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giovedì 26 luglio 2018

Modern Family - Stagione 9 (ABC, USA, 2017/2018)







Non ho mai amato, come più volte mi è capitato di scrivere, le sit-com, e allo stesso modo, ho amato fin dal primo episodio Modern Family.
Fresca, sincera, divertente, frizzante, in grado di parlare a diverse generazioni e tipologie di famiglie, leggera ma in grado di emozionare, sempre piacevole da vedere episodio dopo episodio, stagione dopo stagione.
Con il tempo, anche i Fordini hanno cominciato ad apprezzarla, probabilmente riconoscendosi nei più piccoli o per la sigla orecchiabile, l'idea di famiglia o le stranezze della famiglia stessa, rendendola un appuntamento tra i più amati e goduriosi delle cene di casa Ford.
Anche a questo giro di giostra, ovviamente, le gesta dei Pritchett e dei Dunphy hanno allietato ed accompagnato quelle dei Ford nei loro sempre più turbolenti pasti, con il Fordino che non da respiro un secondo tra domande, racconti e semplice azione di disturbo e la Fordina sempre più presa a cercare di imitare il fratello o a farsi notare quanto lui.
Certo, la sensazione che un pò di stanca si avverta rimane, come per molti titoli di riferimento del piccolo schermo affrontati di recente, ma non è ancora nulla di preoccupante o terribile, quanto forse solamente fisiologico per un prodotto che prosegue praticamente senza battute d'arresto o cali di qualità da nove anni, un traguardo che pochi serial raggiungono in questo stato di salute, e le speranze che il futuro possa regalare nuove perle per i protagonisti di questo curioso ritratto di famiglia sono a mio parere ben riposte, anche per l'ottima caratterizzazione compiuta dagli sceneggiatori nel corso degli anni e resa alla grande dagli interpreti, come sempre, in termini di preferenza personale, capitanati da Jay e Phil, assolutamente impagabili.
Un titolo, dunque, sempre perfetto come scarico per i neuroni, piacere da famiglia, compagnia per single e chi più ne ha, più ne metta: in fondo le mura domestiche restano, senza dubbio, il luogo più strano ed incasinato che possiamo pensare di eleggere a nostro rifugio, ma allo stesso tempo il porto più sicuro cui potremmo ambire quando il mare si fa grosso e occorre cominciare a correre ai ripari.
La cosa più confortante e confortevole, in questo, è data dal fatto che in famiglia nessuno è perfetto, e così a stretto contatto si finisce per amare, prima ancora dei pregi, i difetti di chi ci cresce, chi ci sostiene, chi cresciamo: e proprio da quei difetti si finisce per costruire qualcosa di più forte di quanto ci saremmo mai potuti immaginare.
Qualcosa che ci permetta di ridere o di piangere, di desiderare di stare da soli ed avere un attimo di pace o di non separarsi mai, neppure per sbaglio, di diventare furiosi o pensare che non ci si è mai divertiti così tanto.
La famiglia, per l'appunto.
In questo senso, quando si torna dalle parti dei Dunphy e dei Pritchett, il suo spirito non potrebbe essere reso meglio.



MrFord




 

giovedì 19 luglio 2018

Thursday's child




Alle spalle la sbronza dei Mondiali, al Saloon torna il Cinema in pianta stabile partendo proprio dalla rubrica che è stata una delle certezze di questi anni nella blogosfera: accanto al mio consueto nemico Cannibal, a questo giro l'ospitata è toccata a uno dei più vecchi colleghi cinefili di queste parti, Frank Romantico.
Per l'occasione, e considerate le uscite molto diluite, abbiamo deciso di accorpare ben due settimane al prezzo di una, neanche fossimo in periodo di saldi anche noi.



"Mettiti in fuga, perfino Ford ha delle riserve sul nostro film!"


OVERBOARD
(nei cinema dal 19 luglio)

"Se ci fossero più film così, scommetto che quei tre bloggers correrebbero in sala ogni giorno!"

Frank: Faccio outing e lo ammetto pubblicamente sui blog del Cannibale e di Ford: a me le commedie sentimentali piacciono da impazzire. Questa però non mi ispira particolarmente, sarà che parto prevenuto visto che si tratta del remake dell'omonimo film del 1987 con Kurt Russell e Goldie Hawn, che a me non è mai piaciuto. Riusciranno i registi Bob Fisher e Rob Greenberg a farmi cambiare idea?
Cannibal Kid: Io non ho bisogno di fare outing, perché tanto lo sanno già tutti che ho una passione per le romcom, anche se preferisco quelle indie, rispetto alle commercialate come questa. L’originale con due attori di epoca fordiana come Russell + Hawn non l’ho visto, mentre in questo ci sono la simpatica Anna “Scary Movie” Faris e il poco esaltante Eugenio Derbez. Alla fine credo che lo vedrò, e lo stesso farà il buon Frank. Suca Ford!
Ford: le commedie romantiche, se simpatiche e ben fatte, piacciono perfino a me. Peccato che questa paia proprio l'ennesimo remake da crisi di idee di un film che, nonostante la presenza di Kurt Russell, non mi ricordo come un granchè. Dunque passerò oltre e lascerò la visione a quel pusillanime di Cannibal.

