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lunedì 3 febbraio 2020

White Russian's Bulletin



Prosegue, nonostante la marcia di avvicinamento agli Oscar, uno dei periodi di entusiasmo più bassi di questo vecchio cowboy per il grande e piccolo schermo, fatta eccezione per le revisioni - la consueta maratona dei Rocky è stata una bomba - ed i sabati sera Cinema con i Fordini, complice l'assenza effettiva di titoli in grado di solleticare quello che, fino a qualche anno fa, era dato per scontato. 
Nell'attesa che questo momento di transizione mi riveli cosa sarà del mio futuro, il Bulletin continua la sua strada, pur con pochi titoli tra le cartucce.


MrFord



LE RAGAZZE DI WALL STREET (Lorene Scafaria, USA, 2019, 110')

La ragazze di Wall Street Poster


Tratto da una storia vera, Hustlers - decisamente meglio del terribile titolo italiano - rappresenta, per certi versi, la visione di un certo mondo apparentemente dorato da un punto di vista femminile e femminista in barba alle convinzioni - errate - che lo stesso sia in mano agli uomini, una sorta di rivelazione sulla realtà effettiva che gli stessi uomini rifiutano di ammettere per ego o limitazioni di testa.
Giunto sugli schermi del Saloon spinto da ottime recensioni e tiepidino almeno per una buona metà, trova nella seconda parte la sua reale dimensione, ed uno spessore che non ha davvero nulla da invidiare a produzioni come Molly's Game o Tonya che nel passato recente hanno mostrato più palle di tante altre ad esclusivo focus maschile.
Una buona sorpresa, dunque, ed un prodotto che, seppur non clamoroso per inventiva o evoluzione, porta a casa il risultato solido e diretto come solo una donna cazzuta può essere.




LEGEND (Ridley Scott, USA, 1985, 94')

Legend Poster


Scelto dal Fordino per la più recente serata Cinema, Legend torna sugli schermi del Saloon per la prima volta dopo almeno dieci anni, confermandosi uno dei cult anni ottanta meno amati dal sottoscritto: nonostante lo splendido trucco di Tim Curry - che dimostra e dimostrava di essere un vero fuoriclasse del travestimento -, la presenza di Tom Cruise e l'ambientazione fantasy, il lavoro di Scott risulta posticcio e noioso, chiaro risultato di problemi in fase di produzione e troppo serioso.
Un'ora e mezza che ha il sapore delle tre, incapace di avvincere grandi e piccini se non per il contributo del Signore delle Tenebre già citato, e che ha rappresentato il primo revival tra quelli che ho vissuto con i piccoli di casa Ford in grado di mettermi in difficoltà da divano.
Almeno, l'abbiamo archiviato. Con buona pace del Tommasone, che avrà modo di riscattarsi nei prossimi anni anche agli occhi dei più piccoli del Saloon.


giovedì 24 gennaio 2019

Thursday's child



In occasione del da me attesissimo sequel di Creed, riesco perfino ad arrivare puntuale all'appuntamento con la rubrica delle uscite a tre più incostante e ritardataria - almeno qui al Saloon - della blogosfera, come al solito affiancato dal mio più o meno rivale Cannibal Kid e da un'ospite d'eccezione, Giulia Orsini, che per l'occasione abbandona i panni di esperta di costume design per vestire quelli della blogger cinefila.


"Ford scrive che a breve passerà all'e-mail. Ma cosa diavolo vorrà intendere?"

Creed II

"Rocky, ti spiezzo in due come se fossi Ford con Cannibal!"
Giulia: Come se tutta la saga di Rocky non fosse stata abbastanza, tra sequel, prequel e spin off, arriva Creed II. Sudore, sangue, manzi pompati con muscoli ad alta definizione, e incontri sul ring che rivedono nuove fiamme e vecchie glorie del pugilato. Viktor Drago, figlio del famoso Ivan “TI-SPIEZZO-IN-DUE”, lancia il guanto(ne) di sfida contro Adonis Creed, figlio di Apollo, ucciso dallo stesso Viktor anni prima, in modo abbastanza infame. Rocky, in una veste insolitamente umana e dal viso sempre più somigliante a Renato Pozzetto, cerca, con fare paterno, di proteggere il suo pupillo che, reduce dalle notti insonni del figlio appena nato, pensa solo a come saccagnare l’avversario. Si prospetta un incontro all’ultimo sangue ma la verità è che a tutti noi ne interessa solo uno: Rocky vs Ivan.
Cannibal: A dirla tutta, l'unico incontro che interessa a me è quello Cannibal Kid vs James Ford. Riuscirò finalmente a spiezzare in due il mio rivale?
In attesa di scoprirlo, ci possiamo sorbire questo sequel non richiesto del decente ma non fenomenale Creed. Sinceramente io ne avrei anche fatto a meno, alla faccia di Ford e del suo idolo, Sylvester Pozzetto.
Ford: pronti via, ed eccoci già con uno dei film più attesi dell'anno dal sottoscritto. Hype alle stelle, ovviamente, alla facciazza di chi, come Cannibal e l'Academy, continua a schierarsi contro Stallone senza pensare che il charachter di Rocky Balboa non solo è uno dei più amati e popolari della Storia del Cinema, ma ha trovato una sua ottima collocazione anche nel primo Creed e, scommetto, in questo sequel che vede il ritorno del mitico Drago - con figlio -.
Unica perplessità la regia, non più affidata a Ryan Coogler, ma penso di poter perdonare Sly: e come raramente accade, sarò ovviamente in prima fila in sala il giorno dell'uscita, onore che riservo solo ai titoli che considero grandi occasioni.

