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venerdì 7 ottobre 2016

Nonno scatenato (Dan Mazer, USA, 2016, 102')




Mettiamo in chiaro tutta una bella serie di cose: Robert De Niro, attore mitico parte della Storia del Cinema e di molti di noi appassionati cresciuti a Taxi driver, Il cacciatore e Quei bravi ragazzi è da anni bollito, quasi avesse deciso di pensionarsi interpretando la parodia di se stesso.
Zac Efron, ex teen idol uscito dalla "cantera" di High school musical è probabilmente già ora una parodia di se stesso.
Le commedie di grana grossa ma dal lieto fine, quasi una versione per adulti delle fiabe Disney, sono uno dei mali peggiori che il Cinema mainstream possa generare alimentando l'astio dei radical ed il livello basso del pubblico fin troppo grande ed occasionale.
Nonno scatenato, a conti fatti, è un film molto mediocre e prevedibile, di quelli davvero in cui buttare i neuroni nelle serate in cui si è talmente stanchi che si finisce per resistere giusto per non pensare di aver solo lavorato, sistemato casa e dormito.
Eppure, a dispetto di tutto questo, mi sono divertito come un povero stronzo ridendo di gusto da solo per la quasi totalità della visione, immaginandomi da qui ad una quarantina d'anni nelle vesti indossate per l'occasione proprio dall'ex "Toro scatenato" Bob, che come in una versione di grana molto più grossa del nonno di Little Miss Sunshine sfodera una perla dietro l'altra facendo di tutto - e anche di più - per cercare di riportare il suo nipote prediletto, incanalato in una carriera e in una vita preconfezionate, sulla cattiva strada, come canterebbe fiero De Andrè.
Sarà che, invecchiando io stesso, ho finito non solo per superare la timidezza giovanile, ma anche e soprattutto per uscire sempre più spesso e sempre più volentieri dalle righe e dal seminato, abbassando di conseguenza il mio livello sbattendomene dell'apparenza e godendomi il momento, ma ho trovato gli scherzi e le trovate di questo filmetto praticamente irresistibili, e pensato di cominciare ad allenarmi da "dirty grandpa" già ora, semplicemente da padre, o anche solo da amico, pensando agli scherzi che quasi quotidianamente rifilo al mio collega Max, "mascotte" non ufficiale della mia squadra di lavoro.
Per il resto, a parte un paio di scivoloni decisamente di cattivo gusto con protagonista De Niro, la pellicola intrattiene come è giusto che facciano questi prodotti, mostra il fianco ad una censura italiana scandalosa - tagliate clamorosamente due sequenze che vedono i protagonisti fare uso evidente di droghe pesanti, quasi fossimo tornati negli anni ottanta dei tagli a cazzo di cane - per il Nuovo Millennio e regala il tipo di divertimento bramato dal tipico gruppo di amici o colleghi in bilico tra il bromanticismo e la bieca animalità maschile - che non esclude, però, dalla visione, eventuali spettatrici illuminate pronte a non scandalizzarsi per il rutto libero di regista e sceneggiatori  -.
Considerato che partivo dall'idea di una serata in apnea nell'immondizia cinematografica, direi che è andata piuttosto bene, un pò come quando si finisce ad una festa senza conoscere nessuno ed avere alcuna aspettativa e si rimedia la scopata dell'anno.
E forse della vita.




MrFord




 

giovedì 14 aprile 2016

Thursday's child

La trama (con parole mie): pare che, Notte degli Oscar alle spalle, la distribuzione cinematografica - e la settima arte - abbiano deciso di regalarsi una vacanza anticipata, intasando le sale settimana dopo settimana di titoli inutili o di ripiego, lasciandomi in questo deserto solo accanto alla mia nemesi di sempre Cannibal Kid.
Anche questa settimana, in un modo o nell'altro, tocca sopravvivere: e non parlo della convivenza con il mio rivale, purtroppo! 


Ford e Cannibal nel corso di una delle loro passeggiate di meditazione.

