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sabato 19 novembre 2016

Preacher - Stagione 1 (AMC, USA, 2016)




Attendevo la serie dedicata a Jesse Custer ed ispirata alla serie a fumetti Preacher almeno quanto quella legata alle gesta di Hap e Leonard, paladini dei romanzi di Joe Lansdale.
La attendevo ancora di più perchè ideata e fortemente voluta dalla scuderia di Seth Rogen ed Evan Goldberg, probabilmente fan della prima ora dell'opera di Garth Ennis e Steve Dillon.
La attendevo perchè Preacher è una delle cose più fottutamente grandi che il Fumetto mi abbia regalato come lettore.
La attendevo perchè adoro ogni singola vignetta di questo titolo, e quello che avrei voluto è una serie che potesse valere quantomeno la metà dello stesso.
Peccato che non sia neppure lontanamente così.
Ora, io non vorrei fare il fondamentalista sostenitore dell'opera originale e detrattore accanito della trasposizione per piccolo o grande schermo, ma devo ammetterlo: questa versione di Preacher, per chiunque conosca il fumetto, sta all'originale quanto l'orrido Io sono leggenda con Will Smith al Capolavoro letterario al quale si sono "ispirati" per portare la stessa immondizia in sala.
Nulla, di quello che è lo spirito del lavoro di Ennis e Dillon, è rimasto nell'adattamento qui presente, dalla figura di Jesse Custer - che più che un eroe tormentato pare uno stronzo fatto e finito - o di suo padre, della mescolanza di charachters presenti in tutta la serie a fumetti condensati in questa prima stagione - dal Santo degli assassini a Odin Quincannon, tanto per citarne due -, dallo snaturamento di Tulip e Facciadiculo ad un tentativo maldestro di riproporre Cassidy in modo che, almeno per lui, i fan hardcore non rimpiangessero il sarcastico, alcolizzato e scombinato vampiro del Tarantino dei Comics Ennis.
La storia stessa non ha praticamente nulla a che vedere - o quasi - con l'originale, senza contare che, almeno per ora, alcuni passaggi tra i più interessanti dell'epopea di Custer - Fino alla fine del mondo resta uno dei miei capitoli preferiti della saga - sono stati mantenuti ai margini in attesa di tempi migliori che, per il sottoscritto, non faranno in tempo ad arrivare, considerato che ho deciso senza troppi rimpianti di abbandonare un titolo che non mi pare abbia nulla che possa trattenermi.
Anche senza contare i miei appunti da groupie dell'opera originale, infatti, ho trovato Preacher poco incisiva, a tratti perfino lenta, priva di una direzione vera e propria da assegnare ai suoi protagonisti o antagonisti, con troppa carne al fuoco per essere sviluppata in soli dieci episodi, o abbastanza per ingolosire l'audience ad attendere una seconda stagione che promette di essere incasinata - e non in senso buono - almeno quanto la prima.
Un vero peccato, perchè se c'è una materia che merita di essere sviluppata a dovere e creata per essere destinata a diventare un cult è proprio quella offerta dalle avventure del revedendo Jesse Custer, ospite umano di Genesis e combattivo rivale di Dio e di qualsiasi stronzo figlio di puttana cerchi o solo tenti di pensare che il Male possa trionfare sul Bene, anche quando il secondo è pronto a mascherarsi dal primo.
E se qui ci fossero Custer in persona, John Wayne o Genesis, non ci sarebbe parola per definire questa robetta che pare acqua calda al confronto di una bella birra ghiacciata, o un bourbon da competizione.
Dunque fanculo, Preacher all'acqua di rose della tv.
Torno felice agli albi che hanno riempito la mia crescita di lettore.




MrFord




 

domenica 25 ottobre 2015

Preacher - Alamo

Autore: Garth Ennis, Steve Dillon
Origine: USA, UK
Anno: 2000
Editore: Vertigo/Magic Press






La trama (con parole mie): Jesse Custer è giunto alla fine della sua missione. Nel cuore degli States che ama, ad Alamo, il predicatore si prepara ad affrontare l'Onnipotente approfittando dell'occasione per invitare alla festa l'ex migliore amico Cassidy, il Santo degli Assassini, Herr Starr ed il Graal, e a malincuore l'amata Tulip, che il Nostro vorrebbe proteggere sempre e comunque.
Il piano di Jesse è semplice: far credere a Dio che Genesis ha lasciato il suo corpo ed indurlo a tornare in Paradiso, dove ad attenderlo prima che si possa sedere sul trono che gli conferisce poteri illimitati troverà il Santo, assetato di vendetta ed ormai, pur se riluttante, alleato del predicatore.
Peccato che, per poter completare la missione, Custer debba andare incontro ad un effetto collaterale non indifferente: dovrà necessariamente morire.
Tutto questo se Tulip non avrà modo di dire la sua, e Cassidy non decida di metterci lo zampino.









Tutte le cose belle, prima o poi, finiscono.
Non c'è scampo. La più grande condanna delle nostre esistenze e, di fatto, anche il sale che rende il viaggio che compiamo lungo la Frontiera così dannatamente interessante vale per tutto, perfino per Preacher.
Il viaggio di Jesse Custer, Tulip, Cassidy, Genesis, Starr, Facciadiculo e dell'Altissimo in persona finisce in una cornice che è perfetta per lo spirito che l'opera di Ennis e Dillon ha portato sulla pagina attraverso le gesta del suo indimenticabile protagonista, Alamo, teatro di una delle imprese più leggendarie della Storia del West.
Personalmente, potrei scrivere davvero di tutto sulla cavalcata che segna l'addio di questo straordinario gruppo di personaggi ai fan, dal tripudio di proiettili che traccia la parola fine sul conflitto tra i Nostri ed il Graal fino al confronto con Dio di Custer e soprattutto del Santo degli Assassini, personaggio granitico ed apparentemente tagliato con l'accetta che, al contrario, visto da vicino mostra sfumature a profusione, oltre a rappresentare, di fatto, la critica degli autori ad un certo tipo di approccio alla religione - bellissima la riflessione sul "Dio d'amore" che scatena i peggiori conflitti e crea il libero arbitrio perchè mosso dal bisogno disperato di vedere la gente scegliere di amarlo -, passando per la chiusura dei conti tra Jesse e Cassidy e l'amore troppo grande per questo e l'altro mondo di Jesse e Tulip, elogiare scrittura e disegni, colori ed idee.
Ma non ce la faccio.
Perchè rileggere Preacher è stato anche più bello della prima volta.
E' stato riscoprire un personaggio che incarna tutti i valori dell'America che sogno da quando ero bambino, dai tempi dei Western con John Wayne visti accanto a mio nonno, delle seconde possibilità e dei losers, del larger than life che comporterà pure tanti difetti, ma che rende gli USA un paese magico ed unico, che in un modo o nell'altro colpisce l'immaginario di tutto il mondo.
E' stato sentire sulla pelle la libertà di potersi battere fino alla fine (del mondo) per le persone che si amano e per quello in cui si crede, e di farlo a testa alta, senza guardare in faccia a nessuno o vergognandosi di quello che si prova.
E si finisce in questo modo per sentirsi quasi avvolti dagli abbracci di fuoco di Jesse e Tulip, investiti dall'ossessione di Dio e di Starr, incazzati per quanto in merda siano andate le cose con Cassidy, e di nuovo commossi per quel braccio teso ad un amico, e furiosi quanto il Santo, e felici che perfino l'esule Facciadiculo, alla fine, possa trovare il suo posto nel mondo, permettendo agli autori di congedarsi anche dai comprimari conosciuti a Salvation.
Preacher se ne va dunque con il botto, un epilogo perfetto per il suo spirito profondamente Western, e alla grande come John Wayne che saluta il suo "protetto" Jesse prima di uscire di scena: e se il mitico Duca è stato un'icona perfetta per la generazione di mio nonno, vorrà dire che il mio spirito guida diventerà questo predicatore dedito a sesso, alcool, giustizia e libertà che nel corso del suo viaggio ha illuminato anche la mia strada.
Grazie, Custer. Grazie, Ennis. Grazie, Dillon.
Qui al Saloon avrete sempre un posto d'onore, la mia gratitudine ed una bottiglia di whisky.




