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mercoledì 26 novembre 2014

The protector 2

Regia: Prachya Pinkaew
Origine: Tailandia
Anno: 2013
Durata:
104'




La trama (con parole mie): Kham, eroe della liberazione, cinque anni prima, di uno degli elefanti destinati ai sovrani come nell'antica tradizione ormai dedito ad una tranquilla vita in campagna, si trova coinvolto in un complicato affare che lega interessi di guerra internazionali, il nuovo rapimento del suo elefante e la vendetta delle figlie di un boss locale ucciso e per l'omicidio del quale è ritenuto responsabile. 
Giunto in città sulle tracce del suo animale, Kham dovrà convincere le ragazze in cerca dell'assassino del padre che non è lui il bersaglio giusto, impedire un colpo di stato pronto a provocare un conflitto e sgominare l'organizzazione di LC, boss incaricato dai militari di sistemare le cose in modo che i progetti stabiliti nell'ottica della corsa agli armamenti facciano il loro corso.
Riuscirà l'uomo, con l'aiuto del vecchio amico Mark, a farcela ancora una volta?






Avete presente quei film dai quali non vi aspettereste nulla, se non una clamorosa sequela di schifezze messe in fila, e che, al contrario, finiscono per sorprendere in positivo?
Un buon esempio tra le mie visioni più o meno recenti è stato il primo The Protector, che da anni giaceva nel dimenticatoio ed ha finito, principalmente grazie alle evoluzioni del protagonista Tony Jaa - uno dei grandi poeti attuali del Cinema di botte, come già sottolineavo ieri -, per esaltarmi neanche fossi tornato ad avere dodici anni e sognare di essere un supereroe o un action hero: spinto dall'entusiasmo, ho dunque recuperato a traino il sequel, giunto quest'anno in sala e, considerata la sorpresa del primo film, preceduto da una discreta aspettativa.
Purtroppo per me, per Tony Jaa - sempre e comunque notevole - e per il divertimento e la goduria che i film di botte dovrebbero sempre garantire, le cose non sono andate affatto come avrei voluto: perchè nonostante un minutaggio finalmente rispettoso delle scelte originali del regista, una confezione forse più curata, una trama assurda e roboante, un RZA ospite d'eccezione più tamarro che mai - e non posso non volergli bene, considerati i suoi trascorsi musicali, l'esperienza da regista con L'uomo dai pugni di ferro e la partecipazione a Californication -, The protector 2 rappresenta il classico sequel al quale si poteva facilmente rinunciare, pronto a far rimpiangere tempi migliori a chi aveva amato la pellicola originale nonchè a far pensare ai radical chic che odiano questo tipo di operazioni proprio quello che pensano con ragione.
Ma non è finita qui, perchè ho anche un aneddoto, rispetto a quest'ultima fatica firmata Prachya Pinkaew: più o meno un paio di mesi fa - giorno più, giorno meno - alla notizia della sua uscita in sala, decisi di cogliere l'occasione per schiaffarmi la coppia di Protector in modo da presentarli in due post gemelli su due giorni di seguito, nel pieno rispetto del regime di programmazione di recensioni che mi permette di avere più o meno trenta giorni di respiro e di vantaggio per qualsiasi evenienza.
Con i due post impaginati, le trame preparate, i voti assegnati e la cornice pronta, ultimai il primo e proseguii nel mio percorso abituale qui al Saloon: almeno fino a ieri pomeriggio.
Riaperto il post per dare la classica occhiata di rifinitura del giorno precedente la pubblicazione, ho scoperto di non avere mai scritto nulla a proposito di The protector 2.
Considerati il Fordino, la vita in famiglia, il lavoro, la mole di film, serie, letture e chi più ne ha, più ne metta che cerco di buttare nel serbatoio della vita giorno dopo giorno, e che, fondamentalmente, si era trattato di una visione dimenticabile e particolarmente assonnata di un titolo decisamente non clamoroso, la scoperta era l'equivalente di una rinuncia alla pubblicazione.
Ma neppure di un film di botte incapace perfino di conquistare un fan di vecchia data dei film di botte come il sottoscritto è sempre completamente da buttare - quell'onore lo riservo davvero a poca immondizia ben peggiore di queste innocue e malriuscite tamarrate -: se non altro ho avuto l'occasione di rivelare qualche retroscena della vita del Saloon e del "processo creativo" dietro la creazione dei post - o la mancata creazione, come in questo caso - portando anche a casa il risultato.
Certo, Tony Jaa non sarà contento, e probabilmente potrebbe aver voglia di rendere pan per focaccia con un paio di ginocchiate delle sue - equivalente delle bottigliate all'interno di questo tipo di prodotti -, ma penso che incasserò il colpo e aspetterò di vedere il nostro alle prese con i due banchi di prova fondamentali di Fast 7 e The raid 3.
Sperando che non si rivelino sequel privi di carattere ed incapaci di lasciare il segno - anche in una memoria labile come quella del sottoscritto - come questo.



