lunedì 24 settembre 2012

Transporter 3

Regia: Olivier Megaton
Origine: Francia, USA, UK
Anno: 2008
Durata: 104'




La trama (con parole mie): passata la parentesi negli States, Frank Martin è tornato a stabilirsi sulla costa francese, in pace con se stesso e pronto a dedicarsi senza patemi ad attività rilassanti come la pesca.
Quando, dopo aver rifiutato un lavoro - ovviamente a modo suo - l'autista da lui stesso consigliato si ripresenta in fin di vita e con il "pacco" da consegnare, inizia per lui una corsa contro il tempo che da Marsiglia lo porterà fino a Odessa, nel cuore dell'Ucraina.
La missione è custodire Valentina, figlia di un potente politico, in modo che quest'ultimo possa dimenticarsi della tutela ambientale e permettere l'attracco di navi che trasportano materiali radioattivi: peccato che Johnson, organizzatore del piano, ed i suoi, non abbiano fatto i conti con il vecchio Frank, l'effetto che l'ex componente delle Forze Speciali potrebbe avere sulla ragazza, il vecchio ispettore da sempre alleato del Nostro e con la pioggia di legnate pronta a cadere sulle loro teste.




Il fatto che il cognome del regista ricordasse quello di un Transformer doveva essere un segnale forte e chiaro. Ma non mi è bastato.
Questo perchè io voglio proprio bene, a quello spaccaculi di Jason Statham.
Pugni pronti a scattare, una - forse mezza - espressione, molta ironia. All'inglese, però. Niente di sguaiato.
E vi confesso di voler bene anche alla trilogia di Transporter, che ora fa orgogliosamente parte della collezione - ormai piuttosto imponente - di dvd del Saloon.
Nonostante Besson ed i suoi registi ombra dal richiamo ai robottoni figli degli anni ottanta.
Scorrendo le informazioni sul retro del box, questo terzo capitolo delle avventure di Frank Martin pareva porre basi decisamente interessanti: un minutaggio finalmente oltre l'ora e mezza, un viaggio in macchina da Marsiglia ad Odessa, corse alla Fast&Furious e pestaggi roboanti.
Inutile dire che l'aspettativa, considerato il livello di trash dei due precedenti, era altissima.
Invece, sia bandito dalla galassia Megaton con tutti i suoi discepoli, il risultato è senza dubbio il peggior film della trilogia, che in questi casi non è mai una cosa positiva, considerata la qualità artistica media dei prodotti in questione: se si eccettuano la colonna sonora - che ripesca gran pezzi dai novanta in poi - e le consuete e curatissime scene di combattimento - coreografate da Corey Yuen, che firmò parte della regia del primo capitolo, e seguì la parte "fisica" dei successivi -, il resto è davvero al limite del trascurabile, complici comprimari da telenovela ucraina decisamente non all'altezza del monolitico Statham, prima fra tutte la spalla femminile Valentina, personaggio piatto che più piatto non si può portato in scena con sex appeal decisamente inferiore rispetto alle sue colleghe dei capitoli precedenti ed impreziosito da un campionario di frasi da biscotti della fortuna dei poveri decisamente imbarazzante, pronte a fare faville nei momenti più "riflessivi" della storia.
Ed è proprio questo, a nuocere maggiormente al risultato finale: un titolo come Transporter, di fatto, dovrebbe essere costruito principalmente su botte e risate sguaiate, evitando come la peste pessime parentesi romantiche o introspettive, destinate a rallentare clamorosamente il ritmo e spegnere il sacro fuoco dell'esaltazione necessario come l'ossigeno per i fan hardcore del genere come per chiunque voglia sperare di concludere la visione.
Poi, certo, non accadrà mai che io vi sconsigli di buttarvi in un'avventura pane e salame di grana grossa di questo tipo, in grado a mio parere di rilassare come poco altro su uno schermo, ma l'idea che la vicenda di Frank Martin possa essersi conclusa con il suo film più sottotono effetivamente tende a dispiacermi, dunque continuerò a coltivare in segreto la speranza che Statham torni ad impersonare uno dei suoi charachters più riusciti e ci regali un poker che possa effettivamente concludere con il botto la sua storia.
Senza alcuna Valentina di mezzo a tentare la via melò.
In fondo, parliamo di Transporter.
E più che il buon Jason con i muscoli tesi e denti sparati in orbita a suon di calci quasi rotanti non si vuole proprio vedere.


