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martedì 3 settembre 2019

Notte Horror 2019 Edition - La casa del diavolo



E' strano, mettersi a scrivere questo post. Per un sacco di motivi.
Senza dubbio, perchè non ricordo neppure quando è stata l'ultima volta in cui mi sono messo al servizio del blog in questo modo.
Poi perchè questo è un film che ho sempre adorato, ma che appartiene ad un'altra mia epoca, al periodo wild in cui tredici anni fa lo vidi per la prima volta. Cazzo, se sono tanti, tredici anni.
Non da ultimo il fatto che allora pensavo che Rob Zombie avrebbe avuto le carte in regola per raccogliere il testimone di Tarantino e Rodriguez, mentre ora lo considero solo un pallone gonfiato ed un regista terribile.
La casa del diavolo è cazzuto, violento e tosto come lo ricordavo.
E in grado di sfidare il pubblico. Di ribaltare le parti perchè è proprio vero che è così.
Nel corso della nostra vita, a prescindere dalle estremizzazioni cinematografiche - che poi non vanno tanto lontano dagli orrori di situazioni reali -, tutti siamo stati vittime e carnefici, abbiamo fatto soffrire e sofferto, siamo stati quelli da consolare o gli stronzi da insultare.
Il bello de La casa del diavolo, oltre al lavoro eccezionale sul concetto di Famiglia e sull'ironia che si nasconde dietro l'assurdità degli estremismi, è proprio questo.
In Natura, del resto, ogni creatura è predatore e preda, in una qualche misura: dunque nel momento in cui, per istinto, piacere o appetito, ti cibi di una creatura, è giusto in qualche modo che la memoria suoni un campanello d'allarme rispetto al fatto che potrebbe essercene un'altra, in giro, pronta a cercare proprio te.
E in un mondo costruito sulle sfumature, non esistono Bene o Male assoluti, e chi si professa portatore di uno o dell'altro, in realtà, finisce per dispensare la stessa amara medicina.
In un certo senso, rispetto ai tempi, mi sono sentito piuttosto distante, colonna sonora a parte, dal film, quasi come se avessi deciso di ascoltare un disco dei Nirvana, dei Pearl Jam, dei R.E.M. o dei Radiohead, o incontrato per caso una vecchia cotta dei tempi del liceo: un'epoca che potrebbe essere magica, mitica o qualsiasi altro aggettivo esaltante, ma ormai alle spalle.
Eppure, il lavoro di Rob Zombie è carnoso e carnale, e anche se ora non mi coinvolge più emotivamente come in quell'ottobre del duemilasei in cui lo vidi per la prima volta, nel pieno del mio periodo senza controllo, riconosco il tentativo che il regista fece, portando ad un livello decisamente superiore il precedente La casa dei mille corpi: quel finale che rievoca grandi coppie come Thelma e Louise o Butch Cassidy e Sundance Kid, poi, è ancora da pelle d'oca, legato a chiunque abbia ancora qualche sogno selvaggio e segreto che coltiva nel cassetto.
Certo, tutto questo è strano, se riferito ad un titolo che dovrebbe passare in una rassegna dedicata all'horror e ai ricordi che le carrellate estive ha sempre suscitato lo stesso, e che al massimo dovrebbe preoccuparsi di spaventi, tensione, sangue e tutto il circo che ne consegue: ma è un pò come aspettarsi divertimento assicurato da un clown.
I clown possono essere tristi, soli, inquietanti, spaventosi.
Fermarsi all'etichetta non conviene mai.
Un pò come pensare che il mondo sia tutto Bianco o Nero, Bene o Male.
Meglio essere un Free Bird, e lottare per trovare almeno una parvenza di equilibrio tra le sfumature.