La favorita

"Ford aveva proprio ragione: la caccia al Cannibale è un vero spasso."
Giulia: Nel XVIIII in Inghilterra regna la regina Anna (Oliva Colman), donna tanto forte fisicamente quanto debole di mente, che si ritrova al centro di due guerre. Una all’esterno della corte, dispendiosa per i suoi sudditi, contro la Francia. L’altra all’interno della sua corte, tra due delle sue dame più vicine: Lady Sarah (Rachel Weiz) e Lady Abigail (Emma Stone), lontana parente e di rango inferiore della prima. Entrambe le donne cercano di accaparrarsi la benevolenza e il favore della sovrana, in una lotta al potere in una società prettamente maschilista, ancora tristemente attuale. Tra costumi in linea con l’epoca barocca, sebbene con qualche licenza poetica (ma alla meravigliosa Sandy Powell si perdona anche questo) la scelta tra le due rivali è veramente ardua. Una catfight all’ultimo corsetto e tirata di boccoli.
Cannibal: Il film con la mia favorita Emma Stone l'ho già visto e vi posso solo anticipare che il commento di Giulia è molto più profondo e interessante di quanto non sarà la mia recensione, sebbene credo che lei la pellicola non l'abbia ancora guardata. E vi posso inoltre dire che Ford non è di sicuro la mia favorita.
Ford: rischio di apparire sessista, ma l'idea di questa "catfight" - come l'ha definita Giulia -, fosse anche "di società", mi intriga parecchio, nonostante il film non rappresenti, forse, l'ideale fordiano della settimana - quello, ovviamente, è Creed II -.
Una possibilità, senza dubbio, spero di darla presto, in barba alla dama favorita dai radical chic, Katniss Kid.

Ricomincio da me

Risultati immagini per ricomincio da me
"J-Lo se la fa con il figlio di Rocky! Incredibile!"
Giulia: Jenny from the block è tornata e questa volta ricomincia con un “BUONGIORNISSIMO KAFFè1!1!” Ormai 40enne e insoddisfatta del suo lavoro, entra in crisi e i suoi amici, poco informati sulla dichiarazione di falso, per aiutarla decidono di creare profili social fake a suo nome, attribuendole meriti e titoli di studio che non ha. Ed è così che da commessa sottopagata in un grande magazzino, JLo diventa ministro della Repubbl…no, scusate. Quella è un’altra storia. Dicevamo, grazie alla bugie dei suoi amici, JLo viene finalmente notata e, nonostante l’età difficilmente spendibile nel mondo del lavoro, riuscirà a superare le avversità con le sue capacità dimostrando come spesso non servano dei titoli di studio (che strano senso di déjà vu). Eppure basta aspettare aprile per il RDC ed evitare di sbattersi così tanto. Nel cast troviamo un notevole Milo Ventimiglia che, dopo anni, ha finalmente capito il senso di “una mamma per amica” e la stellina Disney Vanessa Hudgens, che ha smesso di cantare canzoncine da liceo.
Cannibal: Jenny from the cock è tornata e, proprio come per Stallone, è una cosa di cui io non sentivo il bisogno. Anche perché il suo non è un ritorno vero e proprio, visto che non è mai scomparsa dalla scene. Continua a sfornare canzoni e partecipazioni sul piccolo schermo a ripetizione. Solo che non se le fila nessuno. Detto questo, questa è una romcom lavorativa scema di quelle che potrebbero piacermi. E poi c'è Vanessa Hudgens quindi fanculo le fordianate settimanali e vai di J.Lo!
Ford: tipica commediola che possono apprezzare giusto Cannibal e le casalinghe disperate, nonostante Vanessa Hudgens possa rappresentare una discreta tentazione rispetto alla visione, accanto all'ormai fordianissimo Milo Ventimiglia, che tra l'altro interpretò il figlio di Rocky in Rocky Balboa. Ogni scusa è buona, questa settimana, per tornare dalle parti dello Stallone Italiano.

L’uomo dal cuore di ferro

"La mia nuova soluzione è mettere a tacere quei due simpaticoni di Cannibal e Ford."
Giulia: No, non si sta parlando del timido Omino di latta de “Il mago di Oz”, ma del più tristemente noto Reinhard Heydrich, generale nazista ideatore della “Soluzione Finale”. Forse, se avesse avuto un po’ più di umiltà, come il nostro caro Omino, avrebbe potuto richiedere un cervello anche lui, magari avrebbe tirato fuori qualcosa di meglio. Invece no, l’unica cosa che ha pensato è stato uno sterminio di massa.
Cannibal: E io che pensavo fosse il biopic su Tiziano Ferro...
Ford: un biopic abbastanza inquietante, considerato il soggetto. Io che non sono a favore di certe soluzioni preferisco pensare alla sana retorica popolare del sempre mitico Rocky.

