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lunedì 30 dicembre 2019

Ford Awards 2019: i film (N°20-11)



E giungiamo così alla classifica più importante dei Ford Awards e di ogni blog che si leghi alla settima arte: quella dedicata ai film usciti in sala nel corso del duemiladiciannove.
Personalmente, è stato uno degli anni passati più lontano dal Cinema che ricordi, con pochissimi - rispetto ai tempi in cui aprì il Saloon - film visti e la maggior parte del tempo dedicato, più che allo schermo, a famiglia, lavoro e palestra. Non sono però fortunatamente mancate le pellicole interessanti, di generi e tagli diversi, che si sono date appuntamento in questa Top 20 pronta oggi a cominciare la scalata alla vetta che consacrerà domani il film migliore dell'anno che sta per finire a detta di questo vecchio cowboy.


MrFord


N°20: CREED II di STEVEN CAPLE JR

Creed II Poster

Non potevo che aprire questa classifica con, come la definirebbe Cannibal, la classica fordianata: pur se inferiore al capitolo precedente, Creed II alimenta il mito - per quanto, si dice, ne abbia scritto la parola fine - di Rocky Balboa, riuscendo anche a rendere tridimensionali ed umane le figure del vecchio rivale del mitico Stallone Italiano Ivan Drago e quella di suo figlio, emarginati e cresciuti nell'odio in patria in tempi in cui ancora la Cortina di ferro la faceva da padrona.
Un film solido e pane e salame, di quelli che non posso non amare.


N°19: LE MANS '66 - LA GRANDE SFIDA di JAMES MANGOLD

Le Mans '66 - La grande sfida Poster

Entrato in classifica all'ultimo secondo, in modo totalmente inaspettato - pensavo si sarebbe inserito l'ultimo Star Wars, rivelatosi invece più anonimo - l'ultimo lavoro di James Mangold si rivela, per quanto molto, molto classico, un prodotto solido ed emozionante, il film perfetto per la corsa all'Oscar, il prodotto americano nella migliore accezione del termine.
Ottimo comparto tecnico, il fratellino minore di Rush si impone come un ritratto sentito di una figura - anzi, due -, almeno per i non addetti ai lavori quasi sconosciuta, e per un finale molto emozionante.


N°18: JOKER di TODD PHILLIPS

Joker Poster

In molti, probabilmente, piazzeranno Joker decisamente più in alto nelle classifiche di fine anno, spinti dai facili entusiasmi dopo la vittoria a Venezia della pellicola di Todd Phillips e dall'interpretazione indubbiamente notevole di Joaquin Phoenix: eppure, nonostante le intenzioni ed il lavoro decisamente importante svolto, continuo a pensare che Joker sia "soltanto" un buon film, attraverso il quale autori ed interprete si siano preoccupati più di mostrare quanto fossero in gamba che non di raccontare una storia che sentivano nel profondo di raccontare.
In qualunque modo la si voglia vedere, comunque, almeno un paio di sequenze restano da incorniciare.


N°17: YESTERDAY di DANNY BOYLE

Yesterday Poster

Al contrario di Joker, ci saranno molti che considereranno Yesterday una delusione, o una ruffianata di un autore un tempo di rottura come Danny Boyle: per quanto mi riguarda, questo film, per quanto pop e facile possa apparire, ha piazzato almeno un paio di sequenze che sono riuscite a toccarmi nel profondo e quasi a commuovermi per quanto mi hanno sentito coinvolto.
Una di esse - quella legata a John Lennon -, resterà impressa nei miei ricordi da spettatore ma soprattutto per aver raccontato una verità assoluta che mai come nel corso degli ultimi mesi ho sentito sulla pelle e nel cuore.


N°16: ROCKETMAN di DEXTER FLETCHER

Rocketman Poster

Ancora Musica protagonista e, dopo l'exploit di Bohemian Rhapsody dello scorso anno, un altro biopic su un mostro sacro del pop ben portato sullo schermo, con la giusta dose di passione, furberia ed intensità, dai suoi autori ed interpreti.
Costruito quasi come fosse un musical, Rocketman coinvolge, trascina, diverte e non rende troppo pesanti neppure le parti drammatiche, rendendo giustizia ad un artista che ha fatto la Storia della Musica come Elton John.


