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lunedì 2 marzo 2020

White Russian's Bulletin



Nel pieno del quasi epicentro della psicosi da Coronavirus il Saloon torna, per vincere l'assurdità dell'antisocialità della situazione che stiamo vivendo, con un Bulletin abbastanza ricco - considerati gli ultimi tempi -, ed una serie di recuperi da piccolo schermo che, insieme ai "sabati sera Cinema" con i Fordini moltiplicatesi a causa della chiusura delle scuole, hanno caratterizzato gli ultimi giorni da queste parti: novità e vecchi titoli che, in qualche modo, possono legare le generazioni e distrarci da una situazione surreale come quella che stiamo vivendo.


MrFord



I DOMINATORI DELL'UNIVERSO (Gary Goddard, USA/Israele, 1987, 106')

I dominatori dell'universo Poster


Tratto dalla notissima linea di giocattoli, Masters of the universe è una delle tamarrate più cheap e clamorose degli anni ottanta, figlia delle produzioni Golan/Globus che resero la mia infanzia decisamente felice: ovviamente non potevo che inserirla nella lista dei "sabati sera Cinema" con i Fordini, che dopo Conan il distruttore - che non ho recensito la scorsa settimana, mea culpa - hanno avuto modo di sperimentare anche l'He Man di Dolph Lundgren prima ancora di aver avuto l'esperienza illuminante della maratona di tutti i Rocky, per la quale aspetterò ancora qualche anno.
Oggettivamente si tratta di un film clamorosamente brutto, ma per chi, come me, è cresciuto con i pupazzetti di He Man e Skeletor ed il Castello di Greyskull, resta una chicca senza precedenti, un cult del trash che non si può dimenticare.




SCRUBS - STAGIONE 7 (ABC, USA, 2008)

Scrubs: Medici ai primi ferri Poster

Prosegue, volgendo ormai alle sue ultime stagioni, il recupero al Saloon di Scrubs, divenuta una delle serie preferite in particolare del Fordino, che incappa con l'annata numero sette nel punto più basso della sua cavalcata - almeno per ora -, complice, se non ricordo male, il famigerato sciopero degli sceneggiatori che mise in ginocchio la maggior parte delle produzioni da piccolo schermo quell'anno. Meno episodi del solito, pochi picchi, molte giocate sul sicuro.
Resta comunque un titolo che fa bene al cuore e si guarda volentieri in qualsiasi momento e condizione, reso ancora più funzionale da un cast ispirato e perfettamente all'interno dei suoi personaggi: talmente tanto che, Scrubs alle spalle, molti di loro sono letteralmente spariti. O quasi.




DOOM PATROL - STAGIONE 1 (AMAZON PRIME, USA, 2019)

Doom Patrol Poster

Non sono mai stato un fan della DC Comics. Anche ai tempi in cui leggevo fumetti come se non ci fosse un domani e scrivevo sceneggiature sperando di poter, un giorno, trasformarlo in un lavoro, la Marvel è sempre stata il mio riferimento assoluto o quasi per il mercato americano.
Prima della visione di Titans lo scorso anno, non avevo mai sentito parlare della Doom Patrol, e riscoprirla in questa serie iniziata praticamente per caso grazie alla piattaforma di Amazon Prime è stato un vero piacere: innanzitutto perchè questa serie - e chi l'ha scritta - è assolutamente delirante, piena zeppa di trovate così assurde da farmi tornare alla mente cose come Spongebob o BoJack Horseman - dall'esercito delle chiappe a Danny la strada gender free -, poi perchè l'atmosfera da Stranger Things versione fifties è una bomba, così come i personaggi, losers di prima categoria come piacciono da queste parti.
Un lavoro da non sottovalutare, che potrà risultare strambo e scombinato - ma attenzione, il "cattivo" Mr. Nobody è uno dei charachters più geniali che abbia visto di recente - ma che si fa volere più che bene, e che rappresenta una delle scoperte migliori del passato recente del piccolo schermo.
Avrei osato con una valutazione più alta, ma spero che con la seconda stagione questi scombinati possano regalarmi gioie ancora più grandi.




