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lunedì 9 marzo 2015

Kingsman: Secret Service

Regia: Matthew Vaughn
Origine: UK
Anno: 2014
Durata: 129'




La trama (con parole mie): l'organizzazione di spie segreta chiamata Kingsman, ispirata ad Artù e i Cavalieri della Tavola Rotonda e pronta a difendere l'Inghilterra ed il mondo, perde uno dei suoi membri più importanti nel corso di una missione che rivela allo stesso gruppo dell'esistenza di un piano che dovrebbe portare caos, morte e distruzione orchestrato da un misterioso villain che pare uscito dai vecchi film di spionaggio.
La selezione del suo giovane sostituto porta Galahad a puntare su Eggsy, ragazzo figlio della provincia inglese e di una situazione decisamente non facile da gestire in famiglia a sua volta rampollo di un Kingsman deceduto anni prima proprio salvandogli la vita: il rapporto tra i due, inizialmente burrascoso, diverrà quello più profondo che si instaura tra Maestro ed Allievo.
Riuscirà Eggsy, grazie alla guida di Galahad, a guadagnarsi il posto al tavolo dei Kingsman?
E soprattutto, riusciranno i "cavalieri" a sconfiggere il nemico?







A volte, forse, per alcuni titoli è semplicemente una questione di momenti sbagliati.
Kingsman: Secret Service, giunto in casa Ford a seguito di roboanti valutazioni su Imdb, recensioni tutto sommato positive raccolte nella Blogosfera anche presso alcuni insospettabili, ha avuto un karma negativo fin dal principio: portato sullo schermo in sostituzione di un'altra visione all'ultimo minuto, umore del sottoscritto lanciato a tavoletta verso l'irritabilità da bottigliate, interpretato da uno degli attori più detestati al Saloon, Colin Firth, ha finito per scampare alle suddette bottigliate giusto grazie ad una messa in scena comunque di livello ed al fatto che non mi aspettavo davvero nulla dal nuovo prodotto del pur talentuoso Matthew Vaughn.
A remare contro Kingsman: Secret Service, a parte gli sbalzi d'umore del sottoscritto, principalmente una durata eccessiva per un giocattolone di questo tipo - ma dove sono finiti i buoni, cari, vecchi film da un'ora e mezza!? - ed il suo essere clamorosamente derivativo, a partire dalle opere precedenti di Mark Millar - autore dell'albo a fumetti che l'ha ispirato - fino ad arrivare ai più recenti exploit di Sherlock Holmes sul grande schermo conditi da un pizzico di Bond, Harry Potter e da richiami che portano alla memoria il Tin Tin di Spielberg in una versione tarantiniana, e per essere più british, targata Guy Ritchie.
A tal proposito, Samuel L. Jackson, idolo del vecchio Quentin, riesce nell'impresa, grazie ad un charachter insostenibile ed un gigioneggiamento spietato, a risultare irritante quanto Colin Firth, salvato in corner da un paio di gag niente male ed un twist a proposito del destino del suo personaggio che, sulla carta, appariva difficilmente praticabile rispetto alle regole che di norma tengono le redini dei blockbuster "d'autore" come questo e che fanno parte delle concessioni che toccano a registi e sceneggiatori rispetto alla grande distribuzione.
Fondamentalmente, comunque, non c'è niente che, di fatto, non vada, in Kingsman: Secret Service, dalla confezione al ritmo, ed il lavoro di Vaughn ha tutte le carte in regola per piacere al pubblico così come a parte della critica: peccato che non abbia avuto abbastanza per stupirmi o mostrare qualcosa di davvero nuovo o inaspettato, e che nonostante la presenza nel cast di mostri sacri come Michael Caine si sia portata sullo schermo semplicemente una versione più "alta" del classico action teen degli ultimi anni costruito attorno ad un protagonista accattivante.
E' probabile che, se fossi stato in un mood più magnanimo o non avessi visto gli Anni Zero produrre da Kick Ass a The Maze Runner, dal già citato Harry Potter a Il mondo di Jonas, mi sarei ritrovato ad unire la mia voce a quella dei sostenitori di Kingsman, che a conti fatti rischia perfino di piacere più ai padri cresciuti a pane e Bond che non ai figli impestati da Twilight, sia per ambientazione e stile che per impegno: ma, stanchezza o predisposizione negativa che fossero, qualcosa non ha funzionato, ed ho finito per trascinarmi al termine delle due ore quasi con il rammarico di non essermelo gustato come avrei fatto se avessi avuto meno visioni alle spalle.
L'esperienza è alla base delle nostre esistenze, ed io ne sono un fervente sostenitore, eppure ci sono casi in cui è indubbiamente più conveniente essere l'Allievo, e non il Maestro: se non altro, tutto appare sotto una luce nuova e divertente, e non si rischia che la storia prenda una piega che non ci saremmo aspettati "da un film come questo".



MrFord



"Come ride with me
Through the veins of history
I'll show you how god
Falls asleep on the job."

