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venerdì 4 gennaio 2013

Ford Awards 2012: i film (N° 10-1)

La trama (con parole mie): ed eccoci giunti al momento più atteso, quello che determinerà la classifica dei dieci film più amati dal sottoscritto nel corso dell'anno appena concluso.
Potrebbero non essere quelli tecnicamente meglio realizzati, non rientrare nelle vostre corde, risultare sopra le righe, troppo tamarri o eccessivamente d'autore. 
Ma tant'è, la top ten è proprio questa. Senza se e senza ma.
Questo è il meglio che il mio bancone, i drinks, le serate sul divano o in sala, le sbronze o le lucidità, gli occhi o il cuore abbiano concesso ad un vecchio cowboy in viaggio lungo il Confine.
Cercate di goderne quanto ne ho goduto io.




N° 10: The artist di Michel Hazanavicius


Trionfatore agli Oscar ed apripista della grande stagione dei nostri cugini d’oltralpe, questo omaggio intelligente e magico al Cinema muto è una vera e propria perla nel mondo ormai contagiato dagli effettoni e dal tanto detestato – dal sottoscritto – 3D.
Chi ha amato ed ama i Classici del periodo non potrà non goderne al massimo, ma anche il pubblico abituato a visioni occasionali avrà modo di cadere sotto l’effetto dell’incantesimo della settima arte delle origini, che passa anche attraverso il cane Huggie ed una magnifica sequenza di chiusura.
Magia della settima arte. Senza se e senza ma.



N° 9: Hesher è stato qui di Spencer Susser


Era da un sacco di tempo che non mi capitava di visionare un film profondamente “Sundance” godendone dal primo all’ultimo minuto incondizionatamente: Hesher non ha soltanto rotto questo digiuno prolungatosi fin troppo, ma si è fin da subito candidato come uno degli outsiders più coinvolgenti e sorprendenti dell’anno.
L’elaborazione del lutto da parte di una famiglia e di un ragazzino perduto senza la madre attraverso il caos e l'anarchia di un charachter straordinario: tutto funziona, dal cast alla colonna sonora, dalle sequenze cult – la piscina su tutte – ai personaggi indimenticabili – protagonista a parte, mitica la nonna -.
Hesher è stato qui.
E meno male, cazzo.


N° 8: Un sapore di ruggine e d'ossa di Jacques Audiard


Probabilmente, la pellicola con più cuore e passione dell’intera annata: l’autore dello straordinario Il profeta torna a stupire con un’insolita storia d’amore che in qualche modo ricorda il legame tra i protagonisti di Quasi amici e che vede da una parte una solitudine scardinata e dall’altra una presa di coscienza rispetto alla responsabilità ed al sentimento di paternità.
Un film da pugni chiusi e nocche sbucciate, lacrime, sangue ed ossa rotte: non manca, però, il colpo di genio leggero e quasi magico di una scena di poesia pazzesca come quella sulle note di Firework di Katy Perry. Una meraviglia.


N° 7: C’era una volta in Anatolia di Nuri Bilge Ceylan


Seconda meraviglia totalmente autoriale dell’alta classifica fordiana dopo I colori della passione: un noir atipico e dai tempi dilatatissimi che parte dal ritrovamento di un cadavere nel pieno delle steppe turche spazzate dal vento per scavare nel profondo dell’anima dei suoi protagonisti.
Un viaggio fisico ma soprattutto morale all’interno di un gruppo di poliziotti, medici e procuratori che ricorda Dostoevskij e Gogol, spazi sconfinati che fanno da contrappeso a chiusure di cuore, fotografia incredibile e sogni che finiscono oltre l’orizzonte, gettati via dalla furia di un vento che non lascia nulla, o quasi.




N° 6: Expendables 2 di Simon West


Non poteva non giungere a ridosso della top five il film action definitivo di tutti i tempi, tripudio di botulino, muscoli, autoironia e metacinema: tutte – o quasi – le star del genere figlie degli eighties affiancate dai “nuovi volti” Jason Statham, Chris Hemsworth e Scott Adkins per un cocktail perfetto di risate, tamarraggine, adrenalina e tutte quelle cazzate da macho che fanno impazzire i vecchi cowboys come il sottoscritto.
Scene già cult a profusione – l’arrivo di Chuck Norris su tutte -, battute come se piovesse e la grande accoppiata Sly/Schwarzy opposta a  Van Damme: cosa si può chiedere di più alla vita?
Solo Expendables 3!


N° 5: Ruby Sparks di Jonathan Dayton e Valerie Faris


La coppia di registi del fenomenale Little Miss Sunshine torna sugli schermi con una pellicola che è un vero e proprio gioiellino, una sorta di versione leggera e primaverile di Eternal sunshine of the spotless mind scritta alla grandissima dalla protagonista Zoe Kazan e da vivere a cuore aperto dal primo all’ultimo minuto.
Si ride molto, ma non manca lo spazio per la malinconia. Un po’ come capita anche per l’amore.
Se un film del genere fosse capitato nel mio periodo libero e selvaggio, avrebbe fatto salire nel sottoscritto una gran voglia di innamorarsi.


