giovedì 20 aprile 2017

Thursday's child




Nuova settimana di uscite, nella rinnovata speranza che la rivalità tra me e Cannibal torni quella dei bei tempi almeno quanto la smortissima blogosfera.
Curioso che, ormai, i leit motiv degli intro di questa rubrica riguardino più questi argomenti che non i film in uscita, come ogni primavera ormai piuttosto smorti rispetto al periodo di Oscar e affini ad inizio anno.



"Mi pare di aver avvistato Cannibal: il sergente Ford ha detto di sparare a vista."

Baby Boss

"Ebbene sì, mi cambio il pannolino da solo: del resto, devo stare al passo con i Fordini."

Cannibal dice: Tipica bambinata esaltata da Ford, oppure simpatica robetta DreamWorks che potrebbe convincere un anti-Pixar come me?
Mi sa più la prima...
Ford dice: ennesima produzione scommessa Dreamworks che potrebbe rivelarsi una vera schifezza in stile Trolls o una cosa carina come i due Cattivissimo Me. Spero nella seconda, più probabilmente sarà come la prima.

 

Boston – Caccia all'uomo

"Cannibal è ancora latitante: Ford non la prenderà bene. E neppure The Rock."

Cannibal dice: La ricostruzione degli attentati della maratona di Boston con Mark Wahlberg?
Potrebbe essere un vero attentato al cinema.
Ford dice: quando, nel trailer visto in sala prima di Fast and Furious 8, ho sentito Mark Wahlberg dire "Hanno scherzato con la città sbagliata" questo Boston era già balzato in vetta alla classifica dei potenziali guilty pleasures dell'anno.
Speriamo possa essere così.

 

The Bye Bye Man

"Bye bye, Cannibal."

Cannibal dice: Un horrorino che non mi attira particolarmente. Sono io a dirgli bye bye!
Ford dice: un horroretto di quelli buoni giusto a spaventare Cannibal. Bye bye, e a mai rivederci!


Le cose che verranno – L'avenir

"Così sola in mezzo alla Natura forse finirò per avere una parte nel nuovo film di Malick."

Cannibal dice: Film francese con Isabelle Huppert. A me è piaciucchiato abbastanza, ma l'ho trovato troppo super radical-chic persino per i miei standard. Tra le cose che verranno posso solo immaginare la reazione sconcertata di Mr. Ford di fronte a una visione del genere.
Ford dice: film radical chic che da tempo attende di passare attraverso le fauci del Saloon. Ora che l'uscita incombe mi dedicherò con grande piacere a massacrarlo. Almeno spero.

 

Famiglia all'improvviso – Istruzioni non incluse

Katniss Kid con il vecchio Ford pronti a festeggiare la loro rinnovata non rivalità.

Cannibal dice: Altra francesata della settimana. Omar Sy mi pare sia un po' intrappolato in queste commedie drammatiche, ma se il film vale anche solo la metà di Quasi amici una chance se la merita lo stesso.
Ford dice: Omar Sy ormai pare uno di quegli attorni navigati e con una carriera consolidata che da un certo punto in avanti continuano a riproporre lo stesso personaggio in salse diverse. E questa non è una cosa buona. A meno che non si decida di puntare su altro.


Acqua di marzo

"Fino a quando Ford e Cannibal continueranno ad andare quasi d'accordo, ce lo scordiamo il bel tempo."

Cannibal dice: Classica pellicola italiana poco promettente della settimana, ma poteva anche andarci peggio. Se non altro questo weekend non mi sembra siano in arrivo porcate action fordiane.
Ford dice: tipica schifezzina italiana che Cannibal non vedrà l'ora di esaltare come se fosse un nuovo cult. Lascio volentieri a lui l'incombenza.

 

L'accabadora

"Non c'è proprio verso di convincere Ford a passare all'energia elettrica."