MrFord


"Now I'm ready
to close my eyes
and now I'm ready
to close my mind
and now I'm ready
to feel your hand
and lose my heart
on the burning sands."
The Stooges - "I wanna be your dog" -



domenica 23 settembre 2012

Transporter: extreme

Regia: Louis Leterrier
Origine: Francia, USA
Anno:
2005
Durata:
87'



La trama (con parole mie):  Frank Martin, ex agente delle Forze Speciali specializzato in trasporti "eccezionali", vive un periodo di pausa dal suo consueto impiego a Miami, al soldo della famiglia Billings, per la quale si incarica di scarrozzare il piccolo Jack a scuola e dal dottore.
Quando una banda di mercenari e terroristi decide di rapire il bambino in modo da infettare con un pericoloso virus il padre, al centro della lotta ai cartelli della droga colombiani, Frank torna sulla strada deciso a risolvere la faccenda da par suo.
Ovviamente, per quanto il boss dei criminali Gianni Chellini e la sua amante/guardia del corpo Lola possano mettercela tutta, il piano è inesorabilmente destinato a crollare sotto una raffica di colpi dietro l'altra del buon "autista".




Ringrazio il Cinema, l'alcool, la vita ed il panesalamismo di avermi tirato fuori da quel periodo oscuro di qualche anno fa in cui mi tuffai a capofitto solo ed esclusivamente nell'autorialità, precludendomi per troppo tempo il gusto di godere di pellicole come questa.
Perchè indubbiamente la trilogia dedicata all'autista speciale Frank Martin, figlia di tutto il peggio del trash legato all'action anni ottanta e novanta, non sarebbe mai entrata in casa Ford senza una robusta dose di desiderio di evasione totale dei neuroni: ed ancora oggi, vista con tutta la gioia e la goduria possibili, risulta effettivamente essere un prodotto alle soglie del terrificante, eppure proprio per questo irresistibile agli occhi di un Expendable redento dall'essai come il sottoscritto.
Ricordo quando, ormai un paio d'anni fa, riscoprii il primo capitolo della saga in pieno fervore da visione di Statham alla corte di Sly e soci, riuscendo addirittura a superare il fatto che il tutto fosse scritto e prodotto da Luc Besson, uno dei registi in assoluto meno amati qui al Saloon: con questo secondo giro di giostra le avventure del buon trasportatore si fanno ancora più eccessive, sopra le righe e roboanti, complice un plot al limite del ridicolo che pare confezionato ad hoc per regalare al pubblico sequenze di grande impatto soprattutto per quanto riguarda le coreografie di combattimento - realizzate sfruttando vestiti, armi occasionali ed ambiente circostante con spettacolari risultati -, oltre ad un paio di vere e proprie perle da fantascienza dell'inseguimento in auto - il volo tra gli edifici, la bomba sganciata piroettando attorno ad una gru, il passaggio "sui tetti" -, senza contare un gruppo di criminali che il buon Frank sarà più che lieto di asfaltare e che paiono usciti dai peggiori serial in stile Renegade, dal boss in stile finto padrino interpretato da Alessandro Gassman alla killer o presunta tale con la mania di leccare l'intera faccia di Statham passando attraverso un campionario di sgherri degni del peggior b-movie.
Eppure, nonostante tutto questo, se osservato dal corretto punto di vista - e conviene, perchè non penso che il vecchio Jason possa prendere bene un rifiuto da snob della settima arte - questo Transporter extreme rischia di sfiorare vette alle quali neppure il primo della serie ci aveva abituati - anche se la sequenza sui pedali della bicicletta coperto di grasso ancora resta la numero uno -, mantenendo alti ritmo e dosi di adrenalina, nonchè profondo senso di gasamento in tutto il pubblico, che sia maschile - le scazzottate dell'antieroe solitario sono sempre uno spasso - o femminile - Jason Statham, in completo o a petto nudo, è sempre uno spasso -.
Curiosa la presenza di Matthew Modine, che tutti voi ricorderete in Full metal jacket e che, negli anni, ha subito una brusca frenata all'ascesa della sua carriera. 
Non resta molto da dire, se non che ci troviamo di fronte ad uno dei più grandi eredi della tradizione action nata con gli Stallone, gli Schwarzenegger e i Van Damme e proseguita a suon di imprecazioni dal Bruce Willis della quadrilogia dedicata a McClane: se nel panorama attuale esiste qualcuno in grado di eguagliare le gesta di questi inarrivabili eroi del passato, è senza dubbio questo coriaceo anglosassone dal passato di combattente.
E qui dietro al bancone siamo tutti con lui.


