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martedì 2 luglio 2019

White Russian's Bulletin



Nuova puntata - come al solito in ritardo - del Bulletin figlia di una settimana in cui lo spazio per il grande e piccolo schermo è stato decisamente ridotto, complici le vacanze al mare del Fordino con il nonno, gli appuntamenti di Julez legati alla scrittura - a proposito, è uscito il suo nuovo romanzo, non perdetevelo! - e quelli di questo vecchio cowboy con il lavoro e il crossfit: quando si è potuto, però, ci si è concessi volentieri una bella pausa sul divano, con il ventilatore puntato addosso.


MrFord



3% - STAGIONE 2 (Netflix, Brasile, 2018)

Risultati immagini per 3% stagione 2

Giunta alla mia attenzione qualche mese fa, consigliatissima da Julez, 3% si è rivelata da subito, per quanto non originalissima o clamorosamente memorabile, un buon divertissement buono per le pause pranzo che riesco a passare a casa, in attesa che questo recupero potesse diventare una visione condivisa della da poco uscita season three. 
Personalmente, fatta eccezione per un paio di twists ben orchestrati, ho trovato questo secondo gruppo di episodi più debole rispetto al precedente, nonostante sia evidente il lavoro che gli sceneggiatori hanno cercato di fare per fornire un'evoluzione degna di questo nome a quelli che ormai paiono sempre di più i quattro volti della serie: questo sforzo ha reso l'intera visione quantomeno meritevole di aver tentato una strada se non nuova quantomeno diretta e sincera, portando in scena tantissime sfumature grigie in grado di mostrare tutti i charachters, nessuno escluso, imperfetti e scombinati quanto solo noi esseri umani sappiamo essere.
Per il resto, non il prodotto del secolo, neppure lontanamente: eppure sento di volergli bene.




ROCKETMAN (Dexter Fletcher, UK/USA/Canada, 2019, 121')

Rocketman Poster


Evidentemente il duemiladiciannove sarà ricordato come l'anno che ha rilanciato il biopic musicale, considerati i successi che, pur in misura differente, sono stati Bohemian Rhapsody e The Dirt, passando - anche se in questo caso il genere è sicuramente meno inquadrabile - per Lords of Chaos: ultimo di questa serie è Rocketman, ibrido tra musical e biografia interpretato con grande trasporto da Taron Edgerton ed incetrato sulla figura di uno dei cantautori più importanti, apprezzati e di successo della Storia del Rock, Elton John.
Anche in questo caso, come per le pellicole dedicate a Queen e Motley Crue, la struttura è abbastanza tradizionale, con un'altalena ben strutturata di emozioni che passano dall'euforia alle lacrime della star di turno pronta a sfruttare i pezzi più noti, e anche in questo caso, l'esperimento si rivela azzeccato e funzionale: i brani di Elton sono delle bombe, le coreografie delle sequenze in stile musical ben orchestrate, alcuni passaggi sono addirittura emozionanti - l'esecuzione di Your Song arriva al cuore -, la solitudine dell'artista, l'importanza del rapporto con la famiglia, quello con le persone che si e ci scelgono - in particolare il legame con il collaboratore più stretto, Bernie Taupin - affrontati con profondità seppure in pieno stile mainstream.
In un certo senso, così come è stato per le gesta di Freddie Mercury, anche quelle di Elton John hanno finalmente trovato il loro degno spazio anche al Cinema, sperando che chi ancora - se possibile - non li conosce o anche il pubblico futuro possano magari partire da qui per imparare a conoscere e ad amare la loro Musica.


mercoledì 24 giugno 2015

Kurt Cobain - Montage of heck

Regia: Brett Morgen
Origine: USA
Anno:
2015
Durata: 145'
 





La trama (con parole mie): infanzia, traumi, crescita, ascesa, successo e morte del mito del grunge e del rock Kurt Cobain, che prese per mano e a schiaffi la musica svegliandola dal sogno degli anni ottanta per traghettarla nell'infinite sadness dei novanta.
Un ragazzo nato e cresciuto nella tranquilla provincia americana, ossessionato dal desiderio di non essere umiliato e dalla voglia di costruirsi una vita normale che normale, di fatto, non sarà mai: dal divorzio dei genitori al continuo rimbalzare tra le case dei parenti sempre troppo presto stufi di lui, dal disagio della scuola alle prime esperienze con la chitarra e la marijuana, dai lavori occasionali alla formazione dei Nirvana, band destinata ad assurgere ad una fama mondiale che, probabilmente, Kurt e i suoi compagni non si aspettavano neppure lontanamente di conquistare.
Ed il rapporto con lo stardom, i fan, la droga, Courtney Love, la musica, la figlia, la morte.








