Visualizzazione post con etichetta Thomas Gibson. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Thomas Gibson. Mostra tutti i post

sabato 5 settembre 2015

Criminal minds - Stagione 10

Produzione: CBS
Origine: USA, Canada
Anno: 2014
Episodi: 23






La trama (con parole mie): l'unità di analisi comportamentale di Quantico è come sempre al lavoro su casi legati ad omicidi, rapimenti e minacce terroristiche in tutto il Paese, forte dell'inserimento nella squadra di Kate Callahan, ex detective della sezione abusi su minori.
I loro ultimi casi li porteranno ad affrontare possibili attacchi agli USA, rapimenti e traffici umani su scala nazionale - e forse oltre -, l'addio ad un vecchio membro della squadra, ucciso da un serial killer che inseguiva dagli inizi della carriera e il forse solo momentaneo arrivederci ad un volto del team: per Hotchner e i suoi, dunque, le sfide e le poste in gioco si faranno progressivamente più ardue ed importanti, e costringeranno spesso e volentieri ogni agente a dare tutto per poter risolvere enigmi terrificanti e misteriosi.








Insieme a Grey's Anatomy, Criminal minds - diverso per taglio, produzione, approccio, target di pubblico dalla creazione di Shonda Rhimes - rappresenta senza dubbio uno dei grandi amori da piccolo schermo di casa Ford, appuntamento imperdibile dell'estate proprio a seguito delle avventure dei medici del Grey Sloane Memorial: nel corso degli anni le vicende della squadra di Analisi Comportamentale dell'FBI di Quantico hanno visto succedersi personaggi, situazioni, psicopatici e minacce di ogni genere, sebbene da qualche anno parcheggiate in zona sicura sempre in grado di intrattenere come si conviene all'orario dei pasti.
Al passaggio numero dieci su questi schermi, la squadra capitanata dal sempre tutto d'un pezzo Hotchner trova un nuovo membro per quello che, di fatto, è stato il ruolo più "sfortunato" della serie - si sono avvicendate, se la memoria non m'inganna, almeno quattro figure -, occupato nientemeno che da Jennifer Love Hewitt, star di Ghost Whisperer, e chiude definitivamente ogni possibilità - SPOILER - per un eventuale ritorno del mitico Gideon, interpretato nelle prime due stagioni dall'altrettanto mitico Mandy Patinkin, che per anni ho sognato rientrare nelle vesti di spietato serial killer e nemesi dei nostri, ucciso invece da un assassino al quale dava la caccia dai tempi dei suoi primi passi nell'FBI - non male davvero il flashback che lo vede protagonista insieme al Rossi di Joe Mantegna, che l'ha sostituito nel cast -.
In realtà la prima parte della stagione scorre senza quasi colpo ferire, di fatto apparendo decisamente più spenta rispetto alle passate, e lasciando intuire lo stesso fenomeno di rodata monotonia che colpì, per rimanere in tema morti ammazzati, anche Cold Case: fortunatamente, con la seconda metà della stagione ed un maggiore approfondimento dei main charachters, anche la qualità degli episodi cresce, regalando almeno in un paio di occasioni alcune tra le puntate più interessanti dell'intera serie, da "Il signor Graffio" - chiusa da un finale aperto cui spero verrà dato un seguito il prossimo anno - all'epilogo, legato a doppio filo proprio con il personaggio della Callahan.
Si sente sempre la mancanza dell'esplorazione del mondo dei serial killer come nel corso delle prime annate, soprattutto quando si sconfina nella lotta al terrorismo o ad episodi legati più a consulenze da parte dei nostri, che non di indagini vere e proprie, eppure il meccanismo gira ancora discretamente bene, l'affezione per i protagonisti è notevole e le situazioni mostrate portano comunque a riflessioni legate agli abissi all'interno dei quali si può spingere la mente umana, in grado di dispensare gesti eroici ed altruisti così come sofferenze indicibili che neppure in un'opera di fiction si penserebbe attuabili.
Quel che è certo, è che il fascino del lato oscuro non smetterà mai di esercitare attrazione per gli occupanti di casa Ford, e che fino a quando una realizzazione onesta e personaggi cui si è ad ogni modo legati garantiranno una visione interessante, Criminal minds continuerà ad essere uno degli appuntamenti fissi delle estati del Saloon.