MrFord


"It'll all click when the mortgage clears
all our fears will disappear
now you go to bed
I'm staying here
I've got another level that I want to clear."
The Servant - "Cells" -


sabato 22 settembre 2012

The yards

Regia: James Gray
Origine: USA
Anno: 1999
Durata: 115'




La trama (con parole mie): il giovane Leo Handler torna a casa dopo quasi due anni di carcere scontati senza fare i nomi dei suoi inseparabili amici, divenuti nel frattempo pezzi grossi del quartiere al lavoro per lo zio acquisito del ragazzo, Frank Olchin, nel giro delle riparazioni dei vagoni e delle linee metropolitane che dalla Grande Mela portano fino al Jersey.
L'uomo vorrebbe che Leo frequentasse un corso di due anni da meccanico per poi iniziare a lavorare onestamente e si offre di mantenere lui e la madre fino al termine degli studi, ma la spinta di Will, braccio destro di Frank e amico d'infanzia di Leo è decisiva perchè quest'ultimo sia affiancato a lui sul campo.
Will si occupa principalmente di spianare la strada affinchè la società di Frank si assicuri gli appalti migliori sulla piazza, spesso e volentieri grazie a corruzione e violenza: quando il gioco comincia a farsi pesante e ci scappa il morto, però, Leo si troverà di nuovo tra l'incudine e il martello, la Famiglia e la Legge.




Lo ammetto senza fare troppi giri di parole: io adoro James Gray.
Nel Cinema americano recente, nessuno meglio di lui mi pare abbia saputo raccogliere l'eredità pesantissima dello Scorsese degli esordi, di Mean streets e Taxy driver, mescolandola a quello che ha portato il vecchio Marty al tanto atteso Oscar con The Departed.
Dal fulminante esordio con Little Odessa all'ultimo, magnifico Two lovers - in attesa del nuovo progetto, atteso per il 2013 -, questo giovane regista è stato in grado di fotografare la realtà del confronto tra la famiglia di sangue e quella d'adozione - spesso legata alla criminalità - in quell'angolo di mondo caotico e magico per tutti gli spettatori di un certo tipo di Cinema che è la strada che corre dal cuore di New York agli angoli più remoti del Jersey, persa nei meandri di città che paiono costruite da pochi giorni ma che hanno visto decenni di lotte, sangue e morte consumarsi nelle loro strade - delle quali anche I Soprano furono interpreti d'eccezione -.
The yards, fratello minore di quello che diverrà il successivo I padroni della notte, era l'ultima delle opere di Gray che ancora mancava all'appello in casa Ford, una visione che ho ripescato con enorme piacere ed ennesima conferma del talento di questo autore ancora troppo poco noto al grande pubblico: sfruttando al meglio un cast che tornerà spesso e volentieri di fronte alla sua macchina da presa - dall'attore feticcio Joaquin Phoenix a Marc Wahlberg che saranno di nuovo uno accanto all'altro nel già citato I padroni della notte, a James Caan, per culminare con una strepitosa Charlize Theron -, uno spiccato gusto per una messa in scena profondamente teatrale - forse la differenza più evidente rispetto all'approccio "street" dei primi lavori scorsesiani - ed una sceneggiatura potente e secca scritta a quattro mani con Matt Reeves - che diverrà noto al grande pubblico per il giocattolone Cloverfield - il regista confeziona un prodotto di grande stile che ricorda il meglio dei crime movies made in Usa nel corso degli anni settanta ed opere più recenti quali Donnie Brasco e Carlito's way, un dramma amaro e terribile in cui nulla - o quasi - è destinato ad andare per il verso giusto, frutto delle scelte e del fato di personaggi assolutamente umani lanciati a tutta velocità in una discesa che conduce inevitabilmente allo schianto.
Emblematici i casi dei tre giovani protagonisti, legati da sentimenti forti quanto pericolosi - l'amore segreto di Leo per Erica, l'amicizia che lo lega a Will e la proposta di matrimonio di quest'ultimo alla ragazza - e già segnati e dati in pasto ad un mondo "degli adulti" corrotto, corruttore e corruttibile, di fronte al quale non avranno alcuna arma o possibilità di uscire indenni: Will, che Leo ha protetto nel periodo trascorso in carcere, passa dal ruolo dell'amico scomodo che condurrà sempre sulla cattiva strada a quello di vittima sacrificale di un gioco che sarebbe stato lui stesso pronto a sfruttare, parallelamente al distacco che porterà il suo vecchio "fratello" a compiere scelte apparentemente inconcepibili in un mondo all'interno del quale vige la regola del silenzio.
Ma tutto il dramma portato sullo schermo da Gray assume una dimensione ancora maggiore negli occhi tristi di Erica, che pare lottare con tutta se stessa affinchè l'oscurità che si annida all'esterno possa non entrare nella sua casa, o in quella che spera di costruire: Charlize Theron da così corpo ed anima ad un baluardo che non ha possibilità - come la madre di Leo, un'ottima Ellen Burstyn - di fronte al buio che campeggia spesso fuori dalle porte di case minacciate da continui blackout - dell'anima? -.
Forse è troppo prematuro definire James Gray lo Scorsese dei nostri tempi, eppure con la sua vena crime notturna e melodrammatica, violenta e triste, costruita su tanti vinti e nessun vincitore, continuo a scoprire e riscoprire tutta la potenza di un grande narratore dei bassifondi, un profondo conoscitore di quei legami di sangue in grado di spezzarci dentro, e che con ogni probabilità non riusciremo mai a spezzare a nostra volta.
Se non pagando un prezzo sempre troppo alto.