Il mio rapporto con Kurt Cobain è sempre stato piuttosto conflittuale.
Se, da un lato, artisticamente non ho mai messo in discussione il suo talento, la capacità che ha avuto di distruggere un intero decennio e porre le fondamenta per un altro, la rabbia e la passione portate sul palco e tra le note, dall'altro ho sempre trovato estremamente fastidiosa la sua scelta di abbandonare il campo nel momento in cui aveva fama, ricchezza, fan adoranti pronti a seguirlo, una figlia praticamente appena nata, la giovinezza e la bellezza.
Per colpa della sua decisione, probabilmente, i Nirvana, un gruppo rivoluzionario per la Storia della Musica, rimarranno sempre imprigionati nella loro epoca, incapaci, dal sound alla portata, di uscire dai confini che Cobain stesso aveva tanto lottato e desiderato oltrepassare.
Brett Morgen, da questo punto di vista, racconta molto bene la schizofrenia artistica - e non solo - del leader dei Nirvana, un gruppo di ragazzi che, dalla Seattle capitale del grunge, sconvolsero il mondo della musica nei primi anni novanta come un vero e proprio tornado, che ricordo prendere forma nelle aule del liceo ai tempi del mio primo anno, lo stesso che vide la drammatica morte dello stesso Cobain, a soli ventisette anni, a cavallo tra un destino segnato dal numero nella storia del rock ed i miei compagni di classe in lacrime come se fosse venuto a mancare loro un fratello maggiore, un simbolo, un'icona.
D'altro canto, l'operazione non appare, per quanto affascinante, riuscita e potente come avrebbe potuto essere, complici una durata a mio parere eccessiva ed i troppi inserti animati - visivamente ipnotici, senza dubbio, ma fin troppo presenti rispetto alla componente determinata dai filmati di repertorio e dalle interviste - pronti a sacrificare dettagli interessanti come il fatto che Novoselic compaia sempre visibilmente commosso, mentre Dave Grohl non sia presente nella componente "attuale" del film, complici probabilmente i numerosi problemi avuti dai due ex compagni di Kurt con la Yoko Ono dei Nirvana, Courtney Love, in termini economici ed umani.
E potrei continuare ad analizzare in termini critici la visione di Montage of heck, che è risultata se non altro efficace nel fotografare un vero e proprio mito del rock e la sua epoca, ma non ci riesco.
Perchè ho patito tantissimo, la visione di questo film.
Perchè io detesto profondamente Kurt Cobain.
Io amo la vita, faccio dell'esperienza e del godere della stessa una bandiera ed un monito, mi prefiggo di rimanere da queste parti e saldamente fino a centotre anni, se non oltre, lotto ogni giorno per vincere la stanchezza, il sonno, le possibili delusioni, qualsiasi cosa riservi la quotidianità.
E se a ventisette anni neppure fossi stato un dio del rock, con un viso d'angelo, il mondo ai miei piedi, soldi a palate, una bimba appena nata, una strada appena all'inizio, la possibilità ed il talento per avviare una vera e propria rivoluzione culturale, tutto avrei pensato, tranne che di farla finita.
Io detesto Kurt Cobain perchè trovo che sia un vigliacco, uno stronzo, un poser del cazzo che si è seduto sui traumi di una crescita difficile come l'hanno, l'hanno avuta e l'avranno tanti privi di un briciolo del suo talento.
Che pure continueranno ad andare avanti.
Troppo facile dire che l'importante è continuare a fare la propria musica, e che non importa del successo.
Troppo facile farsi schiacciare dallo stesso.
Troppo facile desiderare una famiglia e poi permettere che la propria figlia nasca tossicodipendente.
Troppo facile, caro Kurt.
Un pò come scappare.
Un pò come farla finita.
E sappi che se fossi qui ora, ti prenderei a schiaffi.
Lo farei con il mio amico Emiliano, che ha fatto la tua scelta, quindi figurati cosa farei con te, considerata l'empatia che provo rispetto alla tua posizione.
Caro Kurt, sarai anche stato un ragazzino, sarai stato solo, o rifiutato, o quello che vuoi, ma solo a guardare il filmino di te e Courtney intenti, marci secchi, a tagliare i capelli di vostra figlia poco più che neonata, fa salire in me una rabbia che si mangia tutti i tuoi stronzi sfoghi sul palco.
Vaffanculo, Kurt Cobain.
Sei stato un meraviglioso, dirompente, fulgido fuoco di paglia.
Io sto con Dave Grohl.
Che è cambiato, è cresciuto, è andato avanti.
E oggi, nel duemilaquindici, si rompe una gamba saltando dal palco durante un concerto, e dice "aspettatemi, torno a suonare per voi", va in pronto soccorso, si fa ingessare, e torna a finire il live.
Questa è passione.
Onestamente non so per quale motivo non abbia partecipato a questa celebrazione.
O almeno, alla parte di Montage of heck che ti celebra.
Ma mi piace pensare che dissenta.
Perchè è giusto che si testimoni la tua grandezza.
Ma non ci sto a festeggiare la stessa.
Perchè tu non sei stato grande.
Sei stato solo un ragazzino dal potere troppo grande per le sue piccole mani.
Sei stato il Joffrey Lannister del rock.
E quelli come te, dalle mie parti, è meglio che si facciano vedere il meno possibile.