MrFord



"Now I am calling
hoping you'll hear me
we all need somebody
to believe in something
and I won't fear this
when I am falling
we all need somebody
that can mend... These broken bones."
Rev Theory - "Broken bones" - 



lunedì 13 maggio 2013

The man with the iron fists - L'uomo dai pugni di ferro

Regia: RZA
Origine: USA
Anno: 2012
Durata: 95'




La trama (con parole mie): un fabbro venuto da Occidente trova in un selvaggio villaggio della Cina feudale crocevia di assassini, soldati, uomini di potere e donne pronte ad approfittarne. Mosso dal sogno di raccogliere il denaro necessario a lui e alla sua donna per abbandonare quei luoghi e cambiare vita, il fabbro forgia giorno dopo giorno armi sempre più potenti e letali, che finiscono per alimentare il desiderio di potere del Clan dei Leoni rispetto al Governatore.
Quando il Leone d'argento elimina quello d'oro in modo da assumere il comando del Clan stesso per poi allearsi con due pericolosi assassini, il fabbro decide di unire le sue forze a quelle del figlio del capoclan trucidato e del soldato Jack Knife, in missione segreta per recuperare i beni del Governatore trafugati dai ribelli.
La lotta sarà senza quartiere, e prima di poter giocare un ruolo decisivo il fabbro dovrà perdere il suo cuore, e non solo, per diventare l'uomo dai pugni di ferro in grado di ristabilire l'ordine e la pace.





RZA è senza dubbio un uomo dai molteplici talenti: musicalmente un fenomeno, anima dei Wu Tang Clan ed autore di colonne sonore clamorose come quella del meraviglioso Ghost dog - se non l'avete visto, correte immediatamente a recuperarlo -, gravita da parecchio tempo, ormai, nei dintorni del pulp figlio del bad guy del Cinema per eccellenza, Quentin Tarantino.
Ed è proprio al genio di Pulp fiction che RZA fa riferimento con questo suo esordio dietro la macchina da presa, un cocktail decisamente divertente che mescola la grande tradizione dei film di arti marziali che vennero sdoganati in Occidente da Bruce Lee, il wuxia, l'estetica di Kill Bill e gli effetti splatter di Greg Nicotero, senza dimenticare il suo caro, vecchio, hip hop.
Non mancano certo i difetti, a quest'opera prima interessante quanto eccessiva, in primis il suo autore: forse perchè troppo ansioso di dimostrare il suo talento anche nella settima arte, il leader dei Wu Tang - tralasciando le naturali sbavature sia in fase di script che di regia, tutte giustificabili - decide di porre se stesso anche dalla parte opposta della macchina da presa assegnandosi il ruolo di protagonista, causando in questo modo la perdita di almeno una parte di appeal del lavoro finito.
Non me ne voglia il buon Robert Fitzgerald Dicks, ma come attore i suoi limiti sono decisamente più evidenti di quelli di Dave Bautista, che i più noti fan di wrestling come il sottoscritto conoscono semplicemente come Batista, ex campione WWE ed anima dello sport-entertainment nel periodo 2005/2010, che nel suo primo ruolo di un discreto spessore mette tutto quello che può - e, inutile negarlo, dal punto di vista dell'impatto fisico è sempre impressionante - facendo una figura decisamente migliore di quella del suo regista.
Inoltre il tributo allo stile tarantiniano risulta decisamente pesante, tanto da far pensare in più di un'occasione di stare assistendo ad un film già visto almeno una decina d'anni fa, o ad un uno di quegli omaggi che gli esordienti semisconosciuti insistono per tributare ai loro registi preferiti.
Non propriamente, dunque, il cult che molti di noi - e mi ci metto in mezzo senza problemi - si aspettavano da una proposta assolutamente attesissima almeno dal popolo della rete.
Dall'altra parte, però, occorre ammettere che The man with the iron fists ha stile da vendere, funziona anche con i suoi difetti dall'inizio alla fine, avvince e diverte, e grazie ad un ottimo Russell Crowe assume uno spessore a suo modo autoriale pur essendo un'opera decisamente votata al tamarrismo da grindhouse selvaggio: l'eccesso di esibizionismo tecnico, il citazionismo sfrenato, la colonna sonora volutamente al limite del kitsch ed i combattimenti che mescolano i cult del genere come Le implacabili lame di Rondine d'oro - supercult del 1966 che ispirò lo stesso Quentinone per il suo già citato Kill Bill - al più moderno stile del folle Takashi Miike - in alcuni momenti pare quasi di essere stati catapultati nel pieno di una versione old school di Ichi the killer - senza dimenticare il quasi horror e lo spirito a stelle e strisce modello Indiana Jones - "quando prendo parte ad un combattimento con il coltello non dimentico mai di portarmi una pistola", sentenzia Jack Knife sornione - donano a questo ibrido imperfetto un fascino quasi irresistibile, che riesce a regalare all'audience la sensazione di goduriosa soddisfazione che permette, di norma, di non considerare troppo gravi i difetti e sminuire le aspettative deluse.
Sicuramente se quello che potreste aspettarvi è grande Cinema le probabilità di rimanere con l'amaro in bocca sono molte, così come se doveste pensare di andare incontro ad una nuova pietra miliare dei film di botte o all'instant cult dell'anno appena iniziato, ma è facile ovviare a questi eventuali inconvenienti: sedetevi, prendete un bel respiro, e godetevi il lavoro di RZA e questo sfoggio di ego e coolness come se non ci fossero troppi domani, lasciando che i colori, le immagini e le danze da ottantotto folli possano intrattenervi e nulla più, cercando di spassarvela come un vecchio soldato cialtrone decisamente letale che abbia solo voglia di buon cibo, una sana sbronza e compagnia femminile fino ad essere stremato, senza perdere troppo tempo ad ammazzare cristiani.
In questo modo rischierete davvero di uscire dalla sala come se il vostro Chi fosse una potenza praticamente incommensurabile.


