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venerdì 29 giugno 2018
Saloon Mundial: the curse of the winners, part two
E così, la maledizione è tornata a colpire.
Senza dubbio la notizia più clamorosa di questi ultimi due giorni di gironi eliminatori dei Mondiali è stata quella legata all'incredibile sconfitta maturata dalla Germania campione uscente contro la già eliminata Corea del Sud, che conferma quanto, negli ultimi vent'anni, la vittoria nel Mondiale precedente abbia influito negativamente sulla detentrice della Coppa.
La Francia, vincitrice nel novantotto, nel duemiladue uscì mestamente ai gironi; il Brasile che trionfò in Corea nel duemilasei uscì ai quarti - la migliore prestazione degli ultimi vent'anni dei detentori del trofeo -; l'Italia che sollevò la coppa a Berlino nel duemiladieci salutò sempre ai gironi, così come la Spagna vittoriosa in Sudafrica abbandonò subito la competizione in Brasile.
A questo giro è toccato alla Germania, che dall'ottantadue non era mai stata eliminata prima dei quarti di finale e che negli ultimi quattro Mondiali è stata rispettivamente seconda, terza, terza e prima.
La debacle di ieri contro la Corea è il simbolo di una supponenza che, probabilmente, colpisce i gruppi sportivi ormai affermati e poco affamati, che privi di stimoli e carattere, finiscono per sottovalutare troppo situazioni ed avversari e finire per essere rispediti a casa a testa bassa.
Passano così, a sorpresa, la Svezia che qualche mese fa aveva castigato l'Italia - suscitando l'ironia proprio dei tedeschi - e il Messico in quello che, senza dubbio, è stato il girone più sorprendente della competizione.
Dall'altra parte, il Brasile non tradisce le attese e passa come primo, guadagnandosi la sezione di tabellone più difficile ma candidandosi comunque ad essere una delle avversarie più difficili da affrontare in questo Mondiale, considerato che una partita da Brasile ancora non l'ha giocata.
Gli ultimi match della prima fase si sono conclusi un paio d'ore fa, confermando un Belgio in ottima salute - che, nonostante le speranze, continuo a pensare finirà non troppo bene - e consegnando agli opinionisti i dibattiti sulla questione tra Senegal e Giappone, che alla pari su tutto sono state giudicate in base al cosiddetto fair play, una di quelle regole assurde quanto il sorteggio della monetina di un tempo: per quanto mi riguarda, in questi - rari - casi dovrebbe essere organizzato una sorta di prequel degli ottavi di finale, una partita secca ad eliminazione diretta delle due squadre in posizione "scomoda". In modo che possa essere il campo a parlare.
Domani avremo la prima giornata di pausa del Mondiale in vista dell'inizio della carrellata degli ottavi di finale, primo passo verso l'incoronazione dei nuovi campioni: personalmente continuo a sperare in continue sorprese e partite tese dall'inizio alla fine, spettacolari ed emozionanti.
Per quanto riguarda i pronostici e le aspettative, aspetto di parlarne prima che il pallone dia il suo verdetto: quello che è certo, per ora, è che sia un Mondiale dal sapore di Europeo, con dieci squadre su sedici a rappresentare il Vecchio Continente, quattro sudamericane, Messico e Giappone.
L'Africa, per la prima volta come la Germania dall'ottantadue, resta senza rappresentanti nella fase più calda del torneo.
Chissà cosa accadrà?
Quello che è sicuro è che sarò in prima fila, aspettando di essere sorpreso.
MrFord
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lunedì 18 giugno 2018
Saloon Mundial: the curse of the winners
Dopo Francia '98, vincere un Mondiale non è mai stato presagio di buona sorte, per i detentori del titolo, all'edizione successiva.
La squadra trascinata da Zidane che vinse in casa in quell'anno uscì malamente come ultima del girone nel duemiladue, il Brasile trionfatore in Corea venne superato proprio dalla Francia ai quarti nel duemilasei, l'Italia che alzò la Coppa a Berlino tornò a casa in Sudafrica come i cugini d'oltralpe dopo i gironi, destino identico per la Spagna vincitrice nel duemiladieci in Brasile quattro anni fa.
