sabato 21 settembre 2013

Ghostbusters 2

Regia: Ivan Reitman
Origine: USA
Anno: 1989
Durata:
108'




La trama (con parole mie): sono passati cinque anni dalle imprese che portarono i Ghostbusters a salvare New York, e per gli ormai ex acchiappafantasmi le cose non vanno proprio a gonfie vele. Peter Venkman si è ridotto a condurre programmi televisivi di quart'ordine, Egon Spengler ha aperto una libreria dell'occulto insieme al vecchio amico Ray Stantz, che nel tempo libero si diletta nell'intrattenimento alle feste per bambini insieme al quarto moschettiere dei flussi da non incrociare mai, Winston Zeddemore.
Quando Dana, ex di Peter nonchè amica storica del gruppo, chiede aiuto, Egon e Ray accorrono, dando inizio ad una serie di eventi che culminerà nella scoperta di un fiume di melma ectoplasmatica che scorre sotto la città e nel confronto tra i nostri cacciatori di spiriti e l'incarnazione di un tiranno Est europeo di qualche centinaio di anni prima, il temibile Vigo.




Questo post partecipa alle celebrazioni decisamente sovrannaturali del Bill Murray Day.


Erano gli ultimi scampoli di anni ottanta, quando l'allora bambino Ford cominciava ad assaporare le prime aspettative da visione in sala: ricordo, in questo senso, Rocky IV visto con mio padre e lo spavento alla morte di Apollo così come Chi ha incastrato Roger Rabbit?, quando con la più giovane delle mie zie arrivammo al pelo per l'inizio della proiezione.
E Ghostbusters 2.
Avevo amato alla follia - e visto almeno un centinaio di volte con mio fratello - il primo capitolo delle avventure degli acchiappafantasmi, cult personale ancora oggi ed arrivato nell'allora casa Ford direttamente in vhs, dunque l'hype per il sequel al momento dell'annuncio salì letteralmente alle stelle, tanto che ricordo addirittura che conservai l'intervista agli attori trovata sulle pagine di TV, Sorrisi e canzoni.
E ricordo che, complici un Bill Murray scatenato ed un cattivo dal look in bilico tra il trash ed il temibile, uscii clamorosamente soddisfatto dalla sala nonostante già allora avessi avuto l'impressione di aver assistito ad una sorta di copia del primo film con l'aggiunta della questione melma, spassoso ingrediente che richiamava la bava degli ectoplasmi del giro di giostra precedente.
Certo, a livello cinematografico, ora che posso ragionare a mente fredda, siamo ben lontani dal supercult che lanciò Venkman e soci nell'Olimpo dei personaggi indimenticabili di un decennio indimenticabile, eppure sequenze come il trionfale arrivo a Manhattan della Statua della Libertà guidata grazie alla suddetta melma e ad un joystick sulle note di Jackie Wilson è ancora un piacevole momento di intrattenimento, così come gli scambi a senso unico tra Bill Murray ed il dipinto di Vigo durante il "servizio fotografico" organizzato dai Ghostbusters.
Del resto, e su questo non c'è mai stato dubbio alcuno, primo o secondo capitolo poco importa, il charachter cui presta volto ed ironia proprio il nostro festeggiato viaggia sicuro almeno una spanna su tutti gli altri, e fin dai tempi in cui consideravo Bill Murray una sorta di zio single e fuori dagli schemi riesce a rappresentarlo al meglio, neanche il buon Venkman fosse una sorta di antesignano di quelli che sarebbero diventati i ruoli simbolo passati e presenti dell'attore.
In tempi in cui si vocifera di un ipotetico terzo capitolo della saga - che pare stia incontrando enormi difficoltà di realizzazione - la nostalgia per quegli anni in cui nessuno si sarebbe lamentato troppo di un sequel ricalcato dall'originale, divertito e divertente, retto da un gruppo di attori e caratteristi in perfetta sintonia, è molta, ed il desiderio di provare di nuovo il brivido dello zaino protonico o dello sparamelma si fa sentire neanche fosse un colpo di fulmine.
Certo, non staremo parlando del miglior Bill Murray di sempre, o di una pietra miliare del genere e del Cinema, ma averne anche ora, di pellicole come questa: dunque mi viene da chiedere, "se piove merda, e qualcuno deve metterci un ombrello, chi chiamerai?".
Io non ho dubbi.
Il vecchio zio Bill con i suoi compari, ovviamente.