N° 4: Moneyball di Bennett Miller

 
L’outsider rivelazione che non ti aspetti.
Film emozionante ed intelligentissimo, recitato alla grande da Brad Pitt e Jonah Hill – spalla perfetta – e scritto da dio - forse la migliore sceneggiatura dell'anno -, Moneyball è I Goonies tradotto nell’etica sportiva, il gusto di scommettere tutto, dare spettacolo e poi finire comunque a risultare perdenti.
E’ la pellicola che “tiene i cavalli” per eccellenza.
Un film con le spalle larghe, gli occhi lucidi e tutto il coraggio di chi sa che, sempre e comunque, dovrà sudarsi l’impresa senza aspettarsi che la stessa possa comunque tradursi in una vittoria.


N° 3: La parte degli angeli di Ken Loach


New entry dicembrina in grado di scalare la classifica dei Ford Awards poco prima della loro preparazione ufficiale, l’ultima fatica di Ken Loach è una favola magica ed emozionante dal sapore di periferia e whisky di malto: la storia di Robbie, che viene dal profondo della strada e cerca un futuro per il figlio appena nato, è un toccasana per gli spettatori in quanto Uomini, prima ancora che amanti del Cinema, la speranza che mancava allo straziante My name is Joe ed una ventata d’aria fresca per un pessimista storico come il vecchio Ken.
Fiaba proletaria. Questo è il fiore del partigiano.


N° 2: Take shelter di Jeff Nichols


Numero uno quasi indiscusso per buona parte dell’anno, Take shelter è tutto il meglio che il Cinema made in USA figlio della provincia abbia mai prodotto: il dramma di un uomo alle prese con la costruzione di un rifugio per la sua famiglia in vista della tempesta imminente cui solo lui pare credere si presta a così tante chiavi di lettura da tentare lo spettatore di abbandonare tutto quello che non è istinto e lasciarsi travolgere fino ad uno dei finali più belli non soltanto della passata stagione, ma della Storia del Cinema.
Un Michael Shannon immenso per un film (quasi) immenso.


N° 1: Killer Joe di William Friedkin


Chi segue il Saloon quotidianamente ben sa che il vincitore del Ford Award come miglior film del 2012 era stato già annunciato alla fine di ottobre, quando su questi schermi giunse l’ultima fatica del veterano William Friedkin, già amatissimo da queste parti per L’esorcista, Il braccio violento della legge e soprattutto Vivere e morire a Los Angeles.
Killer Joe è il lato oscuro del vincitore dello scorso anno Drive, e ne raccoglie giustamente il testimone.
Se Drive è stato uno scorpione, Killer Joe è un coccodrillo.
Pare addormentato, ma nel momento in cui decide di scattare, seppiatelo, siete fatti.
Un predatore in tutti i sensi, anche quelli che non vi aspettereste.
Killer Joe è il film fordiano dell’anno.
E non ci sono discussioni.

MrFord



 I PREMI


Miglior regia: William Friedkin per Killer Joe

Miglior attore: Michael Shannon per Take shelter

Miglior attrice: Rooney Mara per Millennium - Uomini che odiano le donne

Scena cult: la sequenza finale, Take shelter

Miglior colonna sonora: Marley di Kevin MacDonald

Premio "leggenda fordiana": il cast di Expendables 2

Oggetto di culto: la coscia di pollo, Killer Joe

Premio metamorfosi: il Cinema muto diventa sonoro, The artist

Premio "start the party": l'assalto d'apertura, Expendables 2

Premio "be there": la Scozia del whisky e del riscatto proletario, La parte degli angeli

venerdì 7 dicembre 2012

Ruby Sparks

Regia: Jonathan Dayton, Valerie Faris
Origine: USA
Anno: 2012
Durata: 104'




La trama (con parole mie): Calvin Weir-Fields è un giovane scrittore che neppure ventenne sconvolse il mercato letterario statunitense assurgendo a vero e proprio caso, acclamato come genio ed idolatrato da specialisti del settore e groupies appassionate agli autori.
Ma Calvin è anche un più o meno trentenne complessato, che come il suo cane fatica ad avere frequentazioni ed amici a parte il fratello Harry, è in cura da uno strizzacervelli ed in perenne conflitto con la nuova vita della madre - ora accanto al fabbricante di "mobili naturali" Mort - e l'ex fidanzata Lisa, che lo lasciò poco tempo dopo la morte di suo padre.
Così, senza ancora aver dato alla luce un secondo romanzo, Calvin si barcamena in giornate di semi-solitudine tutte uguali, fino a quando un sogno accende la scintilla dell'ispirazione: nasce così Ruby Sparks, protagonista del suo nuovo lavoro letterario.
Calvin è felice, il suo agente è felice, il suo editore è felice.
Fino a quando la ragazza non fa effettivamente la comparsa nella sua vita.
Lei. Vera. In carne ed ossa. 
E ad ogni frase sulla macchina da scrivere Calvin può cambiarla così come gli aggrada.





