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lunedì 5 giugno 2017

Boston - Caccia all'uomo (Peter Berg, Hong Kong/USA, 2016, 133')





Fin dall'infanzia, complice una certa formazione cinematografica, letteraria e musicale, non ho mai nascosto di amare profondamente gli States, con i loro eccessi, i loro difetti e quella carica che li ha resi - nel bene e nel male - noti in tutto il mondo.
Ricordo benissimo il mio primo viaggio oltre i confini italiani, ottobre del novantaquattro, quando mi ritrovai per le strade di una Grande Mela che parevano uscite dritte dai film, con i negozi aperti ventiquattro ore, una mescolanza di razze e stili di vita che allora qui ci sognavamo, gli squilibri ed il grande calore di una popolazione che potrà senza dubbio spaventare, a volte, ma che ben rappresenta il potere della passione, della partecipazione.
In un'epoca segnata da atti terroristici sanguinosi - New York, Bruxelles, Londra, Parigi, Nizza, Berlino, Boston solo per citarne alcuni -, in cui la violenza chiama violenza senza il minimo rispetto per gli ideali cui afferma di rifarsi - più volte mi è capitato di affermare e pensare che non esista religione, per chi commette atti di questo genere, solo sete di sangue e grande confusione in testa - si è sentito, visto e letto tutto ed il contrario di tutto.
In questi casi, la prima cosa che mi viene da pensare è che la differenza la possano fare sempre le persone. La partecipazione, la passione, la presenza, la volontà, per l'appunto, dei singoli individui pronti a divenire collettivo può e deve essere l'unica risposta a questi atti.
Peter Berg è, probabilmente, il regista più a stelle e strisce - seguendo un certo tipo di approccio un pò tamarro e un pò cazzuto tipico di quella filosofia made in USA che fa spesso e volentieri storcere il naso ai radical europei - attualmente in circolazione, ed in tutta onestà, lo adoro proprio per questo: dalla strepitosa Friday Night Lights allo sguaiatissimo Battleship, passando per la produzione di Ballers e storie vere portate sullo schermo come Lone Survivor e Deepwater, Berg si è fatto il simbolo di quell'americanesimo da retorica, patriottismo e grande cuore che non ho mai nascosto di amare, e che se incanalato nella giusta direzione, diventa una grande lezione per culture dedite al lamento ed al piangersi addosso come la nostra.
Non mi aspettavo, però, che avrebbe potuto addirittura sorprendermi.
Perchè questo Boston non è solo un atto d'amore dichiarato per la passione statunitense - per certi versi, per quanto completamente diverso, è riuscito addirittura a ricordarmi Sully -, ma anche e soprattutto un tesissimo thriller ispirato - purtroppo - a fatti realmente accaduti, una dichiarazione d'amore per una delle città più importanti degli USA, un film corale di pregevole fattura e ritmo da cardiopalma, pronto a scatenare non solo il coinvolgimento dell'audience, ma anche e soprattutto la voglia di mostrare a chiunque ed in nome di qualunque "religione" possa pensare di sporcarsi di sangue le mani che ci sarà sempre qualcuno pronto a mostrare, con atti di coraggio piccoli e grandi, che con il terrore non si può vincere un cuore che batte.
Non è una questione di buoni contro cattivi - gli States hanno provocato, seppur in modo differente, vittime innocenti in tutto il mondo, inutile prendersi in giro -, ma di coscienza collettiva da gente comune, che a fronte di una tragedia si rimbocca le maniche e, se necessario, rompe anche il culo a chi ha provato a mettere a rischio le vite di chi ama.
E come non capirli, dico io.
Ricordo bene quando chiusi il post dedicato ai fatti terribili di Nizza lo scorso anno proprio con il motto di Friday Night Lights: "Clear eyes, full hearts, can't lose".
A Boston, malgrado tutto, ha vinto la vita.
Come dovrebbe sempre essere.
E Berg l'ha raccontato con la passione di chi vuole mostrare proprio questo.