N°15: DRAGON TRAINER 3 - IL MONDO NASCOSTO di DEAN DEBLOIS

Dragon Trainer - Il mondo nascosto Poster

Nuovo capitolo del franchise dedicato alle gesta di Sdentato e Hiccup e nuovo successo per una serie profonda e coinvolgente, che non perde in qualità ed intensità capitolo dopo capitolo e riesce nella non facile impresa di far emozionare e riflettere gli spettatori a prescindere dalla loro età anagrafica.
Visto in sala con i Fordini, è stato un'esperienza visiva ed emotiva molto coinvolgente, in grado di raccontare passato e futuro, genitori e figli, alti e bassi della vita come non molti film "da grandi" sono in grado di fare.


N°14: AVENGERS - ENDGAME di ANTHONY E JOE RUSSO

Avengers: Endgame Poster

E con buona pace di Scorsese, entra in top 20 anche l'ultimo capitolo - per ora - della saga cinematografica degli Avengers, indubbiamente il migliore fino ad ora nonchè uno dei tre titoli meglio riusciti, emozionanti e coinvolgenti dell'intero Cinematic Universe.
In tre ore tre che in sala i Fordini hanno seguito con l'attenzione delle grandi occasioni si vedono sfilare tutti i protagonisti degli ultimi dieci anni di questo affresco realizzato dai Marvel Studios, pronti a darsi appuntamento in una battaglia epica come non se ne vedevano da Il ritorno del re, e che sfido chiunque sia stato bambino nel senso più profondamente peterpanesco a non guardare con gli occhi sgranati e la pelle d'oca per l'emozione.
Per non parlare di quel "ti amo tremila" che è già un cult totale.


N°13: SE LA STRADA POTESSE PARLARE di BARRY JENKINS

Se la strada potesse parlare Poster

Barry Jenkins, autore dell'emozionante Moonlight, già protagonista dei Ford Awards due anni or sono, torna sul grande schermo con una storia romantica di classe assoluta, che con mano delicata ma non priva di passione racconta non solo il legame tra due persone, ma un'epoca ed un contesto che sono alle spalle della società di oggi solo apparentemente.
Un film jazz fatto di atmosfere e stile, ma anche dal cuore pulsante che va ben oltre la vetrina per un autore che, con ogni probabilità, sa di essere talentuoso e di poter realizzare grandi cose.


N°12: COPIA ORIGINALE di MARIELLE HELLER

Copia originale Poster

Biopic insolito e dal taglio lontano dal format pop di questo tipo di pellicole, Copia originale è stata una delle sorprese più interessanti degli Oscar duemiladiciannove, sia in termini di scrittura che di interpretazione, guadagnando giustamente pareri quasi unanimi che si parli di critica radical o, come nel mio caso, no.
La storia di una truffa diventata cult neanche fosse uscita da Prova a prendermi che, purtroppo per lei, ha reso la giusta fama alla sua autrice quando ormai il Tempo aveva fatto il suo corso e richiesto il tributo che, inevitabilmente, trasforma tutti noi in un racconto, che sia vero o portato sulla pagina da qualcun'altro.
C'è solo da sperare, in questo caso, che il qualcun'altro sia bravo quanto Lee Israel.