Oggi, questa maledizione che pare non risparmiare nessuno ha colpito anche i teutonici, tra i favoriti di questo torneo: a seguito di una partita bella e combattuta, che gli stessi tedeschi paiono aver sottovalutato almeno quanto i colleghi argentini contro l'Islanda ieri, il Messico si è imposto meritatamente, facendo iniziare il cammino in salita ai Campioni.
Certo, nel già citato duemiladieci la Spagna iniziò proprio con una sconfitta contro la Svizzera, e poi andò a vincere, ma pare che, in questo caso, le cose non vadano proprio in quella direzione.
Il fatto è che nel calcio di oggi, divenuto globale, non sempre basta essere i più tecnici, i più quotati, i più forti: a volte, quando la condizione fisica spinge una forte motivazione, anche compagini meno favorite possono riuscire in quello che appare come incredibile.
E sinceramente, non posso che esserne contento.
Perchè questo pare un Mondiale costruito sulle sorprese, che per una volta potrebbe davvero regalare una finale - ed una vittoria - ad una squadra nuova, che sorprenda e stupisca - un pò come era accaduto in Sudafrica, quando si giocarono la coppa Spagna e Olanda, che mai l'avevano sollevata prima -: e dunque, a seguito dei miracoli dell'Islanda, del Messico e della Svizzera - ancora una volta - stasera, pronta a fermare al pareggio il Brasile del divo Neymar, in questo momento comincio a coltivare davvero la speranza di una competizione diversa da tutte le altre, che potrebbe regalare al pubblico un'escalation diversa da tutte le altre, e dalle solite schermaglie tra i soliti noti.
Siamo appena all'inizio, e tutto potrebbe accadere o cambiare, considerato quanto questo tipo di competizioni siano imprevedibili, ma voglio continuare a sperare che il buongiorno si veda dal mattino e che il mattino abbia l'oro in bocca, e possano essere la fame e la passione, e non il divismo e le certezze, a farla da padrone sul campo da qui all'ultimo giorno.
Per ora, in questo Mondiale orfano dell'Italia - della quale, sinceramente, non sento così tanto il bisogno se non per trasporto - sento fermentare la voglia di ribaltamento rispetto ai "poteri forti" che stimola il mio animo da ribelle, e mi porta a sperare che quache rivoluzione calcististica sia già in atto, e pronta a sorprendere il mondo.
Nel frattempo, mi godo le vittorie e le sorprese giorno per giorno.
Sperando non siano certo le ultime.
MrFord
lunedì 23 giugno 2014
Saloon Mundial: passi falsi e diavoli rossi
La trama (con parole mie): si avvia alla conclusione la seconda giornata dei gironi di qualificazione agli ottavi di finale, che ha regalato i primi verdetti di questo Mondiale. Le sorprese degli ultimi giorni sono continuate, e nonostante le aspettative, formazioni certo non clamorose eppure considerate delle potenziali outsider interessanti hanno lasciato il passo ad altre che ne prendono, di diritto e di fatto, il posto.
Per ora, questa rassegna iridata è una vera goduria: speriamo si possa continuare su questa strada ed arrivare fino alla fine con lo stupore dipinto sul volto.
Ieri notte si è consumata la cantonata più grossa presa dal sottoscritto in questo Mondiale: parlo della Bosnia, unica esordiente nella competizione tra le trentadue partecipanti, ha infatti ufficialmente aggiunto il suo nome a quello delle altre eliminate perdendo di misura - pur con decisioni arbitrali non limpide - contro la Nigeria, che ora si candida a fare da seconda all'Argentina senza carattere di Messi.
Personalmente avevo pronosticato un destino ben diverso per la compagine del noto attaccante Dzeko, ed un approdo quantomeno agli ottavi: poco male, comunque.
Una decina di giorni fa, all'inizio di questo Mondiale, speravo di essere sorpreso, e non soffocato da quello che tutti si sarebbero aspettati essere lo svolgimento di questo Campionato del Mondo.
Quindi, da questo punto di vista, non posso che essere soddisfatto.