NARCOS: MEXICO - STAGIONE 2 (Netflix, USA, 2020)

Narcos: Messico Poster

Da sempre, per genere, stile, narrazione e qualità, sono un fan dell'ormai franchise di Narcos. Alle spalle le prime due, spettacolari stagioni con protagonista Pablo Escobar e la terza, dedicata al Cartello di Cali - avversario storico di Pablo - e passaggio agli orizzonti messicani, ho ritrovato, con il nuovo setting, le atmosfere e le vicende già romanzate da Don Winslow nella sua trilogia formata da Il potere del cane, Il cartello e Il confine.
Lo scorso anno gli autori si erano concentrati sulla vicenda - che fu fondamentale soprattutto in termini simbolici - che portò alla morte dell'agente Kiki Camarena, mentre con questa season two i riflettori si spostano sugli effetti che quella stessa morte ebbe rispetto agli affari non solo del patron messicano Gallardo e sui suoi associati, ma anche sui loro rapporti con la Colombia - principale fornitrice del prodotto che i messicani, ai tempi, di fatto traghettavano negli States - e gli USA, sempre pronti a dare un colpo al cerchio e uno alla botte per fare la figura dei buoni samaritani e contemporaneamente arricchirsi senza alcuno scrupolo.
La tensione è sempre alta, i personaggi funzionano, le sfumature delle miserie umane vengono mostrate pienamente dal nero al grigio: unico limite, forse, il fatto che resti un'opera di genere, lontana dai gusti di chi con il crime ha poca confidenza. Ma cazzo, che botta. E che botta, cazzo.




GREMLINS (Joe Dante, USA, 1984, 106')

Gremlins Poster


Altro giro e altro regalo per i "sabati sera Cinema" moltiplicatisi al Saloon a causa della chiusura forzata di scuole, luoghi di lavoro e chi più ne ha, più ne metta.
Gremlins è stata una delle prime pellicole che, ai tempi delle elementari e della mitica videoteca del mitico Paolo, ha contribuito a formare la mia passione per il Cinema: spaventosa, ironica, con quel gusto un pò nostalgico tipico delle pellicole anni ottanta, questa piccola chicca firmata da Joe Dante ha visitato gli schermi dell'allora casa Ford decine di volte, cominciando a formare il mio concetto "stagionale" di settima arte - anche se, in questo caso, sono andato un pò troppo lungo, considerata l'ambientazione natalizia - da sempre radicata in questo vecchio cowboy.
Non lo rivedevo da anni, e oggi mi pare più una commedia nera che non quel piccolo horror che sembrava ai tempi: i Fordini - entrambi - si sono vantati di non essersi spaventati -, hanno manifestato il desiderio di volere anche loro un Gizmo - e come non capirli - e mi hanno tempestato di domande per tutto il tempo, segno che il film riesce ancora a fare il suo lavoro nonostante l'età.
Considerato, dunque, che il Saloon è passato indenne, comincio ad accarezzare seriamente l'idea di passare a calibri più grossi come Predator, per cercare di far salire un pò la tensione: in questo caso, valuteremo con il ritorno del caldo, sempre per parlare di Cinema stagionale.
Intanto, archivio volentieri questo sempre piacevole tuffo nel passato.


martedì 5 agosto 2014

Notte Horror - L'ululato

Regia: Joe Dante
Origine: USA
Anno: 1981
Durata: 91'





La trama (con parole mie): Karen White, una giornalista televisiva coinvolta nel caso di un serial killer rimasta traumatizzata dall'incontro con quest'ultimo, viene consigliata da un noto psicologo in modo che possa trascorrere un periodo di riposo all'interno di una comunità immersa nella Natura insieme al marito per ritrovare la tranquillità, se stessa ed i ricordi della notte del suo incontro con l'assassino.
Ma all'atmosfera pacifica ed accogliente dell'arrivo ben presto si sostituisce il sospetto che qualcosa di strano si celi nel luogo in cui è stata mandata, e per Karen ha inizio un incubo fatto di passione, sesso, carne e sangue che coinvolgerà non soltanto lei ed il suo compagno, ma anche, in caso di sopravvivenza, il mondo, una volta che la stessa giornalista dovesse riuscire a tornare per raccontare la sua esperienza.






Per intercessione del sempre mitico Zio Tibia, questo post partecipa alle celebrazioni di Notte Horror.



