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giovedì 25 aprile 2013

Thursday's child


La trama (con parole mie): negli ultimi tempi, l'avvicinarsi della giornata dedicata alla rubrica delle uscite settimanali cominciava ad essere lo spauracchio sia mio che del Coniglione selvaggio Peppa Kid, acerrimo rivale del sottoscritto nonchè sconfitto per così dire illustre dell'ultima Blog War.
Poi sono arrivate la farsa dell'elezione del Presidente della Repubblica ed il teatrino politico italiano a fare di peggio, dunque questa settimana insolitamente poco infarcita di titoli e schifezze made in Italy riesce addirittura ad apparire come la prima da un paio di mesi a questa parte a mandare dei segnali di timida ripresa. Speriamo non sia solo un fuoco di paglia.


"Peppa Kid, con la sola imposizione delle mani posso trasformarti in un vero intenditore di Cinema!"


Iron Man 3 di Shane Black


Il consiglio di Cannibal: Haironmen, hairottoilcazzo
Considerando quanto mi sono piaciuti i primi due episodi di Iron Man, ovvero zero, sono ansioso di vedere questo film quanto Mr. Ford aspetta di guardare il nuovo film di Terrence Malick…
A ognuno il suo: a me il grande cinema d’autore, a Ford le bambinate fracassone.
Per tutti i numerosi amanti dei film sui supereroi, questo comunque è il film giusto. Quelli, come me, cui hanno invece super frantumato le scatole (tanto per non essere volgari), possono invece girare al largo come fanno di solito quanto sentono puzza di fordianata commerciale e trash lontana un miglio.
Il consiglio di Ford: non c'è due senza tre - e speriamo bene -.
Ovviamente sono ansioso di schiaffarmi in sala a vedere questo film quanto Peppa Kid di sbrodolarsi di fronte alla nuova pippa gigante di Malick.
Il primo Iron man è stato una gran figata, il secondo una noia mortale: ovviamente tutte le speranze puntano su una replica - se non una miglioria dell'esordio dell'Uomo di latta di Downey Jr, mattatore in Avengers, diretto per l'occasione da Shane Black, sceneggiatore di Arma letale e regista di quella divertentissima chicca di Kiss kiss bang bang.
Se si mantiene quello standard, siamo in un'armatura di ferro.

"Caro Goi, l'operazione al cervello è riuscita: ora finalmente capirai qualcosa anche in materia di donne."

Le streghe di Salem di Rob Zombie


Il consiglio di Cannibal: Ford Zombie
Altra fordianata della settimana, il ritorno di quel metallaro di Rob Zombie. I suoi film precedenti così come la sua musica mi hanno fatto schifo piuttosto che no, però questo pare sia differente, più stregonesco, più paranormale, più visionario… Dubito possa farmi impazzire, però se non altro potrebbe diventare la mia pellicola preferita tra quelle di Rob Zombie. Non che ci vada molto.
Ford, fan-zombie di Rob Zombie, spero che invece tu questa volta rimanga deluso dal tuo eroucolo!
Il consiglio di Ford: speriamo che Rob non faccia lo Zombie.
Rob Zombie, buon musicista e produttore, qualche anno fa si rivelò anche un ottimo regista regalando due perle come La casa dei mille corpi e La casa del diavolo, due filmacci cattivi uno meglio dell'altro che giusto il Cucciolo poteva criticare. Poi sono arrivati i due Halloween, e la mia fiducia nel cineasta più metal del mondo non solo ha vacillato, ma si è presa una vacanza permanente. Speriamo che con questo nuovo titolo si possa tornare agli antichi fasti.
O almeno avere abbastanza legna per bruciarci le ultime ambizioni dello Zombie insieme ai resti di Peppa Kid dopo l'ultima Blog War. Ahahahahaha!

"Per favore, Gesù bambino, liberami delle presenze di Ford e Cannibal Kid!"

Qualcuno da amare di Abbas Kiarostami


Il consiglio di Cannibal: Ford, qualcuno da odiare
Ero rimasto piacevolmente colpito dal precedente film di Abbas Kiarostami, Copia conforme. Una pellicola estremamente radical-chic e che quindi mi aveva convinto parecchio.
Questo Qualcuno da amare, che vanta la sempre affascinante ambientazione di Tokyo, sembra un’altra operazione parecchio radical-chiccosa e promette di essere un buon antidoto al cinema dei supereroi.
Viva Kiarostami, Abbas-so Ford!
Il consiglio di Ford: Kiarostami è sempre da amare.
Per quanto il mio rivale possa stupirsi, il sottoscritto continua a mostrare un gusto per il buon Cinema a trecentosessantagradi, dunque considerato che il Maestro Kiarostami ha regalato, negli anni, veri e propri Capolavori come Il sapore della ciliegia, ogni suo film dalle mie parti è sempre accolto con grande fiducia.
Forse non sarà degno dei tempi d'oro, ma considerati gli ultimi due mesi di uscite direi che va preso come oro colato.

