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sabato 23 dicembre 2017

Ford Awards 2017: del peggio del nostro peggio



La classifica dedicata al peggio dell'anno è da sempre un appuntamento importante, per il sottoscritto, quasi un momento di svago che almeno in parte - e rileggendo le recensioni - permette di recuperare parte del tempo perduto con le visioni peggiori dei dodici mesi appena trascorsi.
Quest'anno, a conferma di un duemiladiciassette avaro per i fan della settima arte, ammetto di essere stato in grande difficoltà a limitare a dieci titoli questa chart così come a scegliere la graduatoria finale, che meno di altre edizioni ha punito gli ex grandi registi caduti in disgrazia ma non per questo li ha risparmiati.



N°10: SONG TO SONG di TERRENCE MALICK



C'era una volta un regista grandioso che girava film grandiosi.
Ora è rimasto solo un vecchio che gioca a fare il giovane dio e puntualmente finisce nella classifica del peggio di fine anno.

N°9: COME TI AMMAZZO IL BODYGUARD di PATRICK HUGHES




Non ho mai amato Reynolds, e non ho mai amato i film finti simpatici neanche fossimo ancora nel cuore dei tamarrissimi anni ottanta.
Una vera baracconata per nulla divertente, troppo lunga e decisamente fuori tempo massimo.

N°8: GEOSTORM di DEAN DEVLIN



E a proposito di fuori tempo massimo, ecco l'Armageddon dei poveri, uno di quei film che fanno detestare il Cinema americano da tutti i radical del mondo.
Telefonato, insulso, retorico.

N°7: LA TORRE NERA di NIKOLAJ ARCEL




Arcel, che qualche anno fa stupiva in termini di autorialità, viene inglobato dalla grande macchina di Hollywood che svilisce uno dei non migliori lavori di Stephen King: un film vecchio, inutile, mal recitato e che spero con tutto il cuore non diventi una saga.

N°6: MONSTER TRUCKS di CHRIS WEDGE




Tentativo al limite dell'imbarazzo di rinverdire i fasti degli anni ottanta degli alieni simpatici e delle grandi avventure per ragazzi. 
Peccato che, soprattutto se si è stati ragazzi a quei tempi, vedere una cosa del genere faccia venire solo una grande tristezza.

N°5: THE RING 3 di F. JAVIER GUTIERREZ

 


Prima lo vedi. Poi muori. Direi che come spot ci sta tutto.
N°4: IL GGG di STEVEN SPIELBERG



Come Malick, una volta anche Spielberg era un regista in grado di meravigliare il pubblico.
Nel corso delle ultime stagioni, un pò troppo spesso ha causato, almeno nel sottoscritto, un altro effetto.


N°3: THE GREAT WALL di ZHANG YIMOU




Altro giro, altro regalo per un altro regista clamorosamente naufragato negli anni, e passato dai Leoni d'oro a robaccia come questa, pronta a rivendere una versione terribile del Cinema orientale agli americani: ho come l'impressione che questa Muraglia non durerà neanche in sogno quanto l'altra.


N°2: GUARDIANS - IL RISVEGLIO DEI GUARDIANI di SARIK ANDREASYAN




Se qualunque detrattore anche del peggiore film Marvel dovesse vedere questo abominio, potrebbe considerare anche il peggiore film Marvel come un Capolavoro degno di Kubrick.
N°1: 50 SFUMATURE DI NERO di JAMES FOLEY



Anche James Foley è stato un signor regista. Prima di decidere di proseguire nella grande tradizione che vede i film di questa "saga" sempre al primo posto di questa classifica.