MrFord




"And a hundred and eighty were challenged by Travis to die
by the line that he drew with his sword when the battle was nigh
any man that would fight to the death crossed over
but him that would live, better fly
and over the line went a hundred and seventy nine
hey Santa Anna, we're killing your soldiers below!
that men, wherever they go will remember the Alamo."

Johnny Cash - "Remember the Alamo" - 






domenica 18 ottobre 2015

Preacher - Inferno sulla Terra

Autore: Garth Ennis, Steve Dillon
Origine: USA, UK
Anno: 2000
Editore: Vertigo/Magic Press





La trama (con parole mie): mentre Jesse archivia i problemi di Salvation e si prepara a tornare in pompa magna per prepararsi allo scontro decisivo con Dio ed il Graal, Tulip, ribellatasi dal giogo della dipendenza e di Cassidy, si rifugia a New York dall'amica di una vita Amy, conosciuta ai tempi in cui ancora piangeva il suo adorato padre.
Ritrovato l'amato che credeva morto, per i due inizia la vera e propria preparazione all'impresa che li vedrà affrontare la loro battaglia finale, ma non prima, almeno per Jesse, di aver scoperto tutto quello di cui ha bisogno a proposito dell'ex migliore amico Cassidy, vampiro di sentimenti e vite e non solo di sangue.
Nel frattempo Herr Starr, scampato alla battaglia della Monument Valley, si trova a dover affrontare l'ostacolo più grande che lo separa dal dominio completo del Graal e delle sue risorse prima di scagliarsi contro Custer: lo stesso uomo che per il Graal l'aveva reclutato.










Il tempo di "rifiatare" - se così si può dire - con la scampagnata di Jesse Custer in quel di Salvation, ed eccoci di nuovo pronti a salire sull'ottovolante che è l'ossatura principale della saga di Preacher, ovvero il confronto a tre tra il nostro predicatore preferito, l'Altissimo ed il Graal: con Inferno sulla Terra, penultimo volume della serie, di fatto assistiamo alla sistemazione sulla scacchiera dei pezzi che andranno a collidere nello strepitoso finale della storia, partendo con un bellissimo flashback legato a Tulip ed alla sua memoria del padre - che Ennis, con la sua solita irriverenza, smonta con un paio di colpi di genio da commedia nerissima legati il primo proprio alla nascita della stessa Tulip ed il secondo alle circostanze legate alla morte del suo genitore pronti a contrastare come di consueto l'alta carica emotiva del racconto - per passare all'atteso ricongiungimento di Jesse e Tulip, e dunque alla ricerca del Nostro, deciso prima di affrontare Dio a ritrovarsi faccia a faccia con il suo ex migliore amico, Cassidy.
Il vampiro irlandese, forse il personaggio più sfaccettato ed umano dell'intera saga, con un altro spaccato sul suo passato raccontato da una delle donne che è stato abituato a far soffrire senza guardarsi troppo indietro, assume una connotazione certamente negativa ma, d'altro canto, anche clamorosamente imperfetta ed umana, addirittura più di quella mostrata da Jesse e Tulip, così fottutamente perfetti e tutti d'un pezzo da apparire, a volte, "solo" dei personaggi: personalmente, nel corso della saga di Preacher ho finito per detestare Cassidy, con le sue pacche sulle spalle e le sue pugnalate - sempre alle spalle -, eppure forse questa sensazione è legata al fatto che l'egoismo profondo e radicato del succhiasangue irlandese, di fatto, si avvicina molto a quello che, spesso e volentieri, Fordino a parte, in passato e a volte nel presente io stesso ho mostrato, l'incuranza tipica di chi fa danni - soprattutto emotivi - a chi gli sta attorno e poi pensa di poter risolvere tutto con una bevuta e due risate.
Come se tutto questo non bastasse a rendere la cavalcata verso la conclusione della serie ancora più avvincente Ennis e Dillon riportano sulla cresta dell'onda l'amatissimo, al contrario di Cassidy, Facciadiculo, alle prese con il dorato mondo dello spettacolo, pronto, neanche a dirlo, ad incularlo come si conviene.
Ma le vere perle di Inferno sulla Terra sono da ricercare nel progetto sempre più folle di Starr di vendicarsi del Destino e di Jesse Custer, così come ai suoi esilaranti tentativi di fare fuori lo stesso uomo che per il Graal l'aveva reclutato, unico ostacolo rimasto tra lui ed il potere assoluto sull'organizzazione: il rapporto di Starr con i suoi sottoposti Featherstone e Hoover, i tentativi di liberarsi su commissione del suo ex mentore, la battaglia con lo stesso e le sue due spaventose guardie del corpo - che porterà in dono a Starr l'ennesima menomazione fisica - sono un vero e proprio campionario di chicche di sceneggiatura, humour nero e pulp alla massima potenza, e di fatto, come già scritto poco sopra rispetto al flashback sull'infanzia di Tulip, stemperano la tensione emotiva che si fa sempre più forte anche in vista di quello che sarà l'ultimo atto di questa strepitosa serie, capace di regalare lirismo e sguaiatezza, sentimenti e pancia allo stato puro, istinto e ragione, fede ed irriverenza.
In poche parole, come avere in moglie - o marito - l'amante più rovente che avreste potuto sognare nelle vostre fantasie più sfrenate.
Questo è Preacher.
E cazzo, quanto è bello goderselo.