MrFord




 

lunedì 13 luglio 2015

Terminator: Genisys

Regia: Alan Taylor
Origine: USA
Anno: 2015
Durata: 126'





La trama (con parole mie): al termine dell'ennesimo scontro con Skynet nel futuro dominato dalle macchine, John Connor spedisce nel passato, e precisamente nell'ottantaquattro, Kyle Reese, con il compito di proteggere sua madre Sarah dall'assalto del T-800 inviato dal nemico per ucciderla.
Poco prima che la macchina per il "salto" sia messa in funzione, però, Kyle vede John attaccato da un Terminator, piombando nell'anno della sua missione senza sapere cosa ne è stato del suo mentore: peccato che, oltre a questo dubbio, il soldato del futuro dovrà fare fronte alle differenze con la Storia per come la conosce.
Sarah Connor, infatti, non è l'indifesa cameriera che è stato mandato a proteggere, bensì una combattente già formata dopo essere stata cresciuta da un T-800 che chiama papà e che l'ha cresciuta prendendosene cura, e che il Terminator che avrebbe dovuto fermare è stato appena distrutto proprio dall'insolita squadra "genitore/figlia".
Quello che Reese scoprirà, inoltre, grazie alle visioni avute nel corso del salto temporale, è che esiste un modo per fermare Skynet definitivamente saltando di nuovo avanti fino al duemiladiciassette.
Unico problema: a tentare di impedire la riuscita del piano potrebbe essere addirittura John Connor.








Nonostante il tempo continui inesorabilmente a passare, o forse proprio per questo, ogni giorno che passa finisco per ringraziare di essere cresciuto, come appassionato di Cinema, negli anni ottanta: il tanto discusso decennio in questione, infatti, come e più di ogni altro, ha alimentato la meraviglia e l'ingeuità del lato naif della settima arte, creando miti e sottogeneri spesso e volentieri bistrattati dalla critica alta in grado, paradossalmente, di rappresentare un certo spirito del grande schermo anche meglio dei loro colleghi più blasonati.
Nel corso delle ultime stagioni, poi, accanto ai tentativi spesso maldestri degli autori di oggi di creare nuovi miti e cult, o riciclare attraverso inutili remake e reboot, gli eroi della mia infanzia - i vari Stallone, Van Damme e per l'appunto Schwarzenegger - hanno avuto la sfrontatezza, l'ironia ed il coraggio di riportare in qualche modo in auge quegli anni filtrandoli attraverso l'idea che anche loro, che parevano invincibili ed inossidabili, stanno invecchiando, quasi volessero prepararci con il sorriso al giorno in cui saranno solo ricordi gettati come sassi nel grande fiume del Tempo.
E senza la possibilità di viaggiarci attraverso se non con il Cinema.
"Vecchio, non obsoleto", è infatti il mantra che il mitico Arnold sfodera per tutta la durata di questo giocattolone che, con Julez, ci siamo goduti come, nelle scorse settimane e mesi, era già capitato con Jurassic World o Fast 7, o come è accaduto con Kung Fury - del quale parlerò a breve -: come se gli anni ottanta fossero tornati, e ad un tempo, con il sorriso e l'ironia ci dicano che, in realtà, sono finiti, e purtroppo non torneranno più.
Terminator: Genisys, con tutti i suoi limiti e le critiche che gli pioveranno addosso da parte dei radical di tutto il globo, è stata una goduriosa festa fatta di effettoni, viaggi nel tempo, sparatorie, battute spassose ed omaggi a quelli che, di fatto, restano gli unici, grandi capitoli - parlo dell'originale e di Judgment Day, ovviamente - di un franchise che quest'ultimo Genisys non pretende di portare avanti stancamente - come fu per il terzo - o riavviare con pretese autoriali - Salvation -, ma semplicemente omaggiare intrattenendo il pubblico nel miglior modo possibile, con un ritmo sostenuto, personaggi che funzionano - Emilia Clarke, che non avrei mai e poi mai visto nel ruolo di Sarah Connor, riesce a rendere molto bene una versione più "young" ma non per questo meno combattiva della stessa, Jason Clarke è un inquietante John Connor, Schwarzy spacca e gigioneggia alla grandissima, e forse l'unico non completamente convincente è il Kyle Reese di Jai Courtney, che non ho mai apprezzato particolarmente neppure ai tempi di Spartacus -, citazioni non invasive ed un'atmosfera che pare, più che perdere tempo in giri di parole, gridare in faccia all'audience di non cercare troppi peli nell'uovo, ma di prendere lo stesso e spararselo crudo neanche fosse il concentrato beverone di Rocky prima dell'allenamento all'alba.
Senza dubbio, in quel caso, cavalcherete attraverso il Tempo, i suoi paradossi e gli affari di Uomini e Robots al vostro meglio, tornando bambini e nel cuore di quei magici eighties come se malvagi cyborg venuti dallo spazio potessero davvero arrivare con le peggiori intenzioni, ed un eroe solitario - in questo caso, addirittura due - tornassero indietro pronti a dare tutto, ma proprio tutto, per farvi portare a casa la pelle.
E ancora meglio, sarà come se fosse la prima volta, il futuro non fosse già scritto e neppure lo scorrere dei minuti che conduce al finale - del film, della saga, della vita - potesse farci nulla: perchè certe cose, per quanto vecchie, non saranno mai e poi mai obsolete.
Come Terminator, Arnold Schwarzenegger, gli anni ottanta, i popcorn movies che appena terminati si ha subito voglia di ricominciare a vedere.
Come il Cinema.
E la sua meraviglia.