"Avete visto questa donna? E' la mia vecchia nonna, Katniss Kid!"
Kiki - Consegne e domicilio di Hayao Miyazaki


Il consiglio di Cannibal: una bella consegna a domicilio, mentre Ford si merita solo dei pacchi bomba!
Una pellicola deliziosa. Un’altra gradevolissima creazione del Maestro Hayao Miyazaki e dello Studio Ghibli, magari non una pietra miliare assoluta, però la protagonista è una idola e la visione scorre piacevole dall’inizio alla fine.
Unico problema: è un film del 1989 e nei cinema italiani arriva solo ora, con appena quei 24 anni di ritardo. Ma che volete che siano in un paese che continua a rimettere Napolitano come Presidente della Repubblica e in cui Cannibal e Ford sono considerati ancora delle giovani promesse del blogging nostrano?
Recensione cannibale a breve…
Il consiglio di Ford: le consegne a domicilio noi le facciamo trent'anni in ritardo.
Pellicola davvero carina del Maestro Miyazaki che tutti i veri fan del Cinema - e non solo d'animazione - conoscono da una vita, dato che parliamo di una delle prime creazioni del fenomenale studio Ghibli: non siamo all'altezza di Totoro o La città incantata, ma si tratta comunque di un film davvero piacevole e perfetto per grandi e piccini.
Dunque, se siete tra i pochi ancora in linea con i ritardi italioti, vedete di recuperarlo almeno per cercare di dimenticare la desolazione inenarrabile del nostro disastrato Paese.

Ford e Katniss Kid volano verso l'appuntamento con la rubrica settimanale sulle uscite in sala.
Viaggio sola di Maria Sole Tognazzi


Il consiglio di Cannibal: viaggio solo lontano dall’Italia
Margherita Buy e Stefano Accorsi, ovvero i due attori più nevrotici del nostro paese e credo del mondo intero, di nuovo insieme. Una pellicola firmata da Maria Sole Tognazzi, raccomandatissima figlia di Ugo Tognazzi, e interpretata anche dal suo raccomandatissimo fratello Gianmarco.
In un momento di particolare insofferenza nei confronti dell’Italia come quello attuale, questo film mi sembra rappresentare al meglio il peggio cinematografico del nostro paese.
Non fossi il sedentario coniglione che Ford mi accusa sempre di essere, me ne scapperei subito il più in fretta e il più lontano possibile, da questo paese di merda!
Il consiglio di Ford: viaggiamo tutti via da questo Paese per vecchi.
Vorrei davvero poter sperare in un qualche spiraglio per l'Italia, ma se questo è il meglio che il nostro Cinema sa offrire, tra raccomandazioni, luoghi comuni e nevrosi, ci meritiamo tutti i Berlusconi, Bersani, Napolitano e Amato possibili.
Quasi quasi vado a prendere a casa il Coniglione e ce ne andiamo tutti in Australia con i suoi cugini canguri.

"Stanno arrivando Ford e Cannibal!? Allora ce ne andiamo subito!"

giovedì 10 maggio 2012

I gatti persiani

Regia: Bahman Ghobadi
Origine: Iran
Anno: 2009
Durata: 106'



La trama (con parole mie): Negar e Ashkan sono due giovani e promettenti musicisti di Teheran, ansiosi di poter avere la possibilità di comporre e suonare i loro pezzi in totale libertà, senza avere il timore della censura e del carcere. Aiutati dal trafficone Nader, si mettono alla ricerca dei componenti di una band da lanciare ad un grande concerto a Londra e dei visti che serviranno per uscire dal loro Paese senza, forse, fare ritorno.
Ma così come la ricerca dei membri della band sarà ricca di scoperte, generi e stili vari e voglia di cantare un Iran libero, la parte burocratica del loro impegno si rivelerà più complicata di quanto non sembrasse specialmente a livello economico, senza contare i soprusi e gli abusi di potere di una polizia che è l'espressione peggiore di un regime neppure troppo celato.




