venerdì 24 gennaio 2014

Wolverine - L'immortale

 Regia: James Mangold
Origine: USA
Anno: 2013
Durata: 126'




La trama (con parole mie): Logan, a seguito delle vicende che l'hanno portato a togliere la vita all'amata Jean Grey, impazzita a causa dei poteri della Fenice nera, ha finito per isolarsi dal mondo perdendosi in se stesso tra le montagne. Questo fino a quando il mutante canadese viene rintracciato dalla giovane Yukio, che ha il compito di condurlo a Tokio affinchè lo stesso Logan possa porgere l'estremo saluto al capoclan degli Yashida, che lui stesso salvò a Nagasaki il giorno dello scoppio della bomba atomica.
In realtà il vecchio ha ordito un complicato piano che prevede il furto dei poteri di rigenerazione di Wolverine ed il suo ritorno ad una condizione che possa riportarlo alla tanto sospirata giovinezza: privato dunque del fattore rigenerante e pronto a tutto per proteggere la nipote di Yashida, Logan sarà costretto, suo malgrado, a vestire di nuovo i panni dell'eroe.




Penso mi possiate perdonare il fatto che, rispetto a Wolverine - L'immortale, ennesimo spin off dedicato al più noto degli X-Men giunto dopo il terribile Wolverine - Origini di qualche anno fa, abbia finito per ritrovarmi sorpreso in positivo rispetto a quelle che erano le aspettative della vigilia: personalmente, credo che l'esperimento migliore in ambito supereroistico di Mamma Marvel è e resti il mondo degli Avengers, che con i loro incastri hanno finito per creare un affresco decisamente più riuscito rispetto al reboot di Spider Man o ai continui rimaneggiamenti delle figure dei già citati X-Men, e non credo si sentisse davvero la necessità di un nuovo film dedicato all'artigliato antieroe interpretato da Hugh Jackman, eppure va ammesso che la presenza dietro la macchina da presa del discreto artigiano James Mangold - più noto per pellicole decisamente meglio riuscite come Cop Land, Identità o Walk the line - è riuscita a farsi sentire nonostante il titolo, di fatto, non aggiunga assolutamente nulla di nuovo al panorama action o a quello di genere.
Certo, l'idea di ambientare l'intera vicenda in Giappone ed in una cornice che, nei suoi sogni più proibiti, vorrebbe ricalcare i fasti di Classici noir come Yakuza di Pollack - se non l'avete mai visto, recuperatelo: è un gioiello - calcando la mano sul lato più spaccaculi che non prettamente superomistico del protagonista funziona, tutto sommato - nonostante una durata decisamente eccessiva - il ritmo regge, eppure nel complesso manca il guizzo in grado di fare davvero la differenza tra un'opera fracassona qualsiasi buona per rilassare i neuroni ed un titolo in grado di rimanere davvero impresso nella memoria, fosse anche di un tamarro figlio degli eighties come il sottoscritto.
Certo, considerato il livello di alcune proposte recenti nell'ambito "fumetti al Cinema" si finisce quasi per essere felici di assistere a quello che, di fatto, è un thriller action d'avventura di grana molto grossa realizzato con mestiere come questo, nonostante le vicende narrate prendano soltanto spunto molto alla lontana dalle vicissitudini degli albi dedicati al mutante artigliato così come le hanno amate i suoi lettori - e sono convinto che la cosa avrà fatto storcere il naso a molti sostenitori hardcore della fedeltà ai charachters originali -: il tentativo di Mangold, inoltre, è quello di trasformare Logan in una sorta di spaccaculi in pieno Statham-style, ritagliando comunque spazio anche per il tormento del personaggio - i sogni ricorrenti con Jean protagonista - prima di dedicarsi ad uno scontro finale che rimanda ai faccia a faccia dei tempi di Terminator, con il recupero di Silver Samurai, una delle nemesi di Wolverine meno conosciute al grande pubblico.
Gli appassionati ritroveranno anche Viper, storica rivale di Capitan America completamente ridisegnata - e male, oserei dire - per l'occasione, anche se la parte della leonessa tocca senza dubbio alla giovane Yukio interpretata da Rila Fukushima, che è riuscita a riportarmi all'epoca in cui il vecchio Logan ebbe come spalla la scalmanata Jubilee, emblema di quell'inizio anni novanta che tanto bene fece agli X-Men e che fu trampolino di lancio per l'allora giovane star del tavolo da disegno Jim Lee.
Tempi andati davvero, ma che questo film, con tutti i suoi limiti, ha avuto almeno il merito di riportare a galla nella memoria di un vecchio appassionato come il sottoscritto.


MrFord


"You're big in Japan, 
you're big in Japan, 
you're big in Japan, inside. 
You're big in Japan, and 
then i'll sleep by your side and through the night, 
Big in Japan, it's easy."

Guano Apes - "Big in Japan" - 



giovedì 23 gennaio 2014

Thursday's child


La trama (con parole mie): prosegue la corsa verso la grande notte degli Academy e con essa giungono le uscite legate ad una delle celebrazioni più importanti dell'annata cinematografica. Questa settimana a farla da padrone sarà Martin Scorsese, che tornerà alla ribalta con una pellicola che pare proprio possa raccogliere consensi importanti sia qui al Saloon che dalle parti del mio sempre presente - purtroppo - antagonista Cannibal Kid.
Comunque, non parliamo solo del vecchio Marty: le proposte potenzialmente interessanti, infatti, non mancano. Basta che si esca dai confini della nostra povera Italia.