N°11: COLD WAR di PAWEL PAWLIKOWSKI

Cold War Poster

Inserito con uno strappo alla regola - tecnicamente, uscì nelle sale italiane a fine dicembre duemiladiciotto -, il nuovo lavoro dell'autore dell'ottimo Ida è una storia d'amore profondamente autoriale che sulla carta avrebbe dovuto irritarmi almeno quanto un'esaltata recensione di una robetta teen firmata da Cannibal, e che al contrario si è rivelato un viaggio affascinante e magico all'interno di un mondo lontano e ad un tempo universale.
Un Casablanca da Cortina di ferro intepretato splendidamente, fotografato altrettanto, che ammalia ed ipnotizza, e regala un'ultima perla prima di entrare senza indugi nella top ten che ci aspetta domani...

lunedì 11 febbraio 2019

White Russian's Bulletin



Settimana piuttosto contenuta per il Bulletin, complici gite fuori porta e serate lontane dal Saloon. Questo, fortunatamente, non ha inciso sulla qualità, alta per entrambi i titoli passati a questo giro in casa Ford.
Potesse essere sempre così, potrei quasi metterci la firma.


MrFord



THE OLD MAN AND THE GUN (David Lowery, USA, 2018, 93')

Old Man & the Gun Poster


E' difficile incrociare il cammino di titoli che paiono usciti da un'altra epoca pur riuscendo a rimanere attuali, credibili, presenti quando li si guarda: complice l'incredibile livello di coolness di Robert Redford, alla veneranda età di ottantatre anni più figo di molti colleghi decisamente più giovani, il lavoro di David Lowery si presenta leggero e malinconico, old school eppure attuale, fuori tempo massimo eppure emozionante e magico, una sorta di cocktail tra I ponti di Madison County e Fuga da Alcatraz. La vicenda di Forrest Tucker è un viaggio nella provincia americana, lungo il confine del western moderno, nel Cinema made in USA anni settanta, ma prima ancora nel cuore di quella passione che porta alcuni di noi - e li capisco tutti bene, dal primo all'ultimo - a buttarsi nella vita a capofitto. Nessuna prigione che tenga, nessuna fuga cui si possa resistere.




COLD WAR (Pawel Pawlikowski, Polonia/UK/Francia, 2018, 89')

Cold War Poster


Pawlikowski mi aveva già colpito ai tempi di Ida, e qui al Saloon non aveva certo bisogno di presentazioni.
Cold war, giunto in colpevole ritardo da queste parti, ha mantenuto le promesse della vigilia: fotografia pazzesca, grande classe, una storia che pare Casablanca filtrata attraverso la cortina di ferro, il dramma che le donne sognano per le storie romantiche e gli uomini inseguono a tempo perso, tra una sbronza e la sensazione di solitudine che li prende quando non finiscono a letto con qualcuna.
Impressionanti i protagonisti - Joanna Kulig è splendida -, impegnativo l'approccio - non sarà mai un film per tutti -, potente l'impatto emotivo.
E' uno di quei film cui non è possibile resistere neppure volendo, neppure da stanchi, neppure quando ci si vorrebbe distrarre. E' l'ipnosi che solo l'autentica bellezza può portare in dote.


mercoledì 30 dicembre 2015

Ford Awards 2015: i film (N°20-11)

La trama (con parole mie): prosegue la marcia verso la testa della classifica dei migliori film dell'anno secondo White Russian, con le posizioni dalla venti alla undici.
Siamo, dunque, a ridosso della Top 10, con titoli che, a sorpresa o a conferma delle aspettative della vigilia, hanno guadagnato la loro posizione con il sudore della fronte: dal Cinema d'autore a quello mainstream, ecco i secondi migliori dieci film dell'anno ad insindacabile parere del vecchio cowboy.
La varietà la farà da padrona, dunque preparatevi ad incontrare pellicole tutte l'una completamente diversa dall'altra.


N°20: IXCANUL - VOLCANO di JAYRO BUSTAMANTE



Dal cuore della cultura Maya, ormai considerata ai margini anche in un paese problematico come il Guatemala, una pellicola dolente legata ai concetti di Natura, Creazione, Vita, madri e figlie.
Realismo estremo, eppure una magia emotiva che quasi tracima dallo schermo. Sorpresa.

N°19: LOUISIANA - THE OTHER SIDE di LUCA MINERVINI



Nell'edizione più chiacchierata del Festival di Cannes legata alla presenza dei tre assi italiani - Moretti, Garrone e Sorrentino - la pellicola di Luca Minervini, passata nella rassegna Un certain regard, centra il bersaglio grazie ad un grande cuore ed uno sguardo disincantato sul lato oscuro di un Paese che, di norma, vende quasi esclusivamente sogni.