MrFord




"Like a bird on the wire, 
like a drunk in a midnight choir 
I have tried in my way to be free. 
Like a worm on a hook, 
like a knight from some old fashioned book 
I have saved all my ribbons for thee."
Leonard Cohen - "Bird on a wire" - 






sabato 22 novembre 2014

Criminal minds - Stagione 9

Produzione: CBS
Origine: USA
Anno:
2013/2014
Episodi: 24

 

La trama (con parole mie): la squadra del BAU capitanata da Hotchner prosegue nelle indagini che la conducono da una parte all’altra degli States seguendo piste che portano i suoi componenti alla scoperta di efferati delitti ed inquietanti serial killers.
Seguiti da un nuovo referente interno dell’FBI e come sempre pronti a sacrificare anche gran parte della loro vita privata per rendere più sicure quelle dei comuni cittadini, Rossi, Morgan, Reed, Garcia, Blake e JJ si troveranno a confrontarsi con abissi sempre più profondi all’interno della psiche umana e perfino con la corruzione di un’intera stazione di polizia.
Riusciranno ad uscirne indenni, e soprattutto a guarire dalle ferite invisibili che il lavoro di profiler lascia?






Da anni, ormai, Criminal minds rappresenta, qui in casa Ford, il meglio che i serial televisivi “di massa” possano offrire quando si tratta di materia da morti ammazzati, una spanna sopra le innumerevoli incarnazioni di CSI e tutti i prodotti nati a seguito del successo di quest’ultimo.
Senza dubbio non stiamo parlando di qualcosa che possa raggiungere il livello di Capolavori come TwinPeaks o pietre miliari come il recente True detective, eppure il lavoro svolto attorno e sui membri dell’Unità comportamentale di Quantico continua ad essere solido e perfetto per un intrattenimento a tutto tondo, con la sua buona dose di tensione, azione e riflessioni postume: al nono giro di boa, dunque, Criminal minds continua ad uscire bene dalla visione, senza stancare e, soprattutto, mantenendo intatto l’interesse del pubblico per i suoi protagonisti – interessante notare come, nel corso di quest’annata, quasi tutti gli attori si siano cimentati anche come registi di singoli episodi – e la loro evoluzione – nella parte centrale della season spiccano, infatti, puntate incentrate sull’uno o l’altro membro del team, le loro scelte, il passato o il futuro -.
Come se tutto questo – ed il bene che io e Julez continuiamo a volere al titolo in questione – non bastasse, nel corso dei ventiquattro episodi si trovano almeno quattro degni di essere annoverati tra i migliori della serie, in particolare i due – peraltro appaiati – dedicati alla famiglia che si ritrova sotto indagine per i cadaveri sepolti nel giardino della sua proprietà e alle telefonate anonime cui fanno seguito le sparizioni e gli omicidi di bambini, vere e proprie chicche non soltanto di entertaiment puro – come in questi casi dovrebbe essere – ma di ritmo e soprattutto domande che sorgono a visione conclusa.
Per un appassionato di profiling e serial killer come il sottoscritto, e da padre – cambia davvero tanto la prospettiva rispetto alla vita e ai suoi risvolti più drammatici, una volta genitore – trovarsi a riflettere su sistemi più o meno massimi grazie a quella che è considerata – ed è da considerare – come una serie popolare ed assolutamente senza pretese alte è segno della grande validità della serie stessa, sempre pronta non solo ad appassionare e proporre casi che possano catturare l’attenzione ma anche a ricordare al pubblico, occasionale e non, quanto ancora esista di sconosciuto a proposito della parte più oscura della nostra anima, la stessa all’interno della quale albergano, hanno albergato ed albergheranno le pulsioni che portano individui in tutto e per tutto simili a noi – almeno all’apparenza – in predatori che, in base ad un personale ed insindacabile giudizio, del Destino o di chissà cos’altro, finiscono per disporre delle loro vittime neppure si trattasse di antiche divinità o improvvisati messia.
Accanto ai pensieri suscitati dagli argomenti trattati – sviscerati con altro piglio ma partendo da riflessioni simili dal già citato True detective – rimane la curiosità rispetto a quello che accadrà alla squadra ora coordinata da un supervisore che lascia ai suoi membri una libertà sicuramente maggiore rispetto a quella concessa dalla donna che l’aveva preceduto - Erin Strauss, morta alla fine della stagione precedente – e a seguito dell’abbandono di uno dei suoi membri, che lascia aperti nuovi spiragli per il futuro e per new entries – o comeback – sulla carta decisamente interessanti.
Senza dubbio, Hotchner e soci continueranno a battere i sentieri più oscuri della psiche.
E con altrettanta sicurezza, qui al Saloon continueremo a seguire le loro orme.