MrFord




"I'm so happy 'cause today
I've found my friends ...
they're in my head
I'm so ugly, but that's okay, 'cause so are you ...
we've broken our mirrors [Alt: We broke our mirrors]
sunday morning is everyday for all I care ...
and I'm not scared
light my candles, in a daze
'cause I've found god."
Nirvana - "Lithium" - 




martedì 28 aprile 2015

Tuesday's child


La trama (con parole mie): e dopo la clamorosa ed inaspettata delusione che gli Avengers hanno riservato al sottoscritto la scorsa settimana, toccherà a questo giro al mio pusillanime rivale Cannibal Kid rimanere scottato con il documentario dedicato a Kurt Cobain che ha finito per farci anticipare l'uscita della rubrica dedicata alle uscite settimanali al martedì?
Speriamo di sì, anche perchè prima o poi il Destino dovrà decidersi a punire il Cucciolo Eroico per tutte le stronzate che riesce a sparare, in questa rubrica e dalle sue parti: in caso contrario, un giorno o l'altro dovrò proprio organizzare una bella gita a Casale.


"La prossima volta che mi consigli un film che ti ha suggerito Cannibal, ti faccio diventare la vittima numero quarantacinque."


Cobain: Montage of Heck
"I film suggeriti da Peppa Kid? Una tristezza!"


Cannibal dice: Non sono uno che tende a mitizzare artisti e cantanti come fa Ford con Justin Bieber e i One Direction, però se c'è una figura che per me è sempre rimasta avvolta più nella leggenda che nella realtà è quella di Kurt Cobain. Sono quindi davvero curioso di vedere questo documentario che dovrebbe andare a mostrare il lato più intimo e privato del cantante dei Nirvana. Mentre ancora devo guardare Citizenfour, il mio documentario del cuore dell'anno mi sa che sarà questo Montage of Heck.
Ford dice: sono molto curioso a proposito di questo documentario. Del resto, Cobain è stato uno dei musicisti più importanti della fine del secolo scorso, e per quanto continui a considerarlo un povero cazzone per aver buttato via la vita a neppure trent'anni con dalla sua il talento, la ricchezza, la bellezza ed una figlia appena nata - senza contare fan scalmanati in tutto il mondo -, la curiosità resta. Poi, certo, non essendo più un quindicenne impazzito come il mio rivale, rimetterò al suo posto perfino il signor Nevermind.





 Child 44 - Il bambino n. 44




"Ora sai che succede quando mi si suggerisce di vedere un film consigliato da Pensieri cannibali."


Cannibal dice: Un film che nelle pubblicità viene spacciato come il nuovo di Ridley Scott, come se dopo gli ultimi atroci film alla The Counselor fosse un vanto, ma in realtà è firmato da tale Daniel Espinosa. Comunque sia si tratta di un thriller storico ambientato nella Russia anni '50 con un cast capitanato da Tom Hardy, Noomi Rapace e Joel Kinnaman. Ucci ucci, sento puzza di pellicola da fordianucci.
Ford dice: quando una campagna pubblicitaria è massiccia come quella di Child 44, soprattutto se legata ad un titolo che parla di serial killer e morti ammazzati, la puzza di fregatura pare avvertirsi lontana miglia.
Speriamo che le aspettative basse ed un cast sulla carta più che rispettabile possano contribuire a rendere questo film la sorpresa della settimana, e non la solita cannibalata.





 Run All Night - Una notte per sopravvivere



"Ecco Ford, ora lo faccio secco: così impara a parlare male delle mie mani!"