"Ragazzi, alleniamoci nel nuovo passatempo dell'ufficio: il lancio del Peppa Kid!"

The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese


Il consiglio di Cannibal: l’ululato che tutti stavamo aspettando, altroché quello di Sandra Bullock!
The Wolf of Wall Street è uno di quei film che meritano di essere visti al cinema. Allo stesso tempo, è uno di quei film che vanno visti in lingua originale poiché, più che una semplice pellicola, è una vera ode alla parola “fuck”. Un’ode che io personalmente dedico al solo e unico (a parte quello di Lost) MrFord.
Decidete allora come preferite guardarlo, ma vedetelo perché presto ci sarà modo di riparlarne in maniera più approfondita su WhiteRussian e soprattutto su Pensieri Cannibali.
Il consiglio di Ford: il vecchio lupo Scorsese torna ad ululare.
Torna sul grande schermo uno dei grandi Maestri del Cinema USA, Martin Scorsese, tra i pochi ad essere riuscito, negli anni, a mettere d'accordo perfino due acerrimi nemici - ma sarà ancora così? - come Ford e il Cannibale.
The wolf of Wall Street si preannuncia una di quelle pellicole scoppiettanti nel segno di passate pietre miliari del vecchio Marty come Casinò, e sono quasi pronto a scommettere che raccoglierà pareri ben più che positivi sia al Saloon che in quel covo di pusillanimi hunger ragazzine che è Pensieri Cannibali.

"Caro Cannibale, ecco quanto vali: un dollaro!"
I, Frankenstein di Stuart Beattie


Il consiglio di Cannibal: You, Fordenstein
Eccola qui, una di quelle porcatone che non vedo l’ora di stroncare e ancor più di stronzare come si deve. Il solito riciclo di idee dal passato, in questo caso si va a scomodare quel mostro di Fordenstein… volevo dire di Fordenstei… oh, non riesco a dirlo: Frankenstein. Ce l’ho fatta.
Una storia vecchia rivissuta con quel tocco fantasy moderno ridicolo alla Underworld/Legion/Priest/Shadowhunters e cagate simili. Fin dal trailer, mi aspetto solo il peggio. Come non mi capita nemmeno quando clicko su una nuova recensione fordiana.
Il consiglio di Ford: The wolf of Wall Street ululì, I Frankenstein non ululà manco per sbaglio.
Schifezza atomica già dal trailer, questa roba pare avere già prenotato un posto nella decina dedicata al peggio di fine anno: onestamente vorrei ignorarlo e passare oltre, ma considerato che un potenziale premiato per il peggio del peggio non si butta mai via, mi sa tanto che prossimamente concederò qualche bottigliata delle migliori.
E, con mio sommo terrore, temo che mi troverò d'accordo con Peppa Kid anche in questo caso.

"Ho preso per il culo Stallone, e questo è il risultato!"
Last Vegas di Jon Turteltaub


Il consiglio di Cannibal: last movie, before death? (scherzo, ma non troppo!)
Queste pellicole con i vecchini mi fanno tenerezza: Michael Douglas, Morgan Freeman, Kevin Kline e l’iper-attivo Bob De Niro (quanti suoi film sono già usciti nel 2014 e siamo appena al 23 gennaio?). Manca solo James Ford e poi ci sono tutti!
Se per Ford e per i suoi arzilli amici del pensionato questo Last Vegas potrebbe diventare un nuovo cult assoluto, per quanto riguarda il sottoscritto, dopo la tutto sommato gradevole sorpresa lo scorso anno di Uomini di parola, da questo Una notte da leoni della terza età mi aspetto una pellicola gradevole. Niente di imperdibile, ma potrebbe essere guardabile.
Il consiglio di Ford: last Vegas, quella del Cannibale quando si deciderà a passare una notte da leoni con Ford!
Considerato il recente e da queste parti molto ben accolto Il grande match, non mi perdo certo l'ennesimo revival che potrebbe darmi l'occasione di tornare finalmente dalla parte opposta della barricata rispetto al mio finto giovane rivale, che ultimamente - sarà che sta invecchiando - finisce per snocciolare opinioni cinematografiche che ricordano quelle di un apprendista Expendable.

"Facciamo un brindisi a Ford, che ci ha fatto scoprire questo buon whisky."
Tutto sua madre di Guillaume Gallienne


Il consiglio di Cannibal: il Fordino speriamo diventi tutto sua madre e niente suo padre!
Questa singolare storia che racconta di un ragazzo che imita sua madre potrebbe riecheggiare la giovinezza di Norman Bates o di James Ford e invece no. Si tratta di una promettente pellicola francese che potrebbe rappresentare la sorpresa della settimana.
Mai sottovalutare il cinema transalpino e chissà che questo non si riveli un altro ennesimo gioiellino sfornito dai nostri cugini di talento.
Il consiglio di Ford: spero che il Cannibale non sia tutto sua madre. Per sua madre, povera donna!
Pellicola francese che non sono ancora riuscito a decifrare fino in fondo: potrebbe rivelarsi una molto piacevole sorpresa oppure la classica proposta finto radical buona giusto per qualche tempesta di bottigliate.
Quello che è sicuro è che sarà comunque più interessante di quelle italiane, sempre più lontane per quanto riguarda la qualità espressa dalle comunque interessanti proposte transalpine.
Un paragone che ricorda il rapporto tra Pensieri Cannibali e White Russian. E per una volta farò la parte del francese.

