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mercoledì 28 dicembre 2016

Ford Awards 2016: i film (dal 40 al 31)




Inizia oggi la cavalcata per quello che è il Ford Award più importante dell'anno, che determina il miglior film uscito in sala: questo duemilasedici, a differenza di quanto accaduto per le serie tv, non è stato particolarmente memorabile per quanto riguarda i film, ma nei quaranta titoli selezionati dal sottoscritto troverete comunque visioni meritevoli non solo di attenzione, ma anche e soprattutto di coinvolgimento ed amore per la settima arte.
Che la carrellata cominci, dunque.





N°40: THE VVITCH - A NEW ENGLAND'S FOLKTALE di ROBERT EGGERS

 

Raramente è capitato che gli horror facessero capolino in questa classifica: a rompere uno schema quasi consolidato ci pensa questo vero e proprio trip firmato da Robert Eggers, forse troppo osannato dalla critica e dagli appassionati ma ugualmente affascinante, d'atmosfera ed a suo modo "mistico".
Da appassionato, questi sono i film di paura che vorrei molto più spesso in sala.

N°39: KUBO E LA SPADA MAGICA di TRAVIS KNIGHT


Uscito in sordina sul finire dell'anno ed intriso delle atmosfere che hanno reso grandi i film di formazione anni ottanta carichi di fascino orientale, ironia ed un approccio che mi ha ricordato l'epopea di Po, protagonista del franchise di Kung Fu Panda, Kubo e la spada magica è stata un'altra bellissima sorpresa nell'ambito dell'animazione, fin troppo snobbata in Italia in termini distributivi.


N°38: THE CONJURING - IL CASO ENFIELD di JAMES WAN


Secondo capitolo della saga dedicata ai coniugi Warren e secondo successo per James Wan, che sposta l'atmosfera dall'horror del primo capitolo al thriller di fede di questo secondo. Per chi ha amato Poltergeist - l'originale - e L'esorcista, una pellicola intensa e molto interessante, probabilmente uno degli horror mainstream più riusciti delle ultime stagioni.


N°37: FREE STATE OF JONES di GARY ROSS



Giunto al Saloon senza troppe aspettative ad attenderlo, il lavoro di Gary Ross legato alla Guerra di Secessione ed alle prime lotte per i diritti civili all'interno degli States rappresenta in tutto e per tutto il pane e salame: imperfetto, troppo dilatato nella prima parte e troppo serrato nella seconda, emoziona e coinvolge come tutti i film che hanno più pancia che testa. E da queste parti, va benissimo così.


N°36: CODICE 999 di JOHN HILLCOAT

 
John Hillcoat torna da queste parti dopo l'ottimo Lawless, confezionando un solido crime movie che parte a mille e perde qualche colpo in corso d'opera, ma resta in tutto e per tutto perfetto per il sottoscritto, in termini di approccio, tematiche e narrazione.
Anche in questo caso non si parla di una pellicola perfetta, ma assolutamente viva e sentita.
Ben vengano colpi di questo genere.


N°35: THE NICE GUYS di SHANE BLACK


Lo specialista di buddy movies nonchè fordiano ad honorem Shane Black confeziona una piccola chicca anni settanta all'interno della quale tutto funziona, dalla ricostruzione ai due protagonisti.
Niente di nuovo sotto al sole, ma un film che intrattiene, diverte, tiene svegli, coinvolge e riesce a rimbalzare tra la commedia ed il dramma senza perdere colpi è merce rara, oggigiorno.
Soprattutto se si tratta di un film con le palle.


N°34: AVE, CESARE! di JOEL e ETHAN COEN

 
I Fratelli Coen, da sempre sostenuti dal sottoscritto, tornano sul grande schermo con una commedia grottesca e surreale legata a doppio filo al mondo del Cinema, psichedelica e citazionista, forse poco comprensibile dalla maggior parte del pubblico ma ipnotica e davvero bella da vedere per chi, almeno in parte, ha amato l'epoca d'oro dei grandi Studios di Hollywood.
Per ogni genere un set, per ogni film una meraviglia.
Il succo della settima arte.


N°33: AGNUS DEI - LES INNOCENTES di ANNE FONTAINE


Si prosegue nella classifica dei Ford Awards 2016 con una pellicola intensa e dilatata, figlia del grande Cinema europeo e della tradizione di Wajda, legata alla Seconda Guerra Mondiale seppur pronta a raccontare gli strascichi della stessa da una prospettiva unica: non per tutti e non perfetto, ancoa una volta, ma senza dubbio un'ottima esperienza di visione.
Un film "fordiano d'autore" di quelli che farebbero incazzare il Cannibale.
E questo è un valore aggiunto.




Dalton Trumbo è uno degli indiscutibili idoli fordiani di tutti i tempi, scrittore e sceneggiatore idealista e mitico che non smetterò mai di amare per E Johnny prese il fucile, precursore dell'obiezione di coscienza e più "comunista così"di una decina di Ken Loach.
Il film di Roach e soprattutto l'interpretazione di Cranston gli rendono giustizia in modo molto classico ma assolutamente perfetto.


N°31: JULIETA di PEDRO ALMODOVAR


Chiude questa prima decina del classificone dei Ford Awards duemilasedici dedicati ai film usciti in sala quel vecchio drittone di Pedrito Almodovar, che confeziona un film sulla scia di quella che è stata la poetica che l'ha portato dov'è ora dimenticando gli scivoloni degli ultimi anni.
Passione, riscatto, ricostruzione nella migliore tradizione del regista iberico più legato ai sentimenti ed alle donne che il Cinema possa offrire.