MrFord

"Bone, crushing, smooth, kicks
blades, chopping, through, bricks
master of the weaponry, sells to both clicks
blacksmith, with the iron fists."
Wu Tang Clan - "Rivers of blood" -



giovedì 9 maggio 2013

Thursday's child

 
La trama (con parole mie): ed eccoci pronti ad un'altra settimana di uscite in sala con i sempre interessanti consigli di questo vecchio cowboy ed i telegrafici - almeno per questa volta - deliri del mio antagonista, quel cuccioletto di Cannibal Kid.
Questo sarà un weekend principalmente all'insegna dell'assenza di pellicole trash italiane - almeno si spera - e del ritardo - non mentale, cosa andate a pensare!? - dei nostri distributori, che finiscono per impiegare quei due o tre anni - quando va bene - per portare una pellicola in sala: comunque accontentiamoci e non facciamo troppo gli schizzinosi, perchè un paio di cose carine si potranno trovare.

Un'immagine esclusiva di Peppa Kid che sbuca dalla porta della sua cameretta.
La casa di Fede Alvarez


Il consiglio di Ford: scegliete La casa, e non Casale!
Anche in questo caso viene distribuita una pellicola già da qualche settimana passata dalle parti del Saloon, riuscita non soltanto a stupire in positivo, ma a rendere onore ad uno dei cult assoluti dell'horror di tutti i tempi, l'omonimo e mitico lavoro di Sam Raimi che rese gli anni ottanta un decennio migliore per molti appassionati del genere.
Fede Alvarez, pur cercando soluzioni differenti da quelle di partenza e puntando più sull'impianto classico della proposta d'orrore che sull'ironia nerissima dell'originale, riesce a trovare il giusto equilibrio e stupire anche chi, come il sottoscritto, era partito con tutti i pregiudizi possibili.
Certo, con il Cannibale non sarà possibile, perchè solo a pensarci se la farà sotto e deciderà di passare oltre snobbando questo titolo fingendosi superiore. Voi, però, non dategli retta e concedete pure una possibilità: non ne resterete delusi.
Recensione fordiana appena successiva a quella de L'uomo dai pugni di ferro.
Il consiglio di Cannibal: la caga
Un altro horror? Un altro remake? Un altro remake horror?
Che palle! Giusto Ford, fan solo delle cose del tutto prive di originalità, può rimanerne estasiato…
Già dal trailer mi sembra una roba che, più che far cagare sotto dalla paura, fa cagare e basta. Se volete una casa inquietante, poi, casa Ford di certo potrà fare di più al caso vostro!

