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mercoledì 1 marzo 2017

Fences - Barriere (Denzel Washington, USA, 2016, 139')




Mio padre è un uomo tranquillo, quasi timido, lontano dalla logica del conflitto.
Ricordo bene quando io o mio fratello discutevamo con mia madre e lui veniva disturbato non tanto dagli argomenti, ma dalla discussione in sè.
Sono assolutamente orgoglioso di alcune cose che è riuscito a trasmettermi, dalla passione per le proprie passioni - non so quante volte l'ho visto cadere e risalire dalla sella della bicicletta - alle lettere che scriveva a me e mio fratello quando combinavamo qualche stronzata ai tempi, mentre per altre ho dovuto rimboccarmi le maniche e cercare una mia via - penso che molta della timidezza che tanto ho faticato a superare sia legata a lui -.
Non è mai stato, e ne sono felice, un padre padrone.
Mio nonno, cui invidio la scorza e la forza, che ancora oggi vive solo e si arrangia alla grande a quasi novantaquattro anni, con lui lo è stato. E forse, chissà, è la causa di quella sua timidezza, e della mia.
Altre generazioni, del resto.
Quelle dei padri che non c'erano mai, ma dei quali tutti avevano paura.
Curioso, il mio vecchio detesta i pomodori perchè il suo lo costringeva a mangiarli a forza, ed io li adoro, e non passa giorno in cui non li mangi.
Da mio nonno spero di ereditare la tempra - che, purtroppo, non credo mio padre abbia, almeno nello spirito -, da mio padre la passione e la pazienza.
Quando si hanno dei figli, del resto, tutto cambia.
E per quanto si cerchi sempre di essere il meglio possibile, c'è sempre qualcosa che fugge al nostro controllo, ai desideri, a quello che siamo, che sono, all'ombra che proiettiamo ed al carattere che, anno dopo anno, si sviluppa in loro.
La verità, però, è che nulla protegge nessuno di noi dagli errori e da quello che proietterà sui propri figli: con il Fordino - la Fordina è ancora troppo piccola per molti versi - cerco sempre di essere il più diretto possibile, di parlare di tutto, di essere paziente ma ricordargli tutto quello che può andare, oppure no. Voglio che si senta libero, ma anche che sappia che perfino la libertà ha dei confini.
Non voglio che sia un bambino - e ne vedo, anche tra i suoi compagni all'asilo - che alza la voce e le mani per imporsi, ma che possa far capire quello che vuole e che è senza dover superare quei limiti.
Voglio che sia - e che siano, ovviamente - felice, e faccia quello che desidera, se è qualcosa che non gli porta del male.
Ma nessuno potrà mai dire quello che accadrà davvero.
Semplicemente, si dovrà cercare di fare il meglio che si può, se davvero dei figli si sono voluti, sognati, desiderati.
Altrettanto serenamente, si dovranno accettare le barriere che proprio con gli stessi figli si ergeranno per Natura, Tempo ed inclinazioni.
Ed è tutto qui, il succo di un film intenso, denso, sofferto, faticoso, forse a volte troppo sopra le righe eppure a stento contenuto dalla sua durata, come dalla recitazione dei suoi protagonisti.
Denzellone Washington - mattatore assoluto - e Viola Davis - strepitosa e giustamente premiata con l'Oscar - conducono generazioni diverse attraverso un viaggio semplice ed universale, quello legato alla Famiglia ed ai lasciti dei genitori rispetto ai figli, agli ostacoli, ai momenti in cui lo stadio esplode ed a quelli in cui lo si lascia sommersi dai fischi.
Del resto, la vita è così.
Non c'è un modo giusto od uno sbagliato, per affrontarla.
L'importante è viverla, e far sentire a chi amiamo la nostra presenza.
Specialmente se è data dal meglio che possiamo offrire.
Difetti, tutti i difetti, compresi.
Fino a quando afferreremo la mazza per l'ultimo fuoricampo.




MrFord



lunedì 27 febbraio 2017

Oscar 2017: La La L'Academy fordiana







 





E così, tra polemiche, apparenti complotti politici, controversie e discutibili figure di vecchie glorie si è consumata quella che è stata forse la mia edizione preferita - in quanto a risultati - della Notte degli Oscar degli ultimi dieci o quindici anni.
Molti dei favoriti fordiani sono tornati a casa con la statuetta, e nonostante non abbia vinto il film migliore - quelli erano, senza ombra di dubbio, La La Land e Arrival - ha trionfato quello che è riuscito a toccarmi di più.
Ad ogni modo, vediamo com'è andata categoria per categoria.





 Miglior film
Academy: La La Land
Ford: Moonlight

Ha vinto: Moonlight

A prescindere dalle questioni legate alla politica - che non mi paiono così evidenti - ed alla gaffe clamorosa di Warren Beatty, sono felicissimo che a vincere sia stato Moonlight, certamente non il film migliore - come già scritto e ripetuto, La La Land e Arrival erano su un altro pianeta per tutti - ma quello con il cuore più grande, almeno per quanto mi riguarda.

L'ultima volta in cui sono stato così felice per la statuetta del miglior film credo sia stata quella di Million Dollar Baby. Di anni ne sono passati parecchi.