MrFord




"Good times, bad times, you know I had my share;
when my woman left home for a brown eyed man,
well, I still don't seem to care."
Led Zeppelin - "Good times bad times" -





martedì 24 febbraio 2015

Tiro al piccione: gli Oscar 2015

La trama (con parole mie): l'improvvisato avvinghiarsi di Jennifer Aniston ed Emma Stone che ho scelto per aprire questo post potrebbe essere definito - insieme alla splendida Jessica Chastain - l'unico momento degno di nota - o quasi - di una delle edizioni della celeberrima Notte degli Oscar personalmente più deludenti e prevedibili degli ultimi dieci anni.
Già alla vigilia il mio entusiasmo non è che volasse proprio alle stelle, e ad affossarlo completamente ci sono state alcune scelte dell'Academy a dir poco fallimentari, almeno qui al bancone del Saloon.
Ma andiamo con ordine e vediamo cosa ha prodotto la kermesse più nota del Cinema.





Miglior film: Birdman di Alejandro Gonzales Inarritu

American Sniper di Clint Eastwood
Birdman di Alejandro Gonzales Inarritu
Boyhood di Richard Linklater
The Imitation Game di Morten Tyldum
Grand Budapest Hotel di Wes Anderson
Selma - La strada per la libertà di Ava DuVernay
La teoria del tutto di James Marsh
Whiplash di Damien Chazelle


La statuetta più importante della serata, che speravo venisse assegnata al film migliore della selezione, Boyhood, è invece purtroppo finita tra le mani di Inarritu.
Non che Birdman sia un brutto film, anzi, io stesso fino ai suoi due terzi fui molto colpito ai tempi della visione: eppure l'entusiasmo che sta montando attorno a questo titolo solo buono dipinto a sproposito come un Capolavoro ha finito per rendermi l'opera migliore dello stesso Inarritu dopo Amores Perros assolutamente antipatica e spocchiosa.
Un pò come pensare ad un Messi che ti spara cinquemila palleggi in fila confrontato con una squadra tutta cuore che vince il campionato lottando allo spasimo all'ultima giornata.
Fondamentalmente, di tutto questo sfoggio di tecnica, alla fine, non mi importa un cazzo.