MrFord




"Haven't you heard, there's a new revolution
gotta spread the word - too much confusion
all hell's breakin' loose -
hey hey have you read the news
all hell's breakin' loose -
overloadin' 'n' blowin' my fuse
all hell's breakin' loose -
day and night, baby, night and day
all hell's breakin' loose -
in the streets there's a brand new way, yeah."
Kiss - "All hell's breakin' loose" -





domenica 4 ottobre 2015

Preacher - Salvation

Autore: Garth Ennis, Steve Dillon
Origine: USA, UK
Anno: 1999
Editore: Vertigo/Magic Press






La trama (con parole mie): sconvolto dalla scoperta dell'unione di Cassidy e Tulip che lo credono morto ed in cerca di se stesso, Jesse Custer si perde per le strade dell'America rurale finendo nella piccola cittadina di Salvation, posta nel cuore del bayou e dominata dal malvagio industriale locale Odin Quincannon, legato a doppio filo con il Klan. Spinto dal suo senso della Giustizia, Jesse si ritrova sceriffo della piccola comunità e principale rivale di Quincannon stesso, che per la prima volta dovrà affrontare un osso forse troppo duro per i suoi denti.
Ma non sarà solo questo scontro, a rendere il soggiorno del predicatore a Salvation unico: due persone legate al suo passato, infatti, hanno finito per stabilirsi proprio nella sperduta cittadina, ed accanto a loro Custer avrà modo di confrontarsi anche con losers e reietti ansiosi di incontrare qualcuno che possa davvero tenere fede al nome del loro paese.
E quel qualcuno è, neanche a dirlo, Jesse Custer.








Il fatto che il sottoscritto adori incondizionatamente Preacher e le gesta del suo indimenticabile protagonista Jesse Custer non è ormai un mistero neppure per il più scombinato dei radical fan del mio rivale Cannibal Kid, che ormai, invece, questo strepitoso fumetto deve essere arrivato ad odiarlo. Per darvi un'idea di quanto la saga ideata dalla premiata ditta mi abbia segnato, potrei paragonare addirittura il fatto di aver incrociato il cammino di questo insolito predicatore alla prima visione de Il grande Lebowski.
Roba grossa, insomma.
E Salvation, volume che, di fatto, crea una parentesi - anche piuttosto ampia - nella storia principale della serie e riporta il lettore alle atmosfere che avevano reso grandiosa la prima parte di Fino alla fine del mondo, è uno dei miei personali favoriti nella cavalcata orchestrata dal Tarantino del Fumetto e già citato Garth Ennis: atmosfere torride da profondo Sud, un'America fatta di losers e seconde possibilità, emozioni e commozione accanto a risate, alcool e quell'aura mitica che pare sempre perduta dei tempi del vecchio West, con l'eroe solitario e dannato pronto a raddrizzare tutti i torti possibili per poter vivere in pace prima di tutto con se stesso.
Odin Quincannon, ridicolo e grottesco villain scelto dagli autori per tentare di contrastare il potere di Jesse come sceriffo, ometto che parla in terza persona legato al Klan ed alla carne, spalleggiato dalla segretaria filonazista con la passione per il dominio è perfetto per bilanciare le questioni etiche, religiose e sociali affrontate tra le righe delle pagine di questo volume, e soprattutto il carico emotivo dei due incontri che porteranno una volta ancora Jesse nel cuore dei suoi ricordi di Angelville e dell'infanzia rubata dalla nonna e dai suoi sgherri Jody e T.C., così come del confronto tra lo stesso predicatore/sceriffo con l'ex spia nazista rifugiatasi negli States proprio in cerca di quell'opportunità che gli USA, per Natura, finiscono per dare a chiunque sogni di ricominciare da capo.
Un riscatto, una salvezza che passa dal nome di questo paese dimenticato "tra il nulla e l'addio" e prende forma nei gesti, nelle parole e nelle azioni di un viaggiatore come Custer, pronto a mettersi in gioco in tutto e per tutto e non abbandonare chi ha scelto di proteggere fino a quando il suo compito non sarà assolto: in questo senso, viene descritto alla grande anche il rapporto tra Jesse e la sua vice, che da potenziale nuova fiamma del Nostro finisce per diventare un trampolino per il ritorno di quest'ultimo tra le braccia della sua amata, amatissima Tulip.
Ma non pensiate che Salvation sia tutto massimi sistemi e sogni di Frontiera: preparatevi ad una serie di sequenze ben oltre il grottesco, ad ammazzarvi dalle risate nel vedere Custer prendere Quincannon a calci in culo così forte da spedire il deretano al vecchio affiliato del KKK dritto in gola, a tifare spudoratamente per l'eroe neanche ci trovassimo in un action tamarro anni ottanta o ancora bambini, di fronte al nostro cartone animato del cuore, solo con tanto sesso, sangue, violenza, turpiloquio ed alcool in più.
La scoperta, inoltre, della verità a proposito di Dio, Genesis e di quello che gli è accaduto a seguito degli eventi di Guerra sotto il sole, spingeranno Jesse, una volta risolti tutti i sospesi di Salvation, dritto indietro alla civiltà per chiudere definitivamente i conti con Dio, Cassidy, Starr e chiunque altro avrà la malaugurata idea di mettersi tra il cowboy solitario ed il suo orizzonte.
Ed io, cazzo, continuerò a viaggiare al suo fianco.
Sceriffo, predicatore, amico, combattente, uomo.
Perchè di Jesse Custer c'è bisogno.
A meno che non si rinunci definitivamente alla salvezza.




MrFord




"To all those people doin' lines, 
don't do it, don't do it. 
inject your soul with liberty, 
it's free, it's free."
The Cranberries - "Salvation" - 







sabato 19 settembre 2015

Preacher - Mangiatori di uomini

Autore: Garth Ennis, Steve Dillon
Origine: USA, UK
Anno: 1999
Editore: Vertigo/Magic Press






La trama (con parole mie): proseguono le vicende di Jesse Custer, creduto morto tragicamente da Tulip e Cassidy a seguito dello scontro tra il Graal ed il Santo degli Assassini nel cuore della Monument Valley.
Sono passati sei mesi, da quei concitati istanti, e mentre la fidanzata del predicatore si crogiola in alcool, antidepressivi ed autocommiserazione il vampiro irlandese suo migliore amico cerca di sfruttare l’occasione per conquistare finalmente il cuore della ragazza. Custer, invece, che perso l’occhio sinistro ed ha trovato rifugio presso un curioso anarchico che si prodiga per rimetterlo in sesto e sulla strada giusta per tornare ai suoi compagni di viaggio ed alla sua missione.
Nel frattempo, Facciadiculo finisce per confrontarsi con il lato oscuro del successo, e Starr, Alto Padre del Graal uscito anche peggio di Custer e soci dalla battaglia con il Santo, si ritrova tra le mani di tre personaggi a dir poco curiosi, incatenato in un sotterraneo e con una gamba in meno.
Riusciranno i nostri eroi ad uscire sani – più o meno – e salvi e tornare a cercare il loro posto nel mondo?