 Miglior regista

  • Denis Villeneuve (Arrival)
  • Mel Gibson (La battaglia di Hacksaw Ridge)
  • Damien Chazelle (La La Land)
  • Kenneth Lonergan (Manchester by the Sea)
  • Berry Jenkins (Moonlight)
Academy: Damien Chazelle
Ford: Damien Chazelle

Ha vinto: Damien Chazelle

Sacrosanto ed indubbio a quello che è diventato il più giovane regista a conquistare la statuetta.

Poco importa che non abbia vinto il suo film: Chazelle ha un futuro più che luminoso.
 
Miglior attore protagonista

  • Casey Affleck (Manchester by the Sea)
  • Andrew Garfield (La battaglia di Hacksaw Ridge)
  • Ryan Gosling (La La Land)
  • Viggo Mortensen (Captain Fantastic)
  • Denzel Washington (Fences - Barriere)
Academy: Denzel Washington
Ford: Viggo Mortensen

Ha vinto: Casey Affleck
 




Una delle vittorie che meno mi aspettavo, considerate le recenti vicende del fratellino di Bisteccone Ben. Ad ogni modo, pur non avendo visto premiato il mio favorito, sono molto contento: l'interpretazione di Affleck in Manchester by the sea spacca forte.


Miglior attrice protagonista
  • Isabelle Huppert (Elle)
  • Ruth Negga (Loving)
  • Natalie Portman (Jackie)
  • Emma Stone (La La Land)
  • Meryl Streep (Florence)
Academy: Natalie Portman
Ford: Emma Stone

Ha vinto: Emma Stone

Felicissimo prima di tutto per la mancata statuetta all'odiosa Streep, mi dispiace per la bravissima Portman - che in Jackie è da brividi - ma in festa per Emma Stone, che in La La Land ha forse regalato la sua migliore interpretazione finora.


Miglior attore non protagonista

  • Mahershala Ali (Moonlight)
  • Jeff Bridges (Hell or High Water)
  • Lucas Hedges (Manchester by the Sea)
  • Dev Patel (Lion - La strada verso casa)
  • Michael Shannon (Animali notturni)
Academy: Mahershala Ali
Ford: Mahershala Ali

Ha vinto: Mahershala Ali

Uno dei premi che ho apprezzato di più.

Ali, che seguo dai tempi in cui faceva in caratterista in proposte televisive poco note, ultimamente pare aver dato un'accelerata non indifferente alla sua carriera, e l'intepretazione di Juan in Moonlight è da brividi, ovviamente e soprattutto in lingua originale.

 

Miglior attrice non protagonista

  • Viola Davis (Fences - Barriere)
  • Naomie Harris (Moonlight)
  • Nicole Kidman (Lion - La strada verso casa)
  • Octavia Spencer (Hidden Figures - Il diritto di contare)
  • Michelle Williams (Manchester by the Sea)
Academy: Viola Davis
Ford: Viola Davis

Ha vinto: Viola Davis

Come per l'Oscar alla regia di Chazelle, qui non c'erano proprio storie.

Ha vinto indiscutibilmente la migliore.

Miglior sceneggiatura originale

  • Taylor Sheridan (Hell or High Water)
  • Damien Chazelle (La La Land)
  • Yorgos Lanthimos e Efthimis Filippou (The Lobster)
  • Kenneth Lonergan (Manchester by the Sea)
  • Mike Mills (20th Century Women)
Academy: Kenneth Lonergan

Ford: Taylor Sheridan
Ha vinto: Kenneth Lonergan


Anche in questo caso pronostico azzeccato, anche se, per completare il gusto di una serata inaspettatamente molto fordiana, avrei apprezzato la vittoria di Hell or high water.

Ma in fondo poco importa: ha vinto Manchester by the sea, un film potente e sentito. Bene così.

Miglior sceneggiatura non originale

  • Eric Heisserer (Arrival)
  • August Wilson (Fences - Barriere)
  • Allison Schroeder e Theodore Melfi (Hidden Figures - Il diritto di contare)
  • Luke Davies (Lion - La strada verso casa)
  • Barry Jenkins e Alvin McCraney (Moonlight)
Academy: Eric Heisserer
Ford: Barry Jenkins e Alvin McCraney 

Ha vinto: Barry Jenkins e Alvin McCraney

Altro premio per il "mio" Moonlight, ed altra soddisfazione per una notte cui è mancato solo Sly premiato come Miglior attore non protagonista per riparare il torto dello scorso anno.

Miglior film in lingua straniera

  • Land of Mine – Sotto la sabbia (Danimarca)
  • A Man Called Ove (Svezia)
  • The Salesman – Il cliente (Iran)
  • Tanna (Australia)
  • Toni Erdmann – Vi presento Toni Erdmann (Germania)
Academy: Land of Mine - Sotto la sabbia
Ford: The Salesman - Il cliente

Ha vinto: The Salesman - Il cliente

In questo caso, felice che la vittoria sia andata a quello che era il mio favorito ideologicamente e cinematograficamente parlando pur non avendo visto nessuno dei candidati.

Grande Fahradi, decisamente piccolo Trump.

