
Neanche il tempo per essere soddisfatto e felice di una settimana come la scorsa, ed eccomi incappato in sette giorni in cui non solo l'unico film passato sugli schermi di casa Ford è stato il Jumanji originale - apprezzato tantissimo, a sorpresa, dai Fordini, che l'hanno immediatamente fatto diventare un cult alla pari del più recente -, ma ho pensato davvero poco e niente alla settima arte, rapito dalla stanchezza, dal lavoro, da Red Dead Redemption II - gioco pazzesco - e dalle serie televisive, più consone al mio stato attuale di vittima della pennica da divano.
Con la speranza di tornare ad un volume più ricco la prossima settimana - contando anche su alcuni recuperi che mi intrigano parecchio -, a questo giro tocca a due titoli targati Netflix che hanno confermato, purtroppo, una caratura non importante.
MrFord
IRON FIST - STAGIONE 2 (Netflix, USA; 2018)

Nato a seguito dell'operazione "Marvel Knights" targata Netflix, Iron Fist era apparso da subito - ma anche nella miniserie The Defenders - come il più debole della catena: già nella prima stagione, che ero stato tra i pochi a salvare almeno in parte, si notavano una produzione, characthers e passaggi non entusiasmanti, confermati da una seconda di livello ancora inferiore.
Il charachter di Danny Rand, interpretato dal Finn Jones di Game of thrones, è poco carismatico e tendenzialmente antipatico, il suo rivale Davos anche meno, e tutto si riduce, a ben guardare, alle ben più interessanti Colleen Wing - che è anche un bel vedere - e Mary Walker, decisamente le cose più riuscite di una seconda - e ultima, giustamente - stagione insieme al riscoperto Ward Meachum che dalla prima non era uscito proprio benissimo.
Un'opera per appassionati ed appassionati soltanto che non aveva davvero altro da dire.
LUKE CAGE - STAGIONE 2 (Netflix, USA, 2018)

Per Luke Cage, partner fumettistico di Iron Fist - la loro prima testata targata Marvel li vedeva fianco a fianco con il nome di "Eroi in vendita" -, vale lo stesso discorso fatto poco sopra, quantomeno a grandi linee: in generale le due stagioni di Cage sono risultate più strutturate ed interessanti, in bilico tra la musica soul, i riferimenti "black" anni settanta, Spike Lee e via discorrendo, eppure le problematiche si sono rivelate le stesse.
Attori di spessore medio/basso, ritmo troppo lento per una proposta che dovrebbe essere d'intrattenimento puro, vicenda che fatica a decollare e nonostante qualche buono spunto si rivela davvero troppo "di genere" per pensare di poter catturare l'attenzione di pubblico nuovo o mantenere quella dei fan hardcore: peccato, perchè gli eroi metropolitani che fanno da contraltare agli Avengers vari sulla carta avrebbero potuto davvero essere più profondi, interessanti e cazzuti di così.