giovedì 23 aprile 2015

Homeland - Stagione 4

Produzione: Showtime
Origine: USA
Anno: 2014
Episodi: 12





La trama (con parole mie): Carrie Mathison, mai dimenticato Nicholas Brody e divenuta madre della figlia di quest'ultimo, è tornata sul campo per combattere le cellule talebane operative tra l'Afghanisthan ed il Pakistan. Lottando con le unghie e con i denti, la donna riesce ad ottenere l'incarico di caposezione ad Islamabad sperando di mettere le mani su uno dei capi talebani più ricercati dall'Agenzia, Haqqani.
Peccato che l'operazione, nata da un suo errore di valutazione in un attacco di droni e poggiata sulle spalle di collaboratori incerti ed il nipote dello stesso Haqqani, si complichi a seguito delle interferenze dei servizi segreti pakistani e l'arrivo di Saul Berenson, vecchio mentore di Carrie ed ex direttore della CIA, ad Islamabad.
Riuscirà Carrie a portare a termine la sua missione? O l'operazione si rivelerà un fallimento?








Ci vuole davvero coraggio, quando si parla di un autore - o di un gruppo di autori -, per cambiare una formula vincente rischiando il tutto per tutto: se, infatti, da una parte il rinnovamento può rappresentare il rimedio alla noia ed alla realtà di una proposta che invecchia finendo per non stupire più l'audience, dall'altra il rischio concreto è costituito dal vecchio detto "chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quello che lascia ma non quello che trova".
Per Homeland, sorprendente serie che negli ultimi anni ha conquistato i favori del pubblico e della critica, la verità si pone nel mezzo: la scelta di rinunciare ad un charachter indimenticabile come Nicholas Brody, infatti, ha indubbiamente tolto molto alla proposta - in questo senso, decisamente stronzi gli sceneggiatori responsabili della comparsata di Damien Lewis nel corso di questa stagione -, completamente rinnovata dal punto di vista del setting e delle dinamiche - più simili a quelle del film di spionaggio classico, o a 24 -, eppure allo stesso tempo ha permesso ai personaggi più o meno secondari di crescere e ritagliarsi uno spazio che fino alla scorsa stagione difficilmente avrebbero guadagnato, dal mitico Saul dell'altrettanto mitico Mandy Patinkin al Peter Quinn di Rupert Friend, nuovo idolo di casa Ford rispetto, per l'appunto, a Homeland.
Senza dubbio i margini di miglioramento sono ampi, ed il progetto ambizioso, per quanto rischioso risulti da appoggiare alle fragili spalle di un personaggio come quello di Carrie, diventato sempre più odioso ed in grado di far apparire il Chris Kyle dell'eastwoodiano American Sniper come un sovversivo pacifista: si potrebbe definire, in questo senso, l'annata numero quattro di Homeland come quella del passaggio tra la vecchia vita della proposta e quella nuova, una scommessa portata avanti con coraggio e, in alcuni casi, caos in termini di idee.
Assistiamo, in questo senso, a momenti che, per intensità e tensione, riportano indietro ai passaggi migliori delle annate precedenti - l'assalto di Haqqani all'Ambasciata USA, il destino di Aayan, il già citato "ritorno" di Nicholas Brody, il personaggio di Tasneem - così come ad altri decisamente meno riusciti - tutto il rapporto di Carrie con la figlia, parcheggiata come fosse l'erede di Dexter nelle ultime stagioni del serial dedicato al serial killer più famoso del piccolo schermo, l'episodio finale completamente privo della tensione tipica del climax, lo stacco netto tra il penultimo e l'ultimo episodio, quasi non si fosse ancora al corrente rispetto ad una conferma del titolo -, che rendono senza dubbio questa quarta la stagione meno convincente di Homeland ma che, ad un tempo, fanno ben sperare nella quinta: certo, non basterà appoggiarsi come di consueto sull'instabilità di Carrie e la sua determinazione, ma occorrerà puntare - e molto - sulla componente politica e di basso profilo della proposta per evitare di trasformare una delle migliori esperienze da serial televisivo degli ultimi anni in uno di quei titoli che, anno dopo anno, finiscono per rappresentare un'abitudine che si cerca di perdere.
Nell'attesa, non resta che chiedersi cosa accadrà quando Saul sarà tornato al posto che gli compete e che ha sempre desiderato - soprattutto durante il suo distacco dall'Agenzia -, se Carrie avrà la forza di ricominciare nuovamente sola, o se quella di Quinn sarà una missione suicida o il preludio di qualcosa di grande in serbo per il nuovo protettore della protagonista: e, in barba ad intrighi e giochi di potere militare e non, anche cosa accadrà ad una bambina troppo spesso abbandonata e dimenticata da una madre che pare pensare più al suo Paese - o almeno, ad usarlo come una scusa per continuare a combattere - che non a lei.
Perchè Homeland è anche lei.
E soprattutto lei.
La casa da proteggere, e quella cui fare ritorno.