"Your love, lifting me higher
than i've ever been lifted before
so keep it it up
quench my desire
and i'll be at your side, forever more."
Jackie Wilson - "Your love (keep me higher)" -


venerdì 20 settembre 2013

I re del mondo

Autore: Don Winslow
Origine: USA
Editore: Einaudi
Anno: 2012




La trama (con parole mie): Ben, Chon e O, trio indissolubile di amici ed amanti, protagonisti indiscussi de Le belve, qualche anno prima delle vicende che li porteranno allo scontro mortale con il Cartello. Siamo nel 2005, e Ben e Chon sono ancora all'inizio - si fa per dire - della costruzione del loro impero di magnati dell'erba idroponica: la loro azienda, però, rischia di subire una brusca battuta d'arresto quando incrocia il suo cammino con quello della misteriosa Associazione, gruppo eterogeneo, potente e radicato ad ogni livello della società di Orange County che opera fin dall'inizio degli anni settanta, quando la pace e l'amore ancora regnavano ed i loro genitori non pensavano che avrebbero fatto nulla di quello che hanno fatto.
Una doppia storia che incrocia passato e futuro e porterà all'inizio di un nuovo capitolo delle vite dei suoi protagonisti.





Sono davvero felice che Don Winslow sia tornato a casa.
Ricordo ancora, infatti, la delusione - pur se parziale - che provai quando lessi Le belve, ormai un paio d'anni or sono, rimpiangendo i tempi d'oro di meraviglie come Il potere del cane o Satori, veri e propri Capolavori non solo di genere che proiettavano l'autore nell'Olimpo dei miei favoriti di tutti i tempi: l'allora ultimo lavoro del buon Don, infatti, mi parve più che altro un marchettone scritto ad uso e consumo del Cinema, tronfio e pregno di un linguaggio fin troppo giovanile che poco si addiceva ad un uomo tutto d'un pezzo - anche sulla pagina scritta - come pare essere questo ex investigatore, tant'è che l'acquisto de I re del mondo fu principalmente subordinato al fatto di desiderare la collezione completa dei titoli usciti in Italia targati Winslow, più che un desiderio impellente da fan in crisi d'astinenza, e all'uscita dell'inspiegabilmente in ritardo Bobby Z, che continuo ad aspettare con hype crescente.
Fortunatamente, la lettura del prequel del suddetto Le belve è stata una vera e propria sorpresa fin dai primi capitoli: stemperato dall'inserimento nella storia dei genitori dei protagonisti e del passato dell'Associazione dagli anni settanta in avanti, il linguaggio pseudo giovanile che rendeva posticcio il romanzo precedente finisce per diventare uno strumento perfetto di narrazione, l'incastro tra presente e passato funziona alla grande, la storia avvince, e le comparsate di protagonisti di altri romanzi appartenenti all'universo narrativo dell'autore - il già citato Bobby Z, il mitico Frankie Machine - impreziosiscono un lavoro che riassume alla perfezione la complessità dei rapporti tra padri - o madri - e figli, e che regala ad un pubblico ormai abituato ad una certa tensione da noir un intreccio interessante e mai scontato che parte da una visione quasi eterea del futuro figlia del peace&love dei sessanta/settanta per finire - o quasi - agli anni ottanta vissuti nel segno di Gordon Gekko e del "chi fa da se fa per tre", dall'amore libero al traffico di cocaina che deve essere controllato da qualcuno, che quel qualcuno sia la Mafia, il Cartello o la DEA.
E al centro di tutto, anche quando desidererebbero di no, sempre loro: Ben, Chon, O.
Inseparabili, uniti da un legame di quelli che soltanto una grande fiaba o la più dura realtà possono cementare. Un legame che unisce fratellanza ad amore.
Fragili eppure invincibili. Fallibili, eppure come illuminati da un'ispirazione che soltanto i predestinati hanno.
La stessa che aveva guidato i loro genitori, la stessa che li aveva condannati. 
E che, allo stesso modo, condannerà loro.
Ma questa è un'altra storia.
Nel frattempo mi godo il sole della California e tutte le sue ombre, le eredità donate e quelle riscosse, i sogni infranti sulle onde e quelli spezzati da un proiettile.
Ed il ritorno con il botto di Don Winslow, un "old guys rule" che conosce le regole del gioco e sa muoversi silenzioso e deciso, proprio come il vecchio Frankie, forse l'(anti)eroe che gli somiglia di più: uno di quelli che ti lascia sul filo fino all'ultimo, ma che alla fine non tradisce mai, un pò come Big John.
Uno di quelli che conosce le onde e sa come domarle, e capisce quando è il momento di farsi da parte per fare posto a questo terzetto di "ragazzi magici", come un passaggio di testimone.
Quello che dovrebbero fare i Maestri.
Quello che dovrebbero fare i Padri.
Anche quando la cavalcata finisce in fondo all'oceano invece che sulla cresta dell'onda.