MrFord



"My mother was a witch, she was burned alive.
Thankless little bitch, for the tears I cried.
Take her down now, don't want to see her face
all blistered and burnt, can't hide my disgrace."
Metallica - "Am I evil?" -



domenica 14 luglio 2013

Cuori ribelli

Regia: Ron Howard
Origine: USA
Anno: 1992
Durata: 140'




La trama (con parole mie): siamo alla fine dell'ottocento, ed in Irlanda imperversano i proprietari terrieri che con gli affitti dei terreni soffocano le esistenze dei contadini. Joseph Donnelly, perduto il padre, insegue il sogno di avere una terra di sua proprietà andando in cerca di vendetta e di Daniel Christie, che possiede i campi per proteggere i quali il suo vecchio ha perso la vita.
Giunto alla tenuta dell'uomo, Joseph scopre di non essere poi così bravo ad uccidere e finisce per fuggire in America con la figlia dello stesso, Shannon, che insegue un desiderio di libertà e modernità.
Giunti a Boston e fintisi fratello e sorella, i due scopriranno il ribaltamento dei destini che li separava nel Vecchio Continente: mentre il primo, infatti, fa fortuna con la boxe e s'imborghesisce, la seconda continua a lavorare come un'operaia criticando i modi da puzza sotto il naso dei ricchi. Quando il legame che si è creato tra i due esplode, il dramma e la separazione li attenderanno al varco, per riunirli soltanto mesi dopo, in Oklahoma, in occasione della grande corsa che prevede l'assegnazione di terre a chiunque riesca a picchettare il proprio angolo di Paradiso sopravvivendo agli altri aspiranti proprietari.