MrFord




"Love one's daughter
allow me that
and I can't let go of your hand
lord, can you hear me now?
Lord, can you hear me now?
Lord, can you hear me now?
Or am I lost?"
Damien Rice - "Cold water" -




mercoledì 22 aprile 2015

Wednesday's child - Avengers edition


La trama (con parole mie): con buona pace del mio acerrimo nemico nonchè sgradito co-conduttore di questa rubrica Cannibal Kid, in occasione dell'uscita dell'attesissimo Avengers - Age of Ultron, questa settimana le anticipazioni sulle novità in sala scalano di un giorno, portando in dono proposte in grado di soddisfare - cosa più unica che rara - entrambi i nostri diametralmente opposti punti di vista.
Il mio consiglio è quello di seguire la via fordiana, per evitare di impantanarsi nelle solite radicalchiccate sopravvalutate suggerite dal pusillanime Peppa Kid.


"Cannibal Kid un intenditore di Cinema!? Non farmi ridere!"

Avengers: Age of Ultron

"E così quello è Peppa Kid." "Già, neppure io pensavo fosse un pusillanime di tal fatta."
Cannibal dice: Uno dei film più attesi dell'anno dagli appassionati di cinecomics, dal pubblico di dodicenni e da Fordon, per quanto mi riguarda lo guarderò con la mia solita super diffidenza che accompagna queste operazioni di marketing, più che di cinema. Sperando si riveli divertente quanto il recente Guardiani della Galassia, che mi ha ridato speranza nei confronti della Marvel, o comunque più del primo sopravvalutato capitolo The Avengers.
Ford dice: direi che più o meno dal minuto in cui si è conclusa le sequenza aggiuntiva al termine dei titoli di testa del primo, cultissimo Avengers, tre anni fa, ero in trepidante attesa per il secondo film dedicato agli Eroi più potenti della Terra. Questa volta il protagonista sarà il terribile Ultron, androide senziente che anche tra le pagine del fumetto è stato uno dei più grandi antagonisti dei Vendicatori, in attesa del ritorno di Thanos e del legame che incrocerà le strade degli Avengers stessi e I Guardiani della galassia.
Inutile dire che potrebbe trattarsi a mani basse del blockbusterone dell'anno, e che il sottoscritto sarà in prima linea per gustarselo in sala.



Samba

"Ho appena visto un film suggerito da Pensieri Cannibali. Ho voglia di morire."
Cannibal dice: Date ascolto a un cretino.
No, non mi riferisco a Ford. Lui è sì cretino, ma non bisogna MAI dargli ascolto.
Il cretino cui dovete dare ascolto sono io e io vi dico che il vero film della settimana mi sa tanto che sarà questo Samba, il nuovo lavoro dei registi della rivelazione Quasi amici, Eric Toledano e Olivier Nakache, con un gran bel cast composto dal loro attore feticcio Omar Sy, dal profeta Tahar Rahim e dalla ninfomane Charlotte Gainsbourg.
Ford dice: se qualcuno - e non sto parlando del mio antagonista, che con il Cinema c'entra sempre meno - mi avesse venduto a scatola chiusa il nuovo film di Toledano e Nakache, autori dell'ottimo Quasi amici, l'avrei probabilmente pagato anche più di quanto non meritasse. Peccato mi sia capitato di vedere il trailer, che puzza di roba finto alternativa lontano un miglio, e come se non bastasse mi snocciola anche l'irritante Charlotte Gainsbourg.
Probabilmente lo vedrò comunque, ma con aspettative piuttosto basse.