Cannibal dice: Di recente ho parlato con mia somma sorpresa bene di un film con Liam Neeson, Taken 3. Che è un po' come se parlassi bene di James Ford. Sul fatto che possa andargli bene di nuovo, intendo a Neeson non a Ford, la vede molto dura. Anche perché questo Run All Night sembra proprio una porcheria action criminale al 100% fordiana.
Ford dice: come ben sapete, adoro l'action tamarra che tanto infastidisce il mio pusillanime rivale. Peccato che Liam Neeson, l'uomo dalle mani più brutte del mondo, c'entri un pò come Cannibal Kid con il wrestling. Dunque, a meno che non mi scappi la voglia di massacrare un titolo a caso, credo lascerò questo Run all night nel felice limbo dei dimenticati e dimenticabili.





 Le streghe son tornate
"Ora vedete di dirmi dove sono quei due imbecilli di Ford e Cannibal: devo dar loro una ripassata!"

Cannibal dice: Tremate tremate, le fordianate son tornate. Del regista spagnolo Alex de la Iglesia non so bene cosa pensare. Ho visto giusto due dei suoi film: uno, Ballata dell'odio e dell'amore l'ho trovato una pretenziosa cacchiata clownesca e fordiana, l'altro, Oxford Murders, un thrillerino piuttosto affascinante. Magari questo Le streghe son tornate mi chiarirà di più le idee: potrebbe essere divertente, anche se la probabilità che sia un'altra gran cacchiata fordianata è alta.
Ford dice: Alex De La Iglesia è un tipo davvero strano. Ho trovato alcuni suoi lavori molto interessanti ed altri assolutamente inguardabili. Certo, più di quanto raccolga dalle mie parti Peppa Kid, ma è comunque pochino. Sinceramente queste streghe mi ispirano ben poco, ma considerata, per l'appunto, la pochezza delle proposte di questo periodo, potrei anche prendermi questo rischio.






Ritorno al Marigold Hotel
"Niente male questo ricovero per vecchi alcolisti. Me l'ha consigliato Ford."

Cannibal dice: Non solo hanno fatto un Marigold Hotel, che io ho evitato come gli appestati, adesso pure un sequel?
Ma questo è il trionfo della terza età, anzi della quarta. Quella in cui si trova Ford.
Ford dice: avevo già evitato accuratamente Marigold Hotel, un film da ora del the giusto giusto per le signore di una certa età e per i pusillanimi come Cannibal Kid, e non credo proprio correrò in sala per sciropparmi un sequel che mi pare già inutile.


 I 7 nani
"I sette Cannibal: Peppolo, Cucciolo, Pusillanimo, Malicko, Katniko, Kurtolo e Lars."

Cannibal dice: Va beh, questo lo lascio direttamente a quell'eterno bambinone, nato già vecchio. Non parlo di Benjamin Button, ma di Ford.
Ford dice: dopo Once upon a time, Cenerentola, Maleficent e chi più ne ha, più ne metta, vorrei girare alla larga dal mondo delle fiabe tanto quanto da quello del Cannibale.





 Basta poco
"Basta poco, in Italia, per produrre film inutili."
Cannibal dice: Basta poco per fare un bel film. Ma mi sa che quel poco qui dentro non è presente.
Ford dice: basta poco per capire cosa significa non capire una beata mazza di Cinema. Basta leggere Pensieri Cannibali. Ahahahahahah!
Dovevo parlare di un film!? Non ne vedo alcuno, in questo caso.



domenica 20 aprile 2014

I dischi con cui sono cresciuto

La trama (con parole mie): alle spalle la carrellata dei film che hanno rappresentato la mia crescita ed infanzia, eccoci giunti ai dischi, cronologicamente posti qualche anno dopo eppure altrettanto importanti, specie considerato che, negli anni della mia adolescenza ed appena di seguito, di fatto rappresentarono una realtà anche più d'impatto di quella della settima arte.
Proprio cercando di conservare quello spirito, ecco i dieci dischi della mia formazione in rigoroso ordine di "accadimento" per il sottoscritto.


BRYAN ADAMS - SO FAR, SO GOOD


Il mio primo disco "da adulto", ed il mio primo concerto in assoluto. 
Era la fine del '93 o qualcosa del genere, e al Forum di Assago assistetti alla meraviglia del rock dal vivo. Summer of '69 rimase, per anni, nel mio cuore, e ancora oggi, quando ascolto quell'attacco, ho un tuffo simile a quello che il buon Bryan cantava proprio con quel pezzo.

LIGABUE - BUON COMPLEANNO, ELVIS


Prima che Ligabue cominciasse a fare dischi fotocopia e diventasse l'idolo delle cinquantenni insoddisfatte che si credono rock, fu la colonna sonora della mia prima grande cotta al liceo, legata a doppio filo a Jack Frusciante è uscito dal gruppo e alle fantasie tutte adolescenziali di chi si crede unico e poi scopre che tutti lo sono, pur se in modo diverso. Ricordo il concerto a San Siro, l'estate in cui morì mio nonno. E i primi accordi imparati sulla chitarra. E Vivo, morto o X cantato mentre tornavo da scuola, gridato contro i professori.