Muse - "Knights of Cydonia" -




giovedì 26 febbraio 2015

Thursday's child

La trama (con parole mie): passata - ma non smaltita - la delusione per la prevedibile e poco interessante Notte degli Oscar, attendo con ansia questo weekend che, almeno sulla carta, grazie al ritorno sul grande schermo di Paul Thomas Anderson promette di spazzare via tutti i film sopravvalutati e presunti Capolavori tanto decantati da quella bocca larga di Cannibal Kid ultimamente.
Ma sarà davvero così, o mi toccherà affrontare l'ennesima delusione? 


"Quello laggiù è Ford: beve più di te e me messi insieme!"
Vizio di forma

"A quel tordo del Cannibale ho rifilato quattro schiaffoni come se niente fosse. E' andato giù già al primo."
Cannibal dice: Il nuovo film di Paul Thomas Anderson, per quanto mi riguarda uno dei più grandi registi viventi insieme a Tarantino, Malick, Lynch, Von Trier, Inarritu e Coppola, intendo Sofia, è uno di quelli che attendo con maggiore curiosità. Sono pronto per un bel trip, più che per una semplice pellicola, e spero che l'Anderson migliore del mondo (sì, meglio di Wes e pure di Pamela!) non mi deluda.
Ford dice: uno dei film più attesi dal sottoscritto per questa prima metà dell'anno. Tratto da un romanzo splendido e stracult, interpretato da Phoenix, diretto da Anderson - Paul Thomas, che tra gli Anderson è il migliore senza dubbio -, spero proprio non deluda e vada a spazzare via tutti i fantasmi di una notte degli Oscar da dimenticare. E anche Cannibale, già che ci siamo.


Le leggi del desiderio

"Eccolo laggiù, è il re degli uccelli, Cannibal Kid!"
Cannibal dice: Una settimana molto Paul Thomas Anderson, questa!
A vedere il trailer di Le leggi del desiderio, non è potuto che venirmi in mente il personaggio interpretato da Tom Cruise in Magnolia. Peccato che Silvio Muccino non sia Tom Cruise, di certo non è quel Tom Cruise che aveva tirato fuori la performance migliore della sua intera carriera, e questa pellicola da lui scritta, diretta e interpretata rischi di essere come i suoi due film precedenti Parlami d'amore e Un altro mondo, ovvero una porcata. Detto ciò, io al Muccino Jr. non ce la faccio a volergli male, quindi questo film prima o poi lo vedrò, con la speranza di trovarci dentro qualcosa di buono. Quella speranza che ormai ho perso quando vado a leggere WhiteRussian - Edizione 2015.
Ford dice: a me Silvio Muccino è sempre stato in qualche modo simpatico. Da Come te nessuno mai a Il mio miglior nemico.
Certo, ora questo non significa che correrò a vedere questo film, che probabilmente mostrerà più i suoi limiti che altro.
Quindi lascerò che se lo sciroppi Peppa, in modo da orientarmi a seconda di quella che sarà la sua opinione, per fare ovviamente tutto il contrario rispetto a quello che consiglierà.



Kingsman - Secret Service

"Ma dici che vestito da vecchio come te posso cantargliele, al Ford!?"
Cannibal dice: un action con Colin Firth? So già che Ford lo odierà più di me!
Dopo aver visto il trailer, devo ammettere però che mi aspetto una pellicola piuttosto divertente e accattivante. Per una visione disimpegnata mi sembra possa andare più che bene e so che alla fine conquisterà pure quel burbero di Ford. Sempre che riesca a sopportare l'idea di un action senza Sly o Schwarzy o un altro di quegli pseudo attori che la recitazione manco sanno cos'è.
Ford dice: Colin Firth? Dopo aver sdoganato Liam Neeson, Cannibal promuoverà anche lui!
Nonostante il regista sia il vivace Vaughn, ho come l'impressione che ci troveremo di fronte ad una delle schifezzone cosmiche più terrificanti della stagione, dunque penso che la terrò come riserva nel caso in cui mi trovassi in astinenza da bottigliate, anche se il Cucciolo quest'anno pare aver deciso di non permettere che io mi trovi nella suddetta condizione.



Automata


"Grazie robot: almeno tu, che sei privo di cervello, riesci ad esprimere pareri cinematografici più sensati di quelli del Cannibale."
Cannibal dice: Una pellicola sci-fi con protagonista Antonio Banderas mi attira all'incirca quanto una colazione insieme a Ford preparata dallo stesso Banderas, però questo film pare non sia troppo male, quindi una visioncina ci può scappare.
Ford dice: questa curiosa pellicola sci-fi giace nel mio hard-disk da tempo immemore, e a quanto pare per un motivo. Avrò finalmente modo di godermela e proporla come una delle anti-cannibalate della settimana e forse anche del mese.



Motel


"Pronto, Alejandro? Riesci a recuperare un altro attore sull'orlo del fallimento?"
Cannibal dice: Un thrilleraccio con i bolliti John Cusack e Robert De Niro? Sembra promettente quanto una notte in motel in compagnia di quello psycho di Ford.
Ford dice: John Cusack? Robert De Niro? Mancano Johnny Depp e Cannibal Kid e i quattro moschettieri del Cinema bollito saranno riuniti! Non lo guarderò neanche sotto tortura.