Sarà il mio tipo?

"Guardare Ford che affoga Cannibal regala un senso di pace interiore." "Hai proprio ragione, caro."
Cannibal dice: Ford sarà il mio tipo?
Sì, il mio nemico tipo.
Questa francesata giunta in soccorso del pubblico radical-chic nella settimana degli Avengers può essere il mio film tipo?
Assolutamente sì. Vive la France, questa settimana più che mai!
Ford dice: Cannibal Kid non è affatto il mio tipo, a meno che non si parli di un nuovo sacco da boxe. E probabilmente neppure questo film.



SQuola di Babele

"So io la risposta: Cannibal Kid è un cretino. Ahahahahah!"
Cannibal dice: Terzo prodotto in arrivo dalla Francia. In questo caso è un docu che lascio volentieri al Ford e alla sua sQuola di brutto cinema.
Ford dice: documentario francese tipicamente troppo impegnato per il mio finto impegnato e vero radical rivale.
Se dovessi recuperarlo, una visione la concederò molto volentieri.



Short Skin - I dolori del giovane Edo

"Ti devo confessare una cosa: leggo Pensieri Cannibali." "Meno male: pensavo di essere l'unico stronzo a parte Ford a seguire quello squilibrato!"
Cannibal dice: Short Skin, film italiano passato all'ultimo Festival di Berlino, potrebbe essere una piacevole sorpresa. Magari non proprio quanto il divertentissimo Maicol Jecson, però anche questa sembra una cannibalata adolescenziale clamorosa. Quindi imperdibile.
Ford dice: io e il Cinema italiano non attraversiamo la fase migliore del nostro rapporto, dunque penso che attenderò di leggere qualche recensione di questo Short Skin prima di buttarmi nella visione. Se poi dovesse parlarne bene il mio rivale, ne starei felicemente alla larga.



Adaline - L'eterna giovinezza

"Ascoltami bene, io sono Daario Naharis: non ci vengo in giro con te che non sei una Khaleesi. E vestito come un damerino, per giunta!"
Cannibal dice: La storia di una donna che rimane sempre giovane e sempre figa. Per quanto il rischio puttanata sia altissimo, io un film con Blake Lively non me lo perdo di certo. E Ford James non se lo perderà perché c'è il suo amato e ormai rimbambito, così come tutti i suoi idoli, Ford Harrison.
Ford dice: l'eterna giovinezza è quella che si illude di avere quel pusillanime di Cannibal, sempre perso dietro alle stronzatine cinematografiche come questa.
Io preferisco pensare a roba seria. Anche quando si tratta di stronzate.



Il figlio di Hamas

"Ora confessa: quante volte al giorno vai su Pensieri Cannibali? La prossima volta almeno passa le ore su Youporn, è più divertente!"
Cannibal dice: Documentario pseudo impegnato e quindi pseudo fordiano della settimana e di conseguenza pseudo perdibile. Anzi, perdibilissimo!
Ford dice: secondo documentario potenzialmente interessante della settimana, che mi segnerò pur non sapendo quando riuscirò a recuperarlo. In fondo, con titoli di questo tipo sono sicuro di tenere sempre più lontano da me Peppa Kid.



In the Box

"Dopo l'ultimo film suggerito dal Cannibale ho un mal di testa lancinante da una settimana."
Cannibal dice: In the Box mi sa che al box office ce l'avra un tantino dura contro gli Avengers. Considerando poi che sembra una copia italiana di film claustrofobici come Cube, Saw - L'enigmista o Buried - Sepolto, a me viene l'angoscia al solo pensiero di vederlo. La pellicola comunque non sembra del tutto inutile. Mi ha infatti offerto uno spunto interessante: rinchiudere Ford in un box garage. O magari anche in uno zoo...
Ford dice: più che in the box, porterei il Cannibale in un ring con me, giusto per divertirmi un po'. Questo film, invece, lo butto volentieri nel cestino.




Le frise ignoranti


"Dunque quei due cheni di Ford e Cannibal criticano il mio film: saranno puniti con la reiterata visione di Fracchia la belva umana!"

