sabato 25 maggio 2013

Shameless - Stagione 1

Produzione: Showtime
Origine: USA
Anno: 2011
Episodi: 12




La trama (con parole mie): la famiglia Gallagher, costruita e mandata allo sbaraglio dal disoccupato alcolizzato ed approfittatore Frank, vive nella periferia degradata di Chicago e cerca di tirare fuori il meglio giorno dopo giorno per evitare di seguire le orme dello stesso Frank e della sua ex moglie, fuggita abbandonando i figli a se stessi.
A tenere in piedi la baracca è la Gallagher maggiore, Fiona, poco più che ventenne eppure impegnata a fare da madre ai suoi fratelli e sorelle Lip, Ian, Debbie, Carl e Liam: quando nella sua vita irrompe Steve, i sentimenti normalmente a prova di storia d'amore della ragazza cominciano a mostrare il fianco, e per la prima volta si troverà a dover far coesistere le responsabilità di donna di casa e quelle di innamorata.
A darle una mano gli inseparabili amici e vicini di casa Kevin e Veronica, pronti ad appoggiare i giovani Gallagher ad ogni guaio combinato da Frank finito per ripercuotersi su di loro.




Da parecchio tempo lungo la Frontiera, ormai, sentivo parlare di Shameless, nella sua versione d'ispirazione anglosassone ed in questa trasposizione statunitense, eppure - senza sapere esattamente per quale motivo - un suo passaggio sugli schermi del Saloon ancora mancava all'appello: di recente, complice la visione dell'ennesima e spettacolare stagione di Californication, la scoperta del legame - ben oltre la produzione che le accomuna - e dell'affinità tra le due serie ha convinto il sottoscritto al recupero, rivelatosi tra i più interessanti che la tv abbia riservato agli occupanti di casa Ford negli ultimi mesi.
I Gallagher, scombinata famiglia disfunzionale alla ricerca di un equilibrio destinato a non arrivare mai per le strade della periferia degradata di Chicago, sono entrati fin dal primo episodio nel cuore di questo vecchio cowboy e di Julez, che addirittura è riuscita ad entusiasmarsi discretamente per una serie "realistica" e lontana dai suoi standard usuali, legati a fantasy, fantascienza e simili: dal grottesco Frank, essere umano di bassissima qualità morale dedito ad alcool e truffe - terrificante il pensiero di un genitore di questo stampo nella realtà, divertente nella maggior parte delle situazioni da gustarsi sullo schermo - interpretato da un ottimo William Macy alla giovane ma cazzutissima Fiona, che si ritrova a fare da capofamiglia andando ben oltre quelle che dovrebbero essere le preoccupazioni di una ragazza poco più che ventenne, si passa attraverso Lip - genio in erba, sensibile e forte, legato ai suoi fratelli e sorelle quanto Fiona ma dalle potenzialità decisamente più alte, nonchè preferito quasi assoluto del Saloon -, Ian - il suo rapporto con Lip è una delle cose migliori della serie, e ha risvegliato nel sottoscritto il ricordo del segno lasciato dalle visioni di Six feet under e Lawless per quanto riguarda l'analisi del legame tra fratelli -, Debbie - ragazzina degna dei fasti di Little Miss Sunshine, apparentemente ingenua ma incredibilmente preparata nell'affrontare il caos che regna nella sua famiglia -, Carl - il devastatore di casa, incontenibile e dirompente, eppure ancora legatissimo ai suoi scellerati genitori - e Liam - il più piccolo, ancora poco sfruttato, ma sono fiducioso per il futuro -, senza contare amici, congiunti e comprimari in grado di bucare lo schermo e catturare l'attenzione pur se non presenti quanto i Gallagher stessi - ovviamente Steve, destinato ad avere un ruolo da protagonista nel cuore e nella vita di Fiona, il giovane agente Tony, un buono come non se ne fanno più e proprio per questo relegato al ruolo di eterno secondo, Kevin e Veronica, già miei idoli, vicini affiatatissimi, amici sinceri, coppia esplosiva in tutti i sensi, Sheila e Karen Jackson, pronte ad "adottare" i Gallagher di diverse generazioni, o i degenerati Milkovich, versione estrema degli stessi Gallagher -.
Oltre al variegato ed azzeccatissimo cast of charachters, un'altra grande qualità di Shameless è la capacità di empatizzare con il pubblico, raccontando una storia in grado di spaziare tra la commedia ed il dramma senza mai dimenticare il valore del quotidiano - fondamentale per il sottoscritto, strenuo sostenitore, al contrario della mia consorte, del "realismo" - e quello della Famiglia, quel curioso nucleo nel quale veniamo proiettati volenti o nolenti e prima palestra per i nostri rapporti umani, nonchè formazione fondamentale per il carattere e la capacità di rapportarsi con l'esterno quanto e più delle esperienze vissute una volta liberi di vivere la nostra vita.
In questo senso, i fratelli Gallagher sono perfetti nel farsi portatori del grande mistero che resta il legame di sangue, l'unico in grado di scatenare rivalità e rancori profondi ed un amore incondizionato e totalizzante, di quelli che nessuno potrà spiegare, e solo chi lo vive sulla pelle potrà condividere anche solo attraverso uno sguardo con i propri fratelli o sorelle.
Una proposta di pancia e cuore, dunque, proprio come quelle che da queste parti trovano il terreno più fertile, la passione profonda ed il desiderio di assaporarle dal primo all'ultimo minuto, come è giusto sia la vita, anche quando è dura ed occorre combattere con le unghie e con i denti - anche con chi vorresti amare - come è per i Gallagher tutti.
O quasi.