Nel pomeriggio - e nella partita clou della giornata - il Belgio di Wilmots - che ricordo molto bene da giocatore - ha superato la Russia di Fabio Capello, qualificandosi in anticipo per gli ottavi di finale e convincendo - seppur a sprazzi - grazie ad un buon numero di ragazzi dal grande talento supportati da una certezza difensiva come Kompany, che nelle retrovie è parso una diga pronta a proteggere il già ottimo Courtois, che ha tutte le carte in regola per raccogliere il testimone di Preud'Homme.
Sono rimasto molto colpito da Mertens e Hazard, che seppur non conservando la tenuta per i novanta minuti - il giocatore del Napoli impazza nella prima metà del match prima di scomparire nella ripresa e venire sostituito, il secondo, che pare addormentato, si sveglia nel finale regalando una serie di perle una dietro l'altra, nonchè l'assist per il gol del giovane Origi - hanno mostrato carattere e talento, regalando speranze ai tifosi dei Diavoli Rossi - che potrebbero puntare addirittura ad una replica del miglior risultato in un Mondiale della loro squadra, il quarto posto di Messico '86 - ed un pò di pepe ad una partita altrimenti decisamente soporifera.
Si mette molto male, invece, per Capello ed i suoi: una squadra, questa Russia, priva di idee e di spunti, che dovrà probabilmente essere rifondata in vista dell'impegno "casalingo" della prossima rassegna iridata, nel 2018.
La serata ha visto, invece, salire agli onori della cronaca l'Algeria, che probabilmente nessuno avrebbe preso in considerazione alla vigilia e che invece, ora, rischia seriamente di fare compagnia al Belgio agli ottavi. La vittoria sulla Corea è stata senza dubbio spettacolare, e cambia ulteriormente la geografia del calcio che conta in questa finora decisamente fuori dagli schemi Coppa del Mondo.
Al momento risultano infatti matematicamente qualificate per la fase finale Olanda, Cile, Colombia, Costarica, Argentina e Belgio. Non proprio una lista che ci si sarebbe aspettati alla vigilia.
Qui al Saloon si è sempre contenti del cambiamento, specie quando sovverte un ordine costituito da fin troppo tempo, dunque speriamo che si possa continuare in questa direzione.
Nel frattempo, a partire da domani assisteremo all'ultima giornata della fase a gironi, quindi, di fatto, agli spareggi dentro o fuori che disegneranno anche il tabellone degli ottavi.
Prima di affrontare il discorso, però, occorrerà una sosta per la sfida tra Stati Uniti e Portogallo, attualmente in corso, di fatto l'ultima chiamata di questo Mondiale per Cristiano Ronaldo, nome di punta che rischia di tornare a casa anzitempo, con buona pace dei social e del giro modaiolo del pallone.
Staremo a vedere se anche in questo caso Brasile 2014 decreterà che le regole sono cambiate.
Almeno fino al 13 luglio.
MrFord
Per ora, questa rassegna iridata è una vera goduria: speriamo si possa continuare su questa strada ed arrivare fino alla fine con lo stupore dipinto sul volto.
Ieri notte si è consumata la cantonata più grossa presa dal sottoscritto in questo Mondiale: parlo della Bosnia, unica esordiente nella competizione tra le trentadue partecipanti, ha infatti ufficialmente aggiunto il suo nome a quello delle altre eliminate perdendo di misura - pur con decisioni arbitrali non limpide - contro la Nigeria, che ora si candida a fare da seconda all'Argentina senza carattere di Messi.
Personalmente avevo pronosticato un destino ben diverso per la compagine del noto attaccante Dzeko, ed un approdo quantomeno agli ottavi: poco male, comunque.
Una decina di giorni fa, all'inizio di questo Mondiale, speravo di essere sorpreso, e non soffocato da quello che tutti si sarebbero aspettati essere lo svolgimento di questo Campionato del Mondo.
Quindi, da questo punto di vista, non posso che essere soddisfatto.
Nel pomeriggio - e nella partita clou della giornata - il Belgio di Wilmots - che ricordo molto bene da giocatore - ha superato la Russia di Fabio Capello, qualificandosi in anticipo per gli ottavi di finale e convincendo - seppur a sprazzi - grazie ad un buon numero di ragazzi dal grande talento supportati da una certezza difensiva come Kompany, che nelle retrovie è parso una diga pronta a proteggere il già ottimo Courtois, che ha tutte le carte in regola per raccogliere il testimone di Preud'Homme.