SKYSCRAPER
(nei cinema dal 19 luglio)

"Dwayne, è arrivato il bonifico di Ford per ringraziarti della ripassata che hai dato a Cannibal."

Frank: Un film d'azione con The Rock? Davvero? Che bella l'estate, che ci propone sempre roba fresca e originale. Guardando il trailer poi sembrerebbe più sci-fi che action, tanto da far apparire verosimile un cinecomic della Marvel. Questa potrebbe essere una di quelle volte in cui il Cannibale ed io siamo d'accordo. E poi di film action ambientati in un grattacielo ne esiste solo uno, per me. Chi ha occhi per intendere...
Cannibal Kid: Io & Frank uniti contro il Male, ovvero contro Ford e contro questi filmacci d’azione. Tra tutti gli action heroes di cui Ford è innamorato, The Rock è uno di quelli che sopporto di più, ma ciò non toglie che questa roba promette molto meno bene rispetto ai simpatici Baywatch e Jumanji - Benvenuti nella giungla. Mi vengono le vertigini al solo pensiero di vederlo. E mi viene il vomito a pensare che su WhiteRussian si beccherà 3, se non 4 bicchieri pieni.
Ford: adoro The Rock e le tamarrate action estive e non, alla facciazza del Cannibale, ma dal trailer questo Skyscraper pare proprio una puttanata talmente grande da non riuscire a convincere neppure il sottoscritto. Certo, una visione magari vacanziera potrei concederla, ma le aspettative, nonostante il buon Dwayne, sono molto, molto sottoterra, altro che grattacieli!

BENT - POLIZIA CRIMINALE
(nei cinema dal 25 luglio)

"Attento, Karl. Con un colpo di tette ti spedisco dritto in braccio a quei tre loschi bloggers."

Frank: Film del genere solitamente li salto a priori, questo poi non sembrerebbe nemmeno brillare per originalità. Solite esplosioni, sparatorie e ironia all'americana. Potrebbe mai essere meglio di quello che sembra? Non credo. Alla regia c'è Bobby Moresco, che conosco come produttore, come sceneggiatore ma non come regista. Per fortuna nel cast c'è Sofia Vergara, che credo faccia contento anche il Cannibale.
Cannibal Kid: Frank, ti dirò, a costo di passare per il gaio Ford di turno, che Sofia Vergara non m’è mai gustata particolarmente. Troppo troppa per me. Il film poi non parliamone. È uno di quelli che una volta trovavi invenduto in fondo al cestino delle offerte al supermercato e di quelli che ora, con tutta la scelta che c’è, soltanto il criminale Ford ha il coraggio di spararsi.
Ford: e per la seconda volta mi tocca snobbare un film che in teoria dovrebbe essere tamarro abbastanza per me. Purtroppo, mi pare solo brutto. Più brutto del Cannibale e delle sue proposte cinematografiche.

HEREDITARY - LE RADICI DEL MALE
(nei cinema dal 26 luglio)

"Abbiamo evocato lo spirito di Frank, guai a noi!"

Frank: Un horror. Un horror d'estate. L'occasione perfetta per andare a godersi un paio d'ore di aria condizionata al cinema. Questo esordio del regista Ari Aster, tra l'altro, ha fatto parecchio parlare di se e i soliti strilloni lo spacciano per un capolavoro, l'horror d'autore (quanto odio questa definizione) dell'anno, addirittura il nuovo L'Esorcista. Non il solito filmetto estivo leggero leggero, insomma. Tieni basse le aspettative Frank, altrimenti come al solito rimarrai deluso tra uno jumpscare e l'altro.
Cannibal Kid: Di solito con questi horror esaltati come capolavori assoluti, e poi l’anno successivo immancabilmente finiti nel dimenticatoio, a sorpresa mi trovo d’accordo con Ford nel ridimensionarli. E questa sì che è una cosa spaventosa. Detto ciò, spero che il film per una volta sia come dicono davvero agghiacciante, in senso buono. Anche se io prima di parlare di horror dell’anno aspetterei il Suspiria di Luca Guadagnino.
Ford: adoro gli horror, specialmente d'estate. Un pò meno quelli spacciati per nuovi cult che finiscono quasi sempre per essere bottigliati come meritano e neanche fossero un film indie consigliato da Cannibal. Hereditary farà la stessa fine, o merita davvero il clamore che ha suscitato? Spero di poter dare presto la mia risposta alla questione.