GREENDAY - DOOKIE


Più o meno nello stesso periodo, ricordo la gioia della primavera, in barba a tutte le stronzate e le paranoie, ritmata dalla cassetta di Dookie, che da Burnout a Basket case imperversò nel mio walkman dandomi una carica che non avevo mai provato prima. Quella dell'energia che sale, e ancora non si sa davvero bene come sfruttare.

ALANIS MORRISSETTE - JAGGED LITTLE PILL


Se non ci fossero state Viva! e Under the bridge, questo disco avrebbe rappresentato, per intero, la colonna sonora di quella prima, clamorosa, incredibile e mai davvero vissuta cotta del terzo anno. Ironic, canterebbe Alanis. Ironic, penso io ora, che sono quanto di più lontano da quella timidezza si potrebbe pensare.

STING - FIELDS OF GOLD


Così come fu per Bryan Adams, la raccolta di Sting rappresentò l'occasione per esplorare nuovi orizzonti che, qualche anno dopo, mi avrebbero condotto dalle parti del jazz e della fusion, fino ai miei amati Weather Report. Forse un pò troppo adulto rispetto a quando iniziai ad ascoltarlo, Sting fu l'inizio del mio periodo più cupo e di chiusura. Moon over Bourbon Street, in un certo senso.

R.E.M. - OUT OF TIME


L'abisso che si spalancò e portò ai due anni del Ford più stronzo che poteva esistere. Gli anni del "sono meglio degli altri", delle ragazze trattate di merda, delle amicizie tradite. Ma anche quelli che accesero la scintilla che mi portò ad iniziare a scrivere. Tutti qui, in un'altra cassetta letteralmente consumata.

THE OFFSPRING - AMERICANA


L'inizio della fine del tunnel in cui ero sprofondato, tra isolamento, lunghe camminate nei boschi, poesie e Letteratura. Il ritorno al mondo giunto con la fine del liceo, il primo grido di libertà dopo gli anni più duri dell'adolescenza. Peccato solo che si tradusse anche in uno dei concerti più deludenti della mia carriera di spettatore. 

KISS - LOVE GUN


Ad un periodo di cupa quiete, seguì uno di chiassosa tempesta: avrei potuto citare l'intera discografia del gruppo che mi ha cambiato la vita facendo di me il tamarro sguaiato che sono oggi, ma ho preferito limitarmi all'album che, per caso, trovai appoggiato alla mia scrivania, dimenticato da uno dei migliori amici di mio fratello.
Lo misi nello stereo, e tutto cambiò.

TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI - MOSTRI E NORMALI


L'avvicinamento al mondo del Fumetto da addetto ai lavori, la prima storia importante dopo anni di cazzatine, i viaggi tra Milano e Venezia, l'avvicinarsi di un'altra epoca della vita. Ora come ora, i TARM mi paiono come un esperimento finto alternativo imprigionato in una bolla, eppure hanno significato il primo, vero passaggio agli anni della post-adolescenza, dall'università al lavoro.

THERAPY? - TROUBLEGUM


I miei inizi da Virgin, l'impatto con il mondo del lavoro, l'essere il più piccolo del gruppo, il fratello minore, un rapporto incompleto che allora pareva il più completo immaginabile, i mezzi a fare da compagnia a viaggi da una parte all'altra di Milano.
Nel frattempo era arrivato il discman, e Troublegum fu uno dei primi inni a forzare al massimo il suo volume, da Knives a Screamager. Una bomba.




sabato 18 gennaio 2014

2013 in music


La trama (con parole mie): replicando il post dello scorso anno, ho deciso di inaugurare questo 2014 riscoprendo le canzoni che hanno formato la vera e propria colonna sonora del 2013 fordiano per affetto, casualità, numero di ascolti o accadimenti.
Rispetto all'edizione passata, il "viaggio" di oggi sarà più dedicato alla riscoperta di grandi classici che non ai nuovi suoni, considerato che, senza dubbio, gli ultimi dodici mesi - o gran parte di essi - sono stati consacrati al recupero dell'opera di Warren Zevon, cantautore da sempre amato al Saloon ma mai così inserito nell'heavy rotation del vecchio cowboy.