Sono rimasto molto colpito da Mertens e Hazard, che seppur non conservando la tenuta per i novanta minuti - il giocatore del Napoli impazza nella prima metà del match prima di scomparire nella ripresa e venire sostituito, il secondo, che pare addormentato, si sveglia nel finale regalando una serie di perle una dietro l'altra, nonchè l'assist per il gol del giovane Origi - hanno mostrato carattere e talento, regalando speranze ai tifosi dei Diavoli Rossi - che potrebbero puntare addirittura ad una replica del miglior risultato in un Mondiale della loro squadra, il quarto posto di Messico '86 - ed un pò di pepe ad una partita altrimenti decisamente soporifera.
Si mette molto male, invece, per Capello ed i suoi: una squadra, questa Russia, priva di idee e di spunti, che dovrà probabilmente essere rifondata in vista dell'impegno "casalingo" della prossima rassegna iridata, nel 2018.
La serata ha visto, invece, salire agli onori della cronaca l'Algeria, che probabilmente nessuno avrebbe preso in considerazione alla vigilia e che invece, ora, rischia seriamente di fare compagnia al Belgio agli ottavi. La vittoria sulla Corea è stata senza dubbio spettacolare, e cambia ulteriormente la geografia del calcio che conta in questa finora decisamente fuori dagli schemi Coppa del Mondo.
Al momento risultano infatti matematicamente qualificate per la fase finale Olanda, Cile, Colombia, Costarica, Argentina e Belgio. Non proprio una lista che ci si sarebbe aspettati alla vigilia.
Qui al Saloon si è sempre contenti del cambiamento, specie quando sovverte un ordine costituito da fin troppo tempo, dunque speriamo che si possa continuare in questa direzione.
Nel frattempo, a partire da domani assisteremo all'ultima giornata della fase a gironi, quindi, di fatto, agli spareggi dentro o fuori che disegneranno anche il tabellone degli ottavi.
Prima di affrontare il discorso, però, occorrerà una sosta per la sfida tra Stati Uniti e Portogallo, attualmente in corso, di fatto l'ultima chiamata di questo Mondiale per Cristiano Ronaldo, nome di punta che rischia di tornare a casa anzitempo, con buona pace dei social e del giro modaiolo del pallone.
Staremo a vedere se anche in questo caso Brasile 2014 decreterà che le regole sono cambiate.
Almeno fino al 13 luglio.
MrFord
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mercoledì 28 settembre 2011
Crazy stupid love
Regia: Glenn Ficarra, John Requa
Origine: Usa
Anno: 2011
Durata: 118'
La trama (con parole mie): Cal ed Emily Weaver, una coppia apparentemente collaudatissima, tre figli, una bella casa, una vita tranquilla, decidono di divorziare.
Emily, infatti, è in profonda crisi dopo aver tradito Cal con il collega David Lindhagen, e la stessa notizia porta allo sconforto Cal, che si rifugia in serate solitarie in un locale alla moda. Qui è avvicinato da Jacob Palmer, un casanova impareggiabile che, spinto da una sorta di compassione, decide di trasformare l'impacciato uomo di mezza età in un seduttore come lui.
Così, mentre Cal si reinventa come una macchina da sesso pur rimpiangendo la vita in famiglia, suo figlio minore Robbie scopre di essere perdutamente innamorato di Jessica, la babysitter dei Weaver, a sua volta segretamente cotta dello stesso Cal.
David, intanto, non desiste dal corteggiare Emily e Jacob trova l'amore in Hannah.
Ma le sorprese non sono affatto finite.
Sono davvero sorpreso.
A volte, nonostante le presentazioni, le impressioni, la distribuzione e la pubblicità completamente fuorvianti, c'è anche la possibilità di ritrovarsi di fronte ad una pellicola fresca, divertente e piacevole come Crazy stupid love, un vero gioiellino del suo genere che rappresenta, senza dubbio, il meglio della commedia sentimentale made in Usa di quest'anno accanto all'altrettanto interessante Easy A, cui risulta legato dalla presenza di Emma Stone e di Nathaniel Hawtorne, che con il suo La lettera scarlatta torna a far parlare di sè in una delle sequenze più divertenti che coinvolgono Robbie, il figlio adolescente o quasi di Cal ed Emily.