IO, DIO E BIN LADEN
(nei cinema dal 25 luglio)

"So benissimo che Ford vorrebbe dormire così."

Frank: Nicolas Cage è dappertutto! Davvero, in qualunque posto io sia, finisco sempre per trovarmelo davanti: al cinema, in TV, per strada, in pizzeria. Vedo Nicolas Cage ovunque. Eppure non mi sarei mai aspettato di trovarlo in un film di Larry Charles. Siete contenti Cannibale e Ford, vero? Un biopic-commedia-avventuroso. Troppa roba, facciamo che lo aspetto al primo passaggio in TV o su Netflix.
Cannibal Kid: Potenziale titolo scult dell’anno, e forse del secolo, è la conferma di come Nicolas Cage oggigiorno abbia più bisogno di soldi di Gigi Buffon, che tra un po’ sponsorizza persino WhiteRussian pur di guadagnare due euri da andare a giocare al casinò.
Ford: Nicholas Cage è l'eroe trash per eccellenza del Saloon, e questo film promette davvero di essere uno dei titoli imperdibili del genere degli ultimi anni. Una specie di Sharknado senza squali e con tanto Nicola Gabbia. Alla facciazza di Cannibal.

LE ULTIME 24 ORE
(nei cinema dal 25 luglio)

"Se in questo postaccio non servono White Russian, giuro che levo le tende."

Frank: Sulla carta questo film mi potrebbe anche piacere. Ammesso che non sia la solita boiata. Sembrerebbe un John Wick che incontra In Time, però con Ethan Hawke. E la cosa fa un po' ridere. Ho una brutta sensazione a riguardo, magari lo faccio guardare prima a Ford se vuole fare da cavia. Un tempo questo sarebbe stato whisky per le sue bicchierate.
Cannibal Kid: Certo che in questo periodo arrivano un sacco di fordianate assurde. Non a caso l’estate è il periodo peggiore dell’anno per le uscite e in quest’estate 2018 sono particolarmente tremende.
Ford: nonostante, anche qui, ci sia materiale apparentemente fordiano, non sono per nulla attratto dalla potenziale visione. Ma che mi succede, quest'estate!? I Mondiali mi avranno cannibalizzato!? Speriamo di no!

BREAKING IN
(nei cinema dal 26 luglio)

"Cerco di imitare lo stile fordiano. O il non stile fordiano."

Frank: Diretto da James McTeigue. McTeigue, quello di The Raven. Non so voi ragazzi, ma io passo la mano.
Cannibal Kid: Se non ricordo male, The Raven era finito nella mia classifica del peggio cinematografico di qualche anno fa. Direi quindi che passo anche io. Ford, a questo punto sei costretto a sacrificarti tu per la patria, e per l’onore del mondo Blogger.
Ford: non ho mai visto The Raven, ma purtroppo dopo l'ottimo esordio con V per vendetta, McTeigue si è tramutato nell'ombra di se stesso e nell'ennesimo inutile mestierante di Hollywood. Passo anch'io senza pensieri.

HOSTILE
(nei cinema dal 26 luglio)

Il film dedicato a Ford e Cannibal si intitolerà "Ostile".

Frank: Un altro film horror, francese per di più. Pandemia, mostri, ambientazione post-apocalittica: io con 'sta roba ci vado a nozze. Se poi si svolge quasi tutto nel deserto, allora comincio ad esaltarmi. Dietro la macchina da presa c'è Mathieu Turi che... chi è? Però come produttore abbiamo Xavier Gens. E io a Gens gli voglio ancora bene per aver diretto The Divide. Questo lo guardo di sicuro.
Cannibal Kid: Frank finora stava dicendo cose più o meno sensate, ma adesso dev’essere stato colto dal virus fordiano che ti trasforma in uno zombie spara assurdità. Ancora un film horror di ambientazione desertica? Faccio fatica a pensare a qualcosa di più noioso, a parte una maratona di cinema e/o wrestling ideata da Ford. In compenso è un film prodotto dal paese dei (giustamente) campioni del mondo, quindi magari non è così male.
Ford: potenziale sorpresa della settimana, nonostante il sospetto che nutro da sempre rispetto a chiunque e qualunque cosa provenga dalla Francia, che è mia rivale quasi quanto Peppa Kid. Una visione, nonostante una trama certo non originalissima, ci sta tutta.

OCEAN'S 8
(nei cinema dal 26 luglio)

"Rihanna, quei tre bloggers pensano solo a te: riceveranno presto notizie dai nostri avvocati."