Lo ammetto: ho sempre considerato dei veri e propri guilty pleasures polpettoni come Cuori ribelli.
Curiosamente, questa poco riconosciuta pellicola firmata Ron Howard non era ancora finita tra le mani del sottoscritto, ed è giunta in casa Ford principalmente grazie al contributo di Julez, che rispolverando ricordi di gioventù ed associandola alla mia cara Vento di passioni ha sollecitato questo graditissimo recupero.
Perchè se da un lato prodotti di questo genere rappresentano senza dubbio tutto il peggio che il Cinema americano ha da offrire per quanto riguarda la retorica e la grana grossa della narrazione, dall'altro il lavoro dell'ex Ricky Cunningham di Happy Days è onesto, puntuale, sentito e soprattutto autoironico, cosa che non si potrebbe affatto dire di pellicole simili spacciate per prodotti profondamente autoriali come War horse e Lincoln, che di norma hanno lo straordinario potere di farmi incazzare come un bufalo quando non riescono ad annoiarmi.
Cuori ribelli, al contrario, assume la connotazione di versione pane e salame delle stesse, e cavalcando una storia coinvolgente e volutamente sopra le righe permette allo spettatore di andare oltre anche alle peggiori brutture - i titoli di testa ed il pessimo dolly in stile "anima" conclusivo, per citarne due delle più clamorose - concentrandosi su una vicenda divertita e divertente interpretata da una coppia allora unita anche nella vita reale - curioso pensare alle vicende sentimentali di Tom Cruise e Nicole Kidman, da Giorni di tuono e Cuori ribelli fino al "definitivo" Eyes wide shut - che sfrutta proprio in questo senso il lato più provocatorio e da commedia del romanticismo, lasciando spesso e volentieri spazio agli scambi tra Joseph e Shannon in grado di originare anche le sequenze migliori del film - come le rispettive sbirciate durante la preparazione per la notte a Boston, forse addirittura il pezzo migliore dell'intero lavoro - ed alimentare l'evolversi della trama, suddivisa idealmente in tre atti tra Irlanda - la parte più raffazzonata -, Boston - il momento migliore del racconto, che stizza l'occhio non solo al già citato Vento di passioni ma anche a quello che sarà, dieci anni dopo, Gangs of New York - e l'Oklahoma - pronto a fare da cornice al consueto finalone da kolossal hollywoodiano che, ai tempi ed in questo caso, non servì a trasformare l'opera di Howard nella consueta macchina da soldi e premi che di norma finisce per essere la naturale evoluzione di questo tipo di proposte.
Ma senza soffermarsi troppo sulle questioni tecnico/artistiche rischiando di finire, volente oppure no, a fare lo snob che affibbia una bonaria pacca sulle spalle al mestierante regista di turno con fare di presunta superiorità, mi getto nelle sensazioni positive che titoli di questo genere riescono sempre a lasciare, figli di un'eredità cinematografica effettivamente larger than life ma sempre in grado di parlare ad ogni genere di pubblico ed incarnare, in qualche modo, il senso di meraviglia che per primi stuzzicarono Capolavori come Via col vento: senza contare che il piacere di godersi il divano di casa Ford tutti e tre insieme - anche se per ora per il Fordino non fa alcuna differenza - non ha prezzo rispetto al pensiero della noia d'essai patita di Julez a proposito di alcune scelte troppo estreme del sottoscritto o alle mie stesse pretese a volte decisamente maniacali a proposito delle visioni.
Un bel modo, dunque, per stare insieme e godersela, come un pomeriggio in cui il Cinema intero si trasferisce a casa vostra a favore della Famiglia.
E se il prezzo dev'essere accettare l'esistenza di titoli dal sottotesto retorico ed il richiamo alla lacrima facile, poco importa: la settima arte è anche questo - senza contare che il rapporto tra Joseph e Shannon è riuscito a ricordare molto, seppur fra due poveracci, il continuo provocarsi che ha posto le fondamenta di quello che abbiamo io e Julez oggi -, e sono ben contento che il semplice goderseli dall'inizio alla fine vada oltre ai tentativi di "nobilitarli" raccontando del ribaltamento di ruoli tra i protagonisti nel corso del loro viaggio e dunque del rapporto tra Vecchio e Nuovo Continente, perchè sarebbe come dare ragione ad un borioso proprietario terriero quando qui al Saloon si è sempre appartenuti alla grande schiera dei venuti dalla terra e dalla strada.


MrFord


"There's diamonds in the sidewalks, there's gutters lined in song
dear I hear that beer flows through the faucets all night long
there's treasure for the taking, for any hard working man
who will make his home in the American land."
Bruce Springsteen - "American land" -


venerdì 10 agosto 2012

Criminal minds Stagione 7

Produzione: CBS
Origine: Usa
Anno: 2012
Episodi: 24




La trama (con parole mie): le vicende dell'Unità di analisi comportamentale dell'FBI proseguono legate al destino dell'agente Prentiss, data per morta nel corso della stagione precedente ed in realtà impegnata sotto copertura nella caccia a quello che è stato la sua nemesi per anni.
Risolto il caso di raccordo tra le due annate, i componenti della squadra tornano alla loro routine di cacciatori di psicopatici e serial killers, dedicandosi, tra le altre missioni, anche a rapine in banca, rapimenti ed attentati: nessuno sconvolgimento li attende, anche se non saranno poche le difficoltà che si troveranno ad affrontare per consegnare alla giustizia alcuni assassini particolarmente spietati.
Nel frattempo, Morgan chiuderà i conti con una vecchia, brutta storia legata alla sua famiglia, Hotchner troverà un nuovo amore e Rossi farà i conti con la perdita di una persona importante del suo passato.