Peppa Kid cerca di distinguersi anche quando va in piscina per "allenarsi". Nuota vestito, seduto sulle gradinate.
Tango libre di Frédéric Fonteyne


Il consiglio di Cannibal: Ford non libre
Solita storia carceraria che sembra essere più nelle corde di Ford che nelle mie. Considerata poi la sua recente passione danzereccia in seguito alla visione di Battle of the Year con il suo alter ego Josh Holloway (tra l’altro ora protagonista pure delle nuova pessima serie Intelligence), questo potrebbe essere il film fordiano della settimana. Per quanto mi riguarda, anche se come detto sopra il cinema transalpino non va mai sottovaluto, credo che per una volta lo sottovaluterò. O meglio, lo ignorerò proprio.
Il consiglio di Ford: lucha libre, altro che tango!
Vale lo stesso discorso fatto per Tutto sua madre, nonostante sulla carta la materia trattata sia decisamente consona al Saloon. Da un lato una vocina mi dice che potrebbe essere perfino la sorpresa della settimana, dall'altro resta il dubbio che qualcosa possa non funzionare a dovere ed il tutto rivelarsi come una sòla di proporzioni cannibalesche.
In questo caso, potrei sempre incolpare il mio rivale e costringerlo a battersi con il sottoscritto in un bel match di lucha libre, con tanto di maschere messicane.

"Hey Ford, ma sei sicuro che questo ballo sia una roba da duri carcerati!?"
A spasso con i dinosauri di Neil Nightingale, Barry Cook


Il consiglio di Cannibal: ma Ford non si era estinto prima dei dinosauri?
Il Natale è per fortuna finito da un bel pezzo, le bambinate nei cinema purtroppo no. Dopo Peppa Pig, continuano ad arrivare ogni settimana senza sosta delle pellicolette d’animazione intente a risucchiare i soldi e pure i neuroni ai poveri genitori costretti ad accompagnare i figlioletti in sala. O il contrario, come al povero Fordino potrebbe toccare con il suo bimbominkioso padre, che non vede l’ora di andare a spasso con i suoi coetanei, i dinosauri.
Il consiglio di Ford: bei tempi, quelli dei dinosauri. Certe grigliate che non vi dico!
Filmetto costruito attorno al 3D e al buonismo da favola Disney - quelle riuscite male - che già dal trailer mi puzza di schifezzona commerciale con tutti i crismi pronta a spillare soldi alle famiglie che nel weekend finiscono riscucchiate nei buchi neri che sono i centri commerciali con multisala annesso.
Onestamente, e lo dico da padre, lo eviterei come la peste. Piuttosto ripiegando su un vecchio classico Disney o qualche bel documentario di National Geographic. L'importante è che non sia firmato da Malick! Ahahahahahahah!

Un'immagine dei piccoli Ford - a sinistra - e Cannibal - a destra - ai tempi dell'asilo.
Tutta colpa di Freud di Paolo Genovese


Il consiglio di Cannibal: tutta colpa di Ford
Tutta colpa di Ford se ne capisco di cinema ancora meno di una volta. Già non me ne intendevo un granché, ma da quando mi sono imbattuto nel mio blogger rivale le cose sono persino peggiorate. Ormai mi ritrovo spesso a essere in accordo con lui e questo è sinonimo solo di una cosa: pessimo gusto.
Riguardo all’odio nei confronti del cinema italiano, su cui siamo quasi sempre concordi, quello però non credo sia un caso di pessimo gusto. Quello è solo buon senso. Tutto questo pippone psicanalitico o semplicemente psicopatico per dire: io da questo nuovo film di Paolo Genovese, il regista di Immaturi, mi tengo a distanza di sicurezza.
Il consiglio di Ford: tutta colpa di Cannibal.
Tutta colpa di Cannibal se ultimamente ci troviamo sempre più spesso ad essere d'accordo. Io l'avevo avvisato: quando ci si confronta con figure estremamente sagge e carismatiche - nonchè più anziane - si finisce per subire, volenti o nolenti, l'influenza del proprio Maestro. E così ora mi ritrovo questo Peppa Kid che vorrebbe essere un duro e addirittura comincia a volersi allenare correndo tutti i giorni senza potergli dire che difficilmente, per lui, si apriranno le porte del Saloon dei duri.
Quello che posso dire, però, è che come al solito il Cinema italiano è davvero desolante.
Chiedete pure a Paolo Genovese.

"Er Canibbale!? Se lo becco gli faccio er culo!"
Red Krokodil di Domiziano Cristopharo


Il consiglio di Cannibal: un film italiano (forse) da non bocciare totalmente
Finalmente un film italiano che tratta un argomento interessante: le droghe pesanti.
Il krokodil pare infatti sia una delle sostanze stupefacenti più stupefacenti in circolazione. Dovrei provarla. Solo in questo modo potrò riuscire a reggere un altro anno di commenti fordiani!
Il consiglio di Ford: ci vuole un certo regime di alcool e droghe, per poter sopportare una rubrica settimanale a quattro mani con Cannibal Kid!
Onestamente, a fronte di una settimana priva di proposte, una chance a questo titolo l'avrei anche data. Forse.
Ma considerati Scorsese e la Francia tutta, mi sa tanto che passerò la mano.
E intanto, per resistere ai deliri egoriferiti del mio rivale, aumenterò le dosi di White Russian.