TO BE CONTINUED...

lunedì 15 agosto 2016

Saloon's Bullettin #5


L'estate è entrata nel vivo - quantomeno nel momento in cui scrivo queste righe - e tra vacanze, una partita e l'altra degli Europei di calcio - anche se, probabilmente, in questo momento saranno già nel pieno del loro svolgimento le Olimpiadi - e viaggi in treno sono comunque riuscito a gustarmi film e libri quantomeno discreti, lontani dagli standard solitamente bassi ed ignoranti del periodo più rilassato ed easy dell'anno.
The Nice Guys, diretto dallo specialista in buddy movies Shane Black, è un film super fordiano, frescolinissimo, veloce e divertente, un buon mix tra le atmosfere di Chandler e gli scombinamenti del Drugo e Doc Sportello, con un Russell Crowe in gran forma da picchiatore ed un Ryan Gosling perfetta spalla: una di quelle proposte che è sempre un piacere vedere e rivedere, che non inventerà nulla di nuovo ma si lascia guardare alla grande, mescolando humour, crime ed un'atmosfera anni settanta che da queste parti è sempre ben accetta.
E tra un cazzotto, una bottiglia e villains misteriosi - sempre affascinante Kim Basinger, che fa ancora mangiare la polvere ad un sacco di giovincelle - si arriva ai titoli di coda ben consci di essersi divertiti ma di non aver mandato in ferie il cervello. Ed è una cosa da non sottovalutare (due bicchieri e mezzo).
Allo stesso modo non è da sottovalutare The good kill, ultimo lavoro di Andrew Niccol - al quale sarò sempre affezionato per l'ottimo Lord of war - con Ethan Hawke e Zoe Kravitz, forse non completamente risolto e privo di una vera e propria direzione - è una denuncia rispetto al disumano utilizzo dei droni da combattimento o un grido d'aiuto lanciato nell'ottica di chi "preme il grilletto" e si porta dentro le conseguenze di ordini impartiti dall'alto? - ma in grado di far riflettere su uno degli aspetti più terrificanti della "guerra moderna": pensare che un drone che vola a tremila metri di altitudine guidato da una squadra che sta dall'altra parte del pianeta possa scaricarci su per il culo un missile in grado di fare a pezzi tutto quello che si trova nel raggio di un isolato è onestamente agghiacciante, e, per quanto preferirei non pensare ad un'esistenza imperitura della guerra, che forse le battaglie dei tempi antichi, a loro modo, erano più umane e sincere di questa lotta al terrore combattuta attraverso il terrore.
Echi di The hurt locker ed American Sniper, pur non arrivando all'altezza di nessuno dei due, per una pellicola comunque da recuperare, fosse anche per una sola visione (due bicchieri).
Ben più di una, invece, ne raccoglierà al Saloon The Conjuring - Il caso Enfield, tratto da cronache di eventi realmente accaduti ed incentrato come il precedente sull'esperienza di esorcisti dei coniugi Warren nel corso degli anni settanta, forse tra i più solidi horror ad ampio raggio degli ultimi mesi, nonchè sequel all'altezza dell'originale, che allo stesso modo da queste parti aveva convinto: le due pellicole sono molto diverse tra loro, e dall'horror classico del primo film le atmosfere di questo Il caso Enfield finiscono per avvicinarsi più a quelle del thriller psicologico, quasi si trattasse di un cocktail tra L'esorcista ed un Polanski in salsa Poltergeist.
Forse meno spaventoso del precedente, ma decisamente più inquietante, in grado di far riflettere a proposito del concetto di Fede - più rispetto alle persone che non in Dio o in una vita dopo la morte -, tecnicamente realizzato alla grande da James Wan e pronto a mostrare la tenacia di una famiglia presa di mira da un'entità demoniaca, l'approccio in bilico tra scienza e fede, per l'appunto, dei Warren ed un punto di vista - quello del contatto tra i protagonisti ed i loro "assistiti" - che si riassume alla grande in una risposta data a Lorraine Warren che suona più o meno così: "Non crederei a queste cose, ma ho perso mia figlia in un incidente anni fa, e se questo esiste, significa che c'è una vita dopo la morte, dunque so che un giorno avrò la possibilità di vederla ancora". Da ateo miscredente, non me la sento proprio di non essere d'accordo con un punto di vista simile (due bicchieri e mezzo).
Chiude la settimana l'agghiacciante visione di Warcraft, terribile fantasy tutto effetti e niente sostanza che pare la versione dei poverissimi de Il signore degli anelli purtroppo firmata dall'ex bambino prodigio Duncan Jones, che a ben guardare dopo Moon non è più stato in grado di produrre qualcosa di decente.
Due ore di effetti ad uso e consumo del 3D ed una sceneggiatura sforbiciata per restare in linea con le esigenze della distribuzione, attori sprecati - e mi dispiace per il buon Travis Fimmel, il Ragnar di Vikings, e Ben Foster -, sapore di già visto e sentito, tentativi di fare apparire come figo e coinvolgente un prodotto che è pura spazzatura nerd.
Il pensiero che possa essere il primo capitolo di una saga solletica il terrore, anche se fa ben sperare il pesantissimo flop al botteghino: per una volta, confido nelle buone scelte del grande pubblico (un bicchiere).
In termini di lettura, invece, Don Winslow è tornato a fare capolino da queste parti con il suo primo romanzo, London Underground, incentrato sul giovane investigatore Neil Carey, spedito dai suoi misteriosi capi da New York a Londra per ritrovare la figlia di un senatore che nasconde segreti piuttosto scomodi.
Non parliamo certo del Winslow dei Capolavori Il potere del cane e Il cartello, quanto più che altro di un ottimo scrittore ancora attento a "prendere le misure" e a porre le fondamenta di quelle che saranno le certezze della sua carriera, di fatto rendendo London Underground una sorta di fratello minore del più recente - e molto bello - Missing: New York. Ai tempi, il vecchio Don dedicò a Neil Carey - interessante main charachter fallibile e tormentato da buon giovane di belle speranze - una saga di cinque episodi che pare ora verrà completamente ristampata: sono già curioso di scoprire se con il secondo volume, China girl, la prosa di quello che è considerato uno dei maestri del noir contemporaneo si sarà già evoluta (due bicchieri e mezzo).