MrFord


"Fly away on my Zephyr
I feel it more than ever
and in this perfect weather
we'll find a place together."
Red Hot Chili Peppers - "The Zephyr song" - 


giovedì 19 settembre 2013

Thursday's child


La trama (con parole mie): nuova settimana di uscite cinematografiche e nuovo, difficile compito per il sottoscritto ed il suo sempre sgradevole compare di rubrica, Cannibal Kid.
Tolti, infatti, un paio di acuti, questo inizio autunno pare continuare a seguire l'onda della spentissima estate: toccherà alle singole pellicole far ricredere gli spettatori convincendoli che ci siano davvero i presupposti per scommettere sulla settima arte e soprattutto sulle sempre più dispendiose trasferte in sala.
Quello che è sicuro, è che il Cinema avrà sempre più chance del mio rivale.

James Ford e Lauda Kid immortalati all'inizio di una speciale Blog War su pista.
Rush di Ron Howard

Il consiglio di Cannibal: correte (non al cinema, intendo correte via da Ford!)
Film pompatissimo in Italia, per via della passione nel nostro paese per la Formula 1, ma per cui io non condivido tutto quest’entusiasmo. Né per la Formula 1, né per la pellicola. Innanzitutto perché i film sportivi e sulle corse in particolare, a parte il divertente Ricky Bobby con Will Ferrell, si sono spesso rivelati delle notevoli porcherie. E poi perché alla regia c’è Ron Howard. Oh mio Dio, Ron Howard! Già mi stava sulle balle ai tempi di Happy Days, come regista si è poi rivelato molto discontinuo, passando da cose valide ma non capolavori come A Beautiful Mind e Frost/Nixon – Il duello, a cose terribili come Il Grinch o il recente Il dilemma. In più nel cast c’è pure l’ormai onnipresente Pierfrancesco Favino, un altro motivo per non vederlo.
Dall’altra parte c’è comunque una pellicola biografica, per di più ambientata negli anni ’70 e con Olivia Wilde. Una possibilità allora gliela si potrebbe dare, ma senza correre a vederlo a tutta velocità.
Indicazione che per Ford non vale in nessun caso: quello manco con una monoposto da Formula 1 riuscirebbe a superare i 50 all’ora…
Il consiglio di Ford: correte a vederlo, e già che ci siete, anche lontano dal Cannibale!
Grande produzione hollywoodiana con tutti i crismi, Rush non era certo il film che più attendevo da questo settembre: questo fino a quando non vidi per la prima volta il trailer, che riportava con l'adrenalina che solo gli ammmeregani sanno regalare le gesta di uno dei campionati di Formula Uno più avvincenti della Storia, quello del 1976, che vide Lauda e Hunt, rivali ed assolutamente diversi in pista e nella vita, contendersi il titolo fino all'ultima gara.
Per uno come me, appassionato di F1 fin da bambino, un racconto epico come questo vale la visione assicurata: se poi ci si mette una confezione che pare perfetta, ancora meglio.