Miglior documentario

  • Fuocoammare (Gianfranco Rosi e Donatella Palermo)
  • I Am Not Your Negro (Raoul Peck, Rémi Grellety e Hébert Peck)
  • Life, Animated (Roger Ross Williams e Julie Goldman)
  • O.J: Made in America (Ezra Edelman e Caroline Waterlow)
  • 13th (Ava DuVernay, Spencer Averick e Howard Barish)
Academy: OJ: Made in America
Ford: tutto, tranne Fuocoammare

Ha vinto: OJ: Made in America
 
Non ha vinto Fuocoammare, che ho detestato.

Per me è già questo un successo.
Per il resto, pronostico azzeccato.

Miglior film d’animazione

Academy: Zootropolis
Ford: Oceania

Ha vinto: Zootropolis

Avrei preferito Oceania, da queste parti amatissimo, ma anche Zootropolis va più che bene.

In fondo, avevamo amato anche quello.

Migliore scenografia

Academy: La La Land
Ford: La La Land

Ha vinto: La La Land

Sui premi tecnici, poche discussioni. La La Land balla ad un altro livello.

Ovvero confermo quanto scritto domenica.


Migliori costumi

  • Joanna Johnston (Allied - Un'ombra nascosta)
  • Coleen Atwood (Animali Fantastici e dove trovarli)
  • Consolata Boyle (Florence)
  • Madeleine Fontaine (Jackie)
  • Mary Zophres (La La Land)
Academy: La La Land
Ford: La La Land

Ha vinto: Animali fantastici e dove trovarli

Una delle statuette più sorprendenti, a mio parere.

Mi è parso quasi più un dispetto a La La Land e Jackie, decisamente di un altro livello.


Miglior fotografia

  • Linus Sandgren (La La Land)
  • Bradford Young (Arrival)
  • Greig Fraser (Lion - La strada verso casa)
  • James Laxton (Moonlight)
  • Rodrigo Prieto (Silence)

Academy: La La Land
Ford: La La Land

Ha vinto: La La Land
 

Il premio era combattuto, ma ha vinto senza dubbio il migliore. O comunque, uno che spacca.


Miglior montaggio

  • Tom Cross (La La Land)
  • Joi McMillon e Nat Sanders (Moonlight)
  • John Gilbert (La battaglia di Hacksaw Ridge)
  • Joe Walker (Arrival)
  • Jake Roberts (Hell or High Water)
Academy: La La Land
Ford: La battaglia di Hacksaw Ridge

Ha vinto: La battaglia di Hacksaw Ridge

Uno dei premi "azzeccati" per i quali mi posso più vantare: nell'anno del trionfo di La La Land per le categorie tecniche, non penso fossero poi in molti a pensare che a spuntarla sarebbe stato La battaglia di Hacksaw Ridge.

Che il film sia piaciuto oppure no, tecnicamente a mio parere non ci sono dubbi.


Miglior colonna sonora

  • Mica Levi (Jackie)
  • Justin Hurwitz (La La Land)
  • Dustin O'Halloran e Hauschka (Lion - La strada verso casa)
  • Nicholas Britell (Moonlight)
  • Thomas Newman (Passengers)
Academy: La La Land
Ford: La La Land 

Ha vinto: La La Land

Altro premio per il quale non c'era alcun dubbio.

Miglior canzone

  • Audition (The Fools Who Dream) (Justin Hurwitz, Benj Pasek e Justin Paul) (La La Land)
  • Can't Stop the Feeling! (Justin Timberlake, Max Martin e Karl Johan Schuster) (Trolls)
  • City of Stars (Justin Hurwitz, Benj Pasek, Justin Paul) (La La Land)
  • The Empty Chair (J. Ralph e Sting) (Jim: The James Foley Story)
  • How Far I'll Go (Lin-Manuel Miranda) (Oceania)

Academy: Audition
Ford: Audition

Ha vinto: City of Stars

C'era soltanto da scegliere quale delle due canzoni tratte dalla colonna sonora di La La Land avrebbe vinto. Non ha vinto la mia preferita, ma poco importa. Meritatissimo.

Migliori effetti speciali

Academy: Rogue One: A Star Wars Story

Ford: Doctor Strange

Ha vinto: Il libro della giungla

Non ha vinto il titolo che avevo previsto, ne il mio preferito. Ma con i premi tecnici, e dopo una sequela di soddisfazioni come quelle di cui sopra, non posso certo lamentarmi. 

Miglior sonoro

  • Andy Nelson, Ai-Ling Lee e Steve A. Morrow (La La Land)
  • David Parker, Christopher Scarabosio e Stuart Wilson (Rogue One: A Star Wars Story)
  • Kevin O'Connell, Andy Wright, Robert Mackenzie e Peter Grace (La battaglia di Hacksaw Ridge)
  • Bernard Gariépy Strobl e Claude La Haye (Arrival)
  • Greg P. Russell, Gary Summers, Jeffrey J. Haboush e Mac Ruth (13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi)

Academy: La battaglia di Hacksaw Ridge

Ford: 13 hours: the secret soldiers of Benghazi

Ha vinto: Arrival

Unica statuetta arrivata allo splendido Arrival, che finisce per pagare lo scotto principalmente per essere uscito nell'anno di un altro filmone più "pop" come La La Land e di questi Oscar "controtendenza". Mi va bene così.