Avete presente quando, ancora con gli occhi chiusi, avvolti dalle lenzuola, potete già sentire il profumo della sua pelle, o i piedi che si sfiorano, il contatto?
O quei primi periodi in cui non esiste altro che il sesso, così frequente e così travolgente da farvi pensare se davvero si tratta di realtà, o di un sogno che avete inseguito tutta la vita?
E gli sguardi che dicono tutto, senza che ci sia bisogno di spiegare proprio nulla? Come un passaggio a memoria su un campo da gioco, di quelli telecomandati.
Certo, poi, non ci sono rose senza spine: e dunque quelle discussioni che vorreste evitare, e finiscono per accumularsi scoppiando sempre nei momenti meno opportuni, i momenti in cui si vorrebbe quasi tirare fuori la testa dall'acqua, quasi si vivesse in apnea, o quelli in cui si comincia a dubitare di poter essere sempre dove si dovrebbe essere.
L'amore è un gioco duro, signori miei.
La cosa più bella e più terribile del mondo.
Drammi, commedie, romanzi, canzoni, film sono stati scritti, ascoltati, visti, letti, amati ed odiati fin dall'alba dei tempi, in merito, alcuni riusciti, altri meno.
Tra quelli che ricordo con maggior stupore - almeno negli ultimi anni - c'è senza ombra di dubbio Eternal sunshine of the spotless mind - tradotto qui nella Terra dei cachi in maniera imbarazzante come Se mi lasci ti cancello -, una delle più sorprendenti pellicole "romantiche" che mi sia mai capitato di trovare sul grande schermo: Jonathan Dayton e Valerie Faris, autori del magnifico Little Miss Sunshine - uno dei miei film del cuore di tutti i tempi -, con la loro opera seconda, Ruby Sparks, raccolgono idealmente il testimone di Gondry e mescolandolo sapientemente ad un certo qual tono raffinato nello stile di Restless confezionano uno dei film più leggeri, intensi e piacevoli dell'anno, una vera chicca scritta ed interpretata da Zoe Kazan - nipote dell'indimenticato Elia - e dal suo compagno nella vita reale Paul Dano, tra i protagonisti della già citata opera prima dei registi.
E se fronteggiare una storia d'amore non è semplice, realizzare un film che parli del sentimento più incasinato della Storia lo è ancora di più, specialmente in coppia: la premiata ditta Dayton/Faris esce comunque alla grandissima dal confronto, e lo fa confermando la verve che aveva reso il suo esordio così strabiliante, toccando corde profonde e commoventi quasi impercettibilmente, mantenendosi in equilibrio sul sottilissimo filo dell'(auto)ironia - splendidi i riferimenti alla pressione su un autore acclamato rispetto all'opera seconda, come è stato anche per loro, e alla realizzazione di un eventuale film sul primo libro firmato dal protagonista di Ruby Sparks per mano di due registi in grado "di farti sentire in famiglia" - e consegnando al pubblico una galleria di personaggi che paiono uscire dallo schermo per sedersi sul divano accanto a noi.
Ci sono i due fratelli, Harry e Calvin, il primo tamarro e pane e salame quasi più del sottoscritto, tutto palestra e grandi tette, il secondo magrolino e solitario, allampanato e geniale, innamorato del mondo ma così intimorito da nascondersene.
C'è il dottor Rosenthal, alla ricerca della chiave che possa aprire le porte bloccate di Calvin.
Langdon Tharp, tipico autore che sa molto di "californicazione" da piscina riscaldata.
Gertrude e Mort - impagabili Annette Bening e Antonio Banderas nella loro magione modello hippie nel cuore di quella meraviglia che è Big Sur, paradiso dei surfisti -, con le risate, gli spinelli, la casa sull'albero e i mobili ricavati da antichi esemplari di pino.
E poi c'è Ruby.
Ruby che parla francese, che pensa che chiamare Scotty in onore di Fitzgerald il proprio cane sia irrispettoso verso un autore che neppure conosce, che chiede a Calvin se è piaciuta a suo fratello - un piccolo momento da brividi -, che ride, piange, adora fare i pompini e poi d'un tratto è stanca, e ha bisogno di libertà, di frequentare un corso d'arte, e poi, in men che non si dica, non c'è più.
Ruby che c'è ancora, triste, arrabbiata, attaccata, persa senza Calvin.
Ruby semplicemente se stessa.
Perchè questo è un film d'amore, e l'amore si prende tutto, anche il caffè, come dice una canzone: un amore che passa dai tasti di una macchina da scrivere, o di un computer, e che nella presentazione del nuovo libro firmato dal giovane genio Weir-Fields mi ha scoperchiato come un vaso di Pandora.
Citando Salinger, Calvin parla della scrittura come di una storia che ci ha sconvolto la vita, di qualcosa che, in alcuni, particolari momenti, ti esce da dentro, e finisce che le tue mani sono solo uno strumento di qualcosa che deve uscire, perchè non può fare altro.
Uscire, vivere, essere vissuta.
E poi, chissà, forse neppure tornare più.
Perchè Ruby è così.
Tutto e niente. Risate e lacrime. Sesso e abbracciati insieme sotto la coperta sul divano.
E soprattutto, Ruby ha bisogno di una cosa, per essere davvero tutto quello che può.
Ruby deve essere libera.
Libera di amare, di essere presente o di andarsene.
Libera di sconvolgerci la vita, e lasciarci solo la forza per scriverne.
So che capite cosa intendo anche senza avere ancora visto il film.
Perchè un o una Ruby l'abbiamo incontrata tutti, nella vita.
C'è chi è stato bravo, o fortunato, e si gode ogni giorno la sua presenza accanto, e chi, invece, può solo andare avanti e vivere ancora, magari scrivendoci su.
E chissà che un giorno non si giunga ad una nuova pagina.
Ruby Sparks è come una storia d'amore.
Sarebbe un delitto non viverla a fondo.