"Peppa, sono il tuo amico Coniglione: preparati per una nottata da ricordare!"

Taxi driver

Regia: Martin Scorsese
Origine: USA
Anno: 1976
Durata: 113'




La trama (con parole mie): Travis Bickle, instabile veterano del Vietnam tornato a casa e divenuto tassista specializzato nei turni notturni, focalizza le sue attenzioni sulla giovane prostituta Iris e Betsy, che lavora alla campagna di un senatore in corsa per la Presidenza. Quando le sue attenzioni non vengono ripagate come vorrebbe, l'uomo comincia a sviluppare una sua personale visione dell'evoluzione del mondo e della società, preparandosi passo dopo passo in modo da essere pronto ad un'imminente guerra per la sopravvivenza sulle strade.
Spinto dal desiderio di salvare Iris e di regalarle un'adolescenza normale, Travis sfogherà la sua ira in uno scontro con il protettore della ragazza.




Questo post partecipa alle celebrazioni per lo Scorsese Day. Sto parlando con voi!





La prima cosa che mi viene da pensare quando rivedo Taxi driver, andando oltre al suo status di cult ed alle sequenze mitiche come l'ormai più che inflazionato "Are you talking to me?", alla Palma d'oro ed al fatto che, nonostante la sua fama, rappresenti "soltanto" un quasi Capolavoro - toccando temi molto simili, continuo a pensare che Scorsese abbia fatto di meglio con Mean streets - rispetto alla filmografia del Maestro Marty, è un ritratto.
Nel corso degli anni settanta, infatti, il Cinema USA conobbe una delle sue stagioni migliori grazie alla fioritura di talenti come il qui presente Scorsese, Cimino, Friedkin, Pakula e Romero, che a diversi livelli ed attraverso linguaggi anche diametralmente opposti espressero il loro disagio rispetto alle cicatrici lasciate dal Vietnam e dalle contestazioni, finendo per contribuire a creare una vera e propria mitologia che ancora oggi influenza molti volti nuovi - anche al di fuori dei confini statunitensi - della settima arte: Travis Bickle, caotico rappresentante di questo squilibrio, è il volto di una vita a stelle e strisce divenuta pericolosa e decadente, ben lontana dai sogni confezionati negli anni cinquanta e sessanta e dall'epoca dell'amore libero e delle speranze per il futuro, un reazionario ribelle dalla distorta morale che potrebbe essere collegato a molti charachters del periodo, dall'Ispettore Callaghan di Eastwood e allo Steve Burns interpretato da Pacino in Cruising.
La metamorfosi, fisica e mentale, e la spirale all'interno della quale sprofonda passo dopo passo Travis, che finisce paradossalmente per passare da reietto ad "eroe" - se così possiamo leggere il finale -, poggiata sulle spalle di uno dei migliori De Niro di sempre - ben lontano dalla maschera cui siamo stati abituati negli ultimi anni - è il simbolo di un'epoca oscura ma anche di una rottura necessaria per poter muovere un passo oltre - ed è curioso che questo stesso passo porterà negli anni ottanta degli eccessi e dell'illusione di un mondo decisamente più spensierato e sopra le righe -, così come una fotografia della cultura della paura che avrebbe ripreso piede negli anni degli USA formato Bush all'inizio del Nuovo Millennio.
Un'istantanea sfaccettata e disturbante, che arriva al suo apice sulle note della struggente Late for the sky di Jackson Browne cucita sull'espressione persa nel vuoto del buon Bob, rapito da uno dei monologhi più impressionanti della Storia recente della settima arte: la rabbia di Travis ed il suo delirio contro la società - che sfocia in una battaglia dalle due strade agli antipodi, quella con il protettore della giovane Iris e con il senatore Palantine, volti di una corruzione fisica e morale che parte dalle periferie che il veterano ben conosce e finisce ai vertici di un Paese ancora allo sbando - sono i lineamenti del volto nascosto degli USA, che hanno costruito molti dei loro successi così come dei fallimenti proprio sul terrore, strumento di potere fondamentale in mano a Presidenti certo non passati alla Storia per il loro equilibrio come il già citato Bush o Nixon.
Scorsese, uno dei più grandi narratori nordamericani viventi, inizia proprio dalle strade della sua Grande Mela un percorso che lo condurrà, anni dopo, a Capolavori come L'età dell'innocenza o grandi produzioni come Gangs of New York: e lo fa con uno sguardo allucinato ed amaro, oscuro e maledetto, che sarà sempre e comunque un passo in ritardo per il cielo.
E per "riveder le stelle".
In fondo, quello di Travis è un vero e proprio Inferno metropolitano.


MrFord


"Awake again I can't pretend and I know I'm alone
and close to the end of the feeling we've known
how long have I been sleeping
how long have I been drifting alone through the night
how long have I been running for that morning flight
through the whispered promises and the changing light
of the bed where we both lie
late for the sky."
Jackson Browne - "Late for the sky" - 



mercoledì 22 gennaio 2014

Lo sguardo di sangue - Carrie

Regia: Kimberly Peirce
Origine: USA
Anno: 2013
Durata: 100'




La trama (con parole mie): Carrie White è una ragazza introversa e timida, vessata da una madre ben oltre la devozione religiosa ed i limiti del fanatismo. Quando viene presa di mira da un gruppo di compagne e diviene lo zimbello della scuola, l'aspirante reginetta Sue Snell, pentitasi delle sue azioni rispetto alla ragazza, convince il fidanzato a chiedere a Carrie di partecipare al ballo di fine anno con lui: ma la vendetta delle altre compagne non è ancora giunta al termine, e proprio quando il successo pare arridere alla giovane, uno scherzo terribile e di cattivo gusto scatena la sua ira, solleticando i poteri mentali che Carrie ha cominciato a manifestare.
Sarà l'inizio di un vero e proprio massacro e della vendetta della timida outsider.