 I PREMI

Peggior regista: James Foley per 50 sfumature di nero
Peggior attore: Robert Sheehan per Geostorm
Peggior attrice: Alina Lanina per The Guardians - Il risveglio dei guardiani
Premio "parrucchino di Nicholas Cage" per il personaggio trash: Mark Rylance per il GGG
Effetti "discount": The Guardians - Il risveglio dei guardiani
Premio "dolcetto o scherzetto" per il costume più agghiacciante: uno qualsiasi della squadra di supereroi di The Guardians - Il risveglio dei guardiani
Stile de paura: Terrence Malick per Song to song
Premio "veline": Dakota Johnson per 50 sfumature di nero
Peggior scena d'amore: uno qualsiasi dei pipponi di Song to song
Premio "pizza, spaghetti e mandolino": le scoregge verdi del GGG, degne del miglior Cinepanattone

martedì 9 maggio 2017

Monster trucks (Chris Wedge, USA/Canada, 2016, 104')




Se penso che negli anni ottanta erano considerati film d'avventura per ragazzi I Goonies, La storia infinita, La storia fantastica, Labyrinth, Gremlins e via discorrendo ed ora ci siamo ridotti a cosa implausibili anche per un prodotto fantasy - problemi di logica, non di immaginazione - con una qualità da pomeriggio di Italia Uno - sarà pur vero che si parla di una produziona Nickelodeon, ma c'è un limite all'artigianalità - come questa, brutta copia di E. T. et similia con un cast che pare la sagra delle star in rovina in cerca di qualsiasi impiego pur di un ritorno economico - da Rob Lowe a Barry Pepper passando per Danny Glover - sento la desolazione crescere nel cuore rispetto al destino che attende i Fordini e la loro generazione per gli anni a venire.
Quello che è certo, oltre al fatto che Monster Trucks fa davvero una gran tristezza, è che questo duemiladiciassette sarà l'anno in cui, dai tempi dell'apertura del Saloon, la battaglia per il primo posto per il Ford Award dedicato al peggio sarà sanguinosa come non era mai stata, considerato il volume delle merdate che la primavera cinematografica ha riservato alle sale.
Qualche anno fa di fronte ad un titolo come questo mi sarei sbizzarrito con una bella recensione divertente e divertita a proposito del livello bassissimo di tutto quanto potesse essere basso nella produzione del film, ma proprio come Danny Glover era solito pronunciare in un cult - quello sì - dei favolosi anni ottanta dei favolosi film d'avventura per ragazzi, "sono troppo vecchio per queste stronzate".




MrFord



 

mercoledì 5 giugno 2013

Epic - Il mondo segreto

Regia: Chris Wedge
Origine: USA
Anno: 2013
Durata:
102'




La trama (con parole mie): M. K., una diciassettenne da poco rimasta orfana di madre, si ritrova a vivere con un padre perso da sempre in una ricerca scientifica che lo trova convinto dell'esistenza di una razza di piccoli esseri nascosti nella foresta cui abita accanto.
Sconvolta dalla recente perdita e dall'incapacità del genitore di rapportarsi a lei come vorrebbe, la ragazza decide di abbandonare la speranza di poter costruire un rapporto con il suddetto e partire: una casualità, però, la conduce nel luogo in cui la regina del piccolo - e realmente esistente - popolo sta per morire, consegnando proprio a lei il destino di un baccello che potrebbe significare il destino della foresta stessa.
Rimpicciolita e alla scoperta di un nuovo mondo, M. K. troverà il tempo per rivalutare non solo la ricerca del padre, ma anche una sorta di nuova famiglia prima di salvare il salvabile e tornare alla sua vita di tutti i giorni.




