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lunedì 19 novembre 2018

White Russian's Bulletin

 


Neanche il tempo per essere soddisfatto e felice di una settimana come la scorsa, ed eccomi incappato in sette giorni in cui non solo l'unico film passato sugli schermi di casa Ford è stato il Jumanji originale - apprezzato tantissimo, a sorpresa, dai Fordini, che l'hanno immediatamente fatto diventare un cult alla pari del più recente -, ma ho pensato davvero poco e niente alla settima arte, rapito dalla stanchezza, dal lavoro, da Red Dead Redemption II - gioco pazzesco - e dalle serie televisive, più consone al mio stato attuale di vittima della pennica da divano.
Con la speranza di tornare ad un volume più ricco la prossima settimana - contando anche su alcuni recuperi che mi intrigano parecchio -, a questo giro tocca a due titoli targati Netflix che hanno confermato, purtroppo, una caratura non importante.


MrFord



IRON FIST - STAGIONE 2 (Netflix, USA; 2018)

Iron Fist Poster 

Nato a seguito dell'operazione "Marvel Knights" targata Netflix, Iron Fist era apparso da subito - ma anche nella miniserie The Defenders - come il più debole della catena: già nella prima stagione, che ero stato tra i pochi a salvare almeno in parte, si notavano una produzione, characthers e passaggi non entusiasmanti, confermati da una seconda di livello ancora inferiore.
Il charachter di Danny Rand, interpretato dal Finn Jones di Game of thrones, è poco carismatico e tendenzialmente antipatico, il suo rivale Davos anche meno, e tutto si riduce, a ben guardare, alle ben più interessanti Colleen Wing - che è anche un bel vedere - e Mary Walker, decisamente le cose più riuscite di una seconda - e ultima, giustamente - stagione insieme al riscoperto Ward Meachum che dalla prima non era uscito proprio benissimo.
Un'opera per appassionati ed appassionati soltanto che non aveva davvero altro da dire.




LUKE CAGE - STAGIONE 2 (Netflix, USA, 2018) 

 Luke Cage Poster

Per Luke Cage, partner fumettistico di Iron Fist - la loro prima testata targata Marvel li vedeva fianco a fianco con il nome di "Eroi in vendita" -, vale lo stesso discorso fatto poco sopra, quantomeno a grandi linee: in generale le due stagioni di Cage sono risultate più strutturate ed interessanti, in bilico tra la musica soul, i riferimenti "black" anni settanta, Spike Lee e via discorrendo, eppure le problematiche si sono rivelate le stesse.
Attori di spessore medio/basso, ritmo troppo lento per una proposta che dovrebbe essere d'intrattenimento puro, vicenda che fatica a decollare e nonostante qualche buono spunto si rivela davvero troppo "di genere" per pensare di poter catturare l'attenzione di pubblico nuovo o mantenere quella dei fan hardcore: peccato, perchè gli eroi metropolitani che fanno da contraltare agli Avengers vari sulla carta avrebbero potuto davvero essere più profondi, interessanti e cazzuti di così.


 

domenica 7 maggio 2017

Marvel's Iron Fist - Stagione 1 (Netflix, USA, 2017)




Nell'ambito dell'operazione Defenders e realtà urbane Marvel orchestrata da Netflix neanche ci trovassimo di fronte ad una risposta da outsiders più povera e zozza del Cinematic Universe figlio del grande schermo e degli eroi cosmici - come già scritto ieri -, Danny Rand è forse quello che partiva più svantaggiato.
Iron Fist, del resto, non è un eroe di particolare richiamo, e se negli anni il suo compagno - di albi - Luke Cage ha avuto una maggior fortuna ed un rilancio, l'esperto di arti marziali miliardario addestrato in un luogo mistico ha finito per non conquistare mai davvero il pubblico di appassionati ed ancor meno quello occasionale.
Allo stesso modo, tra le serie "con superpoteri" targate per l'appunto Netflix Iron Fist ha finito per essere la più massacrata, neanche ci si trovasse di fronte ad uno scempio totale: il lavoro operato su questo charachter dal sapore anni settanta, in fondo, è stato onesto e diretto, forse non sviluppato nel migliore dei modi - la stagione parte decisamente meglio di quanto non si evolva o chiuda - o supportato da una dose di talento degna di nota, eppure il tutto, almeno per quanto mi riguarda, ha funzionato bene in ottica di intrattenimento puro e semplice, tanto da farmi preferire le gesta di Danny Rand rispetto a quelle più cerebrali - almeno in parte - di Jessica Jones o assurde e scombinate del Mr. Robot dei supereroi, Legion - del quale parlerò tra non molto -.
Certo, la sensazione di deja vou è ben presente, soprattutto per chi ricorda cose come Batman Begins, così come il pensiero che, se non inserito all'interno di un contesto di gruppo in divenire - i Defenders, per l'appunto, che mi pare di capire dovranno fare i conti con la Mano - avrebbe guadagnato poca fiducia anche rispetto ai produttori, eppure Iron Fist rappresenta uno di quei titoli d'avventura/azione solidi ed artigianali che accompagnano bene i momenti di stanca o quelli conviviali - nell'ambito delle proposte da cena di casa Ford è andato più che bene, con il Fordino che ha potuto associare l'utilizzo del "chi" di Danny a quello del suo idolo Po in Kung Fu Panda 3 -, che non avranno mai la pretesa di cambiare la storia del piccolo schermo ma che mantengono le promesse senza strafare o scavare troppo in basso.
Interessanti i protagonisti, dal Danny Rand esule di Game of thrones al Ward così diverso dal Bunker di Banshee, passando per l'ex Faramir de Il signore degli anelli, Rosario Dawson ormai immancabile ed i volti nuovi e promettenti come quello di Colleen Wing, che aspetto di vedere - ricordando gli albi - in coppia con la Misty Knight di Luke Cage a capo di un'agenzia di investigazioni, e chissà, magari protagonista di uno spin off tutto suo.
Per il resto, sinceramente penso che chi si aspetta qualcosa di rivoluzionario o manifesti apertamente gusti troppo radical si troverà a demolire Iron Fist, troppo semplice, veloce e di grana grossa: ma poco importa.
Anche perchè, nonostante la base "spirituale", questa serie ed il suo protagonista sono profondamente e senza alcun dubbio istintivi e fordiani.
E a me va benissimo così.




MrFord



 
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