MrFord




mercoledì 30 dicembre 2015

Ford Awards 2015: i film (N°20-11)

La trama (con parole mie): prosegue la marcia verso la testa della classifica dei migliori film dell'anno secondo White Russian, con le posizioni dalla venti alla undici.
Siamo, dunque, a ridosso della Top 10, con titoli che, a sorpresa o a conferma delle aspettative della vigilia, hanno guadagnato la loro posizione con il sudore della fronte: dal Cinema d'autore a quello mainstream, ecco i secondi migliori dieci film dell'anno ad insindacabile parere del vecchio cowboy.
La varietà la farà da padrona, dunque preparatevi ad incontrare pellicole tutte l'una completamente diversa dall'altra.


N°20: IXCANUL - VOLCANO di JAYRO BUSTAMANTE



Dal cuore della cultura Maya, ormai considerata ai margini anche in un paese problematico come il Guatemala, una pellicola dolente legata ai concetti di Natura, Creazione, Vita, madri e figlie.
Realismo estremo, eppure una magia emotiva che quasi tracima dallo schermo. Sorpresa.

N°19: LOUISIANA - THE OTHER SIDE di LUCA MINERVINI



Nell'edizione più chiacchierata del Festival di Cannes legata alla presenza dei tre assi italiani - Moretti, Garrone e Sorrentino - la pellicola di Luca Minervini, passata nella rassegna Un certain regard, centra il bersaglio grazie ad un grande cuore ed uno sguardo disincantato sul lato oscuro di un Paese che, di norma, vende quasi esclusivamente sogni.

N°18: LA FAMIGLIA BELIER di ERIC LARTIGAU



A sorpresa, almeno rispetto alle aspettative che il sottoscritto covava alla vigilia, questo piccolo, grande film franco/belga si guadagna una posizione più che invidiabile nella classifica di fine anno grazie ad un perfetto mix di risate ed emozioni e ad un paio di sequenze che sono riuscite a portare alle lacrime perfino questo vecchio cowboy.

N°17: LA LEGGE DEL MERCATO di STEPHANE BRIZE'



Ancora una volta Francia, ancora una volta una sorpresa.
Con uno stile a metà tra i Dardenne e Loach, Brizè racconta il dramma del mondo del lavoro attuale sfruttando al massimo un'interpretazione magistrale del suo protagonista Vincent Lindon.
Una pellicola che fotografa la società attuale e colpisce dritta alla bocca dello stomaco.

N°16: IL VIAGGIO DI ARLO di PETER SOHN



E' strano che la Pixar produca due pellicole nel corso della stessa stagione, e considerato il successo e la qualità della prima, pensavo che Il viaggio di Arlo si sarebbe rivelato una proposta di serie b buona giusto per le operazioni commerciali ed i più piccoli.
Niente di più sbagliato. Una storia di amicizia e formazione sentita e toccante, dal respiro profondamente classico ma non per questo noiosa o scontata.

N°15: FAST AND FURIOUS 7 di JAMES WAN 



Cosa potrei dire, di Fast 7, se non che si tratta di uno dei film d'azione definitivi di questo nuovo millennio, migliore della sua serie e tra i pochi a poter pensare di formare una generazione di appassionati del genere?
Come se non bastasse, il "lungo addio" a Paul Walker, messe da parte le tamarrate senza ritegno, resta uno dei momenti più commoventi del duemilaquindici. 
A tutto gas.

N°14: IDA di PAWEL PAWLIKOWSKI



Alle spalle il mio periodo da radical chic d'autore estremo, le pellicole d'essai hanno sempre dovuto superare prove decisamente ardue, per conquistare davvero gli occhi ed il cuore del sottoscritto.
Ida le ha superate brillantemente, grazie ad una fotografia strepitosa, riflessioni profonde, un incedere che tratteggia il ritratto di due donne diverse eppure a loro modo indimenticabili.
Tra i migliori presenti all'ultima Notte degli Oscar.

N°13: MIA MADRE di NANNI MORETTI



Nonostante, nel corso della sua carriera, non mi abbia sempre convinto, e lui mi stia profondamente sul cazzo, Nanni Moretti, quando vuole, sa quali tasti toccare per scuotere fin nell'anima.
Lo fa, e molto bene, con Mia madre, forse non il suo miglior lavoro, ma senza dubbio uno dei più interessanti della stagione, nonchè ossigeno puro per il malandato Cinema italiano.

N°12: EX MACHINA di ALEX GARLAND



Questo duemilaquindici che ci sta salutando senza dubbio passerà alla Storia come l'anno del revival, almeno nei concetti, ma anche come quello del riscatto della fantascienza, classica o no che sia.
Ex machina, algido e glaciale, rappresenta uno dei punti più alti che il genere abbia consegnato al suo pubblico negli ultimi anni: sci-fi psicologica della miglior specie con un trio di protagonisti che non si dimenticano.

