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giovedì 19 maggio 2016

Thursday's child

La trama (con parole mie): alle spalle settimane di uscite pressochè inutili e numericamente eccessive, torniamo quasi alla normalità con un weekend che prevede qualche potenziale sorpresa interessante e le ormai scontate schifezze italiane distribuite non si sa neppure per quale ragione.
Come di consueto, troverete anche i saggi consigli del sottoscritto e le scellerate panzane propinate dal gran visir dei radical chic, Cannibal Kid.


"Quelli sono Cannibal e Ford!? Accidenti, sono perfino peggio di Apocalisse!"

X-Men – Apocalisse

"E così anche quel Cannibal crede di essere una divinità: dovrò scambiarci due parole."

Cannibal Kid dice: Del film non me ne frega praticamente nulla, visto che i precedenti capitoli erano sì guardabili, però erano sempre le solite menate supereroistiche già viste e straviste. Di Jennifer Lawrence invece me ne frega molto, e guardarei un film in cui c'è lei anche se stessero arrivando l'Apocalisse e James Ford insieme. Sebbene debba confessare che Una folle passione non ho ancora trovato il coraggio di guardarlo.
Ford dice: il nuovo ciclo di film dedicato agli X-Men è una vera ficata degno del Cinematic Universe degli Avengers, che ha regalato chicche sia in L'inizio che in Giorni di un futuro passato. Inutile dire che da queste parti l'hype è altissimo, anche e soprattutto considerando che Apocalisse è uno dei villain più affascinanti dell'Universo Marvel. E inoltre, c'è Jennifer Lawrence, la donna con il potere mutante di mettere d'accordo il sottoscritto e Cannibal Kid.



La pazza gioia

"Ce l'abbiamo fatta! Se l'avessimo fatto salire, Ford avrebbe preteso di guidare!"

Cannibal Kid dice: Uno dei registi italiani più interessanti, Paolo Virzì, alle prese con la tematica della follia?
Ce n'è abbastanza per darsi alla pazza gioia, manco Mr. Ford avesse annunciato che, per almeno un mese, non parlerà più dell'amore della sua vita: Sylvester Stallone.
Ford dice: Virzì mi è quasi sempre piaciuto, e l'idea di un suo nuovo film mi incuriosisce parecchio, nonostante la distanza sempre maggiore che cerco di mettere tra me ed il Cinema italiano, neanche fosse un Cannibal Kid qualsiasi.
Spero solo di non rimanere deluso.




Whiskey Tango Foxtrot

"Quel Cannibal qui in Afghanistan farebbe una figura perfino più comica della mia!"

Cannibal Kid dice: Pellicola ambientata tra i teatri di guerra di Afghanistan e Pakistan e quindi dal sapore fordiano, con però protagonista una comica cazzara come Tina Fey, e perciò potenzialmente una cannibalata. Potrebbe essere un mix tra il meglio dei vostri due blogger (pseudo)cinematografici preferiti, mi sa invece che si rivelerà un mix tra il loro peggio.
Ford dice: quando un'attrice molto cannibale incontra un setting molto fordiano, il risultato non può che essere terribile. Come ho l'impressione che sarà questo film. Ma non si può mai sapere: se Peppa dovesse parlarne male, correte tutti a vederlo!



Mortadello e Polpetta contro Jimmy lo Sguercio

"Guarda che io ho almeno trent'anni meno di Ford!"

Cannibal Kid dice: Pellicola d'animazione spagnola con personaggi retrò nati negli anni '50, quindi contemporanei di Ford, che – zitto zitto – questo film non vede l'ora di vederselo.
Ford dice: a parte i nomi dei protagonisti a metà tra lo Spaghetti Western e la barzelletta sporca, direi che non trovo alcun motivo per cercare di farmi del male e recuperare questo titolo. Penso di farmene già abbastanza sopportando Cannibal.



Zucchero! That Sugar Film

"Cannibal, sono la tua Australian Beauty!"
Cannibal Kid: Per un momento ho avuto il terrore che si trattava di un film su Zucchero “Sugar” Fordaciari. Sarebbe stato l'horror dell'anno. Invece è un documentario dedicato allo zucchero zucchero. Più che altro è una pellicola contro lo zucchero. Ma a questo punto non poteva essere un film contro Zucchero il cantant... volevo dire il plagiatore seriale?
Ford dice: documentario curioso che, considerato l'argomento, mi sa di radical/alternativo/antisistema nel peggiore dei modi.
Per quanto mi riguarda, adorando lo zucchero nel the come nel mojito, lascio l'amaro al mio rivale. Ben volentieri.