N°18: LA FAMIGLIA BELIER di ERIC LARTIGAU



A sorpresa, almeno rispetto alle aspettative che il sottoscritto covava alla vigilia, questo piccolo, grande film franco/belga si guadagna una posizione più che invidiabile nella classifica di fine anno grazie ad un perfetto mix di risate ed emozioni e ad un paio di sequenze che sono riuscite a portare alle lacrime perfino questo vecchio cowboy.

N°17: LA LEGGE DEL MERCATO di STEPHANE BRIZE'



Ancora una volta Francia, ancora una volta una sorpresa.
Con uno stile a metà tra i Dardenne e Loach, Brizè racconta il dramma del mondo del lavoro attuale sfruttando al massimo un'interpretazione magistrale del suo protagonista Vincent Lindon.
Una pellicola che fotografa la società attuale e colpisce dritta alla bocca dello stomaco.

N°16: IL VIAGGIO DI ARLO di PETER SOHN



E' strano che la Pixar produca due pellicole nel corso della stessa stagione, e considerato il successo e la qualità della prima, pensavo che Il viaggio di Arlo si sarebbe rivelato una proposta di serie b buona giusto per le operazioni commerciali ed i più piccoli.
Niente di più sbagliato. Una storia di amicizia e formazione sentita e toccante, dal respiro profondamente classico ma non per questo noiosa o scontata.

N°15: FAST AND FURIOUS 7 di JAMES WAN 



Cosa potrei dire, di Fast 7, se non che si tratta di uno dei film d'azione definitivi di questo nuovo millennio, migliore della sua serie e tra i pochi a poter pensare di formare una generazione di appassionati del genere?
Come se non bastasse, il "lungo addio" a Paul Walker, messe da parte le tamarrate senza ritegno, resta uno dei momenti più commoventi del duemilaquindici. 
A tutto gas.

N°14: IDA di PAWEL PAWLIKOWSKI



Alle spalle il mio periodo da radical chic d'autore estremo, le pellicole d'essai hanno sempre dovuto superare prove decisamente ardue, per conquistare davvero gli occhi ed il cuore del sottoscritto.
Ida le ha superate brillantemente, grazie ad una fotografia strepitosa, riflessioni profonde, un incedere che tratteggia il ritratto di due donne diverse eppure a loro modo indimenticabili.
Tra i migliori presenti all'ultima Notte degli Oscar.

N°13: MIA MADRE di NANNI MORETTI



Nonostante, nel corso della sua carriera, non mi abbia sempre convinto, e lui mi stia profondamente sul cazzo, Nanni Moretti, quando vuole, sa quali tasti toccare per scuotere fin nell'anima.
Lo fa, e molto bene, con Mia madre, forse non il suo miglior lavoro, ma senza dubbio uno dei più interessanti della stagione, nonchè ossigeno puro per il malandato Cinema italiano.

N°12: EX MACHINA di ALEX GARLAND



Questo duemilaquindici che ci sta salutando senza dubbio passerà alla Storia come l'anno del revival, almeno nei concetti, ma anche come quello del riscatto della fantascienza, classica o no che sia.
Ex machina, algido e glaciale, rappresenta uno dei punti più alti che il genere abbia consegnato al suo pubblico negli ultimi anni: sci-fi psicologica della miglior specie con un trio di protagonisti che non si dimenticano.

N°11: PREDESTINATION degli SPIERIG BROTHERS



Restiamo nell'ambito della fantascienza con un thriller "temporale" che tocca alcune delle tematiche più importanti legate alla vita dell'Uomo: lo scorrere dell'esistenza, l'ineluttabilità, la crescita, il confronto con il mondo e con se stessi.
Giunto quasi a sorpresa sugli schermi italiani e quelli del Saloon, il lavoro degli Spierig Brothers è stato un fulmine a ciel sereno in un'estate decisamente povera di proposte.