Se la strada potesse parlare

"Mi dispiace, tesoro, ma ho deciso di lasciarti per coronare il mio sogno d'amore con Katniss Kid."
Giulia: Lei ama lui, l’amore della sua vita, dal quale aspetta un figlio, ma che, per colpa di un poliziotto cattivo che dice le bugie, adesso è finito in galera. E lei farà di tutto pur di riavere il suo uomo al suo fianco, crescere il loro pargolo e “vissero tutti felici e contenti”. Sembrerebbe una perfetta, per quanto banale, storia d’amore, peccato però che la nostra coppia sia di colore e viva ad Harlem, negli anni 70. E che il poliziotto cattivo sia un bianco e, soprattutto in quegli anni, i neri non gli vadano molto a genio. Certo, anche ai giorni nostri, il nero è sempre il capro espiatorio di turno, il nemico da temere e punire, ma ritrovare, oggi come allora, che “omnia vincit amor” ci dona speranza in un futuro migliore.
Cannibal: L'unico film in odore di Oscar che ancora non ho visto, mi incuriosisce molto e spero possa far riscattare un'annata tutt'altro che eccezionale per il cinema americano.
Se la strada potesse parlare comunque direbbe... stai zitto Ford, che di cinema non ne capisci niente!
Ford: quest'anno, come per la fine dello scorso, sono clamorosamente in ritardo con le visioni, dunque in vista degli Oscar mi ritrovo a dover pensare a come trovare il tempo e le energie per recuperare in vista dei pronostici e delle consuete schermaglie che coinvolgeranno me e Peppa una volta assegnate le statuette. Nel frattempo, se la strada potesse parlare, consiglierebbe al Cucciolo Eroico di stare chiuso in casa almeno finchè c'è un Ford in giro.

Compromessi sposi

"Questo matrimonio non s'ha da fare." "Quello di tuo figlio?" "No, quello tra Cannibal e Ford."
Giulia: Ecco finalmente il film pieno di cliché che stavamo aspettando, con battutine trite e ritrite che manco nei cinepanettoni anni ’80. Dunque, Chiara Ferragni del Sud e Fedez del Nord decidono di sposarsi in modo da avere più like sui profili social e fare i big money. Questi novelli Romeo & Giulietta in versione 2.0 dovranno però confrontarsi con due haters davvero tenaci: il padre della sposa, polentone ricco e con la puzza sotto il naso, e il padre dello sposo, sindaco terrone tutto d’un pezzo. Tra battute e gag campaniliste, i due genitori, così diversi tra loro, si ritroveranno uniti in un unico scopo: sabotare questo matrimonio. Sarebbe decisamente più divertente vedere Enzo Miccio gestire le esuberanze de Il Castello delle Cerimonie.
Cannibal: Su questo credo che siamo tutti d'accordo, senza manco scendere a compromessi: questo film non s'aveva da fare ma, visto che hanno proprio deciso di farlo, se non altro non s'ha da vedere.
Ford: e per una volta sono quasi felice di essere pienamente d'accordo con Cannibal. Quasi.

sabato 26 dicembre 2015

Ford Awards 2015: del peggio del nostro peggio

La trama (con parole mie): e così, festività alle spalle, giungiamo alla parte dei Ford Awards dedicata ai film, che come di consueto vedrà i peggiori titoli usciti in sala nel duemilaquindici tra quelli visionati dal sottoscritto aprire le danze.
Questo è un Ford Award a cui tengo molto, e che negli anni ha riservato davvero grandi perle: onestamente, considerate le numerose delusioni degli ultimi dodici mesi, pensavo avrei fatto molta più fatica a scegliere questi "magnifici" dieci, ma evidentemente avevo messo in conto anche schifezze cronologicamente precedenti allo scorso gennaio.
Poco male, comunque. Avremo materia in abbondanza per rischiare la sboccata prepotente neanche avessimo esagerato parecchio con le bevute delle feste.


N°10: REVERSAL - LA FUGA E' SOLO L'INIZIO di JOSE' MANUEL CRAVIOTO



Una cosa che proprio non ho mai digerito di horror, thriller ed affini è la mancanza di logica. Reversal è praticamente un inno a questo non proprio da poco dettaglio in grado di cambiare completamente la prospettiva del sottoscritto rispetto ad una visione.
Peccato, perchè se gestito in un altro modo, poteva venirne fuori perfino qualcosa di interessante.

N°9: SINISTER 2 di CIARAN FOY



A proposito di horror privi di logica - ed anche di qualsiasi attrattiva - ecco il secondo capitolo dedicato alla saga del Bughuul, partita decisamente bene qualche anno fa e naufragata con un sequel che non solo non avvince o inquieta, ma appare anche sostanzialmente inutile.