La saga di Preacher, che lessi per la prima volta nei primi Anni Zero, nel pieno del periodo in cui mi cimentai – senza trovare la via del successo – come sceneggiatore di fumetti, fu una vera e propria pietra miliare nella mia carriera di lettore: Garth Ennis, che come più volte mi è capitato di scrivere può essere considerato il Tarantino delle nuvole parlanti, aveva confezionato una vera e propria bomba atomica in grado di avvincere, divertire, emozionare e chi più ne ha, più ne metta perfino nei suoi volumi maggiormente di raccordo, come questo Mangiatori di uomini.
Forse l’albo che meno preferisco dell’epopea di Custer e soci, anche questo resta comunque una lettura unica per inventiva – la parte dedicata al sogno di Facciadiculo rispetto ad un mondo fatto a sua immagine e somiglianza è assolutamente geniale -, sentimenti – il triangolo sempre più complicato Tulip/Jesse/Cassidy -, grottesco – il percorso di Starr verso la libertà dai mangiatori di uomini – ed un’atmosfera che pare quella della fine delle vacanze, quando si lascia alle spalle qualcosa di unico e ci si tuffa nell’incerto dell’autunno.
Di fatto, Mangiatori di uomini pone le basi per quella che sarà la vera e propria cavalcata degli ultimi tre volumi della serie, senza alzare troppo la voce e focalizzando le sue attenzioni su quelli che sono stati gli “eroi” di Preacher fino ad ora, regalando la sua seconda metà a quello che negli States era stato lo Special dedicato all’antagonista del Nostro, Herr Starr.
Anche in questo caso quel vecchio volpone di Ennis riesce ad incastrare ogni tassello rendendo tridimensionale e decisamente umano anche quello che, di fatto, è il “cattivo” principale della sua creatura, confermando la teoria secondo la quale la fortuna dei grandi eroi è fatta anche – e soprattutto - da grandi nemici: il percorso dell’agente segreto tedesco, dalle drammatiche origini della mancanza dell’occhio destro ai primi contatti con il Graal, fino alla rivoluzione dall’interno dello stesso, sono uno sguardo all’abisso ma anche all’umanità di un sognatore distorto di quelli da leccarsi i baffi, e che confermano il talento cristallino di uno degli autori di fumetti più importanti della Storia – recente e di sempre, negli ultimi quarant’anni forse secondo solo ad Alan Moore e Neil Gaiman, anche se su quest’ultimo non metterei la mano sul fuoco -, che proprio con Preacher ha regalato al pubblico il meglio che quest’ultimo potesse desiderare.
Perfino avendo già presente, ed indelebile nei ricordi, il percorso che condurrà Jesse Custer, Starr, Cassidy, Tulip, Facciadiculo e lo straordinario universo di Preacher alla conclusione della storia, ora che le pedine sono tutte posizionate, e con Mangiatori di uomini, di fatto, Ennis e Dillon finiscono il riscaldamento per concentrarsi su una serie di vicende pronte a rivoltare come un calzino chiunque di noi – anche chi, come il sottoscritto, sa già a cosa andrà incontro – si approcci ad uno dei titoli più rivoluzionari che il Fumetto abbia avuto la fortuna, la passione e la tenacia di presentare, tremo all’idea di iniziare la discesa vertiginosa che avrà inizio con Salvation: perché da qui in poi, dovrete lasciare ogni speranza, o voi ch’entrate.
Perchè Preacher è come sesso selvaggio, una sbronza colossale, un lancio con il paracadute.
Una volta iniziato, non si può più tornare indietro.
E difficilmente si dimentica.




MrFord




"Hey you Mrs I dont know what the fuck your name is 
I'm drawn to you somethings magnetic here 
if I could approach you or even get close to the scent that you left behind Id be fine 
no doubt that (no doubt) you bring out (bring out) the animal inside."
Limp Bizkit - "Eat you alive" - 





venerdì 11 settembre 2015

Preacher - Guerra sotto il sole

Autore: Garth Ennis, Steve Dillon
Origine: USA, UK
Anno: 1999
Editore: Vertigo/Magic Press






La trama (con parole mie): Jesse Custer e Tulip, in compagnia dell’inseparabile ed instabile compagno di viaggio Cassidy sono alla ricerca dell’Altissimo, al quale il reverendo ha intenzione di fare un gran bel culo a seguito delle fregature che lo stesso pare aver rifilato non solo a lui, ma al genere umano intero.
Le loro strade, però, sono destinate ad incrociarsi ancora una volta con quelle del Graal, ora comandato da un Herr Starr sempre più assetato di vendetta rispetto alle cicatrici che proprio Jesse gli ha lasciato in dono nel corso del loro ultimo confronto.
Quando, nel pieno della Monument Valley, le due forze collideranno con una variabile impazzita nel mezzo – nientemeno che il Santo degli Assassini -, le cose si faranno decisamente caotiche, incasinate e tinte di sangue e brandelli di corpi come se piovessero.
Quando Starr, poi, deciderà di attivare una soluzione estrema per risolvere la questione, i destini di tutti i protagonisti della storia potrebbero finire per cambiare una volta per sempre.







La cavalcata di Preacher, che con estrema goduria sto vivendo una volta ancora e riproponendo, in barba al fatto che si tratti di un Fumetto in più volumi, qui al Saloon, giunge con Guerra sotto il sole alla sua apoteosi pulp, sfrontata e divertente: probabilmente, per quello che è l’albo che segna il mezzo del cammin della vita di Jesse Custer e soci – almeno editorialmente parlando -, Ennis e Dillon hanno pensato, ai tempi, di organizzare una vera e propria festa alla quale invitare non solo i loro protagonisti – sempre indimenticabili – ma anche tutti i lettori, regalando l’equivalente di un action dopato a suon di colpi che neppure Tarantino si sarebbe sognato di immaginare.
Quello che, non contando il senno di poi, poteva dare l’impressione di essere l’ultimo e definitivo confronto tra Jesse ed i suoi ed il Graal guidato da un sempre più segnato e determinato Starr, è un vero e proprio tripudio in termini di sangue, violenza, trovate al limite dell’assurdo e sfide lanciate da Garth Ennis, che dall’emissario della Casa Bianca Dick – per chi non lo sapesse, “cazzo” in una delle sue possibili traduzioni letterali – al Colonnello dei marines costretto proprio dal Presidente a sottostare agli ordini di Starr e mandare i suoi al massacro contro il Santo degli Assassini, per non parlare di un finale che i lettori della serie regolare, ai tempi, avranno vissuto come gli spettatori de L’impero colpisce ancora sono vera e propria dinamite, assistiamo, di fatto, al capitolo più dinamico e scanzonato eppure clamorosamente drammatico e destabilizzante della serie – almeno finora -, perfetto nel preparare il terreno per quella che sarà l’escalation della seconda parte della sua vita editoriale.
Ancora una volta Ennis risulta perfetto nella scelta dei tempi, delle gag, dei momenti romantici e di quelli assolutamente senza ritegno, e Dillon l’unico in grado di dare volto, corpo e spessore ai protagonisti di una saga che è on the road, sentimento, guerra, crescita, lotta, sesso, sangue, morte, romanticismo, valori di un tempo mescolati a passioni attuali, un cocktail esplosivo ed ingovernabile che probabilmente troverà il suo senso anche quando tutti noi poveri stronzi saremo con il culo sottoterra da qualche parte e, chissà, magari incasinati con l’Altissimo almeno quanto il nostro Jesse Custer.
Guerra sotto il sole, di fronte all’intero affresco di Preacher, potrebbe risultare forse addirittura un capitolo quasi leggero, transitorio, di passaggio: ma quando in campo scendono forze di questo calibro, non lasciatevi trarre in inganno dalle apparenze.
Questo è uno snodo cruciale delle vicissitudini di Jesse Custer e di tutto il cast di questo clamoroso ed inarrivabile titolo, uno tra i più rivoluzionari lavori della Storia intera del Fumetto: dunque godete quanto e più potete della sua parte goliardica e cazzara, e prendete il possibile dal resto.
Perché in fondo tutti siamo santi ed assassini, e quello che passa in mezzo: la differenza, di fatto, la farà il desiderio di poter, un giorno, alla fine dei giorni, poter tracciare una linea e capire di aver dato tutto quello che si poteva, anche di fronte all’impossibile.
Chiedete a Tulip, Cassidy e Jesse.
Lo confermeranno ad occhi chiusi.