Nonno scatenato

"Nipote, vestito come un fighetto in quel modo sembri Cannibal." "Nonno, vestito in modo improponibile, sembri proprio Ford."
Cannibal dice: Nonno scatenato è la storia del vecchio e tamarro Nonno Ford che va in giro con il giovane e posato Cannibal Kid, interpretati per l'occasione da Robert De Niro e Zac Efron. Per quanto minkiatona possa essere questo film, una visione ignorante perfetta per la nuova collezione primavera estate 2016 per me ci sta tutta. E non date ascolto a quegli snob come il mio blogger nemico che proveranno a convincervi del contrario.
Ford dice: che De Niro ormai sia bollito è cosa risaputa. Questa commediola con il suddetto e Zach Efron potrebbe dunque rivelarsi l'ennesima stronzata con protagonista il vecchio Bob oppure una cosa divertente come Cattivi vicini.
Spero nella seconda, anche perchè non ho voglia di sparare sulla croce rossa più di quanto già non faccia ogni settimana con il Cannibale.


Il libro della giungla

"Hey Ford, ma quando arriviamo al centro commerciale!?" "Cucciolo eroico, la giungla non è uno dei tuoi film teen."
Cannibal dice: La storia dell'infanzia di James Ford, sballottolato dalla giungla a Lodi. Un libro che io chiudo subito volentieri.
Ford dice: la storia del Cucciolo Eroico accompagnato nel suo viaggio nella giungla dall'orso Ford, pronto a salvargli il culo ad ogni piè sospinto.
Potrebbe essere molto divertente.


Mistress America

"Ora ti porto a casa di una mia grande amica: Katniss Kid. E' la regina delle radical chic."
Cannibal dice: Pellicola vista un po' di tempo fa, ma di cui ancora non ho avuto tempo, modo e ispirazione di scrivere un post. Ce la farò adesso?
La risposta, forse, nei prossimi pezzi di me... di Pensieri Cannibali.
Ford dice: pellicola già vista, recensita e pubblicata giunta con il consueto ritardo nelle sale italiane. Non il meglio di Baumbach, ma comunque una visione interessante.


Hardcore!

"Cannibal, vedi di smetterla con le tue pose, o ti faccio saltare la testa."
Cannibal dice: Hardcore! è un film-videogame che rischia in maniera hard di essere una delle più grandi stronzatone dell'anno. C'è anche una possibilità, piuttosto piccola quasi quanto quella che Ford in realtà sia un genio incompreso, che possa trattarsi di una delle figatone dell'anno. Staremo a vedere...

Ford dice: film che promette di essere una delle stronzate più grosse mai portate in sala, già pubblicizzato a manetta online e non solo. Probabilmente, peggio si potrà trovare soltanto andando a vedere i film con i voti più alti su Pensieri Cannibali.


Criminal

"Kevin, deve venire con noi: è accusato di Fordismo di primo grado."
Cannibal dice: Il fordiano e ormai in età da pensione Kevin Costner qui su Pensieri Cannibali non è mai stato troppo ben voluto. Anzi, proprio per niente. Questo Criminal dal trailer mi è sembrato però uno di quei thrillerini innocui che, per quanto già visti e stravisti, per una serata disimpegnata potrebbero rivelarsi una visione nemmeno troppo criminale.
Ford dice: il buon Kevinone Costner è un fordiano ad honorem, ma in un periodo sciapo come questo non ho certo bisogno dell'ennesimo film dal sapore di già visto. Piuttosto, posso sempre sfoderare un recupero di una delle sue pellicole migliori, come Un mondo perfetto, tanto per citarne una. Staremo a vedere.