Miglior attore protagonista: Eddie Redmayne per La teoria del tutto

Steve Carell per Foxcatcher
Benedict Cumberbatch per The Imitation Game
Bradley Cooper per American Sniper
Michael Keaton per Birdman
Eddie Redmayne per La teoria del tutto

L'Oscar che più avrei assegnato a Birdman, alla fine, è stato l'unico a sfuggire alla macchina da guerra alata di Inarritu, centrando una delle due più grandi incazzature del sottoscritto rispetto alla nottata: il giovane Redmayne vince la statuetta dopo aver portato in scena la disabilità - punto debole dell'Academy - scippando l'ottimo Michael Keaton, che avrebbe strameritato.





Miglior attrice protagonista: Julianne Moore per Still Alice

Marion Cotillard per Due giorni, una notte
Felicity Jones per La teoria del tutto
Rosamund Pike per L'amore bugiardo - Gone girl
Julianne Moore per Still Alice
Reese Whiterspoon per Wild

Tutto come previsto alla vigilia. Anche in questo caso, la Moore è brava, ma parlando della singola interpretazione, Rosamund Pike avrebbe meritato e strameritato questa statuetta.
Ma l'Academy, si sa, è più conservatrice di Clint.




Miglior attore non protagonista: J. K. Simmons per Whiplash

Robert Duvall per The Judge
Ethan Hawke per Boyhood
Edward Norton per Birdman
Mark Ruffalo per Foxcatcher
J. K. Simmons per Whiplash

Altro Oscar annunciatissimo, assolutamente meritato ma terribilmente prevedibile. Quantomeno, il vecchio J. K. mi sta molto simpatico.


Miglior attrice non protagonista: Patricia Arquette per Boyhood

Patricia Arquette per Boyhood
Laura Dern per Wild
Keira Knightley per The Imitation Game
Emma Stone per Birdman
Meryl Streep per Into the woods

Una delle pochissime soddisfazioni di una nottata altrimenti pessima. Quantomeno un riconoscimento al dimenticato - e splendido - Boyhood.



Miglior regia: Alejandro Gonzales Inarritu per Birdman

Richard Linklater per Boyhood
Alejandro Gonzales Inarritu per Birdman
Bennett Miller per Foxcatcher
Wes Anderson per Grand Budapest Hotel
Morten Tyldum per The Imitation Game

Prevedibile vittoria per Inarritu, direi anche piuttosto meritata - anche se Boyhood supera Birdman e Bennett Miller con Foxcatcher ha fatto un lavoro strepitoso -. Peccato solo che sarebbe dovuto essere il contentino per il regista messicano, e non un'ulteriore consacrazione.



Miglior sceneggiatura originale: Birdman

Boyhood
Birdman
Foxcatcher
Grand Budapest Hotel
Lo sciacallo

Personalmente avrei premiato Lo sciacallo o l'ottimo Foxcatcher, ma ancora una volta l'Academy si appiattisce consegnando tutto il possibile a Birdman. Del resto, non è stata proprio la mia notte.


Miglior sceneggiatura non originale: The Imitation Game

American Sniper
Vizio di forma
The Imitation Game
La teoria del tutto
Whiplash

L'avevo anche prevista, questa statuetta, tipica scelta da Academy senza palle, eppure con la vittoria di Redmayne è stata quella più in grado di irritarmi: ma mi chiedo e mi domando, hai tra le mani il nuovo lavoro di Paul Thomas Anderson tratto da Pynchon, santi numi, e consegni il premio al lavoro da scolaretto di Graham Moore!? Quantomeno avrei gradito un pò di palle con il premio ad American Sniper, senza contare che dopo la statuetta è toccato perfino il pistolotto strappalacrime del vincitore, emblema di un'edizione davvero pessima. Fanculo Academy, e fanculo Moore. Così potrò dire, a modo mio, di essere stato "different".