MrFord


"You can look at the menu
but you just can't eat
you can feel the cushion
but you can't have a seat
you can dip your foot in the pool
but you can't have a swim
you can feel the punishment
but you can't commit the sin."
Howard Jones - "No one is to blame" -


 

venerdì 21 settembre 2012

Last friday night

La trama (con parole mie): malgrado le ferie del sottoscritto, la rubrica più controversa dei due più controversi antagonisti della blogosfera resta un appuntamento imperdibile (!?) e garantito in modo da permettere a chiunque voglia di affrontare il weekend delle uscite in sala con i migliori strumenti possibili, ossia i miei illuminati consigli e quelli come sempre decisamente deliranti della regina delle suocere Cannibal Kid. 
Nonostante tutto, nel bene e nel male questa settimana troverete addirittura film in grado di mettere d'accordo perfino i due protagonisti delle ormai leggendarie Blog Wars: questo non significa, però, che le pellicole in questione siano di quelle memorabili.

"Sono gli urletti a squarciagola del Cannibale quelli che sto sentendo!?"
Magic Mike di Steven Soderbergh


Il consiglio di Cannibal: magic moments (soprattutto per Ford)
Ecco il film che Miss Jane Ford aspettava con ansia. Sì, ancora più de I mercenari 12 in cui verrà utilizzato l’ologramma di Bruce Lee.
Gli idoli fordiani Channing Tatum e Joe Manganiello (un cognome, un programma) per tutto il tempo a torso nudo. E forse non solo a torso nudo. Cosa può chiedere di più? Stallone e Schwarzy che limonano? Quello magari ne I mercenari 13…
Ma come sarà a livello cinematografico, questa sorta di Full Monty ispirato alla vera vita del Tatum? La regia è firmata da Steven Soderbergh, che uno dice “Stica!”, peccato che dopo la notevole accoppiata Erin Brockovich/Traffic non è che abbia fatto tutti sti film grandiosi, si veda il recente Contagion.
Comunque una pellicola da vedere, possibilmente lontani da Ford che lancerà urletti eccitati a ogni muscolo esibito ahahah.
Il consiglio di Ford: magic (non Orlando)
Nonostante il mio antagonista cerchi di mascherare la sua attesa da dodicenne in crisi d'astinenza da Twilight per questo film sviando le attenzioni sul sottoscritto, devo dire che mi incuriosisce parecchio
la versione Full Monty targata Soderbergh. Certo, la carriera del buon Steven non è stata sempre lineare, eppure qualcosa mi dice che questa volta ci si potrà divertire. Certo, se poi preferite come il mio antagonista la danza classica al wrestling vi divertirete anche di più!