MrFord


"Think of all the luck you got
know that it's not for naught
you were beaming once before
but it's not like that anymore."
The High Strung - "The luck you got" -

venerdì 24 maggio 2013

Olympus has fallen - Attacco al potere

Regia: Antoine Fuqua
Origine: USA
Anno: 2013
Durata: 120'




La trama (con parole mie): Mike Banning lavora come coordinatore della scorta del Presidente degli Stati Uniti Benjamin Asher, quando a causa di un incidente stradale perde la vita la first lady. Sommerso dai sensi di colpa, Banning entra in crisi e per diciotto mesi viene dirottato ad un lavoro di scrivania per il Ministero del Tesoro.
Quando un commando di terroristi nordcoreani assalta la Casa Bianca facendo prigioniero proprio il Presidente suo ex protetto mettendo in scacco tutti gli States, il vecchio Mike tirerà fuori la grinta dei tempi andati e, ad uno ad uno, sistemerà i terroristi senza farsi troppi scrupoli, non solo portando in salvo il Presidente stesso e suo figlio, ma finendo per salvare gli USA e, forse, il mondo intero da una nuova guerra globale.
Il tutto, ovviamente, a suon di battute, entrate ad effetto, momenti al limite del possibile ed un sacco di sana retorica a stelle e strisce.





Cari terroristi nordcoreani,
perdonate l'intrusione, ma probabilmente non avete mai visto, nel corso della vostra vita, un film action anni ottanta o una qualsiasi stagione di 24.
Io mi chiedo, infatti, come sia mai possibile pianificare un attacco a più livelli alla Casa Bianca e agli States sul campo con, ad occhio e croce, un centinaio di uomini - seppur ben equipaggiati - invece che passare direttamente ad un più convincente attacco nucleare diretto: come se non bastasse, per quanto possa di fatto apparire un'impresa impossibile portare dalla vostra parte un eroe incorruttibile e tutto d'un pezzo, come potete pensare di cavarvela quando sul vostro libro paga avete Dylan McDermott e dall'altra parte c'è Gerardone Butler? Avete forse esagerato con gli alcolici neanche vi trovaste in una serata normale al Saloon?
Senza contare che mettete il suddetto centinaio di uomini - sempre ben equipaggiati - ad affrontare in campo più o meno aperto uno che con trecento spogliarellisti capaci solo di gridare "AUGH!" ha tenuto a bada un esercito di centinaia di migliaia di mostri ed esperimenti genetici falliti venuti dall'Oriente intero.
Signori miei, dovete essere davvero a digiuno non solo di film action, ma di Cinema in generale.
La prossima volta, se volete pensare di avere almeno una possibilità di successo, cercate di portare dalla vostra parte un Liam Neeson, o ancora meglio i redivivi Van Damme, Stallone o Schwarzenegger.
Alla peggio The Rock.
O se volete essere proprio sicuri, Chuck Norris.
Altrimenti non vi conviene organizzare attacchi contro gli USA. Anche perchè se Jack Bauer può essere - momentaneamente, a quanto sembra - andato in pensione, c'è sempre qualcuno pronto a raccoglierne l'eredità.
Dunque buona fortuna per la prossima impresa, e cercate di essere un pò meno prevedibili.