Cannibal dice: Produzione amatoriale italiana della settimana, nel cast c'è però anche Lino Banfi, quindi chissà che Quentin Tarantino non lo esalti come un nuovo capolavoro cinematografico, così come Ford cerca di spacciarci il pur godibile Fast & Furious 7 come il 2001: Odissea nello spazio del cinema tamarro.
Ford dice: se il mio rapporto con il Cinema italiano attuale è burrascoso, le probabilità che mi sciroppi questa roba sono le stesse di acclamare pellicole sopravvalutate come The tree of life e Birdman neanche fossi l'ultimo dei coniglioni.




Road 47

"Trovate Ford e Cannibal. Li voglio morti prima del tramonto."
Cannibal dice: Un film bellico con Sergio Rubini?
Ma questo giusto Ford dopo una bella sbronza può considerare di vederlo.
Ford dice: neppure dopo una bella sbronza potrei considerare di vederlo. Così come di ascoltare i consigli cinematografici del mio rivale.




I bambini sanno

"Se non la smetti con questo buonismo, ti sparo una cinquina in faccia in nome di Ford."

Cannibal dice: Nuovo film documentario di Walter Veltroni. Già dal titolo sento puzza di buonismo, bambinismo, moralismo e pure di rottura di palle che manco Fabio Fazio e James Ford al lavoro insieme riuscirebbero a fare tanto.
Ford dice: se avete proprio voglia di farmi incazzare per bene, portatemi fuori e a sorpresa fatemi vedere merdina buonista come questa.
Neppure una bottiglia di single malt d'annata potrebbe rischiare di farvi guadagnare il perdono.




martedì 21 aprile 2015

I cavalieri dello zodiaco - La leggenda del Grande Tempio

Regia: Kei'ichi Sato
Origine:
Giappone
Anno:
2014
Durata: 93'





La trama (con parole mie): Micene, cavaliere della costellazione del Sagittario, porta in salvo dal Sommo Sacerdote del Grande Tempio una neonata che potrebbe rivelarsi l'incarnazione della Dea Atena, con l'intento di proteggerla dalle mire dello stesso.
Nel tentativo perde la vita, ma non prima di aver affidato la piccola ad un miliardario che non solo se ne prenderà cura, ma avrà modo di radunare un gruppo di ragazzi destinati a divenire i suoi guardiani, i cavalieri di bronzo: Pegasus, Sirio, Phoenix, Crystal e Andromeda.
Sedici anni dopo, quando la fanciulla si rivelerà per quello che è in realtà, Arles, lo stesso Sommo Sacerdote, cercherà con ogni mezzo di concludere la missione iniziata così tanto tempo prima: toccherà dunque ai giovani cavalieri attraversare le dodici case dello zodiaco affrontando le loro controparti d'oro per salvare la giovane Dea che hanno giurato di proteggere.