MrFord




"If I seem bleak
well you'd be correct
and if I don't speak
it's cause I can't disconnect
but I won't be burned by the reflection
of the fire in your eyes
as you're staring at the sun."
The Offspring - "Staring at the sun" - 





giovedì 20 agosto 2015

Preacher - Incontri ed addii

Autori: Garth Ennis, Steve Dillon
Origine: UK, USA
Anno: 1997
Editore: Vertigo/Magic Press






La trama (con parole mie): alle spalle la battaglia con il Graal a Masada, nel Sud della Francia, Jesse, Tulip e Cassidy fanno ritorno negli States, pronti a rinsaldare alcuni legami mentre Starr si lecca le ferite giurando vendetta allo stesso Custer e alla sua banda, i cieli sono ancora in subbuglio e il Santo degli assassini pianifica un nuovo round con Genesis ed il suo possessore.
Giunti a New Orleans, però, i nostri finiranno per incrociare il cammino del giovane disperato Facciadiculo ma anche di un gang di aspiranti vampiri pronti a fare la pelle a Cassidy e a chiunque si metta tra loro e la preda che si sono prefissati di catturare: peccato che questa preda - spalleggiata da cazzutissimi amici - non sarà così semplice da appendere nella bacheca dei trofei.
Come se tutto questo non bastasse, poi, tra il vecchio Cass e Tulip nascono ruggini che, forse, neppure Jesse potrebbe lasciarsi alle spalle.











La cavalcata del vecchio Ford nei territori pulp, ironici, sexy e violenti di Preacher prosegue inesorabile, confermandosi una rilettura in grado di regalare emozioni forti come la prima volta, personaggi indimenticabili e situazioni ben oltre il limite del grottesco, Fede e Passione, Morte e Vita, e chi più ne ha, più ne metta.
Con il quarto volume dedicato alle avventure del reverendo Custer, la premiata ditta Ennis e Dillon tira un pò il fiato, abbassando il tiro e la prepotenza delle proprie azioni confezionando, di fatto, il capitolo maggiormente di passaggio della saga: con questo, però, non pensiate di andare incontro al più classico passo indietro di autori sazi del loro successo e dello status di cult guadagnato dalla loro creature.
Perchè Jesse Custer, Tulip, Cassidy ed i loro amici e nemici non sono semplici charachters, bensì vere e proprie tempeste pronte a fare a polpette il cuore, lo stomaco ed il sesso dei loro lettori, anche quando, di fatto, decidono di prendersi una pausa dai massimi sistemi per concentrarsi su di loro: e così, proprio quando "riposo" pare essere la parola d'ordine, eccoci proiettati in una battaglia nel cuore delle paludi del bayou, incastrati in riti voodoo sfruttati come veicolo per scoprire la natura di Genesis mentre un gruppo di giovani sbandati wannabe vampiri rischiano di fare a fettine il nostro culo, incuranti delle conseguenze.
Quello che, però, finisce per essere ricordato maggiormente di Incontri ed addii, è da ricercarsi nel ritorno del mitico Facciadiculo, che da questo momento in poi, complici proprio i nostri Jesse e Cass, rinascerà definitivamente come icona musicale e pop, quasi Ennis si fosse divertito, ai tempi, a scimmiottare il fenomeno Nirvana che solo pochi anni prima aveva scosso nel profondo il mondo del rock e gli adolescenti di tutto il globo, in un paio di pagine che sono un vero e proprio Capolavoro di ironia e storytelling - quelle in cui Starr, sfregiato da Custer nel volume precedente, esplora l'universo delle parrucche e dei cappelli per coprire i segni della lotta davanti allo specchio - e soprattutto in uno degli eventi cardine del rapporto tra Jesse, Cass e Tulip, con la dichiarazione d'amore del vampiro alla donna del suo migliore amico.
Uno di quei triangoli che non si vorrebbero mai e poi mai vivere, e che di norma non promettono niente di buono per nessuno: da qualunque lato si guardi una cosa del genere, infatti, non esiste una soluzione che non comporti una sconfitta, se non singola, quantomeno "di gruppo".
L'interrogativo, dunque, rispetto a come i nostri tre inseparabili main charachters usciranno da questa situazione che potrebbe rivelarsi il loro punto debole più terrificante funge da traino per quella che, di fatto, passati i due special dedicati al Santo degli assassini, Facciadiculo stesso e i due indimenticabili sgherri della nonna di Jesse, Jody e J.D., rappresenta l'anticamera per la seconda metà della saga del reverendo più pulp della Storia del Fumetto - e probabilmente non solo -.
La cosa interessante, umana e profondamente goduriosa del lavoro di Ennis e Dillon, poi, è che anche avendo ben chiara quale sarà la strada dei nostri, si finiscono per provare emozioni forti come fosse la prima volta: in fondo, con Preacher si torna vergini per poter godere - o soffrire - di nuovo.
E sempre più forte, e sempre più a fondo.
Come tutte le grandi storie ed i grandi personaggi meritano.