Nemiche per la pelle

"Ma quando arriva Ford!? Aveva promesso che sarebbe passato per rivelare se ci sono altri suoi figli in giro per il mondo!"
Cannibal dice: La versione al femminile della storia di Cannibal Kid e James Ford, nemici per la pelle che ora potrebbero unire le forze per fare causa agli sceneggiatori di questa pellicola per essersi ispirati a loro senza il loro permesso.
Ford dice: come si sono permessi gli autori di questa pellicola di plagiare le vicende che hanno visto, negli ultimi anni, il sottoscritto e Cannibal darsele in continuazione di santa ragione!?
Solo per questo meriterebbero il boicottaggio ed un risarcimento milionario ai due bloggers cui si sono ispirati.


Un'estate in Provenza

"Quello laggiù è Cannibal Kid. Una volta aveva sembianze umane, poi Ford ha deciso di portarlo su un ring."
Cannibal dice: Sembra la versione più famigliare, e quindi più fordiana, del recente molto chic Un momento di follia. Per quanto Jean Reno e Anna Galiena non mi ispirino molta fiducia, io a un film francese bello estivo come questo difficilmente riesco a dire di no.
Ford dice: già fatico con i film francesi in generale - tranne selezionate eccezioni -, se poi parliamo di qualcosa di leggerino e poco consistente, con un altro re dei bolliti come Jean Reno, impiego poco a dire di no. Preferisco farmi una bella estate in Australia. Più wild e più pane e salame.


Les souvenirs

"Sono proprio contento: ho trovato un lavoro da badante con una molto più giovane di Ford."
Cannibal dice: Film sul rapporto tra un ragazzo e la nonna che sembra quasi la versione francese, quindi meno cazzara, di Nonno scatenato. Anche in questo caso difficilmente riuscirò a dire di no, cosa che invece faccio con disinvoltura ogni volta che Ford scrive.
Ford dice: settimana che pare segnata dall'invasione francese. Dunque altra settimana pessima per il sottoscritto.


The Idol

"Ora suoneremo il nostro nuovo pezzo: il Cucciolo Eroico Rock."
Cannibal dice: The Idol? Oh, vedo che finalmente hanno girato un film su di me. Bene così!
Ford dice: film palestinese che ricorda The Millionaire di qualche anno fa, ma che, sarà l'effetto deja-vù, non mi attira per nulla. L'unica speranza è che possa essere smentito, ed avere almeno una soddisfazione da queste ultime settimane di magra.


Senza lasciare traccia

"Non ci posso credere: ho visto un film consigliato da Pensieri cannibali, e sono sopravvissuto!"

Cannibal dice: Senza lasciare traccia? Oh no, vedo che alla fine hanno girato un film su James Ford. Male così!

Ford dice: questo film è l'emblema del Cinema italiano attuale. Che di norma passa senza lasciare traccia.


Il bambino di vetro

"Secondo te che me ne faccio di due bottiglie d'acqua!? Portami un White Russian!"
Cannibal dice: Ford ha sfornato un altro bambino?
E questa volta pure di vetro?
Ford dice: film ispirato all'infanzia di Peppa Kid, ripetutamente bulleggiato dai suoi compagni di scuola pronti a romperlo come una bella statuina di vetro nel nome di Ford.


L'universale

"Prima di vedere un film consigliato da Cannibal, dobbiamo sballarci come si deve!"

Cannibal dice: Va bene che durante i Cinemadays i biglietti del cinema costano meno, ma questo manco se mi pagano lo vedo.
Ford dice: io non capisco per quale motivo occorre fare uscire undicimila titoli la settimana, se i titoli sono questi.


Fiore del deserto

"Uscire con Cannibal Kid!? Mai e poi mai!"
Cannibal dice: Pellicola del 2009 che esce nei cinema adesso, quando ormai sarebbe considerato un film vecchio persino per Rai Movie.
Quando sarebbe considerato vecchio persino per Mr. James Ford!
Ford dice: come sopra. Ma dopo la Notte degli Oscar la distribuzione è forse entrata in sciopero!?

venerdì 26 febbraio 2016

Heist

Regia: Scott Mann
Origine: USA
Anno: 2015
Durata:
93'