Frank: No ragazzi, questo non riesco a commentarlo. Poi c'è Sandra Bullock. Cannibale, c'è Sandra Bullock! Che fa una parte alla Sandra Bullock. Quasi potesse essere peggio di quel che sembra. Non basta il resto del cast (tutto al femminile) a farmi cambiare idea. Perdonami, Rihanna. Posso fare come a scuola, che porto la giustificazione e salto la lezione? Dai, esco prima. Questo film non esiste, andiamo avanti.
Cannibal Kid: Frank ormai ha perso il lume della ragione ed è diventato irrecuperabile. Sandra Bullock non mi ha mai fatto impazzire, a parte The Net e The Blind Side, però c’è di ben peggio in circolazione rispetto a lei. Il resto del cast poi promette molto bene, in particolare Rihanna, e, sebbene non sia un enorme fan della saga di Ocean’s, questo capitolo per una serata di discreto intrattenimento il suo porco dovere dovrebbe riuscire a svolgerlo.
Ford: questa roba mi pare la versione heist della terribile saga di Pitch Perfect, dunque nonostante Rihanna credo proprio che passerò la mano dedicando magari le mie serate estive a qualche bella revisione di cult anni ottanta.

LA BELLA E LE BESTIE
(nei cinema dal 26 luglio)

"Stiamo avvisando tutta la popolazione: Ford, Cannibal e Frank non sono certo gente raccomandabile."

Frank: Su un film come questo, visto l'argomento trattato, c'è poco da scherzare. Direttamente dal Festival di Cannes 2017, dove fu presentato nella categoria Certain Regard, questa produzione internazionale diretta dalla tunisina Kaouther Ben Hania è più che mai attuale considerando i fatti di cronaca. Infatti è tratta da una storia vera. Solitamente film come questo mi fanno male, ma al di là del valore umano bisognerà vedere com'è da un punto di vista cinematografico. Che possa mettere d’accordo persino il Cannibale e Ford?
Cannibal Kid: Un film impegnato e dal tema ostico in piena estate?
Mi sa che due bestie come me e Ford saranno d’accordo sì, ma nell’evitarlo. Almeno fino all’arrivo della brutta stagione. Sorry, Frank.
Ford: per quanto suoni terribile in più di un senso, mi tocca essere d'accordo con Cannibal. Fino alla caduta delle foglie - e soprattutto con le vacanze in arrivo - non voglio assolutamente sentir parlare di impegno. Svacco totale e cervello in infradito.

mercoledì 22 novembre 2017

Modern Family - Stagione 8 (ABC, USA, 2017)





L'appuntamento annuale con Modern Family equivale, in casa Ford, alla sensazione di piacevolezza che si prova nel rientrare tra le proprie mura dopo una giornata di lavoro, o al termine di una qualsiasi serata fuori o momento in cui, banalmente, l'unica cosa di cui si ha bisogno è un rifugio.
Nel corso dei suoi ormai otto anni di programmazione, il serial targato ABC, pur non stupendo per originalità o rottura degli schemi o regalando al pubblico stagioni in grado di far gridare al miracolo, ha compiuto l'impresa decisamente non da poco di mantenere lo stesso standard qualitativo senza alcun calo di tensione, sia essa emotiva o ironica, cosa da queste parti ancora più apprezzata in quanto sit-com, genere che non ho decisamente mai amato troppo.
Il tema della Famiglia, poi, risulta affrontato in modo sempre fresco e coinvolgente, a prescindere dal fatto che dall'altra parte dello schermo possano esserci single incalliti o vere e proprie tribù: dalle nostre parti, a partire dalla sigla, Modern Family riscontra grande successo anche rispetto ai Fordini, che in modo diverso ma ugualmente splendido manifestano la loro approvazione e portano noi "old school" a pensare a quando ci troveremo nella stessa condizione dei genitori protagonisti di questa stagione, quasi completamente incentrata sulla crescita dei figli delle tre famiglie protagoniste, in particolare Manny e Luke, giunti all'anno del diploma ed momento della scelta del college.
Se, poi, accanto a loro vengono considerate Ellie - già "inserita" nel mondo del lavoro" -, Alex - in bilico tra università e primo impiego - e la piccola Lily - pronta a rivelare sorprese nel corso della stagione - la sensazione di tempo che inesorabilmente trascorre e generazioni che si passano il testimone viene addirittura amplificata, toccando corde per le quali è impossibile rimanere indifferente per qualsiasi genitore.
Accanto a questa tematica decisamente sensibile - almeno per il sottoscritto, che già vede la Fordina in età da difesa automatica contro qualsiasi possibile fidanzato e il Fordino impegnato negli studi - si concentrano i momenti divertenti ed emozionanti legati al consueto gruppo di rodati charachters ed attori, dai mitici Jay e Phil - che continuano ad essere i miei favoriti - alle vulcaniche Gloria e Claire, diverse tra loro ma ugualmente dirompenti, senza ovviamente dimenticare Cameron e Mitchell, in grado di rendere e di ridere sul concetto di coppia gay senza risultare pesanti, spocchiosi, troppo ammiccanti o ruffiani.
Un plauso va senza ombra di dubbio agli autori ed alla produzione, capaci non solo di selezionare un gruppo di interpreti fisicamente perfetto per i ruoli delineati, ma anche e soprattutto in grado di mantenere attenzione, divertimento ed emozione ben oltre il livello di guardia nonostante il successo e tutti gli anni trascorsi.
Non resta, dunque, che attendere la prossima stagione per scoprire cosa ne sarà delle nuove generazioni dei Dunphy, dei Pritchett e dei Pritchett-Tucker.
Noi Ford, e rigorosamente insieme, saremo qui pronti per scoprirlo.