"Noooo vi prego! Non lo voglio vedere l'ultimo di Malick! Noooo!"
L’uomo con i pugni di ferro di RZA


Il consiglio di Ford: il Ford con i pugni di ferro diretti sul grugno del Cannibale.
Finalmente, dopo mesi di attesa - considerate che in casa Ford è passato a fine gennaio - esce anche qui nella Terra dei cachi il primo lavoro da regista del mitico musicista, produttore ed attore RZA, volto simbolo dei Wu Tang Clan nonchè autore di colonne sonore pazzesche come quella di Ghost dog.
Una pellicola che è a metà strada tra la tamarrata selvaggia - tant'è che nel cast spicca l'ex wrestler noto a tutti gli appassionati come Batista - ed il grindhouse stiloso di Tarantino, cui si deve molto dell'operato del buon Samurai Apocalypse dietro la macchina da presa: non perfetto, questo è sicuro, ma divertente, fracassone ed assolutamente godurioso alla vista, dalle influenze jappo al sangue a fiumi. E ho come l'impressione che finirà per mettere d'accordo perfino i due nemici più acerrimi della blogosfera.
Recensione fordiana a brevissimo!
Il consiglio di Cannibal: l’uomo con i pugni di Ford, un uomo quindi debolissimo
Non mi piacciono gli action movies, ma mi è piaciuto questo!
Un film figoso, stiloso, divertente, con cui il rapper RZA esordisce al cinema in maniera convincente e molto tarantinata. Tutto l’opposto dei superatissimi filmucoli action anni ‘80 consigliati da Ford, in pratica…
Recensione cannibale (di certo migliore di quella fordiana) coming soon.

"Ford viene con noi, l'abbiamo prenotato già da un mese!" "Mi dispiace, ma stasera vi tocca Peppa Kid: il vecchio cowboy, invece, me lo pappo tutto io!"
Confessions di Tetsuya Nakashima


Il consiglio di Ford: lo confesso, questo film è uno dei re delle bottigliate del Saloon.
Questa uscita è proprio da ridere.
Giunto alla distribuzione in sala con un tempismo perfetto - giusto giusto quei tre anni di ritardo -, il lavoro di Nakashima era stato protagonista di un tam tam di meraviglia che ai tempi aveva percorso quasi tutta la blogosfera per fermarsi al Saloon, quando finì per essere bottigliato selvaggiamente dal sottoscritto - whiterussiancinema.blogspot.it/2011/03/confessions-kokuhaku.html -: ricordo che demolire la spocchia di questo film pretenzioso, inutilmente autoreferenziale e lontano anni luce dalle vere proposte autoriali e di valore giunte da Oriente.
Ovviamente al mio rivale piacque da impazzire, ma del resto non c'è da stupirsi: basta un pò di presunta tecnica, un'accozzaglia di sequenze tutta forma e niente sostanza, temi apparentemente scottanti, ed eccovi servita la ricetta perfetta per Pusillanime Kid.
Il consiglio di Cannibal: confesso che è una figata!
Confessions è davvero imperdibile. Un film grandioso, sorprendente, girato alla grandissima, che arrivo con un ritardo di appena 3 anni. Considerando che di solito le pellicole orientali, come quelle di Miyazaki, vengono distribuite da noi con anche oltre 2 decenni di attesa, non ci si può lamentare.
Non date retta a Ford che una visione tanto originale, estrema e splendida non la può reggere, preferendo remake e porcherie commerciali hollywoodiane, e guardatevi Confessions. Qui c’è la mia recensione di ormai 2 anni fa, ma ancora più fresca di tutti i post a breve conservazione che potete trovare su WhiteRussian: http://pensiericannibali.blogspot.it/2011/03/minkia-ke-bimbi.html

Il piccolo Marco Goi con i suoi compagni di classe. Morti.
No - I giorni dell’arcobaleno di Pablo Larrain


Il consiglio di Ford: io dico No al Cannibale.
Questa dev'essere la settimana dei ripescaggi: candidato al premio Oscar come miglior film straniero e passato da queste parti lo scorso inverno, il lavoro di Larrain - regista del da me odiatissimo Tony Manero - è un intenso ritratto di una delle battaglie civili più importanti della Storia recente, quella che vide il Cile libero dire no al dittatore Pinochet grazie ad un referendum popolare la cui campagna pubblicitaria è raccontata con gusto vintage e giusto equilibrio tra retorica e partecipazione dal riscattatosi Pablo e da Gael Garcia Bernal, volto pulito per un "eroe" profondamente umano come il suo protagonista.
Il consiglio di Cannibal: dite no a Ford e spunterà l’arcobaleno
Bel film cileno, nominato agli Oscar 2013 come miglior pellicola straniera.
Nella mia recensione (http://pensiericannibali.blogspot.it/2013/02/no.html), pubblicata alla vigilia delle ultime elezioni italiane, sostenevo che il voto è importante, è sempre importante. Bene, mi sbagliavo.