MrFord


Caro Antoine Fuqua,
ricordo come se fosse ieri il discreto stupore che provai alla visione di Training day, che valse al Denzellone di noi tutti il primo Oscar "in black" per la migliore interpretazione maschile.
I tempi stavano cambiando, si preparava l'avvento di Obama e finalmente non si doveva più sperare in appelli della settima arte come Indovina chi viene a cena, eppure tutti - me compreso - riconobbero il tuo talento dietro la macchina da presa.
Certo, poi venne King Arthur, una cosa decisamente più tamarra ma non per questo meno godibile, e poteva anche starci il fatto che ti fossi preso una sbornia di successo neanche fossi Tarantino.
Fortunatamente, Shooter ebbe il pregio di farmi intravedere di nuovo il talento di cui parlavo arricchito di quel pizzico di gusto eighties in più in grado di trasformare un filmetto d'azione in una goduria d'azione.
Ed eccoci giunti ad Olympus has fallen: e dico, passi per il fatto che io sia un tamarro old school, che possa divertirmi come un bambino a fronte di una baracconata nel pieno rispetto delle regole che vigevano ai tempi dei gloriosi anni ottanta e della Guerra fredda poi divenuta Guerra al terrore, che consideri Gerard Butler come uno dei buzziconi più simpatici sulla piazza hollywoodiana, ma davvero tu pensi che passi inosservato un giocattolone ben oltre il trash come questo anche agli occhi di un pane e salame come il sottoscritto!?
Pensa che effetto deve aver fatto a tutti gli altri.
Antoine, qui c'è poco da stare allegri.
Ti sei venduto ai fratelli bianchi, amico mio.
E considera un favore che non lo dica a Spike Lee.


MrFord


Caro Gerard,
come tu ben sai, ti ritengo un fordiano ad honorem.
Ti perdono perfino di essere stato il protagonista di uno dei film che ho più detestato nella mia carriera di spettatore, il fatto di essere scozzese e non irlandese, di avermi illuso con qualche particina molto simpatica e molto azzeccata per poi perderti in molti bicchieri d'acqua - senza whisky, purtroppo -.
Stavo pensando perfino di perdonarti di aver preso parte a robaccia come Gamer o come l'ultima fatica targata Muccino, concentrandomi solo ed esclusivamente su come meglio riuscite come Coriolanus.
E poi finisci incastrato in questa sorta di Die hard in versione super ammmeregana con qualche battuta simpatica, un sacco di esplosioni, un finale già scritto e due ore di risate per non far pensare di essere di fronte ad uno degli spettacoli più agghiaccianti dell'anno. Non si fa.
La prossima volta vedi di sceglierti meglio i copioni, e non leggere solo le onomatopee delle esplosioni quando sei in piena sbronza.
Poi, certo, ti avranno sganciato fior di dollaroni, ma pensa anche al tuo vecchio amico James, una volta ogni tanto.
Dico davvero.


MrFord


Tutto questo per affermare che Olympus has fallen - o Attacco al potere, che dir si voglia - è sguaiatamente sopra le righe e divertente, ma anche uno dei film più brutti che abbia visto nell'ultima manciata d'anni.
Dunque, in caso voleste cimentarvi, sappiate che lo state facendo a vostro rischio e pericolo.
Un pò come gli Expendables, o i terroristi nordcoreani.


MrFord



"Speed leaving without
warning
I need some place to sleep tonight
blowing in the rocking of the pine
speed leaving without warning
the sunlight is going
into the mountain
I will crawl
into the mountain
sun shines in the rusty morning
skyline of the olympus mons 
I think about it sometimes
sun shines in the rusty morning
once i had a good fly
into the mountain
I will fall."
Pixies - "Bird dream of the Olympus Mons" -


giovedì 23 maggio 2013

Thursday's child



La trama (con parole mie): ed eccoci ancora una volta alle prese con l'appuntamento settimanale dedicato alla rubrica delle uscite in sala che questa volta mi vedrà fronteggiare non uno, bensì due nemici acerrimi. Sto parlando ovviamente del Cannibale, purtroppo per me spalla del sottoscritto nella stesura di questi commenti, e dell'attore più detestato del panorama mondiale dal gestore del Saloon fin dai tempi della sua creazione: Massimo Ceccherini.
La sua presenza la dice lunga sulla qualità delle proposte che la distribuzione italiana ha intenzione di propinarci questa settimana, e per l'ennesima volta dovremo fare affidamento su un unico grosso nome - Sorrentino - e su una tamarrata soda e scoppiettante come l'ultimo capitolo di Fast&furious se vogliamo davvero sopravvivere e portarci a casa la pagnotta in attesa della chiusura del Festival di Cannes e dell'uscita di Refn.