Spongebob - Fuori dall'acqua


"Ora sì che siamo pronti ad affrontare Ford in un incontro di wrestling!"
Cannibal dice: Avevo visto il primo film di Spongebob una decina d'anni fa. Non so sotto l'effetto di quali sostanze, un mio amico mi aveva convinto a far chiodo all'università e andare al cinema a vedere il film di Spongebob. L'avevo trovata una visione parecchio allucinante, ma in senso più negativo che positivo, quindi questa nuova avventura della pur simpatica spugna marina la lascerò a quell'eterno bambinone di Ford.
Ford dice: non ho mai apprezzato molto Spongebob, anche se senza dubbio la simpatica spugna sarà sempre preferibile all'antipatico coniglione di Casale, e dunque penso che continuerò a vivere bene pur perdendomi la sua nuova avventura cinematografica. Anche se questo, purtroppo, non mi eviterà di dover affrontare quelle del mio rivale qui nella blogosfera, giorno dopo giorno.



The Repairman


"E con questo demolisco felicemente la macchinina di Marco Goi."
Cannibal dice: Da titolo, locandina e trailer sembra una pellicola indie americana pronta per il Sundance Festival. Invece si tratta di un film italiano. La possibilità di trovarci di fronte a un esordio intrigante c'è, così come allo stesso tempo c'è il rischio di avere a che fare con una semplice scimmiottatura del cinema indie a stelle e strisce, tanto quanto Ford è la scimmiottatura, oltre che di una scimmia, di un cowboy ammeregano.
Ford dice: finto film indie italiano che pare fatto apposta per il finto radical chic che mi ritrovo come antagonista. Da parte mia, lo ignorerò felicemente.



Patria


"Prova ancora a dare ragione a Peppa Kid e ti licenzio."
Cannibal dice: Film di grande attualità su un gruppo di operai che per protesta salgono su una torre. Potenzialmente interessante, nella realtà dei fatti lo sarà probabilmente molto meno.
Ford dice: io, per protesta contro l'Academy, Cannibal e tutti i sostenitori di Birdman, salirò su una torre per colpire tutti loro meglio e dall'alto con una valanga di bottigliate.



Maraviglioso Boccaccio


"Ma chi è quello!? Cannibal Kid!? Cacciatelo subito dal set!"
Cannibal dice: Il nuovo film dei fratelli Taviani, autori del sopravvalutato Cesare deve morire, questa volta alle prese con il Decamerone di Boccaccio?
Questa è una fordianata bella e buona, anzi brutta e cattiva!
Ford dice: alle spalle l'esperienza dello splendido Cesare deve morire, i Taviani hanno alzato l'asticella delle aspettative rispetto al loro nuovo lavoro. Sarà una conferma, o uno scivolone? Solo il futuro potrà dirlo.
Una certezza, però, c'è: peggio di quanto ha fatto l'Academy non potranno fare.



Un viaggio serio... ma non troppo


"Ma questo è davvero un film!?" "Non troppo, direi."
Cannibal dice: Film amatoriale della settimana. Peggio ci sono solo (forse) i filmini di Ford.
Ford dice: film amatoriale della settimana. Peggio ci sono solo (forse) i filmini di Von Trier che riprende Peppa vestito da Coniglione nella campagna piemontese.



Zanetti Story


"Grazie, Ford. Tu si che sei uno sportivo, mica come quello sporco juventino di Casale!"
Cannibal dice: Sul serio?
A questo punto la prossima settimana mi aspetto l'uscita di Ford Story.
Ford dice: uno dei giocatori simbolo dell'altra squadra di Milano che ho stimato davvero nella mia carriera di appassionato di calcio. Potrei, dunque, concedere una visione. Giusto per ricordare i tempi in cui su White Russian imperversavano i Mondiali.


mercoledì 17 dicembre 2014

Magic in the moonlight

Regia: Woody Allen
Origine: USA
Anno:
2014
Durata:
97'
 




La trama (con parole mie): Stanley, illusionista tra i migliori al mondo sul finire degli anni venti, viene contattato da un suo vecchio compagno, eterno secondo nell'esercizio della professione di mago rispetto a lui, in modo che si rechi al suo fianco nel Sud della Francia, dove una giovanissima medium americana pare stia circuendo un'agiata famiglia nonchè l'erede della fortuna della stessa.
L'uomo, cinico e misogino, accetta l'invito stimolato dalla sfida di poter smascherare l'ennesima truffatrice e dal suo approccio alla vita, assolutamente razionale e distaccato: quando, però, Sophie farà breccia nel suo cuore, le regole del confronto cambieranno, e Stanley si ritroverà a far fronte non solo alla tempesta dei sentimenti, ma anche e soprattutto ad un approccio con il mondo, la vita e la morte decisamente diverso da quello tenuto nel corso della sua intera esistenza.
Sophie si rivelerà davvero in grado di comunicare con gli spiriti? E vinceranno i sentimenti, o la ragione? 