N°11: PREDESTINATION degli SPIERIG BROTHERS



Restiamo nell'ambito della fantascienza con un thriller "temporale" che tocca alcune delle tematiche più importanti legate alla vita dell'Uomo: lo scorrere dell'esistenza, l'ineluttabilità, la crescita, il confronto con il mondo e con se stessi.
Giunto quasi a sorpresa sugli schermi italiani e quelli del Saloon, il lavoro degli Spierig Brothers è stato un fulmine a ciel sereno in un'estate decisamente povera di proposte.

To be continued...

lunedì 13 aprile 2015

Fast and furious 7

Regia: James Wan
Origine: USA
Anno: 2015
Durata:
137'





La trama (con parole mie): Deckhard Shaw, fratello di Owen, ridotto in fin di vita in seguito allo scontro con Dom Toretto e soci, giura vendetta alla crew di fuorilegge dall'alto senso dell'onore e della famiglia, bypassando la resistenza delle forze dell'ordine e di Hobbs e colpendo al cuore il gruppo.
Minacciati e braccati, i nostri dovranno fare appello a tutte le loro forze e risorse per guardarsi le spalle l'un l'altro, mettere i bastoni tra le ruote a Shaw ed al contempo vendicarsi a loro volta per le perdite subite.
Ma a quali livelli arriverà lo scontro tra le due forze, pronte a sconvolgere lo status quo di qualunque luogo sul globo ospiti il loro faccia a faccia?
Cosa saranno disposti a perdere i contendenti di questa faida, ora che è diventata materia di vendetta e dunque assolutamente personale da entrambi i lati della barricata?








Quando ci si cimenta in un campo artistico, o nella critica dello stesso, occorrono sempre una buona dose di follia e di coraggio, ed è fondamentale non avere timore di rischiare, o di esprimere le proprie opinioni in assoluta libertà, condividendole con il mondo come un barbarico YAWP.
Proprio per questo, pane e salame a parte, ho sempre pensato che, quando si finisce per rifugiarsi nelle proprie idee, schemi e pregiudizi senza alcuno sforzo riposto nel gettare il cuore oltre l'ostacolo, quello stesso coraggio viene inevitabilmente meno, insieme all'ispirazione e a tutto quello che ne consegue di positivo.
E so bene che molti di quelli che leggeranno questo post, soprattutto dopo aver dato una sbirciata al voto, storceranno il naso come fossero depositari di chissà quale scienza infusa che la settima arte ha donato solamente a loro, eletti di chissà quale circolo ove possono fregiarsi del titolo di "re del cazzo e della merda".
Ma tant'è: non ho mai avuto paura di dire la mia, e tantomeno di scriverla.
Dunque, fiato alle trombe: Fast and furious 7 non solo è il film migliore della serie, ma anche l'action più tamarro, potente, sguaiato - e toccante, non dimentichiamolo - dai tempi di Expendables 2, nonchè uno dei vertici del genere da almeno vent'anni a questa parte.
E sì, istintivamente, artigianalmente, visivamente, caratterialmente mi è piaciuto da morire.
L'esaltazione di sequenze assolutamente lontane dalla realtà, auto che volano tra i grattacieli di Dubai o contro elicotteri in piena manovra, The Rock che con la forza del bicipite spezza il gesso dopo non si sa neppure quanti giorni di degenza in ospedale, Statham e Vin Diesel che si battagliano a suon di sprangate alternando ai colpi della domenica mosse di wrestling non ha prezzo per chi, come me, è cresciuto a pane ed action, e che ancora oggi, alle spalle anni passati a riscoprire i grandi Classici ed il Cinema d'autore, riconosce l'importanza di questi prodotti come figli della sospensione dell'incredulità che fu propria di quegli anni ottanta tanto bistrattati eppure assolutamente fondamentali per quella che è stata la formazione di ben più di una generazione di spettatori.
A questi brividi sopra le righe si aggiungano poi le sensazioni provate guardando l'ormai ribattezzato "lungo addio" a Paul Walker, il divertimento di godermi la pellicola in parte insieme al Fordino - che tra un gioco e l'altro, è stato distratto dai "bimbi grandi con le macchinine" - l'impressione di assistere ad uno spettacolo come quelli che mi facevano spalancare gli occhi più di vent'anni fa, fino alla commozione di fronte ad una parte conclusiva toccante e sentita, addirittura in grado di riportare alla mente le lacrime versate per il finale di Spartacus: onestamente non so se sia perchè anche io ho perso di recente un amico che era e sarà sempre in qualche modo parte della mia famiglia, ma soltanto i dieci minuti finali varrebbero un applauso a scena aperta per la sincerità con la quale Wan e tutta la crew protagonista di questa tamarrata si spoglia della realtà cinematografica per rendere - e bene - l'idea che una perdita di questo genere finisce per lasciare a chi resta.
E nonostante "non ci siano addii, ma arrivederci", riesce difficile davvero credere che quelle due vetture che si separano possano essere il preludio, prima o poi, di un nuovo incontro.
Così come riesce difficile pensare che chi pensa che il Cinema sia altro possa trovare intenso ed importante quello che è stato fatto qui, pur applaudendo ad un tempo il revisionismo storico - splendido, sia chiaro - di un altrettanto eccessivo Tarantino o gridando al miracolo di fronte a supposte invenzioni dai significati oscuri se non per i loro autori.
Eppure quello cui ho assistito con Fast 7 è un vero e proprio miracolo, nonchè uno sdoganamento di quella che è sempre stata considerata settima arte bassa, una cocktail in grado di mescolare (auto)ironia e machismo, botte da orbi e sparatorie improbabili con massimi sistemi cui di norma preferiamo non fare cenno per evitare di essere considerati troppo normali ma che, al contrario, fanno parte della vita di tutti noi, dal primo all'ultimo.
Perchè tutti noi siamo figli, padri, fratelli, amici, in qualche misura ed almeno una volta nella vita.
E questo film, per quanto i suoi difetti e le sue assurdità possano essere macroscopiche, mostra proprio questo, con una schiettezza che le pellicole cosiddette d'autore tendenzialmente non hanno quasi mai.
Non voglio fare una colpa a questi ultimi, ma un merito a Fast 7.
Personalmente, non mi intendo di macchine e detesto guidare, eppure quando mi trovo di fronte a gioiellini di questo calibro, non toglierei il piede dall'acceleratore neppure per un secondo.
Per me, la mia Famiglia, un amico fraterno.
E per il Cinema.
Che ha bisogno di respirare ossigeno vero, gridare all'orizzonte e sentirsi davvero libero.
Come solo quando diamo sfogo ai nostri istinti "bassi" sentiamo essere possibile.
Come mi sono sentito sui titoli di coda di questo grande film.