"Ragazze, capisco che vogliate tutti rifugiarvi da me: quel nerd da strapazzo di Lauda Kid è una noia mortale!"

Sacro GRA di Gianfranco Rosi

Il consiglio di Cannibal: Sacro Kid e profano Ford
Questo è un film documentario sul GRA, il Grande Raccordo Anulare di Roma, e raccontato così è meno appealing di un documentario sul wrestling scritto, diretto e interpretato dal mio blogger rivale Mr. James Ford. Una pellicola del genere potrebbe anzi rivelarsi la comedy dell’anno…
Se quindi è un film sulla carta per nulla interessante, il fatto che abbia vinto il Leone d’Oro all’ultimo Festival di Venezia genere una certa curiosità nei suoi confronti. Se non altro per vedere se merita un premio tanto prestigioso (almeno, una volta lo era) o se è stata solo una trovata nazionalista del presidente di giuria Bernardo Bertolucci. O anche una trovata di marketing per rilanciare il nostro cinema come cinema di qualità. Impresa invero disperata e che un film come questo dubito possa riuscire a fare.
Così come dubito che Ford possa risollevare le sorti del wrestling mondiale, ma quella è un’altra storia che forse ci racconterà lui stesso nel suo imminente docufilm.
Il consiglio di Ford: Sacro Kid? Blasfemo Ford!
Il vincitore dell'ultimo Festival di Venezia è il rebus più complesso di questo inizio autunno: creazione campanilista di Bertolucci o documentario pronto a risollevare le sorti dello stramorto Cinema italiano? Onestamente la mia paura che non si riveli nessuna delle due ipotesi quanto più una mediocre via di mezzo è molto più consistente di quella delle eventuali bottigliate.
Staremo a vedere.
Intanto, per non sprecarne neppure una e tenermi in allenamento, mi rifarò sul mio collega di rubrica.

"Anvedi quel mortaccione der Canibbale! Vole venì a casa nostra a scrive i suoi post per non sta a consumà la sua connessione!"
The Grandmaster di Wong Kar-Wai

Il consiglio di Cannibal: è il sequel di The Littlemaster di Ford ‘Ndo-wai?
Qual è un sinonimo di noia?
Mr. Ford.
E un altro?
Wong Kar-wai.
Mi viene sonno al solo pensiero di vedermi un suo film. Se per giunta è una pellicola di arti marziali della durata di 2 ore e mezza, la ronfata cinamatografica più lunga e soddisfacente dell’anno si sta materializzando davanti ai miei occhi. Ai miei occhi che si stanno già chiudendo.
Il consiglio di Ford: Il Grandmaster di Cannibal è senza dubbio Ford.
Wong Kar Wai è stato uno dei miei idoli assoluti nei primi anni del nuovo millennio, quando da Happy together e Hong Kong Express il mitico regista passava alle meraviglie di In the mood for love e 2046.
Ip man, invece, è un leggendario Maestro di arti marziali praticamente sacro in Cina, nonchè uno dei primi ad aver addestrato nientemeno che Bruce Lee.
L'incontro tra i due, una sorta di ibrido tra il melò d'autore ed il film di botte, la tecnica sopraffina ed in wuxia, non è perfettamente riuscito, e bilancia una prima parte un pò troppo lenta con un finale struggente e bellissimo.
Wong non è lo stesso di qualche anno fa, ma è pur sempre Wong.
Cannibal, invece, resta sempre lui. Purtroppo.
Recensione fordiana a brevissimo.