MrFord




 

domenica 13 novembre 2016

Modern Family - Stagione 7 (Fox, USA, 2016)





Le vicissitudini da famiglia sempre più caotica - chi ha due o più figli sa bene di cosa parlo - e la crescita del Fordino in particolare - che ormai comincia a comprendere bene, o ad essere curioso, di tutto ciò che passa sugli schermi del Saloon quando è sveglio - ha costretto Julez ed il sottoscritto ad operare una selezione più accurata delle serie indirizzate ai pasti di casa Ford, eliminando tutte le proposte troppo sopra le righe per quanto riguarda sesso e violenza - emblematico il caso di Banshee, la cui ultima stagione è stata dirottata ad orari in cui AleLeo era all'asilo - per concentrarci su cose più morbide e fruibili anche per un bambino di quasi quattro anni - e so già che dovremo fare la stessa cosa per la Fordina tra qualche tempo -: una di queste, fortunatamente, è anche uno dei guilty pleasures d'intrattenimento da focolare domestico preferito anche da noi vecchi, Modern Family, che ormai da anni allieta senza mai tirare fuori dal cilindro la zampata indimenticabile ma neppure calando in termini di qualità e divertimento, così come di sincerità nel mostrare molto di quello che accade quando ci si ritrova catapultati nel mondo incredibile, meraviglioso e senza dubbio difficile che ognuno di noi ha tra le mura domestiche, specie se lo stesso è popolato da più persone.
E le vicissitudini dei Dunphy, con Claire ormai pronta a raccogliere il testimone del padre alla guida dell'azienda di famiglia, il sempre mitico Phil - che resta il più divertente del cast - e gli ormai in odore di età adulta - più o meno - Hayley, Alex e Luke, dei Pritchett, con il mio favorito Jay alle prese con la pensione, la sempre prorompente Gloria, il damerino Manny ed il piccolo Joe, e dei Tucker-Pritchett, con Cameron e Mitchell che non perdono un colpo in termini di potenziale comico e l'altrettanto mitica Lily, proseguono come un treno con il solito mordente, in grado di alimentare risate a crepapelle così come momenti da quasi commozione, per l'appunto, da famiglia, generando quell'imbarazzo tenuto sepolto il più possibile che di norma io e Julez proviamo simultaneamente e ci spieghiamo cercando lo sguardo l'uno dell'altra senza bisogno di troppe spiegazioni.
Ho sempre amato questa serie, malgrado di norma detesti le sit-com, e dopo sette stagioni continuo ad aver voglia di godermi le disavventure di tre gruppi di persone - ma di una sola famiglia, in fin dei conti - che paiono sincere e normali come tante altre, e come noi, che anno dopo anno non solo abbiamo visto la nostra condizione cambiare - paiono passati secoli dai tempi della coppia senza figli ad ora -, ma impariamo dai momenti di difficoltà e da quelli di gioia o di divertimento come proseguire pensando che, in fondo, anche quando si vorrebbe fuggire su un'isola deserta e prendersi pause lunghissime dalle persone che abbiamo accanto, dentro si sa che non potremo mai fare davvero a meno di loro.
Ed il bello è proprio questo.
Che si parli di Modern Family, o che si parli di noi.




MrFord




 

domenica 8 maggio 2016

Modern Family - Stagione 6

Produzione: ABC
Origine:
USA
Anno:
2015
Episodi:
24







La trama (con parole mie): le vicende dei Pritchett, dei Dunphy e dei Pritchett/Tucker proseguono nella loro irregolare, scombinata quotidianità. Jay e Gloria, impegnati principalmente rispetto alla crescita del piccolo Joe, vedono Manny diventare un adolescente e frequentare le prime ragazze; Tucker e Mitchell affrontano la prima formazione del carattere di Lily, l'idea di adottare un secondo figlio e la perdita del lavoro proprio di Mitchell, che per tanto tempo era stato al contrario la colonna portante, finanziariamente parlando, della famiglia; Phil e Claire, invece, imparano a conoscere i nuovi vicini ed assistono alla crescita di Luke - della stessa età di Manny -, Alex - giunta all'anno del diploma e destinata, prima della famiglia, ad una scuola di alto livello - ed Hailey, alle prese con una cotta che potrebbe cambiarle la vita.
Come gestiranno i piccoli e grandi stress quotidiani i componenti di queste disequilibrate, perfettamente normali famiglie?