"Pronto, Cannibal? Sono sotto casa di Ford che ti aspetto. Sono sicuro che non resisterà ad un nostro attacco incrociato!"

La grande bellezza di Paolo Sorrentino


Il consiglio di Cannibal: la risposta di Sorrentino a La grande bruttezza di James Ford
Paolo Sorrentino è un regista che non mi ha deluso mai. Uno dei pochi, in Italia di sicuro l’unico. Tutti i suoi film hanno una loro grande bellezza, quale di più, quale di meno. Splendido anche il suo ultimo This Must Be The Place, checché ne dica quell’incompetente di Jimmy Ford. Riguardo a questo suo nuovo misterioso lavoro, personalmente non mi ha ancora fatto salire l’hype. Sarà che in Italia non sono proprio capaci a creare una grande attesa per un film. In ogni caso, si preannuncia una visione sicuramente interessante e il fatto che possa essere il The Tree of Life di Sorrentino è una cosa che per me promette molto bene. E che invece potrebbe scatenare le peggio bottigliate di quello là. Quel bruto che risponde al nome di Ford. Ma a quello là è meglio lasciargli i suoi capolavoroni, come Il Re Scorpione…
Il consiglio di Ford: speriamo che torni la grande bellezza di Sorrentino.
Ho sempre adorato Paolo Sorrentino, fino a poco tempo fa indiscutibilmente il mio regista italiano contemporaneo preferito: grandi storie, grande tecnica, grandi interpretazioni ed uno dei film più grandi degli ultimi quindici anni di Cinema italiano, Il divo.
Peccato che poi il buon Paolo si sia montato la testa e abbia deciso di spararla grossa negli States, incontrando quella che è stata la prima, vera delusione provata dal sottoscritto nei suoi confronti, il troppo radical e troppo chic This must be the place, che era pure un buon film ma davvero troppo autocompiaciuto, perfino più del Cannibale.
Questo La grande bellezza mi fa pensare, invece, ad un ritorno alle origini e a qualcosa di quasi felliniano, quindi speriamo bene: alla peggio, non tratterrò certo i miei colpi più proibiti.

"Cannibal Kid ne capisce di Cinema!? Ma non fatemi ridere!"


Fast & Furious 6 di Justin Lin


Il consiglio di Cannibal: la risposta di Vin Diesel a Slow & Furious di James Ford
Basta!
Sesto episodio di una saga cinematografica che ormai ha stufato. Con la frequenza con cui fanno uscire un nuovo capitolo, ormai più che di film sarebbe il caso di parlare di serie tv, e non delle migliori.
A me il primo Fast & Furious è pure piaciuto, però ormai non c’è più manco la figosità delle corse in auto. È tutto solo un pretesto per realizzare l’ennesimo action fracassone per il pubblico meno esigente come Ford, che al solo vedere i muscolazzi di Dwayne “The Rock” Johnson non capirà più niente.
Io invece me ne scappo via furious & soprattutto fast.

"
Il consiglio di Ford: Cannibal, scappa fast, perchè arriva un furious Ford!
Tamarrata galattica che non vedo l'ora di vedere, e che probabilmente si contenderà con Sorrentino la prima visione della settimana: al principio di questa saga detestavo abbastanza il brand di Toretto e soci, incentrato tutto sulle macchine e poco altro. Fortunatamente il tutto si è evoluto in una saga assolutamente trash di quelle che piacciono a me, e dopo aver scaricato i piccoli e pusillanimi Peppa Kid sono rimasti solo i veri duri a portare avanti il baraccone.
Come se non bastasse, c'è The Rock, quindi per me è quasi un ritorno al ring. O a casa.

"Caro Peppa Kid, ti pentirai amaramente di aver denigrato Il re scorpione!"