E' sempre un piacere, dalle parti di casa Ford, tornare a scoprire - e riscoprire - il Cinema iraniano, un bacino di sorprese, idee ed energia come raramente se ne vedono qui da noi nel Vecchio Continente - forse solo la Francia, nelle ultime stagioni cinematografiche, è stata a questi livelli -: dai Maestri Kiarostami e Panahi a Persepolis, dal meraviglioso Una separazione a Offside, tutta la forza di questo Cinema è legata alla grandissima voglia di vivere dei suoi protagonisti e realizzatori, e soprattutto alla voglia di emanciparsi da un regime durato fin troppo tempo, che ancora oggi non permette a molti giovani artisti - e non solo, perchè la condizione della donna è anche peggiore - di esprimersi secondo le proprie volontà e desideri.
I gatti persiani, vincitore della sezione Un certain regard a Cannes nel 2009, sposta la sua attenzione dalla società alla cultura, regalando al pubblico un ritratto pulsante e vivo di quella che è la realtà musicale alternativa della capitale iraniana, vissuta quasi esclusivamente in clandestinità dai suoi rappresentanti, giovani dediti all'indie rock, all'hip hop, all'heavy metal, al blues ma anche agli echi del sound tradizionale che guardano all'Europa come ad una chance di vedere la propria musica finalmente libera di essere eseguita ai concerti, per le strade, incisa e venduta nei negozi e non al mercato nero.
Un'operazione di ricerca e scoperta di talenti simile a quella che qualche anno prima intraprese Fatih Akin con il suo Crossing the bridge, anche se la situazione turca risulta sicuramente più semplice di quella di Teheran e dell'Iran in generale - interessante il confronto tra i due protagonisti e Nader nel momento in cui quest'ultimo afferma di conoscere più di duemila band di indie rock in tutto il Paese, e anche più cantanti femminili cui sarebbe proibito esibirsi se non come coriste nei complessi tradizionali - che ricorda anche lo spirito un pò ribelle e un pò malinconico di The Commitments, con Negar e Ashkan al centro di un viaggio volto a mettere in piedi una sorta di "supergruppo" con tutti i migliori talenti locali nascosti sui tetti o negli scantinati, o perfino nelle stalle delle fattorie - ottima la parentesi "agreste" con il metal proposto alle mucche -: tutto questo - volontà di lasciare l'Iran compresa - senza mai dimenticare quali sono le proprie radici e quanto questi giovani musicisti desiderino, più che fuggire, cambiare la propria realtà.
Negar e Ashkan tengono a specificare la loro volontà di tornare una volta terminato il concerto di Londra, così come gli esponenti dell'hip hop locale decidono di non partire, "perchè la nostra musica ha un senso qui, a Teheran": in fondo, è della loro terra che si sta parlando, delle loro origini, e della voglia di portare quella stessa, oppressiva quotidianità in un futuro nuovo e libero, grazie soprattutto alla loro musica.
E' questo il senso primo ed ultimo della loro lotta, dell'energia elettrica rubata e del confronto quasi quotidiano con le forze dell'ordine - basta la sola sequenza del cane in macchina per rendersi conto della situazione vissuta dai giovani iraniani -, delle stanze insonorizzate e dei concerti tenuti in segreto, sempre con il fiato sospeso, sperando che la polizia non scopra nulla, che nessuno venga preso, o che dalla strada non si senta quello che sta pulsando proprio sotto di lei: le band che osserviamo passare, suonare e cantare in questo piccolo, grande film di Ghobadi sono il cuore di una rivoluzione culturale che è già partita da tempo, ma non è ancora davvero esplosa, e di sicuro è ben lontana da aver raggiunto il successo.
Sta anche a noi, privilegiati in più di un senso rispetto a loro, continuare a parlarne e ad aver voglia di scoprirli, aiutarli anche solo con una voce in più da questa o dall'altra parte del mare: chissà che non sia d'aiuto anche qui, dove troppo abituati a stare seduti comodi, finiamo per non riconoscere quanto ci viene tolto, e quante voci vengono tenute sotto silenzio, pur se con metodi meno platealmente repressivi di quelli dei reggenti di Teheran.
Chissà che non sia d'aiuto a tutti quelli che stanno nascosti, e che un giorno non possa essere una cosa facile come godersi il sole uscire per strada e suonare la propria canzone.
Iran o Italia che sia.