Di norma, una delle cose più belle di un viaggio, paradossalmente è costituita dal ritorno a casa.
Personalmente, adoro scoprire luoghi e conoscere persone, percorrere strade e sperimentare cose nuove che mi affascinano o potrebbero piacermi quanto le vecchie, eppure nel corso di ogni avventura della mia vita, il richiamo del rifugio non ha mai smesso di farsi sentire.
Nell'ambito delle serie tv, uno dei titoli che, anno dopo anno, oltre a non aver perso assolutamente smalto pur non rientrando tra i miei generi preferiti - ho sempre detestato non troppo cordialmente le sit com - ha rappresentato sempre più questo concetto è stato Modern Family, pronto a divertire, in parte quasi commuovere e coinvolgere gli occupanti di casa Ford in misura sempre maggiore mano a mano che la famiglia si è allargata, complici le caratterizzazioni dei protagonisti, sempre spassosi ed al sesto giro di giostra ancora in grado di apparire freschi e divertenti come al primo: e da Jay - che continua ad essere il mio personale favorito - all'irresistibile Phil - uno dei comedy charachters più riusciti della Storia del piccolo schermo, almeno negli ultimi vent'anni -, passando per Claire, la coppia Mitchell/Cam, i nuovi vicini dei Dunphy - che paiono i miei vicini ideali, tamarri pieni di sorprese come mi piace intendere che sia l'essenza degli USA - ed ogni personaggio piccolo o grande di questa serie semplice e diretta, pane e salame come dovrebbero essere tutte, leggera quanto basta per divertire ad ogni età ed in tutte le condizioni senza dimenticare, comunque, di approfondire tematiche importanti - se non fondamentali - come quelle della Famiglia e dei legami che si costruiscono giorno per giorno, alimentati da discussioni e malintesi, risate e lacrime, pronti a porre le basi dell'esistenza di ognuno di noi, da quando si è figli a quando si è genitori o nonni.
Sarebbe inutile, per il resto, che analizzassi questa stagione ed i suoi episodi in particolare, o raccontassi quali sono e potrebbero essere le evoluzioni delle vicende di queste tre scombinate eppure clamorosamente normali famiglie: la cosa migliore di Modern Family, infatti, è più che altro quella di trasportare il suo pubblico in un universo che conosce bene perchè, in un modo o nell'altro, l'ha vissuto sulla pelle.
E' lo stesso che ci ha visto almeno una volta detestare i nostri genitori, o amarli alla follia, combattere con fratelli o sorelle per cose che, una volta alle spalle, appariranno come stronzate, prendere cotte e poi prenderne altre, scoprire tutta la fatica, il divertimento e la magia - neanche ci si trovasse in qualche film fantasy - di costruire una famiglia, e vederla crescere un giorno alla volta, dal momento in cui ci pare di essere gli indiscussi protagonisti a quello in cui si spera con tutto il cuore che i protagonisti siano quelli che vengono dopo di noi, e rendono la nostra vita la più straordinaria delle avventure e l'impresa più titanica che si possa immaginare.
E quando rivedo Jay, Cam, Phil, Gloria, Mitchell o Claire penso a me e Julez che decidiamo, nei giorni liberi dal lavoro, chi si alzerà la mattina e chi dopo il riposino per portare all'asilo o andare a prendere il Fordino, al Fordino stesso che un tempo mi stava appoggiato all'avambraccio - un pò come la Fordina oggi - ed ora, quando lo sollevo, ed è aggrappato a me come una scimmietta e parla e scopre il mondo e le emozioni come un bimbo grande.
Ed è solo l'inizio.
Un viaggio che ricorda quanto sia importante tornare al proprio rifugio.
Quello che Modern Family, tra una risata e l'altra, sa comunicare nel miglior modo possibile.




E dato che siamo in un giorno speciale per la Famiglia, la Festa della Mamma, vorrei dedicare questo post alla persona senza la quale le due cose davvero stupefacenti che ho fatto nella mia vita non sarebbero state possibili, e che contribuisce ogni giorno a renderle sempre più incredibili.
Grazie, compagna di tenda. L'isola non esisterebbe senza di te.