Epic di Chris Wedge
Il consiglio di Cannibal: una cagata epica
Se c’è un film che si rivelerà ben poco epico, mi sembra proprio questo Epic. E ve lo posso garantire già solo dal trailer. La solita bambinata fordiana stile L’era glaciale che si potrebbe salvare in corner giusto grazie all’annunciata dose di umorismo presente. Da qui a essere una visione epica però, ne passa quanto definire WhiteRussian una lettura epica. Quella al massimo è una lettura da epi…durale. Che battuta schifosa, lo so, ormai mi sa che sono stato infettato irrimediabilmente dal (non)humour fordesco.
Il consiglio di Ford: di epiche ci saranno soltanto le legnate che si prenderà il Cannibale alla prossima Blog War!
Filmetto assolutamente inutile Dreamworks-style che già dal trailer non promette nulla di buono.
L'ho visto in sala appena prima dello splendido Gatsby di Luhrmann, e con Julez ci siamo guardati sconvolti sperando che al Fordino non prenda mai il trip per robette di questo genere.
Il lavoro di Wedge, infatti, pare talmente poco interessante che non lo appiopperei neanche a quel coniglione del Cucciolo Eroico.

Il pazzo Ford e Katniss Kid al lavoro sulla loro rubrica settimanale.
Nero infinito di Giorgio Bruno

Il consiglio di Cannibal: tristezza infinita
Ricordo le prime visite al blog di Ford, WhiteRussian, un sito che era di un nero infinito, oltre che di una tristezza infinita. Ricordo anche di avergli consigliato di cambiare colore, visto che leggere sul nero era un fastidio per gli occhi. Così il vecchio Ford diede retta al giovane Cannibale e passò al bianco. Risultato? WhiteRussian risulta sempre un fastidio per gli occhi, ma più che altro per i suoi (discutibili) contenuti. Perché vi sto dicendo questo? Perché non c’avevo voglia di commentare un film che tanto molto probabilmente non vedrò mai e che credo pure voi vi risparmierete. A meno che non siate parenti del regista Giorgio Bruno e allora sarete costretti a vederlo. Dirò una preghiera per voi.
Il consiglio di Ford: oblio infinito...
... Che è più o meno quello che aspetta ogni spettatore di questo film, ennesimo prodotto inutile portato in sala dai nostri intelligentissimi distributori.
Vorrei sproloquiare contro il mio antagonista e le sue insulse sbrodolate di ego, ma non voglio sprecare troppe parole per questo commento.

"Ford, Cannibal, ho deciso di farvi paura anche io con la mia pistola giocattolo! Altro che The Rock!"
Amaro amore di Francesco Henderson Pepe


Il consiglio di Cannibal: meglio un amaro Lucano
Altro film italiano trascurabile della settimana, se non fosse che guardando il trailer un’attrice mi ha fatto accendere una lampadina: si tratta di Lavinia Longhi, di recente vista nella geniale, enorme, consigliatissima serie tv Mario di Maccio Capatonda, dove è l’interesse sentimentale del pluritelegattato protagonista.
E allora? Niente, era così per dire. Questo non significa che il film meriti di essere visto, però se non altro lo piazza un gradino più in alto rispetto alle altre proposte italiote della settimana Sorrentino escluso. Proposte amare proprio come l’amore che provo per Ford. Anche se in questo caso si dovrebbe parlare più che altro di dolce odio…
Il consiglio di Ford: amaro è il destino del Cinema italiano, se ne è rimasto uno.
Ti prego, Sorrentino, fa che il tuo nuovo film sia da rimanere a bocca aperta.
Perché non ne posso più di proposte inutili come quelle che sopporto di settimana in settimana.
Già devo sforzarmi abbastanza per sciropparmi il Cannibale.

"Hai un'arma di qualche genere da prestarmi? Voglio andare anche io a fare paura a Ford e Cannibal!"
Esterno sera di Barbara Rossi Prudente


Il consiglio di Cannibal: esterno sega
Sempre a lamentarsi del cinema italiano. Sempre a dire che mancano le uscite davvero intriganti.
E poi vedi il trailer di un film come Esterno sera e…
Capisci che non ti sei lamentato abbastanza! Bisogna protestare di più!
Ma perché uno dovrebbe sorbirsi un film del genere, se già il trailer ti spinge a rivalutare i film preferiti dal mio blogger nemico, ovvero quelli con James-Ford Van Damme?
Il consiglio di Ford: all'esterno del Cinema.
Ma davvero stiamo per parlare di questo film?
Non credo proprio.
Per favore, Peppa, diamoci dentro con la prossima Blog War, in modo da affogare i dispiaceri di sala in un bello scontro all'ultimo sangue.