Nel corso delle ultime stagioni, probabilmente a causa di una crisi di idee che sta affossando - e non poco - il genere horror, il remake - o reboot - è diventato una moda tanto triste quanto poco fruttuosa, almeno per quanto riguarda la qualità dei prodotti: dal pessimo Nightmare all'agghiacciante Predators, infatti, non ho memoria di una sola rivisitazione riuscita.
Non è da meno in questa triste tradizione anche quest'ultimo Carrie, più che scialba copia del già non perfetto lavoro firmato da Brian De Palma sul finire degli anni settanta ispirato dal romanzo di Stephen King: edulcorato, poco interessante, assolutamente non credibile, abbruttito da un'apertura ed una chiusura davvero oltre i limiti dell'horror - inteso come gusto, e non come genere, in questo caso - che neppure due protagoniste di richiamo come Julianne Moore e Chloe Grace Moretz riescono a salvare.
In particolare la seconda, fino ad ora incensata per la maggior parte delle sue interpretazioni, mostra tutti i limiti di un'attrice assolutamente acerba e per nulla in grado di sostenere una prova davvero sopra le righe - i movimenti delle mani ad accompagnare i poteri mentali, oltre che ricordare più un supereroe che non una ragazza "maledetta", rasentano il ridicolo in ben più di un'occasione -, supportata nel tracollo generale da una Moore che riesce a far dimenticare, nel ruolo della devota folle, le buone prove offerte di recente in titoli come Don Jon.
La cosa davvero irritante, però, di questo nuovo Carrie, è il moralismo di fondo che neppure l'agguerrita Chris - nemesi della protagonista - con le sue azioni apparentemente "criminali" che ricordano più che altro le vendette da soap a basso costo riesce a limitare: la spettacolarizzazione della furia di Carrie neppure ci trovassimo in un blockbuster fracassone e la scintilla "romantica" che accende la stessa paiono un tentativo decisamente maldestro di rendere spaventosa la rivincita di una loser schiacciata dalla realtà scolastica - che può essere una delle più crudeli che nel corso della vita ci si ritrova ad affrontare - e da una madre dispotica e mentalmente disturbata, tra le cose al contrario meglio riuscite della versione originale.
Un fallimento su tutta la linea, dunque, che segna il definitivo tracollo anche di Kimberly Peirce, salita anni fa alla ribalta delle cronache grazie al suo Boys don't cry - pellicola interessante ma di sicuro molto sopravvalutata, interpretazione incredibile di Hilary Swank esclusa -, nonostante, a ben guardare, i suoi peccati non siano certo i più gravi di questa terribile operazione, per la maggior parte imputabili agli sceneggiatori, incapaci di trasmettere la stessa sensazione di disagio della protagonista del romanzo - e non soltanto perchè la Grace Moretz risulta indubbiamente più bella di Sissi Spacek - e di catturare l'attenzione del pubblico, sia esso navigato oppure no.
Senza dubbio potrei comunque essere contento di avere già un ottimo candidato per la decina dedicata al peggio del duemilaquattordici, nonostante si tratti di una magra consolazione per una visione dalla quale già non mi aspettavo assolutamente nulla di buono.
Resta da sperare che il finale "aperto" non porti ad un secondo capitolo, che finirebbe senza dubbio per risultare perfino più indigesto di questo: gli incassi paiono scongiurare questa possibilità, ma di fatto non si può mai sapere.
Al peggio, in fondo, non c'è mai fine.
Per l'horror, invece, pare avvicinarsi sempre di più.


MrFord


"Raining blood
from a lacerated sky
bleeding its horror
creating my structure
now I shall reign in blood!"
Slayer - "Raining blood" -




martedì 21 gennaio 2014

Il grande match

Regia: Peter Segal
Origine: USA
Anno:
2013
Durata: 113'


Il grande match. Sylvester Stallone contro Robert De Niro?
Ma va là, a chi frega più niente ormai di quei due jovanotti?
Il vero grande match, almeno nella blogosfera cinematografica, è quello tra il sottoscritto Cannibal Kid ed il suo acerrimo eterno rivale, MrJamesFord. Uno scontro tra differenti generazioni, tra differenti visioni del mondo e tra differenti visioni del cinema. Uno scontro che negli ultimi tempi si è un po’ affievolito. I due grandi sfidanti sul ring della rete hanno progressivamente smussato le loro opinioni, hanno cominciato ad avvicinare le loro posizioni contrastanti, si sono ritrovati sempre più spesso d’accordo.
Questo periodo di relativa quiete è ora finalmente destinato a giungere al termine. Il terreno di scontro?
Naturalmente Il grande match, il film che racconta dello scontro tra due vecchi pugili pure loro eterni nemici: Henry “Razor” Sharp, interpretato da Sylvester Stallone, e Robert De Niro alias Billy “The Kid” McDonnen. La parola quindi a Sylvester Fordone e a Billy The Cannibal Peppa Kid. Che il vero grande match abbia inizio, attraverso questo scambio di pugni verbali!