N°8: THE GUNMAN di PIERRE MOREL



Considerato che dietro la macchina da presa si trovava "l'autore" del primo, pessimo, Taken, dovevo aspettarmelo: e infatti The Gunman, brutta copia di roba già non particolarmente esaltante come Blood Diamond, si è rivelato per quello che avevo previsto alla vigilia, ovvero un action di quelli che, da amante dell'action, non vorrei mai vedere.

N°7: OUIJA di STILES WHITE



Uno dei miei incubi peggiori fatto film.
Horror di bassissima lega e cornice teen neanche l'avesse diretto quello scellerato di Peppa Kid.
Anzi, non mi stupirei se Stiles White fosse, in realtà, un alias del buon Marco Goi trapiantato negli States e pronto ad invadere le sale con schifezze in grado di farmi solo incazzare.

N°6: SURVIVOR di JAMES MCTEIGUE



Pensare che, una decina d'anni fa, rimasi a bocca aperta di fronte all'esordio dell'ex pupillo dei Wachowski James McTeigue, che mi sorprese con l'ottimo adattamento di una delle mie Graphic novel preferite di tutti i tempi, V per vendetta, Survivor mi pare quasi fantascienza.
E non in senso buono.
Dell'apparente talento di quel regista pare essere rimasto solo il fantasma, e a noi spettatori, purtroppo, solo un titolo penoso come questo.

N°5: ACCIDENTAL LOVE di STEPHEN GREENE (DAVID O. RUSSELL)



Soltanto a guardare il regista ed il cast di questa scellerata commedia, ci si dovrebbe quantomeno aspettare di trovarla nella lista dedicata al meglio della stagione, invece che addirittura nella top five del peggio.
Invece, eccoci qui: tutto quello che potreste immaginarvi a non funzionare in una produzione dalle potenzialità enormi è qui presente, e nessuno, cast o uomo dietro la macchina da presa, è riuscito a cambiare le cose.


N°4: IL RAGAZZO DELLA PORTA ACCANTO di ROB COHEN



E così come Sean Penn, in piena crisi di mezza età, deve sfoggiare un fisico da palestra estrema per combattere il tempo che passa nel di poco sopra The Gunman, Jennifer Lopez ha bisogno di una parte in cui interpreta una milf che prima la da e poi si pente ad un aitante giovanotto pronto a rivelarsi, ovviamente, uno psicopatico.
Tipico thriller da sabato sera su Italia Uno, qualità compresa.
Se non peggiore.

N°3: PITCH PERFECT 2 di ELIZABETH BANKS



Come Sinister, peggio di Sinister.
Se il primo Pitch Perfect, nell'estate del duemilatredici, si era rivelato un ottimo guilty pleasure leggero e divertente, questo secondo pare la sagra del forzato e della banalità, nonchè la tipica commedia in rosa senza alcuno spessore che di norma evito come la peste.
Perfino Julez, che aveva adorato il primo capitolo, è rimasta letteralmente sconvolta.
Al confronto, il tracollo di Glee dalla prima alle successive stagioni pare quasi una cosa da poco.

N°2: 50 SFUMATURE DI GRIGIO di SAM TAYLOR-JOHNSON



Uno dei titoli più chiacchierati dell'anno, figlio del fenomeno letterario che ne ha inevitabilmente generato la trasposizione cinematografica.
Un romanzetto rosa su pellicola neanche alla lontana scandaloso come è stato pubblicizzato che è una fiera di banalità, ridicolaggini e logica partita per una qualche località dei Caraibi per un periodo di tempo indefinito, come una specie di dorata pensione.
L'unico punto a suo favore - responsabile del secondo posto e non del primo - è stato dato dal fatto che, quantomeno, invece di farmi incazzare, ha finito per strappare più di una risata.

N°1: MORTDECAI di DAVID KOEPP



Che Johnny Depp avesse intrapreso anzitempo la parabola discendente di Robert DeNiro era cosa nota da tempo, ma che ce la mettesse tutta in modo da replicare il "successo" di The tourist, una delle merde più galattiche degli ultimi dieci anni, pareva troppo perfino per il più accanito dei suoi detrattori.
E invece il buon "pirata" ci dimostra che, al peggio, non c'è mai fine.
Mortdecai è uno dei titoli più vuoti, inutili, scarsi e pacchianamente realizzati che abbia mai visto in vita mia.
E, come per ogni grande appassionato di Cinema, di merda ne è passata tanta, sotto i ponti.