MrFord





"Oh and isn't it strange
how a life can be changed
in the flicker of the sweetest smile
we were married in spring
you know I wouldn't change a thing
without that innocent kiss
what a life I'd have missed."
Jamie Lawson - "Wasn't expecting that" - 





martedì 22 settembre 2015

Fuga in tacchi a spillo

Regia: Anne Fletcher
Origine: USA
Anno: 2015
Durata: 87'





La trama (con parole mie): Cooper, volenterosa ma decisamente goffa poliziotta figlia di una vera e propria leggenda delle forze dell'ordine, confinata dietro una scrivania a seguito di un incidente che ha coinvolto il figlio del sindaco della sua città, è richiamata in servizio dal suo capo in modo da affiancare un ranger esperto nello scortare uno dei banchieri dei trafficanti colombiani e sua moglie al processo affinchè possano testimoniare contro il boss accusato.
Peccato che, all'arrivo nella villa della coppia, Cooper si ritrovi in mezzo ad una sparatoria che vede come uniche sopravvissute proprio lei e la signora Riva, esplosiva e decisamente allergica alle stesse regole rispetto all'applicazione delle quali la tutrice dell'ordine si trova così a proprio agio.
Le due improbabili alleate, a quel punto, dovranno trovare il modo di sopravvivere e risolvere un caso decisamente più complicato di quanto non possa sembrare.










E' vero, l'estate è sempre veicolo di visioni di svago e svagate, post non troppo impegnati quasi ci si dovesse ricaricare in vista dell'autunno e della parte conclusiva della corsa verso le classifiche ed i premi di fine anno, eppure a volte viene perfino a me il dubbio di aver esagerato, e di aver voluto necessariamente cercare guai: con Fuga in tacchi a spillo è andata esattamente così.
In attesa del ritorno dal mare di Julez e del Fordino di qualche settimana fa, infatti, conscio della necessità di qualcosa che avrei potuto seguire anche senza prestare troppa attenzione e dal minutaggio abbordabile - almeno quello è un punto a favore del lavoro della pessima Anne Fletcher, che aveva già regalato a noi tutti schifezzuole come 27 volte in bianco o il primo Step up - ho affrontato questa commedia on the road senza alcuna pretesa finendo per scoprirla perfino peggiore, pur se incapace di farmi davvero incazzare - e dunque divertire a scriverne male - davvero già vista e totalmente inutile, scritta male ed interpretata anche peggio da un gruppo di attori - la Whiterspoon in testa - mossi solo dal portafoglio ed assolutamente svogliati.
Discorso leggermente differente per Sofia Vergara, star di Modern Family che, di fatto, oltre ad interpretare praticamente lo stesso personaggio del serial e portare sullo schermo argomenti notevoli, si conferma una cagna maledettissima che deve sperare di aggrapparsi, seno a parte, alla continuità del successo della sit-com suddetta per evitare di finire nel dimenticatoio in fretta e furia.
Il resto, fatta eccezione per un paio di sequenze azzeccate - carino il tormentone che vede continuamente ridotta l'altezza della Whiterspoon ed aumentata l'età della Vergara - ed il confronto fisico tra due attrici così diverse tra loro, è davvero più che dimenticabile, e perde nettamente il confronto con altre proposte uscite nello stesso periodo come Spy, di fatto presentandosi come la commedia da popcorn e cervello staccato meno interessante degli ultimi mesi - e forse non solo -: la concorrenza di quest'anno per il Ford Award dedicato al peggio sarà troppo serrata per permettere a Fuga in tacchi a spillo di aspirare ad un posto d'onore in quella sede, ma i dubbi che ci si trovi di fronte ad un prodotto insulso tendono allo zero.
Come a testimoniare, poi, il livello decisamente basso dell'intera operazione, ad occupare la parte del belloccio di turno pronto a spalleggiare le protagoniste ritroviamo Robert Kazinsky, che "spiccò" nelle ultime e disastrose stagioni di True blood nel ruolo di Warlow: non vorrei neppure accanirmi troppo, però, contro questo film, anche perchè ha finito per andare giù in fretta come un cocktail annacquato e malfatto, pronto a fare spazio, più tardi la stessa notte, alla consueta visione di fine estate di Point break.
Che oltre a farmi dimenticare quasi tutto di Fuga in tacchi a spillo, mi ha ricordato - come sempre - cos'è il Cinema con la maiuscola e le palle d'acciaio: anche quando dietro la macchina da presa troviamo una donna.
Come in questo caso, ma con risultati decisamente differenti.