MrFord


"Quando in anticipo sul tuo stupore
verranno a chiederti del nostro amore
a quella gente consumata nel farsi dar retta
un amore così lungo
tu non darglielo in fretta."
Fabrizio De Andrè - "Verranno a chiederti del nostro amore" -


mercoledì 5 dicembre 2012

Big Wednesday again

La trama (con parole mie): nuova variazione nella programmazione della rubrica dedicata alle uscite settimanali condita da un'ulteriore novità. Se la settimana scorsa il mio compagno di post ed ormai ex nemico Cannibal Kid aveva avuto un momento di follia fordiana, questa volta tocca a me dichiararmi ormai convertito al Cuccioloeroicismo. Avete letto bene, sì.
Ho deciso di abbandonare le vesti del vecchio cowboy all'antica e di farmi guidare nel nuovo millennio e oltre dal mitico, incommensurabile, incredibile Cannibale, l'unico vero profeta della gioventù che avanza ed innova!

"Scrivo una lettera a Ford, che quello è così vecchio che non sa neppure cosa sia un'e-mail!"
Ritorno al futuro di Robert Zemeckis


Il consiglio di Cannibal: il cannibale è tornato
Di solito non mi va di segnalare riuscite, riedizioni o altre cazzate commerciali varie. In questo caso, l’eccezione è però d’obbligo. Il capolavoro e supercult cannibale per eccellenza Ritorno al futuro ritorna nei cinema per un solo giorno. Se vi capita l’occasione, per un paio d’ore potete tornare indietro con la DeLorean e gustarvi il mitico film come se fosse ancora il 1985.
Ford, tu non hai bisogno della DeLorean. Tu, tra wrestling, musica dei Kiss e bandane sulla fronte, tutti i giorni sei convinto che sia ancora il 1985 ahahah!
Il consiglio di Ford: finalmente è tornato il Cannibale!
Ritorno al futuro, supercult di una e più generazioni, è uno di quei film magici in grado di unire anche elementi così diversi come il vecchio Ford ed il giovane Cannibale. Dunque, nonostante il Kid viva lungo la Frontiera dell'avanguardia ed il sottoscritto passi il tempo a prendere polvere nella preistoria addobbato come uno dei Kiss, la lunghezza d'onda è la stessa.
Bottigliate se non l'avete mai visto, e correte subito a rimediare!

Il vecchio Ford ed il suo nuovo giovane guru Cannibale intenti nel loro primo esperimento da soci.
Moonrise Kingdom - Una fuga d’amore di Wes Anderson


Il consiglio di Cannibal: in fuga da Ford troverete il grande cinema
Oltre alla riuscita di Ritorno al futuro, questa settimana troviamo due uscite tutte nuove super radical-chic, super indie e pure queste super cannibali, oltre che due delle migliori pellicole dell’intera annata: Moonrise Kingdom e Ruby Sparks.
Moonrise Kingdom l’ho già visto, adorato e recensito qui http://pensiericannibali.blogspot.it/2012/10/kanye-wes-anderson.html
Per me è l’apice e l’apoteosi totale del cinema del buon Wes Anderson. Un film talmente delizioso da poter convincere persino i suoi detrattori. E in grado di piacere persino ai tipi pane e merda salame come il mio nuovamente nemico Mr. James 4D.
Il consiglio di Ford: io e Cannibal fuggiremo insieme senza dire a nessuno la nostra destinazione!
Questo film ha avuto un destino curioso: nel corso della visione, pur riconoscendo la grande inventiva di Wes Anderson ed il suo stile, sono stato percorso da brividi che parevano portare alle bottigliate, ma nel corso della stesura del post - prossimamente da queste parti - l'apparizione della Vergine Kid è riuscita a riportarmi sulla retta via, permettendomi di riconoscerne la grandezza. Pare uno scherzo, ma dico sul serio: questo è un film fantastico. In tutti i sensi.