MrFord


La casa del diavolo Poster

venerdì 14 ottobre 2016

31 (Rob Zombie, USA/UK, 2016, 102')




Ormai una decina d'anni fa, proprio a ridosso del mio compleanno - quindi sono anche quasi giusto, in termini di ricorrenze, considerato che i miei festeggiamenti precedono di un paio di giorni Halloween -, nel pieno di quello che fu il periodo più wild e senza controllo della mia vita, incrociai il cammino del Rob Zombie regista grazie a La casa dei mille corpi e - soprattutto - La casa del diavolo, due vere e proprie perle che mi lasciarono senza fiato e pronto ad acclamare un nuovo fenomeno del "grindhouse" sul grande schermo.
Neanche il tempo di godermi la scoperta, ed ecco che la fama e i due reboot del cult carpenteriano Halloween - per l'appunto - cominciarono a minare - e non poco - la fiducia del sottoscritto nel musicista convertitosi alla settima arte, prima di arrivare a Le streghe di Salem, una delle schifezze più atomiche passate da queste parti negli ultimi anni, in grado di porre la parola fine all'idillio di questo vecchio cowboy per l'autore qui presente tanto da ignorare che, a qualche anno di distanza, fosse in procinto di uscire un nuovo lavoro che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto riportare il buon Zombie proprio sulle orme dei due film che avevano illuminato e caratterizzato i suoi esordi.
Avrebbe dovuto, per l'appunto.
E dopo aver letto la recensione della Bolla, ci ho quasi creduto, per una buona metà.
Ci ho quasi creduto nonostante la presentazione assurda del gruppo dei protagonisti, uscita da un film anni settanta fuori tempo massimo, la confezione che pareva contare più del contenuto, la solita - per quanto attraente per una donna della sua età - Sheri Moon Zombie messa da battaglia a fare la figa di turno neanche avesse vent'anni, la sensazione che tutto risultasse come un calderone derivativo e sopra le righe proprio come era stato il già citato Salem.
Poi, uno "stage" dopo l'altro, come in un videogioco a livelli anni ottanta, ho tenuto duro confidando nel fatto che la parte finale potesse davvero rendere giustizia allo sforzo prodotto nel pensare che ci potesse essere qualche speranza: e invece, in barba ai Malcolm McDowell ed alla logica, ecco piovere dal cielo un epilogo non solo privo di alcuna spiegazione rispetto al macabro e mortale gioco che funge da ossatura a tutta la pellicola, ma anche e soprattutto in grado di sprecare anche la cosa migliore della stessa, il confronto tra il personaggio sopravvissuto e Doomhead, simbolo del desiderio degli autori del gioco stesso di scrivere la parola fine prima che il tempo concesso dalle regole potesse scadere.
Rob Zombie, invece, che probabilmente si crede una sorta di re del cazzo e della merda venuto tra noi mortali per salvare il Cinema, pretende di essere figo e cazzuto e sbattersene delle regole stesse, senza rendersi conto che quello che porta in scena altro non è che una versione in stile Alex De La Iglesia del supercult - quello sì, indiscutibile - Non aprite quella porta, che la sua robetta finto malata se la mangia a colazione senza sforzo, e pretende anche il bis.
Dunque, lascia che te lo dica io, caro Rob.
Lascia che sia quello che se ne sbatte delle tue regole.
Il tuo Devil's Reject.
Il tuo Doomhead.
Il Diavolo venuto a fare il lavoro del Diavolo.
Con La casa dei mille corpi e La casa del diavolo hai avuto solo due gran colpi di culo.
Un pò come quando un attaccante mediocre finisce non si sa come per vincere la classifica dei cannonieri, e passato in una grande squadra si rivela per quello che è: un panchinaro.
E forse neppure quello.
Sei una pippa, Rob.
Che, tra le altre cose, se la mena neanche dovesse fare le scarpe a Tarantino.
E lasciatelo dire: quelle scarpe, al massimo, puoi sperare di lucidarle per bene.
E dopo certe sofferenze che hai finito per infliggermi, dovresti farlo con la lingua.




MrFord




venerdì 27 dicembre 2013

Ford Awards 2013: il peggio del nostro peggio

La trama (con parole mie): e siamo giunti ad uno dei momenti più importanti dei Ford Awards, ovvero quello dedicato alle peggiori pellicole passate su questi schermi nel corso degli ultimi dodici mesi. Se lo scorso anno avevo dato ampio spazio alle delusioni d'autore, a questo giro ho deciso di tornare al caro, vecchio trash senza se e senza ma, anche perchè, privo dei cavalli di razza come Von Trier e per nulla stupito dal flop dell'ultimo Malick, restava ben poco da bottigliare rispetto ai fan del radicalchicchismo.
Largo dunque ad una decina davvero pessima, dove la qualità non è certo di casa.
Tappatevi dunque il naso e sperate di non averne visto neppure uno.