MrFord




"And oh, my my, it would break your heart,
if you knew how I loved you, if I showed you my scars,
if I played you my favorite song lying here in the dark.
oh my my, it would break your heart."
The Gaslight Anthem - "Break your heart" - 



Così come James Wan e soci hanno dedicato questo film a Paul, io dedico il post, una volta ancora, a Emiliano. Anche se per me esistono gli addii, e non gli arrivederci.



giovedì 10 ottobre 2013

Thursday's child


La trama (con parole mie): come se non bastasse il rientro dalla trasferta tedesca del Cannibale a funestare il nuovo weekend di uscite in sala, ecco profilarsi all'orizzonte una serie di titoli da fine settimana del terrore, con neppure uno straccio - o quasi - di proposta interessante, per quello che è senza dubbio uno degli "episodi" più drammatici di questa rubrica fin dai tempi della sua creazione.
Fortunatamente, per risollevare gli animi, all'orizzonte si prospetta una Blog War vecchio stile che dovrebbe ravvivare almeno in parte la scialba atmosfera di questo spento autunno.

"Hey Ford, quest'autunno mi pare molto poco cattivo!" "Tranquillo Peppa, con la Blog War cambieranno le cose!"
Cattivissimo me 2 di Pierre Coffin, Chris Renaud


Il consiglio di Cannibal: Ford, torna cattivissimo!
Il primo Cattivissimo me, di cui parlerò a breve visto che l’ho recuperato solo di recente, non m’ha certo entusiasmato. Guardabile e tutto, per carità del cielo, ma è anche una pellicola che, a dispetto del titolo, è fondamentalmente buonista, quasi quanto il re di questa specialità, MrFord, finto macho super villain e poi in realtà uno zuccherino sentimentale e sdolcinato come pochi. Se Gru e i divertenti Minion resteranno sempre dei teneroni, speriamo che almeno lui torni cattivissimo. Se mai lo è stato…
Il consiglio di Ford: cattivissimo Ford, pusillanime Cannibal.
Qualche anno fa storsi il naso all'uscita del primo capitolo di questo brand, che risultò comunque più guardabile di quanto non avessi previsto: lo stesso è stato per il secondo capitolo, che punta molto sull'ironia del rapporto tra il protagonista e le sue figlie adottive, nonchè rispetto al gentil sesso. Divertente per qualche serata in famiglia con prole, quelle che il mio rivale tanto detesta.
Recensione fordiana a brevissimo.

Ford nella sua nuova tenuta da wrestler nell'attesissimo sequel di Sharknado.

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Oltre i confini del male – Insidious 2 di James Wan


Il consiglio di Cannibal: i sequel sono sempre insidious
Certo che l’originalità va proprio forte di questi tempi, a Hollywood. Nonostante il primo Insidious mi sia anche piaciuto parecchio, mi oppongo a questo riciclo costante di idee. Anche perché, al di là dei facili introiti economici che già ha generato negli USA e che potrebbe ripetere pure da noi, non vedo l’utilità di un’operazione del genere. Ben che vada, sarà un filmetto a mala pena decente. Mal che vada, farà sbiadire pure il ricordo positivo del primo Insidious. Ford invece, che spesso si esalta più con i sequel che con i primi capitoli, dopo aver detestato il precedente questo potrebbe persino apprezzarlo.
Il consiglio di Ford: senza dubbio i consigli di Peppa Kid sono molto insidiousi
James Wan, volto dell'horror che mi sono trovato a rivalutare relativamente grazie al recente Conjuring, torna sul grande schermo con il sequel di Insidious, che se per una prima metà era riuscito a convincermi ai tempi dell'uscita aveva finito per crollare quasi miseramente con una seconda parte ai limiti del comico.
Speriamo che il secondo capitolo possa rivelarsi più simile al suo lavoro più recente che non al passato di uno di quei registi buoni giusto giusto per far cagare sotto i pusillanimi come il mio rivale.