"Buongiorno, sono il vecchio Ford. Cerco la mia nuova guida spirituale, questo giovane Cucciolo eroico."
Ruby Sparks di Jonathan Dayton, Valerie Faris


Il consiglio di Cannibal: Ford, questa volta non mi ruby più l’anima!
Ed ecco la seconda uscita super indie della settimana, Ruby Sparks. Film splendido e assolutamente consigliato, per me è anche un gradino sopra l’esordio Little Miss Sunshine dei due registi Dayton e Faris. Registi che ricordo aver firmato pure perle di videoclip come “1979” e “Tonight, Tonight” degli Smashing Pumpkins. Questo film è radical-chic all’ennesima potenza: il protagonista è uno scrittore radical-chic, l’evoluzione della storia procede poi in direzione stile Charlie Kaufman/Spike Jonze/Michel Gondry, ovvero la sacra triade del radical-chic che si rispetti, e ha una colonna sonora che vanta pezzi francesi e persino di lirica italiana, e per gli americani non c’è niente di più radical-chic di ciò.
Se non fosse stato firmato da Dayton e Faris, autori del suo amato cult movie, questo film Little Miss Ford l’avrebbe odiato con tutto se stesso, e invece gli è piaciuto. Segno che pure lui in fondo in fondo è un radical-chic, altroché wrestler tamarro da strapazzo, più di me, del protagonista del film Paul Dano e pure del suo amico Saviano.
Recensione cannibale a breve.
Il consiglio di Ford: Cannibale, plasmami a tua immagine e somiglianza - ma non esagerare -!
Secondo film consigliatissimo della settimana - con recensione a breve -: gli autori del meraviglioso Little Miss Sunshine si confermano grandissimi grazie ad una ideale prosecuzione del percorso iniziato con Eternal sunshine of the spotless mind. Un film leggero, recitato e scritto benissimo - dalla protagonista Zoe Kazan, coetanea del Cannibale, e nipote di Elia, mio coetaneo – che descrive alla grande l'Amore ed il concetto di Passione. Per le donne e per la scrittura. E come tutti ormai sapete, non c'è nessuno che può rappresentare al meglio queste due cose come il mio ex avversario Easton Ellis Kid.

"Cavolo! Il libro del Cannibale è nettamente più bello del mio!"
The Grey di Joe Carnahan


Il consiglio di Cannibal: la vedo grigia
Un film con Liam Neeson protagonista assoluto?
Se solo prova ad avvicinarsi a me, lo stronco con una bella rece massacro come si deve!
In una settimana in cui escono i sopra citati film cannibali, ‘sta neesonata mi pare arrivi per bilanciare un po’ la situazione.
In Alaska insieme al mio odiato Liam Neeson ci spedisco allora l’altrettanto mio odiato Mr. Ford, ça va sans dire.
(non so il francese, però quanto fa radical-chic mettere lì una bella frasetta pronta in francese?)
Il consiglio di Ford: Neeson? No, grazie. Meglio il Cucciolo eroico!
Considerate le recenti prove action dell'ex attore Liam Neeson - un po’ più giovane del vecchio Ford -, questo The grey non promette nulla di buono, anche se probabilmente, essendo presente nel mio hard disk, presto verrà visionato e recensito da queste parti. Ovviamente il tutto per sollevare da un incarico troppo terra terra il mio nuovo alleato e faro nella scoperta della modernità Palahniuk Kid.

"Ford, Cannibale: sto venendo a prendervi a bottigliate!"
Scusa se mi piace tuo padre di Julian Farino


Il consiglio di Cannibal: scusa se non mi piace Ford
Si fa tanto parlare di MILF, questa volta è invece protagonista un DILF (Daddy I’d Like to F--k). Di sicuro questa si rivelerà una commediola di livello medio-basso o magari persino basso-pessimo, però considerato il cast supertelefilmico, temo che difficilmente resisterò alla tentazione peccaminosa di gettargli un’occhiata: ci sono infatti Hugh “Dr. House” Laurie, Leighton “Blair Waldorf” Meester e pure Adam “Seth Cohen” Brody. Scusate, ma la rischiosissima visione mi sa che purtroppo scatterà.
Considerando come sia una di quelle pellicole che Ford di certo odierà, lui che è pure anti-House, la visione gliela infliggerei tutta. E senza chiedere scusa.
Il consiglio di Ford: lo ammetto, mi piace Pensieri cannibali.
Nonostante la presenza del dal sottoscritto tanto detestato Hugh "Dr. House" Laurie, considerato che il cast di questa roba pare uscito dai desideri più reconditi del mio rivelatorio ex antagonista, direi che è giunto il momento per me di sdoganare anche uno dei personaggi che ho meno gradito del piccolo schermo per recuperare il tempo perduto e dare anche a lui uno spazio che, se lo dice il Cucciolo, merita. O no?

"Evvai! Finalmente il Cannibale ha convertito Ford!"
Troppo amici di Olivier Nakache, Eric Toledano


Il consiglio di Cannibal: io e ford, troppo nemici
Questo non è il nuovo film dei due registi di Quasi amici. Questo è il vecchio film dei due registi di Quasi amici. Quei volponi dei distributori italiani hanno deciso di rispolverarlo fuori in prossimità del periodo festivo per guadagnare qualche bel soldino con cui potersi comprare i regali di Natale, nonostante in Francia fosse uscito già nel 2009. Considerando che Quasi amici ha messo d’accordo pure i quasi nemici (ma togliamo pure il quasi) Ford e Cannibal, pure questo una visione ritardataria comunque potrebbe meritarsela.
Il consiglio di Ford: io e Cannibale, ormai amici.
La distribuzione italiana giunge a livelli più bassi anche del Cinema made in Terra dei cachi, sfruttando il successo di una delle pellicole più amate della stagione in via di conclusione per recuperare il film precedente dei suoi autori. Comunque, se Quasi amici è riuscito a mettere d'accordo anche gli allora nemici Ford e Cannibal, direi che questo Troppo amici potrebbe sancire l'inizio di questo nuovo, incredibile, portentoso sodalizio.