Personalmente, non sono mai stato in guerra allo stesso modo di alcuni - appassionati compresi - con Woody Allen, così come non ho mai pensato fosse il Maestro indiscusso che altri dichiaravano incondizionatamente fosse: ho sempre pensato che il vecchio Woody avesse regalato grandissime perle alla settima arte senza, di fatto, aver mai centrato il bersaglio grosso, scivolando soprattutto negli ultimi anni spesso e volentieri spinto da una sorta di ingordigia cinematografica - penso sia rimasto l'unico tra i grandi registi a far uscire un titolo a stagione - capace di regalare al pubblico schifezze come Vicky, Christina Barcelona o Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni, senza contare To Rome with love, forse il punto più basso della carriera del regista.
E' altrettanto vero, però, che con Match point o Midnight in Paris Allen è stato senza dubbio protagonista di prove clamorose, in grado di riportare anche i fan più hardcore ai tempi d'oro della sua produzione: Magic in the moonlight, sua ultima fatica, sinceramente non partiva con il piede giusto, qui al Saloon.
Colin Firth è uno degli attori meno sopportati a questo bancone, l'idea dell'ennesima commedia romantica dai ritmi blandi lontana dagli indimenticabili Io e Annie o Manhattan non faceva che rendermi nervoso, così come il fatto che tutto potesse suonare come una robetta da camera per vecchie signore all'ora del the.
Fortunatamente per il sottoscritto, archiviata la visione posso dirmi sorpreso in positivo, così come affermare che gli anni venti ed affini e le loro ambientazioni - Accordi e disaccordi, Ombre e nebbia, Scoop - non facciano altro che un gran bene a Woody, che senza eccedere o strafare confeziona un titolo garbato e piacevole, una commedia romantica all'interno della quale sono scandagliati i massimi sistemi senza che gli stessi siano presi o troppo alla leggera o caricati di un peso eccessivo: e perfino il tanto detestato Firth, grazie ad un personaggio antipatico quanto vulnerabile, razionale e preciso quanto preda degli istinti, si conferma una scelta azzeccata, funziona così come una davvero imbruttita Emma Stone, che comunque resta uno dei volti più interessanti che si possano sponsorizzare tra le giovani attrici USA.
L'idea del confronto tra l'idea dell'amore e l'applicazione alla vita dello stesso - ben incarnate dai rapporti tra Stanley e Sophie così come da quello dello stesso illusionista con la fidanzata storica - è ben orchestrata e decisamente profonda, così come il continuo schierarsi del protagonista contro l'illusione e l'illusionarietà dei sentimenti, colpevoli di rendere felici così come di complicare senza possibilità di appello la vita di chiunque decida di abbracciarli.
Da istintivo cronico, trovo possa essere davvero limitante vivere un'esistenza lontano da ogni tipo di sentimento o passione, pur se allo scopo di preservarsi e mantenere un logico e sensato equilibrio, eppure nel corso della visione non sono riuscito a non parteggiare per Stanley, messo all'angolo da una trama più complessa di quanto non si possa credere e pronto ad una ribalta - culminata con il colpo di scena della rivelazione del ruolo di Sophie - capace di aprire la strada al confronto con la zia, senza dubbio il charachter più interessante della pellicola e, forse, specchio delle opinioni dello stesso regista, pronto a lasciarsi andare alla magia dell'amore - e a farsi ingannare da essa - quanto a comprendere l'insensatezza insita per Natura nelle scelte di cuore.
Del resto, se non fossimo passionali non avrebbe senso neppure l'illusionismo.
Così come molte altre cose che danno colore e significato ad esistenze altrimenti piatte, noiose e grigie, fatte di stonatissime serenate eseguite con l'ukulele.
Le stelle non sono certo messe dove sono perchè noi le si stia ad ammirare estasiati, quanto per qualche legge fisica e casualità cosmica: eppure guardarle pensandole tutte come desideri inespressi o realizzati finisce per renderle decisamente più brillanti.
E dovremmo davvero ringraziare che sia così.
Un pò come fa Woody Allen con questo suo Magic in the moonlight.




MrFord




"Dancing in the moonlight
everybody's feelin' warm and bright
it's such a fine and natural sight
everybody's dancing in the moonlight."
Van Morrison - "Dancing in the moonlight" -






lunedì 19 maggio 2014

Devil's Knot - Fino a prova contraria

Regia: Atom Egoyan
Origine: USA
Anno: 2013
Durata: 114'





La trama (con parole mie): all'inizio del maggio millenovecentonovantatre, in una piccola cittadina dell'Arkansas, tre bambini di otto anni scomparvero per essere ritrovati qualche giorno dopo, seviziati ed uccisi. Le indagini della polizia, condotte in maniera piuttosto sommaria, condussero a tre principali sospettati, adolescenti alle soglie o appena oltre la maggiore età dal turbolento passato e dall'evidente disagio mentale e sociale. Il processo che ne seguì, sfruttato dai media e dagli organi di controllo come una sorta di percorso già stabilito, fu messo in discussione dal detective Ron Lax, che indagò accanto alla difesa cercando di scagionare gli imputati ed evitare agli stessi la pena di morte richiesta dall'accusa.
Nonostante lo stesso processo, le indagini di allora e quelle che seguirono, quello che accadde il giorno della morte dei tre bambini non è stato ancora, di fatto, chiarito.