MrFord




"You can kiss my ass goodbye
when I feel the wind blow
see a ghost in the road
and headlights are a beautiful sight."
Ryan Bingham - "Ever wonder why" - 




venerdì 14 agosto 2015

Preacher - L'orgoglio d'America

Autori: Garth Ennis, Steve Dillon
Origine: UK, USA
Anno: 1997
Editore: Vertigo/Magic Press





La trama (con parole mie): Jesse Custer è in viaggio con la fidanzata Tulip, diretto in Francia, dove l'organizzazione segreta del Graal tiene prigioniero il suo compare Cassidy, rapito perchè spacciatosi per lui. In realtà Starr, ufficiale ribelle del Graal, vuole Custer dalla sua parte per ribaltare l'ordine costituito dal Santo Padre dello stesso e guidare il nuovo ordine mondiale una volta che giungerà il giorno del giudizio. Peccato per lui che il buon Custer non abbia alcuna intenzione di stare alle regole, ed arrivi perfino ad abbandonare Tulip per viaggiare da solo verso la base segreta del Graal intenzionato a lottare se necessario fino alla morte per riportare a casa, a New York, il vecchio Cassidy.
Quali incredibili casini e spargimenti di sangue causerà lo scontro, che vedrà coinvolte perfino le forze del Paradiso, di Dio stesso e del Santo degli Assassini?
E ci sarà spazio per rivivere i ricordi di John Custer, padre di Jesse, e della nascita di Cass come vampiro?








Dedicare parte dell'estate a rileggere interamente la saga di Preacher è stata una delle decisioni più azzeccate e goduriose del mio passato recente, non posso negarlo.
La riscoperta di Jesse Custer, Tulip, Cassidy e compagnia bella è stata un trionfo tanto quanto lo fu la prima volta, perfino quando, come nel caso de L'orgoglio d'America - terzo volume dedicato alle vicissitudini del nostro insolito predicatore - nel corso della prima metà del volume ho avuto l'impressione che, dopo la bomba gettata con Fino alla fine del mondo, il duo di spaccaculi più spaccaculi del Fumetto contemporaneo avesse deciso di riposarsi almeno in parte, sfornando chicche mitiche ma appartenenti più al divertissement che non alle pietre miliari: niente di più sbagliato.
Perchè alle spalle il piacevole racconto legato ai giorni in Vietnam del padre di Jesse ed il divertentissimo primo faccia a faccia con il Graal e la progenie di Cristo accompagnata dall'Alto Padre, gli indomiti Garth e Steve inanellano una serie di pagine uniche per ironia, violenza, pulp, emozione e commozione che partono dalla momentanea resa dei conti con Starr, il Santo degli Assassini ed il già citato e terrificante boss del Graal per chiudere L'orgoglio d'America con un bellissimo racconto legato alle origini di Cassidy ed al suo arrivo negli States, condito dalla malinconia che, inevitabilmente, segna la figura del vampiro, benedetto e maledetto dal dono della vita eterna e costretto, in una misura o nell'altra, a vedere invecchiare e morire tutti i propri cari.
Per un charachter come quello del succhiasangue irlandese, passionale, istintivo, cazzone ed assetato di vita - in tutti i sensi - un flashback come quello mostrato dagli inossidabili autori di questo Capolavoro del Fumetto equivale ad una confessione a cuore aperto nel pieno di una sbronza triste che rivela il cuore romantico anche del più "bestiale" dei figli di puttana: ed è assolutamente bello, quasi si potesse contare anche noi su un proprio Cass, o un Jesse Custer, stare in cima all'Empire State Building ripensando ai tempi che furono, e guardando al futuro sapendo che ci sarà sempre qualcuno pronto a coprirci le spalle e pararci il culo, forte di quei legami di amicizia che sono quasi più rari delle storie d'amore.
Ma dato che non voglio far passare questo come un post nostalgico e sentimentale - in fondo, parliamo sempre di cowboys dediti al sesso ed al Jack Daniels -, vi garantisco che passaggi come il racconto a proposito della nascita di Genesis, l'entità che possiede e conferisce i suoi poteri a Custer, temuta perfino dall'Altissimo, l'irriverenza mostrata verso lo stesso e la religione in genere dagli autori per mano dei loro protagonisti e l'incredibile sarabanda di morti, sesso più o meno estremo, depravazioni varie e passaggi che farebbero apparire Tarantino uno scolaretto sono una vera e propria pacchia per chiunque mantenga la mente abbastanza aperta ed allenata ad un regime di alcool e droghe lebowskiano, e forse anche per chi, con tutto questo, pensa di non c'entrare nulla.
Perchè Preacher, con tutte le sue volgarità, gli eccessi, il viaggiare ben oltre il Confine, è talmente umano da sentirlo non sulla, ma sotto la pelle, e non esiste persona dotata di passione, voglia di vivere e gridare, scopare e godersela, lottare fino all'ultimo respiro, che possa non amarlo incondizionatamente.
Perchè Preacher è il nostro cervello rettile, la nostra pancia, il nostro sesso, le lacrime, il sangue, il sudore e tutto quello che può far urlare come se non avessimo avuto mai così tanta voce e libertà da esprimere.
E cazzo, quanto lo amo.



MrFord



"And love don't play any games with me
anymore like she did before
the world won't wait, so I better shake
that thing right out there through the door
hell, I still love you, New York."
Ryan Adams - "New York, New York" - 





sabato 8 agosto 2015

Preacher - Fino alla fine del mondo

Autori: Garth Ennis, Steve Dillon
Origine: USA, UK
Anno:
1996
Editore:
Vertigo/Magic Press





La trama (con parole mie): proseguono le vicissitudini di Jesse Custer e della sua amata e ritrovata Tulip, di nuovo uno accanto all'altra "fino alla fine del mondo" ed alle prese con i fantasmi del passato dell'ex reverendo posseduto dall'entità Genesis. Quando, infatti, i due sgherri della vecchia nonna di Jesse rapiscono la coppia, per Custer e la sua metà verrà il momento di vuotare il sacco a proposito degli anni che li hanno visti lontani l'uno dall'altra e di tirare fuori le palle - e anche di più - per poter portare a casa la pelle e regolare i conti con il Male responsabile della morte dei genitori del predicatore.
Nel frattempo, a San Francisco, Cassidy cerca di scoprire i responsabili della morte per overdose della sua ragazza, mentre Herr Starr, membro della potentissima organizzazione segreta del Graal, recluta membri all'interno della stessa affinchè possa iniziare una rivoluzione che porti al potere che gli compete il lignaggio nientemeno che del Figlio di Dio.
E ha deciso che sarà proprio Custer il suo messaggero.
Che lui lo voglia, oppure no.