Miglior montaggio sonoro

  • Sylvain Bellemare (Arrival)
  • Wylie Stateman, Renée Tondelli (Deepwater - Inferno sull'oceano)
  • Robert Mackenzie, Andy Wright (La battaglia di Hacksaw Ridge)
  • Ai-Ling Lee, Mildred Iatrou Morgan (La La Land)
  • Alan Robert Murray, Bub Asman (Sully)
Academy: La La Land
Ford: La La Land

Ha vinto: La battaglia di Hacksaw Ridge

Avrei detto La La Land, ma sono sfumature. Bis per i montaggi per la creatura di Mel Gibson. Ci può stare anche questo.

Miglior trucco e acconciatura

  • Eva Von Bahr e Love Larson (En man som heter Ove)
  • Joel Harlow e Richard Alonzo (Star Trek Beyond)
  • Alessandro Bertolazzi, Giorgio Gregorini e Christopher Nelson (Suicide Squad)
Academy: En man som heter Ove
Ford: Star Trek Beyond

Ha vinto: Suicide Squad

Vittoria anche in questo caso per me a sorpresa, ma ancora una volta, talmente tecnica e poco incisiva rispetto ad altre che mi hanno riempito il cuore, che quasi mi viene da festeggiare ugualmente.

In alto i bicchieri, dunque, almeno qui al Saloon.


MrFord


P.S. So già che Cannibal la menerà all'infinito con l'impaginazione "creativa" fordiana. 
Perdonatemi, ma quando il computer non collabora, passo oltre la forma.


 

domenica 26 febbraio 2017

Road to the Oscars 2017: Academy VS Ford

 



E così, anche quest'anno siamo giunti alla vigilia della notte più importante - mediaticamente parlando - del Cinema con il consueto appuntamento dedicato al confronto tra quelle che potrebbero essere le scelte dell'Academy e quelle che sarebbero le mie se stesse a questo vecchio cowboy assegnare le statuette.
Il livello delle nominations, quantomeno per i premi principali, è stato molto buono, e sinceramente spero di uscire soddisfatto dall'appuntamento, per una volta.
L'interrogativo principale, però, resta uno: La La Land sbancherà, o lascerà qualcosa agli altri contendenti?


Miglior film
Academy: La La Land
Ford: Moonlight

Quest'anno, devo ammetterlo, il livello dei nove candidati alla statuetta per il miglior film è decisamente più alto del solito, e benchè ci sia un divario netto tra i due filmoni totali Arrival e La La Land e tutti gli altri, e Lion - La strada verso casa sia decisamente il peggiore, ho finito per apprezzare le scelte.
Con ogni probabilità vincerà l'attesissimo La La Land, e mi va benissimo, ma personalmente il mio cuore è tutto con Moonlight, forse il film della selezione che mi ha toccato maggiormente, perfino più del fordianissimo Hell or high water.

 Miglior regista
  • Denis Villeneuve (Arrival)
  • Mel Gibson (La battaglia di Hacksaw Ridge)
  • Damien Chazelle (La La Land)
  • Kenneth Lonergan (Manchester by the Sea)
  • Berry Jenkins (Moonlight)
Academy: Damien Chazelle
Ford: Damien Chazelle

Poche storie: il lavoro del "jazzista" Chazelle su La La Land è stato tecnicamente straordinario. Nonostante l'ottimo lavoro di tutti i candidati, penso sarà molto difficile che questa statuetta sia assegnata a qualcuno che non sia lui.
 
Miglior attore protagonista
  • Casey Affleck (Manchester by the Sea)
  • Andrew Garfield (La battaglia di Hacksaw Ridge)
  • Ryan Gosling (La La Land)
  • Viggo Mortensen (Captain Fantastic)
  • Denzel Washington (Fences - Barriere)
Academy: Denzel Washington
Ford: Viggo Mortensen

Inizialmente pensavo che anche questa statuetta sarebbe stata quasi certamente affare di Casey Affleck, volto del sentito Manchester by the sea, con buona pace di un pur bravissimo Gosling, ma le vicende personali del fratellino di Ben hanno alzato, e non di poco, le quotazioni del solidissimo Denzellone, che in Fences gigioneggia forte, ma lo fa un gran bene.
Per quanto mi riguarda, la scelta sarebbe tutta per il Capitano Mortensen.

Miglior attrice protagonista
  • Isabelle Huppert (Elle)
  • Ruth Negga (Loving)
  • Natalie Portman (Jackie)
  • Emma Stone (La La Land)
  • Meryl Streep (Florence)
Academy: Natalie Portman
Ford: Emma Stone

Prima rosa di candidature che non ho ancora completato - manca all'appello Loving -, e battaglia piuttosto serrata: sinceramente spero che a vincere non siano la vetusta Meryl Streep e la sopravvalutata - almeno in questo caso - Isabelle Huppert di Elle, piuttosto che se lo giochino la strepitosa Portman del potentissimo Jackie o, con preferenza del sottoscritto, la fresca Emma Stone di La La Land.


