Produzione: Netflix
Origine: USA
Anno: 2016
Episodi: 13
Anno: 2016
Episodi: 13
La trama (con parole mie): dopo la caduta di Kingpin e l'incarcerazione di Wilson Fisk, le strade di New York e di Hell's Kitchen paiono essere state ripulite. Lo studio Nelson e Murdock riprende a cercare di sbarcare il lunario schierandosi come di consueto dalla parte dei poveri e degli indifesi, mentre Daredevil continua a pattugliare le strade di notte, ignaro del fatto che, con il vuoto di potere creatosi a seguito della sua vittoria su Fisk, altre bande tramano per prendere possesso della Grande Mela e del suo lato oscuro.
Come se tutto questo non bastasse, a bagnare di sangue una realtà già complessa pensa Frank Castle, un ex marine che ha visto morire la sua famiglia e che è fermamente deciso a divenire giudice, giuria e boia di ogni criminale, ribattezzato dalla stampa "The Punisher", ed a sconvolgere il cuore di Matt Murdock il ritorno di Elektra, ex fiamma dei tempi dell'università, come lui istruita nelle arti marziali dal misterioso Stick.
Legato a doppio filo al destino della donna più importante della vita del Diavolo Rosso, inoltre, si prepara a fare ritorno il ninja Nobu, a capo degli uomini di una leggendaria setta chiamata La Mano.
Ai tempi in cui ero un giovane ed accanito fan dei fumetti Marvel, nel pieno degli anni novanta, se qualcuno mi avesse detto che un giorno avrei potuto assistere a rappresentazioni cinematografiche degne di quel mondo colorato e fantastico, ma anche a visioni legate alla parte più urbana ed oscura dello stesso, non ci avrei creduto.
In quel periodo, avrei fatto la firma con il sangue per cose come il primo Avengers, I Guardiani della Galassia o Il soldato d'inverno, così come per questo Daredevil firmato Netflix, che dopo una convincente prima stagione incentrata sulla figura di Kingpin resa strepitosamente da Vincent D'Onofrio, regala una seconda per molti versi, a mio parere, perfino superiore: sequenze d'azione degne dei due The Raid, violenza tosta ma non eccessiva, la natura del Diavolo Rosso - praticamente, il Batman della Marvel - resa al meglio e soprattutto un personaggio spalla che, proprio come il Wilson Fisk della season one, finisce per rubare la scena in tutto e per tutto al buon Matt Murdock, The Punisher.
Il personaggio di Frank Castle, che calza come un guanto a Jon Bernthal, infatti, per presenza scenica, potenza e riflessioni indotte nel pubblico, rappresenta senza ombra di dubbio uno dei successi in termini di scrittura di charachters dell'intera stagione del piccolo schermo, uomo combattuto e letale, protettivo e paterno eppure spietato: il confronto con Devil nel cimitero poco prima del suo arresto a metà stagione è qualcosa che resterà impresso nella mia memoria di spettatore per molto tempo, così come l'apparizione finale - come era stato proprio per il Diavolo di Hell's Kitchen lo scorso anno - pronta non solo a mostrarne la "divisa", ma anche a procurare un assist all'annunciata serie con protagonista l'antieroe giustiziere.
Certo, in molti hanno criticato l'assenza di Fisk per gran parte della stagione o la resa di Elektra, uno dei cardini della saga a fumetti di Daredevil, eppure, per quanto mi riguarda, bastano le sequenze inquietanti legate ai ninja della Mano pronti quasi a volteggiare scalando le pareti dell'ospedale o il corridoio di sangue lasciato da Castle in prigione - uno dei passaggi più cazzuti che abbia visto in una serie tv di recente - per sciogliere ogni riserva per un titolo che pare stare realizzare, sotto l'egida di Drew Goddard, appieno il suo potenziale, oltre a fungere da raccordo per le serie urbate made in Marvel targate Netflix - Daredevil, Jessica Jones, l'annunciato Punisher - neanche ci si trovasse all'interno del Cinematic Universe costruito attorno agli Avengers sul grande schermo.