Ricordo quando, non troppo tempo fa, in occasione di una delle uscite in sala rese possibili dalla disponibilità della Ford-suocera pronta ad accudire il Fordino per un paio d'ore, mi capitò di incrociare il trailer di Epic, ultima fatica di Chris Wedge, creatore del fortunatissimo - anche se spompato già dal secondo capitolo - franchise de L'era glaciale.
Il risultato fu un'espressione di disgusto dipintasi in stereo sui volti del sottoscritto e di Julez, convinti entrambi di trovarsi di fronte all'ennesima schifezza d'animazione buona giusto per l'incasso al botteghino che di recente pare sia diventata un'alternativa profondamente ben voluta dai distributori, consci del fatto che gli spettatori occasionali - specie se famiglie - nei weekend da trionfo dei multisala finiscono per vivere praticamente di prodotti usa e getta di questo genere.
Fortunatamente, il buon Chris è riuscito nella non facile impresa di ribaltare almeno in parte le aspettative riuscendo a farmi dimenticare la delusione enorme che fu Robots, presentando un film d'avventura nella sua accezione più classica scomodando addirittura l'approccio hollywoodiano da emozioni forti e commozione stuzzicata che di recente - pur se, ovviamente, con un impatto decisamente maggiore - ha reso Avatar uno dei titoli più discussi ed importanti della settima arte e del concetto di blockbuster globale.
Forte dell'influenza di titoli clamorosamente eighties ed ingenui come Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi e degli spunti legati ai film di formazione e al rapporto tra genitori e figli - Ronin e Nod così come M. K. e suo padre - Wedge confeziona un prodotto d'intrattenimento scorrevole e per nulla irritante, per una volta sminuito da un trailer che pareva la solita compilation di gag inutili che da qualche anno a questa parte troppo spesso finiscono per essere la ben poco solida spina dorsale delle proposte made in USA di Cinema d'animazione che non sia firmato Pixar: proprio questa componente, costituita dalle due lumache a guarda del baccello indicato dalla morente regina come fulcro di un nuovo regno a protezione della foresta e dal "saggio" consigliere della stessa rappresenta il punto debole effettivo del prodotto, che finisce per acquisire uno spessore decisamente più consistente sia nella sua componente action - le battaglie così come le sequenze "a volo di colibrì" create ad uso e consumo del 3D - che in quella sentimentale, dall'elemento legato a doppio filo al superamento del dolore dei due protagonisti - M. K. ha perso la madre, Nod il padre - alla presa di coscienza di se stessi e del proprio percorso, reso decisamente più credibile da un finale ovviamente lieto ma non eccessivamente zuccheroso - parlo della storia tra i due ragazzi, gestita in modo equilibrato e non eccessivamente ruffiano -.
Dunque, e clamorosamente a sorpresa, devo ammettere di essermi gustato Epic quanto e più di quello che mi sarei aspettato, pensando che, un giorno o l'altro, un titolo di questo genere sarà in grado di intrattenere lasciando un insegnamento - nella migliore tradizione dei cartoni animati classici, soprattutto Disney - rispetto al Fordino, che spero di tenere lontano dalle proposte ipnotizzatrici di bambini a suon di colori e movimenti di macchina roboanti ma prive dello spessore - almeno minimo - necessario affinchè al termine della visione si possa considerare di parlare di quello che si è appena visto invece di sperare che il piccolo - o i piccoli - possano dimenticarlo in fretta.
Unica, vera, grande nota negativa l'agghiacciante doppiaggio italiano, che da Lillo e Greg a Maria Grazia Cucinotta - Maria Grazia Cucinotta, santi numi, una che, come giustamente dice Julez, riesce a malapena a parlare l'italiano, e che qui finisce addirittura a prestare la voce, compresa di pessima dizione, alla regina! - fa vergognare rispetto all'originale, che vede all'interno del cast nomi illusti come quelli di Colin Farrell, Amanda Seyfried e Christoph Waltz, senza contare ospiti del calibro di Steve Tyler, Beyoncè ed il tamarrissimo Pitbull - anche se quest'ultimo non dovrebbe poi essere chissà quale motivo di vanto -.
Senza dubbio, comunque, una proposta insospettabilmente valida ed in grado di andare incontro al pubblico più e meno giovane incontrando in qualche modo i gusti di entrambi, che pur non presentandosi certo come un riferimento del genere riesce nell'intento di regalare un momento di magica coesione tra genitori e figli, proprio come accadeva ai tempi d'oro che furono gli eighties già citati.
E per qualcosa che, dal trailer, avrei destinato al cestino senza pensarci due volte, direi che è davvero un risultato niente male.


MrFord


"You opened the door,
I let myself in.
Between you and me,
I only believe
what I want to believe.
I guess it's because I'm
greener than green.
Only because I'm green."
Dandy Warhols - "Green" - 


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