Miglior attore non protagonista
  • Mahershala Ali (Moonlight)
  • Jeff Bridges (Hell or High Water)
  • Lucas Hedges (Manchester by the Sea)
  • Dev Patel (Lion - La strada verso casa)
  • Michael Shannon (Animali notturni)
Academy: Mahershala Ali
Ford: Mahershala Ali

Anche in questo caso, una gran bella selezione, ed una delle poche statuette per le quali mi trovo d'accordo con i pronostici della vigilia: il Mahershala Ali di Moonlight mi ha colpito al cuore, e se dovessi trovare un'alternativa - ma mi dispiacerebbe - opterei per Michael Shannon, considerato che Bridges ha già dato ed i due giovani, a mio parere, devono ancora farsi parecchio le ossa.

Miglior attrice non protagonista
  • Viola Davis (Fences - Barriere)
  • Naomie Harris (Moonlight)
  • Nicole Kidman (Lion - La strada verso casa)
  • Octavia Spencer (Hidden Figures - Il diritto di contare)
  • Michelle Williams (Manchester by the Sea)
Academy: Viola Davis
Ford: Viola Davis

Una delle statuette a mio parere con meno storia: Viola Davis in Fences è letteralmente da strapparsi il cuore. Per quanto convincenti siano state soprattutto Naomie Harris e Octavia Spencer, non c'è gara.

Miglior sceneggiatura originale
  • Taylor Sheridan (Hell or High Water)
  • Damien Chazelle (La La Land)
  • Yorgos Lanthimos e Efthimis Filippou (The Lobster)
  • Kenneth Lonergan (Manchester by the Sea)
  • Mike Mills (20th Century Women)
Academy: Kenneth Lonergan

Ford: Taylor Sheridan

Alla cinquina dedicata alla miglior sceneggiatura originale giunto non preparatissimo, considerato il ritardo che ho accumulato su The Lobster ed il mancato recupero nei tempi di 20th Century Women. Probabilmente vincerà il solido Lonergan, ma non mi dispiacerebbe un riconoscimento alla Frontiera di Hell or high water.

Miglior sceneggiatura non originale
  • Eric Heisserer (Arrival)
  • August Wilson (Fences - Barriere)
  • Allison Schroeder e Theodore Melfi (Hidden Figures - Il diritto di contare)
  • Luke Davies (Lion - La strada verso casa)
  • Barry Jenkins e Alvin McCraney (Moonlight)
Academy: Eric Heisserer
Ford: Barry Jenkins e Alvin McCraney 

Il premio della miglior sceneggiatura non originale andrà probabilmente allo splendido Arrival, ma anche in questo caso scelgo con il cuore, e punto tutto su Moonlight, che se non si fosse capito è indiscutibilmente il mio preferito della Notte degli Oscar.

Miglior film in lingua straniera
  • Land of Mine – Sotto la sabbia (Danimarca)
  • A Man Called Ove (Svezia)
  • The Salesman – Il cliente (Iran)
  • Tanna (Australia)
  • Toni Erdmann – Vi presento Toni Erdmann (Germania)
Academy: Land of Mine - Sotto la sabbia
Ford: The Salesman - Il cliente


A questo giro arrivo ad affrontare la cinquina di candidati per il miglior film straniero clamorosamente e colpevolmente nell'ignoranza, dato che non ho ancora visto nessuno dei titoli nominati: vado per logica e notorietà acquisita e opto per la scelta dell'Academy di Land of Mine, mentre per gusto personale mi affido a Fahradi, che quantomeno è in polemica aperta con il governo Trump, oltre ad essere un signor regista.

Miglior documentario
  • Fuocoammare (Gianfranco Rosi e Donatella Palermo)
  • I Am Not Your Negro (Raoul Peck, Rémi Grellety e Hébert Peck)
  • Life, Animated (Roger Ross Williams e Julie Goldman)
  • O.J: Made in America (Ezra Edelman e Caroline Waterlow)
  • 13th (Ava DuVernay, Spencer Averick e Howard Barish)
Academy: OJ: Made in America
Ford: tutto, tranne Fuocoammare
 
Anche in questo caso sono messo male, avendo visto solo il nostrano Fuocoammare. Ma mi è bastato.
Personalmente, mi andrebbe bene uno qualsiasi degli altri titoli candidati, tranne lo spocchioso finto alternativo lavoro di Gianfranco Rosi.

Miglior film d’animazione
Academy: Zootropolis
Ford: Oceania

Della cinquina dedicata all'animazione mi mancano i due più autoriali e di nicchia La mia vita da zucchina e La tartaruga rossa, ma penso che la vittoria andrà al carinissimo Zootropolis, anche se rimanendo in ambito Disney sarei felicissimo di una vittoria di Oceania, per me un vero gioiellino.

Migliore scenografia
Academy: La La Land
Ford: La La Land

Sui premi tecnici, poche discussioni. La La Land balla ad un altro livello.


Migliori costumi
  • Joanna Johnston (Allied - Un'ombra nascosta)
  • Coleen Atwood (Animali Fantastici e dove trovarli)
  • Consolata Boyle (Florence)
  • Madeleine Fontaine (Jackie)
  • Mary Zophres (La La Land)
Academy: La La Land
Ford: La La Land

Anche in questo caso vale il discorso di cui sopra, a meno di una vittoria di Jackie, che sarebbe comunque giustificatissima.