"Cucciolo, fai silenzio, o mando Ford a prenderti nel mezzo della notte!"
L’amore in valigia di David E. Talbert


Il consiglio di Cannibal: Ford, fai la valigia e vai a quel paese
Strano che una commedia black come questa, con protagonisti che da noi non sono certo popolarissimi, esca in quasi contemporanea con gli USA. Sarebbe una cosa positiva, peccato che la pellicola si preannunci come tutt’altro che imperdibile. Come al solito, la distribuzione italiana non ne azzecca una. Che a capo di tutto, come sospetto ormai da tempo, ci sia il solito Ford?
Il consiglio di Ford: meglio fare le valige e partire, piuttosto che andare al cinema in questi giorni.
Commedia romantica della peggior specie - snobbata anche dai distributori, a quanto pare - che non mi sognerei di vedere neppure se fossi esiliato su un'isola deserta con un unico dvd a disposizione ed il Cannibale come sgradito compagno di sventura.
Piuttosto, preferirei dedicarmi alla caccia.
Del mio antagonista, ovviamente.

"Scusatemi, Ford e Cannibal vorrebbero che abbandonaste le sale!"
Emperor di Peter Webber


Il consiglio di Cannibal: l’emperor non colpisce ancora
E a proposito di scelte senza senso della distribuzione italiana, che è sta roba?
Una pellicola storica che fin dal trailer puzza di fordianata pseudo impegnata e invece si rivelerà una cosa al massimo ai livelli di una fiction Rai.
Ci sarà anche Matthew Fox, ma ormai gli ex naufraghi di Lost non ne fanno più una giusta. Mi sa che qui c’è qualcuno che porta sfiga… Da quale serie guarda caso ha preso il nome il nostro caro Mr. James Ford?
Il consiglio di Ford: un weekend molto poco imperiale
Come se non bastassero le proposte italiote a lasciarci a bocca asciutta di novità interessanti, ecco servito il tipico polpettone all'ammmeregana della peggior specie, con tanto di guerra, grandi amori, retorica e chi più ne ha, più ne metta.
E se il vecchio leone Tommy Lee Jones potrebbe valere la visione, ecco Matthew Fox, che dai tempi di Lost non ne ha più azzeccata una, pronto ad abbassare ulteriormente l'indicatore della qualità di questo titolo.
Per questa settimana, ho come l'impressione che il Cinema si sia arreso.

Ford e Cannibal perplessi dalle discutibili uscite della settimana.
Il ragioniere della mafia di Federico Rizzo


Il consiglio di Cannibal: se andate a vederlo siete peggio dei mafiosi
Federico Rizzo chi è? Il figlio raccomandato di Jessica Rizzo?
E Lorenzo Flaherty chi è? Quello delle fiction Mediaset senza fine?
E il ragioniere della mafia chi è, o cos’è? Un film?
E il trailer? Che ridicolo è?
E MrFord chi è? Un blogger? Per di più cinematografico? Really?
Il consiglio di Ford: ogni volta che sento avvicinarsi un'uscita made in Italy, non ragiono più.
Ennesimo film denuncia sulla mafia giunto fuori tempo massimo che, come sempre più spesso e tristemente ormai capita, finisce per convincermi che il Cinema nostrano sta attraversando una delle sue fasi più basse ed oscure.
Passo oltre e cerco di non pensarci, come quando leggo qualche sproloquio di stampo malickiano tra le pagine del blog del mio rivale.

"Ford, non bottigliarmi troppo: io sono un tipo da peace&love!"
Aspirante vedovo di Massimo Venier


Il consiglio di Cannibal: Julez (attuale moglie di Ford nda), aspirante vedova
Fabio De Luigi + Luciana Littizzetto. Non ho niente contro di loro e mi stanno pure moderatamente simpatici. Diciamo che ai tempi di Mai dire gol mi stavano simpatici, poi via via hanno cominciato a stufarmi sempre di più, però dai, a piccole dosi li trovo ancora simpa. Come attori però no, non si possono vedere. Così come tutte le volte che capito sul blog WhiteRussian, mi viene da gridare: “Questo non è cinema!”.
Il consiglio di Ford: aspirante suicida, lo spettatore medio.
Film italiano? Fabio De Luigi? Luciana Littizzetto?
Come recitava un vecchio spot anni ottanta: ahi ahi ahi ahi ahi ahi!

"Piuttosto che leggere le recensioni di Ford e Cannibal sul nostro film, la faccio finita!"
Per altri occhi di Silvio Soldini, Giorgio Garini


Il consiglio di Cannibal: un film non per i miei occhi
Un documentario incentrato su un gruppo di persone accomunate dalla cecità. Tra loro Mr. Ford, un giovane (si fa per dire) blogger che commenta i film senza poterli vedere. E si vede.
Il consiglio di Ford: il Cinema è per occhi che non sono quelli di Cannibal Kid.
Docufilm di matrice clamorosamente radical chic sulla carta che mi attira più o meno quanto le esaltatissime opinioni del mio rivale in materia di giovani topi d'appartamento VIP.
Se pensavate che la situazione per noi spettatori sarebbe cambiata con il sopraggiungere dell'autunno, vi sbagliavate di grosso.

