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venerdì 10 novembre 2017

Marvel's The Defenders - Stagione 1 (Netflix, USA, 2017)





Negli ultimi anni, parallelamente al progetto da grande schermo del Cinematic Universe, Netflix - realtà ormai sempre più consolidata - ha finito per sviluppare una sorta di versione urbana ed alternativa dello stesso sfruttando gli eroi da strada made in Marvel, dall'investigatrice ed ex supereroina delusa Jessica Jones a Daredevil, passando per il molto soul Cage ed Iron Fist - senza dimenticare il Punisher, che attendo al varco come punta di diamante del progetto -: l'idea, alle spalle le prime - e nel caso del Diavolo rosso, anche la seconda - stagioni in solitaria, di proporli in questa miniserie insieme per fronteggiare un nemico comune appariva coraggiosa, potenzialmente pericolosa quanto interessante.
Purtroppo, anche a causa di un primo episodio decisamente poco riuscito, le critiche piovute su questa proposta sono state molte, ed assolutamente spietate: non hanno ovviamente aiutato le stagioni precedenti dedicate a Cage e Iron Fist, indubbiamente characters più deboli di Jessica Jones e Daredevil, eppure, lo ammetto, superato il primo scoglio questo esperimento, almeno dal punto di vista dell'intrattenimento puro e semplice senza grosse pretese, funziona.
Certo, non tutto è perfetto, che si parli di messa in scena - parliamo di qualcosa realizzato quasi completamente in studio, che dimostra gli stessi limiti di produzioni mainstream da piccolo schermo come Arrow o Gotham - o impatto, eppure, una volta superate le divergenze, quando i quattro eroi cominciano a lavorare spalla a spalla l'esaltazione fa capolino in più di un'occasione, e perfino il personaggio di Elektra, debole nella seconda stagione di Devil, assume contorni e spessore maggiori, fornendo la benzina necessaria a questa miniserie per divertire il pubblico e condurre per mano i protagonisti a quelli che saranno i loro destini futuri una volta "sciolto" il gruppo, a partire dalla Jones e da Daredevil, i prossimi in ordine di tempo ad approdare nei salotti di tutto il mondo con le nuove seasons.
Il tutto senza contare che, soprattutto grazie alle sequenze di botte presenti in modo massiccio, e gli stili ed i modi diversi dei protagonisti, il divertimento non manca almeno per gli appassionati di un certo tipo di Cinema come il sottoscritto, che senza aspettarsi cose in grado di cambiare il panorama delle serie televisive possono godere di un prodotto di questo genere senza colpo ferire, scegliendo il proprio preferito e gustandosi le tipiche schermaglie da alleanza inizialmente forzata pronta a divenire amicizia tipica dei fumetti di supereroi.
Ad aggiungersi a questa leggerezza di fondo, il plot che, episodio dopo episodio, finisce per ricordare chicche dei tempi che furono come Green Hornet o le serie che incrociavano lo spirito colorato del mondo delle nuvole parlanti con gli action o le arti marziali, e nel corso degli anni ottanta esaltavano, a volte, grazie ai cartoni animati, i bambini della mia generazione facendoli sognare di diventare un giorno maestri in qualche forma di combattimento sconosciuta al mondo.
Considerate le peste e corna che aveva raccolto in rete a seguito del primo episodio, direi che questi Difensori si sono difesi più che bene, considerate le carte che avevano in mano.



MrFord




 

mercoledì 11 maggio 2016

Marvel's Daredevil - Stagione 2

Produzione: Netflix
Origine: USA
Anno:
2016
Episodi:
13








La trama (con parole mie): dopo la caduta di Kingpin e l'incarcerazione di Wilson Fisk, le strade di New York e di Hell's Kitchen paiono essere state ripulite. Lo studio Nelson e Murdock riprende a cercare di sbarcare il lunario schierandosi come di consueto dalla parte dei poveri e degli indifesi, mentre Daredevil continua a pattugliare le strade di notte, ignaro del fatto che, con il vuoto di potere creatosi a seguito della sua vittoria su Fisk, altre bande tramano per prendere possesso della Grande Mela e del suo lato oscuro.
Come se tutto questo non bastasse, a bagnare di sangue una realtà già complessa pensa Frank Castle, un ex marine che ha visto morire la sua famiglia e che è fermamente deciso a divenire giudice, giuria e boia di ogni criminale, ribattezzato dalla stampa "The Punisher", ed a sconvolgere il cuore di Matt Murdock il ritorno di Elektra, ex fiamma dei tempi dell'università, come lui istruita nelle arti marziali dal misterioso Stick.
Legato a doppio filo al destino della donna più importante della vita del Diavolo Rosso, inoltre, si prepara a fare ritorno il ninja Nobu, a capo degli uomini di una leggendaria setta chiamata La Mano.