"Siamo proprio sicuri ad aver fatto bene ad invitare a cena Ford e Cannibal?"
Grandi speranze di Mike Newell


Il consiglio di Cannibal: piccole speranze
Non ho letto il romanzo di Charles Dickens, non ho visto la recente versione tv, potrei guardare questa nuova versione cinematografiche del classico Grandi speranze?
Sperateci pure…
La mia più grande speranza per quanto riguarda il mondo bloggaro rimane invece quella che Ford possa ripetere un’altra grande recensione come quella di Un sapore di ruggine e ossa (http://whiterussiancinema.blogspot.it/2012/11/un-sapore-di-ruggine-e-dossa.html). Considerando i suoi ultimi discutibili post, e considerando che la fine del mondo si sta rapidamente avvicinando, possiamo però anche abbandonare ogni speranza o noi che entriamo nel suo blog WhiteRussian.
Il consiglio di Ford: grandi, grandi speranze (ora che ho ricevuto l'illuminazione della Chiesa Cannibale).
Mike Newell è uno dei registi più discontinui del panorama mondiale, capace di passare da cose decisamente importanti come Donnie Brasco ad altre assolutamente discutibili come Mona Lisa Smile. Dickens potrebbe essere una piccola garanzia per una visione almeno discreta, ma non è detto che questo possa accadere: quello che invece è certo è che, da qui a Nachele, su WhiteRussian assisterete ad un vero e proprio tripudio di recensioni che potrebbero finalmente andare incontro ai gusti della mia nuova e supergiovane guida spirituale. Non ci credete? Attendete qualche giorno, e vedrete che Moonrise kingdom, Ruby Sparks e non solo mi daranno ragione!

"No! Non mi separerete più dal Cucciolo eroico! Mai più!"
La bicicletta verde di Haifaa Al-Mansour


Il consiglio di Cannibal: finalmente han ritirato la patente a Ford e gli han dato una bici?
In una settimana troppo cannibale per essere vera, ecco che per non far mancare niente neppure al mio avversario arriva la solita fordianata di cinema impegnato. Una pellicola che merita attenzione perché è il primo film girato da una regista donna in Arabia Saudita, ma la sua qualità cinematografica è tutta da verificare.
Un po’ come WhiteRussian: solo perché è il primo blog cinematografico completamente firmato da una persona che non ne capisce nulla di cinema, non significa che sia effettivamente interessante uahaha!
Il consiglio di Ford: I wanna ride my bicycle, I wanna ride my bike!
Questo film andrebbe visto soltanto per la sua importanza sociale rispetto alla condizione della donna in alcuni paesi del mondo, a prescindere dalle sue qualità artistiche o dal risultato: dunque, se dovessi riuscire a recuperarlo in qualche modo, mi dedicherò ben volentieri ad una visione, e per la fine dell'anno - e non del mondo, mi auguro - cercherò di fare un fioretto: da Lodi prenderò la mia brava bicicletta e viaggerò fino a Casale Monferrato per raggiungere il guru Cannibale ed andare con lui a ballare in una di quelle discoteche per giovani in cui non sono mai entrato.

"Oggi mi tocca andare a scuola in bicicletta. Ho prestato la macchina a Ford e me l'ha sfasciata!"
Diana Vreeland: L'imperatrice della moda di Lisa Immordino Vreeland


Il consiglio di Cannibal: Ford, l’imperatore del cattivo gusto
Incentrato su una nota giornalista di moda che però io ammetto di non conoscere (quindi non so se sia effettivamente così nota), mi sembra un documentario di cui si può anche fare a meno, a meno di essere suoi fan. Considerando che il concetto di moda di Ford è indossare un tanga interchiappale e una maschera da Uomo Tigre, dubito che pure lui sarà interessato da questa uscita…
Il consiglio di Ford: Cannibale, l'imperatore della blogosfera!
Onestamente devo ammettere che, da appassionato di wrestling e residuato degli anni ottanta - mescolato al retaggio dei tamarri repubblicani e redneck del Texas - di moda io non capisco una bella fava di niente.
Sicuramente ne sa di più il mio un tempo rivale Cannibale, che però penso sarà impegnato a visionare pellicole decisamente più interessanti di questa in una settimana che pare progettata apposta per lui.