Ammetto che, prima di approcciare l'ultimo lavoro del discontinuo - seppur sempre interessante - Atom Egoyan le recensioni lette in giro per la blogosfera avevano già ridimensionato le possibili aspettative della vigilia lasciando intendere, di fatto, che Devil's Knot si sarebbe rivelato una sorta di Prisoners di serie b.
Detto questo, e ragionando a mente lucida su questo film, posso dire che le suddette recensioni, di fatto, non sbagliavano definendo questo ennesimo Fino a prova contraria - i titolisti italiani devono aver raschiato il fondo del barile delle idee - una sorta di versione molto meno riuscita del grandissimo film di Villeneuve: non che Devil's Knot sia un brutto lavoro, o che manchino gli spunti per renderlo interessante, specie considerato che, dall'arrivo del Fordino, qui al Saloon siamo diventati ancora più sensibili rispetto all'argomento genitori e figli di fronte ai drammi e alle violenze di questo genere, eppure qualcosa, a partire dallo script per continuare con il cast, finisce per non convincere, di fatto ponendo accenti ed attenzione su tutto quello che di ordinario la pellicola avrebbe potuto mostrare - verrebbe quasi da dire la banalità del male - senza degnare di uno sguardo le intuizioni che avrebbero potuto renderla, al contrario, straordinaria: del resto è pur vero che lavori come il succitato Prisoners o la recente, meravigliosa True detective non si girano tutti i giorni, e non è possibile sperare che il brivido che percorre la nuca a fronte di alcune sensazioni possa ripresentarsi ad ogni thriller passato sullo schermo, eppure il risultato di Egoyan pare quello di un'occasione sprecata dietro l'inutile personaggio del dal sottoscritto detestato Colin Firth - di tutt'altra pasta rispetto al Rust Cohle di McConaughey - ed un piglio da film del sabato sera su Italia Uno, piuttosto che sull'esplorazione dell'assurdità della violenza, della barbarie celata dietro l'omicidio - o gli omicidi - di bambini, della caccia alle streghe mediatica e sociale, della critica ad una società che nasconde ben più di quanto non dia a vedere.
In quando a lavoro incompleto, Devil's Knot ricorda molto l'esordio della figlia di Michael Mann con Le paludi della morte, ma se per quest'ultima potevano essere comprensibili alcuni peccati di "gioventù", per Egoyan la scusa decade, anche e soprattutto considerata la clamorosa flessione della qualità delle sue opere, passata da cult come Il viaggio di Felicia a robetta come False verità: un peccato davvero, perchè il regista di origine armena pare manifestare la volontà di scuotersi da un torpore che dura troppo a lungo senza riuscire, di fatto, a trovare l'energia necessaria per compiere la svolta.
In un certo senso, le indagini del protagonista Ron Lax, schieratosi dalla parte dei tre ragazzi ritenuti responsabili del terrificante omicidio dei bambini scomparsi a Devil's Knot finiscono per rappresentare un'ottima analogia con il lavoro del regista: tentativi quasi disperati di cambiare la Storia eppure senza la forza che la stessa disperazione muove, riflessa anche in una misura decisamente troppo blanda dai genitori delle piccole vittime.
Onestamente, credo che lo Hugh Jackman di Prisoners fosse molto più credibile, con tutta la sua rabbia quasi cieca, rispetto ad una quasi innocua serie di figli della provincia persi tra una messa, un battesimo ed una denuncia televisiva: forse, da un certo punto di vista, questo quadro appare anche più reale di quanto non si voglia ammettere, eppure l'impressione è di una desolazione non solo rappresentata, ma anche vissuta dal punto di vista creativo da chi ha deciso di raccontare una storia non facile e complessa come questa, che in mani più salde e coraggiose avrebbe rischiato di diventare una sorta di nuovo Memories of murder, quantomeno.
Dunque, più che pensare alle promesse che il film non ha saputo mantenere, varrebbe forse la pena riflettere su una vicenda torbida ed oscura, resa ancora più agghiacciante dal fatto che sia realmente accaduta: un intrigo non ancora risolto che non ha nulla da invidiare alle atmosfere di Twin Peaks e al terrore che può generare l'animale più spietato di tutti, l'Uomo.
Peccato che, inesorabilmente, Egoyan e la sua creatura debbano invidiare al Capolavoro di David Lynch praticamente tutto il resto.