Katniss Kid e GrandMaster Ford si sfidano a duello.
You’re Next di Adam Wingard

Il consiglio di Cannibal: Ford, you’re next
Gli horror sono sempre un’incognita, soprattutto di questi tempi. Però You’re Next mi ispira un minimo di fiducia, negli USA ne hanno parlato bene e il trailer annuncia una buona dose di tensione e cattiveria. Dopo La notte del giudizio e L’evocazione – The Conjuring, chissà che non sia il next horror movie decente dell’anno. E chissà che la next recensione di Ford non sia finalmente decente.
Il consiglio di Ford: dovremmo sperare nel next o accontentarci di questo?
Negli ultimi tempi l'horror - che di norma genera aberranti pellicole - è riuscito a sorprendere in positivo con il discreto The conjuring: sarà pronto a fare lo stesso questo You're next?
Onestamente non credo, ma attenderò con fiducia la recensione del mio antagonista, in modo da regolarmi su come muovermi a partire dal suo voto: più sarà basso, più il mio hype crescerà.

"Cucciolo, siamo i tuoi nuovi giardinieri: ci manda Ford."
I Puffi 2 di Raja Gosnell

Il consiglio di Cannibal: io ooooooodio i film dei Puffi (e naturalmente pure Fooooooord)
Il primo film dei Puffi era stato davvero una puffata disastrosa, si riveda la mia recensione (http://pensiericannibali.blogspot.it/2011/10/ma-puffatevelo-nel-culo.html). Più che una puffata, una fordianata bambinata assurda. Questo secondo capitolo me lo salto quindi alla grande, anche perché promette di riciclare le già striminzite idee del primo.
Puffi, così come Ford, ormai avete fatto il vostro tempo, adesso andatevene in pensione!
Il consiglio di Ford: Peppa Kid è più irritante del Puffo Quattrocchi.
Dei Puffi conservo il ricordo d'infanzia e poco altro, e vorrei che continuasse così.
Avevo osservato inorridito il trailer del primo, saltandolo a piè pari.
E' evidente che farò lo stesso con il secondo.

"Ciao, sono Quattrocchi Kid, il puffo più insopportabile della Puffosfera!"
Un piano perfetto di Pascal Chaumeil

Il consiglio di Cannibal: un piano perfetto, evitare i film di questa settimana
Commedia romantica leggera che non promette niente di fenomenale. Nonostante la sua provenienza francese, non mi attira particolarmente, anche perché non sono un gran fan di Diane Kruger. Sì, ha fatto Bastardi senza gloria però boh, mi sa di insipida… Inoltre questa commedia dal trailer sembra più scemotta e panettonesca rispetto ai soliti standard francesi, quindi per una volta rinnego gli amati cugini radical-chic francesi e la snobbo così come farà quel burino di Ford.
Il consiglio di Ford: il Cinema francese pare non essere più così perfetto.
Evidentemente, sparate le cartucce migliori lo scorso anno, i nostri cugini d'oltralpe hanno deciso di concedersi una bella stagione di ferie, evitando proposte profonde ed interessanti per concentarsi su robetta che potrebbe interessare soltanto noi della Terra dei cachi.
Questo a meno che i suddetti cugini non abbiano deciso di sfruttare la gallina dalle uova d'oro data dall'ignoranza di noi poveri italiani sfigati. E non negherei la possibilità a priori.
Nel dubbio, comunque, io passo.

"Dammi retta, lascia stare Ford e Cannibal: quei due sono pazzi furiosi."
Il futuro di Alicia Scherson

Il consiglio di Cannibal: nel mio futuro non c’è la visione di questo film
Produzione italo-cilena con Nicolas Vaporidis. E dico Nicolas Vaporidis, per me al momento l’anticinema numero 1, davanti anche a Ford.
Nel futuro di Pensieri Cannibali vedo la recensione di un film con Nicolas Vaporidis. Purtroppo ho fatto l’errore di vederne uno, ma d’ora in poi mi rifiuto di vederne altri, a partire da questo.
Il consiglio di Ford: il futuro del Cinema non è certo Vaporidis.
Vaporidis? Sul serio?
Se volete avere un futuro, cercate di evitarlo.