"Era stato avvisato di non mettersi contro quei due maledetti bloggers, ma non ha voluto dare ascolto a nessuno!"
Una vita da sogno di Domenico Costanzo


Il consiglio di Cannibal: una vita da sogno? Semplice, una vita senza Ford!
E questo Domenico Costanzo chi è? Un altro figlio raccomandato di Maurizio Costanzo Show?
Se molti altri film della settimana promettono male, ma possono (forse) essere considerati ancora dei film, questa roba cos’è? Una scopiazzatura nostrana delle telenovele sudamericane?
O vorrebbe essere una versione italiana dei kung-fu movie orientali?
Non so davvero come una cosa del genere possa arrivare nelle sale, però sono contento. Sono contento perché la “partecipazione straordinaria” di Massimo Ceccherini, l’attore (attore?) più odiato da Mr. Ford farà incazzare molto più lui che me.
Ceccherini che segue Ford tutto il giorno come un’ombra… aah, questa sì che sarebbe una vita da sogno!
Il consiglio di Ford: Ceccherini. E ho detto tutto.
Ho deciso che da ora in poi non dedicherò una sola parola ad un qualsiasi film con Ceccherini nel cast.
Neppure se dietro la macchina da presa ci fosse Clint Eastwood per elogiarlo, o Cannibal Kid per demolirlo a bottigliate.
Ceccherini presente? Ford sciopera per decenza e per salvaguardare l'onore del Cinema.
A questo punto credo che il mio antagonista deciderà di proporre la sua intera filmografia per tenermi lontano dal suo radicalchicchissimo blog.

"Eddai, Ford! Davvero non vuoi venire a far un giro con me, Peppa Kid ed il suo Maestro di radicalchicchismo!?"

Antiviral

 
Regia: Brandon Cronenberg
Origine: Canada
Anno: 2012
Durata: 108'





La trama (con parole mie): Syd March, impiegato presso una clinica che si occupa di iniettare nei fan più accaniti i germi delle malattie che colpiscono le loro star favorite, si ritrova a contatto con l'infezione che ha ucciso Hannah Geist, vera e propria ossessione penetrata fin nei sogni del giovane.
Prima di consegnarlo ai suoi datori di lavoro, March si inietta il virus diventando così un bersaglio, un reietto, un pezzo del puzzle che potrebbe portarlo a scoprire cosa c'è veramente dietro la misteriosa morte della ragazza, finendo per comprendere i lati più oscuri della sua natura ed avere la possibilità di accedere ad un altro livello di comprensione e percezione dell'esistenza.
Ma sarà sogno o realtà? Futuro o passato? Fumo o arrosto?