La trama (con parole mie): Vaughn è un outsider del mondo del crimine, ex promessa di un boss proprietario di un casinò in procinto di ritirarsi costretto dalla malattia che con la malattia deve fare i conti, perchè il cancro si sta portando via sua figlia.
Quando viene avvicinato da Cox, infiltratosi nel suo stesso casinò per progettare un colpo, inizialmente rifiuta, cercando di ottenere dal grande capo i soldi necessari per coprire i costi dell'operazione della piccola: vedendosi rifiutare malamente il favore, Vaughn decide di accettare la proposta e gettarsi a capofitto in un'impresa che rispolvererà il suo passato militare e lo vedrà rischiare il tutto e per tutto pur di salvare la persona che conta di più nella sua vita.
Ma anche in un piano perfetto si rischia l'inghippo, e dunque Vaughn, Cox ed i loro due complici finiranno per dover improvvisare per portare a casa la pelle ed il bottino: riusciranno nella loro impresa, o dovranno soccombere alla morsa delle forze dell'ordine e del "padrino" Pope, che pare avere occhi e uomini ovunque?








Non riesco davvero mai a resistere, alla tentazione di concedermi ad un film d'azione.
Non importa che non siano più gli anni ottanta, gli interpreti dei tempi d'oro siano ormai, purtroppo, solo un ricordo e tutto viva, di fatto, come avvolto in un'atmosfera di attesa di qualcosa di nuovo che, purtroppo, raramente arriva a stupire.
Dunque, quando ho incrociato il cammino di Heist, non ho davvero saputo resistere: rapine, tensione, minutaggio perfetto per il genere, il buon vecchio Batista e Gina Carano - anche se, questo devo proprio rimproverarlo a Scott Mann, sarebbero stati da spremere decisamente di più dal punto di vista fisico -, una parte affidata al fu Zach di Bayside School - secondo giro di amarcord -, il discreto Jeffrey Dean Morgan come protagonista, il vecchio leone De Niro - anche se, ormai, è ben lontano dall'essere una garanzia di qualità -, il classico tema del riscatto unito al crimine ed una buona dose di riflessioni sul rapporto tra padri e figli.
In poche parole, un passaggio obbligato per il vecchio cowboy.
Sinceramente, non mi aspettavo nulla, da questo Heist, se non il classico film da riempimento di serata buono per gli infrasettimanali resi più pesanti dalle sveglie alle sei con allenamento prima del lavoro, e devo dire che, a parte una certa consistente mancanza in termini di botte ed esplosioni - con Batista e Gina Carano, per l'appunto, nel cast, occorre che si ci applichi in questo senso quasi per contratto - il risultato è stato onestamente raggiunto nonostante un plot ed una sceneggiatura assolutamente derivativi ed elementari - il twist principale è facilmente individuabile fin dalle prime sequenze - ed una serie di elementi che ricordano, senza ovviamente poterli replicare, cult degli anni ottanta e novanta come Speed - palesemente citato ed imitato grazie allo sfruttamento del bus -, conditi da qualche strizzata d'occhio al cultissimo firmato da Spike Lee, Inside Man.
Per tutti coloro per i quali, come il sottoscritto, il genere ha un significato non solo legato ai ricordi ma resta sempre un divertissement o un guilty pleasure, comunque, Heist - che non credo verrà mai distribuito in Italia, se non in home video - finisce per risultare una visione quasi doverosa, considerata la penuria di produzioni valide - almeno in Occidente - per quanto riguarda i film di botte e spari: non che ci si debba illudere di trovare l'Eldorado degli action tamarri del secondo decennio degli anni zero, quanto più disporsi nel miglior modo possibile ad una sorta di shake tra il tentativo di rispolverare i vecchi valori, il riscatto in stile Stand up guys e l'approccio senza troppi pensieri che vide tanti attori ormai di culto anche da queste parti fare le loro fortune ormai una trentina di anni or sono.
Una volta accettata questa realtà dei fatti, Heist risulterà un artigianale ed a suo modo riuscito tentativo d'intrattenimento sopra le righe in grado di mescolare tensione ed a suo modo profondità - e sento già il Cannibale fare l'eco ai riferimenti del sottoscritto ai legami tra padri e figli - pur senza rappresentare un nuovo standard, un perfetto omaggio ad un'epoca purtroppo tramontata ed un riempitivo senza pretese che farà quasi sorridere chi quei tempi li ha vissuti sulla pelle e li porta in una certa misura ancora nel cuore.