"Vediamo se mi riesce di imitare quel bimbominkia di Goi!"

Post Tenebras Lux di Carlos Reygadas


Il consiglio di Ford: post Cannibal, Ford.
Ammetto di non aver mai visto nulla firmato da Reygadas, neppure nei miei anni da cinefilo incallito ed indirizzato solo ed esclusivamente alle proposte d'autore: questo suo ultimo lavoro, però, mi fa sentire almeno come i precedenti, e ricorda al sottoscritto come sarebbe potuto diventare se avesse proseguito lungo quel sentiero.
Dunque lascerò il radicalchicchismo ai radical chic come Cannibal Goi e girerò alla larga, in attesa di scoprire se a lui sarà piaciuto, oppure no. Ovviamente, in caso positivo, eviterò con ancora più cura di vederlo.
Il consiglio di Cannibal: che la luce cannibale illumini le tenebre fordiane
Tipico film da film festival, questo Post Tenebras Lux si potrebbe rivelare una pellicola d’autore interessante, quanto una roba pretenziosa di quelle finto autoriali che piacciono tanto al mio blogger rivale. Un film che non mi ispira tantissimo, ma comunque da non rifiutare a priori.
Così come WhiteRussian. Non si deve rifiutarlo a priori. Bisogna visitarlo, leggerlo, conoscerlo a fondo per disprezzarlo con tutte le proprie forze uahahah!

"Mamma, tra questi cagnolini c'è per caso il Cucciolo Eroico!?"
20 anni di meno di David Moreau


Il consiglio di Ford: 20 anni di meno, quelli che vorrebbe avere il Cannibale!
Commedia francese a sfondo romantico pubblicizzatissima dai distributori - che hanno capito che i nostri cugini non solo sono decisamente più avanti di noi, ma tirano anche al botteghino - che, nonostante i successi transalpini anche recenti - Ozon su tutti - non mi convince affatto.
Ho come l'impressione, infatti, che si tratti del solito prodotto spacciato per valido che, in realtà, si rivela essere la classica sòla del weekend: poi, certo, ci sarà di peggio - come un qualsiasi ultimo Malick -, ma dopo mesi come quelli che abbiamo lasciato alle spalle vorrei smettere di farmi del male quando mi guardo un film.
Il consiglio di Cannibal: io dimostro (almeno) 20 anni di meno di Ford
Io ormai tendo a prendere come oro colato ogni cosa che arrivi dalla Francia o quasi. C’è da dire che sulle commedie non ci azzeccano sempre, però ora come ora punto di gran lunga più sulle loro comedy che non sulle nostre. Questo 20 anni di meno non si rivelerà un capolavoro, eppure mi sembra abbia del potenziale per una visione simpatica e disimpegnata. L’antipatico e troppo impegnato Ford ovviamente non sarà d’accordo, ma che ce frega?

"Direi che sono pronta per farmi fare l'autografo da Ford!"
Mi rifaccio vivo di Sergio Rubini


Il consiglio di Ford: mi faccio vivo con il Cannibale, a suon di calci rotanti.
Sono stupefatto. Una settimana intera senza neppure un titolo trash made in Terra dei cachi. Pare incredibile almeno quanto Peppa Kid che recensisce bene un qualsiasi film con Stallone, Schwarzenegger o Van Damme.
Comunque, Sergio Rubini non mi è mai dispiaciuto, ed il suo lavoro da regista non è completamente da buttare: dunque, pur se certo non come prima scelta - ma neppure come seconda o terza - direi che un tentativo potrei farlo, tutto sommato.
In fondo, se mi sorbisco ogni settimana le fregnacce di Peppa Kid, potrò anche sopportare un'ora e quaranta di Rubini, no!?
Il consiglio di Cannibal: mi fingo morto, piuttosto che vederlo
Ecco, se sopra ho mostrato la mia fiducia nella commedia francese, lo stesso non posso fare nei confronti di quella italiana. Sergio Rubini e Neri Marcorè non mi sono mai piaciuti granché, più che altro mi stanno indifferenti, ma le presenze del pessimo Emilio Solfrizzi e della nevrotica prezzemolina Margherita Buy mi inquietano parecchio. Io con questo film non mi faccio vivo, e nemmeno con Ford.