To be continued...

mercoledì 4 marzo 2015

Ida

Regia: Pawel Pawlikowski
Origine: Polonia
Anno:
2013
Durata:
82'





La trama (con parole mie): Anna è un'orfana cresciuta in un orfanotrofio della Polonia dei primi anni sessanta, pronta a prendere i voti e profondamente legata alla realtà che ha sempre conosciuto. Quando la Madre Superiora le chiede di incontrare, prima di consacrarsi per il resto della sua vita a dio, l'unica parente rimasta in vita, la zia Wanda, la ragazza accetta senza celare i suoi dubbi.
L'incontro tra le due donne, profondamente diverse l'una dall'altra, condurrà entrambe ad un viaggio fisico ed emotivo alla ricerca delle proprie origini: Anna, infatti, scopre di essere ebrea, di chiamarsi Ida e di essere scampata per miracolo agli eccidi perpetrati durante la guerra che sono costati la vita ai suoi genitori.
Accompagnata proprio dalla zia, la ragazza avrà dunque occasione di riscoprirsi e scoprire il mondo prima di decidere cosa fare con la sua anima e la religione.






Per quanto paladino e sostenitore del Cinema pane e salame - soprattutto negli ultimi dieci anni, direi, passata la sbronza only radical dei dieci precedenti -, ho sempre amato ed amerò sempre un certo Cinema d'autore sentito e profondo, in grado di unire al valore tecnico una profondità emotiva che possa lasciare un segno nel pubblico: Ida è senza dubbio parte di questa apprezzatissima famiglia di titoli, che seppur non terra terra come ci si aspetta ormai che sia il Saloon finisce per conquistarsi un posto d'onore anche a questo bancone, con un paio di giri offerti ed una pacca sulla spalla per la capacità del regista di portare in scena un road movie d'altri tempi - in tutti i sensi - rarefatto eppure clamorosamente denso in termini di sensazioni, nonchè uno dei migliori esempi di settima arte "in rosa" che ricordi.
Il rapporto tra Anna/Ida e sua zia Wanda, costruito come nella migliore tradizione del romanzo di formazione, in bilico tra la memoria del dramma vissuto dalla Polonia negli anni della Seconda Guerra Mondiale e la volontà di un Paese di lasciarsi quello stesso dramma alle spalle, tra vita vissuta e profonda spiritualità, senza troppi giri di parole, artifici tecnici o minutaggi eccessivi porta sullo schermo tutto quello che serve, rigoroso eppure passionale, come se la giovane protagonista - che, come giustamente sottolinea Wanda all'inizio del viaggio, ha pensieri impuri come tutti quelli che non portano abiti sacri - mettesse in scena il conflitto interiore e d'identità al centro del quale si trova a dibattersi.
Pawlikowski, sfruttando al meglio due protagoniste perfette sotto tutti i punti di vista ed una fotografia tra le più belle passate sugli schermi di casa Ford negli ultimi mesi, riesce anche a raccontare i dilemmi e le domande legate al concetto di Fede senza mai apparire eccessivo da una parte o dall'altra, mostrando al contrario il lato umano di quella che dovrebbe essere, di fatto, "materia divina": tutti punti a favore di un piccolo ma decisamente splendido film in grado di riportare alla mia memoria di spettatore il neorealismo che tanto bene fece alla settima arte nostrana così come alcuni sprazzi di cruda potenza dell'Est come li avrebbero dipinti Maestri del calibro di Waijda e Tarkovski.
Certo, non siamo ai livelli di Katyn o L'infanzia di Ivan, eppure Ida mostra, nella quotidianità - piacevole o crudele che sia - di alcune sequenze e nel lirismo travolgente di altre, una scintilla che in questi primi mesi del duemilaquindici ho sentito poco rispetto ai titoli usciti in sala, soprattutto tra quelli candidati agli Oscar: grande merito va al suo autore, che pare aver mescolato tutti gli ingredienti nel modo più saggio, preciso ed onesto possibile, regalando un palcoscenico importante anche alle due ottime interpreti, in grado di palleggiarsi alla perfezione comprimari come il contadino che le condurrà alla verità sui genitori della ragazza o il giovane sassofonista.
Come se non bastasse, perfino ad un ateo senza alcuna voglia di stringere legami con la religione in toto come il sottoscritto, Pawlikowski riesce a rendere bene la scelta conclusiva di Ida, grazie ad un percorso di ricerca legato all'esperienza e non alla cieca Fede: e nonostante, di fatto, questo film racconti principalmente drammi e porti a galla ricordi dolorosi di una nazione e della protagonista che la rappresenta, sui titoli di coda ho finito per sentirmi straordinariamente in pace, come se, dopo tutta quella neve, Ida avesse il potere di prendermi per mano e condurmi alla primavera.
Per un piccolo film polacco che pare uscito da un'altra epoca, direi che è una cosa davvero da non sottovalutare.