GENNAIO: SEMPRE NOI di MAX PEZZALI e J-AX


Passata in radio mentre con Julez eravamo in sala parto nei momenti decisivi prima della nascita del Fordino, questo omaggio agli anni ottanta decisamente sopra le righe è diventato un vero e proprio tormentone di quei giorni passati avanti e indietro dall'ospedale sotto la neve, ripensando a quel "niente ragione, sempre noi, solo passione, sempre noi" che pare calzare a pennello alla famiglia Ford.
Non sarà musica d'alta scuola, ma a volte chi se ne frega.

FEBBRAIO: GET UP! di BEN HARPER e CHARLIE MUSSELWHITE


Il disco che il favorito fordiano Ben Harper ha realizzato con l'armonicista Charles Musselwhite è stato una delle sorprese più gradite del mio 2013 musicale, e nei giorni della sua uscita è stato un ascolto prepotente e caldo, l'incontro tra il desiderio di un'estate ancora troppo lontana ed una riscossa quasi sociale rispetto all'inizio di uno dei periodi lavorativi più difficili della mia vita.
"I have right to get up", canta Ben. E lo canto anche io.

MARZO: LAWYERS, GUNS & MONEY di WARREN ZEVON


Con il sopraggiungere della primavera il ciclone Warren Zevon è giunto a toccare le corde più profonde dell'anima del sottoscritto, perso tra le ombre e l'alcool per fuggire alla sensazione di soffocamento data dall'idea di stare in qualche modo sprecando il proprio tempo e le proprie giornate al servizio di una realtà - soprattutto, di nuovo, lavorativa - che non mi apparteneva più: ripensando a Californication e dedicandomi ad uscite molto alcoliche, Lawyers, guns&money è stata quasi un liberatorio inno.

APRILE: BAD KARMA di WARREN ZEVON


Uno dei mesi più difficili degli ultimi anni: molto alcool, sbandate pericolose per me e la mia famiglia, momenti sopra le righe come non ne avevo mai vissuti - devono ricordarsi ancora di me il controllore ed il conducente di un treno Saronno Lodi di fine aprile - ed un "bad karma" che pareva, di colpo, deciso a lavorarmi ai fianchi prima di stendermi al tappeto.
Fortunatamente Julez ha allargato le spalle per me, il Fordino ha cominciato a guarirmi e Spartacus mi ha aiutato a pensarla in un altro modo rispetto alle prospettive di lavoro.

MAGGIO: FRANK AND JESSE JAMES di WARREN ZEVON


Compagno delle peregrinazioni alcoliche e delle serate della mia turbolenta primavera è stato mio fratello, che fortunatamente negli anni è diventato, prima di un parente, il mio migliore amico, un compagno d'armi accanto al quale affrontare le lotte contro il quotidiano, o almeno la sua parte peggiore.
Frank e Jesse James, banditi simbolo della Frontiera, sono stati le nostre guide ed i nostri corrispettivi per ogni brindisi, abbraccio o sostegno che ci siamo dati.

GIUGNO: CRUCIFY YOUR MIND di RODRIGUEZ


L'arrivo dell'estate e della cassa integrazione - presa come una vera e propria vacanza - è stato un vero e proprio toccasana, e le ferite aperte nei mesi precedenti, a suon di punti, hanno finito per rimarginarsi tra Torino, Milano, la Valle Imagna, l'addio al celibato di mio fratello e l'idea che una luce fosse arrivata alla fine del tunnel. A portarla Rodriguez, protagonista del meraviglioso Searching for sugar man.

LUGLIO: GET LUCKY dei DAFT PUNK



Passata la cassa integrazione, la paternità: approfittando di un'estate come, probabilmente, in casa Ford non si riuscirà più a vivere, con Julez e il Fordino si è cominciato davvero a godere del Tempo e della Vita come non si faceva da un pezzo, rimbalzando da un matrimonio all'altro, dalle terme alla piscina, da Torino - di nuovo - a Milano. A scandire il tempo il magnifico pezzo dei Daft Punk, uno dei pochi a mettere d'accordo i coniugi Ford.

AGOSTO: BLURRED LINES di ROBIN THICKE


Non ricordo, a memoria, di aver mai passato un mese intero al mare come è capitato lo scorso anno: una vera e propria goduria divisa tra nuove amicizie, esercizio fisico, serate in famiglia ed aperitivi in spiaggia.
Ancora adesso sento la mancanza di Viareggio e del sole che tramonta sul mio bel cuba, o del Fordino scatenato in piscina con il suo gonfiabile.
Una spensieratezza che ben si lega a una delle hit dell'estate, Blurred lines di Thicke, amatissima da Julez.