"Devi lavorare un pò di più se vuoi essere in forma come Ford: non vorrai ridurti come il Cannibale!"
I bambini di Cold Rock di Pascal Laugier


Il consiglio di Cannibal: e andateveli pure a vedere, questi Cold Rock kids
Film visto qualche giorno fa, presto la recensione.
Qualche anticipazione?
Thriller con venature horror parecchio teso e con qualche colpo di scena ben assestato. Quasi come i colpi verbali (e non solo) inferti da me al lento Ford con una velocità che i suoi arrugginiti Expendables possono sognarsi.
Non un nuovo cult horror assoluto, ma un candidato (non a sorpresa) al titolo di film della settimana.
Il consiglio di Ford: una sorpresa, questo Ford (tall) man.
Nonostante il curioso titolo italiano e le premesse date dalla presenza del regista del da me detestato Martyrs, devo ammettere che questo film mi ha colpito discretamente - visto e recensito poco tempo
fa con grande anticipo sul mio apparentemente veloce rivale:
Non si tratterà della pellicola dell'anno, o dell'horror del momento, eppure tutto funziona e i colpi di scena non mancano. Senza dubbio, una delle proposte più interessanti della settimana.

"Ti prego, Ford, non lasciarmi qui! Piuttosto che restare sola col Cannibale, vengo in macchina con te!"
Candidato a sorpresa di Jay Roach


Il consiglio di Cannibal: film a sorpresa?
Speriamo sia un film davvero a sorpresa, e non solo la solita commediola che parte da buone intenzioni di satira politica, e si risolve nella solita celebrazione dell’American way of life.
I due protagonisti Zach Galifianakis e Will Ferrell mi stanno simpatici, al contrario di Ford, ma non è che siano una grande garanzia di qualità cinematografica, in questo caso proprio come Ford.
In attesa delle elezioni americane, e pure di quelle italiane, dovrebbe essere una visione divertente. Di sicuro più di un Clint Eastwood ormai fuso che crede di far ridere parlando con una sedia vuota…
Il consiglio di Ford: non votate per il Cannibale!
Ormai le bottigliate riferite alla politica - italiana e non – stanno raggiungendo un livello di guarda tale da ridurmi allo stato di anarchico eremitaggio, tanto che perfino il buon Clint mi fa rizzare i capelli con uscite decisamente troppo sopra le righe. In questo caso mi pare che il livello cinematografico sia lo stesso che ci tocca sopportare ogni giorno nella terra dei cachi, e nonostante Galifianakis mi stia simpatico ed abbia generato un tormentone tra me e Julez rispetto alla sua - e mia - barba, Ferrell proprio non lo
reggo, un pò come la suocera per eccellenza Cannibal Kid. Bocciato già dal trailer.

"Te l'avevo detto di andare in palestra con Ford, tu non mi hai dato ascolto e questo è il risultato!"
Woody di Robert B. Weide


Il consiglio di Cannibal: io preferisco magnarmi un Wudy AIA e dare un pugno a Ford facendolo gridare “AIA!”
Visto che Woody Allen non fa già abbastanza film, ora tra una sua uscita e l’altra arriva pure un documentario su di lui. Io lo apprezzo moderatamente, ma non sono un suo enorme fan, quindi questa visione non mi suscita un particolare entusiasmo e nemmeno la schifo come certi blog di cui preferisco non fare il nome. Diciamo che se proprio volessi approfondire sul mondo alleniano, la potrei prendere in considerazione. Per il momento preferisco dedicare il mio tempo a cercare di sconfiggere il malefico Mr. Ford e conquistare il mondo buahahah!
Il consiglio di Ford: non il primo dei documentari, non il migliore dei Woody.
Da sincero amante dei documentari - ed altrettanto sincero detrattore della piccola Katniss Kid - questa uscita tappabuchi che racconta la carriera del buon Allen mi pare la solita pippa da radical chic che
sono solito bastonare almeno quanto il mio antagonista almeno una volta la settimana.
Preferisco scoprire - o riscoprire - le cose migliori di uno dei più grandi interpreti del Cinema americano degli ultimi decenni che spararmi questa roba, che lascio volentieri a chi - come il Cannibale - si diletta e si trastulla con il suo ego ad ogni minuto del giorno e della notte.