Cannibal dice: Co-produzione italo-irlandese ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale. Mi attira quasi quanto un film che si prende 4 bicchieri su White Russian.
Ford dice: il binomio Italia/Irlanda sfonda una porta aperta, qui al Saloon, ma sinceramente non so quanto potrebbe fare questo film. Per il momento attendo tempi migliori, e mi consolo brindando con un Jameson.

 

Lasciami per sempre

"Forza, Max: incita Ford a lasciare per sempre le sale in cui proiettano il nostro film ricordando Basilicata coast to coast!"

Cannibal dice: Se questa settimana devo proprio puntare su un film italiano, andrei con questa commedia potenzialmente piacevole, che ha anche un titolo che suona come un mio invito a Ford: lasciami per sempre.
Ford dice: lasciami per sempre, Cannibal. Fammi contento. E fai contenti anche tutti gli appassionati di Cinema della blogosfera e non.


 

mercoledì 19 aprile 2017

Resident Evil - The final chapter (Paul W.S. Anderson, USA/Germania/Francia/UK/Giappone/Canada/Sud Africa/Australia, 2016, 106')




Fatta eccezione per uno dei suoi capitoli risalenti agli anni novanta - erano ancora i tempi della prima versione della Playstation - del quale ora non ricordo il nome, un survival tesissimo che faceva stringere il culo ad ogni partita e che riuscì a superare soltanto molto tempo dopo la saga di Dead Space in quanto a tensione, non ho mai amato il franchise di Resident Evil.
Questo quando si parlava di console e games, figurarsi in sala.
Eppure,  nel corso di questi anni, che fosse per staccare i neuroni o per dovere di cronaca rispetto al blog, ho finito per passare in rassegna tutti i prodotti legati alla Ombrella Corporation nati ad uso e consumo del grande schermo, finendo per stroncarli senza neppure troppo divertimento uno dopo l'altro.
A questo giro di giostra, considerato anche il titolo, ho finito per cascarci sperando di scrivere finalmente la parola fine al mio rapporto con le gesta dell'eroina ammazza zombies Alice, come di consueto portata sullo schermo con grande atletismo, occorre dirlo, da una delle cagne maledette più maledette del Cinema, Milla Jovovich: peccato che, neanche a dirlo, il titolo - SPOILER - sia assolutamente fuorviante rispetto al futuro del brand, che probabilmente sarà deciso dagli incassi di questo cosiddetto e presunto ultimo capitolo.
Per il resto, nulla di eccezionale da segnalare: prodotti come questo sono tanto innocui quanto inutili, finiscono per apparire lunghissimi nonostante il minutaggio e a presentare un modello perfetto di sceneggiatura tagliata con l'accetta, costruita neanche fossimo, per l'appunto, in un videogioco a livelli che tanto fanno anni ottanta e novanta, condito da un'atmosfera survival figlia di tutti gli horror all'interno dei quali i comprimari muoiono accanto al o alla protagonista come mosche uno dopo l'altro, roba che, se fossi uno di quei personaggi e vedessi arrivare la Jovovich di turno, eviterei accuratamente di imbarcarmi in una missione al suo fianco neanche fossi certo al cento per cento di una riuscita della stessa ed un montaggio così frenetico da far impallidire i videoclip più sfrenati, di norma indice di uno scarso livello di regia - e nel caso del mitico Paul W.S. Anderson, credo il regista con il maggior numero di Ford Awards dedicati al peggio nel palmares, ci sono pochi dubbi -.
Peccato, da fan di Game of Thrones, per il mitico Jorah Mormont, una spanna sopra tutti a livello recitativo - e lo dico contenendomi - e decisamente sprecato in una produzione come questa, se non si considera il giovamento che probabilmente ne avrà tratto il suo conto in banca, ma per il resto, davvero nient'altro da segnalare.
Se siete fan di Resident Evil - benchè faccia gran fatica a comprendere come sarebbe possibile esserlo, soprattutto a livello cinematografico - troverete esattamente quello che cercate e che questa serie ha sempre garantito - e su questo non mi pronuncio troppo -, mentre se al contrario, come me, speravate in una chiusura con o senza botto, mettetevi l'anima in pace.
Questa Alice pare davvero avere la scorza più dura di qualsiasi non morto.