Come già appurato non troppo tempo fa grazie al post dedicato a Chained, la questione dei figli d'arte resta una delle più spinose del Cinema - e non solo -: Brandon Cronenberg, giovane di belle speranze - non ancora trentenne - ansioso di percorrere le orme paterne, si presenta al mondo della settima arte con un'opera prima ultimamente rimbalzata da una parte all'altra della blogosfera raccogliendo spesso e volentieri pareri più che lusinghieri, ispirandosi alla stessa ricerca fisica e mentale che animò il padre David nel corso della realizzazione di lavori come Videodrome, Crash o Exsistenz.
Purtroppo per il suddetto Brandon, prima o poi, nel corso del peregrinare lungo la Frontiera della rete, si finisce per incontrare un vecchio cowboy come il sottoscritto, che pur non essendo giovane quanto lui o ugualmente talentuoso, ha d'altro canto sviluppato una scorza dura da superare rispetto alle finte opere artistiche tutto fumo e niente arrosto come questa.
Perchè Antiviral, con tutte le potenzialità obiettivamente presenti nelle sue quasi due ore di viaggio verso la mutazione, l'evoluzione, la vita e la morte, lo stile impeccabile ed il citazionismo - da 2001 ai già citati lavori del genitore del fanciullo -, rientra a pieno titolo in quel novero di visioni radical chic fredde, calcolate, pulite pulite e confezionate nello stile che piace tanto alle giurie dei festival ma che, di fatto, non nasconde sostanza che vada oltre il mero esercizio di stile.
Senza, dunque, andare a stuzzicare le consuete discussioni a proposito delle possibilità che il rampollo di un cineasta noto in tutto il mondo potrà sempre e comunque avere rispetto ad un illustre sconosciuto a parità di potenziale - che vorrei vedere un qualsiasi portentoso esordiente sparato dritto dritto a Cannes sfoggiando Malcolm McDowell nel cast ed un risultato finale così patinato da fare invidia alle grandi produzioni hollywoodiane, altro che Canada terra promessa dell'alternativismo -, Antiviral rappresenta fondamentalmente tutto quello che normalmente detesto in un presuntuoso film d'autore, dalla voglia di stupire a tutti i costi mostrando le sorprendenti abilità che muovono la mente dietro l'opera ai dettagli insistiti - io posso capire la ricerca e l'esplorazione della mutazione fisica derivata dallo stile di casa Cronenberg, ma al quinto dettaglio dell'ago che entra sottopelle mi sono chiesto se non ci si trovasse nel pieno di un documentario sulla vita delle infermiere nei centri prelievi -, dalla recitazione volutamente sopra le righe - il tanto acclamato protagonista Caleb Landry Jones non mi pare fenomenale come è stato dipinto - ad una pretestuosità totalmente priva di anima che non aggiunge nulla alla storia della settima arte e, al contrario, finisce per annoiare - e non poco - e mostrare tanta anima e passione quanta è quella espressa dall'algida - ed anche qualcosa in più - fotografia.
Una pellicola pomposa, frigida, ricca di buone idee ma priva del cuore necessario a trasformare le stesse in una grande storia, una sorta di "sotto il vestito niente" che lascia in bocca l'insoddisfazione di un cocktail annacquato pagato fior di soldi nel locale all'ultima moda quando nel postaccio del fido Umbertone per un terzo del prezzo al secondo drink sei già pronto per entrare in orbita.
Brandon Cronenberg avrebbe bisogno di una freddissima doccia di umiltà, e anche se non servirà quella del sottoscritto, spero davvero che qualcuno - pur non facendo affidamento sul padre, considerata la crisi di creatività che sta attraversando lui stesso, vedasi il terribile Cosmopolis - possa allungargli un paio di bottigliate supplementari in modo che il suo talento - perchè senza dubbio il ragazzo ne ha - possa essere meglio gestito la prossima volta.
Del resto, nessuno nasce imparato.
Neanche il figlio di David Cronenberg.


MrFord


"You and me have a disease,
you affect me, you infect me,
I'm afflicted, you're addicted,
you and me, you and me."
Bad Religion - "Infected" -


mercoledì 22 maggio 2013

Come un tuono

Regia: Derek Cianfrance
Origine: USA
Anno: 2012
Durata: 140'




La trama (con parole mie): siamo nella profonda provincia dello Stato di New York, a Schenectady, e Luke, stuntman e motociclista dal passato dubbio, scopre di aver avuto un figlio dall'amante occasionale Romina. Lasciato il circo itinerante per il quale lavorava, il giovane si stabilisce vicino a quella che vorrebbe fosse la sua famiglia, e quando il lavoro di meccanico non gli basta più per mantenerla ed il clima si fa pesante rispetto al rapporto con Romina ed il suo compagno, decide di dedicarsi alle rapine in banca in modo da avere da parte una cospicua somma da lasciare al suo bambino anche nel caso in cui non dovesse mai conoscere il padre.
Luke, però, muore in una sparatoria ucciso troppo frettolosamente da un agente fresco di uniforme, Avery Cross, che passa per eroe e sfrutta le malefatte di un gruppo di colleghi corrotti per diventare un pezzo grosso della procura grazie anche alla sua laurea in legge.
Quindici anni dopo AJ, figlio di Avery, si ritrova nello stesso liceo di Jason, figlio di Luke: tra i due nasce un'amicizia che presto si trasforma in un drammatico confronto tra passato e presente.




