Ai tempi in cui ero un vorace lettore di fumetti - per la maggior parte statunitensi -, per quanto riguardava le proposte seriali non ho mai avuto alcun dubbio che la Marvel surclassasse senza pietà in termini di qualità dei personaggi prima ancora che degli autori o delle storie la sua rivale di sempre, la DC Comics, alla quale non sono mai stato particolarmente legato.
Due characthers in particolare riuscivano a rompere questo schema: Batman e Lobo.
Il primo, amato molto - Joel Schumacher a parte - dal sottoscritto anche al Cinema, è senza dubbio una vera e propria miniera d'oro per ogni scrittore che ne approcci i tormenti interiori, le luci della ribalta di Wayne ed i demoni dell'Uomo Pipistrello: quando, poi, l'autore in questione è Alan Moore, forse il più grande sceneggiatore di Fumetti di tutti i tempi, il gioco è fatto.
Batman: The killing Joke è infatti da sempre considerata dagli appassionati come una delle storie più interessanti dell'Uomo Pipistrello soprattutto per il lavoro strepitoso fatto sulla sua nemesi, il Joker, uno dei villains più profondi e carismatici che qualsiasi appassionato di supereroi potrebbe mai incontrare.
Venuto a sapere che da questa piccola ma grande graphic novel era stato tratto un lungometraggio, la mia curiosità a proposito della trasposizione della stessa ha finito per solleticare la curiosità e riportare il Batman animato al Saloon per la prima volta dai tempi in cui, ragazzino, seguivo la serie trasmessa su Italia Uno, una delle cose migliori dei cartoni animati di allora: peccato che, a conti fatti, il lavoro di Sam Liu non sia a mio parere all'altezza di quello che ai tempi aveva operato il mitico Moore, complici un comparto tecnico decisamente non all'altezza, una prima parte incentrata su Batgirl che ha il sapore del brodo allungato giusto per raggiungere un minutaggio da sala, dosi di follia e violenza che mi ricordi edulcorate rispetto all'albo e solo un finale che riesce, almeno in quel caso, a rendere davvero omaggio al senso ironico, cattivo e distorto che il diabolico Moore diede alla storia originale.
Un peccato senza dubbio per i fan del Pipistrello e di Alan Moore, un intrattenimento dal gusto gotico tipico delle avventure dell'antieroe di Gotham per il pubblico occasionale, per quanto ce ne possa essere in questi casi: probabilmente la produzione avrebbe dovuto tenere più conto del fatto che un prodotto di questo genere a così tanti anni dalla pubblicazione originale - parliamo dell'ottantotto - avrebbe dovuto avere come unico target lo zoccolo duro dei fan nerd, e dunque osare decisamente di più di quanto non sia stato fatto.
Resta, quantomeno, un modo per ricordare lo spessore dell'Uomo Pipistrello - anche se, in questo film, appare più evidente il suo lato spigoloso e monolitico da giustiziere che non il mondo dentro Wayne - e quello della sua nemesi, che culmina con quello che è uno dei finali più belli sella Storia del Fumetto, qui fortunatamente ripreso praticamente pari pari.
Se avete amato il Batman di Burton e Nolan, e soprattutto i Joker di Nicholson e Ledger, quantomeno un'occhiata a questo film - fosse anche solo per l'epilogo - andrebbe data, considerato che, senza la pesante eredità data dalla lettura del classico di Moore, forse potrebbe assumere una dimensione meno riduttiva.
MrFord