MrFord





"Didn't believe in love until we fell out
gave the keys back, now I'm on the homie's couch
always going out, sleeping ‘round with strangers
danger! But you can't live without her
now you're paranoid, checking on her cellphone
making sure she ain't like you alone
haven't made love with the lights still on
it's like you're hiding something from me."

Macklemore&Lewis - "Thin line" - 






lunedì 1 febbraio 2016

Joy

Regia: David O. Russell
Origine: USA
Anno: 2015
Durata: 124'






La trama (con parole mie): Joy è una giovane donna che, fin dall'infanzia, ha coltivato senza arrendersi i propri sogni ed un talento particolare nell'inventare oggetti che potessero migliorare la vita di tutti i giorni alle persone. Incapace di non prendersi cura della propria famiglia, dai genitori disequilibrati e divorziati, ai due figli, all'ex marito - che vive sotto il loro stesso tetto -, rimbalzando tra lavori saltuari e sogni alimentati dalla visione che l'amorevole nonna ha di lei, quasi per riprendersi dallo sconforto dell'amara quotidianità Joy disegna ed elabora un mocio in grado di strizzarsi da solo senza l'utilizzo delle mani, con una struttura smontabile che permette allo stesso di essere lavato in lavatrice e, dunque, riutilizzato come fosse nuovo ogni volta.
Per poter finanziare il suo progetto, chiede aiuto al padre ed alla sua nuova fidanzata, finendo per rimanere intrappolata in una sorta di impresa a conduzione famigliare e mandata alla ribalta nel mondo delle televendite televisive: riuscirà Joy a realizzare il suo sogno, e ad affermare la sua indipendenza ed abilità?