"Cannibale, Ford, è inutile che io parli con voi: di moda non ne capite un accidente!"
Vorrei vederti ballare di Nicola Deorsola


Il consiglio di Cannibal: Ford, non vorrei vederti ballare nemmeno se mi pagano
In una settimana ricca di uscite, non poteva mica mancare la pattuglia italiana, vero?
Certo che poteva, però invece ce la dobbiamo sorbire.
Cominciamo nella maniera peggiore possibile, con un film ridicolo fin dal trailer e che nel cast vanta pure quell’attricione di Paola Barale. Una che il suo meglio l’ha dato quando girava le caselle alla Ruota della fortuna. Io invece, girando la ruota della sfiga, ho beccato il “Perdi tutto” e m’è capitato Ford come blogger-rivale.
Il consiglio di Ford: io vorrei vedere ballare il Cannibale, ma non vorrei vedere questo film.
Da buon residuato di un'epoca lontana in cui gli uomini stavano in fondo alla sala appoggiati alla parete e sceglievano le donne che nel frattempo ballavano di fronte a loro, la mia grazia in pista è pari a quella di un Barbalbero: al contrario, il mio ex nemico ed ora sensei del dancefloor è un moderno Tony Manero, un felino delle nottate più selvagge di Ibiza, Mykonos, Londra e chi più ne ha, più ne metta.
Dunque mi rimetto a lui per imparare almeno qualche passo per non fare una figura troppo magra.

"Lo so che devi abituartici, Kid: ormai, però, staremo sempre insieme." "Me ne farò una ragione, papà Ford!"
Pandemia di Lucio Fiorentino


Il consiglio di Cannibal: Ford, sei un disaster man!
In Italia si fanno un sacco di film disastrosi, ma di disaster movies non è che se ne vedano tanti.
A giudicare dal trailer di Pandemia, un motivo ci sarà…
Il consiglio di Ford: Cannibale, salvaci tu, con la sola imposizione delle mani!
C'è bisogno che parli anche di questo film? Davvero?

"Sapevo che l'alleanza tra Ford e Cannibale avrebbe provocato la fine del mondo!"
Dimmi che destino avrò di Peter Marcias


Il consiglio di Cannibal: dimmi che Ford non ci sarà più nel mio destino
Pellicola italo-romena che si preannuncia la solita storia di integrazione buonista (o forse no?), chi l’ha visto al Torino Film Festival magari saprà dirvi se merita di entrare nel vostro destino oppure no.
Quello che più mi interessa sapere, personalmente, è invece io che destino avrò: sarò costretto ad avere come blogger rivale Ford ancora a lungo?
Il consiglio di Ford: il mio destino è cambiato. Ora sono un Cannibal-addicted!
Questa trascurabile produzione italo-rumena che non promette proprio nulla di buono non va presa neppure in considerazione: pensate, invece, di fare una corsa tra le pagine del blog più importante della
rete, quello dell'incommensurabile, incontenibile, incontentabile e chi più ne ha, più ne metta, Cannibal Kid, www.pensiericannibali.blogspot.it!

"Vostro Onore, vorrei citare in giudizio per vilipendio al Cinema italiano i signori Kid Cannibal e Ford James."
Si può fare l’amore vestiti? di Donato Ursitti


Il consiglio di Cannibal: si può intitolare un film in questo modo?
Magari questo è il film rivelazione dell’anno, una figata totale, però già solo con un titolo del genere le aspettative non possono che essere delle più atroci.
Ma come ca**o si fa a dare un titolo del genere?
Stando al trailer, nel caso aveste dubbi, questo di certo non sarà il film rivelazione dell’anno. Magari il film ciofeca dell’anno.
Un bel titolo per un film invece sarebbe: “Ma ci si può vestire come Ford?”.
Il consiglio di Ford: Cannibal, ma come mi vesto!?
Ultimo - grazie al Cucciolo eroico - film trascurabile della settimana, che già dal titolo non promette nulla di buono. Per fortuna abbiamo a guidarci la luce di un nuovo idolo, che saprà indirizzarci ai film che davvero meritano di essere visti, recensiti, amati, e anche rivisti.
Parlo di Cannibal Kid?
Forse.
A voi scoprirlo, la prossima settimana!

"Questo Pensieri cannibali è proprio un gran bel blog!"

martedì 7 agosto 2012

Little Miss Sunshine

Regia: Jonathan Dayton, Valerie Faris
Origine: Usa
Anno: 2006
Durata: 101'




La trama (con parole mie): Olive Hoover è una bambina appassionatasi ai concorsi di bellezza dopo un soggiorno dalle cugine, piccola protagonista di una famiglia a dir poco curiosa. Richard, suo padre, lavora ad un programma motivazionale in nove passi in cerca del successo, vessando la sua famiglia più di quanto sarà mai possibile con un pubblico. Sheryl, sua madre, sacrifica ogni giorno se stessa per tenere sulle spalle il peso delle responsabilità e di tutti loro. Il nonno, scopertosi eroinomane a settant'anni suonati, è il suo mentore per quanto riguarda la danza. Il fratellastro Dwayne, in silenzio da mesi a seguito di un voto pronunciato in nome di Nietszche e della carriera che vorrebbe come pilota d'aeronautica, odia il mondo. Lo zio Frank, invece, ha appena tentato il suicidio perchè privato del titolo di migliore studioso statunitense di Proust dal rivale letterario che gli ha portato via l'uomo della sua vita.
Insieme partono alla volta della California per il concorso di Little Miss Sunshine.
Sarà il viaggio più incredibile delle loro vite.





