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giovedì 13 luglio 2017

Thursday's child



Nuova settimana di uscite in sala dal ritmo blando ed estivo, in linea con il periodo dell'anno che, di norma, tiene lontani dalle sale e vicini alle onde.
Anche i titoli che la distribuzione propone non sono dei migliori, dunque quasi è meglio godersi i botta e risposta tra il sottoscritto ed il suo nemico nonchè co-conduttore della rubrica che non rischiare di incappare nella delusione da grande schermo. O almeno così crediamo io e Cannibal, le persone con l'ego più grosso della blogosfera.


"Caro Nick, ordina un White Russian e non fare come quel pusillanime di Cannibal: quello beve solo il succo di pera senza il rum."

The War – Il pianeta delle scimmie

"Facciamo vedere a Ford quanto sarebbe bello un western scimmiesco!"

Cannibal dice: La saga del pianeta delle scimmie non mi ha mai preso. Oh, non è nemmeno del tutto colpa mia. Il film originale non l'ho mai visto perché fin da bambino mi è stato spoilerato il (geniale) finale e quindi sapendo già come andava a finire non m'è mai venuta voglia di guardarlo tutto. Ho poi visto il remake di Tim Burton e m'è sembrato uno dei suoi lavori peggiori, Alice in Wonderland a parte. C'ho riprovato con L'alba del pianeta delle scimmie, quello con James Franco, ma m'ha fatto decisamente pena, e con il successivo Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie non ho manco avuto il coraggio di cimentarmi. Peccato, perché questo nuovo The War dal trailer promette una bella guerra tra Woody Harrelson e lo scimmione Cesare. Anche se, certo, non sarà mai al livello di una Blog War tra me e Ford.
Ford dice: il destino cinematografico del brand scimmiesco per eccellenza è davvero curioso. Il pianeta delle scimmie originale è un cult assoluto, il remake di Burton una mezza chiavica, il primo L'alba del pianeta delle scimmie un esperimento non perfetto ma molto interessante, il secondo Apes revolution invece piuttosto macchinoso e bolso. Spero sinceramente che il terzo capitolo possa rappresentare un bel passo in avanti, anche perchè il personaggio di Cesare lo meriterebbe.
Un po' come Cannibal merita ogni sconfitta subita nelle Blog Wars combattute con il sottoscritto.


Cane mangia cane

"Ragazzi, siamo credibili da poliziotti?" "Tanto quanto Cannibal da wrestler."

Cannibal dice: Possibile sorpresa positiva di quest'estate cinematografica, così come possibile porcatona, meglio precisare. Il regista di American Gigolo Paul Schrader di recente ha firmato un film che persino io avevo trovato discutibile, The Canyons con protagonista Lindsay Lohan e sceneggiatura di Bret Easton Ellis. Nicolas Cage poi ormai compare ovunque, tranne che in delle belle pellicole. Però questa pellicola che li unisce sembra folle ed estrema abbastanza da rappresentare l'occasione perfetta di riscatto per entrambi. O magari l'affossamento definitivo delle loro carriere, che rischiano di essere più tristi dei commenti ormai non più lunghi di una riga di Mr. James Ford.
Ford dice: nonostante si tratti di una pellicola potenzialmente fordianissima, tratta da un romanzo - bellissimo - di Edward Bunker, con un cast ed un regista potenzialmente fordiani, sono quasi più dubbioso rispetto a questo film che non ad una classica cannibalata da bottigliare.
Il pericolo, infatti, che si tratti di un buco nell'acqua come quelli che ormai è solito collezionare Malick è davvero alta.
Speriamo bene.


Wish Upon

"Me l'avevano detto che il tocco di Cannibal era tossico!"

Cannibal dice: Horrorino-thrillerino-fantasyino diretto dal regista di Annabelle, e non è certo una bella cosa, ma che sa tanto di robina estiva che non posso farmi mancare per una rinfrescante visione estiva. Il film racconta di una ragazzina vittima dei bulli che ha a disposizione non si sa bene perché un carillon che le permetterà di far avverare sette suoi desideri. A me ne basterebbe anche solo uno: desidero che Ford sparisca dalla faccia della Terra, o se non altro dall'Internet.
Ford dice: filmetto estivo buono giusto per pusillanimi come Cannibal che riescono a spaventarsi perfino per questa roba.
Roba che desidero al più presto scompaia dal mondo del Cinema.


Black Butterfly

"E tu volevi chiedere a Ford di guidare in questa gita? Sei ubriaco?"