 



Ricordo bene - come più spesso mi è capitato di sottolineare qui al Saloon, anche con post dedicati come questo - le meravigliose estati di una ventina e più d'anni fa, quando con mio fratello passavamo la mattinata a guardare film, il pomeriggio a giocare a calcio al parco, la sera nella speranza di sfruttare obbligo o verità per limonare duro con la ragazza di turno prima di correre a casa per l'appuntamento imperdibile con Notte Horror, contenitore di Italia Uno che regalava una rassegna di titoli spesso e volentieri molto diversi tra loro legati dal denominatore comune del terrore.
Quando, complici i miei vulcanici colleghi della blogosfera, è stata messa sul piatto l'idea di un'iniziativa che ne ripercorresse i fasti e celebrasse il ricordo, non ho avuto alcun dubbio a proposito della partecipazione, sfruttando l'occasione per proporre uno dei film meno noti del regista cult degli anni ottanta Joe Dante - che la maggior parte ricorda principalmente per Salto nel buio e Gremlins -, L'ululato, di fatto, con il primo L'uomo lupo di George Waggner - omaggiato ribattezzando lo psicologo della protagonista proprio con questo nome - e Un lupo mannaro americano a Londra, una delle più importanti pietre miliari per quanto riguarda i licantropi al Cinema.
Più un'inquietante favola nera che non un horror vero e proprio, il lavoro di Dante sfrutta il viaggio della protagonista all'interno di una comunità dominata dai licantropi per affiancare a sequenze prodigiose per effetti - parliamo dell'alba degli eighties, ricordiamolo - e tensione - la lotta nella baita, l'incipit legato alla caccia al serial killer che sconvolge le strade della città, e che ricorda le atmosfere dei thriller urbani figli degli anni settanta - una riflessione profonda sull'istintività umana - dal cibo, al sesso, fino all'omicidio e alla violenza - e sulla gestione dei lati più oscuri di noi stessi, così come al rapporto tra il singolo e la società - i media, gli amici e i vicini, i compagni e compagne -: così come per il già citato Lupo mannaro di John Landis, anche in questo caso il cocktail proposto da regista e sceneggiatori unisce ironia nerissima, sangue, passaggi al limite dello splatter e momenti dal fascino decisamente carnale, più vicini ai b-movies che non alle grandi produzioni a fare da cornice ad una trama che pare più vicina ad un thriller - a mio parere, sono evidenti i richiami e gli omaggi al Maestro del genere, Hitchcock, per quanto la materia trattata sia assolutamente più grezza e "zozza" rispetto all'approccio controllato e di classe del regista inglese - che non allo slasher sanguinolento che ci si potrebbe aspettare sulla carta.
Un titolo, dunque, passato troppo spesso ed ingiustamente sotto silenzio, affascinante e profondo ma anche divertito e divertente - splendido il finale, con tanto di hamburger al sangue -, tra le prime testimonianze del talento di un autore mai davvero esploso eppure tra i più interessanti che gli States abbiano regalato al genere negli ultimi decenni: l'appartenenza ad un gruppo, la presa di coscienza
della propria natura predatoria, i legami che ognuno di noi ha con la carne - in tutti i sensi la si possa intendere - e le tentazioni che la stessa veicola sono tematiche decisamente importanti, trattate senza alcuna spocchia e con il panesalamismo delle migliori occasioni.
Tutto questo contribuisca a rendere L'ululato un titolo perfetto per una rassegna come Notte Horror, capace di riunire davanti ad un fuoco vecchi lupi navigati e giovani cuccioli in cerca di brividi.
In un modo o nell'altro, il fascino della cornice ed un'atmosfera ben sfruttata, riusciranno, seppur con mezzi e punti di vista differenti, a far drizzare i peli sulla nuca a chiunque abbia voglia di guardare in quel fuoco, ed ululare alla luna liberando l'animale che è in lui.



MrFord



"In touch with the ground
I'm on the hunt I'm after you
smell like I sound, I'm lost in a crowd
and I'm hungry like the wolf
straddle the line in discord and rhyme
I'm on the hunt I'm after you
mouth is alive with juices like wine
and I'm hungry like the wolf."
Duran Duran - "Hungry like the wolf" - 



domenica 13 maggio 2012

Homecoming

Regia: Joe Dante
Origine: Usa
Anno: 2005
Durata: 58'



La trama (con parole mie):  David Murch, consulente del Presidente degli Stati Uniti ed esperto di campagne elettorali, nel corso di una trasmissione televisiva sfodera un accorato appello in difesa dei soldati caduti, esprimendo il desiderio di volerli vedere tornare. 
Quando è il Presidente, ispirato dal tema così ben trattato dal suo collaboratore, a riportare in un discorso per la campagna elettorale della rielezione lo stesso passaggio, i ragazzi morti sotto le armi cominciano ad uscire dalle loro bare chiedendo la possibilità, prima di abbandonare definitivamente questo mondo, di poter votare alle elezioni: il panico scatenato da questa anomala ondata di elettori finirà per portare Murch a prendere una decisione che potrebbe sancire il suo passaggio sul fronte opposto rispetto a quello del suo datore di lavoro e della scatenata e repubblicana fino al midollo amante Jane.