MrFord




"Come to decide that the things that I tried were in my life just to get high on.
when I sit alone, come get a little known
but I need more than myself this time.
step from the road to the sea to the sky, and I do believe that we rely on
when I lay it on, come get to play it on
all my life to sacrifice."
Red Hot Chili Peppers - "Snow" - 




martedì 24 febbraio 2015

Tiro al piccione: gli Oscar 2015

La trama (con parole mie): l'improvvisato avvinghiarsi di Jennifer Aniston ed Emma Stone che ho scelto per aprire questo post potrebbe essere definito - insieme alla splendida Jessica Chastain - l'unico momento degno di nota - o quasi - di una delle edizioni della celeberrima Notte degli Oscar personalmente più deludenti e prevedibili degli ultimi dieci anni.
Già alla vigilia il mio entusiasmo non è che volasse proprio alle stelle, e ad affossarlo completamente ci sono state alcune scelte dell'Academy a dir poco fallimentari, almeno qui al bancone del Saloon.
Ma andiamo con ordine e vediamo cosa ha prodotto la kermesse più nota del Cinema.





Miglior film: Birdman di Alejandro Gonzales Inarritu

American Sniper di Clint Eastwood
Birdman di Alejandro Gonzales Inarritu
Boyhood di Richard Linklater
The Imitation Game di Morten Tyldum
Grand Budapest Hotel di Wes Anderson
Selma - La strada per la libertà di Ava DuVernay
La teoria del tutto di James Marsh
Whiplash di Damien Chazelle


La statuetta più importante della serata, che speravo venisse assegnata al film migliore della selezione, Boyhood, è invece purtroppo finita tra le mani di Inarritu.
Non che Birdman sia un brutto film, anzi, io stesso fino ai suoi due terzi fui molto colpito ai tempi della visione: eppure l'entusiasmo che sta montando attorno a questo titolo solo buono dipinto a sproposito come un Capolavoro ha finito per rendermi l'opera migliore dello stesso Inarritu dopo Amores Perros assolutamente antipatica e spocchiosa.
Un pò come pensare ad un Messi che ti spara cinquemila palleggi in fila confrontato con una squadra tutta cuore che vince il campionato lottando allo spasimo all'ultima giornata.
Fondamentalmente, di tutto questo sfoggio di tecnica, alla fine, non mi importa un cazzo.




Miglior attore protagonista: Eddie Redmayne per La teoria del tutto

Steve Carell per Foxcatcher
Benedict Cumberbatch per The Imitation Game
Bradley Cooper per American Sniper
Michael Keaton per Birdman
Eddie Redmayne per La teoria del tutto

L'Oscar che più avrei assegnato a Birdman, alla fine, è stato l'unico a sfuggire alla macchina da guerra alata di Inarritu, centrando una delle due più grandi incazzature del sottoscritto rispetto alla nottata: il giovane Redmayne vince la statuetta dopo aver portato in scena la disabilità - punto debole dell'Academy - scippando l'ottimo Michael Keaton, che avrebbe strameritato.