N°10: NON APRITE QUELLA PORTA 3D di JOHN LUESSENHOP


Non esiste decina dedicata al peggio, ormai, senza almeno un bell'horror di serie infima da piazzare per partire con il botto: se il Leatherface del primo, indimenticabile, Chainsaw Massacre vedesse questa roba, si farebbe a pezzetti da solo.
Decimo solo grazie alle grazie delle due protagoniste, davvero un bel vedere nonostante la qualità di tutto il resto.



Fuqua, che all'inizio del Nuovo Millennio stupiva con cose toste come Training day, è ormai ridotto ai minimi termini e ad una sorta di involontaria parodia di 24, che se non fosse stato per Gerardone Butler, un fordiano per eccellenza, sarebbe stata cestinata ancor prima di arrivare a metà pellicola.
Trash a stelle e strisce tronfio e gonfio per far contenti tutti i detrattori del Cinema USA.

N°8: ENDER'S GAME di GAVIN HOOD


Altro giro, altro regalo: da un regista pessimo come Gavin Hood una pellicola ispirata ad un romanzo cult per gli appassionati di sci-fi che pare un compendio di bushismo giunto decisamente fuori tempo massimo: interpreti affossati, sceneggiatura tagliata con l'accetta, sequenze improbabili ed una morale che avrebbe fatto felice il Verhoeven di Starship Troopers.
Praticamente, buono giusto per riderci sopra. A denti strettissimi.

N°7: TWO MOTHERS di ANNE FONTAINE 


Rileggendo i titoli di questa classifica dopo averla stilata, appaiono tutti perfino peggiori di quanto non lo siano stati durante le visioni, cosa certo non facile: non è da meno questa simil soap patinatissima e solo apparentemente pruriginosa che vede due cinquantenni scambiarsi felicemente e reciprocamente i figli come toy boys costruendo un quadretto di famiglia quantomeno desolante.
Non fosse stato per la splendida cornice australiana, probabilmente l'avremmo ritrovato più in alto in graduatoria.

N°6: DEAD MAN DOWN di NIELS ARDEN OPLEV


La risposta del 2013 a Knockout - Resa dei conti dello scorso anno: azione da brividi - nell'accezione peggiore -, una trama agghiacciante, interpretazioni pessime e chi più ne ha, più ne metta.
Pensare che l'avevo approcciato sperando in una bella tamarrata delle mie rende ancora più grande la delusione: probabilmente il punto più basso dell'action thriller degli ultimi anni.

N°5: IL POTERE DEI SOLDI di ROBERT LUKETIC


Se un tempo Harrison Ford era una sorta di garanzia di qualità e divertimento assicurato, ormai pare l'ombra di se stesso e perfino del parrucchino di Nicholas Cage: ne è la conferma questa porcata abissale che pare una versione dei poverissimi di Wall Street con tanto di lieto fine Disney e tutti felici e pronti a perdonare un protagonista che pareva uno stronzo da competizione fino alla scena precedente.
Patetico è la parola giusta per definirlo.

N°4: LE STREGHE DI SALEM di ROB ZOMBIE


C'era una volta Rob Zombie, un regista cattivo, sopra le righe, grindhouse e molto, molto tamarro in grado di realizzare due cose più che pregevoli come La casa dei mille corpi e La casa del diavolo: presa una bella sbronza di successo, il vecchio Bob ha deciso di virare sul trash d'Autore.
Peccato che il risultato sia più imbarazzante del già terribilmente brutto Machete Kills, scampato a stento a questa stessa classifica.

N°3: QUELLO CHE SO SULL'AMORE di GABRIELE MUCCINO


Cimentarsi con la visione di un qualsiasi Muccino regala la certezza di una posizione della worst ten di fine anno saldamente occupata, e a volte è davvero confortante avere questo tipo di sicurezze anche in negativo. Il Gabrielone nazionale, talmente pieno di se da essersi praticamente mangiato ed essere ingrassato di conseguenza, regala al pubblico una ciofeca pseudo romantica buona giusto per far registrare la seconda presenza in questa classifica di Gerard Butler, che per quanto mi stia simpatico finisce in qualche modo per bazzicare ogni anno da queste parti.