"Cannibal Kid? In sala ci vede meno di me!"
Black Star – Nati sotto una stella nera di Francesco Castellani


Il consiglio di Cannibal: Ford star? Ma in che pianeta?
4 film italiani in una sola settimana sono una mazzata pesante solo da commentare. Figuriamoci da vedere. La storia di immigrazione e intregrazione qui raccontata sarebbe anche interessante e, se fosse una produzione francese, potremmo trovarci di fronte a un gioiellino. Invece no. Invece è una pellicola italica. Certo che nel nostro paese siamo nati tutti sotto una stella nera. Quella di Ford poi non parliamone, un nero pece.
Il consiglio di Ford: questo weekend è nato sotto una cattivissima stella.
In un weekend che vede letteralmente scatenarsi il peggio del Cinema made in Italy non poteva mancare la pellicola di denuncia che sensibilizzi alle problematiche sociali, all'integrazione e alla collaborazione.
Nulla che mi disturbi, sulla carta: quando, però, diventa il pretesto per un titolo assolutamente trascurabile, ecco che le bottiglie finiscono per scaldarsi neanche si trovassero di fronte a Sofia Coppola, pronte a menare fendenti di quelli che spesso e volentieri colpiscono in pieno il grugno del mio rivale.

"Giocare contro Ford? Io non me la sento proprio!"
Gloria di Sebastian Leilo


Il consiglio di Cannibal: gloria a chi mi libererà dalla presenza di Ford
Pellicola cileno-spagnola appartenente a quel filone anti-teen dedicato a protagonisti della terza età o giù di lì.
Ford, ho trovato il tuo film della settimana!
Il solito altruista. Peccato che non ne abbia trovato manco mezzo per me…
Il consiglio di Ford: di glorioso, a questo giro, vedo proprio ben poco.
Pellicola sentimentale drammatica spagnolo/cilena che potrebbe attrarre qualche nugolo di radical chic in sale d'essai estremo e che finisce quasi per rischiare di essere la scommessa più interessante della settimana, giusto per farvi capire in quali sabbie mobili siamo costretti a muoverci di questi tempi.
Sinceramente, con tutti i recuperi che ho da fare, penso mi dedicherò ad altro.

"Brava, così: voglio che prendi il Cannibale dritto in mezzo agli occhi!"

lunedì 9 settembre 2013

The conjuring - L'evocazione

Regia: James Wan
Origine: USA
Anno:
2013
Durata:
112'




La trama (con parole mie): Ed e Lorraine Warren, due studiosi esperti in possessioni, case infestate ed esorcismi di nota fama, sono chiamati ad investigare sulla vicenda della famiglia Perron, trasferitasi in una casa in campagna acquistata ad un'asta e messa alle strette da una serie di misteriosi incidenti ed apparizioni avvenuti proprio tra le mura della loro nuova dimora.
I fenomeni che coinvolgono i Perron e le loro cinque figlie si riveleranno legati allo spirito di una strega suicidatasi proprio nel giardino della proprietà, entità malvagia di spaventosa potenza che riuscirà a mettere a dura prova perfino gli esperti Warren, che per riuscire a scongiurare il pericolo si troveranno a dover mettere in gioco, oltre al loro sapere nel campo del sovrannaturale, anche le loro stesse vite ed anime.




Personalmente, non sono mai stato un grande fan di James Wan: fin dai tempi del suo primo capitolo, infatti, ho sempre considerato il franchise di Saw un'inutile perdita di tempo perfino per un cultore del genere, così come relegato a tentativo fallito il successivo e decisamente più "autoriale" Insidious.
D'altra parte, sono da sempre un amante del genere horror, che ha definito più di un momento della mia formazione di cinefilo fin da bambino.
Si può dire, in un certo senso, che The conjuring sia riuscito nell'impresa di mettere il sottoscritto in pace non solo con il succitato Wan, ma anche con i film "de paura", che negli ultimi anni, eccezion fatta per alcuni casi più unici che rari - Quella casa nel bosco, Lake Mungo -, si sono trovati a dover fare i conti con una crisi di idee e di stimoli profonda almeno quanto quella del Cinema italiano.
Non che The conjuring rappresenti chissà quale nuova frontiera o pietra miliare, o introduca tecniche o nuovi approcci alla narrazione destinati a fare scuola, eppure il lavoro del mio "omonimo" produce una buona dose di scariche di adrenalina - soprattutto nella prima parte -, si avvale di una buona tecnica - bellissimo il piano sequenza durante il trasloco dei Perron nella nuova casa - e tiene botta con una certa dose di attributi per tutta la sua durata anche quando, purtroppo per gli spettatori un pò più smaliziati, le presenze vengono rivelate anche visivamente e l'incantesimo della paura tende a scemare - un vero peccato, a ben guardare, perchè per un buon terzo del film il fatto di affidarsi praticamente solo agli effetti sonori si rivela una scelta quasi perfetta, memore della lezione del Classico dei Classici del settore, quel Gli invasati che ancora oggi riesce a dare ben più di una spanna a qualsiasi produzione legata a fantasmi ed affini -.
Ad ogni modo, e nonostante un progressivo abituarsi all'atmosfera, nel complesso il titolo tiene, ed anche bene, regalando almeno un paio di sequenze da salto sulla sedia - il gioco del battimano con l'armadio che si apre, la disavventura di Carolyn in cantina -, una cornice perfetta che ci riporta dritti dritti agli anni settanta, un cast più che discreto ed un finale più spettacolare in pieno stile Esorcista che riporta alla mente uno dei film più sottovalutati - eppure fondamentali - degli anni ottanta legati alle possessioni: Poltergeist, nonchè aperto ad un potenziale sequel incentrato sempre sui due investigatori del paranormale Ed e Lorraine Warren, realmente esistenti e agli scritti dei quali la pellicola - e non solo questa - è stata ispirata.
Un'esperienza visiva ed in qualche modo emozionale, dunque, sicuramente superiori a quanto l'horror ha da offrire al momento all'audience, nonchè superiori alle aspettative che potevo nutrire rispetto ad un titolo di cui si è parlato benissimo - soprattutto negli States - ma che sulla carta non mi convinceva così come è stato, al contrario, stato fatto dalla visione stessa: senza dubbio i fan hardcore dell'horror potranno storcere il naso a fronte di un prodotto che pare la versione riveduta e corretta di cose come Amityville Horror e che, di fatto, non inventa nulla di nuovo, eppure a volte - soprattutto nei periodi di magra come questo - occorre tirare la cinghia e dare il credito che meritano anche prodotti buoni come questo, seppur privi di quella scintilla che ha reso grandi i cult che li hanno ispirati.
Abbandonate dunque gli indugi e le influenze - per i più esperti - e lasciatevi trasportare da James Wan nell'inquietante mondo delle possessioni demoniache: sono sicuro che le gesta dei Warren torneranno a bussare alla porta delle vostre menti ben più di tre volte.