Frequentatori assidui del Saloon o no, penso sia chiaro quanto il sottoscritto sia profondamente legato alla cultura ed all'approccio made in USA: il concetto di seconda possibilità, quello di outsider pronto ad uscire alla distanza grazie alla determinazione, il riconoscimento del talento a prescindere dal nome o dai contatti, lo spirito indomito e molto legato alla Famiglia, alla terra - una cosa che fa molto vecchio West o Via col vento - mi hanno sempre fatto pensare che, sotto molti aspetti, sarei stato molto meglio in terra americana che non qui, nel vecchio stivale, e nonostante le loro contraddizioni, assurdità e follie amerò sempre i nostri amici stars and stripes larger than life.
Devo ammettere, inoltre, di avere anche una certa familiarità con il concetto di vendita, il confronto con il pubblico ed il rapporto che si ha con qualcuno con il quale, fondamentalmente, si trova un equilibrio che possa soddisfare il più possibile entrambi: dunque, sulla carta, Joy aveva tutte le caratteristiche per trovare terreno fertile, in casa Ford, considerata anche e soprattutto la presenza di una delle attrici maggiormente amata da queste parti - per motivi non solo attoriali -, Jennifer Lawrence.
Purtroppo, però, pur non presentandosi affatto come un brutto film - ma, al contrario, come uno di quei prodotti godibili ai quali si finisce sempre per dare un'occhiata quando passano in tv senza di fatto annoiarsi mai davvero - ed avendo coinvolto emotivamente il sottoscritto più del precedente American Hustle, Joy è risultato non solo assolutamente convenzionale rispetto al classico schema del film sulle seconde possibilità e l'American dream, ma anche quel particolare tipo di prodotto a stelle e strisce che, se affrontato da chi, al contrario di questo vecchio cowboy, è allergico agli USA ed al loro Cinema, finisce per alimentare la già scarsa simpatia rispetto agli stessi.
In questo senso David O. Russell, che fino a qualche anno fa - soprattutto con l'ottimo Il lato positivo - pareva lanciato verso una carriera molto più "alta", conferma i sospetti già nutriti rispetto al già citato American Hustle di essere "solo" un artigiano particolarmente dotato, ma certo non un cineasta in grado di raccogliere l'eredità dei grossi calibri della settima arte made in USA: come già sottolineato, la pellicola in sè funziona, è ben realizzata e poggia sulle spalle di un'ottima Jennifer Lawrence, sempre bravissima e bellissima - nonostante il rischio che possa diventare una sorta di nuova e giovane Meryl Streep diviene ad ogni stagione più grande -, supportata da un cast altrettanto ben assemblato - ho trovato molto funzionali soprattutto Bradley Cooper, che qualche anno fa, ai tempi di Alias, non avrei neppure lontanamente immaginato in grado di maturare in questo modo, ed Edgar Ramirez -, un comparto tecnico ed una colonna sonora efficaci ed una tipica evoluzione emozionale pronta a toccare le corde giuste per solleticare la lacrimuccia.
Peccato che, a conti fatti, e come giustamente ha sottolineato anche Julez, si tratti di un film come ne esistono e ne esisteranno tanti, troppi altri - per essere rudi, il tipico titolo un pò ruffiano del periodo degli Oscar -, o un prodotto - per sfruttare un paragone attinente all'argomento trattato dalla pellicola - che non ha nulla per spiccare neppure se messo in mano ad un venditore fenomenale - in questo caso, la stessa Jennifer di noi tutti -: elementi, inoltre, come la voce narrante della nonna ed un paio di spunti quasi favolistici finiscono per spingere troppo il pedale sullo zucchero facile, finendo per alimentare i dubbi perfino di un americano d'adozione come il sottoscritto.
Interessante, invece, il tema della Famiglia con tutti i suoi aspetti più o meno piacevoli, legato a doppio filo a figure apparentemente presenti eppure profondamente negative - il padre, la sorellastra - ed altre scombinate eppure decisamente positive - l'ex marito -: non voglio, comunque, far scontare troppo la pena a Joy, che in tutta onestà mi è parso un lavoro genuino e di pancia, e che mi sono comunque goduto, quanto semplicemente ammettere la delusione rispetto al suo regista ed al risultato, che sta stretto al Cinema americano ed alle sue potenzialità.




MrFord




"A little less conversation, a little more action please
all this aggravation ain't satisfactioning me
a little more bite and a little less bark
a little less fight and a little more spark
close your mouth and open up your heart and baby satisfy me
satisfy me baby."
Elvis Presley - "A little less conversation" - 






martedì 5 marzo 2013

Il lato positivo

Regia: David O. Russell
Origine: USA
Anno: 2012
Durata:
122'




La trama (con parole mie): Pat, a seguito del crollo nervoso avuto a fronte del tradimento della moglie Nikki, è ricoverato per otto mesi in un istituto di igiene mentale a Baltimora, ed in accordo con il patteggiamento ottenuto ai tempi dell'incidente che l'ha portato ad essere internato viene recuperato da sua madre, che si impegna con le autorità a condurlo a casa e vegliare sulla sua condotta insieme al padre Pat Senior, patito di scommesse ed indefesso scaramantico.
Ad aiutare il "redivivo", oltre ai genitori, saranno presenti una coppia di amici ed il fratello, ma sarà Tiffany, una ragazza che ha perso di recente il marito poliziotto, a fare la differenza: i due, dichiarata una fragile alleanza fatta di favori e collaborazioni, studieranno insieme per potersi esibire in un contest di danza che la stessa Tiffany insegue da tempo.
Sarà l'occasione per entrambi di superare i rispettivi dolori e trovare una strada per tornare a vedere il lato positivo della vita.