Devo dire di aver sempre voluto un gran bene a Joe Dante, fin dai tempi in cui ero soltanto un bambino e molta della sottile ironia che pervade le pellicole del regista del Jersey mi sfuggiva, nascosta ai miei occhi dagli effetti o dalle atmosfere di cult della mia infanzia come Salto nel buio o Gremlins.
Crescendo, ho imparato a conoscere ed apprezzare anche il piglio decisamente caricaturale dei suoi lavori - che associo ormai inesorabilmente al pur più cattivo Romero -, ed opere come The howling o Matinee sono divenute, nel corso degli anni, sempre più mitiche, acquistando valore invece di perderlo progressivamente.
Casualmente, mi sono imbattuto di recente in una recensione di Mereghetti che parlava entusiasticamente, invece, di questo film per la tv nato come episodio della serie Masters of horror che mi era sfuggito, così ho deciso di recuperarlo e rispolverare quelle atmosfere dal sapore seventies che nell'horror recente saturo di montaggi frenetici e citazioni a raffica si sono andate purtroppo perdendo, finendo per uscire dalla visione decisamente soddisfatto: in pieno periodo bushista, infatti, Dante fornisce la sua personale critica all'operato dell'ex Presidente regalando una piccola chicca al pubblico senza dover ricorrere a chissà quali espedienti da salto sulla sedia, solleticando invece l'inquietudine di una riflessione clamorosamente attuale e profondamente politica.
I suoi soldati zombies, invece che andarsene in giro a fare la gente a brandelli biascicando e sbavando senza ritegno, chiedono con una certa decisione che la loro posizione rispetto alle incombenti elezioni per la Presidenza sia presa in considerazione, chiudendo il cerchio del ritorno al mondo dei vivi una volta imbucata la scheda elettorale: un ritratto di questo tipo di spauracchio cinematografico assolutamente inedito e clamorosamente interessante, non privo di omaggi - il passaggio che vede, con la resurrezione dei morti dei conflitti più lontani nel tempo, anche il già citato George A. Romero e Jacques Tourneur - e virate di profondità notevole - il legame tra David Murch ed il defunto fratello, veterano del Vietnam -, ma soprattutto intelligente ed incisivo, soprattutto considerato il periodo in cui fu girato, quando ancora la speranza della rinascita by Obama - che poi, a ben guardare, non c'è stata - era un miraggio cui tutti i democratici dai grandi sogni anelavano senza ritegno.
In particolare assume uno spessore notevole l'escalation finale, evidente riferimento alle vicende che portarono alla vittoria del già citato Bush Jr. su Al Gore e alla manipolazione e al controllo del destino politico da parte di chi detiene il potere, in barba all'opinione di chi, almeno sulla carta, dovrebbe essere il vero detentore dello stesso: il popolo.
L'ironico e decisamente "politically uncorrect" finale - che riprende la scena d'apertura -, giocato sulla contrapposizione tra la compagna del protagonista Jane - che fa sembrare Schwarzenegger un democratico convinto, vegano e hippy - e gli zombies in cerca di vendetta per i voti rubati risulta davvero efficace, e fa rimpiangere a noi vecchi fan di Joe Dante che Homecoming fosse destinato a Masters of horror invece che al Cinema, togliendoci di fatto la possibilità di un lungometraggio vero e proprio che avrebbe potuto liberare la carica di irriverenza di questo autore in misura ancora maggiore.
Ma è inutile recriminare: il prodotto è decisamente riuscito, e tra qualche decennio gli appassionati di horror - e non solo - potranno ripescarlo come un ritratto insolito di un'epoca spesso sottosopra come la nostra.


MrFord


"Vote or die muthafucka, muthafucka vote or die
rock the vote or else I'm gonna stick a knife through your eye
democracy is founded on one simple rule
get out there and vote or I will muthafuckin’ kill you."
da South Park - "Vote or die" -


  

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