Il fatto che Ennis e Dillon, con il primo, fulminante volume di una delle serie più rivoluzionarie ed importanti del Fumetto avessero di fatto solo scaldato le polveri poteva essere quasi presa come un'ovvietà, ma neppure io, che adoro Preacher e mi sono prestato ad un godurioso recupero di tutti gli albi della saga, ricordavo che avessero fatto così tanto già con Fino alla fine del mondo.
Il secondo capitolo del brand - almeno per quanto riguarda le raccolte che uscirono ai tempi grazie a Magic Press -, pronto ad occuparsi della storia e dei fantasmi del passato di Custer e della sua famiglia prima di rigettarsi a capofitto nelle imprese che vedono il nostro reverendo dipendente da nicotina, alcool e sesso vedersela con l'Altissimo e tutti i suoi emissari più o meno ufficiali, è un tripudio assoluto di violenza, sesso, pulp, ironia, sentimenti, emozioni, passioni, wilderness come raramente non solo il Fumetto, ma l'arte in genere può sognare di regalare senza alcun limite e ritegno al suo pubblico.
I primi due terzi della raccolta, dedicati all'esperienza ed alla lotta tra Tulip e Jesse e la famiglia di quest'ultimo, con tanto di dolorosissimi ricordi legati alla morte dei genitori e del migliore amico del Nostro, sono da antologia della Letteratura disegnata: dolenti, terribili, carichi di sensazioni ed emozioni forti, capaci di legare alla poltrona ed inchiodare alla pagina anche chi, come il sottoscritto, quelle pagine le aveva già lette e rilette.
I confronti tra Custer ed il "suo" John Wayne e lo stesso Custer e Jody - personaggio solo all'apparenza tagliato con l'accetta, in realtà complesso e paurosamente vivido nel suo essere malvagio ed applicare quello stesso Male a tutto ciò che lo circonda - fanno barba e capelli al lettore lasciandolo a bocca aperta dalla morte di Custer senior alla resa dei conti nel cortile della tenuta della vecchia matriarca della famiglia, in grado di far sembrare l'ombra della signora Bates una specie di piacevole addobbo floreale.
Il racconto di formazione del piccolo Jesse che Ennis e Dillon portano sulla pagina è una sorta di Stand by me dell'orrore, è Un tranquillo weekend di paura che incrocia il suo cammino con Non aprite quella porta, e non fa sconti a nessuno tra tutti coloro che hanno la sfortuna di doverlo vivere: fortunatamente per noi peccatori, i Custer non sono gente che molla, e soprattutto credono ancora che esistano dei buoni pronti a fare il culo ai cattivi come si conviene, Parola di Dio e superpoteri celesti oppure no.
E fortunatamente per noi peccatori, per riprenderci dalla tempesta emotiva che è tutta la prima parte di Fino alla fine del mondo, giungono il ricongiungimento di Tulip e Custer a Cassidy ed il confronto con la disgustosa elite di Gesù DeSade, finito in bellezza tra le ovazioni del sottoscritto che se si ritrovasse davanti agli occhi la stessa scena cui assiste il buon Jesse, potrebbe reagire perfino peggio e l'inizio di quello che sarà il conflitto a lungo termine tra la ciurma del portatore di Genesis ed il Graal, che vedrà nei prossimi volumi alcune delle pagine più divertenti della saga prendere forma tra sangue, proiettili, menomazioni e chi più ne ha, più ne metta.
Gli anni novanta hanno prodotto tante cose che sono rimaste cristallizzate in quell'epoca, e distrutto altrettante come se non si dovesse salvare proprio nulla di quello che era venuto prima: grazie a chissà quali divinità, o ai loro oppositori, però, la premiata ditta Ennis e Dillon ha voluto regalarci Preacher, che di distruzione ne sa a pacchi, ma che, di fatto, non vuole nient'altro che un buon bourbon, gran sesso, godersi la vita, la famiglia e gli amici ed amare, nel profondo.
Amare fino a combattere, a soffrire, a godere senza misura, a lottare, a fare tutto quello che fa sentire vivi.
Amare fino alla fine del mondo.
A ben guardare, è ben più degli anni novanta.
Di quello che è venuto prima, e di quello che è venuto dopo.




MrFord




"Six o'clock, TV hour, don't get caught in foreign tower
slash and burn, return, listen to yourself churn
lock him in uniform, book burning, bloodletting
every motive escalate, automotive incinerate
light a candle, light a motive, step down, step down
watch your heel crush, crush, uh-oh
this means no fear, cavalier, renegade and steering clear
a tournament, a tournament, a tournament of lies
offer me solutions, offer me alternatives, and I decline."
R. E. M. - "It's the end of the world as we know it (and I feel fine)" -





mercoledì 23 luglio 2014

Una vita fa, con quei fumetti lì dove tutto è cominciato (e non è mai finito)

La trama (con parole mie): grazie al gentile invito arrivato da La firma cangiante e legato ad un'idea di Luigi, anche il vecchio Ford si ritrova a pescare dai ricordi del suo passato, prima ancora che di sceneggiatore, di lettore di fumetti.
Dall'estate del novantuno - e qualcuna prima, a dirla tutta - a quella del duemilasei, infatti, le nuvole parlanti sono state mie compagne inseparabili, pronte a fornire evasioni, sogni, illusioni e magia quasi quanto il Cinema stesso.
Ecco dunque una carrellata di titoli, albi e personaggi che hanno fatto la storia di un percorso a dir poco fantastico.


TOPOLINO


Per quanto abbia sempre detestato l'orecchiuto numero uno Disney ed adorato Paperino con le sue sfighe inenarrabili, gli albi del settimanale della grande D hanno rappresentato, di fatto, il primo approccio del sottoscritto con le storie a fumetti: saranno vent'anni che non ne leggo uno, ma ricordo ancora con enorme affetto le storie a bivi - le mie preferite in assoluto -, le avventure di Paperinik, Topomouche - forse una delle pietre miliari della testata - e Paperino marinaio per caso.
La memoria corre anche agli episodi dedicati alle Olimpiadi di Seoul 1988, e alle estati passate a leggere e rileggere i numeri preferiti. Indimenticabile.


SLURP


Una rivista contenitore scombinata e grottesca, durata troppo poco perchè troppo avanti, ma che adorai incondizionatamente per quanto, allora,  non potessi comprendere tutte le sue sfumature.
Da qualche parte, a casa dei miei, devono esserci ancora i numeri di una pubblicazione che, esistesse ancora, non esiterei a tornare a recuperare.
Satira politica, giochi, fantasia stuzzicata e, almeno per quello che posso rievocare ora, un approccio assolutamente divertito e divertente.

L'UOMO RAGNO N°78


L'alter ego di Peter Parker è stato il viatico principale della mia passione per i fumetti: ricordo ancora benissimo il giorno in cui acquistai questo albo, datato trenta agosto - compleanno, tra l'altro, di mio fratello - millenovecentonovantuno.
Ero in Abruzzo con i miei, e per la prima volta, essendo morta mia nonna il marzo precedente, mio nonno - quello dei Western che i lettori del Saloon conoscono ormai bene - finì per venire con noi: ero con lui, quella mattina, e fui incuriosito dal costume nero di Spidey così come dalla figura minacciosa di Sabretooth, che solo in seguito scoprii nemico di Wolverine e degli X-Men.
Fu amore a prima vista. Rilessi quella storia - non l'albo intero - decine di volte, e i più di duecento numeri successivi della testata che divorai furono legati indissolubilmente a quel momento.