"Vaporidis, ma tu non ti vergogni neanche un pò di spacciarti per attore? Dimmi la verità!"
Via Castellana Bandiera di Emma Dante

Il consiglio di Cannibal: che è, l’indirizzo di Ford a beneficio dei federali che lo stanno cercando?
Presentato al Festival di Venezia e accolto in maniera piuttosto positiva, s’è pure aggiudicato il premio per la migliore attrice, Elena Cotta, ma a me attira meno di zero, anche perché nel suo cast oltre alla Cotta vanta un’attrice stracotta come Alba Rohrwacher. Tra le cose che mi danno fastidio in un film, subito dopo la presenza di Nicolas Vaporidis e una critica entusiastica da parte del blog WhiteRussian, c’è Alba Rohrwacher, la Nicolas Cage del cinema italiano. Compare dappertutto. Basta! Pretendo un intervento per fermarla. Con o senza il consenso delle Nazioni Unite.
Il consiglio di Ford: l'unico indirizzo che mi interessa è quello del Cannibale, così posso andarlo a prendere a casa insieme a The Rock.
Emma Dante è ormai una realtà teatrale più che consolidata, e dato che il Teatro non naviga nello stesso oro del Cinema, eccola approdare alla settima arte con un titolo accolto discretamente bene all'ultimo Festival di Venezia, ed accolto un po’ meno discretamente bene dal sottoscritto.
Ho infatti l'impressione che si tratti dell'ennesimo tentativo dei nostrani distributori di spacciare per autoriale una proposta che autoriale, di fatto, non è.
Senza contare che non ho voglia di vederlo neanche per scherzo.
A meno che non mi accompagnino in sala Marco Goi e Dwayne Johnson.

"Ascolta, hai ottantadue anni: sei troppo giovane per Ford!"

mercoledì 18 settembre 2013

Una fragile armonia - A late quartet

Regia: Yaron Zilberman
Origine: USA
Anno: 2012
Durata:
105'




La trama (con parole mie): un quartetto d'archi di fama mondiale, The Fugue, affiatato ed al lavoro da quasi trent'anni, deve affrontare l'inizio delle prove per la nuova stagione di concerti sotto i peggiori auspici. Il suo membro più anziano, infatti, dopo la perdita della moglie, deve affrontare le prime fasi del Parkinson, e prima di decidere di ritirarsi ufficialmente cerca di essere pronto per la prima esibizione del gruppo, che sarà anche la sua ultima.
Con l'annuncio della sua defezione, si crea una spaccatura nel cuore di quella che pareva una squadra assolutamente affiatata e che porta ad un confronto drammatico celato da decenni di musica suonata sempre uno accanto all'altro.
Scritta in questo modo la trama di Una fragile armonia può sembrare una vera palla, ma sono sicuro che la recensione riuscirà a tirarvi su il morale: anche perchè, a grande richiesta, torna a firmare un pezzo del Saloon nientemeno che Julez.