Cannibal dice: Thrillerino con il sempre più bollito Antonio Banderas che sa tanto di regalo estivo. Non saldo. Questo te lo sbolognano proprio aggratis! Ford sono sicuro che non se lo perderà. Io invece sono sicuro che me lo perderò, anche gratis. E persino se mi pagano.
Ford dice: io a Banderas voglio bene da sempre, al contrario di Cannibal. Ma certe cose, occorre ammetterlo, potrebbe davvero risparmiarsele. Un po' come Peppa Kid potrebbe risparmiare a noi tutti la sua presenza in rete.

sabato 26 novembre 2016

Monkey Kingdom (Mark Linfield&Alistair Fothergill, USA, 2015, 81')




Fin dai primi tempi in cui il Fordino ha cominciato a manifestare apprezzamento per la visione di film - che fossero d'animazione o legati ai suoi tanto amati animali - ammetto di aver iniziato a coltivare la speranza che, in un futuro neppure troppo lontano, come fu per me ai tempi possa sviluppare una curiosità tale per la settima arte da permettermi di fargli da guida almeno per un tratto di strada, mettendo a sua disposizione non solo la mia intera videoteca, ma anche tutto quello che ho imparato dalle migliaia di visioni che hanno accompagnato la mia esistenza.
Dunque, quando ora vado in caccia di nuovi titoli, cerco sempre di buttare l'occhio anche a quello che potrebbe interessargli o fare da sfondo ad uno dei nostri pomeriggi di gioco intensivo - Fordina permettendo, che ormai comincia a manifestare i primi segni di desiderio di interazione inserendosi dunque nell'equazione -: qualche mese fa, in quest'ottica, recuperai Monkey Kingdom, produzione Disney Nature simile ad African Cats, già molto amato da AleLeo.
E devo ammettere che, nonostante la voce off pronta a trasformare le vicende orchestrate da Madre Natura in una sorta di favola possa finire per annoiare il pubblico adulto, il risultato - specialmente se liberato in hd - resta mozzafiato dal punto di vista tecnico, e se si ha almeno in parte un certo amore per la Natura stessa ed i viaggi, è impossibile non rimanere ipnotizzati dalle immagini di luoghi esotici e lontani, così come non sentire la propria curiosità stuzzicata almeno in parte - personalmente, conoscendo i rapporti non proprio idilliaci delle scimmie con l'acqua, non pensavo assolutamente che i macachi fossero buoni nuotatori - quantomeno dal punto di vista scientifico.
In particolare, da questa visione sono uscito - ovviamente meno entusiasta del Fordino - ad occhi spalancati per la bellezza delle foreste dello Sri Lanka e per lo stupore rispetto a quanto simile, in realtà, la società animale sia alla nostra, con le sue regole, le sue caste, le sue vittorie e sconfitte: osservare quelli che sono i mammiferi che più ricordano l'Uomo muoversi, cercare cibo ed affrontare le differenze "di classe" all'interno di un branco, crescere i piccoli o difendere il proprio territorio dai predatori così come da simili disposti a lottare per prendere possesso di un riparo o una zona particolarmente ricca di risorse della foresta è, per quanto risaputo, sempre ad effetto, a prescindere dal fatto che sia narrato e strutturato in pieno stile Disney, dunque edulcorato anche nei suoi momenti più crudeli.
A prescindere, dunque, da questa connotazione "di produzione", non ho fatto altro che godermi le reazioni del Fordino alla comparsa di qualche nuova specie mostrata e ripresa, la bellezza dei luoghi - che tanto mi hanno ricordato quelli de Il libro della giungla - e gli animali in movimento nel loro habitat naturale, dai macachi protagonisti della storia ai bradipi, dalle termiti agli scorpioni, dai leopardi agli uomini.
Non si tratta certo di una chicca in stile National Geographic, ma resta comunque un'ottima alternativa per mostrare ai più piccoli - e, di riflesso, anche a noi - lati del mondo ancora sconosciuti, e chissà, alimentare qualche sogno che potrebbe portarli, un giorno, ad essere gli esploratori delle nuove generazioni.




MrFord




 

martedì 27 settembre 2011

L'alba del pianeta delle scimmie

Regia: Rupert Wyatt
Origine: Usa
Anno: 2011
Durata: 105'



La trama (con parole mie): Will Rodman è un promettente scienziato alle prese con lo studio di una potenziale cura per l'alzheimer - di cui soffre il suo stesso padre - che parte dalle scimmie ed è basata sull'utilizzo di un virus molto aggressivo. 
Quando Bright eyes, l'esemplare più ricettivo del laboratorio, attacca il personale e viene abbattuta, il progetto viene riportato alla fase di studio molecolare: ma Will scopre che il cucciolo avuto dalla scimpanzè prima di morire ha assorbito geneticamente il virus, e si presenta più intelligente di qualunque membro della sua specie.
Per quasi dieci anni Caesar vive dunque in segreto con la famiglia Rodman sviluppando la sua intelligenza in misura sempre maggiore, mentre Will sperimenta in segreto sul padre la potenziale cura, scoprendo che la stessa è in grado di vincere l'alzheimer. 
Ma tutto è destinato a precipitare: a causa di un litigio legato al ripresentarsi della malattia, il vecchio Charles Rodman viene minacciato da un vicino e Caesar interviene in suo aiuto finendo rinchiuso in un centro di detenzione in attesa di un responso giudiziario. 
Credendo di essere abbandonato da Will, Caesar comincia ad approntare un piano di rivolta dei suoi compagni di cella rispetto agli umani.