Cosa posso dire, del discusso Derek Cianfrance, ora che al Saloon sono passati i due titoli che l'hanno portato alla ribalta cinematografica internazionale spaccando l'opinione di pubblico e critica, passata dal definirli Capolavori a bottigliarli selvaggiamente neanche si trattasse delle più ignobili delle schifezze?
Sicuramente che la verità sta nel mezzo, e che se in parte il buon Derek è portatore di un talento che non riesce a compensare il peso della sua ambizione, dall'altra senza dubbio mostra le doti del narratore di razza, portando sullo schermo un'altra grande epopea delle stelle e strisce dimenticate agli angoli della Frontiera in cui la Leggenda ha lasciato da tanto tempo il posto alla Realtà.
Ed è tutta Realtà, quella che Cianfrance mostra seguendo la vicenda di The place beyond the pines - titolo originale decisamente più profondo ed interessante del semplicistico Come un tuono nostrano -: le vite bruciate di Luke e di suo figlio Jason a fronte di quelle che avranno sempre un paracadute, nel bene o nel male, di Avery ed AJ.
Quel "luogo oltre" in cui veniamo trasportati che è quasi più del cuore, più della geografia di cittadine dimenticate da dio in cui la Legge pare ancora funzionare come ai tempi del vecchio West, figlie delle "badlands" cantate da Springsteen e teatri di tante tragedie della storia recente e non degli USA, dalle stragi nelle scuole a quelle nelle sale cinematografiche, quasi il nulla attorno togliesse tutta la magia che nei favolosi anni ottanta pareva poter salvare chiunque - bellissima la citazione dei Goonies - per lasciare soltanto briciole, rancore e scheletri nell'armadio.
Il luogo in cui Luke lancia la sua moto come un destriero indomabile, Avery scansa la morte non una, ma ben due volte, AJ non arriverà mai a comprendere e Jason coglie, forse, anche meglio del suo defunto padre, quando decide di sfruttarne l'eredità per costruire un sogno che è modellato nella stessa materia di quel West verso il quale si dirige e che, in tempi decisamente più lontani, forse avrebbe salvato, con le già citate Leggende, anche il suo vecchio.
Certo, scritto in questo modo pare quasi che Come un tuono non abbia punti deboli e che si tratti di qualcosa di epico e sconvolgente, i cui unici limiti stanno nella troppa carne al fuoco messa dal regista e sceneggiatore e da alcuni accorgimenti decisamente trascurati dallo stesso - possibile che, in quindici anni, sia solo Romina/Eva Mendes ad invecchiare? - e dalla facilità di alcuni passaggi risolutivi: in realtà il lavoro del regista è acerbo e non sempre ben centrato, il minutaggio è eccessivo ed il personaggio di Avery Cross - in realtà fulcro della vicenda - troppo semplicistico, così come la seconda parte - decisamente la più debole del film -, ed il confronto con un altro grande nome legato alla geografia dello Stato di New York e della Grande Mela è sicuramente impietoso - sto parlando del James Gray, già citato ieri nel post dedicato a Blue Valentine -.
Dovessi pensare freddamente a Come un tuono lo assocerei più ad una grande occasione sprecata che non ad un successo, eppure non riesco a non prendere le parti di Cianfrance principalmente perchè il suo operato - per quanto imperfetto - trabocca di passione come i suoi personaggi, che seppure imperfetti a loro volta mostrano quanto sfaccettato ed assolutamente grigio sia l'orizzonte umano, privo di quei bianchi e neri che dovrebbero costituire gli estremi e che paiono scomparsi come il West verso il quale ha intenzione di viaggiare Jason, cercando di portare con se la parte migliore di quello che era suo padre.
Così Luke non è l'eroe romantico e tormentato, ma uno sbandato che cerca di risolvere i suoi problemi nell'unico modo che conosce, Avery non è il volto pulito di un mondo che può andare nella giusta direzione, ma un arrampicatore che pensa alla sopravvivenza, Romina non è una vittima delle scelte impulsive e sbagliate, ma un'ipocrita in grado di negare e negarsi anche l'evidenza, AJ non è un ribelle che pare quasi equilibrare le sorti rispetto ai trascorsi di Luke e di suo padre, ma un viziatello che attende solo la lezione giusta, o quella peggiore.
E Jason? Chi è Jason?
Non è un delinquente, per quanto voglia mostrarlo.
E neppure un cowboy pronto a sfidare tutto e tutti, pistola in pugno e redini salde.
Jason è solo un ragazzo che non ha conosciuto suo padre, e decide di andare all'Ovest per cercarlo.
A cavallo di una moto, proprio come avrebbe fatto lui.



MrFord



"I'm wandering, a loser down these tracks
I'm dying, but girl I can't go back
'cause in the darkness I hear somebody call my name
and when you realize how they tricked you this time
and it's all lies but I'm strung out on the wire
in these streets of fire."
Bruce Springsteen - "Streets of fire" - 



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