N°2: AFTER EARTH di M. NIGHT SHYAMALAN


Dalle parti del Saloon, pochi registi sono detestati ai livelli di Shyamalan, un pallone gonfiato da competizione partito molto bene e sprofondato negli ultimi anni in una desolante mediocrità creativa peggiorata da una spocchia da grande autore - che, a questo punto, può solo sognare di essere -: se a lui si uniscono poi in pompa magna Will e Jaden Smith, coppia finto cool di padre e figlio amici amiconi che ha imperversato ovunque quest'anno, la frittata è fatta.
After Earth è pura immondizia cinematografica. 
Ma c'è stato, purtroppo per me, anche chi ha fatto di peggio.

N°1: IL CECCHINO di MICHELE PLACIDO


In un anno davvero terribile per il Cinema italiano, non poteva che essere una produzione firmata da un regista nostrano ad occupare la posizione più alta di questa classifica: senza se e senza ma, Il cecchino è uno dei titoli più terribili che mi sia capitato di vedere negli ultimi anni, un mix di pretese di Cinema alto e bassezze che neppure il più trash dei b-movies costruiti ad arte - volontariamente o no - potrebbe regalare.
Se non ci fosse stato Il mercante di pietre, perla inarrivabile del peggio tricolore, questo sarebbe stato un ottimo candidato anche per quel posto "d'onore".

I PREMI

Peggior regista: Michele Placido per Il cecchino
Peggior attore: Will e Jaden Smith per After Earth
Peggior attrice: Sheri Moon Zombie per Le streghe di Salem
Premio "parrucchino di Nicholas Cage" per il personaggio trash: Ben Kingsley/Mazer Rackham per Ender's game
Effetti "discount": Le streghe di Salem
Premio "dolcetto o scherzetto" per il costume più agghiacciante: la tunica di Mazer Rackham, Ender's game
Stile de paura: Muccino obeso durante le riprese di Quello che so sull'amore
Premio "veline": Alexandra Daddario e Tania Raymonde in Non aprite quella porta 3D
Peggior scena d'amore: le madri si scambiano i figli, Two mothers
Premio "pizza, spaghetti e mandolino": il film dall'inizio alla fine, Il cecchino


MrFord



giovedì 2 maggio 2013

Le streghe di Salem

Regia: Rob Zombie
Origine: USA
Anno: 2012
Durata: 101'





La trama (con parole mie): Heidi Hawtorne è una popolare DJ di una radio di Salem, cittadina resa famosa dai processi alle streghe perpetrati dalle personalità religiose del luogo sul finire del seicento, specializzata in proposte legate a doppio filo al mondo del metal duro e puro.
Quando le viene recapitato un disco da parte di un gruppo chiamato I Signori di Salem e lo stesso viene mandato in onda, la percezione della realtà della donna è messa a dura prova da quella che pare una sorta di nuova congrega delle streghe dei tempi tornate a causa della maledizione lanciata dalla loro leader per riprendere la ricerca di un ricettacolo per la nascita del figlio del Diavolo, loro signore e padrone.
Una settimana, dunque, iniziata come tutte le altre diventerà per Heidi un incubo senza fine dal quale lei, le streghe, i suoi colleghi e la stessa Salem non potranno neppure immaginare - o sognare - di uscire.