Cannibal Kid Una cosa che non capisco sono quelli che per tutta la vita riguardano sempre gli stessi film, riascoltano sempre le stesse canzoni e hanno sempre gli stessi miti. Da un certo punto di vista lo capisco. È una cosa rassicurante. Però nella vita credo sia bello, e soprattutto divertente, scoprire anche altre cose. Va bene avere i propri punti di riferimento, ma allo stesso tempo bisogna mettersi di fronte a una tragica verità: anche i tuoi miti, a meno che non li veneri in maniera incondizionata e cieca, sono destinati a deluderti. Io ad esempio ho adorato gli Smashing Pumpkins negli anni ’90, però riconosco come Billy Corgan non ne abbia praticamente più azzeccata mezza da 15 anni. Oppure ho adorato anche e continuo ad adorare Bret Easton Ellis, però il film che ha sceneggiato di recente, The Canyons è una mezza boiata. Lo riconosco.
Con calma, Ford, ma ci sto arrivando al primo pugno che voglio tirarti: possibile che non ti stufi mai di venerare e parlare sempre bene di Sylvester Stallone? Capisco che lui in effetti di grandi film non ne ha mai fatti quindi non può nemmeno peggiorare troppo, però negli ultimi tempi sta sempre più raschiando il fondo, non credi?
MrFord Un primo pugno non troppo convinto, questo, caro il mio Peppa Kid, che forse potrebbe essere paragonato ad uno spento jab. Stallone è stato un grande mito della mia infanzia, un action hero dal cuore tenero che ai tempi riusciva a toccare la parte sensibile nascosta dietro la timidezza e quella spinta dalla voglia di riscatto, che negli ultimi anni ho fieramente recuperato rivalutando pienamente proprio il suo valore "sociologico", un po’ quello che è accaduto agli spaghetti western dopo la sponsorizzazione di Tarantino.
Allo stesso modo sono sempre stato pronto a criticare, ad esempio, il suo lavoro dei tardi anni novanta, che il vecchio Sly ha dovuto faticare parecchio per recuperare: per rendere possibile quest'impresa, ha rispolverato proprio le atmosfere dei cari, vecchi eighties. Se la cosa funziona, dunque, perchè smettere!?
Cannibal Kid Perché un revival 80s ci può ancora ancora stare, se lo fai una volta. Poi diventa una cosa patetica, anche perché gli anni ’80 sono finiti da un pezzo. E, a parte l’Italia che è ancora rimasta ferma al berlusconismo e allo yuppismo, il resto del mondo è andato avanti. Per fortuna.
MrFord A dire il vero a me pare il revival anni ottanta non sia ancora passato di moda, tra remake e film che tu stesso hai molto apprezzato - vedi Take me home tonight -. Senza contare che Sly è immortale e continuerà ad essere giustamente celebrato anche tra mille anni.
Cannibal Kid Take Me Home Tonight è un film del 2011. Sveglia, Ford, siamo nel 2014. Ormai il revival 80s ha rotto!
Senza contare che Sly, a parte da te, è celebrato giusto dai Razzie Awards!
UAHAH
UAAAAHAAAAH
UAAAAAAAHAAAAAAAAAAAH!

Cannibal Kid Entrando nello specifico di questo ultimo Il grande match, Sylvester Stallone è ormai sempre più la parodia di se stesso. Io non ho visto tutti i suoi film come hai fatto tu, Ford, e manco ci tengo a farlo, ma quelli che ho visto mi sono sufficienti per capire che fa sempre la stessa identica parte. Si può considerare una cosa del genere recitare?
E cos’è successo poi alla sua faccia?
MrFord Probabilmente l'unione tra botulino e anni che passano non stanno facendo un gran bene al buon Silvestrone, anche se, per avere quasi settant'anni, direi che si mantiene fisicamente molto più in forma di te, finto giovane!
Poi, quella che tu chiami parodia di se stesso, io la chiamo grande autoironia!
Cannibal Kid Dubito che l'unico uomo al mondo più rifatto di Serena Grandi nella Grande bellezza sia più in forma di me. Vado a correre tutti i giorni, io. E senza manco ascoltare “Eye of the Tiger”! Sono in forma come l’Oscar Pistorius dei tempi migliori, escluse le protesi e gli istinti omicidi. Ok, in pratica non c’entro un cazzo con Oscar Pistorius. E forse non è nemmeno un così grosso male…

Cannibal Kid Complessivamente, il film Il grande match non è nemmeno realizzato così malamente. Anzi, nella sua paraculaggine è un discreto prodotto commerciale. Se solo fossimo ancora negli anni Ottanta uahahah.
Oggi appare invece come una pellicola nemmeno brutta, solo giunta fuori tempo massimo. Un film che nel suo essere così esplicitamente fuori moda e fuori dal mondo, proprio come te Ford ahah, non si fa nemmeno odiare troppo. Da una parte fa un po’ tenerezza, dall’altra un pochino di tristezza. E poi va detto, che, sullo stesso genere di vecchietti moribondi alla riscossa, film come Di nuovo in gioco con il tuo altro idolo Clint Eastwood e il recente Uomini di parola mi sono sembrati più riusciti.
MrFord Di nuovo in gioco e Uomini di parola, in effetti, sono pellicole molto simili a questa, e se dovessi metterle in scala Il grande match sarebbe sicuramente il terzo in graduatoria, eppure me lo sono goduto proprio con quel mix di dolceamaro che queste pellicole devono necessariamente ispirare allo spettatore. Parliamo di vecchi miti ormai sul viale del tramonto, dunque perchè non regalare agli stessi una grande - e prolungata, perchè no!? - uscita di scena?
Cannibal Kid Perché, appunto, è ormai troppo prolungata.
Più che un’uscita di scena, sta diventando un accanimento terapeutico.
Forse sarebbe ora di prendere in considerazione l’eutanasia uahahah!
MrFord Stai tranquillo, che Sly seppellisce anche noi. Soprattutto te! Ahahahahah!