Ai tempi in cui ero un giovane ed accanito fan dei fumetti Marvel, nel pieno degli anni novanta, se qualcuno mi avesse detto che un giorno avrei potuto assistere a rappresentazioni cinematografiche degne di quel mondo colorato e fantastico, ma anche a visioni legate alla parte più urbana ed oscura dello stesso, non ci avrei creduto.
In quel periodo, avrei fatto la firma con il sangue per cose come il primo Avengers, I Guardiani della Galassia o Il soldato d'inverno, così come per questo Daredevil firmato Netflix, che dopo una convincente prima stagione incentrata sulla figura di Kingpin resa strepitosamente da Vincent D'Onofrio, regala una seconda per molti versi, a mio parere, perfino superiore: sequenze d'azione degne dei due The Raid, violenza tosta ma non eccessiva, la natura del Diavolo Rosso - praticamente, il Batman della Marvel - resa al meglio e soprattutto un personaggio spalla che, proprio come il Wilson Fisk della season one, finisce per rubare la scena in tutto e per tutto al buon Matt Murdock, The Punisher.
Il personaggio di Frank Castle, che calza come un guanto a Jon Bernthal, infatti, per presenza scenica, potenza e riflessioni indotte nel pubblico, rappresenta senza ombra di dubbio uno dei successi in termini di scrittura di charachters dell'intera stagione del piccolo schermo, uomo combattuto e letale, protettivo e paterno eppure spietato: il confronto con Devil nel cimitero poco prima del suo arresto a metà stagione è qualcosa che resterà impresso nella mia memoria di spettatore per molto tempo, così come l'apparizione finale - come era stato proprio per il Diavolo di Hell's Kitchen lo scorso anno - pronta non solo a mostrarne la "divisa", ma anche a procurare un assist all'annunciata serie con protagonista l'antieroe giustiziere.
Certo, in molti hanno criticato l'assenza di Fisk per gran parte della stagione o la resa di Elektra, uno dei cardini della saga a fumetti di Daredevil, eppure, per quanto mi riguarda, bastano le sequenze inquietanti legate ai ninja della Mano pronti quasi a volteggiare scalando le pareti dell'ospedale o il corridoio di sangue lasciato da Castle in prigione - uno dei passaggi più cazzuti che abbia visto in una serie tv di recente - per sciogliere ogni riserva per un titolo che pare stare realizzare, sotto l'egida di Drew Goddard, appieno il suo potenziale, oltre a fungere da raccordo per le serie urbate made in Marvel targate Netflix - Daredevil, Jessica Jones, l'annunciato Punisher - neanche ci si trovasse all'interno del Cinematic Universe costruito attorno agli Avengers sul grande schermo.
E nel cuore di tutto questo, le figure di Matt Murdock - sempre più in bilico tra la sua professione di avvocato e quella di giustiziere -, Foggy Nelson - altro personaggio pronto a rubare la scena al compagno di cause più o meno perse - e Karen Page - che mi piacerebbe vedere portata sullo schermo nella sua versione di Born Again, uno degli archi di storie più struggenti dell'epopea di Devil - riescono nella non facile impresa di mostrare il lato umano degli eroi in costume, così come Castle e Fisk riescono a fare rispetto a chi di eroico ha decisamente molto meno: in fondo, costumi e combattimenti spettacolari a parte, dietro le maschere sono e siamo tutti umani, e quello che incarniamo e significhiamo per noi e per gli altri, è dovuto senza ombra di dubbio proprio a questo.
Del resto, i supereroi "divini", da queste parti, hanno sempre avuto ben poco successo: per quanto mi riguarda, per restare impressi nella mia memoria, occorrono lividi, lacrime e sangue.
E gente come Daredevil e Punisher ne ha una gran bella scorta.






MrFord





"I go out
to the old milestone
insanely expecting
you to come there
knowing that I wait for you there
that I wait for you there."
PJ Harvey - "The devil" - 





sabato 18 luglio 2015

Marvel's Daredevil - Stagione 1

Produzione: Netflix
Origine: USA
Anno: 2015
Episodi: 13




La trama (con parole mie): Matt Murdock è un avvocato di belle speranze fresco di apertura di un proprio studio in compagnia del compagno di studi, socio e migliore amico Foggy Nelson. Matt è figlio del problematico quartiere newyorkese di Hell's Kitchen e di Battlin' Jack Murdock - un pugile indomito ma perdente che chiuse nel dramma la sua carriera dopo aver rifiutato di vendere un incontro - divenuto cieco a seguito di un incidente che lo vide acquisire, a causa del contatto con agenti chimici, sensi ipersviluppati.
Forte di questo vantaggio e dell'addestramento fornito dal ninja Stick, Matt combatte il crimine di giorno in tribunale e di notte per le strade, cercando disperatamente di fermare l'ascesa di Wilson Fisk, che pare controllare in egual misura il quartiere, il crimine, la politica e la polizia.
Quando la vicenda di Karen Page apre una falla nel sistema perfetto di Fisk, Matt ed il suo alter ego si troveranno all'inizio non di una battaglia, ma di una guerra.