Qui al Saloon non si è mai risparmiato un certo approccio diretto alle cose, neppure quando le conseguenze dello stesso finiscono per abbattersi sui protetti di casa Ford: proprio a questo proposito annuncio ufficialmente che Rob Zombie, musicista, regista, produttore e sceneggiatore, salito alla ribalta delle cronache legate alla settima arte con La casa dei mille corpi e La casa del diavolo, due supercult fordiani, non fa più parte della suddetta cerchia.
Anzi, come giustamente ho letto qui, purtroppo per tutti quelli che avevano gridato al miracolo ed identificato nel metallaro cineasta l'anello di congiunzione tra Rodriguez e Tarantino, l'amara verità è ormai evidente: Rob Zombie è una meteora, un fuoco di paglia, una sòla.
E Le streghe di Salem, sua ultima fatica già molto discussa in rete ed attesa da mesi dal sottoscritto, una vera merda neppure degna delle bottigliate che normalmente destino alle più cocenti delusioni cinematografiche.
Un film vuoto, privo di idee, inutilmente citazionista, attraverso il quale il bollito Rob cerca di limitare i danni mostrando le grazie della sua adorata moglie Sheri Moon Zombie - da sempre protagonista delle sue pellicole - senza neppure accorgersi non solo che non basta un culo a rendere interessante una proposta, ma anche che il tempo passa per tutti, suddetta Sheri Moon compresa, e che i fasti del già citato La casa del diavolo sono ormai un ricordo più che sbiadito, sepolti sotto una montagna di idee confuse rette - per così dire - da uno script che si avvolge su se stesso senza portare da nessuna parte - basti pensare alla gestione dei personaggi, su tutti dei DJ colleghi di Heidi, uno scempio -, un gusto kitsch che da cult, vintage e grindhouse è diventato semplicemente pacchiano, una partenza scialba senza infamia e senza lode che evolve in un crescendo finale talmente ridicolo da lasciare a bocca aperta scoprendo quanto in basso è riuscito a cadere l'ex prodigio - ma lo sarà mai stato davvero, viene da chiedersi a questo punto? - Zombie.
Curioso come, tra le righe delle recensioni più entusiastiche, si siano fatti i nomi di riferimento di Polanski e Kubrick - quest'ultimo dev'essersi rivoltato nella tomba -, mentre a voler essere generosi i richiami più evidenti paiono quelli al Lynch più visionario, anche se il risultato è ben lontano dai risultati di pietre miliari come Eraserhead, Mulholland drive o Inland empire: come se non bastasse, nel corso dell'assurda escalation finale l'impressione che ho avuto è stata quella di trovarmi di fronte ad una sorta di Lars Von Trier dei poveri - e tutti voi sapete quanto detesti il pazzoide danese, o almeno le sue ultime opere - senza neppure un briciolo del talento che, indubbiamente, perfino l'insopportabile autore di Melancholia manifesta.
Un fallimento colossale, dunque, per Zombie, che produce una schifezza degna della decina dedicata al peggio di questo duemilatredici e che, a tratti, riesce addirittura ad innervosire facendo leva - senza sfruttare per nulla la componente dell'ironia, come se non bastasse - su tutti i luoghi comuni che una qualsiasi zitella inacidita da mezzi pubblici potrebbe sciorinare a proposito dei cosiddetti "metallari", dal gusto per la musica estrema e "il lato oscuro" alla violenza, passando attraverso satanismo ed affini: curioso che sia proprio un figlio del metal come il vecchio Rob, dunque, a fornire un ritratto che andrebbe a nozze con le critiche normalmente rivolte - senza fondamento alcuno - ai fan del genere, che spesso e volentieri si rivela inutilmente blasfemo - e parlo da anticlericale fino al midollo - ed assolutamente privo non solo di logica, ma anche del senso che potrebbe avere un semplice divertissement - il delirio dell'epilogo e la terrificante immagine di Heidi a giocare al parco con il cane che chiude la pellicola ne sono la testimonianza -.
Perchè la cosa grave di questo Le streghe di Salem è che Zombie crede davvero di aver portato sullo schermo una sorta di nuovo cult del genere, almeno quanto le sue streghe impazzite nell'avvento del figlio di Satana. Forse la questione è che da queste parti affrontare il discorso della Fede è materia solo per chi lo sa davvero gestire, da una parte o dall'altra della barricata, e gli atti legati ad Essa non sono gesti cui questo vecchio cowboy è avvezzo.
O forse, molto più semplicemente, questo film è inesorabilmente, assurdamente brutto, e cosa ancora peggiore privo di un capo e di una coda, quasi volesse sottovalutare l'intelletto del pubblico propinando un trip neanche fosse un lavoro fresco fresco dello Jodorowski migliore - ma anche in questo caso siamo su un altro pianeta - nascondendo una povertà di idee e scrittura come non ne capitavano da tempo: spesso ci si trova di incrociare il cammino di titoli che non meriterebbero di essere distribuiti, palesemente limitati sotto tutti gli aspetti, ma peggio di questi ultimi sono senza dubbio i lavori di registi spocchiosi convinti di regalare all'arte qualcosa di unico, potente e geniale, quando invece l'unica traccia di magia cinematografica si perde nel murale in testata al letto di Heidi, che raffigura uno dei fotogrammi più famosi de Il viaggio nella Luna di Melies: questo sì, davvero un Capolavoro.
Attorno, resta solo l'orrore.
E non nell'accezione di genere.