"Tu sai cosa devi fare: arrivi di fronte al Cannibale in favore di macchina e lo centri con una bella pizza in faccia!"

Fire with Fire di David Barrett


Il consiglio di Ford: diamo fuoco a tutte le copie in circolazione di Confessions, così lo risparmiamo al pubblico!
Filmetto di genere assolutamente inutile nonostante un cast decisamente ben accetto in casa Ford - Bruce Willis, Vincent D'Onofrio, Rosario Dawson - che non pare buono neppure per la classica serata da neurone spento sempre utile nel corso delle normali settimane lavorative.
Ho come l'impressione che Katniss Kid ci ricamerà sopra a partire dalle mie opinioni sulla sempre appariscente Rosario, ma questa volta gli andrà malissimo, considerato che ho intenzione di ignorare bellamente questo titolo.
Il consiglio di Cannibal: Fire on Ford
Americanata action di serie Z, più che di serie B, con l’attrice migliore del mondo secondo Ford: Rosario Dawson.
Vabbè…
C’è anche Bruce Willis, nella sua ennesima apparizione per rimpinguare il suo conto in banca.
Nonostante se ne vergogni, questa in realtà è l’uscita della settimana, forse dell’anno per Ford, mentre gli amanti del buon cinema possono astenersi senza troppi rimpianti.

"Merda, Ford è arrivato prima di me a dare fuoco al Cannibale!"
Anime nella nebbia di Sergei Loznitsa


Il consiglio di Ford: basta nebbia, vogliamo l'estate! E basta Cannibale, vogliamo il Cinema!
Già prevedo lo sproloquio del mio rivale che come al solito bollerà questa proposta come il classico film fordiano lento, autoriale e noioso, così come prevedo la sua sconfitta nella prossima Blog War - ma questa, ormai, è una consuetudine -.
Onestamente, sulla carta ammetto che questo Anime nella nebbia potrebbe non dispiacermi, ma andando verso la bella stagione preferirei evitare di affossarmi con titoli decisamente più adatti al clima - interiore ed esteriore - dell'inverno.
Dunque direi che, a meno di non trovarmelo davanti agli occhi, rimanderò a tempi più adatti.
Il consiglio di Cannibal: Ford, animal nella nebbia di Lodi
Urca, questo è uno di quei mattonazzi russi che solo Ford si può gustare tutto felice con tanto di popcorn, bevande rigorosamente analcoliche e rutto libero. Di quelli che a me invece mettono di buon umore quanto la nebbia.
Passo, grazie.

Una tipica giornata di lavoro in casa Ford.
Sta per piovere di Heider Rashid


Il consiglio di Ford: caro Cucciolo, per la grandinata di colpi che ti pioveranno addosso a breve non ti basterà l'ombrellino degli One direction!
Produzione italiano/algerina che mi puzza di finto alternativismo da cineforum radical chic da ex centro sociale riadattato in localino alla moda, sicuramente potrebbe essere meglio della schifezza media che ci viene propinata ultimamente ma che non ho la benchè minima intenzione di affrontare.
Cannes è alle porte, qualche recupero mi attende, non ho certo bisogno di finire intrappolato in visioni che potrebbero rischiare di mettere alla prova la mia pazienza più di quelle che normalmente consiglia il mio spocchioso rivale.
Il consiglio di Cannibal: che vi devo dire? Prendete un ombrello!
Altro mattonazzo pseudo impegnato della settimana, questa volta una coproduzione Italia - Iraq.
Un film che a me puzza non di pioggia fresca, ma di moralizzazione pesante e noiosa.
Passo pure questo all’intrepido Ford.

"Avevo dato appuntamento a Peppa Kid, ma quello è il solito tirapacchi."
The Parade - La sfilata di Srdjan Dragojevic


Il consiglio di Ford: facciamo una bella parata per le strade di Casale, ed invadiamo casa Goi.
Curiosa questa settimana, ricca di proposte autoriali di nicchia ed insolitamente povera di schifezze italiote distribuite in due sale. Non che al lavoro di Dragojevic andrà meglio, in termini di distribuzione, eppure qualcosa mi dice che questo potrebbe essere uno di quei titoli in grado di guadagnarsi i punti per diventare un piccolo cultino, almeno dalle mie parti.
Oltretutto, sono anni che ormai non vedo un film decente a tematica gay, dunque spero che questo possa colmare il vuoto.
Alla peggio, restano sempre le care e vecchie bottigliate.
Il consiglio di Cannibal: mi piacerebbe di più vedere Ford fare una sfilata…
Film serbo che tratta il tema dell’omofobia. Sembra avere anche buone intenzioni, ma a livello cinematografico fin dal trailer sembra ‘na mezza porcheruola. Magari non una porcheria totale, il che sarebbe già un buon risultato.
Quanto a me, devo ammettere di avere una paura che già potete immaginare: la fordfobia.