Late Quartet o Il Quesito della Susi

- La bionda wannabe Scarlett Johannson è figlia di chi siede a sx di quello con la barbetta scura
- Juliette è il nome della suonatrice di viola
- Chi siede all'estrema sinistra ha la faccia da killer dell'Est Europa ed è credibile nel ruolo del musicista come Berlusconi lo è in quello del casto samaritano
- Chi ha il Parkinson ha perso la moglie mezzo-soprano un anno prima. E ha anche una certa dose di sfiga
- Il quartetto rischia di sciogliersi parte prima
- Noia noia noia
- A quanto pare creare un quartetto è molto più difficile che creare un trio
- Così a cazzo, dopo anni di vuoto cosmico, fa una comparsata nel ruolo di chissà... mhhh.... un musicista? Il Vizzini de La Storia Fantastica
- Il secondo violino si scopa una ballerina di flamenco con un gran bel culo
- La viola non è sposata con il primo violino ma con quello che vorrebbe esserlo
- Noia noia noia
- La 131 di Beethoven è una lagna mortale, come tutte le musiche proposte nel film
- Juliette ha i capelli scuri ed è interpretata da un'attrice che ha fatto qualcosa come 250mila film (tra cui Cyrus, Synecdoche New York e 40 anni vergine) e di cui vi sfido a ricordarne il nome senza ricorrere a IMDB
- Le donne di questo film sono un invito all'omosessualità maschile o all'autoevirazione
- I musicisti sono pazzi
- Daniel sembra uno zingaro e tutti e 3 gli attori del quartetto (più Vizzini) possono entrare di diritto nei best of puzzacazzi
- Nonostante ciò Philip Seymour Hoffman è un sempre molto bravo attore
- Non so l'italiano
- Noia noia noia
- Lo zingaro-non zingaro ha una vita di merda (come quella che canti. cit.)
- Quante storie si possono fare per un quartetto che si scioglie. E noi che ci preoccupiamo per lo spread
- Non avevano già fatto un film che si intitolava QuartetT? Ah sì era una palla pure quello. Nomen omen
- La figlia di quello che vuole fare il primo violino vuole farsi il primo violino
- A ME LA MUSICA CLASSICA PIACE MA QUI SI ESAGERA
- Amadeus je fa 'na pippa a 'sto film
- Sedute di psicanalisi tra zingaro- non zingaro e wannabe Scarlett Johannson
- Sedute di ginnastica per vecchi spacciate per riabilitazione per malati di Parkinson
- Ma un "Volo del Calabrone", un "Bolero", un "Requiem", un pò di "Carmina Burana" o qualcosa di un pò più vivo no? Mi va bene pure Fabri Fibra
- Noia noia noia
- La viola è frigida
- La figlia della viola è un'attizzacazzi
- 25mila DOLLA per un violino? Che sia almeno amore lungo lungo!
- Quanto dura il film? 105 minuti???????????????????
- Ad un certo punto a nessuno frega più un cazzo del vecchio col Parkinson
- Daniel (lo zingaro-non zingaro, primo violino) sta un cesso di merda e bacia la figlia di violino 2 come se avesse l'herpes genitale spalmato su tutta la faccia
- Il quartetto rischia di sciogliersi parte seconda
- Chi ha scritto la sceneggiatura non ha una vita sociale umanamente accettabile
- La vita dei musicisti sucks. Sono noiosi anche i loro litigi
- Quanto si può arrivare ad essere moralisti dopo 185 anni di suonamento di violoncello?


Il quesito della Susi è:

Chi è Peter?

Sarei stata più felice se avessi scopato per 105 minuti invece di guardare questo film?



VOTO: PALLA AL CAZZO, GATTO ATTACCATO AI MARONI e anche CAZZO DOMATTINA ALELEO SI SVEGLIA ALLE 7 E IO SONO QUI A SCRIVERE LA RECENSIONE DI UN FILM DI MERDA



"Eravamo quattro amici al bar 
che volevano cambiare il mondo 
destinati a qualche cosa in più 
che a una donna ed un impiego in banca 
si parlava con profondità di anarchia e di libertà 
tra un bicchier di coca ed un caffè tiravi fuori i tuoi perché e proponevi i tuoi farò."
Gino Paoli - "Quattro amici" -


martedì 17 settembre 2013

R. I. P. D. - Poliziotti dall'Aldilà

Regia: Robert Schwentke
Origine: USA
Anno: 2013
Durata:
96'




La trama (con parole mie): Nick, poliziotto non proprio pulito di Boston recentemente passato a miglior vita per mano del suo ancora più sporco collega Hayes, viene reclutato per entrare a far parte del R. I. P. D., dipartimento di agenti con il compito di stanare nell'Aldiquà quelle anime fuggite al Giudizio eterno.
Affiancato al ruvido cowboy Roy, l'ex sbirro si ritroverà ad imparare in fretta le regole della sua nuova condizione in tempo per sventare un piano dei fuggitivi che avrebbe il compito di aprire un varco che riporterebbe sulla Terra i morti: inaspettatamente, a capo di questo progetto apocalittico ed oscuro Nick ritroverà il responsabile del suo trapasso.