MrFord




"And she says, 'I swear I'm not the devil,
though you think I am.
I swear I'm not the devil'
he tries to sleep again
and wonders when the pain will end
the cuts, they may run deeper than his cracking outer shell."
Staind - "Devil" - 




giovedì 5 settembre 2013

Thursday's child



La trama (con parole mie): il rientro dalle vacanze, evento già di suo traumatico nella vita di ogni individuo dall'infanzia all'età adulta, è stato reso ancora più amaro da un paio di delusioni cinematografiche e da una settimana di uscite che non lascia intravedere quasi nulla di buono.
Come se tutto questo non bastasse, mi tocca ricominciare a condividere lo spazio con quel buono a nulla di Cannibal Kid, cui l'estate pare non aver fatto bene.
Dovrò dunque allargare le spalle e continuare a sopportare ancora per un pò: del resto, prima o poi ci sarà un'inversione di tendenza!

"Grazie, Cannibal! Sei stato super carino ad organizzarci una festa!"

One Direction: This Is Us di Morgan Spurlock

 
Il consiglio di Cannibal: one direction, quella opposta all’ingresso in sala
È arrivato, è arrivato!
Il film più atteso dell’anno da Mr. James Ford è arrivato!
Fa tanto l’uomo duro, quello vecchia scuola, ma in gran segreto è il fan bimbominkia numero 1 della teen band sensation del momento. Non preoccupatevi, comunque: il loro successo è stato tanto rapido, quanto rapida sarà la loro scomparsa. Nel frattempo però è arrivato persino il film documentario, che cercherà di spiegarci il perché siano tanto amati. Una cosa che se volete può spiegarvi anche Ford, risparmiandovi il prezzo del biglietto del cinema.
A sorpresa, la regia di questo docu è curata da Morgan Spurlock, quello di Super Size Me, film che non ho mai visto perché, da appassionato di cibo spazzatura dei fast-food, temo che se lo vedessi potrei non mettere mai più piede in un McDonald’s. Da un regista del genere dobbiamo aspettarci qualche sorpresa?
Mi sa di no. Sarà solo una bimbominkiata, e pure di quelle clamorose.
Il consiglio di Ford: c'è solo una direzione, per il Cannibale. Quella che porta il suo grugno contro il mio pugno.
Cominciamo la settimana del rientro decisamente male.
Morgan Spurlock, regista del decisamente noto Supersize me, intossicato dal junk food si è dato alla realizzazione di un documentario che rivel i retroscena del fenomeno One Direction, uno dei gruppi più inutili della storia della musica.
Ovviamente non sto neppure a sprecare una parola rispetto al fatto di evitarlo come la peste, più che altro mi chiedo cosa cazzo possa passare per la testa dei ragazzini che spenderanno la loro paghetta per correre in sala a guardare i loro idoli con le lacrime agli occhi.
Cannibal, tu me lo sai spiegare?

"Speriamo che Cannibal non guidi come Ford, altrimenti siamo nella merda fino al collo!"

Riddick di David Twohy

 
Il consiglio di Cannibal: cazzo riddick?
Terzo capitolo per la saga di Riddick. Io c’avevo provato, a vedere il primo episodio di questa serie, Pitch Black, ma m’era sembrato una schifezza assoluta, oltre che una noia mortale, e non ero manco riuscito a guardarlo fino alla fine. Mi sono quindi perso con enorme piacere il seguito The Chronicles of Riddick e lo stesso farò con questo, lasciando la visione al patito dei muscolazzi Ford, che oltre al sempre più bollito Vin Diesel qui si ritroverà pure il suo amichetto Bautista. Chi vuole vedere del cinema con dei veri attori, lasci invece perdere wrestler e cantanti teen fordiani…
Il consiglio di Ford: Riddick spacca!
Onestamente, non ho mai amato Vin Diesel: rispetto agli altri action heroes della sua generazione mi pare quello più bollito, e lo stesso personaggio di Riddick era stato abbandonato dal sottoscritto dopo il pur divertente Pitch black. Eppure, complice il rientro dalle vacanze, sento di aver bisogno di una tamarrata con tutti i crismi per riprendermi dallo shock delle ferie finite, e prometto addirittura, per l'occasione, di recuperare il secondo capitolo del franchise, che ai tempi avevo bellamente ignorato.

"Non pensavo che nelle fogne di Casale si potessero trovare cose del genere!"

Il mondo di Arthur Newman di Dante Ariola



Il consiglio di Cannibal: Il mondo di James Fordman fa schifo, quello di Arthur Newman speriamo sia un po’ meglio…
Un film che in genere snobberei in maniera molto snob, in questa settimana tragica mi appare come la pellicola più vedibile tra tutte, e di gran lunga. Nonostante la presenza di Colin Firth, attore che sopporto a fatica, se non altro c’è anche Emily Blunt, e in più la storia di un uomo che finge la propria morte sembra possedere dei risvolti pirandelliani dal buon potenziale. Poi finirà per essere il solito filmucolo tutto buoni sentimenti sulla scoperta di se stessi, ma se non altro sembra meno terribile delle altre proposte fordiane settimanali.
Il consiglio di Ford: il mondo di Marco Goi è molto triste.
Filmaccio che snobbo in pieno pane e salame style per dedicarmi a Riddick, Vin Diesel e Bautista, buontemponi più consoni al Saloon della fighetta Colin Firth, uno degli attori che più detesto dopo Peppa Kid, prossimo ad interpretare se stesso nel reboot di Donnie Darko.
Attenderò che ne parli il mio antagonista, giusto per farmi un'idea di quale robaccia possono aver cercato di propinarmi i distributori.