"Pensavi davvero di andare al tuo primo appuntamento con il Cannibale conciato così?"
Bellas Mariposas di Salvatore Mereu


Il consiglio di Ford: bruttos Cannibales.
Per adeguarsi al leit motiv del weekend, i guru della distribuzione portano in sala una proposta italiana che potrebbe risultare una piacevole sorpresa così come la solita robetta finto alternativa e che all'ultimo Festival di Venezia andò piuttosto bene e raccolse così tanti consensi da sparire immediatamente dai radar delle sale: fortunatamente il recupero è stato effettuato in tempi più brevi rispetto a Confessions, e sapete che vi dico? Non mi pare neanche così male, tanto che penso di recuperarlo al più presto.
Il consiglio di Cannibal: ma che è ‘sta roba, ajo?
Questa è una pellicola di cui non parlerò male perché se no gli amici sardi si offendono.
Mi limiterò a ignorarla come faccio di solito con Ford e le sue opinioni sempre più sconcertanti.

"Anche se siamo teen come lui Cannibal non ci vuole. Andiamo a cercare Ford, a questo punto."
Prima la trama, poi il fondo di Fulvio Wetzl, Laura Bagnoli


Il consiglio di Ford: prima la noia, poi la morte (si spera).
Documentario molto radical e molto chic - quasi più del mio antagonista - sulla vita e l'opera della pittrice milanese Renata Pfeiffer, che sinceramente mi attrae quanto una maratona di martellamento delle parti basse accompagnata da un piatto della da tanto odiata dal sottoscritto pasta al pesto.
Un titolo decisamente in linea con quelli che hanno portato ben oltre il limite la resistenza del sottoscritto e di Peppa Kid negli ultimi due mesi.
Il consiglio di Cannibal: prima Pensieri Cannibali, poi il fondo (WhiteRussian)
Quando i titoli per questa rubrica li seleziono io, ho ormai imparato a scremare almeno questi documentari che escono al massimo 1 giorno in 1 sala in tutta Italia… Ford invece è ancora giovane (si fa per dire) e inesperto e, quando li sceglie lui come questa settimana, sono cazzi.
Inutile aggiungere che non lo vedrò mai, nemmeno dovesse essere l’ultimo film rimasto sulla Terra.

"Ho intenzione di fare un ritratto al Cannibale: più brutto di quello vero, tanto, non può venire!"

lunedì 29 aprile 2013

Californication - Stagione 5

Produzione: Showtime
Origine: USA
Anno: 2012
Episodi: 12




La trama (con parole mie): dopo due anni passati a New York ed un nuovo libro di successo pubblicato, Hank Moody fa ritorno a Los Angeles, dove tutto è iniziato - più o meno - e molto è cambiato. La sua adorata ex moglie Karen si è infatti risposata con Richard Bates, curioso individuo che aveva già incontrato il cammino del nostro scrittore, sua figlia Becca ormai divenuta una piccola donna lo detesta cordialmente e frequenta un aspirante scrittore che presenta tutti i peggiori difetti moodyani, il suo agente e migliore amico Charlie Runkle deve fare i conti con il figlio avuto dall'ex moglie Marcy che ancora non ha detto una parola ed il rapper e produttore nonchè aspirante attore Samurai Apocalypse pare proprio intenzionato ad ingaggiarlo come sceneggiatore per la sua personale eddymuphata, Santa Monica Cop.
Il tutto senza contare Carrie, donna frequentata da Hank nella Grande Mela per un anno e scaricata giusto prima della partenza.
Riuscirà lo scrittore più scombinato del piccolo schermo a sopravvivere al suo personale inferno sfoderando una saggezza insperata, o sarà tutto inutile?