Era d'estate

"Una volta l'Italia aveva noi, ora ha Cannibal e Ford. Sono proprio messi male!"

Cannibal Kid dice: Lavoro dedicato a Falcone e Borsellino, ma la notizia è un'altra: Beppe Fiorello in un biopic per il cinema e non in biopic per la Rai?
Questo è un evento più unico che raro, come la sola stroncatura di Ford di un film con Stallone (La vendetta di Carter, tanto per la cronaca).
Ford dice: Falcone e Borsellino sono due figure fondamentali per la Storia del nostro Paese, e qualsiasi produzione a loro dedicata dovrebbe essere quantomeno presa in considerazione. Speriamo solo che non si tratti della solita italianata di bassa lega.



Si vis pacem para bellum

"Hai finito di sparare stronzate, Peppa Kid!"
Cannibal Kid dice: Thriller italiano che sprizza amatorialità da tutti i pori. È vero che, prendendo per i fondelli Ford tutte le settimane, sono abituato a sparare sulla Croce Rossa, però così sarebbe come sparare sulla Croce Rossa con il pessimo guidatore Ford al volante.
Ford dice: dopo due titoli potenzialmente interessanti, finalmente un film italiano da massacrare come piace a me. Quasi più che massacrare il Cannibale.



My Father Jack

"Ora faccio io un bel ritratto a quei due scoppiati di blogger!"
Cannibal Kid dice: Altro film italiano molto amatoriale, con un cast in cui figura tra gli altri...
Elisabetta Gregoraci.
No, va beh, dai, sbaracchiamo tutto e andiamocene: il cinema è morto e, con mia somma sorpresa, a ucciderlo non è stato Ford.
Ford dice: e con questo penso che il Cinema italiano non abbia davvero più nulla da dire. Spero che possa essere presto lo stesso con Cannibal Kid.


domenica 31 maggio 2015

La trattativa

Regia: Sabina Guzzanti
Origine: Italia
Anno:
2014
Durata: 108'





La trama (con parole mie): attraverso una ricostruzione mostrata dal dietro le quinte di un teatro di posa, un gruppo di "lavoratori dello spettacolo" mette in scena il racconto delle vicende che pare siano dietro alla supposta trattativa tra Stato e Mafia volta a chiudere una volta per tutte l'epoca delle stragi che non solo costò la vita ai giudici Falcone e Borsellino ed alle loro scorte, ma anche ad una serie di vittime colpite solo perchè nel posto sbagliato al momento sbagliato o coraggiose abbastanza da affrontare la Mafia.
Un viaggio attraverso episodi fondamentali della Storia recente del Nostro Paese, dalle stragi di Capaci e Via D'Amelio all'ascesa di Forza Italia e Silvio Berlusconi, dai collaboratori di giustizia ai membri del governo, della chiesa, della massoneria e della criminalità pronti a costruire uno stato parallelo allo Stato.