CAP. AMERICA & I VENDICATORI N° 68


Non ho mai amato particolarmente il Vendicatore a stelle e strisce.
Anzi, con ogni probabilità si tratta di uno degli eroi Marvel che più ho osteggiato negli anni.
Eppure la prima storia di questo albo, con uno Steve Rogers privato della sua identità ed assunta quella di U. S. Agent, accompagnato per le strade dell'America da Nomad, Falcon e Demolition Man mi colpì per la sua semplicità, lontana dai clamori delle imprese cosmiche o spaziali cui gli Avengers mi avevano abituato: vedere D-Man rischiare l'infarto per portare un furgone fuori da un fosso solo per fare buona impressione sul Capitano mi commuove ancora oggi.
E quando sfoglio questo albo, la nostalgia sale sempre.


SPECIALE X-MEN & L'UOMO RAGNO: EVOLUTIONARY WAR


Gli X-Men, ai margini e perenni outsiders, hanno rappresentato nel corso degli anni da lettore l'esperimento più riuscito per quanto riguarda i cosiddetti "supergruppi", considerata la mia preferenza per gli eroi singoli e "solitari": questo special, divertentissimo e disegnato dall'allora astro nascente Jim Lee, è ancora oggi nel cuore del sottoscritto grazie principalmente alla presenza di uno dei fordiani più fordiani dell'universo mutante, purtroppo sparito dai radar dopo l'inizio degli anni novanta: Longshot.
Se dopo di lui non fosse giunto Gambit, probabilmente avrei abbandonato gli Uomini X senza farmi neppure troppi pensieri.


IMAGE N°1


Correva l'autunno novantatre, e mio padre - anima pia - a seguito di numerose insistenze del sottoscritto, acconsentì ad avventurarsi in un viaggio in giornata a Lucca per la kermesse italiana più importante del fumetto: oltre a La morte di Superman, quell'anno l'evento fu la pubblicazione italiana del primo numero di Image grazie alla Star Comics - che si sarebbe vista privare del parco testate Marvel dalla Panini/Marvel Italia -.
Negli States, la nascita della creatura di Rob Liefeld e soci era stata un vero e proprio terremoto, con i maggiori artisti della tavola uniti per contrastare le imposizioni delle majors come la suddetta Marvel e la DC. Gli anni sono passati, molti personaggi caduti nel dimenticatoio, alcuni autori spariti dalle scene ed altri diventati a tutti gli effetti imprenditori - come Todd McFarlane - ma l'idea fu assolutamente rivoluzionaria.  


DRAGONBALL


Era l'inizio del novantacinque, e fino ad allora, fatta eccezione per qualche sporadica puntata in territori italiani o europei, l'America dominava le letture del Ford adolescente, con il Giappone ancora ad interpretare un oggetto misterioso: Dragonball fu la prima esperienza con la lettura "al contrario" e con il Sol Levante a fumetti, che sarebbe diventato in breve una vera e propria certezza per le mie letture a fumetti.
Goku e soci, per quanto ormai inflazionati a dismisura, hanno fatto la Storia.


LAZARUS LEDD


Ai tempi in cui ancora non seguivo proposte di stampo bonelliano - avrei rimediato in seguito con Napoleone, Magico Vento e Julia -  le vicende del buon Larry e le chiacchierate alle fiere con il suo creatore Ade Capone furono ottime compagne di viaggi, naufragate con il tempo a causa di un'eccessiva aura retorico/militarista/filoammeregana affibbiata alla pubblicazione dal suo autore. Quando seppi della fine della sua corsa rimasi dispiaciuto: resta, di fatto, l'esperimento di questo formato più longevo e di successo mai creato nel nostro Paese fuori dal contesto bonelliano.
E non è affatto poco.
Senza contare che, almeno fino al numero cento, il livello è rimasto decisamente alto.


MONDO NAIF N°1/3


Con l'esplosione dell'adolescenza, questa miniserie - che sarebbe, poi, diventata una testata - contenitore di lavori di giovani autori italiani destinati - chi più, chi meno - al successo, fu un vero e proprio stravolgimento, quasi come la prima, vera cotta importante della vita.
Ricordo ancora l'emozione di leggere, nella rubrica che apriva l'ultimo albo, una citazione della lettera che inviai chiedendo di rimanere anonimo, ed i brividi di quel periodo da Noi siamo infinito.
Fu una specie di prima scopata, in termini più vissuti.


ALITA, BERSERK & SLAM DUNK


Il fumetto giapponese, entrato prepotentemente nel mio mondo di lettore, fu il dominatore assoluto della fine degli anni novanta,  principalmente grazie a tre titoli - e mi è dispiaciuto da morire non inserire anche le meraviglie di Adachi, Video Girl Ai, Ushio e Tora o JoJo - capaci di emozionarmi come pochi altri, di regalarmi lacrime amarissime - Alita all'apice del Motorball -, cazzotti in piena faccia - la saga della Squadra dei falchi in Berserk - e la passione per lo sport - i miei due anni di basket sono tutti merito di Mitsui e del team di Sakuragi-.
Un vero e proprio trionfo di brividi ed emozioni, come piacciono dalle parti del Saloon.



WATCHMEN


Giunto all'età adulta - più o meno - il mio rapporto con il Fumetto cominciò a cambiare, preferendo le graphic novels con una conclusione ai prodotti seriali potenzialmente infiniti e soggetti alle regole più bieche di mercato.
Alan Moore divenne, in questo senso, un vero idolo, nonchè una delle ispirazioni principali per il tentativo che feci di trasformare la passione per la scrittura nel lavoro di sceneggiatore: il passato è passato - soprattutto per quanto riguarda le velleità artistiche del sottoscritto in questo campo -, ma alcune esperienze - come la lettura di Watchmen - restano.



PREACHER 


Concludo la carrellata con la creatura principe di Garth Ennis, uno dei titoli più irriverenti, bastardi e neri del Fumetto: Preacher.
Alan Moore - citato pocanzi - resta senza dubbio il miglior sceneggiatore di sempre, ma se dovessi scegliere un titolo tra quelli pubblicati negli ultimi trent'anni, non ci sarebbe gara per nessuno: le vicende raccontate nella saga firmata dall'allora giovanissimo autore irlandese pubblicate dalla Vertigo - costola autoriale della DC Comics - sono da urlo dalla prima all'ultima pagina, sboccate e romantiche, violentissime e profonde, anticlericali ed antisociali e piene di sentimento.
Un cocktail perfetto, e l'ultima vera esplosione che provai nel cuore da lettore.
Spero comunque, un giorno, magari complice il Fordino, di ricominciare a sentire gli stessi brividi.



MrFord
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