Ricordo ancora quando, nell'anno in cui finii le elementari - parliamo, dunque, della primavera del novanta -, una nuova serie animata scosse l'immaginario del sottoscritto e del mio gruppo di amici del parco, tanto da indurci ad abbandonare le consuete partite di calcio per giocare impersonando i protagonisti di quella stessa serie: i Cavalieri dello zodiaco.
Fu il primo anno in cui faticai ad andare in montagna con i miei nonni materni come era consuetudine per i mesi estivi, ed ebbi nostalgia di quelle sessioni di gioco improvvisate tra riproposizione degli scontri e scontri veri - ricordo ancora una "rissa" tra i due che impersonavano Pegasus e Crystal -, scambi di idee ed opinioni che erano, di fatto, delle sorte di "recensioni" in fieri.
Ai tempi - ed ancora oggi, nonostante sia sicuramente più impostato di quanto io non sarò mai - il mio favorito era Sirio il Dragone, di fatto quello, tra tutti, sempre pronto ad allargare le spalle e tirare la carretta in modo da concedere la gloria al tanto detestato Pegasus, che era davvero troppo protagonista per potermi davvero piacere.
Anche se non ci conoscevamo ancora, Julez visse quegli anni con la stessa passione - ed una predilezione per Andromeda - del sottoscritto, e da quando ci conosciamo più volte abbiamo accarezzato l'idea di rivedere l'intera serie animata, magari in compagnia del Fordino appena sarà un pò cresciuto: nel frattempo, all'uscita di questo film, l'esaltazione è salita alle stelle, tanto da spingerci ad un recupero che sapevamo rischioso per allietare un pò l'attesa.
Peccato che, per gli appassionati come noi, a prescindere dall'ottimo comparto tecnico in stile Final fantasy, concentrare la saga delle dodici case - forse la più intensa dell'intera serie - in un'ora e mezza scarsa finisce per svilire la saga stessa, rendendola tagliata con l'accetta e molto frettolosa, oltre che non rispettosa di quelli che erano i ruoli originali - troppo marginale l'apporto di Phoenix e Virgo, due vere e proprie colonne del cult della nostra infanzia, assurda la scelta di risparmiare Capricorn, uno dei cattivi più interessanti, o di gettare al vento Pesci, che fece da anticamera al confronto di Pegasus ed il Grande Sacerdote -: un vero peccato, perchè la caratterizzazione di alcuni personaggi - come lo stesso Pegasus, o Andromeda, e l'esibizione in stile musical creepy di Cancer - funziona, e come giustamente ha finito per sottolineare la signora Ford, con tutte le porcate da due ore e mezza che negli ultimi anni hanno intasato le sale, si poteva rischiare un minutaggio più ampio in modo da garantire anche una resa migliore.
Poco azzeccata anche la scelta di utilizzare la chiusura dell'elmo delle armature, che rende i cavalieri in azione più simili a cyborg e robottoni che non ai combattenti cui eravamo abituati, e che rende distante questo prodotto dalle vecchie generazioni di fan della serie: certo, i neofiti potranno comunque apprezzare, ma considerato che, di norma, questo tipo di pellicole vengono realizzate su misura per i fan hardcore, temo che il bersaglio grosso sia stato mancato, e di parecchio.
Restano comunque la piacevole sensazione di aver viaggiato nel passato, e l'esaltazione per i colpi che, ormai venticinque anni fa, imitavamo con pathos al parco.
E per questa volta, ce li faremo bastare.




MrFord




"Invincibili guerrieri
valenti condottieri
votati anima e corpo a Lady Isabel
per diventare "santi"
per esser cavalieri
han sostenuto prove di rara crudeltà
ma ormai è giunto il momento
chi vincerà l'armatura d'oro."
Odeon Boys - "I cavalieri dello zodiaco" - 




lunedì 20 aprile 2015

Beetlejuice - Spiritello porcello

Regia: Tim Burton
Origine: USA
Anno: 1988
Durata: 92'





La trama (con parole mie): Adam e Barbara Maitland, giovani sposi ancora senza figli che vivono in campagna in una grande casa, a seguito di un curioso incidente stradale, tornano nella loro dimora solo per scoprire di essere morti. La natura di fantasmi, però, mette in crisi la coppia, alle prese con lo studio di un Manuale dedicato proprio ai novelli deceduti, i nuovi inquilini della loro casa e le regole di un Aldilà che appare molto più scombinato e complesso di quanto non credessero: quando, disposti a tutto per cacciare i così diversi da loro Deetz, si rivolgono all'esorcista di esseri umani Betelgeuse, le cose si complicano oltre misura.
I Maitland, dunque, dovranno affidarsi all'amicizia della giovane Lydia ed alla loro consulente tombale Juno per risolvere i guai che li vedranno in bilico tra la curiosità da ricchi in fuga dalla città dei Deetz ed il caos senza controllo di Betelgeuse.