 I PREMI

Peggior regista: Sam Taylor-Johnson per 50 sfumature di grigio
Peggior attore: Johnny Depp per Mortdecai
Peggior attrice: Rebel Wilson per Pitch Perfect 2
Premio "parrucchino di Nicholas Cage" per il personaggio trash: Mortdecai per Mortdecai
Effetti "discount": Survivor
Premio "dolcetto o scherzetto" per il costume più agghiacciante: il guardaroba ed i baffi di Mortdecai
Stile de paura: Pierce Brosnan per Survivor
Premio "veline": fuori tempo massimo, Jennifer Lopez per Il ragazzo della porta accanto
Peggior scena d'amore: una qualsiasi di 50 sfumature di grigio
Premio "pizza, spaghetti e mandolino": Jasmine Trinca per The Gunman



MrFord

lunedì 27 luglio 2015

Il ragazzo della porta accanto

Regia: Rob Cohen
Origine: USA
Anno: 2015
Durata: 91'




La trama (con parole mie): Claire Peterson è una professoressa di liceo madre di un adolescente timido ed insicuro ancora scottata dalla separazione dal marito a causa dei ripetuti tradimenti di quest'ultimo.
Quando, nella casa accanto alla loro, viene ospitato dallo zio il giovane Noah, attraente ed apparentemente capace di dare sicurezza sia a Claire che a suo figlio, gli equilibri si rompono: a seguito di una notte di sesso, infatti, Claire finisce per pentirsi di aver ceduto alle lusinghe del ragazzo e tornare sui suoi passi, mentre Noah pare convinto che la storia con la donna abbia un futuro.
Le attenzioni di quest'ultimo, dunque, crescono fino a rasentare la psicopatia, e quando la sensazione è che il vicino possa diventare pericoloso, per i Peterson sarà troppo tardi, e l'inizio di un vero e proprio incubo: riuscirà Claire a proteggere figlio e marito dalla furia del rifiutato Noah?









E' curioso quanto facilmente un chissà quale masochismo estivo da calura e sambuca pre-pennica pomeridiana durante il giorno libero dal lavoro sia riuscito a convincermi a recuperare Il ragazzo della porta accanto, pellicola buona per il sabato sera - e forse anche pomeriggio - di Italia Uno pescata dall'oceano della rete diverse settimane or sono e rimasta in bilico tra l'hard disk ed il cestino fino alla conferma di un'uscita in sala anche qui in Italia, dunque tenuta buona per dovere di cronaca da buon blogger cinematografico - e non cinefilo, in questo caso, ovviamente -, ma tant'è: mi sono dovuto sciroppare un thrillerino esile e decisamente ridicolo con una Jennifer Lopez in piena crisi di mezza età pronta a lasciarsi andare ad uno pseudo pruriginoso lavoro che è riuscito a riportarmi alla mente l'abominevole Two mothers, poco plausibile e quasi sicuro partecipante alla sempre più ricca di titoli lotteria del Ford Award dedicato al peggio di questo duemilaquindici.
Come in ogni horror di bassa lega pronto a prestare il fianco a risate e critiche fin dalle prime sequenze in barba ad una qualsiasi logica, Il ragazzo della porta accanto inanella una sequenza impressionante di momenti WTF - ovviamente in negativo - tanto scombinati e trash da fare quasi simpatia, dall'entrata in scena di Noah che con un braccio tiene bloccata la porta del box di casa Peterson ai buchi enormi nello script - com'è possibile che il vecchio zio, adulto che dovrebbe fare da guida a Noah, sconvolto dalla morte dei genitori e segnato da problemi disciplinari nella vecchia scuola, sparisca per essere ricoverato giusto dalla scena successiva a quella in cui presenta il ragazzo, o che il nuovo istituto non sia a conoscenza dei trascorsi di atteggiamenti violenti dello stesso nuovo iscritto? -, per non parlare del fatto che la buona madre di famiglia Jenniferona from the block, ormonata a mille alla vista dei muscoli del ventenne re del bricolage e pronta a dargliela alla prima sbronza andata chissà perchè a smaltire a casa del ragazzo finisce per fare il passo indietro da figa di legno da subito, innescando il turbinio di psicosi in Noah, che lungi dall'essere giustificato - il fatto di essere scaricati, per quanto fisicati e prestanti e cool si possa essere, è un fatto umano che andrebbe messo in conto ed accettato come e forse più di un successo, e non progettare la morte di chi ha rifilato il due di picche - finisce per tramutare una delusione "d'amore" in una sorta di battaglia, per l'appunto, da horror - sempre scadente -.
Il vero peccato, in tutto questo, è vedere dietro la macchina da presa il mestierante Rob Cohen, da queste parti amato principalmente per il suo lavoro con Dragon - La storia di Bruce Lee e Daylight - Trappola nel tunnel, Dragonheart e, relativamente più di recente, il primo Fast and furious: posso capire il bisogno di lavorare e di avere il portafoglio gonfio, ma abbassarsi a dirigere schifezze di questo calibro mi pare troppo anche per chi, di fatto, è solo un artigiano come tanti nell'immensa industria del Cinema.
A conti fatti, comunque, direi che questo duemilaquindici giungerà alle classifiche di fine anno con un hype più alto legato al titolo che riuscirà a spuntarla nella lista dedicata al peggio che non rispetto alle pellicole migliori uscite nel corso della stagione: una cosa che, qui al Saloon, non si era mai verificata, e che apre scenari quasi spaventosi per i cinque mesi che ci separano da quel momento.



MrFord



"How can I ignore the boy next door
I love him more than I can say
doesn't try to please me
doesn't even tease me
and he never sees me glance his way."