Ci sono film che ho da sempre considerato oggettivamente Capolavori.
Ed altri che, a prescindere dal loro valore artistico ed effettivo, sono andati oltre lo schermo e divenuti parte integrante della mia vita: Gli spietati, Il grande Lebowski, Barry Lyndon, Hong Kong Express e, ovviamente, Little Miss Sunshine.
Potrei, in effetti, mettendomi la maschera del blogger recensore, parlare di un film Sundance style privo della spocchia dell'autorialità e costruito sulla sincerità di ogni suo personaggio, diretto con tocco leggero ed interpretato alla grande da un cast a dir poco perfetto - a cominciare dalla fenomenale mini-protagonista Abigail Breslin -, scritto magnificamente in modo da raggiungere ogni possibile fetta di pubblico - e non in senso negativo o buonista -.
Ma sinceramente, non mi frega nulla.
Mi piace invece ricordare il periodo in cui uscì in sala, nel pieno del mio anno più selvaggio e di perdizione, quando lo vidi per la prima volta sul finire dell'inverno, con un desiderio di primavera che quasi mi sfondava il cuore, rimanendo folgorato da quella piccola, paffuta bambina all'inseguimento di un sogno: onestamente, ho sempre pensato e sognato di essere padre, un giorno o l'altro, e questa pellicola è stata la prima - paradossalmente in un momento della mia vita in cui andavo in una direzione a dir poco opposta - a farmi capire che un giorno ce l'avrei fatta.
In quel periodo - forse il migliore degli ultimi anni, lavorativamente parlando - conobbi Julez, e da grandi amici quali diventammo da subito, le propinai ovviamente Little Miss Sunshine, divenuto un cult istantaneo in casa Ford, e giungemmo alla conclusione che, se nessuno ci si fosse presi, un giorno o l'altro ci saremmo regalati l'un l'altra una piccola Olive da crescere.
Guardando le cose con il senno di poi, ho dunque qualche motivo in più per amare un film meraviglioso come questo.
Ogni volta che me lo concedo, mi pare quasi di osservare una parte di specchio in ognuno dei personaggi: di vedere la determinazione di Richard - pur se male espressa -, la forza di Sheryl - magnifico il suo confronto con il marito da una parte all'altra dell'abitacolo del mitico furgone Volkswagen giallo -, la voglia di insegnare di Frank - come giustamente affermano i registi, il vero ponte tra il pubblico ed i protagonisti -, la volontà e la rabbia di Dwayne - che sarebbe un perfetto bottigliatore -, me stesso da vecchio - con l'alcool a sostituire l'eroina - nel nonno, un fordiano fatto e finito.
E poi, Olive.
Olive che sogna in un mondo di bambine rese mostruose dalla filosofia dei concorsi di bellezza fatti di trucchi, abbronzature e denti finti, di stupire con un ballo elaborato dal geniale grandpa la giuria di una gara che non potrebbe essere più distante da lei, dalla sua bellezza e dalla sua genuina semplicità.
Olive che non vede l'ora di mangiare le sue cialde "a la mode", che tiene le cuffie nel corso del viaggio per imparare il numero al meglio, che chiede al nonno se è una perdente perchè suo padre odia i perdenti, in una delle sequenze più potenti che il Cinema indipendente americano abbia regalato al pubblico negli ultimi dieci anni.
Olive che, con passo incerto, scende una collinetta per "andare a parlare" al fratello "muto" così da consolarlo dal trauma di una scoperta che lo porterà lontano dal suo sogno.
Olive che non dice nulla, e lo abbraccia soltanto.
E non c'è bisogno di più.
Perchè chiunque fosse stato seduto al posto di Dwayne non avrebbe avuto possibilità di rispondere altro se non "va bene".
Olive che balla. E non sarà mai sola.
Non dico nulla, perchè non ce n'è bisogno.
Basta lasciarsi travolgere da ogni singolo momento di questa piccola meraviglia.
E rimanere a bocca aperta, e sognare, con tutte le imperfezioni possibili, che un giorno la propria famiglia possa stare su un palco allo stesso modo degli Hoover.
E se mi immagino arrabbiato, spesso e volentieri ubriaco, guardingo e selvaggio come allora, seduto sul ciglio di una strada, so che non avrei armi sentendo avvicinarsi Olive, con il suo braccio attorno alla mia spalla e la testa appena appoggiata.
E so anche cosa le direi.
"Va bene, Olive. Sono pronto a diventare padre."


Tutto questo, oltre che per parlare di un film, anche per raccontare della vita che si mescola alle immagini e alle parole.
Tutto questo per dirvi, con tutta la felicità possibile, che tra qualche mese ci sarà un altro - o un'altra - Ford in giro in questo strano, grande mondo.


MrFord


"That girl is pretty wild now 
the girl's a super freak 
the kind of girl you read about 
in new-wave magazine 
that girl is pretty kinky 
the girl's a super freak
I really love to taste her 
every time we meet 
she's all right, she's all right 
that girl's all right with me, yeah 
she's a super freak, super freak."
Rick James - "Superfreak" -


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