Nel corso della Storia del Cinema è capitato più spesso di quanto non si possa pensare che film assolutamente perfetti dal punto di vista tecnico e stilistico venissero, di fatto, dimenticati, mentre altri solo discreti, per merito dei loro autori o attori, del tempismo o del caso, divenissero non solo dei fulmini a ciel sereno, ma anche degli assoluti cult.
Appartenente a questa seconda categoria è senza dubbio Beetlejuice, forse uno dei titoli più amati dai fan tra quelli firmati da Tim Burton, che regalò uno dei Michael Keaton più incredibili di sempre e divenne immediatamente un guilty pleasure per un'intera generazione di appassionati: personalmente, e per quanto questa introduzione o il voto possano suggerire il contrario, ho sempre adorato il racconto delle gesta dello spirito più irriverente della settima arte, e ancora oggi lo ritengo uno dei miei favoriti del regista di Edward mani di forbice e Big fish.
Dalla splendida coppia di protagonisti Geena Davis - che, ai tempi, è stata uno dei miei primi sogni erotici, anche se più grazie a Thelma e Louise - e Alec Baldwin alla colonna sonora ritmata dai classici di Harry Belafonte, passando attraverso un'interpretazione assolutamente unica ed originale dell'Aldilà, Beetlejuice ha rappresentato per anni nell'allora casa Ford una delle visioni più gettonate da me e mio fratello, sempre in trepidante attesa dell'arrivo del mitico charachter interpretato da Michael Keaton, tra i cattivi più affascinanti, rozzi, sboccati e clamorosamente divertenti di sempre: quel suo motivetto "Io scopo, vomito, sputo e rutto, faccio porcate chiedetemi tutto!" è ancora oggi impresso indelebilmente nella memoria di questo vecchio cowboy, così come il completo a righe che segretamente ho sempre sognato di possedere, e che avrei rubato volentieri all'attore che interpretava Beetlejuice nello spettacolo mancato all'interno del parco Island of adventure di Orlando, quando con Julez finimmo per fare una capatina da quelle parti qualche anno fa, e perdemmo la rappresentazione e l'omaggio a questa pietra miliare - programmato in un teatro all'aperto - a causa di una sorta di tempesta tropicale che generò una vera e propria chicca nel tentativo di muoversi sotto il diluvio in due coperti dallo stesso poncho di plastica.
Ma questa è un'altra storia.
Quello che conta, ora, è ricordare con affetto un vecchio amico e riproporre un vero e proprio festival del grottesco, ironico e graffiante eppure a suo modo anche malinconico, pronto a rileggere la concezione di vita oltre la morte per come le religioni classiche l'hanno sempre intesa, povero nella realizzazione eppure clamorosamente ricco di riferimenti, influenze ed effetti tanto artigianali quanto gustosi da godersi ancora oggi: l'idea, poi, di contrapporre la solare compattezza del legame tra i Maitland all'oscurità cercata da adolescente di Lydia, all'approccio da radical-ricchi dei Deetz e alla sboccata irruenza di Betelgeuse appare vincente fin dal principio, e regala un equilibrio perfetto ad una commedia nera tra le più riuscite degli anni ottanta.
L'amarcord cinematografico è uno dei piaceri che negli ultimi anni ho finito per apprezzare maggiormente, partendo dalle prime meraviglie dell'infanzia per ripercorrere la mia crescita come spettatore, parallela a quella di uomo: e devo ringraziare Tim Burton, il suo "Beetle-coso" e tutte le trovate di questo film, perchè nonostante gli anni passino, continuano a rinverdire i fasti di un'epoca davvero indimenticabile.
Come questo film e i suoi protagonisti.
Da una parte e dall'altra della vita e della morte.



MrFord



"Lift six foot, seven foot, eight foot bunch
naylight come and me wan' go home
six foot, seven foot, eight foot bunch
daylight come and me wan' go home."
Harry Belafonte - "Day-O (The Banana Song)" -







domenica 19 aprile 2015

Compagno di sbronze

Autore: Charles Bukowski
Origine: USA
Anno: 1972
Editore: Feltrinelli




La trama (con parole mie): per le strade di Los Angeles e della California, negli angoli più remoti delle periferie o nelle campagne dei lavori più umili dati ad immigrati clandestini e reietti della società, affogati nel sesso e nell'alcool vivono i personaggi protagonisti della raccolta di racconti firmata dal mito della Letteratura di strada Charles Bukowski, che porta tutto se stesso - in senso etico e letterale - nei personaggi che abitano queste favole nere, spensierate e malinconiche costruite attorno a losers e ultimi della classe.
Socialmente parlando.
Dal lirismo struggente alle volgarità gratuite, assistiamo ad una vera e propria carrellata di miserie umane e scommesse perdute con la vita cariche, come sempre, di tutta la grinta e la passione che il vecchio Hank riusciva a mettere nei suoi racconti.