Credo ci siano pochi avvenimenti che, nella Storia recente del Nostro Paese, siano stati in grado di segnare coscienze, società, animi e cultura più delle morti di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: due Uomini, due eroi, due personalità che dovremmo tutti prendere a modello, e che dovrebbero essere riconosciute alla stregua dei più grandi non solo entro i nostri confini.
La loro lotta alla Mafia e la loro drammatica fine è senza dubbio da considerarsi come uno dei capitoli più oscuri della politica e del crimine in Italia, nonchè la punta dell'iceberg di un'epoca di uccisioni, attentati, massacri che ancora oggi, spesso e volentieri, purtroppo non trovano spiegazioni e colpevoli: Sabina Guzzanti, una vita nella satira, torna sul grande schermo di fatto presentandosi come una sorta di Michael Moore italiano, sfruttando il metacinema - ottima idea, tra l'altro - per raccontare, pur se a grandi linee, il percorso che condusse Cosa Nostra dall'epoca delle stragi a quella della "conciliazione", da Totò Riina a Provenzano, dalla classe politica precedente a Tangentopoli all'era di Silvio Berlusconi.
Posizioni politiche a parte, l'effetto che documenti e racconti legati ad episodi come quelli delle uccisioni di Falcone e Borsellino - che sono due simboli, ma che rappresentano decine e decine di altri martiri della lotta alla Mafia - è sempre in bilico, per il sottoscritto, tra l'indignazione e la costernazione: pensare di essere nato in un Paese - come, peraltro, si afferma nello splendido documentario In un altro paese, che consiglio vivamente - in cui una classe politica intera lotta più per insabbiare morti di persone che quello stesso Paese dovrebbero governare grazie al loro rigore morale è davvero triste, così come il fatto che la società - e dunque noi tutti - finiamo troppo spesso per essere spettatori passivi - o ancora peggio, attivi, come nel caso delle ripetute elezioni del già citato Berlusconi - di quello che è accaduto, accade e speriamo sempre meno possa accadere in futuro davanti ai nostri occhi.
La cronaca degli eventi, resa attraverso un'acuta messa in scena - davvero efficaci i siparietti a proposito dei flashback -, porta a galla anche le vicende di collaboratori di giustizia, ufficiali delle forze dell'ordine, politici e magistrati da una parte e dall'altra della barricata mai salite davvero alla ribalta delle cronache, e dal rapporto tra l'infiltrato ed il Carabiniere e l'assassino di Cosa Nostra che, nello splendido epilogo e con chissà quanti cadaveri sulla coscienza, afferma di non essersi mai ripreso dall'omicidio di Don Puglisi - raccontato anche sul grande schermo dal buon Alla luce del sole -, che, ormai moribondo ai suoi piedi, continuava a sorridere di fronte alla fine.
In questo senso lo spirito della pellicola, che mescola fiction e documenti, satira e profondo dramma sociale, è proprio quello di portare a galla il marcio ma soprattutto dare il giusto risalto, l'importanza dovuta al coraggio che è stato, è e sarà sempre il fulcro della lotta a tutti i movimenti più oscuri della nostra società, senza dubbio ben peggiori dei singoli e semplici crimini di strada, o degli errori che ogni uomo o donna può fare nel corso della sua esistenza.
Complimenti dunque alla Guzzanti, che pur non resistendo a dover inserire almeno un paio di momenti dedicati alla sua - pur divertente - imitazione e parodia di Berlusconi confeziona un prodotto sentito ed importante, che avrebbe meritato una distribuzione ed una divulgazione più massive, ed insieme al lavoro di Pif La mafia uccide solo d'estate rappresenta un altro tentativo di mostrare una delle più grandi tragedie d'Italia attraverso un piglio narrativo didattico e sentito ma non retorico o eccessivo.
Abbiamo bisogno di questi esempi.
Abbiamo bisogno dei sorrisi di Don Puglisi.
Di Falcone e Borsellino.
Di alzare la testa, e dimostrare che è un certo tempo è passato.
E che il futuro è nostro.




MrFord




"Basta alla guerra fra famiglie
fomentata dalle voglie
di una moglie colle doglie
che oggi dà la vita ai figli
e domani gliela toglie
rami spogli dalle foglie
che lei taglia come paglia
e nessuno se la piglia:
è la vigilia
di una rivoluzione
alla voce del Padrino
ma don Vito Corleone
oggi è molto più vicino:
sta seduto in Parlamento."
Frankie HI-NRG MC - "Fight da faida" - 




venerdì 30 maggio 2014

La mafia uccide solo d'estate

Regia: Pif
Origine: Italia
Anno: 2013
Durata: 90'





La trama (con parole mie): Arturo, un ragazzino che vive nel cuore di Palermo, attraversa le tappe fondamentali della crescita - il rapporto con i genitori, la scuola, il primo amore - sotto il segno degli omicidi che la Mafia ordinò ed eseguì nel ventennio che corse tra l'inizio degli anni settanta e dei novanta, che culminò con le stragi che portarono alla morte i giudici Falcone e Borsellino.
Il sentimento per Flora, dai banchi di scuola all'impegno lavorativo, sviluppato accanto ai sogni di una carriera giornalistica, porteranno Arturo a sfiorare e vivere sulla pelle anche una delle stagioni più sanguinose e terribili della nostra Storia, figlia di governi dal silenzio assenso e di atti barbari compiuti per le strade.
Riuscirà il ragazzo, cresciuto e pronto a non arrendersi, a raggiungere i suoi obiettivi? Il cuore di Flora ed una nuova vita a Palermo rimarranno miraggi o diverranno possibilità concrete?