Miglior fotografia

  • Linus Sandgren (La La Land)
  • Bradford Young (Arrival)
  • Greig Fraser (Lion - La strada verso casa)
  • James Laxton (Moonlight)
  • Rodrigo Prieto (Silence)

Academy: La La Land
Ford: La La Land

Un premio decisamente combattuto, con cinque film oggettivamente fotografati benissimo. Come per gran parte dei premi tecnici, credo che a farla da padrone sarà comunque La La Land.


Miglior montaggio

  • Tom Cross (La La Land)
  • Joi McMillon e Nat Sanders (Moonlight)
  • John Gilbert (La battaglia di Hacksaw Ridge)
  • Joe Walker (Arrival)
  • Jake Roberts (Hell or High Water)
Academy: La La Land
Ford: La battaglia di Hacksaw Ridge

Non me ne vogliano i fan di La La Land - e sono tra quelli - ed i detrattori di Mel Gibson, ma probabilmente un premio tecnico al tanto criticato La battaglia di Hacksaw Ridge andrebbe riconosciuto, e trovo che il montaggio potrebbe essere il più indicato.


Miglior colonna sonora

  • Mica Levi (Jackie)
  • Justin Hurwitz (La La Land)
  • Dustin O'Halloran e Hauschka (Lion - La strada verso casa)
  • Nicholas Britell (Moonlight)
  • Thomas Newman (Passengers)
Academy: La La Land
Ford: La La Land

Forse, con quella per la miglior regia, la statuetta più sacrosanta che merita La La Land.
Poco da aggiungere.

Miglior canzone

  • Audition (The Fools Who Dream) (Justin Hurwitz, Benj Pasek e Justin Paul) (La La Land)
  • Can't Stop the Feeling! (Justin Timberlake, Max Martin e Karl Johan Schuster) (Trolls)
  • City of Stars (Justin Hurwitz, Benj Pasek, Justin Paul) (La La Land)
  • The Empty Chair (J. Ralph e Sting) (Jim: The James Foley Story)
  • How Far I'll Go (Lin-Manuel Miranda) (Oceania)

Academy: Audition
Ford: Audition

Inevitabile l'ennesima vittoria per la corazzata di Chazelle. Audition supera di gran lunga tutte le altre, e sinceramente spero eviti a tutti noi la vittoria del pur simpatico Justin Timberlake.

Migliori effetti speciali

Academy: Rogue One: A Star Wars Story

Ford: Doctor Strange

Altra categoria da grande battaglia, con cinque ottimi candidati: probabilmente la spunterà Rogue One, ma il tifo del vecchio Ford andrà al sorprendente Doctor Strange, a metà tra Matrix ed Inception, nonchè uno dei migliori film di supereroi delle ultime stagioni.

Miglior sonoro

  • Andy Nelson, Ai-Ling Lee e Steve A. Morrow (La La Land)
  • David Parker, Christopher Scarabosio e Stuart Wilson (Rogue One: A Star Wars Story)
  • Kevin O'Connell, Andy Wright, Robert Mackenzie e Peter Grace (La battaglia di Hacksaw Ridge)
  • Bernard Gariépy Strobl e Claude La Haye (Arrival)
  • Greg P. Russell, Gary Summers, Jeffrey J. Haboush e Mac Ruth (13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi)

Academy: La battaglia di Hacksaw Ridge

Ford: 13 hours: the secret soldiers of Benghazi

Premio più che tecnico, tra i pochi che potrebbe almeno sulla carta sfuggire alla brigata di Chazelle. Vado per 13 hours, sottovalutatissimo e molto valido prodotto che non ha nulla da invidiare tecnicamente a Hacksaw Ridge.

Miglior montaggio sonoro

  • Sylvain Bellemare (Arrival)
  • Wylie Stateman, Renée Tondelli (Deepwater - Inferno sull'oceano)
  • Robert Mackenzie, Andy Wright (La battaglia di Hacksaw Ridge)
  • Ai-Ling Lee, Mildred Iatrou Morgan (La La Land)
  • Alan Robert Murray, Bub Asman (Sully)
Academy: La La Land
Ford: La La Land

Continuano le conferme per la confezione impeccabile di La La Land, che come nessun altro titolo negli ultimi anni pare aver convinto critica e grande pubblico.

Miglior trucco e acconciatura

  • Eva Von Bahr e Love Larson (En man som heter Ove)
  • Joel Harlow e Richard Alonzo (Star Trek Beyond)
  • Alessandro Bertolazzi, Giorgio Gregorini e Christopher Nelson (Suicide Squad)
Academy: En man som heter Ove
Ford: Star Trek Beyond

Forse il premio tecnico del quale mi frega meno. Vado per Star Trek giusto per simpatia.

Eccetto i premi dedicati ai migliori corti, che onestamente non ho mai seguito - anche se mio fratello, specialista nel settore, mi manderà le maledizioni - dovrei non aver dimenticato nulla.
Non resta che preparare snack ed alcool, e rimandare le inevitabili discussioni a martedì, quando su questo bancone ci daremo appuntamento per riflettere sui risultati.