MrFord




 

martedì 18 aprile 2017

Fast and furious 8 (F. Gary Gray, USA, 2017, 136')




Se una decina d'anni fa qualcuno mi avesse predetto che la saga di Fast and furious sarebbe diventata una delle mie certezze cinematografiche quantomeno legate alla parte più tamarra, sguaiata ed ignorante della settima arte, avrei riso forte o forte dato del pazzo al povero malcapitato.
Ed avrei clamorosamente sbagliato.
Curioso come questo franchise, partito molto in sordina dalle mie parti - lo recuperai anni fa su consiglio nientemeno che del Cannibale, per darvi un'idea - e massacrato ben volentieri rispetto ad episodi per me terribili come Tokyo Drift, che parevano l'antitesi di quella che è l'action che adoro e venero, figlia degli anni ottanta degli eccessi e dei muscoli tirati al massimo, abbia subito un brusco e positivo cambio di rotta con l'inserimento di elementi, vicende ed attori che proprio agli eighties facevano più o meno volontariamente riferimento e che sono diventati, capitolo dopo capitolo, colonne portanti del prodotto, da Kurt Russell a Dwayne "The Rock" Johnson, passando per Jason Statham.
Certo, alle spalle il sentitissimo settimo capitolo reso profondo ed emozionante dalla morte di Paul Walker, protagonista fin dagli esordi della saga con Vin Diesel, l'hype e le aspettative per questo numero otto erano molto alti, complice un trailer che lasciava davvero ben sperare rispetto all'evoluzione della storia: da questo punto di vista, non illudetevi.
F. Gary Gray non è James Wan, e l'impressione data dal suddetto trailer - il tradimento di Toretto ai danni dei suoi compagni, amici e membri della Famiglia - non rispecchia quello che appare chiaro fin dal principio nel corso della pellicola, ma messo agli atti questo, Furious 8 è un vero e proprio tripudio di tamarraggine e guasconeria, che lascia da parte il serio - se non con un paio di riferimenti, una volta ancora, al fu Brian/Paul Walker - per concentrarsi sulle tipiche battute da film macho - imperdibili i siparietti tra The Rock e Statham così come tra uno scatenato Tyrese Gibson e Scott Eastwood - e sequenze ben oltre il limite della fantascienza dal potere di gasamento altissimo per il pubblico, specialmente quello pronto a sedersi in sala per dimenticare le angosce della vita quotidiana e godersi una corsa a perdifiato sul grande schermo, neanche tutto quello che viene mostrato fosse davvero possibile, alla guida così come nel mondo criminale e non solo.
Un tripudio, dunque, di spettacolo, esplosioni, botte da orbi, inseguimenti ad alta velocità e più casino possibile, in barba a qualsiasi profondità di intenti o sentimenti così come ad una qualsiasi ansia: l'ottavo capitolo di Fast and Furious è il giocattolo perfetto, l'action che, allo stato attuale, non sfigura rispetto ai suoi avi illustri figli dell'epoca d'oro del genere, che non risparmia nulla - al limite del geniale e del grottesco la sequenza di Statham con il bambino nel trasportino sull'aereo di Cypher, o l'evasione dal carcere dello stesso Statham e The Rock - e gioca a carte scopertissime dal primo all'ultimo minuto.
Fast and Furious, parentesi sentimentali necessarie a parte, è e resta la saga di grana grossa per eccellenza degli Anni Zero, ed è proprio per questo che ho imparato ad amarla.
E nonostante questo numero otto non sia certo il migliore, viene quasi da pensare che i dieci previsti stiano davvero stretti, a Toretto e soci.
Neanche fossero una canotta comprata appositamente di una taglia o due più piccola per mostrare ancora meglio i muscoli.