E' buona norma che ogni anno, nella rosa dei titoli papabili per la statuetta di miglior film dell'Academy, figuri sempre e comunque una pellicola outsider figlia dell'estetica e dell'approccio Sundance che fa tanto alternativo ed avvicina a quella che è la premiazione più "blockbuster" della settima arte anche il pubblico di nicchia e più votato al Cinema autoriale: capita poi, a volte, che queste pellicole finiscano per sorprendere e portarsi a casa premi inaspettati, o che entrino nei cuori degli spettatori finendo per ritrovarsi ad essere dei veri e propri successi.
E' stato così per Little Miss Sunshine, Sideways e Lost in translation, e più di recente per il più che discreto I ragazzi stanno bene: quest'anno, invece, la parte toccata ai titoli appena citati è stata degnamente recitata da Il lato positivo, commedia dolceamara - più amara che dolce, a dire il vero - portata sul grande schermo con discreta perizia e soprattutto grandissima abilità nella direzione degli attori - ma questo già si sapeva - da David O. Russell, che qui al Saloon era già stato apprezzato per The fighter.
La vicenda di Pat ed il percorso che lo conduce dagli abissi della depressione ad una vera e propria rinascita emotiva e personale si inserisce alla grande nel filone dei film da focolare domestico e di formazione che fa sempre bene affrontare e che, di norma, riescono ad emozionare e coinvolgere anche quando le proprie vicende personali differiscono da quelle dei protagonisti della pellicola: senza dubbio il fatto che i personaggi principali siano due outsiders in cerca di un riscatto che la vita continua a faticare a concedere permette a Il lato positivo - traduzione pessima dell'originale Silver linings playbook - di accumulare punti qui al Saloon, senza contare l'ottimo lavoro svolto dall'intero cast, che vede un redivivo DeNiro tornare a recitare come si deve - che sia un altro segnale positivo dopo la performance di Red lights? -, un Bradley Cooper in gran forma - non avrei mai detto che un "cane maledetto" della sua risma fosse in grado di rendere bene depressione e bipolarismo -, ottimi caratteristi di supporto e soprattutto una sempre più brava Jennifer Lawrence, che si conferma una delle giovani attrici più affascinanti e toste del panorama USA attuale.
La sua Tiffany - scritta alla grande e con profondità dal regista e sceneggiatore - è una miniera d'oro per un'attrice così dotata ed empatica, e dalla prima apparizione all'ultima immagine buca lo schermo fungendo da vero e proprio motore per l'intero lavoro - ruolo che era toccato per il già citato The fighter ad un gigantesco Christian Bale -, strizzando progressivamente l'anima non soltanto di Pat, ma anche e soprattutto dell'audience.
Sappiate, dunque, che Il lato positivo è una commedia solo sulla carta, e che per poter giungere al termine gridando ai quattro venti "Excelsior" stringendo tra le mani quella consapevolezza che permetta di osservare anche - e soprattutto - la parte buona della vita dovrete rimboccarvi le maniche e passare attraverso una lotta non sempre piacevole e leggera, di quelle che tutti noi combattiamo ogni giorno a fronte di guai lavorativi, economici, sentimentali o di salute.
Il lato positivo è un film tremendamente legato alla "normalità": non ci sono sconvolgimenti da red carpet o illuminazioni clamorose, soltanto la fotografia di vite come potrebbero essere le nostre, con le loro sconfitte - molte - e le loro vittorie - poche, ma buone -, le lacrime ed i piccoli miracoli che rendono speciali l'esistenza e chi ne fa parte prendendoci per come siamo, riuscendo magari nell'impresa di mostrarci che non esiste soltanto il fondo, e guardando in alto possiamo tornare a sventolare il nostro barbarico YAWP senza pensarci due volte come se fosse una bandiera.
Anche perchè non si sa mai quanto durerà. Tanto vale goderselo, dunque.
Excelsior!


MrFord


"I gotta roll, can't stand still,
got a flamin' heart, can't get my fill,
eyes that shine burning red,
dreams of you all through my head."
Led Zeppelin - "Black dog" -



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