Judy Garland - "The boy next door" - 






mercoledì 22 luglio 2015

Wednesday's child

La trama (con parole mie): prosegue il periodo estivo, con uscite piazzate in ritardo o a caso dai distributori italiani, e con i consueti botta e risposta del sottoscritto e del sempre fastidioso Cannibal Kid, che neppure con il caldo torrido pare limitare la sua follia in termini di giudizi cinematografici.
Riusciremo, in questo weekend lungo iniziato di mercoledì - come sarà per la maggior parte delle prossime settimane - a trovare almeno un titolo degno d'attenzione?


"Pensieri Cannibali chiude! Festeggiamo per almeno un mese!"

Il ragazzo della porta accanto
(dal 23 luglio)

"Sei ancora più tamarro di Ford, con quella canotta!"

Cannibal dice: Thrillerino estivo con protagonista Jennifer Lopez, che io in genere odio. Sarà massacrato da Pensieri Cannibali come un qualunque action sponsorizzato da Ford?
Nei prossimi giorni la risposta.
Ford dice: thriller estivo degno di un bel pomeriggio afoso da Italia Uno che a breve passerà dalle parti del Saloon.
Presumibilmente, sarà un massacro.
Fate pure le vostre scommesse.




Il fidanzato di mia sorella

(dal 22 luglio)

"Guidi anche peggio di Ford, lasciatelo dire."

Cannibal dice: Pierce Brosnan non lo sopporto, un po' come James Ford. In questo film però c'è anche Jessica Alba, che invece la sopporto eccome. Per una visione estiva questa romcom a metà strada tra americanata e britannicità alla fine ci potrebbe quindi anche stare.
Ford dice: Brosnan non l'ho mai sopportato, e Jessica Alba, per quanto decisamente fornita di argomenti interessanti, neppure.
Salto dunque senza pietà neanche si trattasse di un film consigliato da Cannibal.



Cobain: Montage of Heck

(dal 22 luglio)

"Ford, sei stato proprio uno stronzo, a trattarmi così male: ora sono ancora più depresso."

Cannibal dice: Splendido documentario su Kurt Cobain già recensito (http://www.pensiericannibali.com/2015/06/cobain-montage-of-heck-il-dokurtmentario.html) e che finalmente dovrebbe - il condizionale è sempre d'obbligo - arrivare nei cinema italiani. Non perdetevelo!
Ford dice: documentario più che discreto dedicato alle gesta di una delle icone del rock più importanti e rivoluzionarie di sempre, che finalmente dovrebbe arrivare in sala. Personalmente, a prescindere dal giudizio tecnico, non ha fatto altro che accrescere la mia acredine rispetto a Cobain -http://whiterussiancinema.blogspot.it/2015/06/kurt-cobain-montage-of-heck.html -, ma una visione ci sta, eccome.




Il luogo delle ombre

(dal 23 luglio)

"Se quel bruto di Ford cerca di entrare per menare Peppa Kid, gliela faccio vedere io!"

Cannibal dice: Anton Yelchin ormai è dappertutto. Lo vedo ovunque e in qualunque genere di film. Questo tra l'altro è uno dei peggiori della sua carriera. Una porcatina fantasy che quindi a Ford probabilmente piacerà e che io invece avevo già stroncato qui: http://www.pensiericannibali.com/2014/03/odd-thomas-il-poco-strano-film-sullo.html.
Ford dice: film pseudo fantasy che non mi dice nulla e che non ho alcuna intenzione di recuperare, nemmeno preso dal peggior raptus di bisogno di neuroni spenti dell'estate. Lascio volentieri questo tipo di cose al mio "simpatico" antagonista.




Fuochi d'artificio in pieno giorno

(dal 23 luglio)

"Se provi un'altra volta a dire che Cannibale capisce di Cinema, ti butto di sotto!"

Cannibal dice: Poliziesco cinese che sa di gran fordianata, ma che propone un mistero notevole. Il titolo originale “Bai Ri Yan Huo” tradotto significherà per davvero “Fuochi d'artificio in pieno giorno”, oppure i titolisti italiani a questo giro hanno preso delle droghe ancora più pesanti del solito?
Ford dice: nessuno mai verrà a capo del mistero della traduzione del titolo - il destino dei film cinesi sarà lo stesso di quelli anglofoni, rispetto agli adattamenti? -, ma tra le uscite del periodo vacanziero, sarà per collocazione geografica, sarà per il genere, è una di quelle che mi ispirano maggiormente.
Speriamo bene.



domenica 16 giugno 2013

Parker

Regia: Taylor Hackford
Origine: USA
Anno: 2013
Durata: 118'




La trama (con parole mie): Parker è un ladro di professione, specialista in operazioni rapide e pulite, rapine che possano fruttare il massimo con il minimo rischio possibile.
Quando il padre della sua ragazza nonchè suo ex socio lo mette in contatto con il gruppo capitanato dal duro Melander e viene pianificato un colpo in una grande fiera in Ohio, per l'uomo le cose prendono una piega inaspettata: la rapina, infatti, viene portata a termine, ma gli uomini dello stesso Melander hanno in mente di reinvestire l'intera cifra per un altro progetto che prevede una più remunerativa operazione a Palm Springs, paradiso per ricchi della Florida.
Parker non ci sta, e per questo viene "licenziato" e dato per morto.
Ovviamente il Nostro è destinato a sopravvivere, e neanche il tempo di riprendersi ed il suo scopo principale diverrà quello di mettere i bastoni tra le ruote alla banda che l'ha fregato, nonchè vendicarsi del torto subito.