Ricordo ormai vagamente, e me ne dispiaccio, la stagione del terrore del millenovecentonovantadue: ero ancora un bambino, preso dall'inizio della quasi adolescenza e dalla recita in teatro che portammo in scena con la scuola proprio alla fine di maggio, nei giorni appena precedenti la morte di uno dei più grandi eroi della Storia Italiana, Giovanni Falcone.
Non passarono neppure due mesi, e toccò al suo amico e collega Paolo Borsellino: ero in montagna con i miei e mio nonno, e l'avvenimento mi parve lontano, incredibile, cinematografico, distante anni luce da quella che era la quotidianità di un quasi tredicenne milanese.
Soltanto tempo dopo mi accorsi dell'importanza che quegli eventi e le persone che avevano perso la vita negli stessi - non dimentichiamo le scorte, come giustamente non dimentica Pif - ebbero nel panorama non solo del Bel Paese, ma internazionale.
E come, fin dai tempi di Dalla Chiesa, fossimo tutti coinvolti in quello che accadde a Palermo, in Sicilia e a Roma: gli anni del terrore furono e rimangono una ferita aperta per l'Italia, il segno di tempi che dovevano e dovranno continuare a cambiare, a partire dagli esponenti politici fino ad arrivare ai criminali di strada.
Ma non voglio perdermi in un pistolotto retorico, pensando a La mafia uccide solo d'estate: in fondo, l'ironia e l'intelligenza - e di nuovo chiamo in causa il regista - sono strumenti decisamente più utili, in alcuni casi.
Certo, l'esordio cinematografico di Pif, ex Iena ed ottimo conduttore de Il testimone, non è esente da difetti, dalla recitazione alla scelta di un ibrido tra fiction e documentario, e sfrutta in parte il ritorno emotivo dell'indignazione che ancora oggi, a distanza di vent'anni e più, si prova rispetto a tutto quello che portò ai massacri di quel periodo, dalle indicazioni di Totò Riina al silenzio assenso della classe politica - neanche fossimo tornati all'epoca di Aldo Moro -.
Eppure il lavoro di Pierfrancesco Diliberto è di quelli venuti dal cuore e dalla pancia, che qui al Saloon godranno sempre e comunque di stima, pur se non riusciti e confezionati come un qualche grande cosiddetto Capolavoro del Cinema d'autore: il mosaico che il buon Pif confeziona, a partire da una rappresentazione che mescola Ovosodo a E' stato il figlio per giungere all'inchiesta di In un altro paese - splendido documentario che raccontò proprio l'escalation che condusse alla morte di Falcone e Borsellino -, funziona e coinvolge, risvegliando anche nel pubblico non solo una certa dose di coscienza sociale e politica, ma anche e soprattutto la sensazione di appartenere ad un luogo e alla sua cultura, sia essa bagnata di sangue, oppure no.
Personalmente, non credo avrei mai avuto la forza di fare ciò che hanno fatto persone come Falcone e Borsellino: sono un individuo dedito all'istintività, e senza dubbio la mia indole è più egoista ed oscura, che non onesta e votata al sacrificio.
Eppure non posso rimanere indifferente di fronte alla forza di chi si è opposto fino alla fine ad un corso delle cose che pareva non si potesse cambiare, ed ha continuato per la sua strada: e credo che, in una situazione estrema come quelle che si sono vissute in Sicilia in quegli anni, avrei finito per essere ammazzato anche io, troppo lontano dal silenzio che certa gente - seduta in Parlamento o in un'aula di tribunale come imputata - continua a sponsorizzare.
E continuo a pensare, come racconta Pif nel finale, che sia un'importante responsabilità, quella di mostrare ai nostri figli cos'è accaduto, e dare loro gli strumenti affinchè possano, in futuro, avere la possibilità di scegliere se vivere con la bocca cucita o alzare la mano e dire la loro.
Anche a costo di pagarne il prezzo.
In fondo, è quello che facciamo anche noi tutti, qui, scrivendo ogni giorno.
E quello che hanno fatto, in misura enormemente maggiore, Falcone e Borsellino.
Gli uomini e le donne che erano al loro fianco, e quelli che li hanno preceduti.
Pif non avrà portato sullo schermo un film perfetto, ma ha trovato il modo migliore per risvegliare i miei ricordi ed i sentimenti rispetto a tante cose.
E per questo va ringraziato anche lui.



MrFord



P. S. Questo post è dedicato ad Agnese, alla quale non avrò la possibilità e la responsabilità di insegnare ad alzare la mano e dire la sua, ma che non dimenticherò - e non dimenticheremo - mai.



"Quanti giardini di aranci e limoni
balconi traboccanti di gerani
per Pasqua oppure quando ci si sposa
usiamo per lavarci
petali di rose
e le lucertole attraversano la strada
com'è diverso e uguale
il loro mondo dal mio.
Vivere più a sud
per trovare la mia stella
e i cieli e i mari
prima dov'ero."
Franco Battiato - "Giubbe rosse" -





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