Cannibal Kid Come dicevo poc’anzi, il film è comunque abbastanza ben orchestrato, visto che al suo interno mescola un po’ di tutto. C’è la parte comica, che è quella che funziona di più. Le battute sulla vecchiezzitudine dei due protagonisti funzionano, anche se dopo qualche minuto cominciano a stufare. Come io quando piglio Ford per il culo sulla sua mentalità da vecchio. Posso dire che Giorgio Napolitano al suo confronto è il nuovo che avanza, però poi basta. Finisce lì. Il film invece va avanti per 2 ore con battute tutte dello stesso tipo. A provare a vivacizzare un po’ la situazione smorta dei cadaverici Stallone/De Niro ci pensano allora Kevin Hart e soprattutto uno scatenato Alan Arkin. Stendiamo un velo pietoso invece sulle terrificanti scene sui titoli di coda, che non fanno ridere manco per sbaglio.
Poi c’è la parte action, davvero penosa. Il regista Peter mezza Segal dirige in maniera blanda, facendosi contagiare dalla lentezza dei movimenti dei due protagonisti, e il combattimento finale è teso quanto una gara di velocità tra lumache.
La parte che funziona meno è però quella più drama, quella più famigliare. Qui il film finisce per somigliare a una versione buonista di The Wrestler, con tanto di Kim Basinger che vorrebbe ripetere l’exploit di Marisa Tomei, peccato le abbiano regalato un personaggino dello spessore di una sottiletta. È la fiera dei buoni sentimenti, del volemose bene, e il grande match tanto atteso (ma da chi?) finisce in farsa. E poi Ford hai pure il coraggio di accusare Hunger Games di buonismo… Ma per favore, qui ci manca solo che Stallone e De Niro si diano i bacini e si regalino orsacchiotti, e poi Il grande match si trasforma davvero nel film più puccioso e cuoricioso dell’anno.
MrFord Nonostante i tuoi sforzi, Coniglione, direi proprio che sul ring non riusciresti neppure a mettere al tappeto un arzillo vecchietto come l'incontenibile Alan Arkin di questo film, senza dubbio il migliore del cast. Invece sai come rispondo a questo tuo blando mettermi all'angolo? Abbassando la guardia sbeffeggiandoti come il miglior Alì, invitando il prossimo colpo prima della mia offensiva decisiva: Il grande match è un prodotto artigianale, un blockbuster con tutti i topoi di genere, buonismo compreso, cui manca il mordente ed il ritmo dei migliori Rocky o la meraviglia autoriale di Toro scatenato, eppure va bene proprio per questo.
E' un film da Saloon, di pancia, carne e sangue, una versione popolare e di categoria decisamente più "leggera" del peso massimo The wrestler: ma va bene così. In fondo tutti sanno che invecchiando si diventa più spigolosi ma anche più buoni.
Senza contare che, come nella sequenza del confronto con il lottatore di MMA, l'intramontabile Sly è ancora in grado di mandare al tappeto tutte le Katniss Kid che dovrebbero - e il condizionale è d'obbligo - essere il futuro del Cinema d'intrattenimento.
Cannibal Kid Il cinema d’intrattenimento e i blockbuster dovrebbero essere rivolti al grande pubblico. O comunque a un pubblico. Considerando come questo Grande match all’infuori del tuo Saloon l’abbia visto giusto io e quattro gatti pensionati in croce, mentre Hunger Games ha giustamente spopolato in tutto il mondo, direi che Sly è bello che tramontato e Katniss Kid è – senza condizionale – il futuro nonché il presente del cinema d’intrattenimento.
È un mondo ingiusto?
No, è così che vanno le cose, a parte in Italia. Il ricambio generazionale è cosa buona e giusta. Quindi adesso tu, Sly, De Niro, Alan Arkin e pure Kim Basinger godetevi il vostro meritato (eterno) riposo e levatevi dalle palle, buahahah!
SBEM, piaciuto questo colpo sotto la cintola, Sylvester Fordone?
MrFord Ci leveremo dalle palle soltanto quando potremo essere sicuri di aver affidato il mondo a qualcuno almeno vagamente responsabile, cara la mia Katniss Kid Breaker!