"Leggere Pensieri cannibali mi è costato un milione di dollari di terapia!"
The Words di Brian Klugman, Lee Sternthal


Il consiglio di Cannibal: don’t listen to the words of Ford, just listen to mine
Lo spunto mi sembra molto interessante. È la storia di uno scrittore fallito, proprio come me e Ford ahahah, che all’improvviso si trova tra le mani un potenziale grande successo letterario di cui però non è autore. Che farà?
Negli Usa il film è stato un floppone, la critica l’ha massacrato, io però non mi fiderei così tanto degli americani e non lo vedo affatto così male, anzi…
Il consiglio di Ford: per una volta, non spreco parole.
Questo film, probabilmente, farà cagare quanto Limitless, ma per una volta esco dal personaggio e dallo spazio tempo dei consigli che diamo solo apparentemente in stereo io e il Kid. La sua battuta (?) su noi due scrittori falliti vale di certo più della pellicola e di qualsiasi commento. Bravo.

"Ford dice che Gmail gli sabota il formato, ma mi pare una scusa per farmi sempre stare chiuso in casa ad impaginare i post del venerdì!"
Una donna per la vita di Maurizio Casagrande


Il consiglio di Cannibal: una donna per la vita? Basta non sia Mrs. Ford!
Ed eccoci arrivati alla parte più temuta delle uscite, sia da me che da Ford, quella dedicata ai film italiani, questa settimana presenti con due titoli.
Il primo davvero improponibile. Dal trailer questo “film” sembra far rimpiangere pure il cinepanettone e pure il blog WhiteRussian, oserei quasi sbilanciarmi. Se poi guardiamo il cast, tra Giobbe Covatta (ossignur!), Vincenzo Salemme, Biagio Izzo e compagnia brutta, mancano giusto Van Damme e Chuck Norris e poi siamo a posto.
Il consiglio di Ford: un expendable per la vita.
Dopo la Blog War sui film più brutti, non ho il coraggio di provarci anche con questo.
Corro subito a rivedermi tutta la filmografia di Van Damme sperando che un calcio rotante possa farmi riprendere dallo shock del trailer. Guardatelo, se vi volete male.

"Ford, Cannibale, considerati i vostri giudizi sui titoli italiani in sala neppure una benedizione potrà più salvarvi!"
Il rosso e il blu di Giuseppe Piccioni


Il consiglio di Cannibal: né rosso, né blu
Margherita Buy nella parte della preside di un liceo? Un incubo! Potrebbe essere un grande horror, peccato che in Italia quasi nessuno faccia più horror. Si tratta invece più prevedibilmente di una commedia. Bah, non lo so. Potrebbe anche non essere del tutto da bocciare. Magari da rimandare a settembre (ma facciamo del prossimo anno), insieme a quel somaro del Ford.
Ora faccio come il regista, Piccioni, e me ne volo via.
Lo so: questa battuta era da 4 in pagella. A essere generosi.
Il consiglio di Ford: nè rosso, nè blu. Questi film non li guardo più.
Basta pseudo-Cinema italiano. Davvero. Basta. È un'iniziativa umanitaria portata avanti da Cannibal Kid e
MrJamesFord, che si propongono di iniziare uno sciopero di scontri fino a quando non verrà interdetta la distribuzione in sala di certa roba.

"Ora riporti subito a Katniss Kid il diario che le hai rubato: per colpa tua è tutta la mattina che resta chiusa in bagno a piangere!"

Fearless - Senza paura

Regia: Peter Weir
Origine: Australia/USA
Anno: 1993
Durata: 122'




La trama (con parole mie): Max Klein, architetto di San Francisco, sopravvive per miracolo ad un disastro aereo nel quale perde la vita il suo socio e migliore amico, passando per eroe dopo aver portato in salvo alcuni tra i sopravvissuti ed attraversando un periodo legato alla sensazione di invulnerabilità data dall'aver portato a casa la pelle dopo un simile evento.
Monitorato dallo psicologo Perlman, inviato dalla compagnia aerea per controllare la sua salute mentale, l'uomo pare incapace di tornare all'esistenza che aveva tranquillamente vissuto fino al fatidico giorno dell'incidente, e finisce per allontanarsi dalla moglie e dalla famiglia per legare sempre più con Carla, una donna che nello schianto ha perduto il figlio: tra i due si stabilirà un legame che condurrà entrambi ad un nuovo confronto con la vita.