Negli ultimi anni l'estate di casa Ford è sempre stata inesorabilmente segnata dalla visione di quelli che sono i due serial più longevi passati su questi schermi dai tempi dell'indimenticato Lost: Grey's anatomy e, per l'appunto, Criminal minds.
Considerata la passione del sottoscritto per il genere crime ed i serial killers e di Julez per i morti ammazzati - siano essi figli del grande o piccolo schermo, o della Letteratura -, un prodotto come questo riesce a sfondare una porta spalancata qui al saloon, pur avendo perso, nel corso degli anni, quell'alone quasi horror che aveva caratterizzato le prime due stagioni ed il personaggio di Gideon - il mitico Mandy Patinkin ora trasferitosi all'ottimo Homeland -.
Il titolo riesce comunque a restare interessante evitando almeno in parte l'effetto deja-vu di puntate dallo svolgimento fotocopia presente - ed in crescendo - in prodotti simili come Cold case, e resta a mio parere il miglior serial dedicato al profiling e ad una delle nuove scienze più affascinanti cui approcciarsi: a questo proposito, ricordo - e consiglio a tutti, per quanto di difficile reperibilità - l'autobiografia dell'ex agente FBI John Douglas, Mind hunter, che ricostruisce le gesta sul campo - e le interviste a molti serial killers noti - di uno dei padri fondatori dello studio della mente applicata ai crimini violenti.
Tornando ai nostri cacciatori di mostri, ho trovato questa settima stagione più efficace della precedente soprattutto rispetto ad un crescendo che ha visto un salto di qualità netto avuto dall'ultima manciata di puntate, tutte sia tecnicamente che in fase di scrittura di ottima fattura: lo stesso approfondimento dei protagonisti - pur non molto marcato, come del resto è sempre stato - è risultato efficace, dalla ripresa della vicenda della cugina scomparsa di Morgan al nuovo amore di Hotchner, per la prima volta apparso in grado di superare il dramma dell'uccisione della moglie, avvenuta qualche stagione or sono.
Chiudendo un occhio sul marchettone a Patricia Cornwell - autrice di best sellers che non ho mai particolarmente amato -, il resto degli approfondimenti e delle trame risulta efficace, lascia il giusto spazio ai protagonisti - ottimo il lavoro, ad esempio, sul rapporto tra Rossi e l'ex moglie malata - e per una volta non culmina in un season finale necessariamente spezzato in due tra una stagione e l'altra: un cambio di rotta gradito che non diminuisce la curiosità di scoprire che ne sarà dell'unità - in particolare, del membro che pare uscirà dal team - e quali casi la attendono, coltivando come sempre la speranza che l'ex mentore di Reed, il già citato Gideon, possa un giorno tornare nelle vesti di pericolosissima nemesi.
Nel frattempo, se almeno in parte siete amanti del genere e non avete ancora avuto modo di seguire le gesta dei protagonisti di questa serie, il mio consiglio è di riscoprire Criminal minds fin dall'inizio, godendovelo magari tutto d'un fiato: in fondo, parliamo di una proposta in grado di regalare una panoramica del lato oscuro della mente in modo chiaro e plausibile anche ai profani, di avvincere neanche ci si trovasse all'interno di una proposta action in stile 24, e soprattutto di fornire un'alternativa decisamente più valida rispetto al posticcio e sempre troppo patinato CSI, rivale storico che, per quanto mi riguarda, non ha mai retto il confronto.