Miglior attrice protagonista: Julianne Moore per Still Alice

Marion Cotillard per Due giorni, una notte
Felicity Jones per La teoria del tutto
Rosamund Pike per L'amore bugiardo - Gone girl
Julianne Moore per Still Alice
Reese Whiterspoon per Wild

Tutto come previsto alla vigilia. Anche in questo caso, la Moore è brava, ma parlando della singola interpretazione, Rosamund Pike avrebbe meritato e strameritato questa statuetta.
Ma l'Academy, si sa, è più conservatrice di Clint.




Miglior attore non protagonista: J. K. Simmons per Whiplash

Robert Duvall per The Judge
Ethan Hawke per Boyhood
Edward Norton per Birdman
Mark Ruffalo per Foxcatcher
J. K. Simmons per Whiplash

Altro Oscar annunciatissimo, assolutamente meritato ma terribilmente prevedibile. Quantomeno, il vecchio J. K. mi sta molto simpatico.


Miglior attrice non protagonista: Patricia Arquette per Boyhood

Patricia Arquette per Boyhood
Laura Dern per Wild
Keira Knightley per The Imitation Game
Emma Stone per Birdman
Meryl Streep per Into the woods

Una delle pochissime soddisfazioni di una nottata altrimenti pessima. Quantomeno un riconoscimento al dimenticato - e splendido - Boyhood.



Miglior regia: Alejandro Gonzales Inarritu per Birdman

Richard Linklater per Boyhood
Alejandro Gonzales Inarritu per Birdman
Bennett Miller per Foxcatcher
Wes Anderson per Grand Budapest Hotel
Morten Tyldum per The Imitation Game

Prevedibile vittoria per Inarritu, direi anche piuttosto meritata - anche se Boyhood supera Birdman e Bennett Miller con Foxcatcher ha fatto un lavoro strepitoso -. Peccato solo che sarebbe dovuto essere il contentino per il regista messicano, e non un'ulteriore consacrazione.



Miglior sceneggiatura originale: Birdman

Boyhood
Birdman
Foxcatcher
Grand Budapest Hotel
Lo sciacallo

Personalmente avrei premiato Lo sciacallo o l'ottimo Foxcatcher, ma ancora una volta l'Academy si appiattisce consegnando tutto il possibile a Birdman. Del resto, non è stata proprio la mia notte.


Miglior sceneggiatura non originale: The Imitation Game

American Sniper
Vizio di forma
The Imitation Game
La teoria del tutto
Whiplash

L'avevo anche prevista, questa statuetta, tipica scelta da Academy senza palle, eppure con la vittoria di Redmayne è stata quella più in grado di irritarmi: ma mi chiedo e mi domando, hai tra le mani il nuovo lavoro di Paul Thomas Anderson tratto da Pynchon, santi numi, e consegni il premio al lavoro da scolaretto di Graham Moore!? Quantomeno avrei gradito un pò di palle con il premio ad American Sniper, senza contare che dopo la statuetta è toccato perfino il pistolotto strappalacrime del vincitore, emblema di un'edizione davvero pessima. Fanculo Academy, e fanculo Moore. Così potrò dire, a modo mio, di essere stato "different".


Miglior film d'animazione: Big Hero 6

Boxtrolls - Le scatole magiche
Big Hero 6
Dragon Trainer 2
Song of the sea
Storia della principessa splendente

Anche in questo caso pronostico azzeccato, eppure delusione. Avrei di gran lunga preferito Dragon Trainer 2, nonostante Big Hero 6 mi sia, a conti fatti, piaciuto ma sia stato solo carino. Più o meno quello che è accaduto con i due film principali.


Miglior film straniero: Ida di Pawel Pawlikowski

Mandariinid di Zaza Urushadze
Ida di Pawel Pawlikowski
Leviathan di Andrey Zvyagintsev
Storie pazzesche di Damian Szifron
Timbuktu di Abderrahmane Sissako

Forse la soddisfazione più grande di questa magrissima serata. Il gioiellino Ida vince contro mostri sacri del Cinema d'autore mondiale e porta a casa la statuetta che ho gradito di più.