MrFord




"Don't you ever miss your
house in the country and your
hot little mama too?
Don't you ever miss your
house in the country and your
hot little mama too?
Don't you better get a
shot of the doctor for what the
road ladies do to you?"
Frank Zappa - "Road ladies" - 





mercoledì 26 agosto 2015

Joker - Wild card

Regia: Simon West
Origine: USA
Anno: 2015
Durata: 92'






La trama (con parole mie): Nick Wild è un tuttofare nell’ambito della sicurezza anglosassone trapiantato malvolentieri a Las Vegas che sogna di mollare tutto per cinque anni, comprare una barca e navigare dalla Corsica in tutto il Mediterraneo.
Quando una giovane prostituta d’alto bordo sua amica finisce per chiedergli aiuto dopo essere stata violentemente percossa dal figlio di un boss locale, e Nick, da buon cavaliere, accetta di sistemare le cose per lei, le carte sul tavolo della guardia del corpo cambiano: ritrovatosi con nuovi nemici, uno strano cliente e venticinquemila dollari, con una notte ancora da trascorrere nella Città del Peccato, decide di giocarsi il tutto per tutto al tavolo di Blackjack.
Riuscirà a guadagnare abbastanza da abbracciare il suo sogno lontano dagli States?
O l’alcool, la predisposizione alla sconfitta e la minaccia del padre del rampollo che ha contribuito a sbatacchiare intralceranno i suoi piani?








Tendenzialmente, la mia inguaribile nostalgia per il Cinema action anni ottanta rispetto alla penuria di proposte in grado di reggere il confronto attuale mi porta a considerare assolutamente imperdibile ogni proposta che garantisca la presenza nel cast di Jason Statham.
Se, poi, dietro la macchina da presa si trova Simon West, parte integrante della figata estrema che è stata la saga degli Expendables, i dubbi finiscono per scendere sotto zero: Wild Card, gioco di parole legato alle carte ed al cognome del suo protagonista, è un prodotto atipico, rispetto a quello che ci si aspetterebbe considerate le premesse, ovvero una sequela infinita di botte rifilate dal nostro inglese spaccaculi preferito ai suoi rivali di turno.
La vicenda di Nick Wild, infatti, è più una sorta di nostalgica riflessione sulla natura di outsiders che non il classico prodotto tamarro e sopra le righe che ci si aspetterebbe considerati i nomi sul cartellone, e che, paradossalmente, proprio in questa sua diversità mostra un fascino perso, ancor più paradossalmente, proprio nelle sequenze action a tutti gli effetti, appesantite da ralenti stile Matrix decisamente superati ed evidentemente accessorie rispetto alla vicenda principale narrata dagli autori.
La posizione del protagonista, loser nonostante le potenzialità, e perfino nella vittoria – si veda il suo ruolo nel confronto tra il boss e la sua amica, o la sequenza d’apertura, prevedibile eppure inaspettata, quantomeno rispetto ai fan di Statham – destinato alla polvere, rappresenta lo spunto più interessante di un action assolutamente atipico, non nuovo all’attore – era già capitato con il sottovalutato Homefront, che spiazzò anche questo vecchio cowboy, scritto, tra l’altro, da Sly in persona – e decisamente più legato all’aspetto crepuscolare di un certo tipo di eroe che non al suo essere un “buono”, o un “vincente”.
La parte di pellicola ambientata nel casinò, con Nick intento a giocarsi tutte le sue carte, i soldi ed i sogni sul tavolo verde alzando sempre di più la posta, infatti, è indicativa rispetto a quello che, probabilmente, West e soci vanno ricercando fin dai tempi dell’operazione Expendables già citata: purtroppo, una certa epoca è inevitabilmente tramontata, e per quanto noi si possa sognare e sperare di no, dobbiamo accettare il fatto di essere destinati a perdere la partita, probabilmente perché guidati da sogni che, in una certa misura, desideriamo rimangano tali proprio perché perfetti per spingerci un giorno dopo l’altro ad inseguirli.
Le presenze di Sofia Vergara, Milo Ventimiglia – un vero cane – e Stanley Tucci fanno, come Las Vegas, da sfondo ad una parabola da tramonto di fine estate incentrata – come è giusto che sia in questi casi – su un protagonista che è impossibile non amare, un lone wolf d’altri tempi in grado di ricordarci, purtroppo, che il West e la Grande Frontiera sono tramontati, e con loro i tamarri sopra le righe figli degli eighties, destinati ad una nostalgia che non potrà mai essere placata, come una sete dagli appetiti insaziabili, o la ricerca di chi non si accontenta di sopravvivere, ma finisce per voler vivere sempre di più, sempre un passo oltre.
E’ il grande limite ed il grande pregio di prodotti come questo, che segnano la fine di qualcosa eppure, in qualche modo, ne officiano l’immortalità: perché tutti quelli guidati da una certa passione, continueranno a sognare una barca nel cuore del Mediterraneo, ad anni lontani da tutte le quotidianità del mondo.
Che si riescano, oppure no, poco importa.
Quello che farà la differenza, sarà l’aver tentato, l’aver vissuto, l’aver lottato.



MrFord



"My odds are stacked
I've never been a gambling man
I've never had the winning hand
but for you I'd lose it all
my odds are stacked
I've never been a gambling man
I've never had the winning hand
but for you I'd lose it all
(baby I'd lose it all)."
The Overtones - "Gambling man" - 





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