Un cast che mi ispira e appare ispirato, un tema scomodo affrontato con sregolatezza, e la capacità di far ridere tenendoci pronti a sfoderare i lacrimoni.
Dunque, per una volta, mi schiero con il Cannibale, e vi dico: guardatevelo senza badare alle probabilità!
Il consiglio di Cannibal: da vedere al 100%
Uno dei film più belli di questo inizio d’anno, già da me abbondantemente osannato qui http://pensiericannibali.blogspot.com/2012/01/5050-hey-ci-stai-fifty-fifty-con-me.html
50/50 è un dramma che riesce a essere commedia, o forse una commedia che riesce a essere dramma.
Guardatelo e non ve ne pentirete! Le probabilità che non vi piaccia sono di 1 su 100, e questo 1 su 100 potrebbe essere il solito Ford rompipalle di turno…

"Cannibale, forse è meglio se i capelli te li lasci tagliare da Ford!"

Safe House - Nessuno è al sicuro di Daniel Espinosa


Il consiglio di Ford: nessuno è al sicuro, soprattutto da film come questo!
Il buon Denzellone, nel corso della sua carriera, è stato protagonista allo stesso modo di pellicole memorabili - Inside man, Philadelphia, He got game - e di altre decisamente dimenticabili.
Safe house ha tutta l'aria di poter entrare senza troppi problemi nel club delle seconde, accompagnato da schifezze mortali come Unstoppable.
Se proprio, dunque, volete farvi del male con una copia scialba del già non eccelso Training day, accomodatevi pure.
Ma sarà come scegliere il Cannibale al posto di Ford. Ahahahahahah!
Il consiglio di Cannibal: cazzata di sicuro
Action-spy-thriller che negli Usa sta riscuotendo un ottimo successo, a me sa di probabile Fordata pazzesca. Ovvero un film tutto inseguimenti, salti ed esplosioni già visto e stravisto.
E comunque Training Day era una discreta figata e, per parafrasare Denzellone in quel film: Ford Kong non è un cazzo in confronto a me!

"Ho ascoltato i consigli del Cannibale, e sono finito a chiedere l'elemosina!"

Gli sfiorati di Matteo Rovere


Il consiglio di Ford: un film così, non lo sfioro neanche con un fiore. Ma con le bottigliate, eccome!
Ennesima proposta italiana che garantisce scarsa qualità.
Si continua a cercare di imitare registi europei di talento e successo sfornando schifezze finto alternative come questa finendo per affossare sempre di più una realtà che qualche decennio fa era la più florida del mondo in ambito cinematografico.
E non solo.
La dolce vita è proprio finita.
Il consiglio di Cannibal: prova a sfiorarmi Ford, e scatta la denuncia!
Il cast di questa ennesima uscita italiana (ben 4 questa settimana!) non è malaccio. Una volta detto questo, il film ha altissime probabilità di essere comunque una di quelle visioni utili per quando voglio massacrare una pellicola come si deve. E in quel caso non è che la sfioro con le mie critiche, ma sono pronto a distruggerla in maniera spietata con la stessa semplicità quasi irrisoria con cui faccio fuori il mio nemico pubblico numero 1 Ford.

"Cannibale, è inutile che continui a provarci: non ti sfioro neanche col pensiero!"
  
Posti in piedi in paradiso di Carlo Verdone


Il consiglio di Ford: io in piedi non ci sto, me ne resto seduto a casa.
Ormai il buon Verdone - che pure da queste parti gode di una discreta stima - non azzecca un film da cinque o sei anni buoni, e i tempi de I compagni di scuola o Bianco, rosso e Verdone sembrano tramontati da un pezzo.
Questa ennesima commediola in versione crisi pare la caricatura di qualche porcata made in Muccinolandia.
Ne faccio anche a meno.
Il consiglio di Cannibal: il Paradiso tu vivrai se i consigli di Cannibal seguirai
Carlo Verdone non realizza film davvero validi da un po’, personalmente l’ultimo che mi ha convinto in pieno è stato Sono pazzo di Iris Blond addirittura del 1996, però comunque il Carletto Bianco, rosso e Fordone riesce a sfornare pellicole sempre (o quasi) almeno dignitose. Non un film da correre a vedere al cinema, a meno che ao’ non siate Verdoniani sfegatati, però prima o poi una visione gliela si può anche concedere.
Per te Ford comunque di posti a sedere ce ne saranno sempre. In Paradiso? No. Al cinema? Nemmeno. Su un aereo? No, finisci dietro nello scomparto animali. All’Inferno? Oh yes! buah ahh ahh

"A Micaè, è arrivato Ford!" "Non vedevo l'ora, ero stanca di avere il Cannibale sempre a ronzarmi attorno!"

Cesare deve morire di Paolo e Vittorio Taviani


Il consiglio di Ford: non doveva essere "Cannibale deve morire"? No? Siete sicuri?
Ironizzando sulla sorte del mio antagonista - che, ahimè, dovrò tenermi buono essendo il più valido per il ruolo sulla piazza - direi che vado incontro alla seconda pellicola più interessante della settimana, premiata con l'Orso d'oro a Berlino ed in grado di mescolare il sociale - i detenuti di Rebibbia - e Shakespeare - che, come tutti sappiamo, tranne forse il Cannibale, non è proprio l'ultimo degli stronzi -.
Un tentativo lo vale tutto.
Se poi le aspettative non dovessero essere soddisfatte, potrete sempre farvi un giro gratis qui da me.
Il consiglio di Cannibal: voglio Ford tra i detenuti di Rebibbia!
Su chi sia l’ultimo degli stronzi, io una mezza idea ce l’avrei…
Ma di certo non è Shakespeare, benché filmetti come Anonymous abbiano pure il coraggio di avanzare questa ipotesi.
Dei fratelli Taviani non ho mai visto nessun film e questo, complice l’Orso d’oro berlinale, potrebbe essere il primo. Dalle immagini che ho guardato mi sembra una pellicola potenzialmente molto ben girata, non il solito esperimento neorealista di quelli che fanno impazzire Ford e sbadigliare me. Quindi le premesse per una visione interessante ci sono.
E non sto nemmeno a dire che Ford deve morire, perché chi non ha amato un film come The Tree of Life dev’essere già morto dentro uahahah!

"Se devo dare una ripassata al Cannibale non ti do una mano, te ne do due!"

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