A volte esistono film destinati a finire male a partire dal titolo.
L'alba del pianeta delle scimmie, infatti, non è inserito nella continuity della serie di fantascienza classica, o nel contesto del più recente remake burtoniano: si tratta infatti di una sorta di reboot che colloca i protagonisti di una delle realtà più cult del genere in un contesto tutt'altro che spaziale - quanto più sociale, o addirittura catastrofico, pensando a quello che lascia presagire la pellicola stessa - per nulla legato al famoso brand, ma sfruttato, a quanto pare, soltanto per questioni di mero marketing.
Inoltre, a questa critica volendo perfino un pò spocchiosa, si aggiunge il risultato: una pellicola dalle discrete potenzialità clamorosamente rovinata dopo una prima parte tutto sommato promettente per essere immolata sul consueto altare della retorica e dell'azione all'ammeregana che, quando presenti in dosi massicce e fastidiose, tendono a scatenare l'impulso da bottigliata selvaggia quasi più di un pretenzioso film radical chic di quelli che tanto detesto.
La vicenda di Caesar ed il suo legame con Will e suo padre, infatti, partita come una progressiva presa di coscienza da parte del primo e di un sotterraneo sentimento sempre meno celato di non voler essere considerato alla stregua di un animale domestico qualsiasi diviene, a partire da quella che avrebbe potuto essere la svolta in positivo dell'intera pellicola - il momento della cattura di Caesar e l'inizio della sua detenzione -, la più classica sequela di situazioni da blockbusterone finto impegnato con tanto di rivoluzione scimmiesca come se fosse atta a sensibilizzare il pubblico senza però dimenticare che lo stesso fa sempre parte della più illuminata razza umana - nonostante le scelte, per quanto sentite, di Will risultino una più fallimentare dell'altra -.
La svolta catastrofica della pellicola di cui parlavo sopra, inoltre, rende clamorosamente concreta l'ipotesi di assistere ad un eventuale sequel e trasforma un potenziale dramma sci-fi tutto domestico in stile seventies in un banalissimo film da multisala che gioca con la politica - peccato che non si tratti di V per vendetta - e si perde nello scontro neanche ci trovassimo nel pieno dell'epoca degli Independence day.
Un vero e proprio tracollo minuto per minuto, talmente evidente da far sorgere il dubbio che a realizzare il prodotto finale siano stati più registi, o che ai tentativi dell'uomo dietro la macchina da presa di renderlo più interessante si siano opposti con fermezza i capoccioni della produzione, convinti di ottenere un risultato migliore in termini di pubblico e denaro - e, purtroppo, i dati che arrivano dagli States paiono perfino dare loro ragione -: un vero spreco, insomma, perchè materiale potenzialmente ottimo si intravede fin dall'arrivo di Caesar in casa Rodman, ed un eventuale triangolo che coinvolgesse Will, la sua donna e lo stesso Caesar sarebbe stato degno del miglior Romero - ricordate Monkey Shines!? -, ma evidentemente chi mette i fondi ed ancor più il grande pubblico paiono non essere pronti per un salto di qualità di questo genere.
Un plauso va, ad ogni modo, alla consueta ottima performance come "mimo" di Andy Serkis - che, continuo a sostenerlo, avrebbe meritato l'Oscar con il suo Gollum, qualche anno fa -, un vero pioniere di una nuova forma di interpretazione - aiutato dagli effetti speciali, questo è indubbio, ma di sicuro primo grande interprete di questa inedita prospettiva attoriale -, unico a spiccare clamorosamente in un cast crogiolatosi troppo facilmente nell'idea di lavorare all'interno di un blockbuster - James Franco, discretamente anonimo, e John Lithgow, adagiato nelle meraviglie cui ci aveva abituati nel ruolo di Trinity nel corso della quarta stagione di Dexter e, pertanto, nel pieno di una sorta di "gioco di rimessa" interpretativo -.
Ma, chissà, così come per la rivalità crescente tra Uomo e Scimmia - ma è davvero così presente, date le similitudini evidenti? -, forse la questione è tutta legata ai punti di vista: chi si aspetterà una schifezza atomica probabilmente resterà sorpreso, e chi si fiderà delle prime valutazioni dei critici oltreoceano si troverà di fronte ad una cocente delusione.
O forse il contrario.
Resta il fatto che la sequenza iniziale di 2001 resta ancora il meglio che la Scimmia abbia potuto dare alla settima arte.
E, riflettendoci bene, anche l'Uomo.

MrFord

"Hey monkey, where you been?
This lonely spiral I've been in.
Hey monkey, when can we begin?
Hey monkey, where you been?"
Counting crows - "Monkey" -


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