Il grande match
(USA 2013)
Titolo originale: Grudge Match
Regia: Peter Segel
Sceneggiatura: Tim Kelleher, Rodney Rothman
Cast: Sylvester Stallone, Robert De Niro, Kevin Hart, Alan Arkin, Kim Basinger, Jon Bernthal, LL Cool J, Anthony Anderson, Mike Tyson, Evander Holyfield
Genere: vecchietti anziani alla riscossa
Se ti piace guarda anche: Uomini di parola, Di nuovo in gioco, The Wrestler, Last Vegas

(voto cannibale 5,5/10)

(voto fordiano 6,5/10)


La trama (con parole mie): Henry "Razor" Sharp e Billy "The Kid" McDonnen sono due leggende del pugilato professionistico, entrambi protagonisti di carriere al limite dell'incredibile, sconfitti soltanto una volta l'uno dall'altro. All'apice della loro rivalità, però, il primo decise di ritirarsi dalla boxe, lasciando il secondo a rimuginare su quello che sarebbe stato di un loro terzo e decisivo match. A trent'anni di distanza dai tempi d'oro Razor è tornato a fare l'operaio in fabbrica a seguito di non grandi fortune finanziarie, mentre Kid, proprietario di un autosalone ed un ristorante, gioca ancora con soldi e donne come se non fosse passato un giorno: avvicinati dal figlio del loro vecchio organizzatore per la realizzazione di un videogioco, i due rispolvereranno le ruggini fino ad arrivare ad un nuovo - e decisivo - incontro, che dovrebbe mettere fine alla loro rivalità.
Cosa porterà ai due vecchi leoni questa nuova prospettiva?


C'è stato un tempo in cui, e mi vergogno a ripensarci, se avessi visto un trailer come quello di Il grande match avrei gridato allo scandalo: due vecchie glorie - una delle quali ex grande attore - alle prese con una pellicola di grana grossa dalla retorica facile sulle seconde possibilità e l'orgoglio di tenere la testa ben alzata anche di fronte all'ironia: del resto, capita nella vita di tutti di passare un periodo dedicato solo ed esclusivamente alle stronzate.
E non so quanto ringrazio di essermelo lasciato alle spalle.
Perchè, se così non fosse stato, non avrei potuto apprezzare Il grande match - firmato dall'artigianissimo Peter Segal - come ho fatto.
E non avrei potuto associare questo film a mio padre, che ancora oggi, con i settanta che si fanno sempre più vicini - del resto, è coscritto di Sly - ancora si dedica alla sua passione per il ciclismo con lo stesso piglio di quando mi raccontava dei vecchi tempi che gli portarono gioie e dolori - soprattutto questi ultimi -, nonchè una serie di aneddoti degni di un vero e proprio romanzo.
E lo ammetto: sarebbe facile - e lo è senza dubbio, per i critici dalla puzza sotto il naso ed i giovani radical chic - schierarsi contro un'operazione come questa.
Fin troppo.
Un pò come sperare di averla vinta con un pugile che ormai è praticamente privo di un occhio.
Ma la "nobile arte", si sa, è legata ad una storia che non considera troppo facilmente la parola "resa": e così è per Il grande match, in grado di ricordare perfino il Maestro Clint dall'ironia di Space cowboys al recente Di nuovo in gioco, senza contare una struttura che, come per il Capolavoro Gran Torino, parte dalla commedia per introdurre temi decisamente più profondi e drammatici.
Con questo non sto dicendo che si ha la possibilità di assistere allo spettacolo dell'anno, o ad una visione in grado di cambiare prospettive ed ispirare nuove strade per il futuro, quanto ad una pellicola onesta dall'inizio alla fine, di pancia, sempre pronta a scambiare colpi, a mettere e ad andare al tappeto, come se si trattasse di qualcosa di ben più profondo e radicato di un record o uno sport.
Potrà trattarsi di qualcosa di già visto, Alan Arkin avrà rispolverato il suo fortunatissimo - e premiato con l'Oscar - nonno di Little Miss Sunshine, Sly e De Niro appariranno come le ombre di loro stessi - fisicamente e a livello recitativo -, Kim Basinger sarà sempre la splendida donna ammirata nel pieno degli anni ottanta da ben più di una generazione di spettatori senza l'occasione di mettersi in luce grazie a personaggi degni, eppure Il grande match diverte, avvince, tiene incollati in attesa di cosa sarà davvero di questa "bella", e di chi finirà per portarsela a casa, racconta una storia semplice ed onesta, senza troppi fronzoli, diverte e tocca le corde giuste affinchè non si finisca per sentirsi fregati - e vedete poi voi da cosa -.
Le generazioni sono cambiate - vedasi il sonoro flop negli States -, il tempo è passato, Youtube e l'Ipad hanno sostituito il passaparola e l'ansia che fa attaccare il telefono quando risponde la persona di cui siamo innamorati: eppure chi vuole credere al riscatto e alla voglia di fare fronte sempre e comunque alla vita, ed al fatto che esistono persone e passioni in grado di non spegnersi mai e poi mai, resta ancora saldamente dov'è, pronto a scommettere anche sullo sfavorito.
Ed eccomi qui.
Pronto a scommettere su Il grande match.
Onestamente, ci avrei scommesso.
Perchè le mie mani conoscono il lavoro e le fasciature da allenamento.
E perchè trovo assurdo non voler arrivare all'ultimo round di questo incontro.
"Non ho sentito la campana", sussurrava Rocky.
"Sono il più forte, il più forte, il più forte", affermava davanti allo specchio La Motta in Toro scatenato.
Costi quel che costi, qui nessuno getta la spugna.
Sottoscritto compreso.



MrFord



"Give me one more shot
baby it’s all I got
baby don’t freeze up on me
(one more shot)."
The Rolling Stones - "One more shot" - 



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