Miglior fotografia: Birdman

Birdman
Grand Budapest Hotel
Ida
Turner
Unbroken

Avrei preferito, anche in questo caso, una vittoria di Ida o al massimo di Grand Budapest, ma l'Academy ha voluto proseguire nel suo dispetto nei miei confronti premiando una volta ancora Birdman. Pazienza. Questa volta è andata male.

Miglior montaggio: Whiplash

Boyhood
The Imitation Game
Grand Budapest Hotel
Whiplash
American Sniper

Vittoria soprendente, quella di Whiplash, che alla vigilia non mi sarei aspettato neanche per sbaglio. Altra delusione per Boyhood, con un Linklater che, probabilmente, nelle graduatorie dell'Academy è dietro solo a Di Caprio.

Miglior Production Design: Grand Budapest Hotel

Grand Budapest Hotel
The Imitation Game
Interstellar
Into the woods
Turner

Altra previsione azzeccata. Quest'anno l'Academy si è proprio prodigata per sorprendermi.

Migliori costumi: Grand Budapest Hotel

Grand Budapest Hotel
Vizio di forma
Into the woods
Maleficent
Turner

Come sopra. Resta giusto il tipico sport italiano di magnificare i propri vincitori anche quando sono praticamente senza rivali come in questo caso.

Miglior trucco: Grand Budapest Hotel

Grand Budapest Hotel
Foxcatcher
Guardiani della Galassia

Continua la marcia trionfale di Grand Budapest rispetto agli Oscar artigianali, e c'è da dire che, per quanto prevedibili fossero, sono quantomeno meritati.

Miglior colonna sonora: Grand Budapest Hotel

The Imitation Game
Grand Budapest Hotel
Interstellar
La teoria del tutto
Turner

Pensare che la sorpresa più clamorosa è stata quella del premio alla migliore colonna sonora la dice davvero lunga rispetto a questa nottata. Archivio e proseguo.

Miglior canzone:

The Lego Movie
Selma - La strada per la libertà
Beyond the lights
Glenn Campbell: I'll be me
Tutto può cambiare

Speravo almeno qui in una soddisfazione con la vittoria di Everything is awesome, ma c'è da dire che Glory merita, così come Selma, quindi posso quasi essere soddisfatto.


Miglior mixaggio sonoro: Whiplash

American Sniper
Birdman
Interstellar
Unbroken
Whiplash

Lo smacco confezionato per American Sniper probabilmente ordito dal Cannibale trova il suo compimento qui. Perfino un Oscar tecnico di cui frega poco a chiunque passato direttamente all'osannatissimo Whiplash.

Miglior montaggio sonoro: American Sniper

American Sniper
Birdman
Interstellar
Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate
Unbroken

Questo pare proprio uno di quei premi di consolazione che sanno di presa per il culo. Ma è uno, e considerata la serata è già un passo avanti.

Miglior effetti visivi: Interstellar

Capitan America: Il soldato d'inverno
Apes Revolution
Guardiani della Galassia
Interstellar
X-Men: Giorni di un futuro passato

Altra previsione azzeccata. L'Academy vince l'Oscar per la noia.

Miglior documentario: Citizenfour

Citizenfour
Alla ricerca di Vivian Maier
Last days in Vietnam
Il sale della Terra
Virunga


Mi ero auspicato Il sale della Terra, ma evidentemente non girava davvero giusta, domenica notte.


Miglior corto documentario: Crisis Hotline: Veterans Press 1

Crisis Hotline: Veterans Press 1
Joanna
Nasza klatwa
La parka
White Earth

Miglior corto d'animazione: Winston

The Bigger Picture
The Dam Keeper
Winston
Me and my moulton
A single life

Miglior corto (Live action): The Phone Call

Aya
Boogaloo and Graham
La lampe au beurre de yak
Parvaneh
The Phone Call


"Cannibal, vola pure con Birdman: ho già pronto il fucile per una bella sessione di tiro al piccione!"
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