Miglior film d'animazione: Big Hero 6

Boxtrolls - Le scatole magiche
Big Hero 6
Dragon Trainer 2
Song of the sea
Storia della principessa splendente

Anche in questo caso pronostico azzeccato, eppure delusione. Avrei di gran lunga preferito Dragon Trainer 2, nonostante Big Hero 6 mi sia, a conti fatti, piaciuto ma sia stato solo carino. Più o meno quello che è accaduto con i due film principali.


Miglior film straniero: Ida di Pawel Pawlikowski

Mandariinid di Zaza Urushadze
Ida di Pawel Pawlikowski
Leviathan di Andrey Zvyagintsev
Storie pazzesche di Damian Szifron
Timbuktu di Abderrahmane Sissako

Forse la soddisfazione più grande di questa magrissima serata. Il gioiellino Ida vince contro mostri sacri del Cinema d'autore mondiale e porta a casa la statuetta che ho gradito di più.

Miglior fotografia: Birdman

Birdman
Grand Budapest Hotel
Ida
Turner
Unbroken

Avrei preferito, anche in questo caso, una vittoria di Ida o al massimo di Grand Budapest, ma l'Academy ha voluto proseguire nel suo dispetto nei miei confronti premiando una volta ancora Birdman. Pazienza. Questa volta è andata male.

Miglior montaggio: Whiplash

Boyhood
The Imitation Game
Grand Budapest Hotel
Whiplash
American Sniper

Vittoria soprendente, quella di Whiplash, che alla vigilia non mi sarei aspettato neanche per sbaglio. Altra delusione per Boyhood, con un Linklater che, probabilmente, nelle graduatorie dell'Academy è dietro solo a Di Caprio.

Miglior Production Design: Grand Budapest Hotel

Grand Budapest Hotel
The Imitation Game
Interstellar
Into the woods
Turner

Altra previsione azzeccata. Quest'anno l'Academy si è proprio prodigata per sorprendermi.

Migliori costumi: Grand Budapest Hotel

Grand Budapest Hotel
Vizio di forma
Into the woods
Maleficent
Turner

Come sopra. Resta giusto il tipico sport italiano di magnificare i propri vincitori anche quando sono praticamente senza rivali come in questo caso.

Miglior trucco: Grand Budapest Hotel

Grand Budapest Hotel
Foxcatcher
Guardiani della Galassia

Continua la marcia trionfale di Grand Budapest rispetto agli Oscar artigianali, e c'è da dire che, per quanto prevedibili fossero, sono quantomeno meritati.

Miglior colonna sonora: Grand Budapest Hotel

The Imitation Game
Grand Budapest Hotel
Interstellar
La teoria del tutto
Turner

Pensare che la sorpresa più clamorosa è stata quella del premio alla migliore colonna sonora la dice davvero lunga rispetto a questa nottata. Archivio e proseguo.

Miglior canzone:

The Lego Movie
Selma - La strada per la libertà
Beyond the lights
Glenn Campbell: I'll be me
Tutto può cambiare

Speravo almeno qui in una soddisfazione con la vittoria di Everything is awesome, ma c'è da dire che Glory merita, così come Selma, quindi posso quasi essere soddisfatto.


Miglior mixaggio sonoro: Whiplash

American Sniper
Birdman
Interstellar
Unbroken
Whiplash

Lo smacco confezionato per American Sniper probabilmente ordito dal Cannibale trova il suo compimento qui. Perfino un Oscar tecnico di cui frega poco a chiunque passato direttamente all'osannatissimo Whiplash.

Miglior montaggio sonoro: American Sniper

American Sniper
Birdman
Interstellar
Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate
Unbroken

Questo pare proprio uno di quei premi di consolazione che sanno di presa per il culo. Ma è uno, e considerata la serata è già un passo avanti.

Miglior effetti visivi: Interstellar

Capitan America: Il soldato d'inverno
Apes Revolution
Guardiani della Galassia
Interstellar
X-Men: Giorni di un futuro passato

Altra previsione azzeccata. L'Academy vince l'Oscar per la noia.