E nel cuore di tutto questo, le figure di Matt Murdock - sempre più in bilico tra la sua professione di avvocato e quella di giustiziere -, Foggy Nelson - altro personaggio pronto a rubare la scena al compagno di cause più o meno perse - e Karen Page - che mi piacerebbe vedere portata sullo schermo nella sua versione di Born Again, uno degli archi di storie più struggenti dell'epopea di Devil - riescono nella non facile impresa di mostrare il lato umano degli eroi in costume, così come Castle e Fisk riescono a fare rispetto a chi di eroico ha decisamente molto meno: in fondo, costumi e combattimenti spettacolari a parte, dietro le maschere sono e siamo tutti umani, e quello che incarniamo e significhiamo per noi e per gli altri, è dovuto senza ombra di dubbio proprio a questo.
Del resto, i supereroi "divini", da queste parti, hanno sempre avuto ben poco successo: per quanto mi riguarda, per restare impressi nella mia memoria, occorrono lividi, lacrime e sangue.
E gente come Daredevil e Punisher ne ha una gran bella scorta.
In quel periodo, avrei fatto la firma con il sangue per cose come il primo Avengers, I Guardiani della Galassia o Il soldato d'inverno, così come per questo Daredevil firmato Netflix, che dopo una convincente prima stagione incentrata sulla figura di Kingpin resa strepitosamente da Vincent D'Onofrio, regala una seconda per molti versi, a mio parere, perfino superiore: sequenze d'azione degne dei due The Raid, violenza tosta ma non eccessiva, la natura del Diavolo Rosso - praticamente, il Batman della Marvel - resa al meglio e soprattutto un personaggio spalla che, proprio come il Wilson Fisk della season one, finisce per rubare la scena in tutto e per tutto al buon Matt Murdock, The Punisher.
Il personaggio di Frank Castle, che calza come un guanto a Jon Bernthal, infatti, per presenza scenica, potenza e riflessioni indotte nel pubblico, rappresenta senza ombra di dubbio uno dei successi in termini di scrittura di charachters dell'intera stagione del piccolo schermo, uomo combattuto e letale, protettivo e paterno eppure spietato: il confronto con Devil nel cimitero poco prima del suo arresto a metà stagione è qualcosa che resterà impresso nella mia memoria di spettatore per molto tempo, così come l'apparizione finale - come era stato proprio per il Diavolo di Hell's Kitchen lo scorso anno - pronta non solo a mostrarne la "divisa", ma anche a procurare un assist all'annunciata serie con protagonista l'antieroe giustiziere.
Certo, in molti hanno criticato l'assenza di Fisk per gran parte della stagione o la resa di Elektra, uno dei cardini della saga a fumetti di Daredevil, eppure, per quanto mi riguarda, bastano le sequenze inquietanti legate ai ninja della Mano pronti quasi a volteggiare scalando le pareti dell'ospedale o il corridoio di sangue lasciato da Castle in prigione - uno dei passaggi più cazzuti che abbia visto in una serie tv di recente - per sciogliere ogni riserva per un titolo che pare stare realizzare, sotto l'egida di Drew Goddard, appieno il suo potenziale, oltre a fungere da raccordo per le serie urbate made in Marvel targate Netflix - Daredevil, Jessica Jones, l'annunciato Punisher - neanche ci si trovasse all'interno del Cinematic Universe costruito attorno agli Avengers sul grande schermo.
E nel cuore di tutto questo, le figure di Matt Murdock - sempre più in bilico tra la sua professione di avvocato e quella di giustiziere -, Foggy Nelson - altro personaggio pronto a rubare la scena al compagno di cause più o meno perse - e Karen Page - che mi piacerebbe vedere portata sullo schermo nella sua versione di Born Again, uno degli archi di storie più struggenti dell'epopea di Devil - riescono nella non facile impresa di mostrare il lato umano degli eroi in costume, così come Castle e Fisk riescono a fare rispetto a chi di eroico ha decisamente molto meno: in fondo, costumi e combattimenti spettacolari a parte, dietro le maschere sono e siamo tutti umani, e quello che incarniamo e significhiamo per noi e per gli altri, è dovuto senza ombra di dubbio proprio a questo.
Del resto, i supereroi "divini", da queste parti, hanno sempre avuto ben poco successo: per quanto mi riguarda, per restare impressi nella mia memoria, occorrono lividi, lacrime e sangue.
E gente come Daredevil e Punisher ne ha una gran bella scorta.
MrFord
"I go out
to the old milestone
insanely expecting
you to come there
knowing that I wait for you there
that I wait for you there."
to the old milestone
insanely expecting
you to come there
knowing that I wait for you there
that I wait for you there."
PJ Harvey - "The devil" -