Da appassionato di fumetti, fin dai tempi dell'uscita del primo Spider Man firmato Sam Raimi non posso negare di essermi goduto l'ascesa della Marvel in termini di qualità nella resa cinematografica dei suoi prodotti, e nonostante la parziale delusione del secondo Avengers ed il progressivo inflazionarsi delle proposte legate ai supereroi sul grande schermo, continuo ad essere fiducioso rispetto ad un vero e proprio genere divenuto una certezza in termini di mezzi, guadagni ed impatto: non avrei mai pensato, però, che al primo colpo - soprattutto rispetto alla rivale DC Comics, che si contenta di prodotti di qualità decisamente bassa e da sabato sera su Italia Uno come Arrow e Flash - la grande M avrebbe potuto calare non propriamente un asso, ma certamente un calibro non da poco sul tavolo dei serial televisivi, puntando, come se non bastasse, su uno dei suoi personaggi "minori", quel Daredevil che è sempre stato considerato la risposta Marvel a Batman, nonostante, di fatto, Matt Murdock non abbia la fortuna sociale e "per destino" di Bruce Wayne.
E proprio a Batman - specialmente a quello nolaniano -, a mio parere, si ispira questa prima, sorprendente stagione dedicata alle gesta del vigilante ed avvocato, impreziosita dalla gigantesca presenza - in termini fisici e di carisma - di Vincent D'Onofrio nel ruolo della nemesi per eccellenza del Diavolo Rosso, Wilson Fisk alias Kingpin, protagonista dell'episodio migliore tra i tredici - quello dedicato alla sua infanzia - e perfetto esempio di villain quasi più affascinante del protagonista positivo, combattuto tra il desiderio di essere un vero e proprio salvatore per il suo quartiere e la sua città e, di fatto, la realtà di esserne una sorta di despota.
In un certo senso, così come nel fumetto - che in molti aspetti si discosta, per lo svolgimento delle vicende, dal prodotto di Drew Goddard, che qui al Saloon ricordiamo per l'ottimo Quella casa nel bosco - la duplice natura di Devil/Matt e Wilson/Kingpin è al centro di qualcosa in grado di andare oltre ogni maschera o identità, e che trova nella fragilità tutta umana del primo sia nella lotta per affermarsi nella professione sia in campo aperto, esposto alle ferite ed ai colpi dei nemici - bellissima la progressione che porta al costume definitivo -, sia nella placida, terrificante sicurezza del secondo alternata a scoppi d'ira praticamente incontrollabili fondamenta solide per costruire charachters credibili ed umani, in grado di mostrare il fianco affinchè ci si possa, in una certa misura, confrontare sempre con loro.
Dalla storia con Vanessa di Wilson Fisk al passato di Matt e Stick, passando per i complicati rapporti di entrambi con i loro padri, probabilmente responsabili delle scelte che, adulti, i due hanno finito per compiere, si assiste ad un'escalation notevole, resa ancora più efficace dalle spalle perfette che risultano essere Foggy, Karen, Ben Urich e Wesley.
Senza dubbio, il prodotto finale non è esente da difetti, e l'eccessivo entusiasmo che è sorto attorno a questo titolo pare più frutto della sorpresa che un prodotto legato ai fumetti ed ai supereroi possa assestarsi su livelli decisamente buoni che non il riconoscimento ad una bomba pronta a sconvolgere le fondamenta dell'universo delle serie tv, ma qui al Saloon siamo molto ottimisti: i margini di miglioramento ulteriore per la seconda stagione già annunciata ci sono tutti, ed è un bene, a mio parere, pensare che Matt Murdock, il suo alter ego ed i personaggi di questa serie siano soltanto all'inizio del loro percorso, e che abbiano ancora molto da dire, raccontare, trasmettere al pubblico.
In fondo, Devil è un outsider, un Goonie, uno che ha costruito la sua forza e la sua fortuna sulle ossa rotte e le ferite profonde.
E di nuovo torna in gioco Batman Begins: "Sai perchè cadiamo? Per imparare a rialzarci."
Per questo non servono sensi sviluppati, addestramenti ninja o corazze speciali.
Solo una grande anima, un grande cuore, la voglia di lottare.
E Daredevil è l'emblema di tutto questo.




MrFord




"And I know how it should be
there is nothing more for you and I
some are young and some are free
but I think I'm goin' blind."
Kiss - "Goin' blind" - 




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