Miglior documentario: Citizenfour

Citizenfour
Alla ricerca di Vivian Maier
Last days in Vietnam
Il sale della Terra
Virunga


Mi ero auspicato Il sale della Terra, ma evidentemente non girava davvero giusta, domenica notte.


Miglior corto documentario: Crisis Hotline: Veterans Press 1

Crisis Hotline: Veterans Press 1
Joanna
Nasza klatwa
La parka
White Earth

Miglior corto d'animazione: Winston

The Bigger Picture
The Dam Keeper
Winston
Me and my moulton
A single life

Miglior corto (Live action): The Phone Call

Aya
Boogaloo and Graham
La lampe au beurre de yak
Parvaneh
The Phone Call


"Cannibal, vola pure con Birdman: ho già pronto il fucile per una bella sessione di tiro al piccione!"

giovedì 12 febbraio 2015

Thursday's child

La trama (con parole mie): tanto quanto lo scorso anno era iniziato con una serie clamorosa di pellicole riuscite a mettere d'accordo il sottoscritto ed il sempre detestabile Cannibal Kid, quanto questo duemilaquindici pare aver rispolverato la cara, vecchia, sana rivalità tra i vostri due più o meno preferiti blogger cinefili.
Con ogni probabilità, dopo American sniper e Birdman, con questa settimana assisteremo ad un altro scontro sull'ultimo, grande film atteso per la Notte degli Oscar: Whiplash.
Sarà così, o la sorpresa di questo inizio anno compirà il miracolo di calmare le acque?
Nel frattempo, ci penserà Liam Neeson a regalare l'illusione di una tregua.


"Peppa Kid, sei fuori dalla mia classe."

Cinquanta sfumature di grigio

"Mi dispiace, Cannibal: stasera sono già impegnato con Jennifer Lawrence, non posso uscire con te."
Cannibal dice: Il film più atteso dell'anno da Mr. James Ford è finalmente tra noi. Fa tanto quello che si legge i thrilleroni nordici e i libri da vecchio cowboy, e in realtà nascosto nel suo comodino il mio blogger rivale tiene il romanzo scandalo (si fa per dire) di E. L. James. Dopo tante anticipazioni, ecco che arriva nei cinema l'adattamento cinematografico. Ma a qualcuno, Ford a parte, interessa per davvero?
Ford dice: una merdina letteraria per casalinghe disperate come Peppa diventa una merdina cinematografica per casalinghe disperate come Peppa.
Ne faccio a meno.


Whiplash

"Dacci dentro, cazzo! Non vorrai fare la figura del Cucciolo Eroico!"
Cannibal dice: 5 nomination agli Oscar, tra cui quella per il miglior film, la vittoria al Sundance 2014, l'esaltazione praticamente unanime di tutta la blogosfera. Whiplash è la pellicola rivelazione degli ultimi mesi e manca all'appello in pratica solo su Pensieri Cannibali e WhiteRussian. I due blogger più scemi della rete si troveranno d'accordo? O ne nascerà un incontro/scontro come quello tra i due protagonisti del film?
Ford dice: uno dei film più attesi di questo inizio anno giunge finalmente in sala. Finirà a dividere i due antagonisti per antonomasia della blogosfera come Birdman o li metterà d'accordo, in positivo o in negativo che sia?
La risposta a brevissimo, su White Russian e Pensieri Cannibali.



Selma - La strada per la libertà

"Manifestiamo oggi affinchè Cannibal venga bandito per sempre dalla blogosfera."
Cannibal dice: Tra le pellicola nominate all'Oscar 2015 di miglior film, è l'unica che ancora manca alle mie visioni, ma presto arriverà il suo momento. È finalmente giunta l'ora di liberarsi dalle oppressioni del White Power e pure del WhiteRussian!
Ford dice: classica pellicola da Oscar che promette di essere l'ennesima bella confezione e poco più nello stile de La teoria del tutto e The imitation game. C'è giusto da sperare che riesca a far litigare adeguatamente il sottoscritto e il Cucciolo Eroico.