MrFord


"At the works of my gods
I glaze my heart to be
the nature of dark
awake my soul to see
at the works of my gods
I glaze my heart to be
with an evil mind
...flamed my heart will be."
Immortal - "Within the dark mind" -




domenica 4 settembre 2011

Criminal Minds Stagione 6

Produzione: Cbs 
Origine: Usa 
Anno: 2010/2011 
Episodi: 24


La trama (con parole mie): la squadra di profiler guidata da Aaron Hotchner torna sugli schermi riprendendo le fila dal caso del Principe delle tenebre che aveva chiuso la stagione precedente, avviandosi ad una serie che vedrà una maggiore concentrazione di situazioni inusuali per la squadra - meno serial killer e psicopatici, più interventi legati a casi limite sociali o criminali, senza dimenticare lo spionaggio - e che vedrà l'abbandono della serie di ben due membri del team, causando non pochi squilibri nella già fragile tranquillità interiore dei suoi componenti.
Starà allo stesso Hotchner, sempre più colonna portante, farsi carico di responsabilità che riguarderanno scelte importanti legate a doppio filo con la prossima stagione.






Nell'ambito del genere "morti ammazzati" tanto caro a Julez e storicamente visto con un occhio di riguardo in casa Ford, Criminal minds ha sempre avuto un posto d'onore, guadagnandosi affezione decisamente più della sua spocchiosa controparte di successo CSI, che ho sempre cordialmente detestato.
Nel corso delle stagioni di quella che, a conti fatti, è ormai una delle realtà da piccolo schermo più longeve del panorama Usa recente, si sono alternate ottime sequenze di episodi ad annate più blande: questa sesta stagione si colloca sicuramente nel secondo gruppo, pur presentando momenti chiave per il presente ed il futuro della squadra di profiler - l'abbandono di ben due dei protagonisti, uno per scelta, l'altro a seguito di una drammatica morte sul campo -, probabilmente a causa di una verve non sempre ispiratissima degli sceneggiatori, che ad alcuni episodi certamente efficaci - il killer di bambini nei boschi dell'episodio 9, o il "navigatore" del 23 in grado di rimandare al metodo di eliminazione dei corpi di Dexter - affiancano altri decisamente poco emozionanti, mentre l'intera sottotrama legata al passato di Prentiss nei servizi segreti ed il caso di Ian Doyle, sicuramente uno dei passaggi più importanti dell'annata, non arriva mai davvero a conquistare il cuore dello spettatore, o almeno non quanto ci si sarebbe aspettato sulla carta.
Eppure, a favore di Criminal minds va senz'altro sottolineato quanto, nonostante non tutti gli episodi e la stagione in generale siano stati da ricordare, la qualità del prodotto risulti sempre buona, e pur non costituendo, di fatto, una serie con velleità artistiche particolari, può senza troppi patemi essere considerata uno dei riferimenti più importanti del suo genere, ed una certezza per tutti gli appassionati che tornano ogni anno a seguire le gesta del nucleo di analisi comportamentale con rinnovata curiosità ed entusiasmo.
Ci si augura che, con la prossima stagione ed i cambiamenti che si prospettano per la squadra, vengano anche ripresi alcuni discorsi lasciati cadere nel corso di questa annata - i mal di testa di Reid ed i suoi complessi, il rapporto tra il nuovo acquisto Seaver ed il suo defunto padre, il nuovo doppio ruolo di Hotchner - che, se affiancati ad episodi più legati al mondo della follia e dei serial killer, potrebbero riportare la serie ai vertici raggiunti con le prime annate, stabilendo di fatto un nuovo standard che garantirebbe rinnovamento qualitativo e spettatori a rimpolpare le fila già nutrite del suddetto genere "morti ammazzati".
Certo in casa Ford saremmo i primi a gioire per una nuova annata più "oscura", in grado di far venire i brividi all'idea che l'orrore mostrato sarà pure figlio della fiction, ma come per i riferimenti spesso e volentieri utilizzati nel corso delle puntate, ha radici che affondano profondamente nella nostra vita di tutti i giorni, e dentro di noi, dove l'abisso che ricambia lo sguardo di chi ci si trova di fronte genera mostri ben peggiori di quanti potremo mai inventare.


MrFord


"Criminal
criminal
you god damn right
I'm a criminal
Yeah, I'm a criminal."
Eminem - "Criminal" -
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...