"E così quello è Ford!? Che animale strano!"

Moebius di Kim Ki-Duk

 
Il consiglio di Cannibal: Kim Va-da-via-il-Ku
Quello di Kim Ki-Duk è uno di quei nomi che al solo sentirli mi viene da sbagliare. Un altro di questi nomi è Mr. James Ford, of course. Gli appassionati del soporifero regista sudcoreano come il mio blogger nemico troveranno di che divertirsi anche con questa sua nuova fatica, tutti gli altri come me meglio evitino. A meno di non volersi fare un bel sonnellino in sala. In questo caso, mi sa che Moebius potrebbe tornare molto utile.
Il consiglio di Ford: Kim Spacca il Kul al Kid
Kim Ki-Duk, uno dei registi orientali più importanti degli ultimi vent'anni, alle spalle la presunta crisi creativa che lo aveva tenuto lontano dalle scene per parecchio tempo, torna con un nuovo titolo che segue Pietà, vincitore del Festival di Venezia dello scorso anno. Devo ancora recuperare anche quello, dunque l'uscita di questo Moebius potrebbe essere l'occasione giusta per sfoderare una mini maratona dedicata al buon Kim, con buona pace di chi non si intende di Cinema d'autore come il mio rivale.

"La recensione di Cannibal de Il principe abusivo è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso."

L’intrepido di Gianni Amelio

 
Il consiglio di Cannibal: intrepido chi va a vederlo
Che è, questa? La settimana dell’orgoglio anti-Cannibale?
Dopo Kim Ki-Duk, un altro autore o pseudo autore che mi annoia profondamente: Gianni Amelio, il regista che non ammalia. In più, in questo suo nuovo film ci propone l’ormai insopportabile Antonio Albanese come protagonista, in quella che si preannuncia come una storia in grado di riflettere sulla situazione di (non) lavoro nell’Italia di oggi ma che, come al solito nel cinema italiano di oggi, potrebbe farlo con una miriade di banalità. Intrepido, ma soprattutto incosciente, chi come Ford vorrà andare a vederlo.
Il consiglio di Ford: caro Gianni, questa roba mi pare troppo poco intrepida!
Come il mio petulante compare di rubrica ha sottolineato, ho sempre considerato Amelio uno degli autori più interessanti del panorama italiano, autore di cose enormi come Lamerica o Così ridevano, per non parlare de Il ladro di bambini. Peccato che, pur da suo sostenitore, non riesco proprio a farmi stuzzicare da un film che promette una banalità dietro l'altra, e che non mi pare abbia proprio nulla che possa in qualche modo rilanciare la produzione nostrana in quest'ennesima annata buia e scialba.

"Ford, Cannibal, certo che le sparate proprio grosse, vuoi due!"

La religiosa di Guillaume Nicloux



Il consiglio di Cannibal: prego per non guardarlo
Questa è davvero una settimana anti-cannibale. Cos’è, un complotto di Ford sofferente per la sindrome del post-rientro dalla vacanze?
Se c’è una cosa che faccio fatica a sopportare, quasi quanto i film con attori-wrestler, sono le pellicole a tematica religiosa. Sarà anche francese, sarà anche ben diretto e interpretato (e in una settimana di anti-attori come questa non è una cosa da poco), ma l’idea di vedermi un film ambientato in un convento mi attira quasi quanto fare un salto in un vero convento, magari pure insieme a quella suorina di Ford.
Il consiglio di Ford: è in arrivo una scomunica doppia per il sottoscritto e Cannibal Kid. E noi ne siamo fieri.
La prima settimana dopo il rientro dalle ferie - unita alle delusioni di In trance ed Elysium - non promette niente di buono per l'autunno che incombe su questo povero Ford ancora avvezzo ai ritmi della spiaggia e alle infradito: almeno in questo caso parliamo di un film che due anticlericali di ferro come il sottoscritto e Coniglione Kid si troveranno ad ignorare neanche fossero alleati. Ci sarà mica lo zampino del demonio!?

Suorina Kid in un momento di profondo pentimento.

martedì 24 gennaio 2012

La talpa

Regia: Tomas Alfredson
Origine: Francia/Uk/Germania/Svezia
Anno: 2011
Durata: 127'


La trama (con parole mie): Smiley, con l'uscita di scena del suo capo all'intelligence britannica Control, si ritrova di nuovo nel pieno dell'azione richiamato dalla pensione per snidare una talpa che da anni si muove ai vertici dell'organizzazione, lo stesso uomo che era costato un'importante missione in Ungheria e l'apparente dipartita di un agente, Jim Prideaux.
Muovendosi nell'ombra all'interno degli ambienti in cui ha passato la sua vita, Smiley si ritroverà a dover scegliere gli alleati e le pedine migliori per una partita a scacchi con gli avversari russi, il destino e la nemesi che si cela alle sue spalle, responsabile di molti degli eventi in grado di mettere alle strette Control, il governo britannico e lui stesso.