SETTEMBRE: WAKE ME UP di AVICII


Il rientro al lavoro dopo tre mesi e mezzo di relax e recupero dell'equilibrio è riuscito, proprio grazie all'accumulo di energie positive dei mesi precedenti, a non segnarmi negativamente, ma a farmi sviluppare un approccio zen e lebowskiano che ancora oggi resiste e mi trasforma in una sorta di corazzata.
Wake me up è stato il brano che ha accompagnato proprio il mio ritorno, una sorta di saluto all'autunno in arrivo, ma senza ansie di nessun genere.

OTTOBRE: HIT SOMEBODY di WARREN ZEVON


Per celebrare il mio compleanno, nonchè la filosofia del "tenere botta", torna il grande Warren con uno dei suoi brani più recenti, un inno ai losers e alla resistenza - fisica, mentale e dell'anima - tra i più belli del rock: sentirlo riesce a darmi ogni volta i brividi, ripensando al suo ultimo show prima della morte al Letterman, quando lo eseguì subito dopo aver risposto allo stesso Letterman in merito al suo rapporto con il cancro che lo stava divorando "I enjoy every sandwitch". Mitico.

NOVEMBRE: DIRTY DEEDS DONE DIRT CHEAP degli AC/DC


Ad accompagnare la lettura di uno dei romanzi più amati dello scorso anno torna un altro grande classico firmato dai grandissimi AC/DC, icone del rock planetario provenienti dalla mia amata Australia: ricordo ancora il momento in cui, giunto al punto in cui il pezzo veniva citato tra le pagine del lavoro di Ernest Cline, lo lanciai sull'Ipod venendo di fatto proiettato in un mondo magico di robot giganti, giochi di ruolo e richiami alla cultura eighties. Indimenticabile.

DICEMBRE: LET HER GO dei PASSENGER



A chiudere l'anno una ballad molto soft che ha accompagnato principalmente il mio ingresso nel mondo di Spotify ed i viaggi accanto a Julez e il Fordino nel periodo delle feste natalizie: non sarà roba da duri, ma è riuscita nel non facile intento di ricordare al sottoscritto i tempi di struggimenti dell'adolescenza ed i tanto amati Counting Crows. Mica facile.


MrFord



lunedì 28 ottobre 2013

Lou Reed (1942 - 2013)

So long, Vicious.


MrFord


"Sometimes I feel so happy
sometimes I feel so sad
sometimes I feel so happy
but mostly you just make me mad
baby you just make me mad
linger on, your pale blue eyes
linger on, your pale blue eyes."
Velvet underground - "Pale blue eyes" -





lunedì 24 giugno 2013

Searching for Sugar Man

Regia: Malik Bendjelloul
Origine: Svezia, UK
Anno: 2012
Durata: 86'




La trama (con parole mie): Sixto Rodriguez, cantautore di culto di origini messicane nato e cresciuto nella periferia dei lavoratori di Detroit, incise all'inizio degli anni settanta due album che, per i suoi produttori, lo portarono ben oltre il livello perfino di mostri sacri della canzone popolare americana come Bob Dylan. Peccato che, a seguito dell'insuccesso commerciale totale degli stessi, l'uomo scomparve letteralmente senza lasciare traccia del suo passaggio.
A cavallo degli anni ottanta, però, in Sudafrica, Rodriguez divenne una sorta di leggenda ispirando perfino i primi gruppi rock bianchi pronti a contestare duramente l'apartheid: il proprietario di un negozio di dischi, Stephen "Sugar" Segerman, ed un giornalista musicale, fan della prima ora di Rodriguez, si incaricano di indagare quale possa essere stato il destino del loro idolo.
Quello che scopriranno attraversando l'oceano sarà un'incredibile storia di musica e di vita.