MrFord


"Listen as the wind blows
from across the great divide
voices trapped in yearning
memories trapped in time
the night is my companion
and solitude my guide
would I spend forever here
and not be satisfied?"
Sarah McLachlan - "Possession" - 


 

giovedì 9 giugno 2011

Insidious

La trama (con parole mie): la famiglia Lambert, appena trasferitasi nella nuova casa, comincia ad avere qualche problema quando presenze inquietanti si prendono la briga di passeggiare su tutti i piani neanche stessero pagando loro stesse il mutuo.
La situazione si aggrava quando, a seguito - apparentemente - di una banale caduta, il figlio più piccolo, Dalton, finisce in coma: da quel momento spettri e mostri di vario genere impazzeranno a tal punto da costringere i Lambert ad un nuovo trasloco, senza che la situazione possa migliorare.
Questo perchè non è la casa ad essere infestata, ma il piccolo Dalton, come il padre prima di lui viaggiatore astrale.
A questo punto, sarà necessario l'intervento di una vecchia signora da sala da the accompagnata dalla versione nerd dei Ghostbusters per aiutare la coppia a riavere indietro l'anima del figlio.

Lo ammetto: la trama, così come l'ho descritta, non invoglia di certo la visione di Insidious, ultimo lavoro del pessimo James Wan, responsabile della creazione dell'inguardabile serie Saw.
E neppure il fatto che il regista del film in questione sia, per l'appunto, James Wan.
Eppure, nonostante tutto, la sensazione di già visto e la sospensione dell'incredulità con conseguente impossibilità a provare il benchè minimo timore alla scoperta che dietro la possessione del giovanissimo Dalton ci sia nientemeno che Darth Maul, sopravvissuto a Obi Wan Kenobi, devo ammettere che, nel suo, Insidious completa il suo compitino con discreto mestiere, consegnando al pubblico un horror certo non innovativo eppure discretamente piacevole da seguire, pur se non all'altezza dei capisaldi del genere.
Sfruttando proprio i clichè dello spavento - mostri, demoni, possessioni e soprattutto bambini - la pellicola pare partire molto bene, inserendo in un contesto per nulla nuovo all'audience abituata ai salti sulle sedie una buona dose di adrenalina grazie principalmente alla suggestione, più che all'effettivo visto o non visto, come la migliore tradizione dell'horror insegna, prima di perdersi, in qualche modo, con il progressivo scioglimento dei misteri alla base dell'inquietudine di partenza.
Occorre però ammettere quanto Wan, probabilmente conscio dei suoi limiti, sia riuscito ad affiancare al terrore - per usare una parola grossa - un sottotesto ironico che non può che essere visto come un pregio, considerato che, al contrario di altri prodotti - specie asiatici - recenti, paiono pressochè assenti velleità artistiche "alte": l'utilizzo del gruppo di disinfestatori e della loro leader Elise, ad una prima occhiata assolutamente folle e ridicolo, riesce invece a sopperire, nella seconda parte della pellicola, al progressivo affievolirsi del senso di pericolo avvertito rispetto alla minaccia ignota percepito nel corso della prima metà del film.
La sceneggiatura non brilla, come la regia, per originalità o inventiva, ma non presenta neppure buchi così terribili da innescare quel disturbante fenomeno di ilarità nello spettatore, spada di damocle che incombe inesorabilmente sulla maggior parte dei prodotti di questo tipo: la logica, se si eccettua l'improvvisa "sparizione" degli altri due figli della coppia a partire dal trasloco che porterà poi all'esorcismo finale, tiene discretamente, e tutto sommato rende questo film un piacevole intrattenimento notturno in queste prime serate pseudo estive che possono ricordare quelle mitiche dell'ancor più mitica serie "Notte horror", che da bambino seguivo con fervore in compagnia di mio fratello, aggrappato ai braccioli del divano cercando di mascherare il più possibile il fatto che me la facessi sotto alla grande.
Gli anni sono passati, e le opere davvero interessanti di questo genere sono sempre meno, dunque quando capita di imbattersi in qualcosa di almeno salvabile è quasi una festa in casa Ford, data la passione per il brivido che da sempre, tra film e letteratura, contraddistingue Julez: dunque, seppur non travolto dall'entusiasmo provato in proposito dal mio rivale Cannibale, mi sono lasciato piacevolmente trasportare dall'intrattenimento di questa pellicola, che se da un lato non può ambire certo al titolo di miglior horror dell'anno, dall'altro non potrà certamente essere neppure il peggiore.

MrFord

"Crazy babies never say die
born to live on a permanent high
flying high above the world below
they'd better come down soon or everyone will know just why."
Ozzy Osbourne - "Crazy babies" -
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