MrFord

mercoledì 8 aprile 2015

Blackhat

Regia: Michael Mann
Origine: USA
Anno: 2015
Durata: 133'




La trama (con parole mie): quando un impianto nucleare nel cuore della Cina subisce un attacco terroristico giunto dalla rete, le autorità militari di Pechino seguono tracce che portano il loro uomo di punta Chen Dawai a collaborare con l'FBI in modo da permettere la scarcerazione anticipata di Nick Hathaway, hacker condannato a quindici anni di reclusione ed unico che Dawai ritiene in grado di seguire la traccia lasciata dall'attentatore, legata a doppio filo ad una creazione informatica che lo stesso Dawai e Hathaway avevano elaborato ai tempi del college.
Inizia dunque un'indagine che porta i due vecchi amici, la sorella di Dawai e l'agente Barrett a fare tappa nelle principali capitali del Sud Est asiatico così da raccogliere le informazioni che potrebbero condurli alla risoluzione del caso: ma l'operazione si rivelerà più complicata e rischiosa del previsto, e ben presto, più che una questione legale, diverrà una battaglia che mescola vendetta e volontà di sopravvivere.






Esistono alcuni film, o registi, ai quali basta un momento per definire il concetto di assoluta potenza.
Michael Mann è uno di questi, e dovevo aspettarmi, nonostante l'accoglienza fin troppo tiepida - per usare un eufemismo - ricevuta da Blackhat oltreoceano, che non sarebbe stato diverso, questa volta.
L'escalation della cattura di Dente di fata in Manhunter, De Niro che abbandona la sua donna in Heat, i due coyotes in Collateral: esempi di una strabordante carica registica quasi senza pari negli States attuali, e non solo.
Avvisaglie di quello che sarebbe accaduto anche affrontando il suo nuovo lavoro.
Per essere onesti e procedere con lo stesso piglio, però, occorre mettere subito le carte in tavola: Blackhat non fa della storia il suo punto di forza.
Certo, si tratta di un solido thriller d'azione di quelli che furoreggiavano negli anni ottanta filtrato attraverso le nuove guerre degli anni zero, ma lo script non regala davvero nulla di innovativo allo spettatore, dalla preparazione dei pezzi sulla scacchiera, all'esplosione - in tutti i sensi - dell'azione vera e propria all'epilogo: eppure si resta come ipnotizzati, quasi atterriti.
Blackhat è come un ottovolante dalla fotografia perfetta - sfido chiunque a non immaginare di trovarsi per le strade di una di quelle metropoli brulicanti di vite e traffici avvolti da colori quasi magici -, una lezione di Cinema che gli aspiranti registi dovrebbero continuare a studiare e ristudiare negli anni a venire, un notturno omaggio alla settima arte figlia di quegli stessi luoghi - ho avuto l'impressione in più di un momento di essere nel pieno di un lavoro di Johnnie To -, una sorta di urbana poesia, un cocktail così forte da risultare indigesto per chi è abituato a considerare Cinema roba infinitamente meno travolgente di questa.
Ma soprattutto, è quella sequenza: ce ne sarebbero altre, dagli inseguimenti tra i containers alle strade di Hong Kong, ma quel passaggio in particolare è uno dei miracoli che mi fa ringraziare esistano uno schermo e storie raccontate attraverso immagini: in quella macchina che esplode, in ogni pallottola di quel turbinio di raffiche e colpi esplosi nel buio della notte, eppure nel pieno dell'abbraccio della luce artificiale, c'è tutta la maestosità della settima arte, dai duelli del Western alla malinconia di chi ha visto cose che noi umani possiamo solo immaginare.
Basterebbero quei cinque minuti, per considerare Blackhat, alla faccia della critica a stelle e strisce, uno dei film più belli visti finora nel duemilaquindici, ma Michael Mann è uno che non scherza.
E dunque rincara la dose sfoderando lo stile di Miami Vice mettendolo al servizio di una vicenda che pare non risparmiare nulla a nessuno, e che nonostante la risoluzione conclusiva - che mi ha ricordato, una volta ancora, Collateral - lascia lo spettatore con l'impressione che non ci sia stato davvero un vincitore, neppure i pochi destinati a sopravvivere.
Michael Mann e questo Blackhat sono stati, per intensità, come una dimostrazione di forza della Natura: Hemsworth e la sua compagna nel mezzo del nulla delle miniere avvolte dalla nebbia, o le riprese dall'alto della baia di Hong Kong, senza contare ogni singolo colpo sparato da una parte all'altra dello schermo appaiono come un'onda anomala che si osserva con gli occhi sgranati prima di essere travolti, uno tsunami di tecnica che non trova definizione migliore se non Cinema allo stato puro.
Questo è Blackhat.
Questo è Michael Mann.




MrFord




"Neon heart, day-glow eyes
the city lit by fireflies
they're advertising in the skies
and people like us."