A volte capita - spesso, fortunatamente per noi comuni mortali costretti a fare fronte quotidianamente alle menate della vita - di incontrare titoli assolutamente senza pretese - e senza particolari qualità - in grado di sollevarci dalla briga del pensiero regalando ai neuroni - pochi o tanti che siano - un intervallo dalla loro attività.
E' il caso di Poliziotti dall'Aldilà, pellicola firmata dallo stesso Robert Schwentke di Red che vede protagonisti il cane maledetto Ryan Reynolds ed il coriaceo fordiano Jeff Bridges, che per noi vecchi lupi di mare è sempre un piacere vedere nel ruolo del cowboy tutto d'un pezzo: il film in se non dice certo nulla di nuovo, e rappresenta il tipico giocattolone nato ad uso e consumo del 3D come molti altri blockbuster usciti negli ultimi anni, e mantiene l'impronta quasi ludica di Men in black richiamando il ben più interessante Sospesi nel tempo, che ancora oggi molti finiscono per snobbare - sbagliando di grosso, direi -.
Eppure, nonostante si tratti praticamente di una robetta da nulla, il titolo funziona, distrae, diverte - grazie anche e soprattutto agli scambi da piena amicizia virile tra i due protagonisti - e non si fa affatto volere male per l'ora e mezza di durata, finendo per assumere pienamente e senza mire più alte le vesti di intrattenimento senza alcun impegno: a volte si ha bisogno anche di pellicole così, buone per il pomeriggio del giorno di riposo o da accompagnare ad una visione distratta, dai temi ormai triti e ritriti ma presentati con la giusta dose di panesalamismo che da queste parti guadagna sempre punti.
Chiarito tutto questo, onestamente consiglierei la visione di R.I.P.D. in lingua originale principalmente per l'ottimo lavoro svolto sulla pronuncia di Bridges, che seppur guidato dal portafoglio verso un'operazione di questo tipo - al pari di Kevin Bacon - mostra una professionalità ed una voglia di divertirsi notevoli - decisamente più di Kevin Bacon -: per il resto aspettatevi tutto quello che probabilmente già avrete finito per aspettarvi guardando il trailer, ovvero una baracconata con effetti che paiono un ibrido tra il digitale e l'analogico molto fumettosa con i due eroi spesso e volentieri intenti ad agire fuori dagli schemi e dalle regole, il classico cattivo senza possibilità di redenzione, la damigella in pericolo, un cocktail tra vendetta, sovrannaturale, amore e humour ed il gioco è fatto.
Senza dubbio agli occhi dei puristi del Cinema o agli amanti delle sole visioni d'autore un titolo come questo assumerà le sembianze di una sorta di aborto della settima arte, robaccia buona per le masse pronte a prendere d'assalto i centi commerciali nel week end, eppure anche film di questo tipo hanno la loro dignità, se pronti a prendersi il ruolo giusto nel gioco: e senza dubbio, R.I.P.D. riesce in quest'impresa senza farsi troppi problemi, azzeccando un paio di trovate decisamente divertenti - la percezione fisica che i viventi hanno dei poliziotti venuti dall'altro mondo su tutte - e girando ad una velocità sostenuta, come è giusto che sia per tutto quello che vuole arrivare ad essere considerato la sacrosanta ricreazione quotidiana, neanche fossimo tornati ai tempi della scuola.


MrFord


"It's been a month or two since I was sleepin' with you
I'm comin' home again
I've been to east and west, but baby I like best
the road that leads to you."
Kiss - "Comin' home" - 


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