Si può dire che, ai tempi, io abbia approcciato Charles Bukowski in netto anticipo.
Non ricordo esattamente quando lessi per la prima volta un prodotto della penna del mitico Hank, ma in una certa misura - e anche se non potevo saperlo, all'epoca - fu profetico rispetto a quello che sarebbe stato il mio futuro: perchè, come chi frequenta il Saloon da tempo già saprà, nel corso dell'adolescenza il mio pensiero era più quello di scrivere, per l'appunto, che non bere, girare per le strade, esplorare situazioni e persone come fossero viaggi.
Eppure, da un certo punto della mia vita in poi, è stato proprio così.
E, nonostante abbia un lavoro, una famiglia, una vita tutto sommato equilibrata posso fieramente definirmi parte di quel tipo di caotici viaggiatori che subiranno sempre e comunque il fascino irresistibile delle loro passioni, dell'idea che sentire sulla pelle qualcosa sarà sempre e comunque meglio di quanto sarebbe non sentirlo: gentaglia piratesca e non sempre raccomandabile come lo stesso Bukowski.
Personalmente, penso che la sua opera fondamentale sia Pulp, che, lo ricordo ancora, lessi a cavallo di un viaggio a Madrid nell'estate del duemilacinque - una delle più fondamentali della mia vita - poco prima di Delitto e castigo - ed è stato curioso scoprire in questa raccolta di racconti che il vecchio Charles considerasse Dostoevskij "un duro" -: Compagno di sbronze, come tutte le compilation di scritti, finisce per essere in qualche modo incostante ed alternare fasi di stanca con altre al limite del geniale, proprio come l'opera stessa del vecchio Hank.
Umana, di pancia, decisa, bastarda, senza controllo, anche quando il controllo esiste.
I protagonisti dei racconti, tutti figli della stessa esistenza di Bukowski, tutti profondamente Bukowski, anche nella distanza da lui, mostrano l'irriverenza e l'irruenza dell'adolescenza e quella malinconia struggente da fine delle vacanze che accompagna la crescita, la maturità, la vecchiaia, fino alla fine: ed è quasi incredibile pensare di trovare nelle stesse pagine momenti clamorosamente grotteschi e divertenti come i giri in macchina per trovare il posto migliore per scaricare la merda raccolta dal cesso intasato e la parabola legata all'impossibilità nel riuscire a succhiarsi il cazzo da soli - "perchè due centimetri o un universo intero, in quel caso, paiono alla stessa distanza" - ed altri legati a doppio filo alla solitudine, alla consapevolezza di essere animali in balia delle passioni, al non temere la morte, eppure essere ben consci che quando calerà il sipario, sarà un respiro spezzato, e poi nulla.
Ed il bello è proprio questo: nessuno è perfetto, la vita stessa non è perfetta, le giornate non sono perfette, il sesso non è perfetto, una qualsiasi sbronza non è perfetta.
Ma è proprio in tutto questo non essere perfetti, che sta la perfezione.
Hank doveva essere un individuo poco raccomandabile, un vero stronzo, un ubriacone, ma dalla sua prima all'ultima parola si sente come un pugno in faccia tutta la voglia indescrivibile di vivere e sentire la vita sulla pelle di questo animale (a)sociale dedito a tutti i piaceri che è possibile infliggere al proprio corpo ed al proprio spirito fino a vederli allo stremo, ed un passo oltre.
Compagno di sbronze è così: irascibile ed affascinante, disgustoso e godurioso, una rissa da bar con il migliore e più tosto avversario possibile che, chissà, con un bicchiere alla fine della lotta potrebbe perfino diventare il nostro migliore amico.
Ammesso che il caos interiore ci permetta di averne uno.
Compagno di sbronze è una lettura con due palle enormi, che non si preoccupa di piacere, o di farci sconti, e favori: non so se avete presente cosa possa significare uscire a bere con qualcuno che con il bere ha un certo feeling. E non parlo di studenti dall'aperitivo facile, o da drink la sera.
Parlo di chi vive sempre sul filo. Walk the line, cantava Cash.
Non è facile. C'è il rischio di vivere momenti decisamente dimenticabili.
Ma anche quello di provare sulla pelle l'emozione sincera che si esprime soltanto nel momento in cui si è senza freni.
E in questo, il vecchio Hank era davvero un professionista con i fiocchi.



MrFord



"That amazing grace
sort of passed you by
you wake up every day
and you start to cry
yeah, you want to die
but you just can't quit
let me break it on down:
it's the fucked up shit."
Warren Zevon - "My shit's fucked up" - 




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