U2 - "City of blinding lights" -





mercoledì 13 novembre 2013

Ender's game

Regia: Gavin Hood
Origine: USA, Sudafrica
Anno:
2013
Durata:
114'





La trama (con parole mie): sopravvissuti a stento ad un'invasione dei temibilissimi alieni insettoidi ribattezzati Formics, gli umani hanno iniziato ad impostare la loro intera società sulla selezione di una nuova classe di combattenti forgiati attraverso videosimulazioni ed un addestramento atto ad affinarne mente e corpo, tutti appena adolescenti.
Quando Ender Wiggin, terzo figlio di una coppia che ha vissuto con il sogno di diventare rappresentante dell'umanità nella lotta ai Formics, rivela il suo incredibile talento alla Scuola Militare, per la Terra si comincia a concretizzare la speranza di giungere presto alla vittoria finale: a seguito, infatti, di numerose prove non sempre piacevoli, il giovane Wiggin avrà la possibilità di divenire il comandante della flotta destinata all'assalto del pianeta madre degli invasori, unica via per mettere la parola fine al conflitto.





Dovevo sapere, in cuor mio, che Gavin Hood fosse garanzia di schifezza assicurata.
Eppure, di fronte all'occasione di mettere le mani - se così si può dire - su Ender's game non ho voluto tirarmi indietro, forse sperando che le aspettative inferiori allo zero potessero produrre un effetto opposto sulla visione: ammetto di non aver letto la saga di fantascienza cui il film si ispira, e che dunque potrei essere fin troppo riduttivo nei suoi stessi confronti, eppure ho trovato questo lavoro uno dei più tristi, scandalosamente guerrafondai e scandalosamente buonisti - nelle peggiori accezioni dei termini - che il Cinema "per ragazzi" abbia sfornato negli ultimi dieci anni.
La vicenda di Ender Wiggin e del suo essere "predestinato" fin dal primo minuto di pellicola - rendendolo di fatto odioso almeno quanto i protagonisti dei cartoni animati anni settanta e ottanta che tanto odiavo, e che probabilmente sono stati la base sulla quale si è poggiato il mio attuale amore per i "bad guys" dal cuore tenero, in quelle occasioni sempre e comunque secondi o outsiders, da Phoenix e Sirio il dragone fino a Mark Landers -, oltre che irritante, poco ironica e decisamente avvilente per l'intelligenza di uno spettatore senziente, finisce per risultare una sorta di giocattolone per nerd incattiviti che non vedono l'ora di lanciare il sasso nascondendo la mano, all'interno della quale finiscono per sprofondare l'ormai bollito Harrison Ford e l'altrettanto cotto Ben Kingsley, l'ex Little Miss Sunshine Abigail Breslin, Viola Davis, Asa Butterfield e soprattutto l'ex grande promessa Hailee Steinfeld, che dopo l'exploit del coeniano Il grinta è progressivamente sparita fino a tornare grazie a questa discutibile "ribalta".
Un pastrocchio mal sceneggiato e troppo compresso completamente privo della satira sociale di Starship troopers così come del fascino della saga di Harry Potter, che fortunatamente pare già assumere le dimensioni del colossale flop anche al botteghino - meno di un terzo dei centodieci milioni di dollari spesi fino ad ora incassati - e che cerca inutilmente di unire l'appeal dei videogiochi di ultima generazione - rigorosamente bellici - come Halo, Call of duty, Battlefield o Killzone con le tipiche atmosfere da giovane prescelto alle prese con un destino apparentemente più grande di lui che fecero la fortuna di molte pietre miliari degli anni ottanta: peccato che ad una gran parte decisamente priva di qualsiasi "scrupolo morale" segua una conclusione come di consueto buonista e disneyana di quelle che hanno reso invisa Mamma Disney a molti appassionati cinefili, cui neppure gli effetti speciali, le simulazioni, i turbamenti sentimentali e "da caserma" del giovane, irritante protagonista sono in grado di porre rimedio.
Forse, qualitativamente, non saremo di fronte al peggior film dell'anno, eppure da genitore - nonostante il Fordino sia ancora troppo piccolo per esprimere preferenze e desideri di natura cinematografica - ho trovato Ender's game profondamente vuoto e diseducativo, per nulla accattivante, noioso ed inutilmente violento - e lo affermo pur essendo, di fatto, cresciuto a pane e calci rotanti, da Bruce Lee a Van Damme, e cazzotti a profusione da Sly a Schwarzy, passando per Willis -, privo di originalità e soprattutto dello spirito che rese grandi pellicole come War Games.
Curioso come, ai tempi, un giovane e talentuoso hacker riuscisse ad impedire la guerra atomica tra USA e URSS grazie alle sue doti mentre l'indisponente Ender finisce per annichilire una razza intera come fosse un gioco da ricreazione scolastica salvo poi fare gli occhi da cerbiatto all'indirizzo dell'audience affermando "il mondo è cattivo e brutto, non è stata colpa mia".
Ho già sentito di gente che "eseguiva solo gli ordini".
E non mi ha mai convinto.
Cari Ender e Gavin, ho dunque una sola parola per voi e la vostra pseudo dottrina militaresca, così come per il vostro film: vaffanculo.
Sono proprio troppo vecchio per queste stronzate.
E per la felicità del Cannibale, lo sarei stato anche se fossi stato giovane.



MrFord



"Don't drop that bomb on me
save that little tree
don't drop that bomb on me
save our seven seas
don't drop it, don't drop it
don't drop that bomb on me."
Bryan Adams - "Don't drop that bomb on me" - 



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