MrFord


"I'm waiting for your call and i'm ready to take 
your six six six in my heart
I'm longing for your touch and i welcome 
your sweet six six six in my heart."
H.I.M. - "Your sweet 666" -


giovedì 25 aprile 2013

Thursday's child


La trama (con parole mie): negli ultimi tempi, l'avvicinarsi della giornata dedicata alla rubrica delle uscite settimanali cominciava ad essere lo spauracchio sia mio che del Coniglione selvaggio Peppa Kid, acerrimo rivale del sottoscritto nonchè sconfitto per così dire illustre dell'ultima Blog War.
Poi sono arrivate la farsa dell'elezione del Presidente della Repubblica ed il teatrino politico italiano a fare di peggio, dunque questa settimana insolitamente poco infarcita di titoli e schifezze made in Italy riesce addirittura ad apparire come la prima da un paio di mesi a questa parte a mandare dei segnali di timida ripresa. Speriamo non sia solo un fuoco di paglia.


"Peppa Kid, con la sola imposizione delle mani posso trasformarti in un vero intenditore di Cinema!"


Iron Man 3 di Shane Black


Il consiglio di Cannibal: Haironmen, hairottoilcazzo
Considerando quanto mi sono piaciuti i primi due episodi di Iron Man, ovvero zero, sono ansioso di vedere questo film quanto Mr. Ford aspetta di guardare il nuovo film di Terrence Malick…
A ognuno il suo: a me il grande cinema d’autore, a Ford le bambinate fracassone.
Per tutti i numerosi amanti dei film sui supereroi, questo comunque è il film giusto. Quelli, come me, cui hanno invece super frantumato le scatole (tanto per non essere volgari), possono invece girare al largo come fanno di solito quanto sentono puzza di fordianata commerciale e trash lontana un miglio.
Il consiglio di Ford: non c'è due senza tre - e speriamo bene -.
Ovviamente sono ansioso di schiaffarmi in sala a vedere questo film quanto Peppa Kid di sbrodolarsi di fronte alla nuova pippa gigante di Malick.
Il primo Iron man è stato una gran figata, il secondo una noia mortale: ovviamente tutte le speranze puntano su una replica - se non una miglioria dell'esordio dell'Uomo di latta di Downey Jr, mattatore in Avengers, diretto per l'occasione da Shane Black, sceneggiatore di Arma letale e regista di quella divertentissima chicca di Kiss kiss bang bang.
Se si mantiene quello standard, siamo in un'armatura di ferro.

"Caro Goi, l'operazione al cervello è riuscita: ora finalmente capirai qualcosa anche in materia di donne."

Le streghe di Salem di Rob Zombie


Il consiglio di Cannibal: Ford Zombie
Altra fordianata della settimana, il ritorno di quel metallaro di Rob Zombie. I suoi film precedenti così come la sua musica mi hanno fatto schifo piuttosto che no, però questo pare sia differente, più stregonesco, più paranormale, più visionario… Dubito possa farmi impazzire, però se non altro potrebbe diventare la mia pellicola preferita tra quelle di Rob Zombie. Non che ci vada molto.
Ford, fan-zombie di Rob Zombie, spero che invece tu questa volta rimanga deluso dal tuo eroucolo!
Il consiglio di Ford: speriamo che Rob non faccia lo Zombie.
Rob Zombie, buon musicista e produttore, qualche anno fa si rivelò anche un ottimo regista regalando due perle come La casa dei mille corpi e La casa del diavolo, due filmacci cattivi uno meglio dell'altro che giusto il Cucciolo poteva criticare. Poi sono arrivati i due Halloween, e la mia fiducia nel cineasta più metal del mondo non solo ha vacillato, ma si è presa una vacanza permanente. Speriamo che con questo nuovo titolo si possa tornare agli antichi fasti.
O almeno avere abbastanza legna per bruciarci le ultime ambizioni dello Zombie insieme ai resti di Peppa Kid dopo l'ultima Blog War. Ahahahahaha!