Ma le sorprese che Crazy stupid love è in grado di offrire sono molte, distribuite con equilibrio, ed intelligentemente in bilico tra la risata sguaiata e fracassona e la riflessione malinconica e quasi amara: dal divorzio e le sue implicazioni alla magnifica macchietta interpretata da Marisa Tomei - sempre più milf e sempre bravissima -, dal rapporto tra genitori e figli alla costruzione di una delle amicizie sullo schermo che più ho gradito negli ultimi tempi, quella tra l'inizialmente sfigatissimo Cal/Steve Carell ed il tutto d'uno pezzo Jacob/Ryan Gosling, che ribaltano il concetto maestro/allievo - ottime le citazioni di Karate kid - e si tuffano quasi senza volerlo - grande merito della sceneggiatura - in quello tra padre e figlio, complice la storia personale di Jacob, svelata soltanto con il passaggio del ruolo dello stesso giovane da seduttore ad innamorato.
Tornando al già citato Robbie, inoltre, va sottolineato un lavoro eccellente in fase di script, tanto da rendere il piccolo Weaver uno dei personaggi più azzeccati e ben strutturati dell'intera pellicola - da urlo il suo faccia a faccia con David Lindhager nell'ufficio di sua madre -, senza contare che l'intero cast pare clamorosamente in forma e a proprio agio nel portare in scena i protagonisti della vicenda, regalando al pubblico momenti magici come l'inconsueta "riunione di famiglia" che porta tutte le storie a confluire in una situazione clamorosamente grottesca nel giardino dei Weaver, curato maniacalmente da Cal anche dopo la sua separazione da Emily, in gran segreto, neanche fosse la più losca delle relazioni extra coniugali.
Il tutto senza mai perdersi in sbrodolate inutilmente romantiche o nella consueta gestione della risoluzione delle vicende - uno dei grandi drammi delle commedie sentimentali è proprio dato non tanto dal lieto fine, quanto dalla banalità dello stesso -, qui, seppur non con un'inventiva da film d'autore rivoluzionario a tutti gli effetti, gestita con grande sensibilità ed un occhio ad un pubblico ben più attento ed esigente di quello da distributore automatico in stile bancomat del film da vedersi sul divano il mercoledì sera tanto per non rischiare la coda al Cinema.
Un lavoro riuscitissimo, dunque, sotto ogni punto di vista, che vale una e più visioni e non rischia in alcun modo di stancare lo spettatore: e da lui a lei, passando per la prole eventuale o i gruppi di amici, non c'è un protagonista che non rappresenti almeno in parte lo spettatore, quasi come se potessimo in qualche modo prenderci una pausa e, senza accorgerci di guardare a noi stessi, potessimo scoprire, riscoprire e farci una risata su uno dei più grandi misteri della vita: l'amore.
Pazzo stupido amore, per l'appunto.
E, a volte, anche un pò stronzo.
Un lavoro riuscitissimo, dunque, sotto ogni punto di vista, che vale una e più visioni e non rischia in alcun modo di stancare lo spettatore: e da lui a lei, passando per la prole eventuale o i gruppi di amici, non c'è un protagonista che non rappresenti almeno in parte lo spettatore, quasi come se potessimo in qualche modo prenderci una pausa e, senza accorgerci di guardare a noi stessi, potessimo scoprire, riscoprire e farci una risata su uno dei più grandi misteri della vita: l'amore.
Pazzo stupido amore, per l'appunto.
E, a volte, anche un pò stronzo.
Parola di Nathaniel Hawthorne. E di Robbie.
MrFord
"This thing called love I just can't handle it
this thing called love I must get round to it
I ain't ready crazy little thing called love."
MrFord
"This thing called love I just can't handle it
this thing called love I must get round to it
I ain't ready crazy little thing called love."
Queen - "Crazy little thing called love" -
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