MrFord




 

lunedì 17 aprile 2017

Quindici19 - Short Film Festival




Nel corso di questi sette anni di Saloon ed uno dei motivi che anche nel deserto che è la blogosfera attuale rispetto ad allora continuano a motivare il sottoscritto sono le collaborazioni e le possibilità di arricchirsi e conoscere nuove realtà, persone, iniziative.
Una di queste è Quindici19 - Short Film Festival, dedicato ai giovanissimi e potenziali cineasti ancora nel pieno della tempesta che è l'adolescenza: mesi fa questo vecchio cowboy è stato contattato dall'organizzazione del Festival per partecipare allo stesso in qualità di giurato per il settore media, e dunque avere un ruolo attivo nell'assegnazione dei riconoscimenti ai vincitori.
In attesa, dunque, di poter parlare più approfonditamente delle opere in concorso e dell'esperienza, approfitto per segnalare l'evento: in fondo, dietro la macchina da presa in queste opere fresche e giovanissime potrebbero nascondersi i futuri Dolan o Tarantino.
Da appassionato, posso solo sperarlo.




MrFord





domenica 16 aprile 2017

Dr. House - Stagione 5 (Fox, USA, 2009)





Con il passare dei mesi e delle stagioni quello che, tempo fa, era soltanto un recupero riempitivo di una vecchia serie di culto buono per pranzi o cene in casa Ford, ha finito per assumere un'importanza sempre maggiore grazie all'ascendente esercitato dal suo protagonista - lo spigoloso Greg House - sul Fordino, che ha nel buon dottore uno dei suoi idoli da piccolo schermo.
Puntata dopo puntata, devo ammettere che anche rispetto al sottoscritto un titolo che odiavo cordialmente ha finito per tramutarsi in un guilty pleasure in costante escalation, con tanto di culmine nella stagione quattro, curiosamente la migliore nonostante fosse stata realizzata nell'anno terribile per le serie televisive dello sciopero degli sceneggiatori.
Purtroppo, e per la prima volta, con questa quinta annata il Saloon ha ricevuto la sua prima, grande delusione dal medico claudicante e dal suo staff: una season che procede stancamente, ripetitiva, priva degli spunti interessanti delle precedenti, ripresasi soltanto nella manciata di puntate conclusive a causa della morte di uno dei medici al lavoro per House - evento improvviso che fu legato al fatto che l'attore che lo interpretava ebbe un ruolo nella prima amministrazione Obama e dovette rassegnare le dimissioni - e la conclusione, che mostra un House sempre più instabile prendere una decisione che potrebbe influire e non poco sull'evoluzione del personaggio e delle restanti tre seasons.
Troppo poco, comunque, considerati i quattro anni precedenti e le potenzialità di un personaggio che ha la grande fortuna di riuscire a conquistare grandi e piccini senza per questo doversi "svendere", rimanendo fedele al suo essere un vero stronzo.
Anche l'evoluzione della relazione di Cameron e Chase ed il nascere di quella tra Foreman e 13, o il ruolo di "anti House" di Taub e quello di eterna storia d'amore mancata della Caddy riescono a dare verve ad un giro di giostra davvero sottotono, che abbassa e non di poco l'hype per quelli successivi e forse finisce per perdere anche diversi punti rispetto al Fordino, che di norma avvinto dalle vicissitudini dell'esperto immunologo si è dedicato per buona parte della stagione a rendere a noi davvero difficile la fruizione di ogni puntata grazie ad interminabili monologhi a volume altissimo tenuti a tavola.
Considerato che, a meno di tracolli devastanti o di schifezze atomiche, non abbandono mai una serie, posso solo sperare che da qui in avanti quel sacco di merda di Greg House torni ad essere se stesso e scuota un titolo che, l'avessi visto ai tempi, mi avrebbe fatto considerare l'idea che, forse, con questa quinta stagione si era arrivati al punto del non ritorno, quello dato dalla chiusura prima di andare definitivamente in vacca.
Dexter e True Blood ne sanno qualcosa.



MrFord




 
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