A volte, ma solo a volte, capita anche che grazie ad alcuni passaggi in tv - ovviamente non sui canali principali, intasati normalmente di porcate inenarrabili - si vengano a scoprire piccoli gioiellini nascosti che erano sfuggiti alla visione: è il caso di questo Fearless, uno dei pochissimi lavori di Peter Weir che ancora mancavano all'appello in casa Ford e certamente non uno dei suoi titoli più noti, scovato da Julez - poi pentitasi di avermi suggerito di recuperarlo - grazie al fascino di una delle prime sequenze, dedicata ad una parte dell'incidente aereo che da origine alla vicenda.
Weir, da sempre affascinato dalla Natura e dall'idea di smarrimento dell'Uomo - il giovane Neil Perry nel supercult L'attimo fuggente, o le ragazze di Picnic ad Hanging Rock -, si dedica con la consueta passione alla sceneggiatura firmata dallo stesso autore del romanzo cui è ispirata, Rafael Yglesias, una vera e propria indagine sulla solitudine che attanaglia i sopravvissuti ad eventi straordinari e catastrofici.
Appoggiandosi quasi completamente sulle spalle di un ottimo Jeff Bridges, la vicenda si sviluppa a partire da una sorta di delirio di onnipotenza divenuto una vera e propria difesa da un mondo che non riesce più a capire del protagonista Max Klein, architetto di successo che pare trovare nell'incidente aereo una sorta di nuova visione della vita e della quotidianità: a farne le spese è principalmente il rapporto con la famiglia, in particolare con la moglie - una come sempre poco sopportabile Isabella Rossellini -, quasi l'incapacità di comunicare le sensazioni legate alla sua nuova condizione di sopravvissuto "immune alla morte" si trasformi di fatto in un muro invalicabile in grado di mettere a rischio anche sentimenti da sempre rispettati.
Lo svilupparsi, parallelamente, del rapporto con Carla - distrutta dal senso di colpa per la morte del figlio della quale si crede responsabile e per il fatto di essergli sopravvissuta - permette a Max di sviluppare un ulteriore allontanamento dalla realtà che fino al giorno prima dell'incidente aveva vissuto ed amato, una realtà che non ha più significato, dalla quale l'uomo riesce a proteggersi quasi avesse sviluppato un'effettiva invulnerabilità - ottimo l'utilizzo dell'allergia alle fragole come espediente narrativo -: peccato che, nella parte centrale della pellicola - la stessa che ha originato il pentimento di Julez, da sempre avversa a tutti quei film nel corso dei quali "non succede niente" -, il rapporto tra Max e Carla rallenti, di fatto, l'interessante questione posta dallo scrittore e dal regista legata al trauma dei sopravvissuti rischiando di spingere l'intero lavoro sui binari del dramma romantico nella tradizione di quel periodo - la pellicola che mi è tornata più alla mente è stata il buon Paura d'amare -, genere che non mi pare sia congeniale alla mano di Weir, sicuramente troppo visionario per una comune storia d'amore.
Fortunatamente, proprio nel punto in cui tutto pareva risolversi in un complicato triangolo tra Max, sua moglie e Carla, Weir preme sull'acceleratore - in tutti i sensi - e regala un'escalation conclusiva da urlo, con due pezzi di grandissimo Cinema - la dimostrazione in auto di Max a Carla e le immagini dell'incidente aereo, da far invidia anche al miglior Lost o a Cast away - ed emozioni a profusione, veicolate da un Bridges in grandissimo spolvero e dalla sensazione che l'amore per la vita e la voglia di godersela tutta, e fino in fondo, non sia questione di sopravvivenza o rischi, quanto di presenza.
Venti minuti che sono veri e propri lampi di un regista sempre in grado di emozionare, capace di arrivare al cuore dello spettatore portando con la genuinità del Capitano Keating riflessioni profonde e toccanti: un climax che va ben oltre il valore complessivo dell'opera - solo discreta, e certo non all'altezza delle migliori del regista australiano - e riesce a chiudere in bellezza permettendo allo spettatore - soprattutto se appassionato - di ringraziare che esista il Cinema.
E registi in grado di amarlo così tanto.
Senza limiti e senza paura.



MrFord



"I'm learning to fly, but I ain't got wings
coming down is the hardest thing
well some say life will beat you down
break your heart, steal your crown
so I've started out for God knows where."
Tom Petty - "Learning to fly" -


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