A volte non c'è davvero bisogno di troppi giri di parole: Searching for Sugar Man è un grande film, nonchè uno dei migliori documentari che mi sia capitato di vedere nel corso delle ultime stagioni cinematografiche.
Ma prima dei premi, dei riconoscimenti al Sundance e alla notte degli Oscar, prima della ribalta e della distribuzione addirittura in Italia, prima della musica stessa e di una vicenda che pare talmente incredibile da essere stata scritta proprio per un film, il lavoro di Malik Bendjelloul - bravissimo davvero, questo ragazzo svedese di chiare origini extraeuropee, che ha finito per curare praticamente ogni aspetto del suo lavoro, dalla regia, al montaggio, fino alle bellissime sequenze arricchite dai disegni animati, anch'essi opera della sua mano - è un inno alla vita come raramente se ne incontrano nel corso del cammino che intraprendiamo giorno dopo giorno, un esempio di quello che fa la differenza tra chi non riesce a gestire la fama ed il successo e chi, al contrario, decide di vivere quello che il destino gli ha riservato, prendendo quello che ha come parte della sua storia - e, come scrivevo poco sopra, che storia -.
Sixto Rodriguez, cantautore di origini messicane nato e cresciuto nella Detroit dei lavoratori e dei losers della grande tradizione del folk - e non solo - made in USA, all'inizio degli anni settanta compone ed incide due dischi in grado di strabiliare gli addetti ai lavori, album brevi ed intensi che raccontano le vite consumate lungo una Frontiera che di mitico non ha proprio nulla, almeno sulla carta, fatta di calli alle mani e storie di periferia, lavori perduti e sconfitte che non lasciano spazio alle vittorie, speranze perdute un giorno dopo l'altro, schiacciate dalla forzata sopravvivenza.
Due dischi che gente alle spalle di artisti come Marvin Gaye o i Cure non esita neppure un secondo a definire epocali, considerando Rodriguez come uno dei massimi interpreti della musica americana, perfino oltre quello che è stato, è e sarà sempre Bob Dylan: eppure, questi due album monumentali finiscono inspiegabilmente nel dimenticatoio di tutte quelle proposte che, una volta immesse sul mercato discografico, si perdono in un oblio quasi mitologico - altro che Frontiera annichilita dal quotidiano e dal lavoro -.
Così, Sixto Rodriguez scompare. Definitivamente.
Senza sapere di essere diventato quasi per caso una leggenda all'altro capo del mondo, in Sudafrica, in un contesto sociale in cui i suoi testi attecchiscono e divengono uno dei più importanti stimoli della lotta contro l'apartheid, nonchè riferimento per un artista in grado di influenzare generazioni intere: e mentre rimbalzano le voci di un suo suicidio, della sua morte sul palco o per overdose, perduto tra le pagine del mito, Sixto Rodriguez aleggia ancora, come un fantasma, anche se nessuno dei suoi fan lo sa.
E sulle sue tracce si mossero, sul finire degli anni novanta, il proprietario di un negozio di dischi ed un giornalista musicale, pronti a mettere tutte le energie possibili in campo per arrivare a scoprire il vero destino di quell'uomo che avevano imparato a conoscere dietro ogni nota, e la voce rotta da un sentimento profondo di comunione con i perdenti di cui cantava.
E se pensate che questo possa essere già molto, non avete ancora scoperto il meglio.
Spesso mi capita di citare il John Ford de L'uomo che uccise Liberty Valance, con quel suo "Nel West, quando la Realtà incontra la Leggenda, vince la Leggenda".
Qui pare esattamente il contrario: e quello che la vita ha riservato a questa sorta di eroe della musica dei nostri tempi vissuto da fantasma per quasi un trentennio, è un passaggio di lirismo quasi magico che neppure il Cinema di fiction sarebbe riuscito a rendere nello stesso semplice, travolgente modo: una finestra che si apre, un volto che si affaccia sulla strada.
Quella strada cantata tante volte, anni e anni prima, e ancora ogni giorno, in modo diverso, ma ugualmente forte, deciso, pieno di passione.
Una strada diversa da quella di una fama internazionale, di denaro e groupie, e chi più ne ha, più ne metta.
Una strada fatta di tre donne, ed un bimbo nato dall'altra parte del mondo, pronto in qualche modo a raccogliere la sua eredità.
Un'eredità di musica, senza dubbio, ma soprattutto di dignità, forza, coraggio, solidità.
Anche quando non si è altro che un fantasma per le strade di una città che non regala niente a nessuno, costruita sulle spalle dei lavoratori della vita.
Searching for Sugar Man è una lezione, ed un grande film.
Perchè insegna che la passione non è subordinata al successo, come molta della cultura del mondo in cui viviamo pare suggerire.
E insegna anche che la generosità e la forza non nascono dalla fama stessa, ma arrivano dritti dalle ferite che ci ricordano che è impossibile crescere senza farsi male.
E quando abbiamo qualcuno da proteggere, e a cui mostrare il cammino, è ancor più inevitabile.
Caro Rodriguez, non ho mai conosciuto la tua musica, ma è come se fossi stato sempre con me.
Ed anche ora che correrò a comprare i tuoi dischi, credimi, non penserò che sarà finita con qualche pezzo - peraltro magistrale - ascoltato camminando per le strade del mondo.
Non penserò che sarà mai finita, perchè non lo è.
Fino a quando non arriva il momento di scomparire.
E forse non basterà neppure quello.


MrFord


"Sugarman
won't ya hurry
coz I'm tired of these scenes
for a blue coin
won't ya bring back
all those colours to my dreams
silver majik ships, you carry
jumpers, coke, sweet MaryJane."
Rodriguez - "Sugar Man" -


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