Ne ho sentite davvero di tutte, a proposito di questo lavoro di Tomas Alfredson.
Dal Capolavoro alla noia mortale, senza dubbio pare si sia guadagnato l'appellativo di pellicola più dibattuta - almeno online - dai tempi di Melancholia.
Personalmente, l'opera precedente del regista - l'osannatissimo Lasciami entrare - tolte un paio di scene clou ha rappresentato uno dei film più sopravvalutati degli ultimi anni, nonchè uno dei pochi che, proprio per noia, riuscii a portare a termine soltanto in due visioni distinte, una cosa più unica che rara in casa Ford.
La talpa pare essere, in questo senso, una conferma: una grande prova di regia e comparti tecnici assolutamente priva dell'anima e del mordente necessari per avvincere il pubblico ed affermarsi come cult, perlomeno di genere.
Dunque, per quale motivo ho scelto di dare una valutazione discreta ad una pellicola che, a quanto pare, meriterebbe soltanto sonore bottigliate?
Perchè La talpa - così come, forse, il suo predecessore nella filmografia di Alfredson - è una di quelle pellicole da sedimento, che al principio irritano o annoiano per essere poi rivalutate nel tempo, o valere almeno un ulteriore tentativo affinchè questo fenomeno certo raro possa compiersi: personalmente, a fare da riferimento per questa schiera ho un precedente più che illustre, The heat di Michael Mann, visto quando ancora non ero pronto per un'opera di quella portata e rivalutato negli anni ad ogni visione successiva.
Rispetto a questo film, dunque, resto tutto sommato fiducioso, e pronto ad affidarmi ad una seconda - rivelatrice? - visione in futuro: per ora resta una confezione impeccabile - regia ottima, fotografia da urlo, richiamo ai capisaldi del genere in pieno stile seventies riuscito alla perfezione - al servizio di una storia macchinosa e bolsa, non tanto incomprensibile - come molti hanno scritto - quanto priva di anima, come la quasi totalità dello stellare cast, compreso il comunque ottimo Gary Oldman, troppo impegnato ad immergersi - in tutti i sensi -  nel suo algido Smiley per scoprire che, di cuore, questo protagonista comunque sulla carta straordinario risulta assolutamente privo.
Spiccano soltanto Mark Strong - che a questo punto potrebbe cimentarsi davvero in qualcosa di più dei consueti film action cui ci ha abituati - ed un superlativo - ma questo già si sapeva - Tom Hardy, mentre il resto dei grossi nomi, a parte portare a casa la pagnotta, fa poco per staccarsi dall'atmosfera di stanca trasmessa dalla pellicola: su tutti, il pessimo Colin Firth, sempre uguale a se stesso - come giustamente sottolineato da Julez - e decisamente svogliato nel portare sullo schermo uno dei personaggi al contrario più interessanti dello script, fornendone quasi un'involontaria caricatura.
Riallacciandomi proprio all'appena citato Firth, potrei quasi sbilanciarmi affermando che La talpa rappresenta, per il genere spionistico, quello che il terribilmente vuoto Il discorso del re fu per l'autorialità da grande pubblico lo scorso anno: non, dunque, un film brutto nel senso realizzativo del termine, quanto fiacco.
Ai tempi ricordo che usai il termine di "sala da the" per il lavoro di Tom Hooper: rispetto a quello Alfredson fa certo di meglio, eppure il suo lavoro sa tanto di un gin tonic annacquato rispetto al Tanqueray liscio che mi sarei aspettato.
Resta comunque chiaro il fatto che si stia parlando di un film profondamente autoriale, e decisamente di valore - tecnicamente parlando, almeno -, e non di un'immondizia galattica come quelle proposte spesso e volentieri nelle nostre sale, eppure l'impressione, soprattutto rispetto ai suoi lati positivi, è quella di un'enorme occasione sprecata dal regista per compiere il salto di qualità che i suoi fan più fedeli si sarebbero aspettati dopo il suo esordio ed i detrattori - come il sottoscritto - si erano auspicati di fronte ad un'abilità dietro la macchina da presa certamente invidiabile.
Chissà, forse il tempo darà ragione a lui: eppure fino ad ora quello che resta è un piatto insipido e totalmente privo della passione necessaria a renderlo un must senza se e senza ma.
Di noia, dunque, non si tratta - la lentezza soporifera è ben altra, fidatevi -, ma allo stesso modo i Capolavori di genere, quelli veri, come La conversazione, I tre giorni del condor e Tutti gli uomini del Presidente sono ad un livello che questa talpa da merendina si può solo sognare.


MrFord


"I'm a spy in the house of love
I know the dream, that you're dreamin' of
I know the word that you long to hear
I know your deepest, secret fear
I'm a spy in the house of love
I know the dream, that you're dreamin' of
I know the word that you long to hear
I know your deepest, secret fear
I know everything
everything you do
everywhere you go
everyone you know."
The Doors - "The spy" -



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