Ricordo di aver recuperato Parker praticamente per caso, attratto più dalla presenza di Statham nel ruolo di protagonista che non dalla regia di Taylor Hackford, mestierante hollywoodiano di indubbia capacità autore, tra le altre, di ottime pellicole come L'ultima eclissi così come di blockbuster nello stile di Ray, L'avvocato del diavolo e Ufficiale e gentiluomo, nella speranza di ritrovarmi di fronte una sorta di tamarrata d'autore che potesse tornare utile alla prima serata da stanchezza e rutto libero disponibile.
Al contrario, invece, il risultato di questa visione è stato uno di quegli ibridi senza carattere impossibili da catalogare da una parte o dall'altra, partito come una sorta di omaggio a Rapina a mano armata di Kubrick - e se io fossi un regista, non mi imbarcherei mai e poi mai in qualcosa che possa in qualche modo mettermi a confronto con il Maestro - ed incanalatosi nei rassicuranti binari del thriller d'azione per famiglie incapace di appassionare pur se ben confezionato, totalmente privo di un cuore in grado di coinvolgere l'audience come si dovrebbe in questi casi: tutto questo nonostante la presenza nel cast di uno degli spaccaculi più tosti del Cinema action attuale, quel Jason Statham che appare come unico e credibile nuovo volto del genere in grado di raccogliere l'eredità di miti degli anni ottanta come Stallone, Schwarzenegger e Willis, e che avrebbe potuto regalare un pò di ironia ad una pellicola decisamente troppo seriosa per il target cui potrebbe essere indirizzata.
Per il resto le cose funzionano anche - in fondo Hackford sa come muoversi, dietro la macchina da presa -, Michael Chiklis, ancora in cerca di un'identità dopo la conclusione di The Shield, è un ottimo bad guy, la vicenda pare un incrocio fra l'heist movie e la missione di vendetta del classico antieroe positivo, e perfino Jennifer Lopez pare non stonare troppo, compreso il suo curioso - per quanto molto poco verosimile - rapporto con il nostro Expendable: eppure il risultato finale non convince, e scivola via senza lasciare davvero il segno neppure nelle sequenze più interessanti - lo scontro con il killer nella stanza d'albergo su tutte -, senza acuti che possano essere ricordati o una tensione che valga davvero il coinvolgimento del pubblico, considerato anche che il minutaggio non aiuta una visione resa stopposa da un approccio decisamente troppo autoriale, se così possiamo definirlo.
Perfino vecchie glorie come Nick Nolte appaiono decisamente poco ispirate, e lo stesso Statham, soffocato da travestimenti e piani da tavolino, risulta molto frenato rispetto alla sua esplosività fisica e alla componente comedy che, se stimolata, riesce sempre ad emergere quando in campo scende il duro inglese: una visione non dannosa o inesorabilmente legata alle peggiori tempeste di bottigliate, eppure nettamente inferiore alle aspettative che qui al Saloon si potevano nutrire in merito, buona giusto per qualche sparatoria o cazzotto ben assestato ma troppo poco divertita e divertente per essere una degna proposta trash e tamarra ed altrettanto esile e priva di carattere per proporsi come un titolo prettamente d'autore, seppur inserito in un ambito cinematografico votato al panesalamismo.


MrFord


"Stop your stalling,
and just give me more than you should,
before we're all in
the same mess I knew we would;
I will not call you,
'cos I know he'll answer the phone;
there's something stunning
about the way we lie till it's gone."
Snow Patrol - "Steal" -




giovedì 20 settembre 2012

Cosa aspettarsi quando si aspetta

Regia: Kirk Jones
Origine: USA
Anno: 2012
Durata: 110'




La trama (con parole mie): uno degli avvenimenti più importanti e sconvolgenti con i quali ci si possa confrontare è pronto a mescolare le carte nelle vite di una manciata di coppie le cui vicende si incastrano tra tv, incontri al parco e parentele.
Jules, presentatrice televisiva, ed Evan, conosciutisi ad una sorta di Ballando con le stelle, si ritrovano a dover scoprire prima il funzionamento del loro rapporto che l'esperienza da futuri genitori, Holly e Alex decidono di adottare un bambino e attendono di poter coronare il loro sogno, Wendy e Gary, dopo anni di ricerca, finalmente scoprono di essere in attesa proprio quando il padre di lui, Ramsey, comunica loro l'arrivo di due gemelle la cui madre è più giovane - molto più giovane - di suo figlio, Rosie e Marco dovranno invece affrontare la gravidanza dopo una sola, galeotta uscita.
Il tutto mettendo in conto il supporto informativo per le signore e l'indispensabile aiuto del gruppo del sabato al parco per i loro mariti, futuri o presenti papà.