Taken 3 - L'ora della verità

"Eccoti servito, Goi. Così impari a parlare male di American Sniper."
Cannibal dice: L'ora della verità è davvero giunta per Liam Neeson. Con questa terza avventura della serie di Taken riuscirà a fare peggio persino del terzo pessimo capitolo di quella (mezza)saga degli Expendables? Lo scopriremo presto su Pensieri Cannibali perché, nel mio enorme masochismo, d'altra parte porto avanti una rubrica insieme a Ford, una visione del genere non me la faccio certo mancare.
Ford dice: terzo inutile capitolo della saga action che perfino io giudico la più inutile della storia non solo dell'action stessa, ma del Cinema. Strano, in questo senso, che non abbia incontrato i favori del mio ben poco action rivale.
A breve un massacro annunciato su White Russian, e credo anche su Pensieri Cannibali.


Romeo&Juliet

"Katniss Kid, rinnega tuo padre, rinnega tua madre ed io non sarò più un fordiano!"
Cannibal dice: Ennesima versione del celebre capolavoro di Shakespeare, sarà una genialata come il Romeo + Juliet di Baz Luhrmann, oppure una ciofeca come le fiction Mediaset che Ford in gran segreto segue con gran passione?
Lo scopriremo con la mia recensione, rimasta nel freezer già da diverso tempo e che presto verrà scongelata solo per voi, magnifici lettori di Pensieri Cannibali, e se vorrete pure per voi, meno magnifici lettori di WhitePuzzon.
Ford dice: dell'ennesima versione cinematografica della tragedia più nota del Bardo faccio volentieri a meno, lasciandola nelle ben poco competenti mani del mio rivale. Nel caso di una sua bocciatura estrema, potrei anche considerare un clamoroso recupero.


Shaun, Vita da pecora - Il film

"Ci dispiace, Peppa. Sei troppo pusillanime anche per noi."
Cannibal dice: Cos'è questo, il film sulla vita di Ford?
Ah no, lui si crede di essere un cane da pastore, proprio come Chris Kyle.
Invece no, siete solo delle pecore beeheheh e presto il lupo cattivo cannibale vi sbranerà buahahah!
Ford dice: finalmente sugli schermi un film d'animazione interessante e divertente, dedicato ad uno dei personaggi più irriverenti del mondo cartoonesco, il Shaun the sheep figlio dei creatori di Wallace e Gromit.
Per una volta, sarà una cosa positiva essere una pecorella come Peppa, invece che un lupo fordiano.


Timbuktu

"Lo vedi quel puntino lassù? E' Cannibal: Ford l'ha spedito in orbita con un calcio in culo."
Cannibal dice: Pellicola africana in corsa per l'Oscar di miglior film straniero dell'anno, si preannuncia come una roba bella tosta, ma la tematica jihadista la rende parecchio attuale e una visione se la può meritare tutta. Anche perché qui su Pensieri Cannibali non si può mica parlare sempre di canzonette & figa, un po' di impegno sociale ci va per contrastare il serioso Ford, suvvia.
Dopodiché tornerò subito a parlare di canzonette & figa, promesso!
Ford dice: pellicola impegnata che potrebbe rivelarsi la sorpresa della settimana come un clamoroso buco nell'acqua. Sarà un nuovo Rebelle, o ci troveremo di fronte alla più criticabile delle produzioni buone per l'Academy mascherate da titoli di nicchia?
Al sottoscritto - ben più che al suo rivale - l'ardua sentenza.


I Wanna Be the Testimonial

"Testimonial io!? Solo del pessimo Cinema!"
Cannibal dice: I Wanna Be the Testimonial? Ecco un altro italiano che si crede ammeregano, proprio come James Ford. Ma fuck you tutti e due uahahahahah!
Ford dice: io non voglio essere testimonial di nulla, a meno che non sia ben pagato. Ma so per certo che un tale Marco Goi è il testimonial assoluto del Cattivo Cinema. Ahahahahahah!


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