MrFord


"The sharif don't like it
rockin' the Casbah
rock the Casbah
the sharif don't like it
rockin' the Casbah
rock the Casbah."
The Clash - "Rock the Casbah" -


 

martedì 27 marzo 2012

Incendies - La donna che canta

Regia: Denis Villeneuve
Origine: Canada
Anno: 2010
 Durata: 130'


La trama (con parole mie): Nawal Marwan, una donna dal passato misterioso, è appena deceduta, ed i suoi due figli gemelli, Jeanne e Simon, nati e cresciuti in Canada, scoprono di dover compiere un viaggio in Medio Oriente affinchè gli ultimi desideri della loro madre possano essere esauditi.
Ognuno di loro avrà un compito: per la prima, determinata a fare luce sul passato della famiglia, ed il secondo, decisamente arrabbiato e refrattario all'idea, si apriranno le strade verso il loro perduto padre ed il fratello che non sapevano di avere.
Un viaggio drammatico ed intenso alla scoperta delle proprie origini svelerà ben più di quanto i due si sarebbero aspettati, il passato di Nawal e la sua identità di "donna che canta" e quello che pare un monito affinchè il concetto di amore divenga più forte di quelli di odio, religione e territorialità.





Esistono pellicole in grado di toccare temi molto noti ed esaminati a fondo dalla settima arte riuscendo ugualmente a mostrarne aspetti unici ed irripetibili, a portare sullo schermo personaggi memorabili o scene di culto: Incendies - o La donna che canta - è senza dubbio parte del novero.
Personalmente ho sempre seguito - per quanto possibile rispetto alla distribuzione italiana e occidentale in genere - con molto interesse il Cinema mediorientale, in grado di regalare al mondo Maestri come Kiarostami - se non avete mai visto nulla di suo, correte a recuperare quel Capolavoro che è Il sapore della ciliegia - o volti nuovi di una sensibilità potente e moderna come Jafar Panahi - Il cerchio ed Oro rosso cult imperdibili -, ma anche piccole perle di valore come La sposa siriana, o La banda.
Spinto da una produzione tutta occidentale, il lavoro di Villeneuve riesce ad inserirsi alla perfezione nello stesso ambito narrando una storia in bilico tra passato e presente che è una scoperta dei martoriati territori dibattuti tra israeliani e palestinesi - ma non solo - ed un viaggio di intensità incredibile all'interno di una famiglia, dal suo passato, al presente fino al futuro, con l'eredità consegnata da Nawal ai suoi due figli gemelli, generati dall'odio eppure spinti come solo una madre può fare verso una nuova via, quella del perdono e dell'amore che abbraccia un concetto non tanto religioso quanto figlio delle posizioni di John Lennon o Fabrizio De Andrè, che scava a piene mani nella miseria ed affiora dal sangue e dal fango per costruire qualcosa di nuovo.
In particolare, risultano strepitosi i passaggi ambientati nel passato della protagonista, dall'esecuzione del primo flashback all'agghiacciante incendio dell'autobus che da titolo all'intera vicenda, così come il faccia a faccia conclusivo tra Jeanne e Simon e le loro scoperte a proposito di padre e fratello, in grado di rievocare ai miei occhi il lirismo terrificante di opere indimenticabili quali Old Boy, sempre considerando quanto da queste parti scelte di regia e sceneggiatura così coraggiose sarebbero osteggiate ad ogni livello, dalla produzione all'opinione pubblica bigotta e limitata con la quale ci ritroviamo a confrontarci regolarmente.
Il tutto portato sullo schermo con un'abilità impressionante dietro la macchina da presa, una fotografia ed un piglio che fanno delle opere del già citato Kiarostami una vera e propria lezione ed un crescendo di potenza impressionante, che intreccia la vita di un figlio cresciuto nell'odio e nella guerra e quelle di due preservati da un passato che rischiava di essere troppo fino a quando non fossero stati pronti unite dalla volontà ferrea di una madre che, di fatto, non ha mai abbandonato nessuno di loro, neppure nell'assenza, neppure rinchiusa tra le pareti di una prigione che non l'ha piegata neanche portandole via tutto quello che si potrebbe togliere ad un essere umano.
E con le lettere che giungono ai loro destinatari a compimento del viaggio e della promessa fatta da e a Nawal assistiamo ad uno dei finali emotivamente più toccanti che il Cinema mi abbia riservato in tempi recenti, evocando i fantasmi emotivi di meraviglie come Departures.
Anche in quel caso, la perdita diveniva uno strumento per una nuova consapevolezza, ed una scoperta di se stessi che pare un'eredità: ed è questo, più di ogni altro bene materiale, che Nawal lascia a Jeanne e Simon.
L'eredità di chi ha lottato, è stato oppresso ma non si è fatto schiacciare, ha vissuto la violenza per trasformarla in amore.
L'eredità di ogni madre.
L'eredità della donna che canta.


MrFord


"Per me sei figlio, vita morente,
ti portò cieco questo mio ventre,
come nel grembo, e adesso in croce,
ti chiama amore questa mia voce."
Fabrizio De Andrè - "Tre madri" -



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