Come di recente mi era capitato con la visione di Remember me, la fatidica domanda è tornata a farsi largo nel sottoscritto: non è che la paternità ormai sempre più imminente sta finendo per rincoglionirmi inesorabilmente?
E perchè il suddetto interrogativo?
Principalmente perchè, pur ben conscio della pochezza della pellicola in questione, del suo finto incasinare le vicende dei protagonisti per poi risolvere con un bel "e vissero tutti felici e contenti" neanche fossimo nella più smielata delle fiabe Disney, di quel patinato che dovrebbe di norma e per contratto farmi incazzare come un toro, Cosa aspettarsi quando si aspetta mi ha tutto sommato perfino divertito, nell'ambito delle visioni da neuroni più o meno mandati in libera uscita per una sera.
Tanto per intenderci, e per rimanere nell'ambito del Cinema di solo intrattenimento, è curioso che l'ultimo Bourne mi abbia a tratti annoiato tanto da costringermi a tenere gli occhi aperti come nel pieno della cura Ludovico mentre con il lavoro decisamente più trascurabile di Kirk Jones sia rimasto non solo sveglio, ma anche arzillo e con il sorriso sulle labbra durante la quasi totalità della visione: forse, effettivamente, l'arrivo del nuovo occupante - e probabilmente capo supremo - di casa Ford ha condizionato il mio punto di vista - a proposito, dato che l'abbiamo scoperto anche noi da poco, sarà un maschio -, eppure ho trovato in qualche modo ammirevole il tentativo di regista e sceneggiatrici di mettere in campo una nutrita schiera di coppie che potesse - pur se non con la giusta profondità - mostrare non soltanto il tipico percorso che porta due persone ad avere un bambino.
Infatti, da chi vive tutto in tranquillità e scioltezza prima per poi essere letteralmente torturato ogni notte, tutta la notte poi a chi per anni insegue la speranza di un figlio che vede assotigliarsi mese dopo mese, a chi finisce per caricarsi i sogni in valigia e partire per l'altro capo del mondo seguendo gli iter delle adozioni, a chi costruisce un sacco di sogni su un avvenimento che dovrebbe essere felicità e si tramuta in un dolore difficile da superare, questo film ha dalla sua almeno un tentativo - abbozzato, questo è sicuro - di mostrare il mondo non sempre tutto rose e fiori della "dolce attesa" da numerose angolazioni, alcune più profonde ed altre decisamente in un Apatow style che rischierà di piacere e non poco al pubblico maschile - del resto, noi siamo semplici e ci accontentiamo di una risata ed una pacca sulla spalla con gli amici, come mostrato dal club del sabato al parco che finisce per non risparmiare neanche i più cool Rodrigo Santoro e Joe Manganiello, destinati prima o poi a mollare corsa e trazioni per camminare armati di passeggini o aggirarsi per le strade alla guida di un minivan -.
Certamente l'idea di sfruttare la molteplicità di casi per dare l'idea di una sorta di pseudo film corale aiuta lo spettatore a non finire addormentato con la più classica delle bolle in stile cartone giapponese a veleggiare splendida ed imponente sulla sua narice preferita, ed il fatto che dietro la macchina da scrivere vi siano due donne riesce a sensibilizzare in qualche modo il pubblico femminile mentre alla controparte più becera della coppia pensa il regista, che sfrutta momenti come la rivalità tra padre e figlio di Dennis Quaid e Ben Falcone per spezzare il ritmo e rendere più piacevole l'argomento, considerato il terrore che, in genere, gli uomini rifiutano di ammettere di avere rispetto all'attesa, per quanto emozionati siano spesso e volentieri anche più delle loro compagne.
Se mi aveste interrogato in proposito alla vigilia della visione, dunque, avrei previsto bottigliate scandalosamente selvagge ed una giustificazione che vedeva un equo scambio in casa Ford tra me e Julez che metteva sul piatto una serata con questo film e la seguente dedicata al pay per view mensile di wrestling nel pieno del rispetto dei compromessi da coppia, eppure devo dire di essermi decisamente goduto - saranno le ferie, sarà la voglia di rilassarmi e prendere tutto il possibile di quella che sarà la mia paternità - questa robetta infiocchettata per le grandi platee senza pretese da un regista che non ha decisamente nulla da dare alla Storia del Cinema.
Ma chi se ne frega, in fondo.
Da un certo punto di vista, posso considerarlo un anticipo di quello che sarà il regno del piccolo Fordino, che sicuramente si prenderà molto dello spazio che ora concedo alle visioni più o meno d'autore.
E vi dirò, sarà una gioia - e lo è già ora - lasciare che se lo faccia.
In fondo, il futuro è tutto suo.



MrFord



"You can't sleep, you can't eat
there's no doubt, you're in deep
your throat is tight, you can't breathe
another kiss is all you need."
Robert Palmer - "Addicted to love" -


 

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