"Per favore, Gesù bambino, liberami delle presenze di Ford e Cannibal Kid!"

Qualcuno da amare di Abbas Kiarostami


Il consiglio di Cannibal: Ford, qualcuno da odiare
Ero rimasto piacevolmente colpito dal precedente film di Abbas Kiarostami, Copia conforme. Una pellicola estremamente radical-chic e che quindi mi aveva convinto parecchio.
Questo Qualcuno da amare, che vanta la sempre affascinante ambientazione di Tokyo, sembra un’altra operazione parecchio radical-chiccosa e promette di essere un buon antidoto al cinema dei supereroi.
Viva Kiarostami, Abbas-so Ford!
Il consiglio di Ford: Kiarostami è sempre da amare.
Per quanto il mio rivale possa stupirsi, il sottoscritto continua a mostrare un gusto per il buon Cinema a trecentosessantagradi, dunque considerato che il Maestro Kiarostami ha regalato, negli anni, veri e propri Capolavori come Il sapore della ciliegia, ogni suo film dalle mie parti è sempre accolto con grande fiducia.
Forse non sarà degno dei tempi d'oro, ma considerati gli ultimi due mesi di uscite direi che va preso come oro colato.

"Avete visto questa donna? E' la mia vecchia nonna, Katniss Kid!"
Kiki - Consegne e domicilio di Hayao Miyazaki


Il consiglio di Cannibal: una bella consegna a domicilio, mentre Ford si merita solo dei pacchi bomba!
Una pellicola deliziosa. Un’altra gradevolissima creazione del Maestro Hayao Miyazaki e dello Studio Ghibli, magari non una pietra miliare assoluta, però la protagonista è una idola e la visione scorre piacevole dall’inizio alla fine.
Unico problema: è un film del 1989 e nei cinema italiani arriva solo ora, con appena quei 24 anni di ritardo. Ma che volete che siano in un paese che continua a rimettere Napolitano come Presidente della Repubblica e in cui Cannibal e Ford sono considerati ancora delle giovani promesse del blogging nostrano?
Recensione cannibale a breve…
Il consiglio di Ford: le consegne a domicilio noi le facciamo trent'anni in ritardo.
Pellicola davvero carina del Maestro Miyazaki che tutti i veri fan del Cinema - e non solo d'animazione - conoscono da una vita, dato che parliamo di una delle prime creazioni del fenomenale studio Ghibli: non siamo all'altezza di Totoro o La città incantata, ma si tratta comunque di un film davvero piacevole e perfetto per grandi e piccini.
Dunque, se siete tra i pochi ancora in linea con i ritardi italioti, vedete di recuperarlo almeno per cercare di dimenticare la desolazione inenarrabile del nostro disastrato Paese.

Ford e Katniss Kid volano verso l'appuntamento con la rubrica settimanale sulle uscite in sala.
Viaggio sola di Maria Sole Tognazzi


Il consiglio di Cannibal: viaggio solo lontano dall’Italia
Margherita Buy e Stefano Accorsi, ovvero i due attori più nevrotici del nostro paese e credo del mondo intero, di nuovo insieme. Una pellicola firmata da Maria Sole Tognazzi, raccomandatissima figlia di Ugo Tognazzi, e interpretata anche dal suo raccomandatissimo fratello Gianmarco.
In un momento di particolare insofferenza nei confronti dell’Italia come quello attuale, questo film mi sembra rappresentare al meglio il peggio cinematografico del nostro paese.
Non fossi il sedentario coniglione che Ford mi accusa sempre di essere, me ne scapperei subito il più in fretta e il più lontano possibile, da questo paese di merda!
Il consiglio di Ford: viaggiamo tutti via da questo Paese per vecchi.
Vorrei davvero poter sperare in un qualche spiraglio per l'Italia, ma se questo è il meglio che il nostro Cinema sa offrire, tra raccomandazioni, luoghi comuni e nevrosi, ci meritiamo tutti i Berlusconi, Bersani, Napolitano e Amato possibili.
Quasi quasi vado a prendere a casa il Coniglione e ce ne andiamo tutti in Australia con i suoi cugini canguri.

"Stanno arrivando Ford e Cannibal!? Allora ce ne andiamo subito!"

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