Scrivere di Hank Moody, in qualche modo, riesce ad essere sempre terapeutico, per me.
Come, infatti, chi mi conosce bene - Julez in primis - ben sa, molti dei difetti che lo scombinato scrittore affronta lottando con se stesso sono gli stessi che anche io manifesto e manifesterei se, come lui, fossi in balìa della fama, della scrittura e dei soldi - senza contare le donne e l'alcool, ambiti che conosco decisamente più di quelli appena citati -.
Californication, che iniziai a seguire più per curiosità legata a titolo ed ambientazione che non per effettivo hype nei confronti del lavoro di Tom Kapinos, è diventato negli anni uno dei cult imperdibili di casa Ford, appuntamento fisso per il sottoscritto per un confronto con una serie che riesce ad entrarmi dentro come pochissime altre, a sollevare lo spirito e colpire a fondo pur non sguazzando nel dramma o nei massimi sistemi: la stessa quinta stagione, in una certa misura gestita in maniera decisamente più easy delle due precedenti, è riuscita a conquistarmi sia nei suoi momenti più grotteschi - l'episodio della ronda di Moody, Samurai e Runkle è già da antologia - che in quelli legati al cuore spezzato del vecchio Hank, che pur essendo uno stronzo ed un casinista mostra mai come prima d'ora il fianco agli anni che passano e alla solitudine in cui, inevitabilmente, sguazza - il confronto con Carrie nel corso della cena a casa di Karen e Richard, il meraviglioso ultimo episodio -, che se da un lato gli garantisce la possibilità di essere in una certa misura apparentemente invincibile, dall'altro rivela tutto il romantico destino da loser sentimentale del Nostro.
Come al solito spettacolare la colonna sonora, perfetto l'inserimento nel cast di RZA - un cazzo di grandissimo artista, tra musica, regia ed interpretazioni - con il suo decisamente autoironico grande nome venuto dai bassifondi dell'hip hop pronto a mettere mano al cannone quando le cose non vanno per il verso giusto - ovvero il suo -, fantastici i siparietti con lo Stu di Stephen Tobolowsky ed il sempre più grande Charlie Runkle interpretato da Evan Handler - chi non vorrebbe un amico come questo cazzone pelato!? -, e ottima la scelta di portare Hank Moody sui binari di un approccio più maturo e meno schiavo di alcool e sesso rispetto alle annate precedenti - nella misura che lo scrittore può permettersi, ovviamente -, così come il legame piuttosto turbolento con Tyler, giovane fidanzato di Becca nonchè stronzo da competizione, che io stesso - sarà stata la fresca paternità - ho finito per detestare praticamente dalla prima apparizione, approvando ogni stoccata - fisica e morale - che Moody è riuscito a rifilargli in modo da metterlo in condizione di crescere e godersela, con e soprattutto senza la sua giovane e sempre più adolescente - in quanto a refrattarietà - bambina.
Interessanti anche l'apparizione del compianto Lew Hashby ed il ribaltamento del ruolo della bomba sexy Kali, donna di Samurai Apocalypse nonchè protagonista di un cambiamento che la porta da "vittima" del rapper/produttore/attore a vera e propria manipolatrice del cuore dello stesso.
Ma il bello di Californication, andando oltre la freschezza, i dialoghi, la capacità di ridere di se stessa e della vita godendosela sempre e comunque fino in fondo, per questo vecchio cowboy, è sempre dato dalla quantità di sentimenti che le vicende di Hank riescono a smuovere: potrei quasi pensare che questo caotico protagonista del piccolo schermo sia uno dei più "veri" punti di riferimento che un caotico di nessuno schermo come me possa avere.
Ebbene sì: io amo alla follia quel cazzone bastardo di Moody, perchè non riesco a non pensare di essere in qualche modo fatto della stessa pasta.
E ho amato alla follia anche questa quinta stagione perchè è stata la prima che ho seguito quasi "in stereo" con mio fratello - che ha recuperato le precedenti quattro nel giro di un paio di settimane associando come me le nostre scorribande alcooliche ad una personale californicazione fordiana -, quella legata ad una mia sempre più evidente hankizzazione - Julez, santa donna, lo sa bene -, e soprattutto ad un rapporto con me stesso che è e sarà sempre lo stesso che porta il protagonista di queste avventure letterarie, alcoliche e sessuali a combinare una cazzata dietro l'altra non tanto per mostrarsi più figo o selvaggio degli altri, quanto per proteggere in qualche modo quegli stessi altri dal se stesso che è il primo a temere.
E quanto cazzo lo capisco.


MrFord


"Cuddle up baby
keep it all out of sight
cuddle up baby
sleep with all out of sight
cuddle up baby
keep it all out of sight
undercover
undercover
undercover
keep it all out of sight
undercover of the night."
Rolling Stones - "Undercover of the night" -



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